CONCEPTUAL FINE ARTS

Le 10 migliori biografie d’artista su pellicola

Il primo problema nel compilare questa lista è che, a differenza dei film in cui l’arte è parte dell’intreccio, o dei documentari dedicati, i film che descrivono la vita degli artisti tendo a fornire una versione dei fatti non sempre obiettiva. D’altronde, chi può descrivere con puntualità le gioie e le ansie che passavano per la testa di Van Gogh ad Arles mentre attendeva la visita del suo amico e rivale Paul Gaugin? Oppure, chi può dire di conoscere davvero lo struggimento che ha provato Camille Claudel nella sua travagliata relazione con Rodin? Ciò nonostante il cinema biografico continua a piacere in tutto il mondo, ed ecco perciò una lista di quelli che ci sentiamo di consigliarvi, in ordine alfabetico.

Basquiat, di Julian Schnabel, 1996.
Soggetto principale: Jean-Michel Basquiat (1960 – 1988).

In questo caso, a differenza degli altri film del nostro elenco, per i quali si è lavorato basandosi principalmente su testimonianze indirette, il regista, Julian Schnabel, è stato un amico e sostenitore di Basquiat e si auto-ritrae nel film come un pittore immaginario di nome Albert Milo (Gary Oldman). Basquiat incarna perfettamente gioie e dolori di un successo ottenuto da un giorno all’altro. Prima ‘graffitaro’ allo sbando per le strade di New York, poi beniamino di una sofisticata elite. Ma il cambio repentino porta a un conto salato per giovane Basquiat, ambizioso ed eroinomane. Il successo ha portato con sé gelosie (di vecchi amici), narcisismo (per sé stesso) e una sorta di abbandono finale da parte di quell’alta società che non è mai davvero riuscito a penetrare e che, a un certo punto, la lascia via via sempre più solo. Negli ultimi anni di vita Andy Warhol è stato il suo unico amico ed insieme hanno collaborato d un gruppo di opere che sono state un vero e proprio disastro. Quando però Wahrol decide di andare oltre la vita di Basquait va a rotoli tanto velocemente quanto lo era stata la sua ascesa; l’artista è morto di overdose all’età di 27 anni.

Camille Claudel, di Bruno Nuytten, 1988.
Soggetto principale: Camille Claudel (1864 – 1943).

Camille Claudel è stata un’artista straordinaria, vissuta in una società in cui per una donna era molto difficile seguire la propria vocazione artistica, e questo nonostante la Francia fosse riconosciuta come una società progressista. Per esempio, alle donne infatti non era permesso studiare all’ École des Beaux-Arts. E ad aggravare la situazione di Claudel ci si mettono anche il fratello e la madre, che non la supportano affatto. Ciò non impedisce a Claudel di perseguire il suo talento, prima sotto la tutela di Alfred Boucher, poi di Auguste Rodin, con il quale l’artista instaura una relazione per entrambi fondamentale, sia nel privato che nel lavoro. Rodin diventa suo mentore, oltre che suo amante – anche se non divorzierà mai da Rose Beuret, sua compagna di vita; è tuttavia Claudel la musa ispiratrice. Nel tempo il loro rapporto si guasta, molto probabilmente a causa della gelosia di Rodin per le crescenti capacità artistiche di Claudel. Da sottolineare le interpretazioni straordinarie della bellissima Isabella Adjani nel ruolo di Claudel e del francese per eccellenza, Gérard Depardieu, in quello di Rodin.

Caravaggio, di Derek Jarman, 1986.
Soggetto principale: Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571 – 1610)

Più indietro si va nella storia, più difficile è sapere come è andata veramente. Pertanto, con grande maestria, il regista Derek Jarman si prende delle libertà artistiche che gli permettono di evidenziare la dimensione narrativa del racconto – come, per esempio, la presenza di macchine e dispositivi elettronici. Tutta la fotografia del film sembra allinearsi con la palette di colori scuri che Caravaggio tanto amava, dando cosi spazio a un clima estetico molto suggestivo. Quel poco che sappiamo per certo sull’artista – la sua reputazione da piantagrane, il suo debole per il bere e la presunta bisessualità – è presente nella trama. Il triangolo amoroso nel film si crea fra l’artista, Lena (Tilda Swinton) e Ranuccio (Sean Bean), entrambi gli attori al loro debutto; come a volte accade, Caravaggio viene interpretato da diversi attori, secondo l’età. Piacere per gli occhi con narrativa ipnotica.

Frida, di Julie Taymor, 2002.
Soggetto principale: Frida Kahlo (1907 – 1954).

Forse il film di maggior successo commerciale in questa lista. Memorabile la colonna sonora, con interpretazioni indimenticabili di Caetano Veloso, Chavela Vargas e Lila Downs (per questo la pellicola ha ricevuto il Premio Oscar). Il film ripercorre la vita di Frida Kahlo (interpretata da Salma Hayek) a partire dagli anni dell’adolescenza, appena prima del famigerato incidente stradale che la costringerà a convivere con il dolore per il resto della sua vita; appena dopo l’incidente Frida inizia a dipingere i suoi famosi ritratti e auto-ritratti. Questa tragedia, comunque, non le impedisce di condurre una vita bohémien e coraggiosa, spesso ribelle, caratterizzata da relazioni amorose sia con uomini che con donne – tra i più famosi, giusto per nominarne uno, lo stesso Trotsky. È stata conosciuta per anni come moglie del pittore muralista Diego Rivera (Alfred Molina), e come spesso accade nel caso di artisti non-Europei o Statunitensi, Frida ha ottenuto riconoscimento al di fuori del suo paese natale, il Messico. Il suo stile cosi distintivo è ancor oggi molto influente, basti pensare che al momento il Victoria & Albert Museum di Londra le sta dedicando una grande retrospettiva in cui sono esposti oggetti personali e memorabilia della pittrice, mentre la Barbie ispirata a Frida Khalo è arrivata da qualche mese sul mercato, nonostante in Messico ne sia vietata la vendita. Il film prende spunto dalla biografia scritta da Hyaden Herrera (1983).

Ho sparato a Andy Warhol di Mary Harron, 1996.
Soggetti principali: Andy Warhol (1928 – 1987) e Valerie Solanas (1936 – 1988).

Produzione indipendente – e debutto della regista Mary Harron –, il film si incentra sul tentato omicidio di Andy Warhol da parte di Valeria Solanas. Si tratta di un fatto realmente accaduto, siamo nel 1968. Il film inizia dai momenti successivi alla sparatoria, e continua con una serie di flashback che raccontano la vita di Solanas. Ci sono tutti gli elementi che preparano al disastro: un’infanzia travagliata, abusi, povertà e prostituzione, insicurezze di ogni tipo. Solanas è una scrittrice che tormenta Wahrol – conosciuto tramite Candy Darling – pregandolo di produrre una sua opera teatrale, Up your Ass. Allo stesso tempo un editore squattrinato le commissiona un romanzo pornografico. Solanas diventa sempre più paranoica. Si inventa un complotto fra l’artista e l’editore ordito per sabotarla in ragione del quale prova a farsi giustizia da sé. Non riesce a uccidere Warhol; ma lo lascia con lesioni permanenti e la sensazione di essere continuamente perseguitato, due cose che avranno un effetto profondo sulla sua pratica artistica.

Brama di Vivere, di Vincente Minnelli, 1956.
Soggetto principale: Vincent Van Gogh (1853 – 1890).

La trama narra la storia di Vincent Van Gogh, che la vita ha trasformato in uno dei più noti artisti dei nostri giorni. Già soggetto di molti film, tra cui l’ultimo di Julian Schnabel, nel quale il regista prova a smentire la tesi del suicidio, Van Gogh è interpretato in Brama di Vivere da Kirk Douglas. La narrativa segue le orme del pittore olandese, dalla sua esperienza come ministro della chiesa in una povera comunità di miniera – dove secondo il film, entra in contatto con il vero ideale cristiano di umiltà –, passando per i suoi diversi sotterfugi amorosi, i giorni trascorsi a Parigi, il leggendario e infallibile supporto di suo fratello Theo, i giorni difficili ad Arles con Gaugin – si pensi all’orecchio mozzato –, gli istituti psichiatrici, e per finire la morte prematura. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Irving Stone, del 1934, che a sua volta ha preso spunto dall’abbondante corrispondenza fra i fratelli Van Gogh.

Il mio piede sinistro, di Jim Sheridan, 1989.
Soggetto principale: Christy Brown (1932 – 1981).

Storia vera dello scrittore e pittore Christy Brown, ispirata alla sua autobiografia (1954). Brown è nato con una gravissima paralisi celebrale in una famiglia Irlandese agli inizi degli anni ’30. L’unica parte del corpo di cui possiede ogni funzione è il piede sinistro, con il quale, a 7 anni, riesce a scrivere la parola ‘mamma’ – tenendo un gessetto fra le dita. Da quell’evento la sua vita cambia e anche il padre inizia a dare più attenzioni al figlio, considerandolo un ‘vero Brown’. Sostenuto dalla madre, sempre al suo fianco, Christy usa il piede sinistro per dipingere e con l’aiuto della dottoressa Eileen Cole – per la quale prova un interesse romantico, sebbene non corrisposto – riesce a esibire il suo lavoro in una galleria locale, ricevendo anche le lodi della critica. L’attore Daniel Day Lewis interpreta magistralmente il ruolo di Christy Brown, guadagnando numerosi premi, tra cui l’Oscar come miglior attore protagonista e il BAFTA.

Nightwatching, di Peter Greenaway, 2007.
Soggetto principale: Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606 – 1669).

Come con Caravaggio, anche in questo caso è difficile conoscere la verità storica, essendo i fatti accaduti lontano nel tempo. E come Jarman, anche Peter Greenaway sceglie la strada dell’artificio teatrale per superare l’ostacolo. Il film è girato soprattutto in interni, come se fosse uno spettacolo teatrale. E anche quando ci si sposta all’esterno, questa teatralità viene mantenuta, grazie al posizionamento di luci e cinepresa. Il film ripercorre episodi celebri della vita privata di Rembrandt, e si concentra soprattutto sull’esecuzione del suo capolavoro, ‘La ronda di notte’ (il cui nome orginale è “La compagnia della milizia del II Distretto sotto il comando del capitano Frans Banninck Cocq”). Quest’opera monumentale, cominciata nel 1640 e completata 2 anni più tardi, ritrae il Capitano della milizia in dimensioni quasi umane, trasmettendo cosi un senso di movimento mai visto prima d’allora nei ritratti; conferma inoltre il controllo assoluto sulla luce da parte di Rembrandt. Nella narrativa di Greenawaty si indaga anche il complotto che il pittore intuisce mentre sta dipingendo il quadro. Recentemente il Rijksmuseum, dove il quadro è ospitato, ha annunciato che il dipinto verrà restaurato sotto gli occhi dei visitatori, che potranno seguire il processo anche online.

Pollock, di Ed Harris, 2000.
Soggetto principale: Jackson Pollock (1912 – 1956).

Questo film è un pegno d’amore per Jackson Pollock, diretto e interpretato da Ed Harris, nei panni dell’artista stesso. La leggenda narra che il padre di Harris, notando una forte somiglianza tra il figlio e il pittore, gli abbia dato una copia della biografia di Jackson Pollock (Jackson Pollock: An American Saga) scritta da Steven Naifeh e Gregory White Smith. Questo evento ha spinto Harris a intraprendere un progetto che ha impiegato 10 anni a completare; come un vero attore che segue il metodo Acting, cosi Harris ha imparato a dipingere alla ‘Pollock’, ha iniziato a fumare le stesse sigarette di Pollock, ha dormito nel suo letto, e cosi via. Il duro lavoro ha sicuramente pagato. Infatti, oltre alla somiglianza fisica fra i due uomini, Harris eguaglia ogni gesto dell’artista in maniera davvero convincente. Sebbene non conquisti un premio Oscar lui stesso, l’attrice Marcia Gay Harden, che interpreta il ruolo della moglie di Pollock, Lee Krasner, anch’essa pittrice, vince il premio come Miglior Attrice non protagonista. Il film è un eccellente ritratto della vita travagliata e della personalità violenta dell’artista, morto in un incidente stradale mentre, ubriaco, guidava la sua auto a folle velocità.

The Danish Girl, di Tom Hooper, 2015.
Soggetto principale: Lili Elbe/ Einar Wegener (1882 – 1931).

Liberamente inspirato all’omonimo romanzo ‘La danese’ scritto da David Ebershoff e pubblicato nel 2000, il film è stato duramente criticato proprio per l’ampio margine di libertà artistica che il regista Tom Hooper Based si è concesso nel raccontare la storia – critica già emersa nei confronti del libro, al quale il regista ha replicato dicendo che la sua versione dei fatti si avvicina maggiormente alle realtà, rispetto al racconto di Eberhoff. Elbe probabilmente non è stato il primo transessuale della storia, le date degli eventi possono essere state cambiate per ragioni narrative; ma, nonostante ciò, questa storia riesce a catturare perfettamente il desiderio di un uomo di svestire i panni maschili per far posto a quelli femminili. Si sa per certo che la moglie dell’artista Wegener, Gerda, anch’essa pittrice, chiede al marito Einar (interpretato da Eddie Redmayne) di posare per i suoi ritratti truccato e vestito da donna. A poco a poco Einar inizia a sentirsi sempre meno a suo agio nel suo corpo di uomo e per questo decide di affidarsi alla chirurgia sperimentale per poter finalmente diventare una donna a tutti gli effetti.