{"id":108390,"date":"2021-06-07T21:36:11","date_gmt":"2021-06-07T19:36:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=108390"},"modified":"2021-06-17T13:58:11","modified_gmt":"2021-06-17T11:58:11","slug":"josefine-reisch-se-la-storia-e-un-palcoscenico","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2021\/06\/07\/josefine-reisch-se-la-storia-e-un-palcoscenico\/","title":{"rendered":"Josefine Reisch: se la storia \u00e8 un palcoscenico"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando una storia sta per finire \u00e8 bene che si inizi a raccontarne un\u2019altra. Secondo Ursula K. Le Guin \u201cil problema \u00e8 che siamo diventati parte della storia dell\u2019assassino.\u201d Una storia a forma di arma; un osso, una freccia, una spada, o una lancia forgiata per l\u2019eroe e impugnata per cacciare, uccidere, e infine scrivere il suo racconto nel ruolo di vincitore. Sfogliando i libri di storia o le pagine di Wikipedia siamo tutti incappati in questo genere di cose, \u201ccose per picchiare, infilzare e colpire, cose lunghe, dure.\u201d Quello di cui non abbiamo sentito parlare \u00e8 l\u2019oggetto, o il dispositivo, in cui le cose vengono riunite: il contenitore della storia; la borsa. \u00c8 lo strumento che permette di raccogliere e conservare; di portare energia verso l\u2019interno, anzich\u00e9 spingerla verso l\u2019esterno. Per Ursula K. Le Guin [1], cos\u00ec come per Josefine Reisch, la borsa \u00e8 il luogo in cui narrazioni inesplorate vengono alla luce. Attraverso di esse un\u2019altra storia inizia a prendere forma, con personaggi senza nome e prospettive segrete.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/CFA_27_PlusQueMoi-1024x683.jpg\" alt=\"reisch\" class=\"wp-image-108368\"\/><figcaption>Installation view, Plus que Moi, 2016. Kunsthaus NRW, Aachen-Kornelim\u00fcnster.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La borsa ha un potere equalizzante; non c\u2019\u00e8 quasi nessuna gerarchia al suo interno. Le cose si perdono facilmente, ma poi si trovano sempre. Si aggrovigliano, la loro traiettoria \u00e8 erratica; sembrano muoversi per turbinii, non in modo lineare. Qui eroi e conquistatori, imperatori e re non hanno piedistalli su cui erigersi. Perci\u00f2 iniziano a mescolarsi con gingilli e chiavi di casa, con gioielli e cianfrusaglie. Con una giocosit\u00e0 consapevole nei confronti delle verit\u00e0 storiche Josefine Reisch decostruisce gli oggetti del potere andando oltre l\u2019ovviet\u00e0 e l\u2019evidenza. Il suo lavoro elude deliberatamente quello che ci viene dato dalla storia europea \u2013 che spesso corrisponde a testimonianze maschili \u2013 per comprendere le strutture che sottendono la nascita di ideali, ideologie e miti, zigzagando tra epoche, riferimenti e interessi per mescolarli in un brano diverso, un medley, un <em>mash-up<\/em>, una compilation.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/CFA_2_Birkin-30-Niloticus-Crocodile-Himalaya-1024x1227.jpg\" alt=\"josefine reisch\" class=\"wp-image-108360\"\/><figcaption>Josefine Reisch, <em>Birkin 30 Niloticus Crocodile Himalaya<\/em>, 2020, oil and metal leaf on canvas, 122x152cm. Courtesy of the artist and Galerie Noah Klink.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/CFA_10_Samples-mauve-ostrich-tinted-crocodylius-niloticus-tortoiseshell-1024x1374.jpg\" alt=\"reisch\" class=\"wp-image-108363\"\/><figcaption>Josefine Reisch, <em>Samples (mauve ostrich, tinted crocodylius niloticus, tortoiseshell)<\/em>, 2018. Oil on paper, 57x76cm. Courtesy of the artist and Galerie Noah Klink.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Sebbene la borsa-contenitore della storia possa essersi dissolta, o sia sparita in quanto oggetto, consumata dal passare del tempo, schiacciata dalla trama principale, gli insegnamenti della \u201cmodalit\u00e0 femminista di raccogliere\u201d e la loro eredit\u00e0 sono vivi e vegeti. Nonostante l\u2019interesse per le teorie di Le Guin, la passione di Reisch per la storiografia ha a che fare con le sue origini. La famiglia proviene dalla Repubblica Democratica Tedesca, ovvero l\u2019area est della Germania. \u201cOggi qualcuno potrebbe pensare che questi siano luoghi interessanti. Ma poco dopo la caduta del muro non lo erano affatto. Erano posti di cui a nessuno non importava un&#8217;accidente.\u201d Sono fenomeni legati allo zeitgeist \u2013 quando un singolo evento o una situazione pu\u00f2 essere letta in molti modi diversi \u2013 a indurre l\u2019artista a osservare il mondo attraverso la lente della storiografia, e a sfidare i presupposti legati all\u2019idea di autenticit\u00e0. Anche se poi la maggior parte del suo lavoro ha intenzioni analitiche, piuttosto che autobiografiche. \u201cCi\u00f2 che \u00e8 realmente successo \u00e8 sempre discutibile, specialmente quando \u00e8 molto lontano nel passato. Il modo in cui una storia viene narrata e presentata dipende in una certa misura da mode e tendenze.\u201d<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/CFA_9_Faberge-Coronation-Egg-1024x595.jpg\" alt=\"josefine reisch\" class=\"wp-image-108362\"\/><figcaption>Josefine Reisch, <em>Faberge\u0301 Coronation Egg<\/em>, 2018. Oil paint and gold leaf on paper, 211x143cm. Courtesy of the artist and Galerie Noah Klink.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Pensando all\u2019immagine della donna, e a come la sua percezione si \u00e8 trasformata nei secoli, Josefine Reisch vede il Rinascimento come un punto di rottura per la ritrattistica femminile, ritenendo l&#8217;epoca particolarmente affascinante per via del suo \u201cimpulso cosmopolita.\u201d Dice a questo proposito: \u201cquello che ho sempre amato in questi dipinti, e che appariva anche sulle monete, sono i profili.\u201d N\u00e9 seducenti n\u00e9 passionali, i soggetti in questo genere di ritratti restano impassibili. Il loro sguardo non incontra mai quello dell\u2019osservatore. I loro nomi sono in gran parte stati dimenticati. La perdita d&#8217;identit\u00e0 sembra accompagnarsi all&#8217;assenza quasi assoluta di potere politico.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei rapporti che Reisch ha esplorato pi\u00f9 in profondit\u00e0 \u00e8 quello tra la storia del ritratto e la pratica del <em>selfie<\/em>, intesa come mezzo per auto-rappresentarsi e promuoversi, tra contrasti e analogie. A queste ultime appartiene il problema dell\u2019oggettificazione. Per l\u2019artista ci\u00f2 che \u00e8 effettivamente mutato da allora \u00e8 semplicemente la quantit\u00e0 dei ritratti prodotti e, di conseguenza, il cambiamento in termini di valore. L\u2019emancipazione che presumibilmente dovrebbe seguire l\u2019auto-promozione visiva e fisica, invece, resta oggetto di dibattito. \u201cCertamente scattare un selfie \u00e8 emancipante, perch\u00e9 puoi farlo\u201d. Ma la domanda per Reisch \u00e8: dove ti porta?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/CFA_13_Profile23-1024x1295.jpg\" alt=\"reisch\" class=\"wp-image-108365\"\/><figcaption>Josefine Reisch, <em>Profile #23<\/em>, 2018. Oil on canvas, 30x40cm. Courtesy of the artist and Zabludowicz Collection.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/CFA_19_Installationview_Framing-1024x683.jpg\" alt=\"josefine\" class=\"wp-image-108366\"\/><figcaption>Installation view, Framing, 2020. Galerie Noah Klink, Berlin.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Esplorare il contesto di presentazione dei ritratti e interrogare la loro forma (come l\u2019artista ha fatto nella serie <em>Framing<\/em>, esposta per la prima volta a Berlino da <a href=\"https:\/\/noahklink.com\/universe-of-framing\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Noah Klink<\/a>) \u00e8 il modo in cui Reisch disgrega le fonti di autorit\u00e0, che possono essere istituzionali, come i musei, o legate agli oggetti, come nel caso delle cornici. Il suo interesse verso la storia, i profili e le cornici \u00e8 dunque sia concettuale che formale. La meticolosit\u00e0 con cui Josefine Reisch esamina le decorazioni, gli ornamenti e le rifiniture facendo ricerca sulle iconografie e le tendenze del passato \u00e8 strettamente legata all\u2019intenzione di capire pericoli e poteri delle ideologie, e come questi possano influire sulla produzione di valore. \u201cQuando penso al valore penso anche alla validit\u00e0, e a come questo valore viene generato.\u201d Nei dipinti in formato quadrato una parte significativa del processo consiste nel familiarizzare con il design degli oggetti. Il primo che l\u00ecartista ha dipinto era una riproduzione della scrivania di Napoleone Bonaparte. Nel quadro che Jacques-Louis David ha intitolato <em>Napoleone nel suo studio<\/em> (1812) \u201cc\u2019\u00e8 la scrivania, e lui gli sta di fronte.\u201d Reisch ha scoperto che Napoleone ha determinato il design del mobile: ha scelto infatti quali animali e quali ornamenti avrebbero dovuto comparire e deciso la loro disposizione. Inoltre, la scrivania disponeva di \u201cuna funzione piuttosto buffa\u201d: se era in disordine poteva chiudersi su se stessa. Cos\u00ec sembrava che Napoleone non dovesse mai lavorare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/CFA_26_PlusQueMoi-1024x683.jpg\" alt=\"reisch\" class=\"wp-image-108367\"\/><figcaption>Installation view, Plus que Moi, 2016. Kunsthaus NRW, Aachen-Kornelim\u00fcnster.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>\u201cC\u2019\u00e8 un momento in cui capisci che conoscere il tuo nemico \u00e8 davvero importante. Se ti capita di abitare una casa spettrale devi entrare in ogni stanza, guardare in ogni credenza, esplorare la cantina. Solo quando hai visto tutto non hai pi\u00f9 paura.\u201d La pratica artistica di Josefine Reisch \u00e8 radicata nella demistificazione delle leggende e della loro nascita. Nel tentativo di cogliere ci\u00f2 che la storia ha cancellato. L\u2019artista scruta il modo in cui le storie vengono narrate, influenzate, manipolate, spaziando dai film biografici hollywoodiani alle relazioni storiche, chiedendosi sempre come i fatti avrebbero potuto svolgersi altrimenti. Reisch definisce il suo approccio \u201cuna sorta di ricostruzione\u2026 un modo per conoscere e trasformare.\u201d In effetti, Josefine Reisch \u00e8 entrata in contatto con l\u2019arte (e il fare arte) attraverso il teatro. Entrambi i genitori sono artisti; la madre ha studiato pittura, il padre \u00e8 uno scenografo. Durante l\u2019infanzia Josefine lo seguiva spesso sul lavoro e cos\u00ec ha assistito a moltissimi spettacoli \u2013 il che si \u00e8 poi rivelato strumentale per l\u2019evoluzione della sua pratica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/CFA_3_JR_Itsverydiffculttokeepthelinebetweenthepastandthepresent.DoyouknowwhatImean-Itsawful_2020_Screenprintandetchingonsilk_80x83x3cm_HIGH-1024x1066.jpg\" alt=\"reisch\" class=\"wp-image-108361\"\/><figcaption>Josefine Reisch,<em> It\u2019s very difficult to keep the line between the past and the present. Do you know what I mean?It\u2019s awful<\/em>, 2020. Screen print and etching on silk, 80x83x3cm. Courtesy of the artist and Galerie Noah Klink.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>All\u2019interno della cornice delineata dal teatro tradizionale, Josefine Reisch guarda alla tradizione brechtiana. \u201cL\u00ec il palcoscenico non \u00e8 qualcosa che si fonde con la realt\u00e0 o che prova a connettersi alle emozioni. \u00c8 pi\u00f9 simile a un limite. Non c\u2019\u00e8 catarsi; piuttosto, c&#8217;\u00e8 una prospettiva su qualsiasi cosa tu possa pensare.\u201d La teoria di Bertolt Brecht sullo straniamento mira a riconoscere e contestualizzare l\u2019essenza di un oggetto come storica, e non come naturale o immutabile: ovvero, come qualcosa di causato e alterato dal tempo. Anche se il coinvolgimento di Reisch nell\u2019interpretazione della storia \u00e8 legato ai \u201clivelli di interpretazione e fraintendimento\u201d a cui apre, ci\u00f2 che ama del palcoscenico \u00e8 il modo in cui offre la \u201cpossibilit\u00e0 d\u2019illusione.\u201d Il titolo di uno dei suoi lavori, una serigrafia e incisione su seta del 2020, esprime chiaramente il suo punto di vista sulla funzione dell\u2019illusione e della fantasia nella propria percezione della verit\u00e0 nel tempo, nella storia e, pi\u00f9 generalmente, nel reale. <em>It\u2019s very difficult to keep the line between the past and the present. Do you know what I mean? It\u2019s awful. <\/em>Queste parole sono state pronunciate da Edith Bouvier Beale, la cugina di Jacqueline Kennedy Onassis, nel documentario intitolato <em>Grey Gardens<\/em> (1975). Durante gli anni di produzione del film <em>Little Edie<\/em> e la sorella vivevano in una casa popolata da procioni, tassi e pulci, senza acqua corrente. Nonostante il loro patrimonio si fosse dissipato avevano mantenuto \u201cil loro atteggiamento da gran dame,\u201d racconta l\u2019artista, aggiungendo che \u201cl\u2019ostentazione e la ricchezza possono essere una fantasia.\u201d \u00c8 la storia che fa la differenza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/CFA_12_Tulipiere2-1024x1534.jpg\" alt=\"josefine\" class=\"wp-image-108364\"\/><figcaption>Josefine Reisch, <em>Tulipiere (gothic)<\/em>, 2018. Beeswax, pigment, styrofoam, 75 x 25 x 25 cm. Courtesy of the artist and Galerie Noah Klink.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Analogamente, nei dipinti di Josefine Reisch l\u2019illusione creata dagli ornamenti dorati, dai personaggi leggendari e dalle imprese grandiose diventa un mezzo per raccontare una storia che, a volte, potrebbe persino non esistere. Lavorare con la storia significa rifiutare di porsi al servizio di quei fatti che, in superficie, appaiono come certezze. \u00c8 un atto di smantellamento, un abbattere muri e barriere, per scoprire quello che c\u2019\u00e8 sempre stato, ma che semplicemente \u00e8 rimasto nascosto. \u201cSe la storia \u00e8 l\u2019infinito processo di creazione umana\u201d per lo stesso motivo \u00e8 anche \u201cl\u2019interminabile processo di auto-scoperta umana\u201d, un processo simile a quello di auto-creazione, o <em>autopoiesis<\/em>, secondo Zygmunt Bauman. [2] Catturando e incapsulando la \u201csostanza della condizione umana\u201d la nozione di <em>autopoiesis<\/em> si interseca con la riluttanza a cedere a narrazioni ortodosse, o ai riverberi che nel lavoro di Josefine Reisch il racconto dell\u2019eroe e della sua lancia emana. Al contrario, in un mondo in cui \u201cla creazione \u00e8 la sola forma che pu\u00f2 assumere la scoperta\u201d la sua arte lascia spazio alla possibilit\u00e0 di scoprire attraverso l\u2019auto-creazione, dandole forma in quanto sorgente, e non oggetto, di un atto.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>[1] Ursula K. Le Guin, 1986, The Carrier Bag Theory of Fiction. Disponibile su https:\/\/ theanarchistlibrary.org\/library\/ursula-k-le-guin-the-carrier-bag-theory-of-fiction<\/p>\n\n\n\n<p>[2] Zygmunt Bauman, Liquid Modernity, 2000, Cambridge: Polity Press, p.203<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Josefine Reisch e le storie assassine. Un saggio ispirato dalla &#8220;carrier bag theory&#8221; di Ursula K. 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