Elke Lente, Filip Gilissen e Couturissimo al Pentahotel


Piero Bisello  -  ottobre 3, 2018

Lo scorso 29 Agosto il Pentahotel di Bruxelles ha ospitato un audace progetto curato da due artisti, Elke Lente e Filip Gilissen. Li abbiamo incontrati per capire meglio dove il loro esperimento li sta portando.

Il pian terreno del Penta Hotel di Bruxelles ha appena ospitato una mostra collettiva che ci è parsa particolarmente convincente, la cui cura e organizzazione si deve agli artisti Elke Lente e Filip Gilissen. Couturissimo, questo il titolo del progetto, ha chiesto a dodici artisti di nascondersi dietro a uno pseudonimo e disegnare oggetti decorativi da esporre, per una sola notte, nel ristorante dell’hotel. Gli artisti in questione sono Dese Escobar, Miguel Bendana, Jussayin Truwff, Josip Novosel, Ken Kagami, Elke Lente, Bri Williams, Sidy Benamar, Ruth Angel Edwards, Aureal Luste, Victoria Colmegna, Fabio Santacroce and Harald Thys.

A nostro avviso Couturissimo è stata soprattutto efficacie nel mostrare come l’arte contemporanea possa combinarsi anche con il design commerciale più connotato, come appunto è quello che caratterizza gli interni ultra-artificiali del Penta Hotel. Ma la mostra ha fatto emergere anche altre questioni. Per esempio, riguardo al modo in cui si può documentare una mostra di arti visive che dura solo poche ore; oppure ha mostrato come anche gli ‘operatori’ dell’arte tendono amalgamarsi con gli abitanti di una realtà a loro estranea – in questo caso il personale dell’hotel e i suoi ospiti. Abbiamo quindi sentito l’esigenza di parlarne con Elke e Filip, che abbiamo incontrato sia online che, ovviamente, nella lounge del Penta Hotel.

Avete detto che con Couturissimo volevate esplorare strategie ‘locali’ e capire come, sempre a livello locale, si possa intendere il successo nel mondo dell’arte. Potete spiegarvi meglio? Questo esperimento può rappresentare anche un nuovo modello economico per artisti e curatori? Analizzare strategie provinciali nella lounge di un hotel internazionale… non avvertite una sorta di dissonanza?

Coutirissimo è allo stesso tempo una lettera d’amore e uno spam. E’ l’effetto-Bourriaud che incontra Norah Jones, con un misto di Frank Gehry. Se lo costruisci, le persone vengono! Se lo gridi, le persone ascoltano! Se lo ripeti, le persone lo amano! Della periferia ci piacciono soprattutto le schiette modalità di seduzione, il suo bisogno di codici chiari e di spiegazioni univoche. Cosa è fico e cosa è non lo è! Una buona parte del mondo dell’arte ricorda infatti la periferia. Ma la paura del provincialismo, che naturalmente accompagna le ambizioni globali, può influenzare almeno per un momento situazioni, problemi, persone e mescolanze.

Couturissimo è sempre un ‘fashion clash’. È pure un ‘clique buffet’ con qualche spia ubriaca, ma molti amanti. Per fare qualche esempio, il nostro successo sarebbe vedere, quella notte, le ‘chunky’ di Balenciaga socializzare con le borse di Michael Kors o con i maglioni a tunica di Hermes. Perché questo è ciò che succede anche al Penta. Sul sito web dell’hotel si descrivono le persone penta come Pentangolari! Non sono Baby Boomers, Millennials, generazione X, Y, o qualsiasi cosa verrà dopo. Jeans, magliette, rock ‘n roll, o moralisti ipotetici. Il Pentahotel si presenta come un mini-universo, e non fa distinzioni di DNA. I Pentangolari sono una banda di tipi strambi in rapida espansione, e oltretutto sono abbastanza saggi da non voler crescere troppo. Mi dispiace (in italiano, ndt)! Non cresceranno mai, e la loro mentalità è ossigeno per la Pentalounge.

La mission della Pentalounge si adatta all’atmosfera di Couurissimo come un guanto alla mano! Questo luogo ci affascina da diversi anni, anche perché è uno dei pochi business inclusivi che conosciamo. È raro in Belgio vedere immigrati di prima generazione mischiarsi con le periferie bianche e i viaggiatori della classe media. Perché non metterci anche la gente dell’arte?

Forse tutto ciò è molto egoistico, magari cercavamo solo una vacanza dal buon gusto e delle aggressioni del design. Ma la ripetizione di Couturissimo sarebbe inefficace. Forse il fascino di Couturissimo non è collezionabile (scritto ‘collect-Table’ nel testo poriginale, ndt). Ma come dice l’artista Ruth Angel Edwards: ‘stiamo cercando di creare una collezione di tipi strambi come noi. Che è molto meglio per l’anima e per il mondo’.

Ci interessa il modo in cui avete documentato la mostra. Couturissimo sembra essere il tipo di progetto che chiede fotografi professionisti e immagini ad alta risoluzione. È durato solo poche ore, perciò dovrebbe essere reso visibile a chi non l’ha visto in modo impeccabile. Eppure avete preferito usare immagini prese con gli smartphone. Cosa significa? Durante la mostra ci avete anche detto che Couturissimo ‘riduce’ cose che non possono essere riciclate. Vorremmo saperne di più anche riguardo a questo punto, che sembra essere legato al problema della documentazione.

Il salone dell’hotel ha 40 tavoli, di cui ne abbiamo usati 13, distribuiti in maniera irregolare. Il salone funge da bar, ristorante e reception. Durante Couturissimo chiunque poteva consumare ai nostri tavoli. Ma per la gente del posto essere al Penta significa mostrarsi e dunque rappresentarsi. Quella di curare una mostra di alias e mantenere il tono commerciale della comunicazione dell’hotel nei nostri comunicati si è rivelata una scelta funzionale, se vista da una prospettiva democratica.

Sarebbe ingenuo pensare che Couturissimo non abbia influenzato l’immagine dell’hotel, visto che si è trattato di una bella serata, affollata, con colpi di fortuna e bicchierini d’acqua di piscina gratis per tutti. E infatti le persone si sono amalgamate. Volevamo essere nella posizione di decidere come influenzare l’immagine dell’hotel. Ecco perché abbiamo voluto che non ci fosse nulla di ‘utilizzabile’ professionalmente in sala.

Siamo felici di essere stati in grado di convincere il management dell’hotel del nostro stile patetico e chic al tempo stesso, e di aver mantenuto la nostra strategia di comunicazione criptica dal principio alla post produzione. Gli artisti sono stati entusiasti di non rivelare la propria identità. E non c’era alcuna possibilità di capire chi fossero in realtà, a meno di riconoscere il lavoro, o chiedere a noi.

D’altra parte abbiamo comunicato molto attraverso i loro alias. Le immagini delle persone sono state scattate da Chris Ofili, del team dello Jimmy Hoo Club. Per il nostro sito web e per la pagina Facebook abbiamo usato immagini scattate con il telefono. Le immagini architettoniche ad alta definizione sembrano in qualche modo competitive e fuori luogo, anche perché abbiamo voluto che l’immagine avesse come unica didascalia lo pseudonimo dell’artista.

Per Couturissimo avete chiesto agli artisti di cimentarsi con il potenziale della decorazione dei tavoli, il che poteva risultare stimolate e costrittivo al tempo steso. Ci viene in mente un amico, che dice: ‘gli artisti migliori sono quelli che posso anche lavorare bene con l’arte di genere. Dovremmo quindi aspettarci di vedere più arte di genere?

Potrebbe essere vero! Forse l’arte patetica è un genere in sé? Secondo Chirstopher Knicht ‘l’arte patetica è testardamente anti idealistica, perché la cultura di massa si nutre della propagazione di immagini idealizzate. Piuttosto che rappresentare utopie – le tue, le mie, o le loro – il Patetismo semplicemente si arrangia con quel che c’è. E quel che c’è è spesso un caos. Empaticamente populista, il Patetismo racconta il mondano, ovvero racconta eventi apparentemente triviali della vita quotidiana, ma si rifiuta sostenere un ideale populista’.

Al momento di invitare gli artisti abbiamo inviato loro un’anteprima della Pentalounge, in modo che potessero rendersi conto dell’ambiente a cui avrebbero dovuto ‘aggiungere’ arte. La Pentalounge prende corpo dalla fantasia turistica di vivere come vivrebbe uno ‘del posto’, tipica dei viaggiatori in là con l’età. Pentadesign viene dal globale entusiasmo per riciclare e rimescolare elementi del passato in qualcosa di fresco e contemporaneo. Questa sorta di retro revival interessa ogni cosa, dal magiare a chilometro zero, ai cocktail classici, al design di un hotel consapevolmente naif.

L’idea di fondo è che il contributo degli artisti fosse potenzialmente fraintendibile. Molti di loro avevano chiari incubi, oppure sogni offuscati, riguardo ai dinner party o alle amuse-gueule. Come Miguel Bendana, e la sua associazione al dramma in un solo atto che si intitola Elettra; Oppure Victoria Colmegna, che dice ‘guarda cosa succede quando la politica brucia la cena o l’alcool raggiunge la moquette’. A questo punto vale anche la pena ricordare che il titolo Couturissimo viene da una conversazione con Bruno Zhu sul fare shopping ad Anversa.

Cosa farete ora? Vedremo la mostra in una stanza rifugio? Ce n’è una proprio vicino alla Pentalounge, sapete?

Bene! Ma la nostra prossima mostra potrebbe piuttosto essere una personale con Mario Zabatti, che è un Carabiniere, ma anche un pittore innamorato del dripping. Motivi tipici della sua pittura sono la pasta e le Ferrari. Oppure, stiamo pensando di fare una mostra a Villa In the Sky, una vista con un ristorante! Vorremmo continuare a esplorare le potenzialità di dramma, manierismo e identità, ma questa volta in ambito gastronomico, con un nuovo titolo: ‘Concertissimo’.