{"id":110197,"date":"2021-08-11T12:31:03","date_gmt":"2021-08-11T10:31:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=110197"},"modified":"2021-08-12T16:35:03","modified_gmt":"2021-08-12T14:35:03","slug":"vilnius-cac-kestutis-kuizinas-intervista","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2021\/08\/11\/vilnius-cac-kestutis-kuizinas-intervista\/","title":{"rendered":"CAC Vilnius, un&#8217;intervista con il suo direttore, K\u0119stutis Kuizinas"},"content":{"rendered":"\n<p>Il Centro d&#8217;Arte Contemporanea (CAC) di Vilnius \u00e8 una delle principali istituzioni culturali della regione baltica. Fondato nel 1992, il CAC ha trasformato un vecchio &#8220;palazzo della cultura&#8221; sovietico nel crogiuolo della cultura contemporanea della nuova Lituania indipendente. Abbiamo parlato con K\u0119stutis Kuizinas, fondatore e direttore del centro. La sua visione curatoriale \u00e8 stata fondamentale per plasmarne l&#8217;identit\u00e0, avvenuta nel corso di tre decenni.<\/p>\n\n\n\n<p>[Riguardo al ruolo curaotriale dei direttori dei centri d&#8217;arte contemporanea si vedano le nostre recenti conversazioni con<a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2021\/06\/21\/sofia-hernandez-chong-cuy\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"> Sof\u00eda Hern\u00e1ndez Chong Cuy (Kunstinstituut Melly)<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2020\/12\/04\/bart-van-der-heide-and-museion\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Bart van der Heide (Museion)<\/a>. Ed.]<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/08\/Kestutis-Kuizinas-Photo-by-Visvaldas-Morkevicius-1024x1536.jpg\" alt=\"Kuizinas\" class=\"wp-image-110166\"\/><figcaption>Ke\u0328stutis Kuizinas photographed by Visvaldas Morkevic\u030cius.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>K\u0119stutis Kuizinas ha assunto l&#8217;incarico di direttore del Centro d&#8217;Arte Contemporanea quando ancora studiava all&#8217;universit\u00e0. Dal 1988 \u00e8 stato direttore artistico e curatore responsabile dell&#8217;internazionalizzazione della Triennale del Baltico, nata in epoca sovietica, portandola a diventare un evento d&#8217;arte contemporanea primario dell&#8217;Europa centro orientale. Sotto la sua guida l&#8217;istituzione si \u00e8 distinta per lo spirito di sperimentazione, per le vitali esposizioni d&#8217;architettura, e per i progetti multimediali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/08\/CAC-building-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-110164\"\/><figcaption>CAC Vilnius<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Come si presentava scena artistica lituana dopo il crollo dell&#8217;Unione Sovietica? Cosa ha spinto alla creazione del CAC negli anni &#8217;90?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>K\u0119stutis Kuizinas: Ricordo che era una stagione molto intensa. Tra il 1990 e il 1991 i giorni erano segnati dalle notizie che passavano TV, radio e giornali riguardo all&#8217;Armata Rossa che lasciava il paese, all&#8217;esplosione dell&#8217;inflazione, all&#8217;introduzione dell&#8217;unit\u00e0 monetaria, al blocco economico imposto dalla Russia; e, pi\u00f9 tardi, per l&#8217;improvviso incremento del crimine e per gli agenti del KGB infiltrati tra la popolazione. In altre parole, le cose che accadevano sembravano &#8211; e di fatto erano &#8211; pi\u00f9 importanti e stimolanti di ci\u00f2 che si poteva vedere nelle gallerie e nei musei. L&#8217;arte di quel tempo, direttamente collegata a ci\u00f2 che succedeva nella societ\u00e0, era letteralmente inondata da simboli e segni patriottici, religiosi, esoterici. Dominavano temi strampalati e metafore superficiali. Per quanto mi ricordo, le grandi mostre panoramiche al Palazzo delle Esposizioni d&#8217;Arte di Vilnius sembravano una uguale all&#8217;altra, come una cattiva fiera d&#8217;arte di cui non si vede la fine. Se c&#8217;era qualche opera degna di nota, era comunque destinata a scomparire nel mare della produzione artistica hobbistica o improvvista.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1991 avevo 23 anni. Studiavo storia dell&#8217;arte all&#8217;Accademia d&#8217;Arte di Vilnius. Ero gi\u00e0 attivo come critico d&#8217;arte. Pubblicavo le mie prime recensioni sui periodici locali. Le persone al potere si erano subito rese conto che era necessario un rinnovamento essenziale del sistema di funzionamento dell&#8217;arte. Ricevetti certe telefonate che mi incoraggiavano a partecipare al concorso per il posto di direttore di quello che sarebbe stato il pi\u00f9 grande centro d&#8217;arte del nuovo paese.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"714\" height=\"709\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/08\/Olafur-Eliasson.Succession.-1998.jpg\" alt=\"CAC Vilnius\" class=\"wp-image-110168\"\/><figcaption>Olafur Eliasson, Succession, 1998. Installed at CAC Vilnius.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L&#8217;inizio della mia carriera \u00e8 stato relativamente facile. In realt\u00e0 nessuno sapeva, me compreso, cosa aspettarsi. Ma dopo il primo anno di programmazione del Palazzo delle Esposizioni d&#8217;Arte di Vilnius &#8211; CAC dal giugno del 1992 &#8211; ci fu un&#8217;enorme campagna contro la neonata istituzione. Il messaggio era semplice e diretto: non ne abbiamo bisogno, perch\u00e9 mostra solo arte d&#8217;avanguardia. Secondo i suoi detrattori il CAC era un corpo estraneo all&#8217;interno della cultura locale, incapace di riconoscere la vera arte e rispettare i cosiddetti &#8220;valori tradizionali&#8221;. D&#8217;altra parte, il CAC \u00e8 presto diventato un punto di riferimento per i pi\u00f9 giovani e il suo programma \u00e8 stato inizialmente sostenuto dalle ambasciate e dagli istituti culturali stranieri. Inoltre, alla fine del 1992 George Soros ha iniziato a dar vita, in Lituania, ad attivit\u00e0 di carattere filantropico, che si sono poi rivelate fondamentali per continuare a promuovere le nuove forme d&#8217;arte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ha affrontato la crescita dell&#8217;istituzione con una visione curatoriale predefinita? Come \u00e8 cambiata nel tempo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>K\u0119stutis Kuizinas: Sono stato fortunato ad avere avuto subito la possibilit\u00e0 di viaggiare, grazie al sostegno delle ambasciate straniere e di centri culturali come il Goethe Institute o il British Council. Visitando in Europa e negli Stati Uniti le istituzioni artistiche simili al CAC Vilnius ho potuto vedere, confrontare e imparare molto cose a riguardo. Dopo essere stato a Berlino, nel 1992, la prima cosa che ho fatto \u00e8 stato scrivere una breve lettera al ministro della cultura chiedendo di cambiare il nome dell&#8217;istituzione in CAC, perch\u00e9 all&#8217;estero mi risultava difficile spiegare che tipo di impresa fosse il &#8220;Palazzo dell&#8217;Arte&#8221; di cui ero responsabile in patria. In effetti era un periodo in cui i vecchi nomi scomparivano facilmente. L&#8217;ex &#8220;palazzo&#8221;, il suo rifugio fisico, con i muri dell&#8217;edificio interno di consistenza grigia e ruvida, un pavimento marmoreo spiccatamente decorativo, stava per essere trasformato in uno spazio neutro, un white cube. Si trattava di raggiungere certi standard, che ci avrebbero permesso di operare come una normale istituzione artistica occidentale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-cover alignfull has-parallax is-repeated has-custom-content-position is-position-bottom-center\" style=\"background-image:url(https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/08\/Carsten-Nicolai.-2011-1024x618.jpg)\"><div class=\"wp-block-cover__inner-container is-layout-flow wp-block-cover-is-layout-flow\">\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size\">Carsten Nicolai, installation view of Pioneer, CAC Vilnius, 2011.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p>Piuttosto che affidarci a bandi aperti e al valio delle candidature, come era in uso prima della trasformazione, abbiamo iniziato a invitare direttamente gli artisti. Perci\u00f2 \u00e8 stato necessario dotarsi di un team di professionisti. I primi curatori a lavorare al CAC sono stati critici d&#8217;arte e artisti, come Deimantas Narkevi\u010dius o Kristina In\u010diurait\u0117. Pi\u00f9 tardi sono stato invitato a tenere un corso di Arts Management all&#8217;Accademia d&#8217;Arte di Vilnius, e questa \u00e8 stata una buona occasione per invitare storici dell&#8217;arte pi\u00f9 giovani a unirsi al progetto. Tra questi ci sono stati, per esempio, Raimundas Mala\u0161auskas e Jonas Valatkevi\u010dius. Oltre agli artisti provenienti dalla vecchia generazione &#8211; per lo pi\u00f9 quelli che erano <em>leader<\/em> non ufficiali gi\u00e0 nei primi anni Novanta, artisti che erano stimati dagli altri artisti e dagli studenti di storia dell&#8217;arte come me, e che non erano quelli premiati durante il periodo sovietico &#8211; abbiamo iniziato a mostrare arte emergente. Abbiamo anche aiutato gli artisti nella produzione dei lavori. Per costruire una carriera artistica allora non esistevano strutture intermedie, come piccole gallerie o spazi gestiti da artisti. Alcune delle prime mostre hanno attinto quasi direttamente dagli studi della Vilnius Art Academy. Come \u00e8 dunque cambiata la visione curatoriale nel tempo? All&#8217;inizio degli anni &#8217;90 cercavamo semplicemente di raggiungere certi standard. Un po&#8217; pi\u00f9 tardi, direi alla met\u00e0 degli anni &#8217;90, ci siamo resi conto che non aveva senso seguire o copiare altre istituzioni occidentali, nonostante ci sembrassero di grande valore. A questo proposito, abbiamo avuto il privilegio di avere ancora pi\u00f9 libert\u00e0 nelle nostre scelte: il governo non interferiva pi\u00f9 di tanto nel nostro percorso di costruzione dell&#8217;identit\u00e0. Quello \u00e8 stato il periodo in cui il CAC \u00e8 stato riconosciuto come una piattaforma di sperimentazione, attraverso l&#8217;architettura degli allestimenti, i formati espositivi insoliti, le campagne di comunicazione pi\u00f9 innovative. Per esempio, ricordo l&#8217;evento collaterale dell&#8217;ICA di Londra durante il lancio della Baltic Triennale del 2005. Si trattava un progetto legato alla cucina. Si chiese agli artisti di portare un ingrediente. Avevo parlato con Jens Hoffmann, allora direttore delle mostre dell&#8217;ICA, e lui mi aveva detto: &#8220;K\u0119stutis, a Londra non \u00e8 permesso usare coltelli nelle istituzioni pubbliche&#8221;. Ho risposto: &#8220;Come pu\u00f2 accadere un evento culinario senza i coltelli?&#8221; In Lituania a quel tempo i politici non ci sostenevano, ma come ho detto non interferivano nemmeno in quello che stavamo facendo &#8211; eravamo in grado di portare avanti il nostro piano, cosa che non sarebbe successa a Londra.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/08\/46_____CAC-1024x683.jpg\" alt=\"CAC vilnius\" class=\"wp-image-110162\"\/><figcaption>Anastasia Sosunova, Another Dinner Ruined, 2021. Copyright: the artists, Contemporary Art Centre, Vilnius, Baltic Triennial 14: the Endless Frontier<br>\u00a0(curated by Valentinas Klima\u0161auskas and Jo\u00e3o Laia), and Ugnius Gelguda. <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>La Triennale del Baltico \u00e8 forse il progetto pi\u00f9 noto del CAC. Invece di istituire un nuovo festival, si \u00e8 deciso di trasformare quello esistente. Sono stati conservati elementi del festival originale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>K\u0119stutis Kuizinas: In origine si trattava di una mostra di giovani artisti baltici. Si teneva nel &#8220;palazzo&#8221; sovietico delle mostre d&#8217;arte di Vilnius. Occasionalmente era una rassegna buona, che presentava le opere pi\u00f9 ambiziose della generazione pi\u00f9 giovane. L&#8217;evento godeva di ottima reputazione. Ricordo di averne scritto una delle prime recensioni critiche, quando ero ancora uno studente. Aveva perci\u00f2 senso continuare e ridefinire la tradizione, piuttosto che partire da zero. Alla fine degli anni &#8217;90, mentre stavamo preparando l&#8217;edizione 1998 della Triennale del Baltico, ci siamo resi conto che non era corretto che il principale festival d&#8217;arte nazionale fosse dedicato esclusivamente agli artisti emergenti. \u00c8 stato allora che abbiamo eliminato il termine &#8220;giovane&#8221; dal titolo. Direi che l&#8217;unico elemento del festival originale sopravvissuto \u00e8 che ancora si preferisce invitare curatori relativamente giovani e offrir loro una piattaforma per sperimentare il formato espositivo su larga scala.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/08\/13_cac-1024x683.jpg\" alt=\"CAC vilnius\" class=\"wp-image-110160\"\/><figcaption>Viktor Timofeev, DOG, 2021. Flaka Haliti, What are they thinking that we thinking that they thinking we going to do next? #1, 2019. What are they thinking that we thinking that they thinking we going to do next? #2, 2019. Copyright: the artists, Contemporary Art Centre, Vilnius,<meta charset=\"utf-8\"> Baltic Triennial 14: the Endless Frontier<br>\u00a0(curated by Valentinas Klima\u0161auskas and Jo\u00e3o Laia), and Ugnius Gelguda.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;introduzione curatoriale della 14esima edizione della Triennale del Baltico dice che l&#8217;evento &#8220;per la prima volta dalla sua istituzione nel 1979\u2026 si concentra sul territorio geopolitico dell&#8217;Europa centrale e orientale e include pratiche artistiche storiche e contemporanee&#8221;. Oltre all&#8217;ampliamento dell&#8217;ambito geografico, i curatori guarderanno per la prima volta all&#8217;arte della regione in modo retrospettivo. Pu\u00f2 dirci di quest&#8217;idea? C&#8217;\u00e8 davvero l&#8217;urgenza, oggi, di andare oltre il contemporaneo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>K\u0119stutis Kuizinas: Prima di tutto, sono davvero felice che dal team curatoriale della 14esima Triennale del Baltico (Valentinas Klima\u0161auskas and Jo\u00e3o Laia)\u00a0arrivi l&#8217;idea di concentrarsi su questa regione perch\u00e9 credo che, dopo la caduta della cortina di ferro, sia stata sottorappresentata. Come sapete, dopo la rottura seminale del 1990, la maggior parte dei paesi dell&#8217;Europa orientale ha iniziato a guardare a occidente.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/08\/Laure-Prouvost-at-Baltic-Triennial-13-1024x683.jpg\" alt=\"baltic triennal\" class=\"wp-image-110167\"\/><figcaption>Laure Prouvost&#8217;s installation at 13th Baltic Triennial. <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Era comprensibile. Dopo cinquant&#8217;anni di cooperazione forzata tutti si erano stanchi e volevano stringere nuove relazioni con altri paesi, per abbracciare nuovi orizzonti. La seconda ragione della sotto-cooperazione era economica: ovvero, c&#8217;era mancanza di denaro e di infrastrutture. Era pi\u00f9 facile ottenere sostegno per portare artisti da Berlino o Amsterdam piuttosto che da Praga o Bucarest. Nel contesto dell&#8217;arte contemporanea, le opere storiche scelte dalla Triennale sembrano quindi fresche e interessanti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Notoriamente la solidariet\u00e0, in termini politici e culturali, \u00e8 una caratteristica di questa regione. Quanto e in quale formato collaborate con le vicine istituzioni lettoni ed estoni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>K\u0119stutis Kuizinas: Siamo come vicini di casa. Ci conosciamo meglio di chiunque altro. La differenza principale tra Vilnius e Riga, o Tallinn e Vilnius, o Praga e qualsiasi altro paese dell&#8217;Europa centrale o orientale, \u00e8 che si pu\u00f2 sempre prendere il telefono e chiamare, invece di scrivere una e-mail. La persone si conoscono meglio. Ci sono molti progetti di cooperazione in corso, ma nulla \u00e8 dovuto, come invece accadeva ai vecchi tempi. Ci incontriamo a Venezia, o a Basilea. Condividiamo gli inviti alle feste di ricevimento dei padiglioni nazionali. Tutto sommato, \u00e8 un po&#8217; come la cooperazione regionale nordica o scandinava. Solo che lo scambio \u00e8 pi\u00f9 lento ed \u00e8 appena iniziato. Questa cooperazione \u00e8 anche incoraggiata dal Fondo baltico per la cultura, che promuove finanziariamente la collaborazione tra i tre paesi baltici. Per esempio, il catalogo della 14a Triennale baltica ha ricevuto un sostegno essenziale, non solo per la sua realizzazione, ma anche per la diffusione al di fuori della regione. Per quanto riguarda le istituzioni con cui collaboriamo, direi che oltre alla rete filantropica ex-Soros &#8211; ovvero il CCA di Lettonia ed Estonia &#8211; abbiamo a che fare con le istituzioni artistiche che pi\u00f9 ci somigliano, come <a href=\"https:\/\/kim.lv\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">kim?<\/a> a Riga o la <a href=\"https:\/\/www.kunstihoone.ee\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Tallinn Art Hall<\/a>. La partnership \u00e8 ben sviluppata anche con il <a href=\"https:\/\/kumu.ekm.ee\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Kumu Art Museum<\/a> e il <a href=\"http:\/\/www.lnmm.lv\/en\/dmdm\/info\/explore\/exhibition\/2013\/the-museum-chooses-acquisitions-of-the-latvian-national-museum-of-art-in-2012\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Latvian National Museum of Art<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/08\/11_cac-1024x683.jpg\" alt=\"Ke\u0328stutis Kuizinas\" class=\"wp-image-110159\"\/><figcaption>Vojt\u011bch Kova\u0159\u00edk, The Three Fates: Clotho, 2021. The Three Fates: Lachesis, 2021. Three Fates: Atropos, 2021. Zs\u00f3fia Keresztes, Circulation in Sorrow, 2019. Zs\u00f3fia Keresztes, Inconsolable Presence, 2019. Copyright: the artists, Contemporary Art Centre, Vilnius,<meta charset=\"utf-8\"> Baltic Triennial 14: the Endless Frontier<br>\u00a0(curated by Valentinas Klima\u0161auskas and Jo\u00e3o Laia), and Ugnius Gelguda.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Cosa c&#8217;\u00e8 nel futuro del CAC?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>K\u0119stutis Kuizinas: La nostra sede attuale, l&#8217;edificio del CAC nella citt\u00e0 storica di Vilnius, ha pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni. \u00c8 tecnicamente piuttosto antiquato e quindi presto sar\u00e0 chiuso per la grande ristrutturazione che da tempo attendiamo. Qualche anno fa ci \u00e8 stato offerto dal Ministero della Cultura di prendere in consegna un altro edificio in nostro possesso, con la proposta di lavorare l\u00ec sull&#8217;idea di un nuovo centro d&#8217;arte. Si tratta del bellissimo Palazzo Sapiega, del XVII secolo. Cos\u00ec, mentre la nostra sede attuale viene ristrutturata per affrontare la prossima fase della sua storia, stiamo sviluppando una nuova istituzione, dedicata alle arti e all&#8217;educazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi il CAC Vilnius \u00e8 quindi solo a met\u00e0 del suo futuro prossimo. Il centro ha gi\u00e0 una forte identit\u00e0, mentre un nuovo luogo sar\u00e0 sviluppato per essere poi presentato al pubblico. \u00c8 una sfida avvincente per me e per il team del CAC. Si tratta di creare una nuova, grande istituzione. La storia ha un nuovo inizio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da palazzo della cultura a centro d&#8217;arte contemporanea, per ospitare la Triennale del Baltico: parola a K\u0119stutis Kuizinas, direttore del CAC di Vilnius<\/p>\n","protected":false},"featured_media":110161,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1797],"tags":[],"class_list":["post-110197","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-in-dialogue-with"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/110197","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/110197\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/110161"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=110197"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=110197"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=110197"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}