CONCEPTUAL FINE ARTS

Muntean/Rosenblum, l’artista che predisse Instagram

Muntean/Rosenblum, untitled [The sky’s a cloth…], 2018, oil / canvas, 85 × 126 cm, courtesy of Muntean/Rosenblum, Galerie Ron Mandos, Amsterdam.

Muntean/Rosenblum, Untitled [The sky’s a cloth…], 2018, oil on canvas, 85 × 126 cm, courtesy of Muntean/Rosenblum, Galerie Ron Mandos, Amsterdam.

Premessa. Muntean/Rosenblum è un solo artista. Ovvero, come spesso avviene in questi casi (vedi Guyton /Walker o Luz/Guggisberg), l’identità creativa che porta i cognomi delle due persone che la compongono conta più della loro somma, ed è ormai altro rispetto a loro. In una recente conversazione, Adi Rosenblum ci ha infatti spiegato che il suo rapporto con Markus Rosenblum, suo compagno anche nella vita, negli anni ha generato qualcosa che trascende la coppia. ‘Stiamo insieme giorno e notte. Condividiamo vita e lavoro. Ormai credo di poter dire che, almeno sul piano professionale, ma forse anche su quello personale, siamo diventati una cosa sola‘.

Muntean/Rosenblum

Muntean/Rosenblum, Untitled („Guilt, by reminding …“), 1999, acrylic on canvas, 170 x 135 cm.

Le recenti personali al MOCAK di Cracovia e al MAC di A Coruña hanno segnato una svolta nel lavoro Muntean/Rosenblum. Ora, le performance che ‘accadono’ con i dipinti, nel giorno dell’opening, continuano a esistere su YouTube, in forma indipendente. Le ferite sui volti degli attori che hanno aperto la mostra di Cracovia non si rimarginano dopo la mostra. ‘È qualcosa che ci interessa da molto tempo. Notiamo una grande somiglianza tra le performance artistiche e quello che molte persone fanno spontaneamente su Youtube. Crediamo che la piattaforma sia in qualche misura paragonabile a un museo‘. E siccome la dimensione pubblica dell’opera d’arte è stata al centro della riflessione di Muntean/Rosenblum sin dagli esordi, nei primi anni Novanta, la scelta di ‘esistere’ su Youtube pare la più naturale delle conseguenze. ‘A questo punto – spiega Rosenblum – non è nemmeno necessario dire che si tratta d’arte‘. Si preferisce essere parte del flusso, invece che dichiarare il proprio scopo.

Muntean/Rosenblum, la predizione.

Da Youtube a Instagram il passo è breve, anzi brevissimo. Ma qui si apre una tematica più controversa e interessante. Già, perché chiunque conosca il lavoro pittorico di Muntean/Rosenblum e abbia un minimo di dimestichezza con il social network del momento avrà notato un singolarissima somiglianza. Di fatto, almeno un ventennio prima che Instagram facesse la somma di Facebook e Twitter ottenendo il miglior connubio tra immagine e testo, Muntean/Rosenblum ha iniziato a lavorare su questa stessa relazione, in un formato molto simile a quello scelto da Instagram. E la somiglianza è ancor più stimolante se si pensa che, almeno fino a un certo punto, Instagram ha funzionato solo con immagini ‘fisse’ e quadrate.

Muntean/Rosenblum

Muntean/Rosenblum, Untitled („Before we know it…“), 2000, acrylic on canvas, 200 x 250 cm.

Dice Adi Rosenblum, ‘il mercato tende a dare un’interpretazione troppo stretta di cosa sia pittura‘. Certo. I social network ribadiscono come l’immagine vada ben oltre la sostanza dell’opera. La Gioconda ‘esiste’ come immagine sui libri, nel web, e milioni di persone la conoscono attraverso canali e supporti diversissimi dal museo e alla tavola di pioppo su cui l’opera è stata dipinta. L’oggetto è unico, ma l’immagine è infinita. La stessa giurisprudenza generalmente distingue l’oggetto opera dalla sua immagine, da cui fa derivare una rosa di diritti negoziabili. I social network sono dunque un veicolo fondamentale per l’immagine prima che per la pittura, un veicolo ‘che siamo interessati a sperimentare‘ spiega Rosenblum. Ma i social network, Instagram in particolare, è anche qualcosa che la pittura di Muntean/Rosenblum ha saputo annunciare, e di cui ha in certi casi anticipato la grammatica. L’arte anticipa l’effetto: ‘In passato molti hanno notato come i personaggi dei nostri dipinti raramente comunicano tra loro, nemmeno quando sono raggruppati. Quella stessa forma di individualismo che cercavamo di esprimere oggi si ritrova nei miliardi di selfie che ogni giorno vengono pubblicati sui profili social‘. Come obiettare?

Oltretutto, Muntean/Rosenblum ha sempre lavorato anche sulla relazione tra testo e immagine. La sua sembra una profezia. Nella sua pittura la parola è sempre stata assegnata a uno spazio altro rispetto a quello in cui accade la scena, confinata a una sorta di schermo nel quadro. Allo stesso modo, la grafica dei social prevede che il testo stia ‘fuori’ dall’immagine (la possibilità di sovrimporre è cosa recente).

Riguardo alla parte scritta dei dipinti, dice Adi Rosenblum: ‘per noi il testo è come la musica per un film, Pone le immagini in una certa atmosfera, rendendole più espressive‘. In questo caso è forte la sensazione che si tratti dell’atmosfera di una realtà rappresentata come la realtà vorrebbe essere, piuttosto che come è davvero. Le figure ‘posano’, non senza una delicata sensualità, come i modelli dell’immaginario da cui sono tratti, ovvero quello della pubblicità e dei servizi di moda. ‘La magia della pittura le permette di creare spazi che sono esclusivamente pittorici, anche quando sembrano reali‘ spiega Rosenblum. E lo stesso, di nuovo, potremmo dire di Instagram. Ma qui si tratterebbe anche di capire se si tratta di magia bianca o magia nera.

Muntean/Rosenblum

Muntean/Rosenblum, Untitled (The Room was a Pool), 2005, oil on canvas, 220 × 260 cm. Courtesy of Collezione Giuseppe Iannaccone.

Questo aspetto è spesso stato mal interpretato. Molti hanno detto che era nostra intenzione rappresentare una certa generazione, ma non è così. Di fatto, abbiamo iniziato negli anni Novanta e dipingiamo ancora le stesse cose. Non è dunque alla questione generazionale che siamo mai stati interessati. I media tendono a eliminare ciò che è vecchio e, al contrario, preferiscono rappresentare la giovinezza, e la bellezza che essa porta con sé. Questo è ciò che abbiamo cercato, e cerchiamo, di dipingere. Siamo interessati agli archetipi attraverso cui la società si rappresenta, piuttosto che a un singolo individuo o gruppo sociale‘.

Muntean/Rosenblum e i loro followers.

Lungo la linea che qui si traccia corre anche il parallelo con un’artista il cui lavoro pure insiste sulla condizione della giovinezza. Come già quelli di Muntean/Rosenblum, anche i personaggi di Anne Imhof hanno fin ora rappresentato adolescenti distanti, inaccessibili, capricciosi (forse), sensuali (certamente), a tratti imbelli, altre volte dotati di capacità straordinarie, sempre prigionieri dell’immagine che i media danno di loro. Ma lo hanno fatto partendo da altre premesse, in una società ora alla mercé di quegli stessi poteri che negli anni Novanta erano sopratutto promesse di un futuro migliore. Al parallelo si potrebbe aggiungere il lavoro del Ryan McGinley, che pure ha fotografato l’adolescenza cercando di catturarne, dall’interno e forse con un occhi troppo ingenui, la straordinaria energia.

Anne Imhof, Angst II, 2016, performed at Hamburger Bahnof, Berlin. Ph. Stefano Pirovano.

Rispetto a McGinley o Imhof, però, Muntean/Rosenblum sceglie di assumere un punto di vista tradizionalmente artistico, ovvero quello della pittura che, in quanto tale, non può fare a meno di dialogare con il proprio passato. ‘C’è qualcosa nella pittura che porta direttamente al cuore degli uomini, è questo che ancora ci affascina‘ dice Rosenblum La loro scelta figurativa porta alle emozioni, prima che all’intelletto. La fonte è spesso di carattere fotografico. Fino a un certo punto Rosenblum e Rosenblum si sono rivolti alle riviste di moda, poi hanno cercato nel web, usando sopratutto Flickr e inspirandosi gli archivi privati, saccheggiati con semplici screeshots. Ogni tanto usano modelli reali, cercati attraverso casting o agenzie. Una volta scelti i personaggi e lo sfondo Muntean/Rosenblum compone un schizzo con Photoshop, e da quello parte per ottenere la pittura, che attualmente è molto interessata alle ombre e alla luce artificiale. Mentre dipinge Muntean/Rosenblum ascolta audio-libri. Da qui trae i titoli delle opere.

Muntean/Rosenblum's studio in Wien

Muntean/Rosenblum’s studio in Wien, 2019.