{"id":111099,"date":"2021-09-27T16:11:14","date_gmt":"2021-09-27T14:11:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=111099"},"modified":"2021-09-28T08:48:12","modified_gmt":"2021-09-28T06:48:12","slug":"sul-morbido-margine-della-violenza-fin-simonetti","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2021\/09\/27\/sul-morbido-margine-della-violenza-fin-simonetti\/","title":{"rendered":"Sul morbido margine della violenza: Fin Simonetti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">\u201cC\u2019\u00e8 un parco a Manhattan, vicino a Union Square; \u00e8 un parco bellissimo. Ha un\u2019enorme recinzione appuntita tutt&#8217;intorno e un cancello chiuso a chiave.\u201d Solo chi abita nelle vicinanze ha la chiave per entrare. Sicurezza, comfort e protezione, insieme con i simboli e le convinzioni che li segnalano, sono per Fin Simonetti una costante presenza concettuale. Per lei questi principi rappresentano \u201cil primo strato\u201d della violenza umana. Nel suo immaginario, tuttavia, non ci sono n\u00e9 sangue n\u00e9 shock. Al contrario, la cosmologia di Simonetti si muove piano in certi \u201cspazi di ambiguit\u00e0,\u201d radicandosi nell\u2019investigazione di quelle nozioni scivolose, effimere o subdolamente impresse che vengono usate per definire il modo in cui le persone dovrebbero essere, vivere o pensare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/09\/FIN-Simonetti-My-Volition-6-1024x684.jpg\" alt=\"Fin Simonetti\" class=\"wp-image-111062\"\/><figcaption>Fin Simonetti, My Volition 6, 2021,\nPortuguese Pink Marble, at Matthew Brown, Los Angeles.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il lavoro di Fin Simonetti, originaria di Vancouver, si intesse con quello che lei stessa chiama \u201cil filo della violenza,\u201d un fattore implicito che, percorrendo come un sottotesto la pratica artistica dell\u2019autrice, si dispiega dolcemente attraverso la sua iconografia. Lo sguardo di Simonetti sulla mascolinit\u00e0, l\u2019identit\u00e0 maschile e la performance di genere \u2013 argomenti che ha esplorato in modo esteso \u2013 \u00e8 venato di empatia e compassione. Come rivelano la serie <em>Cathedral<\/em> o la mostra <em>Pledge,<\/em> queste caratteristiche, anzich\u00e9 essere sotto-prodotti di un\u2019interpretazione condiscendente, emergono dalla qualit\u00e0 materica delle opere. La storia personale dell\u2019artista ha rivestito un ruolo significativo nello sviluppo della sua prospettiva sul tema. \u201cMio padre \u00e8 morto nel 2016. Per la maggior parte della vita siamo stati separati. C\u2019\u00e8 la perdita del crescere senza un padre, e poi c\u2019\u00e8 quella di averlo perso: una perdita su due livelli, compressi insieme\u201d. Il suo approccio scultoreo abbraccia una fragilit\u00e0 interiore, muovendosi attorno a sentimenti di alienazione complessi, determinati originariamente dall\u2019atto di vedere il dolore della \u201cmascolinit\u00e0 contemporanea\u201d come donna cisgender e infine determinati dalla \u201cdoppia perdita di una figura paterna.\u201d<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/09\/FIN-Cathedral-4-detail-1024x1536.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-111067\"\/><figcaption>Fin Simonetti, Cathedral 4, detail, 2021, stained glass, found barbershop poster, wood frame, at Matthew Brown, Los Angeles.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/09\/FIN-Cathedral-4-1024x1192.jpg\" alt=\"Fin Simonetti\" class=\"wp-image-111066\"\/><figcaption>Fin Simonetti, Cathedral 4, 2021,\nstained glass, found barbershop poster, wood frame, at Matthew Brown, Los Angeles.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ambito della sua ricerca sulle sfumature della violenza umana, Fin Simonetti decide di soffermarsi sullo studio di una creatura non-umana, il pit bull. Attraverso la lavorazione della pietra, un medium che l\u2019artista ha iniziato a testare nel 2017, ne ispeziona scrupolosamente la forma. \u201cGli animali sono il mio punto di accesso per pensare alle persone,\u201d dice. Storicamente gli animali sono stati sfruttati in tornei e giochi d\u2019azzardo, ma anche negli sport violenti, come la caccia, la corrida e i combattimenti tra cani, soprattutto come strumenti di potere o come simboli di prestanza maschile. Come osserva l\u2019artista, il modo in cui trattiamo gli animali \u2013 \u201cfino alle sottospecie\u201d \u2013 dice molto anche del modo in cui interagiamo con il mondo ed \u00e8 un segno rivelatore della brutalit\u00e0 insita nella nostra cultura. Per Fin Simonetti il pit bull \u201cincarna\u201d queste dinamiche. L\u2019artista nota come i cani siano gli animali con cui ci identifichiamo maggiormente: \u201cli portiamo in casa, li lasciamo dormire nei nostri letti, li vestiamo; sono diventate creature antropomorfizzate&#8221;. E tuttavia ci sono razze su cui &#8220;prendiamo decisioni\u201d che imponiamo con leggi specifiche, come nel caso dei pit bull appunto. \u201cIn Colorado, per esempio, non puoi avere un pit bull; \u00e8 illegale. Se ne hai uno, te lo abbattono.\u201d Alla luce di questo quadro, la supremazia e il dominio si impongono come caratteri espliciti del comportamento umano. Un animale pu\u00f2 dunque essere sia un surrogato che un\u2019arma.<\/p>\n\n\n\n<p><em>[A questo proposito si veda l&#8217;opera dedicata da Berenice Olmedo alla condizione dei cani di Citt\u00e0 del Messico. <a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2018\/12\/19\/berenice-olmedo-artist\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Qui la nostra analisi<\/a>. Ndr]<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/09\/Fin-Simonetti-1-1024x1534.jpg\" alt=\"Fin Simonetti\" class=\"wp-image-111058\"\/><figcaption>Fin Simonetti, My Volition,\n2021, install shot at Matthew Brown, Los Angeles.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel corso dei millenni le creature non-umane hanno spesso rappresentato una via per la trascendenza. Sono state un modo per riflettere sulla condizione umana; allo stesso tempo, hanno offerto capri espiatori per colpe e sofferenze, finendo per trasformandosi in \u201cun\u2019estensione del nostro potere\u201d, ottenuta attraverso la sottomissione. \u00c8 interessante notare come la vulnerabilit\u00e0 e il ferimento siano presenti nell\u2019universo di Fin Simonetti come anche in quello della scrittrice Sylvia Plath (1), il cui lavoro Simonetti ammira profondamente, arrivando a citarlo in <em>The Colossus<\/em>, una delle sue tracce. Nel componimento intitolato <em>Pursuit<\/em>, passione, desiderio, dominazione e violazione maschile si fondono nella figura di un animale, la pantera. Scritta da Sylvia Plath nel 1956, due giorni dopo il suo incontro con Ted Hughes, il suo futuro marito, questa poesia esemplifica il cammino della poetessa nell&#8217;ambivalenza culturale della sessualit\u00e0 e del potere. Il testo \u2013 straripante di metafore somatiche e allusioni all\u2019erotico \u2013 sembra muoversi in parallelo rispetto alla concezione di Simonetti dell\u2019animale come strumento di tirannia e avidit\u00e0 umana, evidenziando una colpa atavica, e infine indicando il sacrificio come inevitabile conseguenza: <em>Insatiate, he ransacks the land \/ Condemned by our ancestral fault, \/ Crying: blood, let blood be split; \/ Meat must glut his mouth\u2019s raw wound<\/em> (2).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/09\/Fin-Simonetti-2-1024x684.jpg\" alt=\"Fin Simonetti\" class=\"wp-image-111057\"\/><figcaption>Fin Simonetti, My Volition 3, 2021,\nhoneycomb calcite, at Matthew Brown, Los Angeles.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel lavoro di Fin Simonetti la dicotomia espressa dal conflitto tra \u201cil corpo che minaccia\u201d e \u201cil corpo minacciato\u201d \u00e8 costantemente in gioco. Per esempio, \u201ci pit bull\u201d \u2013 spiega l\u2019artista \u2013 \u201csono effettivamente pi\u00f9 pericolosi degli altri cani per via di come li trattiamo. \u00c8 probabile che un uomo venga attaccato da un pit bull perch\u00e9 \u00e8 probabile incontrarne uno che \u00e8 stato brutalizzato, maltrattato, magari nei combattimenti clandestini; \u00e8 una dinamica che si perpetua\u201d. Per l\u2019artista si tratta dunque di riflettere su come lo stesso meccanismo possa accadere in altre circostanze. \u201cSi pu\u00f2 tormentare una creatura perch\u00e9 impari la violenza e diventi essa stessa un\u2019arma \u2013 ossia una minaccia reale.\u201d Simonetti pone efficacemente in prospettiva le implicazioni sociali, politiche, storiche e biologiche del rapporto che connette i due principi \u2013 che nella sua pratica artistica smettono di apparire antitetici. In effetti, finiscono per stare uno accanto all\u2019altro, come \u201cfacce della stessa moneta.\u201d<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/09\/Fin-Simonetti-MV-2-1024x684.jpg\" alt=\"Fin Simonetti\" class=\"wp-image-111060\"\/><figcaption>Fin Simonetti, My Volition,\n2021, install shot at Matthew Brown, Los Angeles.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Un altro interesse di Fin Simonetti, che \u00e8 indissolubilmente legato all\u2019antinomia di cui sopra, riguarda la delimitazione degli spazi e della propriet\u00e0 privata. Prendendo in considerazione un discorso pi\u00f9 ampio sulla marginalizzazione, sui confini e sulle barriere, l\u2019artista pone l\u2019attenzione sui modi in cui gli spazi vengono suddivisi, sorvegliati e controllati quotidianamente, e su come contesti differenti \u2013 grazie a regolamentazioni implicite o esplicite, o semplicemente per via della loro designazione \u2013 condizionano il comportamento umano. Ai suoi occhi \u201clo spazio e l\u2019accesso allo spazio sono sottili indicatori di autonomia.\u201d A partire dal display delle sue sculture, come nelle sue personali da Matthew Brown e Company Gallery, per arrivare agli script dei suoi lavori performativi. Come quando ingaggi\u00f2 un bodyguard perch\u00e9 la seguisse durante l\u2019inaugurazione di <em>Lifemorts,<\/em> da Interstate Projects; oppure come accade nel video musicale di <em>Daughters<\/em>. La sua consapevolezza degli spazi \u00e8 informata dal modo in cui barriere e dispositivi rendono fattiva \u201cla separazione tra spazio privato e pubblico, tra interno ed esterno.\u201d<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/09\/20_Fin_Simonetti_Lifemorts_-1024x1536.jpg\" alt=\"Fin Simonetti\" class=\"wp-image-111054\"\/><figcaption>Fin Simonetti, SLdump, 2018,\nPortuguese pink marble, at Interstate Projects, New York<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il fulcro concettuale di questa soglia si sostanzia ulteriormente nei lavori di vetro colorato. Pi\u00f9 precisamente, \u00e8 la combinazione di vetro e pietra \u2013 come anche alcuni dei titoli delle sue mostre, come <em>An Appeal to Heaven<\/em>, <em>Pledge<\/em>, o <em>My Volition, \u2013<\/em> a evocare il senso di sacralit\u00e0 nel lavoro di Fin Simonetti, comunicando tensione verso un potere o una volont\u00e0 superiore. Per Fin Simonetti i luoghi di culto costituiscono un campo di indagine proficuo per via del loro valore simbolico e della loro particolare funzione, ovvero quella di essere spazi pubblici che accolgono e alimentano credenze, che sono collettive e intime allo stesso tempo. Il suo interesse, dice, risiede \u201cnell\u2019idea di un luogo sacro che, architettonicamente, segnala l\u2019inizio della comunicazione con una presenza incorporea o immateriale.\u201d Una cattedrale, una moschea, una sinagoga, o altri luoghi di culto, \u201cle parole che l\u00ec entrano, e le immagini\u201d, invitano a una tipologia precisa di pensiero rituale che, prima di essere religiosa, \u00e8 astratta e metafisica \u2013 ossia \u201cun filo conduttore\u201d che passa attraverso secoli di \u201cnarrazioni spirituali e religiose.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019elemento rituale emerge continuamente nella ripetitivit\u00e0 dei materiali e delle tecniche. Nel caso del vetro colorato, a insegnarle \u00e8 stato uno zio. Quando la famiglia Simonetti emigra in Canada dall\u2019Italia fa del vetro colorato il proprio mestiere. Rimanendo lontana dal padre, Fin cresce con la madre dall\u2019altra parte del paese. \u201cDopo aver finito la laurea triennale mi sono venute&nbsp;delle idee che prevedevano l\u2019uso del vetro\u201d racconta, \u201ccos\u00ec ho contattato uno zio, dicendogli che volevo imparare il suo lavoro\u201d. Cos\u00ec, a ventitr\u00e9 anni, Fin Simonetti diventa apprendista, \u201ccreando un ponte\u201d con le proprie origini. Oggi l&#8217;artista riconosce che fare la stessa cosa mille volte, silenziosamente \u2013 qualcosa che ama fare \u2013 \u00e8 in qualche modo catartico. La ripetizione \u00e8 dunque cruciale per arrivare a comprendere in profondit\u00e0, anche se assegnare un valore a quel \u201cprocesso massacrante\u201d che \u00e8 il lavoro pu\u00f2 essere un modo \u201cper confortarsi con quanto lavorare sia difficile.\u201d<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2021\/09\/Bourgeois-Curreri-Simonetti-36-1024x683.jpg\" alt=\"Fin Simonetti\" class=\"wp-image-111055\"\/><figcaption>Fin Simonetti, Gusset 3, 2021,\nstained glass, hardware, at Esker Foundation, alongside Louise Bourgeois and Chris Currer.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La musica, dall\u2019altro lato, ha per Fin Simonetti una finalit\u00e0 completamente diversa: \u201cJoni Mitchell, che lavora con diversi materiali, diceva: <em>rotate the crops<\/em>. Sento la musica in questo modo.\u201d Nel momento in cui scriviamo l&#8217;artista sta per pubblicare il suo secondo album. Uscir\u00e0 con Hausu Mountain, la stessa casa discografica che ha pubblicato il suo primo lavoro musicale, Ice Pix. Ma per lei la musica rimane un hobby \u2013 \u00e8 un modo per decomprimersi, un intervallo in mezzo alle fasi di intenso lavoro che gli altri media le richiedono. \u201c\u00c8 una cosa che faccio per piacere, \u00e8 supplementare al fare arte\u201d. Quando le persone le chiedono quale tipo di musica componga lei risponde: \u201cpop sperimentale.\u201d La parte divertente, prosegue, \u201c\u00e8 riuscire a fare qualcosa di completamente slegato\u201d dal tuo lavoro. \u201cSe sei un\u2019artista che pratica penso ci sia una sorta di coesione nel tuo lavoro, una specie di progressione narrativa naturale\u201d che si snoda \u201cattraverso materiali e idee.\u201d E la musica? \u201cPu\u00f2 essere qualsiasi cosa. \u00c8 come se fosse un lasciapassare. Puoi farci quel che vuoi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Simonetti registra le \u201cpiccole melodie\u201d che le vengono in mente \u2013 di solito mentre passeggia con il cane, dopo essere stata in studio \u2013 usando il proprio smart phone. \u201cHo centinaia di questi pezzi sonori brevi e sciocchi\u201d dice scherzando. A volte uno di questi la colpisce, o le rimane in testa. \u201c\u00c8 cos\u00ec che vado al computer e inizio a registrare, costruendo pian piano le cose\u201d. In alternativa, preleva un campione da una fonte specifica, che successivamente diventa \u201cil nucleo\u201d del brano. \u201cRecentemente ho campionato le campane di una chiesa. Ho alzato la frequenza di un\u2019ottava, in modo che il suono risultasse disturbato e pi\u00f9 acuto. Poi le ho messe in loop. Da l\u00ec \u00e8 nato un intero pezzo.\u201d Fin Simonetti sottolinea come la sua musica non sia affatto concettuale. \u201cLa gente fa musica cos\u00ec; io no. Non c\u2019\u00e8 una tesi. \u00c8 semplicemente musica dolce e giocosa.\u201d Nonostante la pratica artistica di Simonetti sia \u201cpiuttosto vigorosa\u201d riguardo alla struttura concettuale, e le richieda intensi periodi di disegno, scrittura e ricerca, soprattutto in fase di pianificazione (quella in cui si trova attualmente per preparare la sua prossima mostra da Cooper Cole, prevista per marzo 2022), la sua musica si muove su altri binari. Grazie alla sua immaterialit\u00e0 e alla sua natura temporale, la musica non pu\u00f2 essere paragonata alla scultura, al disegno o alla pittura. \u201cNon \u00e8 pianificata; accade sul momento\u201d. In pi\u00f9, si pu\u00f2 consumare ovunque. \u201cLa musica \u00e8 in casa tua o nelle cuffie. \u00c8 molto personale e banale, il che \u00e8 entusiasmante. \u00c8 non-accademica e non-ritualizzata, in un certo senso. Ha quell\u2019equilibrio. \u00c8 espressiva, aperta, e intuitiva. Forse \u00e8 un po\u2019 come ballare.\u201d<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator alignfull\"\/>\n\n\n\n<p>(1) David M. A. Francis, Here Be Monsters: Body Imagery in the Poetry of Sylvia Plath (2018), p. 130. <a href=\"https:\/\/minerva-access.unimelb.edu.au\/bitstream\/handle\/11343\/213808\/PhD%20THESIS%20-%20REVISED%20VERSION-%20David%20Francis%20-%20198820395.pdf?sequence=3&amp;isAllowed=y\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Link<\/a> alla fonte.<\/p>\n\n\n\n<p>(2) Sylvia Plath, Ted Hughes [ed.], The Collected Poems (1981), p. 22. New York: Harper&amp;Row.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sicurezza, comfort e protezione, insieme con i simboli che li segnalano, sono per Fin Simonetti una costante presenza concettuale, che rappresenta \u201cil primo strato\u201d della violenza umana<\/p>\n","protected":false},"featured_media":111054,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1793],"tags":[],"class_list":["post-111099","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-to-be-discovered"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/111099","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/111099\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/111054"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=111099"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=111099"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=111099"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}