{"id":100977,"date":"2020-09-24T18:54:16","date_gmt":"2020-09-24T16:54:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?p=100977"},"modified":"2021-05-07T10:58:47","modified_gmt":"2021-05-07T08:58:47","slug":"art-hotel-esperienza-culturali-cercasi","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/09\/24\/art-hotel-esperienza-culturali-cercasi\/","title":{"rendered":"Art hotel: esperienza culturale cercasi"},"content":{"rendered":"\n<p>La forzata assenza delle fiere d\u2019arte combinata all\u2019impossibilit\u00e0 di viaggiare liberamente e alle precauzioni imposte dalla pandemia potrebbe portare sempre pi\u00f9 appassionati e addetti a cercare l&#8217;esperienza dell\u2019arte oltre le vie e i modi tradizionali. Se come c\u2019\u00e8 motivo di credere questa sar\u00e0 la tendenza, i luoghi in grado di offrire ospitalit\u00e0, anche per un periodo di tempo prolungato, sembrano i pi\u00f9 adatti a proporre qualcosa che va al di l\u00e0 del \u2018vedere\u2019 un\u2019opera. Gi\u00e0, perch\u00e9 oltre che dall&#8217;ambiente in cui l\u2019opera si mostra, l\u2019esperienza di vederla \u00e8 determinata dal contesto sociale, o micro sociale, in cui essa avviene. Un bicchiere della stessa bottiglia di Barolo ha un sapore piuttosto diverso se bevuto a La Morra, nelle Langhe, o in un ristorante di Beijing. E probabilmente il vino, come l\u2019arte, cambia anche in base al momento e alle persone che sono con noi quando ne beviamo. Sulla scorta di quanto abbiamo scritto qualche tempo fa sul modello sperimentato a Villa Lena [<em><a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/08\/23\/villa-lena-evstafieva-interview\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a> link. Ndr<\/em>], proviamo dunque a parlare di art hotel, per poi spingere la nostra analisi verso forme pi\u00f9 ibride e potenzialmente innovative. A un certo punto il mondo dell\u2019arte potrebbe voler ripartire da nuove premesse.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/09\/hcp-huo_chambre_27-1024x725.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-100980\"\/><figcaption>One Hotel, Kabul, Afghanistan, Courtesy Annemarie Sauzeau Boetti.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Tra gli hotel pi\u00f9 memorabili c\u2019\u00e8 senz\u2019altro quello aperto da Alighiero Boetti nel 1971 durante il suo soggiorno in Afghanistan, poi chiuso nel 1977 prima che i russi invadessero il paese. <strong>One Hotel<\/strong>, questo il nome dell&#8217;albergo, si trovava in quartiere residenziale di Kabul. Per sapere davvero come si stesse in questo luogo ormai diventato mitico bisognerebbe affidarsi alla memoria di Francesco Clemente, che in quel periodo fece visita all\u2019amico Alighiero [<a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/06\/24\/francesco-clemente-iconologia-di-il-mio-corpo-e-rosso-per-formaggio\/\"><em>qui<\/em><\/a><em> il link allo studio che abbiamo dedicato a una sua opera di quel periodo, oggi parte della Collezione Maramotti. Ndr<\/em>]. Oppure bisognerebbe tornare alla lunga ricerca svolta da un\u2019altro artista, Mario Garcia Torres, poi sfociata in una mostra intitolata \u2018La lezione di Boetti: alla ricerca del One Hotel, Kabul <a href=\"https:\/\/www.madrenapoli.it\/mostre\/mario-garcia-torres-la-lezione-di-boetti-alla-ricerca-del-one-hotel-kabul\/\">(museo Madre, Napoli, 2013<\/a>). Del One Hotel quel che resta \u00e8, infatti, il racconto.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/09\/IMG_2823-1024x659.jpg\" alt=\"hotel furka\" class=\"wp-image-100976\"\/><figcaption>Marina Abramovi\u0107 and Ulay, Nightsea Crossing, Hotel Furkablick, Sept 22, 1984.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Lo stesso si potrebbe dire per il <strong>Furka Blick<\/strong>, sul passo Furka, in Svizzera, tra la valle del Rodano e quella del Reno. L\u2019hotel \u00e8 stato acquistato nel 1988 dal gallerista Marc Hostettler, che ne voleva fare un luogo d\u2019arte contemporanea. Ma anche in questo caso il progetto non \u00e8 durato a lungo, nonostante le eminenti personalit\u00e0 chiamate a intervenire sulla struttura, da Daniel Buren, a Panamarenko, a Rem Koolhaas. L\u2019architetto e filosofo Gideon Boie ha fatto del Fulka Blick un\u2019analisi che ci sentiamo di condividere, poi sfociata in un libro intitolato <a href=\"https:\/\/www.bavo.biz\/one-day-at-the-furka-zone\">One day at the Fulka Zone<\/a> (Koenig, 2019). Dal punto di vista economico il risultato potr\u00e0 anche non essere stato quello atteso, e forse, come sottolinea Boie, bisognava dare pi\u00f9 attenzione al ruolo di Panamarenko, che come Boetti a Kabul, aveva fatto della cosiddetta D\u00e9pendance del Fulka Blick una sorta di tempio personale. Ma la narrativa prodotta dalle vicende occorse in quegli anni &#8211; grazie anche all\u2019interessamento del collezionista Alfred Richterich &#8211; \u00e8 diventata parte indelebile dell&#8217;identit\u00e0 del luogo. Tanto che qualcuno, ovvero l\u2019artista Thomas Rodriguez, continua a collezionarne i documenti (<a href=\"http:\/\/www.captures-editions.com\/livre-furkart.php\">Furkart ephemera par Thomas Rodriguez, Capture Editions<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/09\/hbz-the-clunie-dining-room-the-fife-arms-braemar-photo-credit-sim-canetty-clarke-1557332638-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-100990\"\/><figcaption>Clunie dining room, Fife Arms Hotel, Braemar. Courtesy of Fife Arms Hotel. Ph: Sim Canetty Clarke.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 di recente, Iwan and Manuela Wirth hanno acquisito e ristrutturato il <strong>Fife Arms Hotel<\/strong>, in Scozia. Anche in questo caso purtroppo non possiamo parlare per esperienza diretta, ma due concetti espressi nel breve testo introduttivo presente sul <a href=\"https:\/\/thefifearms.com\/about-the-hotel\/art\/\">sito dell\u2019hotel<\/a> ne chiariscono l\u2019approccio. Ovvero, l\u2019arte \u00e8 considerata un aspetto \u2018centrale dell&#8217;esperienza del Fife Arms Hotel\u2019, tanto che le oltre 14.000 opere &#8211; antica e presente &#8211; sono state \u2018attentamente integrate\u2019 in ogni stanza, corridoio, angolo della struttura. Nella collezione del Five Arms hotel ovviamente non mancano opere legate alla storia locale, e opere invece composte <em>ad hoc<\/em>. Come il ciclo di dipinti con cui Guillermo Kuitca ha decorato la Clunei Dining Room, per esempio [<em>si veda a questo proposito quanto abbiamo scritto suoi grandi cicli pittorici contemporanei, <\/em><a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2019\/09\/03\/contemporary-pictorial-cycles\/\"><em>qui<\/em><\/a><em> il link. Ndr<\/em>]. Ma al di l\u00e0 del risultato estetico, ci\u00f2 che ci preme sottolineare \u00e8 che l\u2019hotel \u00e8 una struttura alberghiera a tutti gli effetti, attentamente pensata per essere tale. Mentre non possiamo scommettere che lo fosse l\u2019albergo di Boetti, o che lo sia davvero mai stato il Furka Blick. Al Fife Arms Hotel, invece, l\u2019arte deve inevitabilmente fare i conti con le imprescindibili ragioni del marketing, senza le quali la visione dei coniugi Wirth non sarebbe certo sostenibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Un discorso simile potrebbe valere anche per l\u2019<strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.hotelcastell.ch\/\" target=\"_blank\">Hotel Castell<\/a> di Zuoz<\/strong>, per il <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.byblosarthotel.com\/\" target=\"_blank\">Byblios Hotel<\/a><\/strong> Villa Amist\u00e0 di Verona, e per un altro hotel che sta pian piano creando una propria collezione, ovvero <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/sirenuse.it\/en\" target=\"_blank\">La Sirenuse<\/a><\/strong> di Positano, o il <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.grandhotelmiramare.it\/miramart\/\" target=\"_blank\">Grand Hotel Miramare<\/a><\/strong> di Santa Margherita Ligure. Questi alberghi hanno collezioni d\u2019arte pi\u00f9 o meno estese. Ma come il Five Arms Hotel, e a differenza di Villa Lena, che rimane un caso unico, questi art hotel sono innanzitutto albergi, senz&#8217;altro migliorati agli occhi di chi ama l\u2019arte dalla presenza delle opere, ma non certo pensati in funzione delle opere, o per offrire un\u2019esperienza davvero \u2018altra\u2019 rispetto a quella di un hotel tradizionale. L&#8217;esperienza artistica \u00e8 la ciliegina su una torta che esisterebbe lo stesso &#8211; e non potrebbe essere altrimenti. Dopotutto nemmeno l\u2019incantevole Giardino dei Tarocchi di Niki di Saint Phalle, che potrebbe essere la suite pi\u00f9 costosa al mondo, \u00e8 mai stato usato con questo scopo. S\u00ec potrebbe abitare (all&#8217;interno delle sculture ci sono una camera da letto, un bagno, la cucina, la sala da pranzo). Invece, al contrario di un hotel, il Giardino si visita e basta. E lo stesso vale, pi\u00f9 in generale, per i parchi di scultura [<a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2017\/06\/23\/top-sculpture-parks-europe\/\"><em>qui<\/em><\/a><em> il link alla nostra lista dei migliori in Europa. Ndr<\/em>], per molti dei quali non sarebbe un grande problema sfruttare le potenzialit\u00e0 \u2018alberghiere\u2019 del sito. Visitare un luogo &#8211; una galleria, un museo, o un parco di scultura &#8211; \u00e8 un&#8217;esperienza di natura e di durata diversa rispetto al risiedere, ancorch\u00e9 temporaneamente, in un hotel.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.google.com\/maps\/d\/u\/1\/embed?mid=1HosoICTaGQEOVKwep6W_ltEaAnTAT6nl\" width=\"640\" height=\"480\"><\/iframe>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Eppure le esperienze ibride non sembrano mancare. Si pensi, per esempio, alla <strong>Galerie Zink<\/strong> a Waldkirchen, che a un certo punto ha pensato di trasferirsi in un piccolo villaggio bavarese, tra Monaco e Norimberga, e l\u00ec ridisegnare la propria attivit\u00e0 focalizzandosi sulle tecniche artigianali &#8211; senza perci\u00f2 voler uscire dal sistema dell\u2019arte. La struttura ha al suo interno uno studio attrezzato, in modo che gli artisti qui possano risiedere e lavorare. E ha due appartamenti, arredati e provvisti di opere d\u2019arte che cambiano ciclicamente, destinati all\u2019accoglienza di ospiti e visitatori. Chi volesse trascorrere qualche tempo a Waldkirchen non avrebbe che da andare sul sito della galleria e prenotare il proprio soggiorno. E lo stesso dovrebbe fare se volesse soggiornare nel polo artistico creato da <strong>Hauser &amp; Wirth<\/strong> a Somerset, non lontano dalle celebri terme di Bath [<em>ne abbiamo parlato <\/em><a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2014\/08\/21\/the-new-hauser-wirth-somerset-a-gallery-space-or-the-ultimate-art-linked-rural-community-project\/\"><em>qui<\/em><\/a><em>. Ndr<\/em>]. Anche in questo caso si pu\u00f2 prenotare il proprio appartamento (con sei posti letti), ovvero la Durslade Farmhouse. <strong>Wilfried Lentz<\/strong> sta costruendo qualcosa del genere a Brohl, un paesino rurale a un\u2019ora d\u2019auto da Bonn, in Germania. Il progetto sta ancora prendendo forma, ed \u00e8 stato ispirato dalla necessit\u00e0 di offrire un luogo adeguato alla collezione d\u2019arte del gallerista. Ma ci sar\u00e0 senz\u2019altro spazio per offrire ospitalit\u00e0 agli artisti, e in futuro, probabilmente, anche ai visitatori.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/09\/zink-1024x669.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-100995\"\/><figcaption>Galerie Zink Waldkirchen.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Dagli esempi che abbiamo fatto pi\u00f9 temi oggi importanti emergono e si intrecciano tra loro &#8211; da quello della delocalizzazione dell\u2019arte contemporanea a quello delle opere site specific. Ma tutti hanno un comune denominatore: l&#8217;esperienza che dell\u2019arte si pu\u00f2 avere al di l\u00e0 delle vie che hanno caratterizzato gli anni da cui veniamo &#8211; ovvero fiere, musei cittadini e gallerie &#8211; \u00e8 forse pi\u00f9 impegnativa, ma \u00e8 anche decisamente pi\u00f9 identitaria, soprattutto se la visita ha modo di trasformarsi in soggiorno prolungato, e se oltre al contesto fisico l&#8217;esperienza ne prevede uno anche uno sociale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 il momento delle alternative (non solo alle fiere). Analizziamo gli art hotel. 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