{"id":104378,"date":"2021-01-18T21:52:37","date_gmt":"2021-01-18T20:52:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=104378"},"modified":"2021-02-09T16:20:35","modified_gmt":"2021-02-09T15:20:35","slug":"patrick-welde-fotografo","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2021\/01\/18\/patrick-welde-fotografo\/","title":{"rendered":"A proposito della mentalit\u00e0 di Patrick Weld\u00e9"},"content":{"rendered":"\n<p>Limitarsi a osservare dalla la vetrina di una galleria d\u2019arte o dal muro di un museo i prodotti della vivace vena artistica di Patrick Weld\u00e9 (n. 1992, Mulhouse, Francia) sarebbe un fraintendimento di natura simile a quello che si sarebbe commesso nel secolo scorso ritenendo De Stijl un movimento artistico, comprando un dipinto astratto di Bruno Munari, oppure una fotografia di Nan Goldin. Patrick Weld\u00e9 non \u00e8 un artista, un fotografo (di moda), uno stylist, e non \u00e8 nemmeno un personaggio mediatico. Piuttosto, riesce a essere una sintesi di diversi ruoli, riducendoli a quel minimo comun denominatore che si chiama mentalit\u00e0 creativa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/01\/thumb_IMG_3446_1024.jpg\" alt=\"Patrick Weld\u00e9\" class=\"wp-image-104364\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u2018Qualche tempo fa &#8211; ricorda Weld\u00e9 &#8211; un agente \u00e8 venuto da me dicendomi che avevo molto talento, ma che se volevo farmi strada nel mondo della moda dovevo smettere di fotografare parenti e amici. Non gli ho dato retta\u2019. Per fortuna, visto che \u00e8 proprio il microcosmo di un paesino di 1500 anime a due passi da Mulhouse e dal confine con la Svizzera, ad aver offerto a Weld\u00e9 l\u2019occasione di dire con le immagini qualcosa di davvero interessante riguardo al nostro tempo. \u2018Sono cresciuto con il sogno di andarmene da qui, e a vent\u2019anni finalmente sono riuscito a stabilirmi a Parigi. Ma poi ho capito che non era Parigi il posto dove mi venivano le idee migliori, e sono tornato\u2019.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/01\/49-copie-1024x1453.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-104359\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>La scenografia offerta da una campagna spoglia, testardamente agricola, dal cielo quasi sempre bigio e senza ambizioni, \u00e8 in realt\u00e0 la metafora perfetta di quello che le citt\u00e0 sono per molti diventate. Se non si pu\u00f2 andare in ufficio, al ristorante, nei bar la sera, nei musei, se non si pu\u00f2 beneficiare della straordinaria variet\u00e0 umana che ogni citt\u00e0 offre, allora perch\u00e9 privarsi degli spazi aperti, dei verdi e degli azzurri di un borgo di campagna, che sar\u00e0 senz\u2019altro vantaggioso, per altro, anche sul piano economico? Come abbiamo imparato qualche anno fa a Venezia da una Biennale d\u2019Architettura, il trend di crescita in termini di abitanti delle citt\u00e0 rispetto alla campagna non si \u00e8 mai invertito nella storia, e scommettiamo che non sar\u00e0 una pandemia a cambiare la regola. Cos\u00ec come \u00e8 ragionevole pensare che non sar\u00e0 una pandemia a mettere in discussione che l\u2019arte si fa per il centro, piuttosto che per la periferia. Ma \u00e8 pur vero che la campagna \u00e8 uno scenario decisamente meno sfruttato dai creativi di ogni confessione, se non altro per una questione di logistica. Ed ecco dove l\u2019intuizione di Patrick Weld\u00e9 centra il bersaglio. Per quanto surreali, disadattati, scenografici possano sembrare i personaggi fotografati a Heimsbrunn, lo sfondo a cui sembrano appiccicarsi come stickers maleducati \u00e8 ostinatamente reale, disadorno, anonimo, immobile, crudo, muto, persino assoluto, al punto da diventare scena nella scena e raddoppiare ogni volta la forza espressiva del soggetto. Cos\u00ec la campagna di Mulhouse finisce per assomigliare molto alla Baltimora di John Waters, e anche gli amici dopotutto potrebbero essere gli stessi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/01\/Lola-dos-1024x1540.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-104363\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Il secondo pilastro che regge l\u2019edificio estetico eretto da Patrick Weld\u00e9 \u00e8 decisamente pi\u00f9 sottile del primo, ma altrettanto efficace. Dal punto di vista fotografico Weld\u00e9 si pone in modo pi\u00f9 o meno consapevole lungo quella linea che parte da un pioniere della cosiddetta <em>queer photography<\/em> Walter Pfeiffer [<a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2019\/04\/08\/walter-pfeiffer-an-interview-with-queer-photographys-forerunner\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a> il link alla nostra intervista con l&#8217;artista. Ndr.], passa attraverso Nan Goldin e Wolfgang Tillmans, e arriva diretta a Ryan McGinley. Rispetto a questi quattro punti cardinali l\u2019elemento che determina l\u2019unicit\u00e0 del linguaggio di Weld\u00e9 va cercato nel tono antilirico, in certi casi persino distaccato, delle sue immagini pi\u00f9 efficaci. Una delle costanti rivelate dalla personale dedicata a Weld\u00e9 da <a href=\"http:\/\/Limitarsi a osservare dalla la vetrina di una galleria d\u2019arte o dal muro di un museo i prodotti della vivace vena artistica di Patrick Weld\u00e9 (n. 1992, Heimsbrunn, Francia) sarebbe un fraintendimento di natura simile a quello che si sarebbe commesso nel secolo scorso ritenendo De Stijl un movimento artistico, comprando un dipinto di astratto di Bruno Munari, oppure una fotografia di Nan Goldin. Patrick Weld\u00e9 non \u00e8 un artista, un fotografo (di moda), uno stylist, e non \u00e8 nemmeno un personaggio mediatico. Piuttosto, riesce a essere una sintesi di diversi ruoli, riducendoli a quel minimo comun denominatore che si chiama mentalit\u00e0 creativa. \u2018Qualche tempo fa - ricorda Weld\u00e9 - un agente \u00e8 venuto da me dicendomi che avevo molto talento, ma che se volevo farmi strada nel mondo della moda dovevo smettere di fotografare parenti e amici. Non gli ho dato retta\u2019. Per fortuna, visto che \u00e8 proprio il microcosmo di Heimsbrunn, un paesino di 1500 anime a due passi da Mulhouse e dal confine con la Svizzera, ad aver offerto a Weld\u00e9 l\u2019occasione di dire con le immagini qualcosa di davvero interessante riguardo al nostro tempo. \u2018Sono cresciuto con il sogno di andarmene da qui, e a vent\u2019anni finalmente sono riuscito a stabilirmi a Parigi. Ma poi ho capito che non non era Parigi il posto dove mi venivano le idee migliori, e sono tornato\u2019.  La scenografia offerta da una campagna spoglia, testardamente agricola, dal cielo quasi sempre bigio e senza ambizioni, \u00e8 in realt\u00e0 la metafora perfetta di quello che le citt\u00e0 sono per molti diventate. Se non si pu\u00f2 andare in ufficio, al ristorante, nei bar la sera, nei musei, se non si pu\u00f2 beneficiare della straordinaria variet\u00e0 umana che ogni citt\u00e0 offre, allora perch\u00e9 privarsi degli spazi aperti, dei verdi e degli azzurri di un borgo di campagna, che sar\u00e0 senz\u2019altro vantaggioso, per altro, anche sul piano economico? Come abbiamo imparato qualche anno fa a Venezia da una Biennale d\u2019Architettura Il trend di crescita in termini di abitanti delle citt\u00e0 rispetto alla campagna non si \u00e8 mai invertito nella storia, e scommettiamo che non sar\u00e0 una pandemia a cambiare la regola. Cos\u00ec come \u00e8 ragionevole pensare che non sar\u00e0 una pandemia a mettere in discussione che l\u2019arte si fa per il centro, piuttosto che per la periferia. Ma \u00e8 pur vero che la campagna \u00e8 uno scenario decisamente meno sfruttato dai creativi di ogni confessione, se non altro per una questione di logistica. Ed ecco dove l\u2019intuizione di Patrick Weld\u00e9 centra il bersaglio. Per quanto surreali, disadattati, scenografici possano sembrare i personaggi fotografati a Heimsbrunn, lo sfondo a cui sembrano appiccicarsi come stickers maleducati \u00e8 ostinatamente reale, disadorno, anonimo, immobile, crudo, muto, persino assoluto, al punto da diventare scena nella scena e raddoppiare ogni volta la forza espressiva del soggetto. Cos\u00ec Heimsbrunn finisce per assomigliare molto alla Baltimora di John Waters, e anche gli amici potrebbero essere gli stessi.  Il secondo pilastro che regge l\u2019edificio estetico eretto da Patrick Weld\u00e9 \u00e8 decisamente pi\u00f9 sottile del primo, ma altrettanto efficace. Dal punto di vista fotografico Weld\u00e9 si pone in modo pi\u00f9 o meno consapevole lungo quella linea che parte da un pioniere della cosiddetta queer photography Walter Pfeiffer [qui il link alla nostra intervista con l'artista. Ndr.], passa attraverso Nan Goldin e Wolfgang Tillmans, e arriva diretta a Ryan McGinley. Rispetto a questi quattro punti cardinali l\u2019elemento che determina l\u2019unicit\u00e0 del linguaggio di Weld\u00e9 va cercato nel tono antilirico, in certi casi persino distaccato, delle sue immagini pi\u00f9 efficaci. Una delle costanti rivelate dalla personale dedicata a Weld\u00e9 da Goswell Road (Fuck the system, 2016), poi seguita da Freiheit (diario fotografico in edizione limitata che raccoglie alcune delle immagini pubblicate da Weld\u00e9 in un blog giovanile che probabilmente presto verr\u00e0 rimosso) \u00e8 la sua capacit\u00e0 di risultare espressivo anche senza ricorrere a lirica, dramma, o sentimentalismo zuccherino. Si intuisce che il fotografo \u00e8 parte integrante della scena che \u2018dipinge\u2019 - spesso nascondendo ai soggetti la macchina fotografica o lo smartphone -, ma il suo sguardo si mantiene inaccessibile, anche quanto il soggetto \u00e8 Weld\u00e9 in prima persona. In questo modo l\u2019immagine diventa neutra, atemporale, libera (freiheit, appunto) dalla narrativa che finirebbe per incanalare il significato nello sbadiglio della biografia personale. Poco importa perci\u00f2 sapere se uno dei personaggi pi\u00f9 ritratti soffriva al tempo dello scatto di un male gravissimo, da quale per grazia divina poi \u00e8 guarito. E poco importa che quel blog abbia attirato sul diciottenne Weld\u00e9 il caustico giudizio dei benpensanti di Heimsbrunn - gi\u00e0, perch\u00e9 non bisogna dimenticarsi che la campagna \u00e8 anche uno dei pochi luoghi rimasti in occidente dove esiste un pubblico benpensante da scandalizzare. L\u2019inaccessibilit\u00e0 dell\u2019autore libera l\u2019immagine dal sovrappeso di una narrativa specifica, e cos\u00ec si spiega anche perch\u00e9 poi questa funzioni cos\u00ec bene nell\u2019universo semiotico della moda, che alla vena di Weld\u00e9 da qualche tempo attinge. La storia siamo noi.  All\u2019inizio si parlava di mentalit\u00e0. Ebbene, dati i due pilastri - ovvero la costante del contesto rurale autentico e l\u2019inaccessibilit\u00e0 dell\u2019autore - l\u2019elemento che merita di essere \u00e8 lo spirito con cui Weld\u00e9 fotografa, che non \u00e8 quindi quello di documentare una certa personalit\u00e0, oppure un fatto di per s\u00e9 straordinario e perci\u00f2 potenzialmente meritorio della nostra attenzione. I personaggi di Weld\u00e9 non sono affatto maledetti, onirici, estremi, o in alcun modo sensuali. Al contrario, la loro autenticit\u00e0 fa in modo che si prestino a diventare parodia di certi clich\u00e9, una parodia che possiamo anche immaginarci interpretata da quegli personaggi al bancone d\u2019acciaio di un bar di campagna; un bar dove, in questo caso, non \u00e8 nemmeno necessario bere liquori dolci per provare di essere qualcuno. Forse allora quello di Weld\u00e9 \u00e8 davvero il canto della disillusione.\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Goswell Road (<em>Fuck the system,<\/em> 2016)<\/a>, poi seguita da <em>Freiheit <\/em>(diario fotografico in edizione limitata che raccoglie alcune delle immagini pubblicate da Weld\u00e9 in un blog giovanile che probabilmente presto verr\u00e0 rimosso) \u00e8 la sua capacit\u00e0 di risultare espressivo anche senza ricorrere a lirica, dramma, o sentimentalismo zuccherino.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/01\/1-1024x676.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-104357\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Si intuisce infatti che il fotografo \u00e8 parte integrante della scena che \u2018dipinge\u2019 &#8211; spesso nascondendo ai soggetti la macchina fotografica o lo <em>smartphone<\/em> -, ma il suo sguardo si mantiene inaccessibile, anche quando il soggetto \u00e8 Weld\u00e9 in prima persona. In questo modo l\u2019immagine diventa neutra, atemporale, libera (freiheit, appunto) dalla narrativa che finirebbe per incanalare il significato nello sbadiglio della biografia personale. Poco importa perci\u00f2 sapere se uno dei personaggi pi\u00f9 ritratti soffriva al tempo dello scatto di un male gravissimo, dal quale per grazia divina poi \u00e8 guarito. E poco importa che quel blog abbia attirato sul diciottenne Weld\u00e9 il caustico giudizio dei benpensanti &#8211; gi\u00e0, perch\u00e9 non bisogna dimenticarsi che la campagna \u00e8 anche uno dei pochi luoghi rimasti in occidente dove esiste un pubblico benpensante da scandalizzare. L\u2019inaccessibilit\u00e0 dell\u2019autore libera l\u2019immagine dal sovrappeso di una narrativa specifica, e cos\u00ec si spiega anche perch\u00e9 poi questa funzioni cos\u00ec bene nell\u2019universo semiotico della moda, che alla vena di Weld\u00e9 da qualche tempo attinge. La storia siamo noi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/01\/IMG_4073-copie-1024x1365.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-104362\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio si parlava di mentalit\u00e0. Ebbene, dati i due pilastri &#8211; ovvero la costante del contesto rurale autentico e l\u2019inaccessibilit\u00e0 dell\u2019autore &#8211; l\u2019elemento che merita di essere \u00e8 lo spirito con cui Weld\u00e9 fotografa, che non \u00e8 quindi quello di documentare una certa personalit\u00e0, oppure un fatto di per s\u00e9 straordinario e perci\u00f2 potenzialmente meritorio della nostra attenzione. I personaggi di Weld\u00e9 non sono affatto maledetti, onirici, estremi, o in alcun modo sensuali. Al contrario, la loro autenticit\u00e0 fa in modo che si prestino a diventare parodia di certi clich\u00e9, una parodia che possiamo anche immaginarci interpretata da quei personaggi al bancone d\u2019acciaio di un bar di campagna; un bar dove, in questo caso, non \u00e8 nemmeno necessario bere liquori dolci per provare di essere qualcuno. Forse allora quello di Weld\u00e9 \u00e8 davvero il canto della disillusione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/01\/Epouv-1024x724.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-104361\"\/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trasformando la campagna in una frontiera creativa Patrick Weld\u00e9 trova un antidoto ai clich\u00e9 urbani e alla disillusione della moda.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":104363,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1796],"tags":[],"class_list":["post-104378","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-mapping-the-artscape"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/104378","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/104378\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/104363"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=104378"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=104378"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=104378"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}