{"id":100849,"date":"2020-09-21T17:39:18","date_gmt":"2020-09-21T15:39:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=100849"},"modified":"2021-04-12T10:08:28","modified_gmt":"2021-04-12T08:08:28","slug":"mitologia-della-giant-polaroid","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/09\/21\/mitologia-della-giant-polaroid\/","title":{"rendered":"Giant Polaroid, continuit\u00e0 o innovazione?"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019invenzione della fotografia Polaroid comport\u00f2 una delle pi\u00f9 radicali rivoluzioni tecnologiche, sociali e culturali del secolo scorso. Se Polaroid riscosse un grande successo nel mercato amatoriale, in virt\u00f9 della semplicit\u00e0 di utilizzo delle macchine fotografiche e dei sorprendenti tempi di stampa, nell&#8217;epoca precedente l\u2019avvento della fotografia digitale molti fotografi professionisti ricorrevano sistematicamente a Polaroid:&nbsp; l\u2019impiego di fotografie istantanee come provino e l\u2019ineguagliabile qualit\u00e0 delle pellicole, in bianco e nero a colori, rendevano Polaroid un prodotto insostituibile. A prescindere dai diversi utilizzi, Polaroid era sinonimo di rapidit\u00e0 ed istantaneit\u00e0; l\u2019invenzione nei primi anni Settanta di <em>Polaroid 20&#215;24 Instant Land Camera,<\/em> pi\u00f9 comunemente <em>Polaroid 20&#215;24<\/em> (nel senso di pollici e dunque 50 x 60 cm), un grande dispositivo capace di realizzare in pochi secondi fotografie della misura di 50&#215;60 cm, segn\u00f2 l\u2019inizio di un capitolo inedito nella storia dell\u2019azienda che nutre oggi la riflessione sulla complessit\u00e0 del linguaggio della fotografia Polaroid. <em>Giant Polaroid<\/em> presentava infatti caratteristiche antitetiche rispetto alle altre macchine : pesante, amovibile e difficile da utilizzare, fu necessario concepire un programma di promozione internazionale atto a creare un mercato per il nuovo prodotto, sollecitando in particolare fotografi professionisti ed artisti che, intrigati dall&#8217;unicit\u00e0 del <em>medium<\/em>, se ne avvalsero a fini creativi. Ripercorrere la storia della <em>Polaroid 20&#215;24<\/em> mette in luce alcuni aspetti meno noti dell\u2019azienda e permette di rileggerne la storia secondo una prospettiva di storia dei media. Poich\u00e9 \u00e8 opinione diffusa che l\u2019avvento della fotografia digitale abbia determinato la sparizione della pellicola, si potrebbe credere che <em>Giant Polaroid <\/em>non sia altro che un medium obsoleto; in realt\u00e0, la storia della <em>Polaroid 20&#215;24<\/em> insegna che l\u2019innovazione non determina necessariamente una rottura con il passato [1] e che la storia dei media \u00e8 caratterizzata da un\u2019andatura discontinua, in costante tensione tra innovazione e continuit\u00e0. Rileggere la storia di questo dispositivo nell&#8217;era digitale contribuisce all&#8217;analisi, per dirla con Bolter e Grusin, dei fenomeni di \u201crimediazione\u201d [2], ossia di interrelazione tra media, che interessano pi\u00f9 che mai la nostra epoca.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/09\/giant-polaroid-di-giant-polaroid-sul-set-di-BAARIA-di-Giuseppe-Tornatore-Tunisi-2009-copyright-Photomovie-milano-1024x1669.jpg\" alt=\"giant polaroid\" class=\"wp-image-100858\"\/><figcaption>Giant polaroid of a giant polaroid, set of BAARIA by Giuseppe Tornatore, Tunisi, 2009, copyright <a href=\"https:\/\/www.photomovie.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Photomovie,<\/a> Milano.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-dal-prototipo-alla-nascita-del-primo-studio-20x24\"><strong>Dal prototipo alla nascita del primo <\/strong><strong><em>studio 20&#215;24&nbsp;<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La storia della <em>Giant Polaroid <\/em>ebbe inizio nel 1976 quando Edwin Land, fondatore dell\u2019azienda, present\u00f2 il prototipo della nuova <em>Polaroid 20&#215;24 Instant Land Camera<\/em> ai suoi investitori. Creata con l\u2019obiettivo di pubblicizzare la nuova pellicola a colori <em>Polacolor II<\/em> 8x10cm, con <em>Polaroid 20&#215;24 <\/em>era possibile stampare fotografie di 50&#215;60 centimetri in sessanta secondi, permettendo di apprezzare le qualit\u00e0 della nuova pellicola a colori anche a considerevole distanza. Seppur nata per rispondere ad esigenze commerciali, il potenziale della <em>Giant Polaroid <\/em>fu immediatamente chiaro : tra la spontaneit\u00e0 dell\u2019istantanea ed il rigore della fotografia di posa, il suo fascino<em> <\/em>risiedeva allo stesso modo nella sua essenza dicotomica e nelle sorprendenti qualit\u00e0 tecniche. Tra il 1977 e il 1978, vennero prodotte cinque <em>Giant Polaroid <\/em>ed allestiti altrettanti studi fotografici, a disposizione dei professionisti che desideravano avvalersi di questo formato di ripresa. Il primo <em>studio 20&#215;24<\/em> inaugur\u00f2 a Ames Street, Cambridge, Massachusetts, nella sede centrale dell\u2019azienda. Nel 1986 fu la volta del celebre <em>20&#215;24 studio<\/em> di New York, diretto da John Reuter e tuttora attivo, seguito dal <em>20&#215;24 studio<\/em> di San Francisco. A fronte dell\u2019interesse riscontrato dalla presentazione di <em>Giant Polaroid<\/em> alla fiera <em>Photokina<\/em> [3] di Colonia nel 1978, vennero allestiti gli <em>studio 20&#215;24 <\/em>di Amsterdam e Offenbach, diretti rispettivamente da Rebekka Reuter e Jan Hnizdo. La storia del successo delle cinque <em>Giant Polaroid <\/em>\u00e8 dunque intimamente legata alla nascita dei rispettivi studi fotografici, che funsero da tramite tra l\u2019azienda ed un numero considerevole di fotografi professionisti ed artisti attirati dalle caratteristiche uniche della <em>Giant Polaroid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima <em>Polaroid 20&#215;24 Instant Land Camera <\/em>misurava 64 x 105 x 150 cm, pesava circa 90 chili e permetteva di realizzare fotografie a grandezza naturale della misura di 52,5 x 61 cm. La composizione veniva realizzata su di un vetro smerigliato di 50 x 60 cm e la stampa finale presentava dunque qualche centimetro di margine laterale. Il negativo matrice e il supporto positivo erano disposti entrambi su due bobine indipendenti montate su appositi rulli al titanio disposti sul dorso dell\u2019apparecchio, dotato inoltre di un vano nel quale si inserivano le capsule di reagente chimico. Il risultato ottenuto era una fotografia istantanea di inconfondibile nitidezza (perch\u00e9 non ottenuta mediante l\u2019ingrandimento di fotogrammi pi\u00f9 piccoli) dal caratteristico bordo irregolare, dovuto alle macchie di lavorazione [4]. Si tratta dunque di un procedimento artigianale in cui il fotografo, in parte subordinato alle regole imposte dalla natura del dispositivo, realizza di fatto una fotografia di posa e \u201ccoglie\u201d [5] l\u2019immagine, contrariamente al fotografo che&nbsp; muovendosi rimane con l\u2019occhio fermo nel mirino della macchina fotografica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-studio-20x24-al-servizio-della-creazione-artistica\"><strong><em>Studio 20&#215;24<\/em><\/strong><strong> al servizio della creazione artistica&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>L\u2019invenzione della <em>Polaroid 20&#215;24 Instant Land Camera <\/em>rivela il desiderio di Edwin Land di elevare la fotografia Polaroid a <em>medium<\/em> d\u2019espressione artistica. Con l\u2019apertura degli <em>studio 20&#215;24 <\/em>crebbe l\u2019interesse di artisti e fotografi internazionali nei confronti della <em>Polaroid 20&#215;24<\/em>, disposti a viaggiare per sperimentare con il nuovo dispositivo. E\u2019 dunque lecito affermare che l\u2019invenzione della <em>Giant Polaroid<\/em> non solo rinforz\u00f2 la presenza dell\u2019azienda negli Stati Uniti e nel mondo grazie a relazioni di collaborazione con istituzioni culturali pubbliche e private, ma il suo utilizzo da parte di artisti di fama internazionale contribu\u00ec a &nbsp; consolidarne lo statuto di <em>medium <\/em>artistico. La visita di Andy Warhol [6] allo <em>studio 20&#215;24<\/em> di Ames Street, a Cambridge, nel 1979, corrobora questo periodo di fruttuose collaborazioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/09\/Giant-Warhol-1-1024x1555.jpg\" alt=\"giant polaroid\" class=\"wp-image-100899\"\/><figcaption>Bill Ray, Andy Warhol double portrait,1980. Courtesy of Bill Ray.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Tra gli anni Settanta e Ottanta, le richieste da parte di artisti aumentarono al punto che Polaroid dovette riorganizzare il modello operativo dello <em>studio 20&#215;24 <\/em>intervenendo anche all&#8217;esterno. Le operazioni di esposizione del fotogramma, laminazione e separazione della copia positiva dal negativo matrice prevedevano una grande competenza tecnica; ci\u00f2 risult\u00f2 in un rapporto di cooperazione tra gli artisti ed i tecnici dello <em>studio 20&#215;24<\/em>. In tale contesto nel 1987 lo <em>studio 20&#215;24 <\/em>venne allestito a Miami da John Reuter per volere di Robert Rauschenberg. L\u2019artista desiderava utilizzare la <em>Giant Polaroid <\/em>all&#8217;esterno,<em> <\/em>per le strade di Miami. Dopo una prima fase di sperimentazione, nel 1988 Reuter allest\u00ec nuovamente la <em>Polaroid<\/em> <em>20&#215;24<\/em> nello studio di Rauschenberg \u00e0 New York, dove l\u2019artista realizz\u00f2 delle fotografie istantanee grandi formato su una pellicola speciale che richiedeva l\u2019applicazione di un prodotto chimico supplementare. Applicando tale prodotto solo in alcuni punti, le parti non trattate sbiadivano, ottenendo cos\u00ec l\u2019effetto caratteristico della nota serie fotografica <em>Bleachers <\/em>(da <em>bleaching<\/em>, decolorato), esposta nel 2013 da Pace\/MacGill a New York, in occasione della mostra <em>Robert Rauschenberg and Photography <\/em>[7].<em> <\/em>L\u2019intesa tra Rauschenberg e Reuter risult\u00f2 in un utilizzo allo stesso tempo artistico-sperimentale e tecnico della <em>Giant Polaroid<\/em>, un esempio riuscito della comunione tra arte e tecnologia tanto sperata da Land. <em>Bleachers,<\/em> segn\u00f2 l\u2019inizio di un nuovo capitolo nella storia della <em>Giant Polaroid<\/em>, il cui ruolo nella creazione artistica venne da quel momento definitivamente consolidato. Contemporaneamente, il fotografo americano Neal Slavin pubblicava <em>Britons<\/em> [8], un ritratto ironico e tagliente della societ\u00e0 anglosassone. Il volume riuniva la serie di Polaroid grande formato realizzate durante una campagna durata otto anni, durante la quale lo <em>studio 20&#215;24<\/em> intervenne in condizioni meteorologiche e geografiche estreme.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/09\/Robert-Rauschenberg-Chinese-steps-II-1988.-Polaroid-Polacolor-su-alluminio-50-x-60-cm-dalla-serie-Bleachers-\u00a9-2019-Robert-Rauschenberg-Foundation-1-1024x1230.jpg\" alt=\"giant polaroid\" class=\"wp-image-100865\"\/><figcaption>Robert Rauschenberg, Chinese steps II,1988. Polaroid Polacolor on alluminium, 50 x 60 cm, from the series Bleachers \u00a9 2019 Robert Rauschenberg Foundation.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Le campagne dello<em> studio 20&#215;24 <\/em>si intensificarono ulteriormente a fronte della crescente richiesta di istituzioni pubbliche e private, che riconoscevano nella <em>Polaroid 20&#215;24<\/em> un grande potenziale creativo e mediatico. Tra le pi\u00f9 importanti iniziative istituzionali<em> <\/em>quella voluta nel 1985 dall\u2019allora direttore del Centre Pompidou Alain Sayag, \u00e8 senz\u2019altro tra le pi\u00f9 rilevanti [9]. In seguito ad un importante progetto di riallestimento &#8211; a cura degli italiani Gae Aulenti, Italo Rota e Piero Castiglioni &#8211; e all\u2019ingrandimento della sezione dedicata alle collezioni d\u2019arte contemporanea, il museo intendeva promuovere iniziative dedicate alla creazione contemporanea. E\u2019 in tale contesto che Alain Sayag invita tredici artisti di fama internazionale, tra i quali Christian Boltanski e Bettina Rheims, a sperimentare con la <em>Giant Polaroid <\/em>nello <em>studio 20&#215;24<\/em> allestito temporaneamente nel museo. Gli artisti, che avevano a disposizione una sola macchina, seppur confrontati alle medesime condizioni di lavoro ottennero risultati estremamente diversi e \u201cAtelier Polaroid\u201d fu dunque l\u2019occasione di mostrare le qualit\u00e0 tecniche e creative della <em>Polaroid 20&#215;24<\/em> al pubblico parigino. Alla stregua dell\u2019iniziativa del Centre Pompidou, nel 1991 venne organizzata a Palazzo delle Esposizioni a Roma la mostra \u201cSviluppi non premeditati\u201d [10] il cui titolo ne evoca il carattere <em>in progress,<\/em> frutto anch&#8217;essa della partecipazione attiva degli artisti coinvolti &#8211; da Mario Schifano a Nino Migliori &#8211; invitati a sperimentare con la <em>Giant Polaroid<\/em> nelle sale del museo, in presenza del pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p>Molte delle iniziative volte alla promozione della <em>Polaroid 20&#215;24 Instant Land Camera,<\/em> seppur d\u2019interesse artistico e culturale, erano di impronta commerciale e afferivano alla strategia d\u2019acquisizione di Polaroid conosciuta come<em> Artist Support Program. <\/em>Fin dall&#8217;apertura del primo <em>studio 20&#215;24<\/em> a Cambridge, uno dei principi fondatori del progetto era infatti la costituzione di una collezione d\u2019impresa basata sullo scambio con i fotografi, che avrebbero potuto usufruire gratuitamente delle apparecchiature degli <em>studio 20&#215;24<\/em> in cambio della cessione di alcuni tra i migliori scatti realizzati. Gi\u00e0 dagli anni Cinquanta, Edwin Land si era avvalso dell\u2019attivit\u00e0 di consulenza del fotografo Ansel Adams, che per primo inizi\u00f2 ad occuparsi della costituzione e della gestione della collezione Polaroid, divisa tra due poli: <em>Polaroid Collection<\/em>, conservata a Cambridge e<em> International Polaroid Collection, <\/em>conservata nella sede di Amsterdam, dove Luigi Ghirri nel 1980 realizz\u00f2 le sue celebri Polaroid grande formato [11].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/09\/Luigi-Ghirri-Polaroid-Polacolor-50x60-cm-1980-\u00a9-Eredi-di-Luigi-Ghirri--1024x1247.jpg\" alt=\"giant polaroid\" class=\"wp-image-100873\"\/><figcaption>Luigi Ghirri, Polaroid Polacolor, 50&#215;60 cm, 1980, \u00a9 Eredi di Luigi Ghirri.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-tra-arte-e-tecnologia-la-giant-polaroid-al-servizio-del-restauro-di-opere-d-arte\"><strong>Tra arte e tecnologia: la Giant Polaroid al servizio del restauro di opere d\u2019arte&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Per comprendere il portato socio culturale ed economico dell\u2019azienda Polaroid \u00e8 opportuno spostare per un attimo l\u2019attenzione dalle collaborazioni artistiche e soffermarsi sull\u2019analisi di progetti di natura tecnica e commerciale. Per ritornare alla <em>Polaroid 20&#215;24<\/em>, le sue sorprendenti caratteristiche tecniche hanno determinato la sua applicazione nel campo della fotografia scientifica, in particolare del restauro di opere d\u2019arte. Con <em>Giant Polaroid<\/em> era possibile realizzare una fotografia istantanea, nitida e dettagliata del modello a grandezza reale; la stampa immediata permetteva il confronto del modello con la riproduzione a distanza di pochi secondi e rendeva inoltre possibile l\u2019analisi a distanza ravvicinata di dettagli ed eventuali ritocchi di opere monumentali, altrimenti invisibili dall\u2019osservatore ad occhio nudo. Appare dunque evidente come nell\u2019epoca precedente l\u2019avvento della fotografia digitale, le qualit\u00e0 della <em>Giant Polaroid<\/em> fossero preziose alle campagne di restauro, un aspetto che non era sfuggito a Edwin Land, il quale aveva colto ancor prima della nascita della <em>Polaroid 20&#215;24 <\/em>il potenziale della fotografia istantanea in ambito scientifico.<em> <\/em>Negli anni Settanta, egli<em> <\/em>aveva infatti fatto appello a John McCann, allora direttore del dipartimento<em> Vision Research <\/em>di Polaroid, al fine di realizzare una riproduzione dell\u2019opera <em>Bal a Bougiva<\/em>l, di Renoir, conservata al Boston Museum of Fine Arts [12]. McCann costru\u00ec la <em>Museum Camera, <\/em>un dispositivo fisso alla stregua di un\u2019immensa camera oscura, allestito nella sala del museo di fronte all&#8217;opera di quasi due metri d\u2019altezza, un\u2019impresa che anticipa la nascita del prototipo di <em>Polaroid 20&#215;24<\/em>.&nbsp; Sul modello di Boston, nel 1979 venne allestito di fronte alla \u201cTrasfigurazione di Raffaello&#8221; [13] dei Musei Vaticani un dispositivo in grado di realizzare fotografie istantanee di 100&#215;300 cm, permettendo la riproduzione in quattro parti dell\u2019opera monumentale, un cantiere di restauro che \u00e8 tutt&#8217;oggi il simbolo del fruttuoso binomio tra arte e tecnologia simboleggiato da Polaroid.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-dal-museo-al-cinema-giant-polaroid-tra-arte-e-cultura-popolare\"><strong>Dal museo al cinema: Giant Polaroid tra arte e cultura popolare&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>E\u2019 opportuno precisare che se <em>Giant Polaroid<\/em> mise a punto un\u2019estetica ed un linguaggio propri riscontrando un considerevole successo, ci\u00f2 \u00e8 dovuto in parte alla fabbricazione di nuovi dispositivi da parte dell\u2019azienda Wisner Manifacturing Company che, in collaborazione con Polaroid, commercializz\u00f2 macchine fotografiche pi\u00f9 moderne ed evolute per rispondere alle esigenze dei fotografi. L\u2019intensa collaborazione tra artisti, fotografi e lo <em>studio 20&#215;24<\/em> si era infatti tradotta in un utilizzo della <em>Giant Polaroid<\/em> spesso al di fuori dello studio, ed era dunque necessario produrre apparecchi pi\u00f9 moderni, leggeri e maneggevoli. Sono molteplici i dispositivi Wisner tutt&#8217;oggi attivi in Europa e in mani private; \u00e8 il caso di <em>Photomovie<\/em>, l\u2019agenzia milanese di Claudio Canova che per decenni ha costituito uno tra i pi\u00f9 sorprendenti archivi di Polaroid grande formato, realizzate con un dispositivo Wisner perfettamente funzionante. Grazie all&#8217;iniziativa di Claudio Canova, nel 1996 l\u2019allora direttore del Festival del Cinema di Venezia Gillo Pontecorvo affid\u00f2 a <em>Photomovie<\/em> la realizzazione della campagna fotografica ufficiale del Festival. Canova vi aveva dunque allestito uno <em>studio 20&#215;24 <\/em>temporaneo predisponendo tutto il necessario : dalla scelta dei fotografi alla stampa delle fotografie <em>in situ<\/em>, all&#8217;esposizione dei migliori scatti nel Palazzo del Cinema. Solo nei primi anni vennero realizzate pi\u00f9 di duecento Polaroid per edizione, un successo tale che Claudio Canova nel 1999 ricevette una Wisner aziendalista stessa. Grazie alla fruttuosa collaborazione con il Festival del Cinema di Venezia, <em>Photomovie<\/em> conserva oggi una collezione di circa quattromila Polaroid grande formato, alcune delle quali sono state&nbsp; recentemente oggetto di una mostra [14] che racconta la storia dei protagonisti del Festival del Cinema di Venezia dalla prospettiva del <em>medium<\/em> che ne ha influenzato l\u2019identit\u00e0 estetica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/09\/image001-1-e1600360347392-1024x1438.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-100868\"\/><figcaption>Stefano Montesi, Kate Winslet, Venezia, 1999, copyright <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.photomovie.net\/\" target=\"_blank\">Photomovie,<\/a> Milano.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-studio-20x24-oggi-nostalgia-del-passato-e-nuove-prospettive\"><strong>Studio 20&#215;24 oggi: nostalgia del passato e nuove prospettive&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, Polaroid attravers\u00f2 un momento di profonda crisi che rese inevitabile la riorganizzazione degli <em>studio 20&#215;24<\/em>, senza tuttavia determinarne la chiusura definitiva. Se il fallimento dell\u2019azienda fu in parte dovuto al suo ritardo a fronte dell\u2019avvento della fotografia digitale, l\u2019interesse nei confronti della <em>Giant Polaroid<\/em> rimase vivo : da una parte, i fotografi che avevano integrato il <em>medium<\/em> alla loro pratica artistica non intendevano rinunciarvi, dall&#8217;altra, l\u2019innovazione digitale non determin\u00f2 una rottura con il passato ma al contrario sensibilizz\u00f2 le nuove generazioni ad un gusto <em>revival <\/em>e all&#8217;apprezzamento dei media obsoleti. Dal 2008, il fallimento dell\u2019azienda determin\u00f2 tuttavia il progressivo ritiro delle pellicole dal commercio, rendendo ostico l\u2019utilizzo dei dispositivi. In questo momento critico fu fondamentale il ruolo di John Reuter, che volle garantire un futuro allo <em>studio 20&#215;24<\/em> di New York acquistando a Polaroid la licenza di produzione delle pellicole grande formato. Una volta assicurata la continuit\u00e0 della produzione, Reuter apr\u00ec un nuovo <em>studio 20&#215;24<\/em> a Manhattan, attorno al quale orbitarono numerose personalit\u00e0 di rilievo tra i quali i fotografi Chuck Close e Mary Ellen Mark. Per Mary Ellen Mark, la cui produzione di <em>Giant Polaroid<\/em> dipendeva strettamente dalla collaborazione con lo <em>studio 20&#215;24<\/em> di John Reuter, la sopravvivenza di quest\u2019ultimo fu essenziale alla realizzazione delle sue recenti serie fotografiche, senza dubbio tra le pi\u00f9 interessanti collaborazioni artistiche della storia recente dello <em>studio 20&#215;24<\/em>. Dal 2004 al 2006, lo <em>studio 20&#215;24 <\/em>di<em> <\/em>New York affianc\u00f2 l\u2019artista durante la realizzazione di <em>Prom<\/em> [15], una serie di ritratti di liceali americani immortalati durante il ballo di fine anno che cela, al di l\u00e0 l\u2019apparenza spensierata dei soggetti, un\u2019analisi tagliente della societ\u00e0 americana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"1000\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/09\/arles-2019-_\u00a9_20x24_studio_berlin-.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-100875\"\/><figcaption>Arles, 2019 \/ 20\u00d724 Polaroid Camera Operator Oliver Blohm \u00a9 20\u00d724 STUDIO BERLIN.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019inaugurazione del nuovo <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/20x24-studio-berlin.com\/\" target=\"_blank\"><em>studio 20&#215;24<\/em> a Berlino<\/a>, nel 2019, segna l\u2019ultima tappa di questo lungo percorso. Diretto da Markus Mahla, che acquist\u00f2 uno dei cinque dispositivi originali dall\u2019ex collega Jan Hnizdo [16] dopo la chiusura dello <em>studio 20&#215;24 <\/em>di Offenbach, <em>Studio 20&#215;24<\/em> Berlino \u00e8 l\u2019unico, insieme al suo concorrente newyorkese ad adoperare uno dei cinque dispositivi originali. I restanti tre apparecchi sono ripartiti tra musei e studi fotografici : sino a pochi mesi fa, una <em>Giant Polaroid<\/em> era conservata a Cambridge nello studio della fotografa Elsa Dorfman. Due esemplari inattivi sono conservati a Enschede in Olanda -precedentemente utilizzato da Impossible Project [17] &#8211; e all\u2019Harvard Museum of Scientific Instruments. Il prototipo, inattivo, \u00e8 conservato al Massachusetts Institute of Technology.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/09\/Elsa-Dorfman-in-a-2007-self-portrait-with-the-her-instant-camera-of-choice-the-Polaroid-20x24-courtesy-Elsa-Dorfman--1024x1623.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-100870\"\/><figcaption>Elsa Dorfman, Self portrait, 2007. Courtesy Elsa Dorfman.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019attivit\u00e0 dello <em>studio 20&#215;24<\/em> di Berlino, di natura prevalentemente commerciale<em>, <\/em>testimonia l\u2019influenza dell linguaggio di Polaroid nel patrimonio iconografico popolare. Il progressivo abbandono dello <em>studio 20&#215;24<\/em> di&nbsp; progetti strettamente artistici non \u00e8 in realt\u00e0 antitetico alla visione di Edwin Land, che in Polaroid ricercava un compromesso tra arte, tecnologia e cultura popolare. Ripercorrendo la storia dell\u2019azienda, non mancano infatti nel passato esempi di utilizzo di Polaroid a fini divulgativi e commerciali. Le Polaroid grandi formato realizzate nel 1979 da Ansel Adams all&#8217;allora presidente Jimmy Carter ne sono forse il pi\u00f9 riuscito esempio : esse furono all&#8217;origine di una tradizione che port\u00f2 pi\u00f9 volte lo <em>studio 20&#215;24<\/em> alla Casa Bianca, dando vita ad un nuovo stile di ritratto presidenziale.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto pi\u00f9 di un semplice studio fotografico, <em>Studio 20&#215;24<\/em> ha oltrepassato le frontiere dell\u2019arte, del cinema, della scienza e della comunicazione adunando attorno a s\u00e9 un fedele seguito di estimatori, professionisti ed amatori. Malgrado le numerose difficolt\u00e0 incontrate a seguito del fallimento dell\u2019azienda e l\u2019interruzione della produzione delle pellicole, l\u2019attrazione nei confronti della <em>Giant Polaroid <\/em>\u00e8 tuttora viva, grazie alla tenacia e alla passione di un numero relativamente cospicuo di appassionati, fedeli alla visione di Edwin Land. E\u2019 proprio nello spirito collettivo che risiede la forza di Polaroid : molto pi\u00f9 che un\u2019azienda, Polaroid \u00e8 l\u2019espressione di un\u2019epoca, di una rivoluzione tecnologica, sociale e culturale. L\u2019esperienza della <em>Giant Polaroid<\/em> \u00e8 ancor pi\u00f9 unica, poich\u00e9 si instaura una relazione intima di concentrazione e cooperazione tra essa ed il fotografo nello studio. Il carattere obsoleto del dispositivo contribuisce al suo fascino e conferma l\u2019ipotesi che ad ogni progresso tecnologico non corrisponde sistematicamente una rottura con il passato. Fotografi e artisti sono ancora disposti a viaggiare per disporre le bobine sui rulli, assaporare il momento di concentrazione che precede lo scatto e assistere allo sviluppo dell\u2019immagine. In un mondo solo in apparenza digitalizzato vi \u00e8 una vera ricerca di esperienze analogiche.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Cf. Parikka, Jussi, <em>Archeologia dei media. Nuove prospettive per la storia e la teoria della comunicazione<\/em>, Carocci editore, 2019.<\/li><li>Bolter, Jay David, Grusin, Richard,&nbsp; <em>Remediaiton. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi<\/em>, Guerini Studio,<em> <\/em>2002.<\/li><li>Coeln, Peter, (a cura di), <em>From Polaroid to Impossible, Masterpieces of instant photography &#8211; The Westlich Collection<\/em>, Westlicht Museum of Photography, (17 giugno &#8211; 21 agosto 2011), Hatje Cantz, Vienna, 2011, p. 23.<\/li><li>Rebuzzini, Maurizio, \u201cStudio Polaroid 50&#215;60\u201d, in <em>Landscape, panorama della fotografia professionale<\/em>, dicembre 1986, Massimo Aldini Editore, p. 3.<\/li><li>Poivert, Michel, Br\u00e8ve histoire de la photographie, Hazan, Parigi, p. 16.<\/li><li>McKeon, Nancy, \u201cInstant Andy\u201d, <em>The New York Magazine<\/em>, 17 Novembre 1980, n.p.<\/li><li>Cf. Craft, Catherine, <em>Robert Rauschenberg<\/em>, Phaidon, New York, 2013.<\/li><li>Cf. Ford, Colin, Waugh, Auberon, Frascella, Larry, <em>Britons<\/em>, Andr\u00e9 Deutsch, Londra, 1988.<\/li><li>Sayag, Alain (a cura di) <em>Atelier Polaroid<\/em>, Parigi, Mus\u00e9e National d\u2019art Moderne, Centre Georges Pompidou, (30 maggio &#8211; 19 agosto 1985), \u00e9ditions du Centre Pompidou, Parigi, 1985. p. 4.<\/li><li>Bonito Oliva, Achille et al., <em>Sviluppi non premeditati. La fotografia immediata fra tecnologia e arte,<\/em> cat. expo., Rome, Palazzo delle Esposizioni, (19 septembre &#8211; 11 novembre 1991), Edizioni Carte Segrete, Roma, 1991.<\/li><li>Ghirri, Paola, <em>Luigi Ghirri, Polaro\u00efd<\/em>, Baldini&amp;Castoldi, Milano, 1998.<\/li><li>Gierstberg, Frits, Pietsch, Katrin, (a cura di), <em>Ulay. What is this thing called Polaroid? <\/em>Fotomuseum, Rotterdam, (23 gennaio &#8211; 1 maggio 2016), Edizioni Fondazione Valiz, Amsterdam, 2016, p. 97.<\/li><li>Cf. Mancinelli, Fabrizio, <em>A masterpiece close-up: the transfigurations of Raphael<\/em>, Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano, 1979.<\/li><li>Cf. Barbera, Alberto (dir.) <em>Ritratti. Opere Uniche. 300 Giant Polaroid raccontano i protagonisti della Biennale Cinema dal 1196 al 2004,&nbsp; <\/em>cat. expo., Venise, Hotel de Bains, T Fondaco dei Tedeschi, (26 aout-15 septembre 2019) Venezia, La Biennale di Venezia, 2019.<\/li><li>Cf. Bell, Martin, Ellen Mark, Mary, (a cura di ) <em>Prom<\/em>, Los Angeles, Getty Publications, 2012.<\/li><li>Gerwers, Thomas \u201c20&#215;24 Studio Berlin, Im Gespr\u00e4ch mit Markus Mahla\u201d, <em>Profifoto, Magazin fur Fotokultur und Technik,<\/em> 2 aprile 2019.<\/li><li>Cf. Coeln, Peter, et. al., <em>From Polaroid to Impossible, Masterpieces of instant photography &#8211; The Westlich Collection<\/em>, Hatje Cantz, 2011.<\/li><\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Breve storia della Polaroid 20&#215;24, ovvero la Polaroid trasportabile pi\u00f9 grande mai costruita (Giant Polaroid).<\/p>\n","protected":false},"featured_media":100899,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1796],"tags":[],"class_list":["post-100849","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-mapping-the-artscape"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/100849","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/100849\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/100899"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=100849"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=100849"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=100849"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}