CONCEPTUAL FINE ARTS

Opavivarà: arte relazionale, internazionale, irrazionale


Stefano Pirovano  -  Giugno 10, 2019

Opavivarà è un collettivo artistico che trasforma l’esperienza dell’arte in opera d’arte, per riflettere sull’uomo e suoi suoi reali bisogni. Che poi non sono quasi mai quelli che pensiamo di avere.

Opavivarà

Pavivarà, Chuvaverão, 2014, Parede Gentil. Courtesy of A Gentil Carioca.

Opavivarà, ovvero il collettivo artistico formato nel 2005 da Callado Julio, Dawson Ynaiê Cintra,  Guimaraens Domingos e Toledo Danie sta vivendo un periodo di febbrile attività. In questo giorni partecipano con Abre Caminho – ovvero una doccia pubblica che trasforma in metafora l’atto personale di lavarsi – alla Zone Artistique Temporaire di Montpellier. Quest’anno Nicolas Buorriaud, il teorico dell’estetica relazionale e curatore della fondamentale Tate Triennial del 2009 (quella dedicata al concetto di ‘Altermodern’), ha invitato nella cittadina occitana 100 artisti per altrettante opere ‘pubbliche’. Il territorio urbano diventa piattaforma artistica, per portare l’arte ai suoi abitanti (invece che i suoi abitanti all’arte, come sarebbe avvenuto se le stesse opere fossero state allestite in un museo). L’edizione 2019 di ZAC dura fino al 29 luglio. Si è chiusa invece la scorsa settimana, a Rio de Janeiro, la mostra che di Opavivarà da A Gentil Carioca, l’unica galleria che oggi rappresenta il collettivo. Titolo: Pornorama. Anche in questo caso le opere sono metafore, di un piacere innocente; del resto, quale altro tipo di piacere si potrebbe sperare di ottenere dalla carezza di un piumino per la polvere montato su un frullatore? Risolini. Il titolo infatti non è più che un gentile riferimento. Nessuna volgarità, nessuna concessione al lato oscuro, ovvero quello in cui gli uomini sono vittime più i meno inermi dei loro stessi desideri (si veda quello che abbiamo scritto a questo riguardo sul lavoro Zoe Williams). Piuttosto, ironia (verso il regime moralizzatore di Bolsonaro), spontaneità, gioia di vivere, volontà di disinnescare il potere opaco del senso di colpa.

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Opavivarà, Pornorama, exhibition views. Courtesy of A Gentil Carioca.

Opavivarà, una ‘Rede Social’.

Tra Rio e Montpellier c’è Firenze, che nel cortile di Palazzo Strozzi – proprio durante la fondamentale mostra dedicata ad Andrea del Verrocchio (qui il link al nostro scritto sul maestro di Perugino e Leonardo da Vinci) – ha chiesto si installasse una grande amaca multicolore, ovviamente ad uso un pubblico che nella capitale (turistica) del Rinascimento arriva da tutto il mondo, soprattutto durante la bella stagione. L’opera si chiama Rede Social, ovvero rete sociale. È un’altra metafora, facile da intendere e divertente da usare. L’abbiamo provata, il giorno prima che aprisse al pubblico. Il gioco di passare da un colore all’altro ti fa sentire come un bambino che cerca di muoversi, come può, usando tutto un corpo che, sull’amaca, non può contare troppo sul senso di equilibrio. Così come la doccia di Montpellier ha un precedente in un’altra doccia (Chuvaverao) pensata nel 2015 da Opavivarà per l’edizione numero 21 della Parede Gentil (qui il link al progetto che, grazie al supporto di un collezionista, porta gli artisti a intervenire sul muro di confine di A Gentil Carioca), anche la vita della Rede Social è iniziata qualche tempo fa. Precisamente nel 2017, all’Espaço Cultural Porto Seguro di Sao Paulo: ‘Quest’opera crea uno spazio dove stare senza fretta, un luogo di sperimentazione e convivenza’ recita la descrizione sul sito web di Opavivarà (che vi suggeriamo di visitare, qui il link). Nel 2018 una versione della Rede Social è stata anche al celebre Womad Festival di Malmesbury, in Inghilterra, ed è stata parte di Utopya, mostra dedicata al collettivo dalla Tate Liverlpool.

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Opavivarà, Rede Social, 2019, sewed hammocks installation view at Palazzo Strozzi.

La doccia d’oro.

E prima di Rio, Montpellier e Firenze quest’anno c’è stata anche Dubai, con la sua fiera d’arte, dove Opavivarà ha garbatamente sfidato i costumi locali con una spettacolare cupola costruita con gli stessi ombrelloni sotto i quali a Dubai si sta, più o meno svestiti a seconda della cultura e del sesso di appartenenza, ai bordi delle piscine degli alberghi di lusso. Gli ombrelloni avrebbero potuto essere bianchi. Ma per scansare il dubbio che questa volta potesse trattarsi di un gesto puramente formale, magari in ossequio dell’architettura moresca e ai suoi meravigliosi stilemi, ecco che anche gli ombrelloni sono dei colori della bandiera disegnata da Cora Slocomb alla fine del XIX secolo con il motto Pro concordia labor scritto sopra. Quando l’eleganza formale è anche eleganza di linguaggio ecco che il messaggio centra il bersaglio. Non provocare, ma far riflettere, usando l’arma delle leggerezza. Come nel caso della ‘Golden shower’ esposta a Pronorama, ovvero birra che ci si spilla dal getto di un servizio igenico, oppure ‘Aguardente’, evvero cachaça (da bere) che zampilla allegramente da un pulitissimo bidè di porcellana. Siamo dunque lontanissimi da quella linea immaginaria e sanguinante che parte dall’azionismo viennese e arriva ai Gelitin passando attraverso le tante paludi sessuali (e creative) che sono create nei torbidi anni Novanta, mentre accadeva il fenomeno che alla fine del decennio prese il nome di globalizzazione.

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Opavivarà, Golden Shower, 2019, barrel of beer, CO2 cylinder, serpentine, toilet, hygienic shower, hoses and connectors. Courtesy of A Gentil Carioca.

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Opavivarà, Pornorama, exhibition views. Courtesy of A Gentil Carioca.

Il singolo e l’insieme.

Non è un caso che Nicolas Bourriaud abbia pensato la sua estetica relazione proprio in quel periodo (la pubblicazione del libro che la contiene è del 1998). Opavivarà ne da una lettura aggiornata e positiva. ‘L’arte relazionale – scriveva Bourriaud – prende il suo orizzonte teoretico nel dominio delle relazioni umane e nel suo contesto sociale, piuttosto che asserire uno spazio simbolico indipendente e privato’. Ecco che si definisce la traiettoria delle metafore e assume senso l’idea di fruire l’arte in gruppo – che fino a oggi è stata la principale costante nel lavoro di Opavivarà. Nel suo libro Bourriad parlava anche di una società non più in grado di vivere direttamente l’esperienza della relazione interpersonale, una relazione che finisce invece per trasformarsi nella ‘rappresentazione spettacolare’ di sé stessa. Il regime dei social networks sarebbe arrivato solo qualche anno dopo a ‘reificare’, ovvero ad rendere oggetto (commerciabile) lo spazio in cui la relazione interpersonale ha luogo. Nella pratica artistica di Opavivarà tutte queste problematiche trovano una risposta, ed è forse questo il più forte elemento di unicità rispetto a quanto hanno scelto di lavorare, da soli o in gruppo, nel ‘campo’ sociale. Attraverso il divertimento, ovvero un segnale antropologicamente positivo che il corpo manda all’individuo, Opavivarà celebra (o fa riscoprire) il valore dell’interazione sociale di carattere ‘analogico’, epidermico, umano, e così chiede allo spazio espositivo di tornare a essere istituzione rappresentativa di istanze politiche e sociali, invece che meramente economiche o, peggio ancora, commerciali.

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Opavivarà, Solaroca, 2019, mixed media dimensions variable, as presented at Dubai Art Fair. Courtesy of A Gentil Carioca.