{"id":109501,"date":"2021-07-19T16:12:52","date_gmt":"2021-07-19T14:12:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=109501"},"modified":"2021-07-19T16:12:59","modified_gmt":"2021-07-19T14:12:59","slug":"paolo-pagani-valsolda","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2021\/07\/19\/paolo-pagani-valsolda\/","title":{"rendered":"Paolo Pagani, meraviglioso falsario e trasformista"},"content":{"rendered":"\n<p>Davanti alle opere di Paolo Pagani ci si domanda come mai il suo nome non sia oggi tra quelli universalmente noti al grande pubblico. Pagani \u00e8 stato un pittore eccentrico, visionario, originalissimo, artefice di infinite trasformazioni e sperimentazioni. Eppure, al di fuori dalla cerchia degli studiosi di pittura barocca, \u00e8 assai raro trovare chi conosca anche soltanto una sua opera. Fortunatamente, la critica sta dimostrato un rinnovato interesse per questa figura piuttosto sfuggente dell&#8217;arte italiana tra Sei e Settecento. I recenti studi di storici dell&#8217;arte come Morandotti, Frangi, Pescarmona, Geddo, Zanuso, solo per dirne alcuni, sono oggi un prezioso viatico per riportare alla luce un pittore formidabile ma che non \u00e8 sempre facile distinguere tra verit\u00e0 e menzogne, fra travestimenti e falsificazioni, fra attribuzioni fuorvianti e strette somiglianze con altri artisti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/07\/IMG_20200730_120952-1024x768.jpg\" alt=\"Paolo Pagani - Parish Church of San Martino\" class=\"wp-image-109497\"\/><figcaption>Paolo Pagani &#8211; Parish Church of San Martino &#8211; Frescoes on the vault, 1696-97, Castello Valsolda, Como.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Di Paolo Pagani si sa che nasce a Castello Valsolda il 22 settembre 1655 da una famiglia di artisti: pittori, scultori, scalpellini, muratori, alcuni dei quali attivi nel cantiere del Duomo di Milano. Paolo da Valsolda si sposta giovanissimo, come avevano fatto molti suoi colleghi originari delle terre che si affacciano sul lago di Como, tutti attratti dai grandi cantieri artistici di Venezia e Vicenza. Nulla si sa della fase giovanile di Paolo Pagani. La luce sulla sua produzione si accende solo dopo i suoi 25 anni, quando firma come stampatore una serie di acqueforti del pittore e incisore Giuseppe Diamantini. Ed \u00e8 proprio in Diamantini, di origine marchigiana ma attivo a Venezia, maestro di artisti come Rosalba Carriera, che va forse immaginato un primo riferimento per Pagani.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/07\/Johann_Carl_Loth_001-1024x770.jpg\" alt=\"Loth\" class=\"wp-image-109658\"\/><figcaption>Johann Carl Loth, &#8220;Jupiter and Mercury hosted by Philemon and Baucis&#8221;, oil on canvas, before 1659, Kunsthistorisches Museum, Vienna<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma districarsi nel tema della formazione di Pagani \u00e8 compito aspro. Possibili suoi modelli potrebbero essere stati Johann Carl Loth, affine anche per l&#8217;intensit\u00e0 delle scene, e Giovanni Battista Langhetti, il cui naturalismo si vede per esempio nel <em>Martirio di Sant&#8217;Erasmo<\/em> di Paolo Pagani, custodito oggi nella Galleria nazionale di palazzo Spinola a Genova, considerato dalla critica il pi\u00f9 antico quadro di Paolo oggi conosciuto, solo di recente ricondotto al suo catalogo, e senz&#8217;altro tra i capolavori di tutta la sua produzione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PAGANI TRASFORMISTA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Distinguere i maestri di Pagani non \u00e8 cosa semplice anche a causa dell&#8217;imprendibile personalit\u00e0 stilistica del pittore. Pagani \u00e8 capace di cambiare registro e modello anche in opere assai vicine nel tempo. A volte, per esempio, ha una pittura acquarellosa, come nelle <em>Storie di Sansone<\/em> e nel <em>Compianto di Abele<\/em> al <a href=\"http:\/\/www.museum-braunschweig.de\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Herzog-Anton-Ulrich-Museum<\/a> di Braunschweig, o come nella <em>Maddalena<\/em> della Gemaldegalerie di Dresda, dipinte tra i 25 e i 35 anni. Eppure, di segno opposto a quei modi liquidi, soltanto pochi anni prima si trovava in una pittura ruvida, a strappi, senza traccia della luce calda di Braunschweig. Tra gli anni 80 e 90 si vedono poi le figure pi\u00f9 danzanti, plasticamente ben modellate, sempre morbide, accostate dalla critica a un altro possibile modello di Pagani: Louis Dorigny, artista francese, presente in Laguna proprio in quel torno d&#8217;anni e grande innovatore della pittura veneziana.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/07\/Lousi-Dorigny-.-Interior_of_Chiesa_dei_Gesuiti_Venice_-_Ceiling_of_transept-2-ok-1024x720.jpg\" alt=\"Lousi Dorigny, Venezia\" class=\"wp-image-109495\"\/><figcaption>Louis Dorigny &#8211; \u201cThe triumph of the name of Jesus\u201d, frescoes in the transept, 1732, Church of Santa Maria Assunta known as I Gesuiti in Campo dei Gesuiti, Venice.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che Pagani \u00e8 impossibile da incasellare in un percorso lineare. Negli stessi anni del soggiorno veneziano, dunque prima del 1690, ci sono opere che hanno fatto pensare persino al ricordo di Luca Giordano, e ancora ai modelli di Pietro Liberi e di Diamantini. Un esempio per tutti \u00e8 la <em>Guarigione del cieco<\/em> della Galleria Sabauda di Torino, dal disegno controllatissimo, dai colori limpidi e schiariti, con una superficie algida e in certi punti metallica. In altre opere di quel momento, come <em>Samele e Giove <\/em>della <a href=\"http:\/\/www.moravska-galerie.cz\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Moravska Galerie<\/a> di Brno, si sfiora invece il virtuosismo anatomico nella resa di muscoli perfettamente torniti, di panneggi indagati in ogni minima piega. I due quadri di Torino e Brno sono una specie di contrappunto freddo alla morbidezza dei quadri di Braunschweig e Dresda, pure non lontani nel tempo. Ma gli esempi offerti dalla critica per questi cambi di tono, di registro, di gusto, sarebbero molti. Inutile dunque cercare un sentiero diritto. Bisogna accontentarsi di seguire questo pittore opera per opera. Tenendo presente il suo carattere fuori dagli schemi, pronto a tradire i suoi modelli, e anche se stesso, non appena s&#8217;affacci lo spiraglio di un nuovo spunto d&#8217;imitazione, di riflessione, di sperimentazione. O anche semplicemente per incontrare il gusto di una nuova committenza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"679\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/07\/Jupiter_and_Semele_-_Paolo_Pagani-1.jpg\" alt=\"Paolo Pagani - \u201cJupiter and Samele\u201d\" class=\"wp-image-109493\"\/><figcaption>Paolo Pagani &#8211; \u201cJupiter and Samele\u201d, oil on canvas, Brno, Moravska Galerie, c. 1685-90.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il travestitismo di Pagani \u00e8 testimoniato anche dalla pletora di nomi cui sono stati attribuiti, nei secoli, i suoi dipinti. E lo stesso Pagani ci ha messo del suo nel far perdere le proprie tracce, cos\u00ec capace di mimetizzarsi di volta in volta in vesti diverse. Tanto pi\u00f9 che per diversi anni, all&#8217;inizio della sua carriera, si nascose dalla Corporazione dell&#8217;arte dei pittori, operando in clandestinit\u00e0, con il solo scopo di evadere le tasse, probabilmente realizzando diverse opere \u201calla maniera di\u201d, per poi venire allo scoperto soltanto nel 1685.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PAGANI CHE APPARE E SCOMPARE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Documentato a Venezia, Pagani scompare nuovamente dai radar nel 1690. Da quella data non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 traccia della sua presenza nelle carte degli archivi della Serenissima. Il pittore rispunter\u00e0 solo il 26 marzo 1696 a Castello Valsolda, nella sua patria d&#8217;origine, con uno dei suoi lavori pi\u00f9 spettacolari, la decorazione della volta della chiesa di San Martino, e lo far\u00e0 dopo almeno sei anni di assenza dall&#8217;Italia, periodo nel quale avr\u00e0 vagabondato in vari centri dell&#8217;Europa centrale, tra Vienna, la Moravia e la Polonia.<\/p>\n\n\n\n<p>A Krom\u011b\u0159\u00ed\u017e, nell&#8217;attuale Repubblica Ceca, lavorer\u00e0 agli affreschi per la residenza estiva del principe vescovo Carl-Liechtenstein-Castelcorno. Ma sono diversi i documenti che attestano pagamenti all&#8217;estero in quegli anni, ingaggiato da alcune corti dell&#8217;Europa filo-imperiale e forse anche per Leopoldo I. A testimoniare l&#8217;attivit\u00e0 di quegli anni resta oggi una serie di opere sparsa tra residenze e musei dell&#8217;Europa centrale, come i disegni custoditi nella Biblioteca statale delle scienze a Olomouc, ancorch\u00e9 precedenti al suo viaggio, che attestano l&#8217;importanza del disegno nell&#8217;intera sua carriera: una caratteristica costante, che si tradurr\u00e0 sempre in un forte impianto delle sue pitture, sia quelle in cui il colore sembra trasferito da un acquerello sia in quelle dove la muscolatura perfetta sembra derivare invece da un&#8217;impostazione accademica strutturatissima e rigida.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/07\/met-1024x1466.jpg\" alt=\"Paolo Pagani drawing\" class=\"wp-image-109494\"\/><figcaption>Paolo Pagani &#8211; \u201cStudies of Three Naked Men, a Right Arm and a Nude Figure Supported by Another (recto); drawing; Pen and brown ink, brush and brown wash, over black chalk (the three struggling figures) (recto); &#8211; Metropolitan Museum of Art, New York, 1700-1710 ca.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>A Krom\u011b\u0159\u00ed\u017e si possono ancora vedere suoi affreschi nella sede del palazzo Arcivescovile. Tracce di suoi dipinti a fresco sono nella chiesa dell&#8217;abbazia cistercense di Velehard, in Moravia. E opere di Pagani sono visibili nella chiesa di Sant&#8217;Anna a Cracovia, dove c&#8217;\u00e8 l&#8217;intensissimo <em>San Sebastiano,<\/em> inserito nella Gloria di angeli della maestosa cornice a stucco di Baldassarre Fontana, stuccatore con il quale Pagani collabor\u00f2 spessissimo e con le cui realizzazioni seppe far dialogare sempre le prospettive delle sue composizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Degli anni in Europa centrale vanno ricordate almeno altre due opere significative: <em>Ercole e il figlio Illo preparano il rogo<\/em> (92-94), gi\u00e0 in palazzo Leoni Montanari a Vicenza e oggi in collezione privata, e il <em>Sant&#8217;Onofrio<\/em> della pinacoteca del convento dei Cappuccini di Voltaggio, in Piemonte (1694). Sia Ercole sia il santo raffigurati in queste opere hanno una postura scomodissima, precaria, instabile, seduti su rocce spigolose e dunque forse fastidiose per i loro ospiti, tanto da trasferire all&#8217;opera una qualit\u00e0 vibrante, una tensione che rimanda lo spettatore a una sensazione di verit\u00e0 e finzione allo stesso tempo, con le pose innaturali dei due personaggi che sembrano fatte apposta perch\u00e9 questi paiano in procinto di alzarsi da un momento all&#8217;altro; o, come nel caso di Sant&#8217;Onofrio, sembrino inserite in un set dal sapore cinematografico o teatrale, con le pietre che paiono di cartapesta, con gli oggetti disposti sapientemente nello spazio, e con la figura protagonista illuminata come da un faro a occhio di bue. Sembra di trovarsi in uno studio di posa. Ci si immagina Ercole e Onofrio che si alzino per rivestirsi non appena terminato lo shooting, mentre lo staff libera la scena dagli elementi della finzione. Forse \u00e8 un azzardo dettato da una sensibilit\u00e0 contemporanea, ma la tentazione di attribuire alle figure di Pagani la stessa instabilit\u00e0 e inquietudine della sua vita \u00e8 forte. Soprattutto se si mette il naso nelle pieghe travagliate della sua biografia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PAGANI FALSARIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Pagani, proveniente da una famiglia di artisti e artigiani, sposato con la figlia di uno straccivendolo, coltivava la strenua ambizione di vestire il proprio nome con il blasone della nobilt\u00e0, anche se nobile, ovviamente, non lo era mai stato. Cos\u00ec, per esempio, del tutto fortuitamente, durante la ristrutturazione della sua casa di Castello Valsolda, dopo il suo ritorno in patria, spuntano privilegi nobiliari e attestazioni della &#8220;antichissima fede cristiana della sua famiglia&#8221;. Secondo le \u201criscoperte\u201d carte, un&#8217;avventurosa genealogia faceva discendere la sua famiglia da una stirpe senza credo (non a caso \u201cpagani\u201d), una discendenza che comincia nientemeno da Ismaele, protagonista negativo dell&#8217;Antico Testamento, figlio illegittimo di Abramo, per continuare con sanguinari condottieri (e addirittura un re d&#8217;Africa) convertitasi per\u00f2 al Cristianesimo nel XIII secolo. \u201cI Pagani, illuminati da Dio, bramosi d&#8217;abbandonare l&#8217;Idolatria, ed abbracciare la vera legge di Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo, professarono la Fede Cattolica, ed ebbero l&#8217;onore di essere tenuti al Sacro Fonte dal Serenissimo Conte di virt\u00f9 e di Milano Galeazzo Visconti Vicario Generale dell&#8217;Imperatore Federico II&#8230;\u201d: cos\u00ec si leggeva.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, gli studi recenti hanno dimostrato che quei documenti erano stati falsificati grazie all&#8217;abilit\u00e0 calligrafica e araldica di Paolo Pagani. E che il solo scopo di quel falso era agevolare l&#8217;adozione del figlio dell&#8217;artista, Angelo, da parte del marchese Cesare Pagani, privo di eredi diretti. Non si tratta di una nota di colore o di pura vanit\u00e0 nella biografia di Pagani, ch\u00e9 anzi quella vicenda divenne terreno di diverse battaglie giudiziarie e occup\u00f2 la mente dell&#8217;artista a lungo, distraendolo forse anche dal suo lavoro. Quelle millanterie, incastonate in una cornice storica del tutto plausibile ma sortita dalla pura invenzione dell&#8217;artista, avranno il loro contrappunto figurativo proprio in uno dei migliori lavori a fresco del Pagani: la decorazione della volta della chiesa di Castello Valsolda, dove campeggia persino lo stemma araldico (falso pure quello) della presunta casata. Inoltre, uno dei protagonisti di questa vicenda, il marchese Cesare Pagani, di certo in combutta con il pittore nella gestazione dei falsi documenti, ebbe un ruolo assai significativo nella carriera di Paolo Pagani: omonimo ma non legato da alcun legame di parentela, il marchese era un diplomatico legato alla corte del Palatinato con incarichi alle corti di Vienna, Madrid e Parma. E per il nostro artista fu mecenate, committente e impresario, favorendolo, con ogni probabilit\u00e0, in diverse commissioni, soprattutto nelle corti filo-imperiali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PAGANI DEI CAPOLAVORI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se si volesse seguire Pagani nello sviluppo della sua carriera, bisognerebbe iniziare un percorso che conta ad oggi circa 80 opere tra decorazioni a fresco e dipinti su tela, alcune documentate e altre con attribuzioni pi\u00f9 o meno recenti. In questo corpus ce ne sono alcune che testimoniano i picchi della sua produzione all&#8217;interno delle sue diverse svolte stilistiche. Sorvolando sulla reale cronologia dei dipinti, vale la pena citare i lavori pi\u00f9 sorprendenti, quelli che &#8211; se davvero valorizzati &#8211; potrebbero finalmente far entrare questo pittore nel novero dei maggiori artisti della nostra stagione barocca, anche agli occhi del grande pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i capi d&#8217;opera bisogner\u00e0 elencare allora la gi\u00e0 citata <em>Guarigione del cieco<\/em> della galleria Sabauda di Torino; le gi\u00e0 citate <em>Storie di Snasone<\/em> a Braunschweig; <em>La caduta dei giganti<\/em> nel castello Lauzarche d&#8217;Azay in Francia, cui va collegato  il disegno per uno studio di nudi alla Natiolan Gallery of Ireland a Dublino; e ancora: la spettacolare <em>Discesa al limbo<\/em> di Villa Gallia a Como; il Sant&#8217;Antonio nella chiesa dei Cappuccini a Chiusa d&#8217;Isarco, dove gli effetti di fluorescenze fanno risaltare bagliori in tutta l&#8217;opera, tanto che si pu\u00f2 immaginare che se nella chiesetta andasse via la corrente, di notte, quella grande pala resterebbe l\u00ec a rischiarare tutto l&#8217;ambiente, accesa e vibrante.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"964\" height=\"751\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/07\/02-Ve-sacrificio-ok.jpg\" alt=\"Paolo Pagani - \u201cSacrifice of Isaac\u201d\" class=\"wp-image-109492\"\/><figcaption>Paolo Pagani &#8211; \u201cSacrifice of Isaac\u201d &#8211; oil on canvas &#8211; Venice, Palazzo Salvioni Capello &#8211; c. 1685-90.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Anche il cosiddetto <em>Martirio di Sant&#8217;Erasmo<\/em>, oggi custodito nella galleria nazionale di palazzo Spinola a Genova, va annoverato tra le migliori prove di questo artista. L&#8217;opera era stata acquistata dalla Soprintendenza della citt\u00e0 dalla galleria Zabert di Torino nel 1982 con la vecchia attribuzione a Giovanni Battista Langhetti. Ancora oggi restano dubbi sull&#8217;interpretazione del soggetto, e ci\u00f2 dipende dalla tendenza di Pagani a interpretare le varie iconografie sottraendo dettagli tradizionali e aggiungendone di nuovi. Lo stile per\u00f2 non lascia dubbi ai critici sulla mano di Pagani, con la concitazione teatrale della scena, con suoi tipici contrasti di luce e buio, con i caratteristici occhi infossati di alcuni personaggi, e con il ritmo esecutivo esasperato e tipico dei suoi anni giovanili.<\/p>\n\n\n\n<p>Una fortissima tensione disegnativa, il ritmo danzante, la spasmodica ricerca di un&#8217;eleganza formale sono pure in un altro riuscitissimo lavoro: il <em>Sacrificio di Isacco<\/em> (1685-90 ca.), custodito a Venezia nel palazzo Salvioni Capello, opera che tradisce forse l&#8217;influenza di Louis Dorigny, e che era stata esposta gi\u00e0 a rappresentare Pagani nella grande mostra sulla pittura veneziana che si era tenuta a Venezia nel 1959. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>PAGANI E LA VOLTA SPETTACOLARE DI CASTELLO VALSOLDA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Al ritorno in patria dopo il soggiorno nell&#8217;Europa centrale, Pagani volle offrire un dono alla sua terra, assumendosi i costi per il completamento della chiesa di San Martino (gi\u00e0 in rifacimento dal 1578) e realizzando di propria mano gli affreschi della volta. Pagani \u201cFece per sua divotione involtare la nostra chiesa parrocchiale di san Martino di Castello a sue spese e di sua propria mano la dipinse et nel termine di un anno e mezzo il tutto si riduasse a perfettione come oggi si vede\u201d: cos\u00ec si legge nelle carte della Confraternita della Beata Vergine del Rosario, che attestano i lavori conclusi il 1 gennaio 1697. Siamo dunque tra 96 e 97, e la volta di questa chiesa, affrescata dall&#8217;artista senza soluzione di continuit\u00e0, rappresenta il suo lavoro pi\u00f9 ambizioso e spericolato. Pagani dipinge da un lato <em>La predicazione di San Giovanni<\/em> e, sul lato opposto, <em>La condanna a morte delle sante Apollonia, Caterina e Lucia<\/em>, raccordando cos\u00ec le sue invenzioni ai soggetti delle opere gi\u00f2 presenti nelle cappelle laterali della chiesa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/07\/san-giovanni-1024x765.jpg\" alt=\"Paolo Pagani Valsolda\" class=\"wp-image-109498\"\/><figcaption>Paolo Pagani &#8211; Parish Church of San Martino &#8211; Frescoes on the vault, 1696-97, detail with \u201cThe preaching of San Giovanni\u201d; Castello Valsolda, Como.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Pagani offre in modo narrativo e la lotta tra il bene e il male, tema ricorrentissimo nelle sue opere. Da una parte dunque il bene con il Battista che indica il valore salvifico del Messia attraverso la sua predicazione a un gruppo di figure incredule. Dall&#8217;altra parte, invece, il male, con un giudice romano ritratto mentre condanna le tre sante per punirle del loro ostinato rifiuto di tradire la nuova fede in Ges\u00f9 Cristo. I colori chiari sui volti delle sante sono il contrappeso cromatico ai quelli cupi dei soldati che le martirizzano, mentre un gioco di penombre e chiaroscuri \u00e8 aiutato dalla luce naturale che filtra dall&#8217;unica finestra della facciata. Nella zona centrale della volta ci sono le anime elette: angeli che accompagnano in volo le sante, la cui ascensione ha come meta il punto focale della volta, e cio\u00e8 la Vergine assunta in cielo e circondata da schiere di arcangeli, mentre ad affollare la volta, come comprimari delle diverse scene, s&#8217;inseguono e frappongono figure di apostoli, soldati romani, filosofi del mondo antico e sacerdoti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/07\/martirio-1024x765.jpg\" alt=\"Paolo Pagani martirio\" class=\"wp-image-109499\"\/><figcaption>Paolo Pagani &#8211; Parish Church of San Martino &#8211; Frescoes on the vault, 1696-97, detail with \u201cThe death sentence of the saints Apollonia, Caterina and Lucia\u201d; Castello Valsolda, Como.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Pagani esegue le sue composizioni a grappolo, in totale spregio delle leggi gravitazionali e di quelle dell&#8217;ottica; lo fa senza pensare al punto di vista dello spettatore; procede moltiplicando i punti di fuga, introduce nel complesso decorativo un equilibrio autonomo e caotico, affidato sempre a una prospettiva intuitiva che ha un suo contraltare anche dal punto di vista tecnico con le pennellate veloci, sovrapposte, abbozzate. Tutto \u00e8 realizzato direttamente sull&#8217;intonaco, senza traccia di alcun disegno preparatorio. E ad accentuare il ricco effetto cromatico c&#8217;\u00e8 il contrasto tra le architetture quasi monocrome e le vesti cangianti, coloratissime dei personaggi, con una gamma di colori talmente varia ed estesa che si fatica a non pensare alla fortissima preoccupazione del pittore per l&#8217;aspetto coloristico, al pari dell&#8217;attenzione per gli aspetti disegnativi, chiaroscurali, compositivi e iconografici. <\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli artisti che probabilmente influenzarono Paolo Pagani al suo ritorno in Italia andranno citati almeno Sebastiano Ricci e Domenico Piola. Dopo il 1696, il suo stile si fa infatti sempre pi\u00f9 intenso e spericolato, soprattutto nell&#8217;eccessiva libert\u00e0 interpretativa, lo si vede nella <em>Fucina di Vulcano<\/em> della Clovis Whitfield Gallery a Londra, dove c&#8217;\u00e8 un personaggio in primo piano che fa per voltarci le spalle ed esibire le sue natiche vestite di un improbabile paio di mutande \u201canimalier\u201d. Forse \u00e8 per questo tipo di bizzarrie e per la sua insofferenza ai rigidi canoni iconografici se \u2013 come \u00e8 stato osservato &#8211; le sue opere raggiunsero luoghi sacri soltanto per la sollecitudine del suo mecenate o per suoi doni personali. Ad ogni modo, la volta della chiesa di San Martino a Castello Valsolda non \u00e8 soltanto un capolavoro di Paolo Pagani, ma di tutta la pittura barocca italiana. E &#8211; come \u00e8 stato notato &#8211; se egli avesse lasciato quei suoi affreschi in un luogo meno appartato, certamente avrebbe fatto scuola.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/07\/valsolda-1200x600-1-1024x512.jpg\" alt=\"Paolo Pagani - Parish Church of San Martino\" class=\"wp-image-109500\"\/><figcaption>Paolo Pagani &#8211; Parish Church of San Martino &#8211; Frescoes on the vault, 1696-97, Castello Valsolda, Como.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>PAGANI E IL MAL DI RENI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un altro capolavoro di Paolo Pagani \u00e8 nella chiesa di San Marco a Milano, nella cappella accanto al presbiterio. Si tratta di un dipinto del 1712, realizzato come ex voto a san Liborio per uno scampato pericolo. Il santo, che \u00e8 piuttosto raro come soggetto in pittura, era considerato il protettore dei malati di reni e delle vie urinarie, sfortunata schiera cui apparteneva anche il nostro pittore.<\/p>\n\n\n\n<p>Pagani d\u00e0 un&#8217;invenzione del soggetto in chiave narrativa e visionaria come \u00e8 nel suo stile. Ad affollare la parte bassa e centrale della composizione c&#8217;\u00e8 un gruppo di malati che invoca il protettore. Uno dei doloranti si tiene i fianchi in preda a un attacco, proprio ad accentuare l&#8217;effetto narrativo, che va seguito dal basso verso l&#8217;alto della composizione, e che prepotentemente esplode nella parte alta del quadro,  dove miracolosamente il santo appare agli infermi, come emergendo dalla statua stessa, quasi ne fosse l&#8217;anima invisibile e ora inaspettatamente manifesta. Pagani ripete ancora una volta il suo soggetto prediletto, ovvero se stesso: mette in scena la propria biografia, le proprie ambizioni, le proprie speranze e persino le proprie coliche renali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/07\/Apparizione-miracolosa-di-san-Liborio-che-guarisce-un-infermo-1024x1693.jpg\" alt=\"Paolo Pagani Milano\" class=\"wp-image-109496\"\/><figcaption>Paolo Pagani, \u201cMiraculous apparition of Saint Liborius healing a sick person (ex voto)\u201d, oil on canvas, 1712, church of San Marco, Milan.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Dentro quest&#8217;opera, che fu donata alla chiesa dallo stesso Pagani, c&#8217;\u00e8 tutta la sintesi di questo originale artista anche dal punto stilistico: ci sono i suoi modelli giovanili, c&#8217;\u00e8 il ricordo della pittura lombarda alla Procaccini, e c&#8217;\u00e8 la delicatissima ricerca cromatica memore dell&#8217;esperienza veneziana. Il ringraziamento di Pagani al santo che lo aveva liberato dal male ai reni \u00e8 dunque il pi\u00f9 \u201cPagani \u201c dei Pagani, realizzato solo pochi anni prima della sua morte. Il pittore si spegneva infatti quattro anni dopo aver realizzato il San Liborio: nel 1716, proprio a causa di una colica renale (\u201cex infiammattione colica\u201d). Moriva cos\u00ec un artista barocco e <em>sui generis<\/em>, una figura imprendibile, che non a caso \u00e8 stata accostata a pittori &#8220;a venire&#8221; come Johann Heinrich F\u00fcssli e William Blake: artisti dalla sensibilit\u00e0 onirica e visionaria, senza tempo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>D. Pescarmona, \u201c<em>La pittura del Seicento a Como<\/em>\u201d in Mina Gregori (a cura di) \u201c<em>Pittura a Como e nel Canton Ticino dal Mille al Settecento<\/em>\u201d, Cinisello Balsamo, 1994<\/li><li>G. Geddo, \u201c<em>Ritrovamenti sul marchese Cesare Pagani committente del pittore Paolo Pagani<\/em>\u201d, in Paragone, XLVI, 1995<\/li><li>M. Karpowicz, \u201c<em>Artisti Valsoldesi in Polonia nel &#8216;600 e &#8216;700<\/em>\u201d, Menaggio, 1996<\/li><li>M. Togner, \u201c<em>Paolo Pagani kresby\/drawings<\/em>\u201d, Olomouc, 1997<\/li><li>F. Frangi, \u201c<em>Da Casetllo Valsolda a Milano: gli anni lombardi di Paolo Pagani<\/em>\u201d in \u201c<em>Paolo Pagani (1655-1716)<\/em>\u201d, catalogo della mostra (Rancate &#8211; Campione, 20 settembre-29 novembre 1998) a cura di F. Bianchi<\/li><li>A. Morandotti, \u201c<em>Paolo Pagani e i Pagani di Castello Valsolda<\/em>\u201d, Lugano, 2000<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viaggio nella potenza onirica e visionaria di Paolo Pagani, artista barocco senza tempo, come Johann Heinrich F\u00fcssli o WIlliam Blake<\/p>\n","protected":false},"featured_media":109754,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2385],"tags":[],"class_list":["post-109501","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-latest-art-history"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/109501","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/109501\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/109754"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=109501"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=109501"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=109501"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}