{"id":108705,"date":"2021-06-22T11:30:00","date_gmt":"2021-06-22T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=108705"},"modified":"2021-06-22T19:49:15","modified_gmt":"2021-06-22T17:49:15","slug":"sofia-hernandez-chong-cuy-e-il-kunstinstituut-melly-unintervista","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2021\/06\/22\/sofia-hernandez-chong-cuy-e-il-kunstinstituut-melly-unintervista\/","title":{"rendered":"Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy e il Kunstinstituut Melly (un&#8217;intervista)"},"content":{"rendered":"\n<p>Il Kunstinstituut Melly \u00e8 stato fondato a Rotterdam nel 1990, con il nome di Witte De With Center for Contemporary Art. Il centro \u00e8 presto diventato un punto di riferimento vitale per il pubblico e per gli artisti internazionali. Pubblicazioni, ricerche e didattica completano un acuto programma espositivo, che nel corso degli anni ha interessato artisti come Ken Lum (1990), H\u00e9lio Oiticica (1992), Yto Barrada (2004), Sa\u00e2dane Afif (2008), Kasper Bosmans (2016), Goshka Macuga &amp; Ahmet \u00d6\u011f\u00fct (2017), Cecilia Vicu\u00f1a (2019). A partire dall&#8217;incarico affidato a Chris Dercon (1990\/1996), l&#8217;istituzione \u00e8 solita ruotare il suo direttore. Diversi cicli hanno cos\u00ec preso forma, determinati dall&#8217;approccio e dagli interessi di ciascun curatore, ma sempre improntati all&#8217;analisi dei cambiamenti del panorama politico e artistico. Per esempio, quando Catherine David nei primi anni 2000 \u00e8 entrata a far parte dell&#8217;istituzione ha portato con s\u00e9 la propria ricerca sulle rappresentazioni arabe contemporanee, mentre Defne Ayas ha focalizzato il suo programma su questioni di crisi e co-creazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/Photographer-Aad-Hoogendoorn-1024x683.jpg\" alt=\"melly\" class=\"wp-image-108492\"\/><figcaption>Kunstinstituut Melly, Rotterdam. Photography: Aad Hoogendoorn.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"1200\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/3_makuga_ogut.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-108882\"\/><figcaption>Exhibition overview O\u0308g\u0306u\u0308t &amp; Macuga, with Goshka Macuga, Colin Powell (2011), bronze cast, Witte de With Center for Contemporary Art, Rotterdam 2017. Photographer: Kristien Daem.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/Screen-Shot-2021-06-21-at-13.49.02-1024x675.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-108883\"\/><figcaption>Installation view of Paul Thek, <em>The Wonderful World That Almost Was<\/em> at Witte de With, Rotterdam. Saturday 3 June &#8211; Sunday 8 October 1995. Curated by Chris Dercon &amp; Roland Groenenboom.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>L&#8217;impresa principale dell&#8217;attuale direttrice Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy \u00e8 stato un sforzo partecipativo triennale avviato con l&#8217;intenzione di affrontare l&#8217;eredit\u00e0 coloniale rappresenta dall&#8217;ex intestatario dell&#8217;istituzione. Corneliszoon de With \u00e8 infatti un ufficiale navale vissuto nel diciassettesimo secolo che ha giocato un ruolo fondamentale nella politica espansionistica dei Paesi Bassi. Abbiamo perci\u00f2 chiesto a Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy di illustrarci la visione, le idee e gli obiettivi che hanno determinato la Name<em> Change Initiative<\/em> e che oggi continuano a orientare i programmi del Kunstinstituut Melly.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/Photographer-Zach-Hyman-1024x1280.jpg\" alt=\"Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy\" class=\"wp-image-108493\"\/><figcaption>Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy. Photo: Zach Hyman.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Dal momento che il nuovo nome &#8211; <em>Kunstinstituut Melly<\/em> appunto &#8211; \u00e8 stato lanciato nel gennaio 2021, sembra inevitabile partire da qui. Il cambio \u00e8 stato motivato da una lettera aperta indirizzata all&#8217;istituzione e ha dato il via a un processo di consultazione pubblica e di decisione partecipativa. In che misura crede che questo modello di <em>governance<\/em>, e questo spostamento verso una natura pi\u00f9 porosa, influenzeranno il futuro dell&#8217;istituzione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy:<\/em> Alcuni dei modelli che stiamo applicando a questo processo di apprendimento collettivo esistevano gi\u00e0 prima; sono solo stati articolati in modo diverso. Negli ultimi due anni abbiamo dato forma ad altri modelli pi\u00f9 nuovi e sperimentali. C&#8217;\u00e8 stata una differenza significativa quando ho creato un ruolo chiamato &#8220;Curatore dell&#8217;Apprendimento Collettivo&#8221;, che \u00e8 stato assegnato alla mia collega Jessy Kooieman solo un paio di mesi dopo l&#8217;inizio del mio mandato. Era qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso, qualcosa di sperimentale. Qui \u00e8 sempre stata una scelta chiave per i direttori entranti quella di portare un team curatoriale che li aiutasse a modellare e sviluppare le mostre e i programmi. Questo ruolo non \u00e8 paragonabile a quello di un curatore tradizionale &#8211; un creatore di mostre, o qualcuno con un <em>background<\/em> storico. Piuttosto, \u00e8 una posizione per qualcuno che sappia di pedagogia delle arti. Jessy si era appena laureata in un programma alla Willem De Kooning Academy chiamato Lifestyle and Design, dedicato al modo in cui diamo uno stile alla nostra vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentivo che era molto importante coinvolgere qualcuno che non fosse n\u00e9 un educatore n\u00e9 uno storico dell&#8217;arte, ma che fosse interessato a creare un nuovo ambiente in cui lo scambio potesse avvenire. Cos\u00ec quando Jessy \u00e8 stata nominata le ho subito affidato compito di sviluppare un nuovo programma educativo chiamato <em>Work Learn Program<\/em> (WLP), che fa parte del pi\u00f9 ampio ombrello dell&#8217;apprendimento collettivo. Il WLP riunisce un gruppo di giovani professionisti emergenti di Rotterdam assunti a salario minimo. Studiano qui insieme a tutor esterni e membri dello staff del museo. L&#8217;idea alla base \u00e8 che attraverso questo programma di studio questi professionisti producano un progetto, o un risultato, ma anche perndano decisioni informate, sulla base di un&#8217;esperienza istituzionale. Le prime tre edizioni di questo programma hanno contribuito al processo di ridenominazione del museo, al nostro documento politico e alla progettazione dell&#8217;identit\u00e0 visiva del Kunstinstituut Melly.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante mio mandato ho poi avuto modo di esplorare una serie di interessi che avevo da tempo e che vertono sul lavoro degli artisti del Sud Globale, specialmente dell&#8217;America Latina. Una delle regioni che penso abbiano bisogno di essere osservate pi\u00f9 da vicino dall&#8217;Europa \u00e8 quella caraibica, e questo centra con il fatto che i Caraibi sono stati colonizzati, o sono un <em>commonwealth<\/em> di un certo numero di paesi europei. Come europei conosciamo poco e poco ci relazioniamo con essi. Scegliere questa regione \u00e8 stato un modo per pensare a un tema importante come il transnazionalismo, e per pensarci attraverso l&#8217;Atlantico nero, nel modo in cui Paul Gilroy ne ha parlato. Noi purtroppo non siamo l\u00ec; e nemmeno la mia curatrice, Rosa de Graaf, ha avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di vivere in quei luoghi e cogliere appieno tutte le sfumature della questione. Cos\u00ec ho chiesto a Jessy di andarci un paio d&#8217;anni, per capire meglio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/e2d4844b5cc4b835ad5684333f4f3416-1024x1627.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-108498\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ho voluto collaborare con persone competenti e con queste individuare gli artisti sulla base della loro esperienza e delle nostre discussioni. Questo tipo di conversazioni generano migliori criteri di selezione e creano migliori strutture per portare artisti da una regione a un&#8217;altra, e anche per introdurre, in questo modo. un insieme di preoccupazioni, simboli e segni che da noi potrebbero non essere compresi, perch\u00e9 non condividiamo gli stessi riferimenti. Cos\u00ec abbiamo avviarto un rapporto a lungo termine con due importanti personalit\u00e0 locali, ovvero Annalee Davis e Holly Bynoe, entrambe molto attive nei Caraibi come artiste, curatrici e organizzatrici culturali. Da poco hanno anche creato una loro agenzia curatoriale, che si chiama Sour Grass. Queste conversazioni porteranno a una serie di mostre personali e a diversi programmi pubblici. Ora stiamo lavorando sulla selezione degli artisti per il prossimo anno &#8211; l&#8217;artista del 2021 \u00e8 invece Jasmine Thomas-Girvan, che vive a Trinidad e Tobago.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di un&#8217;altra forma di apprendimento collettivo, volta a creare nuove sensibilit\u00e0 e forme di comprensione &#8211; invece che limitarsi a dire: &#8220;ecco una mostra collettiva su ci\u00f2 che si fa nei Caraibi&#8221;, per poi presto passare a qualcos&#8217;altro. La nostra partnership con Sour Grass \u00e8 di tre anni, almeno per ora, per imparare a fondo e promuovere connessioni rilevanti. A Rotterdam la maggioranza della popolazione ha uno o due genitori di origine straniera. Molte di queste persone vengono dalle Antille Olandesi. Se vogliamo coinvolgere un nuovo pubblico, questo non accadr\u00e0 solo attraverso la programmazione pubblica o le iniziative come il <em>Work Learn Program<\/em>. Il processo deve anche svilupparsi attraverso un impegno a lungo termine per conoscere le culture dei Caraibi, <em>con<\/em> e <em>a proposito<\/em> di artisti che stanno lavorando l\u00ec e che possono o non possono &#8211; come di solito accade &#8211; far parte del mercato. \u00c8 un processo lento ma costante, e confido che col tempo sar\u00e0 anche sensibilmente trasformativo. Quando le cose vengono presentate in modo affrettato finiscono per essere facilmente incasellate. Voglio evitare che questo accada.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>84 STEPS \u00e8 una nuova mostra che sar\u00e0 attivata nel corso di un anno. Viene presentata come estensione del vostro spazio multifunzionale al piano terra, chiamato MELLY. Potrebbe descrivere come 84 STEPS intende diventare uno &#8216;spazio dinamico per la socializzazione dell&#8217;arte&#8217; e di quale natura sia la relazione con ci\u00f2 che accade nel mezzo, ovvero negli altri spazi espositivi del museo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy:<\/em> La programmazione organizzata nel nostro spazio al piano terra, che nel 2019 i partecipanti al WLP hanno appunto chiamato MELLY, ha aumentato sensibilmente il nostro pubblico. Poi ci siamo resi conto che questo nuovo pubblico non sapeva che avevamo anche un programma espositivo al piano superiore, a soli 84 passi da l\u00ec! Abbiamo notato che le persone desiderano socializzare: vogliono conoscere ci\u00f2 che stanno guardando per poi discuterne. Cos\u00ec, per 84 STEPS, abbiamo invitato gli artisti a ideare delle installazioni, usando questo spazio per fare programmazione, come fosse una specie di centro comunitario.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/84_STEPS_JEROEN_LAVEN-4-1024x683.jpg\" alt=\"Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy\" class=\"wp-image-108490\"\/><figcaption>Exhibition overview 84 STEPS, Kunstinstituut Melly, 2021, Rotterdam. Photographer: Jeroen Lav\u00e8n.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che stiamo pianificando per le prossime edizioni del <em>Work Learn Programme<\/em> fa avanzare la nostra riflessione collettiva su come gli altri possono aiutarci a dare forma ai nostri programmi e alla nostra politica. Tra gli interessi condivisi da Jessy e dalla maggior parte dei partecipanti non c&#8217;\u00e8 solo quello dar forma alla politica, o dare un nome, o un design all&#8217;istituzione &#8211; anche se questi sono certo aspetti istituzionali molto importanti. C&#8217;\u00e8 anche il desiderio di avere uno spazio in cui le mostre hanno luogo anche dal punto di vista curatoriale, come avviene in una galleria tradizionale. Cos\u00ec, all&#8217;interno delle cornici curatoriali progettate da Jessy e dal team (il corpo e la performance come siti di comunicazione non verbale; la famiglia, la storia orale e le conversazioni intergenerazionali; l&#8217;ambiente come ecosistema) presto dedicheremo il secondo piano alla presentazione di qualsiasi cosa venga creata dai partecipanti a questi programmi. Stiamo anche rinominando il programma CLIP (<em>Collective Learning In Practice<\/em>); \u00e8 un modo divertente per segnare una nuova tappa del nostro percorso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questi programmi hanno un impatto sul suo modo di approcciare il &#8220;far&#8221; mostre?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy:<\/em> In effetti sono sopratutto un&#8217;organizzatrice di mostre, e come tale faccio molte ricerche. Il criterio di scelta riguardo a cosa e chi esporre \u00e8 qualcosa che prendo molto sul serio. Credo debba essere inclusivo, ma che debba anche rappresentare un contributo al campo dell&#8217;arte &#8211; del resto, questa \u00e8 la direzione verso cui la nostra istituzione si \u00e8 sempre mossa. Per me la domanda dietro una mostra \u00e8: cosa significa che ci\u00f2 venga presentato al pubblico proprio ora?<\/p>\n\n\n\n<p>Le tre esperienze precedenti del <em>Work Learn Programme<\/em> ci permettono ora di andare oltre, nello spazio espositivo, ma anche in altre forme di relazione. Lasciar che le cose accadano \u00e8 anche parte di questo processo, ovvero lasciar accadere non solo gli spazi che occupi, ma soprattutto certe idee, o norme, che magari pensavi fossero le pi\u00f9 rilevanti, o alle quali non hai nemmeno pensato e a cui ti sei semplicemente attenuto. Lavoriamo nel settore culturale, nel mio caso in questa istituzione, che \u00e8 stata fatta per sperimentare e che ha la capacit\u00e0 di influenzare i visitatori, il pubblico e speriamo i politici, per altri modi di lasciar accadere, di accogliere, di condividere. Questo \u00e8 il mio pensiero. Ed \u00e8 per me molto importante non dimenticare che queste istituzioni sono fatte proprio per sperimentare come pu\u00f2 essere creata la cultura, e non solo per presentare a come sia stata prodotta. Per quanto mi riguarda \u00e8 poi importante non essere presuntuosa, magari pensando di poter cambiare il mondo; preferisco piuttosto riconoscere che l\u00ec non ho potere. Qui invece ne ho, e se offro un nuovo contributo, forte o interessante, questo avr\u00e0 certamente un impatto sugli altri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come curatrice ha gi\u00e0 diretto una collezione d&#8217;arte contemporanea incentrata sulla promozione dell&#8217;arte latinoamericana, negli Stati Uniti e a livello internazionale (la Colecci\u00f3n Patricia Phelps de Cisneros). Puoi parlarci di questo passaggio al Kunstinstituut Melly e di come questa esperienza stia alimentando la sua pratica attuale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy:<\/em> Ho lavorato per sette anni alla Fondazione. Funziona davvero come un museo senza pareti. Non abbiamo uno spazio museale e l&#8217;idea era che il finanziamento servisse a sostenere le infrastrutture esistenti. Per me questo era un fatto importante. Ci sono realt\u00e0 che sono l\u00ec e gi\u00e0 contribuiscono alla societ\u00e0 con cui devi collaborare, piuttosto che costruire il tuo impero. Il mio ruolo al CPPC era incentrato sulla ricerca, le acquisizioni e infine le donazioni. Ho creato programmi educativi su argomenti transnazionali &#8211; e con questo intendo idee discusse e rilevanti in tutto il continente; e le acquisizioni che potevo fare erano di artisti che non sarebbero stati necessariamente visti perch\u00e9 non parte del circuito del mercato dell&#8217;arte di fiere e gallerie. Se non si andava sul posto e non si identificava la loro rilevanza erano artisti che nessuno avrebbe conosciuto altrimenti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"828\" height=\"552\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/5_girvan.jpg\" alt=\"melly\" class=\"wp-image-108495\"\/><figcaption>Jasmine Thomas-Girvan, Rooted, 2016, bronze, plywood and macaw feather (Ara ararauna)30.5 x 204 x 25.3cm, courtesy the artist.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il mio passaggio al Kunstinstituut Melly \u00e8 stato proprio perch\u00e9 l&#8217;avevo studiato a scuola, negli anni Novanta, che \u00e8 il periodo in cui questa istituzione \u00e8 stata fondata e ha iniziato a fare mostre innovative. Era una scuola e la prendevo molto sul serio. Ed \u00e8 ancora una scuola! Per me \u00e8 stata una sfida venir qui. Significava che dovevo lavorare per quell&#8217;eredit\u00e0. Naturalmente le cose erano un po&#8217; diverse, con il cambio di nome e tutto il resto\u2026 Ma mi \u00e8 mancato molto fare mostre. Ora \u00e8 anche un periodo finito. Fa parte della storia della nostra istituzione e penso che sia fantastico che si ruoti ogni 3 o 6 anni. Un grande problema in questo e in molti altri paesi \u00e8 che siccome le persone non si muovono dalle loro posizioni, e i budget non aumentano, \u00e8 difficile per altre persone iniziare a fare esperienza e creare una traiettoria istituzionale. Mi chiedo, come si pu\u00f2 cambiare un&#8217;istituzione in modo sistematico se non si considera il fatto che anche i sistemi di lavoro devono adattarsi alle nuove realt\u00e0? Tutti attaccano le istituzioni per esser poco dinamiche, ma poi la domanda dovrebbe essere: in che modo il mercato del lavoro pu\u00f2 accogliere le generazioni pi\u00f9 giovani, le persone di altre classi e razze che hanno un interesse nelle arti, perch\u00e9 queste possano acquisire anche un&#8217;esperienza istituzionale?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;esplosione del Covid-19 nel 2020 ha fermato molte attivit\u00e0 e ha rivelato diverse forme di precariet\u00e0 e disuguaglianza sociale. Come avete reagito, come istituzione, a questa crisi e al suo impatto sul settore culturale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy:<\/em> Abbiamo fatto cose diverse in momenti diversi. Per esempio, non abbiamo annullato i nostri impegni con gli artisti: abbiamo rimandato per mesi, ma non abbiamo annullato i pagamenti. Oppure, all&#8217;inizio dell&#8217;anno scorso, ci siamo impegnati a pagare i nostri <em>freelance<\/em> (assistenti di galleria e personale di sicurezza, la maggior parte dei quali sono artisti) anche se non hanno potuto lavorare a causa delle chiusure. Poi ho capito che molti altri artisti si trovavano nella medesima situazione. Cos\u00ec abbiamo sviluppato un programma chiamato <em>Communities<\/em>, nell&#8217;ambito del quale abbiamo commissionato loro dei post su Instagram.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/06\/MELLY_TV_SCREEN_GRABS_3-1024x555.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-108491\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Durante la pandemia abbiamo dovuto creare contenuti digitali, perch\u00e9 le nostre mostre sono state chiuse. Non \u00e8 facile fare le mostre che facciamo. Serve almeno un anno per produrle. Ma cosa succede se nessuno poi le pu\u00f2 vedere? Cos\u00ec abbiamo iniziato a sviluppare una serie di attivit\u00e0 online, come i PDF scaricabili, progettati con orientamento pedagogico per svolgere attivit\u00e0 divertenti. Le attivit\u00e0 online sono state un modo per portare le persone ai temi delle mostre attraverso percorsi alternativi. Non si tratta solo di aspetti finanziari, ma di mantenere una connessione con il nostro pubblico, qualcosa che ha richiesto tempo creare. Il Covid ha avuto un forte impatto, a partire dallo stress emotivo e dal lavoro a questo conseguente. Tutto \u00e8 ancora molto precario, e sono cos\u00ec tante le persone che in questi mesi si sono ammalate!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ha pi\u00f9 volte dichiarato di voler adottare una pratica di ascolto all&#8217;interno del quadro istituzionale. Vede una tendenza verso tale cambiamento in altre istituzioni olandesi, o europee? Si vedono molte iniziative orientate al discorso de-coloniale. Quando si potr\u00e0 dire che il de-colonialismo ha smesso di essere un argomento ed \u00e8 diventato pratica effettiva?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy:<\/em> Penso che le istituzioni stiano cambiando. Nei Paesi Bassi ci sono diverse iniziative. Come il Verhalenhuis Belv\u00e9d\u00e8re, la Hip Hop House, il Van Abbe Museum, l&#8217;Amsterdam Museum, il Framer Framed, ecc. Tutti sono molto impegnati sul piano politico e, in termini di struttura, si lavora su pi\u00f9 livelli. Non si tratta solo un fatto programmatico, o dell&#8217;assunzione di una certa persona. Guardo a come queste istituzioni leggono la questione dal punto di vista curatoriale, o a come stanno cambiando i loro <em>board<\/em>. In termini di inclusivit\u00e0 e accessibilit\u00e0, il programma del Van Abbe Museum \u00e8 piuttosto interessante, cos\u00ec come interessante \u00e8 stata la decisione del Rijksmuseum di smettere di usare l&#8217;etichetta <em>Golden Age<\/em> per riferirsi alla pittura XVII secolo. Certo, c&#8217;\u00e8 molto chiacchiericcio in questo momento, ma si deve pur iniziare da qualche parte! Ci sono molte aspettative, ma se poi le idee siano davvero possibili \u00e8 ancora tutto da dimostrare. Nel nostro caso, la tabella di marcia \u00e8 stata dettata dall&#8217;idea di creare gradualmente una certa consapevolezza. Offriamo molta formazione al nostro staff, pure questa \u00e8 una componente essenziale. Bisogna creare sensibilit\u00e0 e consapevolezza perch\u00e9 il cambiamento avvenga.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il cambio di nome, promosso dalla direttrice Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy, il Kunstinstituut Melly (gi\u00e0 Witte De With) adotta una nuova traiettoria<\/p>\n","protected":false},"featured_media":108493,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1797],"tags":[],"class_list":["post-108705","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-in-dialogue-with"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/108705","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/108705\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/108493"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=108705"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=108705"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=108705"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}