{"id":103587,"date":"2020-12-31T15:49:24","date_gmt":"2020-12-31T14:49:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=103587"},"modified":"2020-12-31T15:49:26","modified_gmt":"2020-12-31T14:49:26","slug":"tarocchi-il-rinascimento-tascabile","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/12\/31\/tarocchi-il-rinascimento-tascabile\/","title":{"rendered":"Tarocchi: il Rinascimento tascabile"},"content":{"rendered":"\n<p>C\u2019\u00e8 sempre un attimo di sospensione quando si sceglie una carta dei tarocchi: \u00e8 come se il tempo si fermasse e si accettasse l\u2019azzardo che la figura che comparir\u00e0 &#8211; sia quella di un cavaliere di denari o di un Appeso, sia quella di un fante di spade o del Mondo &#8211; possa collimare per un&#8217;acrobazia associativa con la vita futura. C\u2019\u00e8 tanta voglia di un bacio della fortuna, sar\u00e0 solo per una compensazione alla stressata esistenza odierna; si ha voglia di affidarsi alle carte, alle stelle, e al buon destino augurale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"632\" height=\"1265\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/12\/Tarot-dit-de-Charles-VI_-le-Valet-depee_-entourage-dApollonio-di-Giovanni_-Florence_-vers-1460_-\u00a9-.jpeg\" alt=\"Tarot said of Charles VI, the Jack of the Sword\" class=\"wp-image-103601\"\/><figcaption>Tarot said of Charles VI, the Jack of the Sword, entourage of Apollonio di Giovanni, Florence, around 1460, \u00a9 Biblioth\u00e8que nationale de France.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>I tarocchi, anzi i \u201ctriumphi\u201d, fanno sognare; sono un gioco di carte speciali, nato in Italia nel XV secolo. Si compongono tradizionalmente di 78 carte, organizzate in quattro semi, e 22 carte \u201csuperiori\u201d, ovvero gli arcani maggiori, anche detti trionfi. Ci sono anche mazzi ridotti &#8211; per esempio nei paesi di lingua tedesca -, o aumentati, come le 97 carte delle \u201cMinchiate di Firenze\u201d. Gi\u00e0 il termine fa sorridere, anche se appare citato per la prima volta da una fonte autorevolissima: una lettera a Lorenzo de\u2019 Medici del 1466 scritta da Luigi Pulci, serissimo poeta rinascimentale di corte, ma anche gran parodista divertito, animato dallo spiritaccio toscano. Il termine \u201cminchiate\u201d \u00e8 probabilmente clonato sulla \u201cmentula\u201d, lemma latino femminile per il membro maschile: forse per dire che i tarocchi sono un gioco \u2018cazzuto\u2019, oppure per dire che non sono altro che un semplice passatempo. Doveva essere un divertimento molto raffinato, comunque, se il 16 settembre 1440 Giusto Giusti, nativo di Anghiari, notaio dei Medici e importante intermediario nella negoziazione dei contratti di condotta (truppe mercenarie guidate da un condottiero), scrive nel suo diario: \u00abVenerd\u00ec a d\u00ec 16 settembre donai al magnifico signore messer Gismondo un paio di naibi a trionfi, che io avevo fatto fare a posta a Fiorenza con il suo stemma, superbo, che mi \u00e8 costato 4 ducati e mezzo\u00bb. Una bella cifr per un mazzo di \u201cnaibi\u201d. Cosa siano i naibi ce lo dice l&#8217;etimologia araba della parola: sono le carte da gioco (questo termine si us\u00f2 in Toscana fino alla met\u00e0 del XV secolo).<\/p>\n\n\n\n<p>A designare Firenze come luogo di esecuzione di questi costosi \u201cnaibi a trionfi\u201d \u00e8 il diario di Giusto Giusti. Come scrive Franco Pratesi nei suoi <em>Giochi di carte nella Repubblica fiorentina<\/em> questi \u00abha confermato con chiarezza il ruolo di primo piano di Firenze nella produzione di carte da gioco\u00bb, mentre si era sempre ritenuto che le patrie creative dei tarocchi fossero Ferrara, Cremona e Milano. Un&#8217;attenta analisi effettuata tra il 2004 e il 2005 da Cristina Fiorini, e prima ancora da Luciano Bellosi, ha permesso di comprendere che i tarocchi Rothschild sono attribuibili a Giovanni di Marco detto Giovanni dal Ponte, artista del \u2018400 fiorentino. Questi \u201ctrionfi\u201d facevano parte di un mazzo creato a Firenze probabilmente nel 1423. Oltre alle otto carte (di cui una briscola, l&#8217;Imperatore) conservate al Gabinetto Rothschild del Louvre, apparteneva al mazzo anche una nona carta: un cavaliere di spade oggi conservato a Bassano del Grappa. A lungo considerate xilografie colorate, queste nove carte, al contrario, testimoniano una vivacit\u00e0 grafica e una dinamica che appartengono solo alla Firenze medicea.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre dire che i tarocchi miniati non sono carte ordinarie; colpiscono prima di tutto per le loro dimensioni, raramente inferiori ai 17 cm di altezza. Sono dei piccoli raffinatissimi fondi oro. Su una preparazione di carta e gesso viene stesa la laminatura con foglia d\u2019oro o d\u2019argento, frequentemente \u201ctimbrata\u201d con un punzone per formare decorazioni vegetali di fiori e foglie fitte, invase da volute o da forme geometriche, spesso a punta di diamante. Inutile dire che i pigmenti utilizzati sono estremamente costosi: dai lapislazzuli per il blu ai vermigli per il rosso fino alla miscela di indaco e orpimento, ossia i gialli cristalli sulfurei d\u2019arsenico per il verde. Questi tarocchi sono vere e proprie miniature. I \u201ctrionfi\u201d databili al XV secolo sono piuttosto numerosi: la percezione del loro incanto e della loro rarit\u00e0 s\u2019\u00e8 intrecciata al gioco del caso, favorendoli nella grande lotteria della sopravvivenza e facendo s\u00ec che queste carte miniate siano entrate in musei e collezioni di tutto il mondo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/12\/Valet-de-deniers-Anonyme-Milan-vers-1450-\u00a9-Landeshauptstadt-Hannover-Museum-August-Kestner.-Photographe-Christian-Rose-1024x1794.jpg\" alt=\"&quot;Valet de deniers&quot;, Anonyme, Milan\" class=\"wp-image-103599\"\/><figcaption>Jack of deniers, Anonymous, Milan, c. 1450 \u00a9 Landeshauptstadt Hannover, Museum August Kestner. Photographer, Christian Rose.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Certo \u00e8 stata proprio una carta della buona sorte quella acquistata nel 1992 dal <a href=\"https:\/\/www.museecarteajouer.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Mus\u00e9e Fran\u00e7ais de la Carte \u00e0 Jouer<\/a> di Issy-les-Moulineaux, sobborgo di Parigi. Ospitato in un antico padiglione di fine &#8216;700, il fiabesco \u201cPavillon Conti\u201d, questo museo, unico in Francia, \u00e8 uno dei sette al mondo dedicati al tema, assieme al Museo delle Carte da gioco a Turnhout nei Paesi Bassi, a quello di Leinfelden Echterdingen in Germania, dallo spagnolo <a href=\"https:\/\/fourniermuseoabibat.eus\/es\/inicio\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Museo Fournier de Naipes<\/a> a Vitoria , al Museo delle carte da gioco e tarocchi a Capriolo nel bresciano, fino al <a href=\"http:\/\/www.museodeitarocchi.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Museo Internazionale dei Tarocchi<\/a> a Vergato, sull\u2019Appennino bolognese. La carta acquisita dal Museo di Issy \u00e8 stata identificata con quella del Carro, figura degli arcani maggiori e simbolo di vittoria e trionfo sugli eventi. Preziosa come elegantissima miniatura, forse per questo magicamente preservata e sicuramente poco usata per i giochi a carte o le divinazioni, \u00e8 stata messa in relazione con due carte conservate nel Museo nazionale di Varsavia, ovvero una regina di coppe e un cavaliere di denari, che sicuramente facevano parte dello stesso gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di accoppiamenti di carte che per raffinatezza, ricchezza dei colori e fondo oro punzonato, avevano fatto pensare a una provenienza dalle corti rinascimentali di Ferrara. Ora un\u2019approfondita serie di nuovi studi e il lavoro scientifico di Thierry Depaulis, collezionista, storico dei tarocchi e delle carte da gioco, ha scosso l\u2019attribuzione ferrarese, riconoscendone invece l\u2019origine nella corte milanese dominata a met\u00e0 del XV secolo dalle carte miniate di Bonifacio Bembo e della sua bottega. A Milano, negli affreschi quattrocenteschi della \u201csala da gioco\u201d di Palazzo Borromeo, si intrattengono in una partita di tarocchi diafane creature rastremate, dalle acconciature arcane, \u201ccicinni eleganti, eleganze esotiche\u201d come nel 1958 scriveva nella sua lingua irta di lampi improvvisi Roberto Longhi, in occasione della mostra <em>Arte lombarda dai Visconti agli Sforza<\/em>, mentre tracciava quel solco della linea lombarda d\u2019arte e rivelava l\u2019inaudita raffinatezza del Quattrocento padano, dove \u201ctutto il cosmo pare volersi ridurre, depresso, entro la breve doga (la carta di bastoni) dorata di una carta da tarocco\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"629\" height=\"1273\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/12\/Cary-Yale_Tarot_deck_-_The_Emperor.jpg\" alt=\"Cary-Yale_Tarot_deck_-_The_Emperor\" class=\"wp-image-103604\"\/><figcaption>Visconti Tarot, \u201cThe Emperor\u201d, by&nbsp;Bembo, Bonifacio, XV century, &nbsp;Beinecke Rare Book &amp; Manuscript Library.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 1928 Longhi aveva gi\u00e0 inteso chi fosse l\u2019autore del corpus dei tarocchi lombardi conservati tra la Pinacoteca di Brera a Milano e l\u2019Accademia Carrara di Bergamo. Nel suo saggio apparso sulla rivista &#8220;Pinacotheca&#8221; attribuiva la creazione del mazzo di 48 carte indicato come \u201cArcani&nbsp;Brambilla\u201d&nbsp;(dal nome degli ultimi proprietari) a Bonifacio Bembo<strong>,<\/strong> maestro cremonese ben attento a cogliere le novit\u00e0 dei &#8220;foresti&#8221; Pisanello, Gentile e Masolino e la lezione pi\u00f9 espressiva in arrivo da Padova e Ferrara.<br>Bembo \u00e8 a capo di una mirabolante bottega, modello esemplare del fervore culturale che anima Cremona dalla met\u00e0 del Quattrocento. Con eccelsa eleganza profonde nei tarocchi voluti da Filippo Maria Visconti simboli, emblemi e motti dei duchi di Milano. A Bembo si fanno abitualmente risalire anche i tre tarocchi \u201cVisconti di Modrone\u201d conservati nella biblioteca Beinecke della Yale University. Ma nel 2013 Sandrina Bandera, curando una mostra sui tarocchi del Bembo intitolata <strong>&#8220;<\/strong>Quelle carte de triumphi che se fanno a Cremona\u201d, ha avanzato in maniera circospetta una nuova attribuzione, intravedendo nei tre arcani viscontei la mano forse del padre di Bonifacio, Giovanni, o di un altro artista dell\u2019entourage. Altre storie si intrecciano per i tarocchi dell\u2019Accademia Carrara. A Bergamo c\u2019era il Mazzo Colleoni, sempre della bottega bembesca, frazionato nell\u2019800 per le ambizioni del proprietario, il discendente Colleoni, bramoso di possedere un\u2019opera di Fra\u2019 Galgario in mano ai conti Baglioni. Ma come nel gioco del rubamazzo i tarocchi Baglioni ora sono finiti all\u2019Accademia Carrara di Bergamo, mentre i Colleoni sono stati venduti con profitto alla Morgan Library di New York.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/12\/Horseman-of-denarii-Master-of-the-Chariot-of-Issy-Milan-c.-1441-44-\u00a9-National-Museum-of-Warsaw--1024x1844.jpg\" alt=\"Horseman of denarii\" class=\"wp-image-103600\"\/><figcaption>\u201cHorseman of denarii\u201d, Master of the Chariot of Issy, Milan, c. 1441-44 \u00a9 National Museum of Warsaw.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un&#8217;altra piccola avventura a lieto fine, risalente al 2009, ovvero quella del mazzo completo di \u201ctriumphi\u201d Sola Busca &#8211; chiamato cos\u00ec dal nome dei proprietari (la marchesa Busca e il conte Sola) -, acquistato dal Ministero dei Beni Culturali e destinato alla Pinacoteca di Brera. Si tratta del pi\u00f9 antico mazzo completo esistente al mondo, dall\u2019iconografia enigmatica, viva testimonianza del sapere alchemico-ermetico tanto caro agli umanisti. Il basilisco, l\u2019essere mitico dal corpo di gallo e dalla coda di serpente &#8211; indispensabile per ottenere l\u2019oro &#8211; striscia fra le carte di denari, che alludono all\u2019<em>opus alchemicum<\/em>. \u00c8 stato molto tortuoso individuare l\u2019autore delle carte, prima attribuite allo Squarcione, maestro del Mantegna, e poi a Marco Zoppo e Giorgio Schiavone, fino ad approdare al pittore anconetano Nicola di Maestro Antonio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/12\/piatto-1-1024x1024.jpeg\" alt=\"Circular dish\" class=\"wp-image-103603\"\/><figcaption>Circular dish, tarot players, Anonymous, engobed and incised earth, lead glaze, c. 1480-1510 \u00a9 RMN-Grand Palais (Louvre museum), Daniel Arnaudet.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Attraverso questi disassati percorsi attributivi, i tarocchi lombardi hanno sub\u00ecto traversie e dispersioni degne dei promessi sposi Renzo e Lucia; ma sicuramente hanno costituito anche i materiali luccicanti per quel lieve capolavoro della fantasia combinatoria che \u00e8 <em>Il castello dei destini incrociati<\/em> di Italo Calvino, dove si intrecciano storie nate dalla successione delle misteriose figure dei tarocchi del Bembo, perfetti frammenti mobili, \u201cstrutture\u201d da riassemblare in percorsi infiniti. \u201cQuando studiavo la simbologia dei tarocchi &#8211; annota Calvino nelle <em>Lezioni Americane &#8211; <\/em>tra le tante letture \u00e8 stato un libro strano, l\u2019<em>Histoire de notre image<\/em> di Andr\u00e9 Virel, a suggerire idee chiarificatorie\u201d. In una lettera lo scrittore non esiter\u00e0 a definirlo il libro di un \u201cmatto\u201d. Non \u00e8 un caso: nei libri dei matti si trovano alle volte idee che servono. A patto di starsene a testa in gi\u00f9, come l\u2019Appeso dei tarocchi, in attesa di quella novissima, improrogabile &#8216;rivelazione&#8217; che lo spazio tiranno ci vieta, ancora una volta, di divulgare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Piccoli fondi oro, nati in Italia nel XV secolo, i Tarocchi sono giunti alle collezioni di oggi fra strani percorsi e qualche  scoperta.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":103599,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2385],"tags":[],"class_list":["post-103587","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-latest-art-history"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/103587","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/103587\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/103599"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=103587"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=103587"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=103587"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}