Paul Éluard: amore, amicizia, cortesia e… un Circo!


Piero Bisello  -  Febbraio 5, 2019

Deve la sua fama alla poesia, pochi sanno che Paul Éluard è stato anche artista. Un’opera svela questo lato poco conosciuto del suo lavoro.

Paul Éluard, Le Cirque (triptych), 1913, wax crayon drawings. Courtesy of Gallery Rosenberg & Co.

Paul Éluard, Le Cirque , 1913, wax crayon drawings. Courtesy of Gallery Rosenberg & Co.

Se avete almeno sentito nominare Paul Éluard, la prima cosa che vi sarà venuta in mente è certo la poesia surrealista, alla quale il suo nome è indissolubilmente legato. E in effetti Éluard deve la sua fama ai versi scritti nel periodo in cui frequentava André Breton, e questo nonostante fosse visto da molti come un outsider, sia dal punto di vista politico che da quello artistico. Tant’è che ancor oggi pochi sanno che Paul Éluard è stato anche un artista visivo.

Purtroppo di questo lato della sua opera poco è rimasto. Noi abbiamo avuto la fortuna di conoscerla grazie a un disegno che la galleria Rosenberg & Co ha presentato durante l’ultima edizione di BRAFA, a Bruxelles. Il lavoro in questione si intitola Le Cirque. Éluard l’ha creato nel 1913, quando aveva appena diciotto anni. Si tratta di tre disegni, eseguiti su carta con pastelli a cera, poi montati in forma di trittico. Rappresentano figure umane e di animali definite da un impianto cromatico in cui domina la tonalità bionda della carta ingiallita.

Il trittico è stato composto mentre Éluard si trovava a Clavadel, in Svizzera, dove era stato ricoverato per un’infezione polmonare. L’opera potrebbe essere stata ispirata da un circo, che l’artista avrebbe visitato nella vicina Davos; oppure da fotografie, o da ricordi d’infanzia, che trascorse a Parigi. Sul piano della forma disegno è accattivante, e ricorda lavori che Mirò avrebbe eseguito solo anni dopo. Lo spettro cromatico, la sinuosità dei corpi umani che si staglia su sfondi piatti e astratti, tipici dei disegni infantili; la spessa linea nera dei contorni. L’incompiutezza del lavoro genera una forte carica espressiva, che prima parla dell’inesperienza del suo autore, ma poi avanza un interessantissimo dialogo tra il nitore del segno e l’irrequietezza di colori a cera.

Paul Eluard

Lee Miller, Paul Eluard, Leonora Carrington and Max Ernst, 1937.

Il disegno di Paul Éluard e la sua poesia.

Secondo Max Aderenth, che a lungo ha studiato Éluard, la poesia dello scrittore francese si fonda su tre temi: amore, fratellanza e gentilezza. Ma sorprendentemente nessuno di questi perni trova spazio in Le Circle, e anche i versi coevi al trittico poco hanno con questo a che fare con l’opera per forma e contenuto. Forse il giovane Éluard voleva esprimere certe cose solo attraverso il medium visivo, riservando così alle parole un compito differente. Probabilmente l’unico punto di contatto tra i disegni e la parola scritta si intravede in Sourdine, del 1914. Tendendo l’orecchio si scoprirà che il ritmo delle tre strofe può ricordare quello dei tre disegni.

Più chiara, invece, è l’assonanza tra Le Cirque e le composizioni del periodo DADA, ovvero ciò che Éluard scrive tra il 1919 e il 1923. Flight, per esempio, contiene la stessa dinamica e lo stesso sprizzo di assurdità che connota la figurazione di Le Cirque, e finitime paiono anche la strana alternanza tra rime e strofe e quella tra forme e figure.

Il ragno veloce,
Piedi e mani di paura
è qui.

Il ragno,
contento del suo peso,
sta immobile
come la linea del filo a pimbo

E quando se ne va,
rompendo tutti i fili,
si cerca nel vuoto
che tu devi immaginare.

Tutto distrutto.

Tranne alcune eccezioni la poesia di Éluard raramente si avvicina ai suoi disegni. Tuttavia, sebbene fantasie e sperimentazioni della sua stagione surrealista potrebbero di nuovo ricondurre a Le Cirque – come, per esempio, fanno i versi della raccolta ‘Amore, Poesia’ del 1929: la terra è blu come un arancia‘, scrive il poeta –. la maggior parte degli sforzi letterari di Éluard rimangono fedeli alla logiche della parola, piuttosto che a quella delle immagini. E anche dopo il Surrealismo Éluard non sembra mai riprendere le orme dei suoi esperimenti visivi. Nulla infatti pare così distante da Le Cirque come il corpo di lavori ‘politici’ prodotti durante gli anni Quaranta e nel decennio successivo.

Un medium diverso

L’età, e con questa l’aver attraversato due conflitti mondiali, basta a spiegare la distanza che nel tempo si è accumulata tra il poeta e l’artista. Ma è forse utile ricordare che Éluard non sia l’unico ad aver generato grandi differenze nel passaggio da un medium a un altro. Come lui, per esempio, ha fatto la poetessa Syvia Plath, i cui dipinti, luminosi e rassicuranti, poco hanno a che fare con la scomodità della sua poesia; o Yoko Ono, diretta e divertente nella raccolta di versi intitolata Grapefruit più di quanto non sia nella pratica artistica che il pubblico dell’arte conosce (questi e altri esempi sono stati approfonditi dalla mostra A Different Medium, curata dalla galleria Rosenberg & Co.).

Possiamo dunque dire che il trittico di Éluard merita di essere riconosciuto come un’opera importante, nonostante non si collochi in un percorso compiuto, o strutturato. Sarebbe altresì ingiusto considerare Le Cirque il lavoro di un outsider, visto che difficilmente la posizione storica assunta Éluard poeta può essere messa in discussione. Anzi, da un certo punto di vista il trittico in questione è così svincolato dall’opera di Éluard che riesce ad assumere un valore profondamente contemporaneo, un valore che in qualche modo lo distacca dal tempo in cui è stato composto per lasciare che possa liberamente galleggiare tra le epoche, in quanto segno di una straordinaria sensibilità espressiva, che qui si riafferma.