{"id":117953,"date":"2022-11-25T16:57:32","date_gmt":"2022-11-25T15:57:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=117953"},"modified":"2022-11-25T18:25:53","modified_gmt":"2022-11-25T17:25:53","slug":"la-storia-del-trittico-demidoff","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2022\/11\/25\/la-storia-del-trittico-demidoff\/","title":{"rendered":"La storia del Trittico Demidoff"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">San Michele \u00e8 raffigurato con una bilancia nella mano sinistra con la quale sta effettuando la pesatura delle anime dei defunti. La psicostasia era molto comune nelle religioni degli antichi, soprattutto in quella egizia (cfr. Link 1995, pp. 115 \u2013 119) e ha anche echi nelle Sacre Scritture: i passi del libro del profeta Giobbe (Gb 31,6) e del profeta Daniele (5,27) si riferiscono al peso delle buone e delle cattive azioni sulla bilancia della giustizia mentre nella lettera di Giuda (1,9) \u00e8 ricordata la disputa tra San Michele e Satana sul possesso del corpo di Mos\u00e9, che pone l\u2019arcangelo come difensore delle anime dei defunti. Di solito su un piatto della bilancia \u00e8 posta una macina, simbolo del gravame del male e sull\u2019altro l\u2019anima stessa, oppure, come in questo caso, due minuscoli personaggi nudi che rappresentano le buone e le cattive azioni dell\u2019uomo; a seconda di dove pende il peso l\u2019anima \u00e8 salva o dannata. Per questo motivo il demonio tenta di manipolare il risultato, aggrappandosi ad un piatto della bilancia per farla pendere a proprio favore, ma l\u2019arcangelo lo sconfigge, schiacciandolo con un piede e piantando una lunga lancia nelle sue fauci. L\u2019iconografia di Satana in questo dipinto \u00e8 davvero un <em>unicum<\/em>: raffigurato in genere come un essere semiumano con caratteri animaleschi e mostruosi (ali di pipistrello, corna, coda a punta; cfr. Bashet 1994, pp. 644 \u2013 650 e Link 1995), un serpente secondo la Genesi (Gn 3, 1) o un dragone, in base al racconto dell\u2019Apocalisse di San Giovanni (cfr. Ap 12, 7 \u2013 9) qui, invece, appare sotto le sembianze di un cane e non ricordo un altro dipinto dove ricorre una rappresentazione simile.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"944\" height=\"1567\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2022\/11\/M052-11-1.jpg\" alt=\"demidoff\" class=\"wp-image-117930\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Master of the Demidoff Triptych  Emilia?, active in the first half of the 15th century, &#8220;Saint Michael the Archangel Weighing the Souls and the Devil&#8221;. Tempera on panel, 41.2 x 22.4 cm. Provenance: Florence, Demidoff collection   Florence, Carlo De Carlo collection  Florence, Lisa De Carlo collection. Courtesy of Moretti Fine Art, London.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nell\u2019altra tavoletta San Raffaele prende saldamente per mano Tobia e gli indica il cammino che devono compiere: l\u2019arcangelo, infatti, \u00e8 stato inviato da Dio per accompagnare il giovane in un avventuroso viaggio a Rage, citt\u00e0 della Media, dove deve riscuotere dieci talenti che il padre aveva prestato a un suo parente venti anni prima (cfr. Tb 4, 20 \u2013 21 e 5, 1 \u2013 18). Tobia, nella mano destra stringe un pesce, suo tradizionale attributo iconografico (cfr. Mara 1968, pp. 1366 \u2013 1368), da lui pescato nel fiume Tigri; il fiele di questo animale servir\u00e0 a restituire la vista al suo vecchio padre, rimasto cieco (cfr. Tb 6, 2 \u2013 4 e 11, 7 \u2013 8).<\/p>\n\n\n\n<p>I visi degli arcangeli, dalle morbide fattezze, sopracciglia arcuate e sottili, bocca piccola e mento tondo hanno caratteri femminei; quest\u2019iconografia della figura angelica, sviluppatasi a partire dalla met\u00e0 del XIV secolo, fu probabilmente influenzata dalla poetica della donna angelicata, ma anche dalla riscoperta della dottrina filosofica dello Pseudo Dioniso, basata sulla perfetta analogia tra l\u2019armonia dell\u2019universo e la bellezza femminile (cfr. <em>De Divinis nominibus<\/em>, IV, 7).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"891\" height=\"1552\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2022\/11\/M053-11.jpg\" alt=\"demidoff\" class=\"wp-image-117931\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Master of the Demidoff Triptych  Emilia?, active in the first half of the 15th century, &#8220;Saint Raphael the Archangel and Tobias  Tempera on panel, 38.9 x 22.6 cm. Provenance: Florence, Demidoff collection, Florence, Carlo De Carlo collection, Florence, Lisa De Carlo collection. Courtesy of Moretti Fine Art, London.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>I dipinti sono circondati da una incorniciatura a bande rosse, bianche e verdi. Sul retro del <em>San Michele<\/em>, entro una cornice uguale a quella del recto raffigurata lungo il margine destro e superiore, si trova il frammento di uno stemma grigio in campo blu, molto danneggiato inoltre \u00e8 scritta a mano una vecchia attribuzione a Pollaiolo. Il supporto ligneo, formato da un solo asse, si presenta in discrete condizioni e lo stato di conservazione della pellicola pittorica \u00e8 buono. Sul <em>verso <\/em>del <em>San Raffaele e il Tobiolo<\/em> una cornice, dipinta lungo il lato sinistro e superiore e oggi quasi del tutto scomparsa, inquadra il frammento di uno stemma ed \u00e8 incollata una vecchia etichetta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"3735\" height=\"6668\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2022\/11\/demidoff.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-117984\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Master of the Demidoff Triptych  Emilia?, active in the first half of the 15th century, &#8220;Saint Nicholas with crozier and gospel book&#8221;. Tempera on panel, 41.5 x 22.3 cm. Provenance: Florence, Demidoff collection, New York, Christie&#8217;s sale, 31st May 1991, lot n. 22 (as Bolognese School). Courtesy of Moretti Fine Art, London.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Le due opere, insieme a un altra tavoletta con <em>San Nicola<\/em> esitata all\u2019asta Christie\u2019s del 31 maggio 1991 a New York (lot. n\u00b0 22; cm 41,5 x 22,3), appartenevano ad un unico complesso che, come recita un cartellino affisso sul retro del <em>San Michele<\/em>, era un grande trittico che si trovava nella collezione Demidoff (\u201cSaint Georges (\u00c8cole Florentine du 13\u00b0 Si\u00e8cle) Gaddi Taddeo. Anciennement partie de un grand triptyque ex. coll. Demidoff 100\u201d). I Demidoff sono una nobile famiglia originaria di San Pietroburgo. Suo esponente di spicco fu Nicola (Chrirkovitsy, San Pietroburgo, 20 novembre 1773 \u2013 Firenze, 4 maggio 1828), imprenditore, ambasciatore dello zar Alessandro I, filantropo e appassionato collezionista d\u2019opere d\u2019arte che raccolse a partire dal 1824 nel palazzo Serristori a Firenze e, in seguito, nella sua nuova residenza, la sontuosa villa a San Donato in Polverosa all\u2019epoca nei dintorni della citt\u00e0, edificata dal 1828 al 1831 (cfr. Borroni Salvadori 1981, pp. 940, 941). Dopo la sua morte, tra il novembre e il dicembre del 1828, gli eredi chiesero al Granduca di Toscana il permesso di esportare parte della collezione a San Pietroburgo; tuttavia negli elenchi delle opere (pubblicati da Argenziano 1996, pp. 103 \u2013 143) per le quali venne chiesto e concesso il trasferimento in Russia, il trittico non figura. Da un\u2019asta della collezione di Nicola Demidoff avvenuta a Parigi tra l\u2019otto e il tredici aprile 1839 (cfr. Lugt 15370) sembra che il figlio Anatoli (San Pietroburgo, 5 aprile 1813 \u2013 Paris, 29 aprile 1870) abbia venduto alcune delle opere ereditate dal padre forse per il loro scarso interesse artistico, ma non mi \u00e8 stato possibile consultare questo catalogo. Tullio Dandolo (1863, p. 325) ricorda che nella cappella cattolica della villa San Donato c\u2019era una \u201ctavola di Giottino, divisa [&#8230;] in iscomparti, che sono tre, da cornici, e rappresentante con toccante magistero Angioli e Santi che fanno corona alla Madonna ed a Ges\u00f9 infante\u201d, ma la descrizione troppo generica suggerisce di lasciare in sospeso l\u2019identificazione del trittico con quest\u2019opera. Cesare da Prato (1886, p. 425), da parte sua, si limita a citare tre trittici in questa cappella. Dagli anni Sessanta, come riportato dal repertorio di Lugt (1938 \u2013 1987) i Demidoff cominciarono a vendere progressivamente le collezioni della loro residenza parigina, delle ville fiorentine di Quarto e di San Donato, ma nei cataloghi che ho consultato del dipinto non risulta traccia: asta a Paris, 13 \u2013 16 gennaio 1863 (n\u00b0 27065), Paul Demidoff; Paris 18 aprile 1868, Anatoli Demidoff (n\u00b0 30437); Paris dal 21 febbraio al 10 marzo 1870, Anatoli Demidoff (n\u00b0 31764). Mentre non \u00e8 stato possibile vedere i seguenti cataloghi d\u2019asta: Paris 3 febbraio 1868, Paul Demidoff (n\u00b0 30192); Paris, 1 \u2013 3 aprile 1869, Paul Demidoff (n\u00b0 31127); Paris, 6 maggio 1873 (n\u00b0 33990). Alla morte di Anatoli l\u2019intero patrimonio fu ereditato dal nipote Paolo (Francoforte sul Meno, 9 ottobre 1839 \u2013 Pratolino, Firenze, 26 gennaio 1885), figlio del fratello, anch\u2019egli di nome Paolo, che tra il 15 marzo e il 10 aprile 1880 mise all\u2019asta tutta l\u2019intera collezione di opere d\u2019arte e l\u2019arredo della villa San Donato; ma anche nei due cataloghi di questa vendita il trittico non \u00e8 menzionato. Parte della collezione venne trasferita nella sua nuova residenza a Pratolino, ma nemmeno nel catalogo dell\u2019asta dell\u2019arredo di questa villa (cfr. Sotheby\u2019s, Firenze, 21 aprile 1869), poi ereditata dai principi di Jugoslavia, l\u2019opera \u00e8 citata. Inoltre non mi \u00e8 stato possibile consultare i cataloghi delle aste della collezione del ramo russo dei Demidoff, citati dal Lugt (n\u00b0 8140 a Paris il 2 aprile 1812), e degli eredi: Paris, 6 luglio 1909 (n\u00b0 67817), Budapest, 29 \u2013 30 marzo 1918, di Cornelia Demidoff (n\u00b0 77748), Amsterdam, 13 \u2013 16 dicembre 1921 (n\u00b0 82889), Roma, 11 \u2013 16 maggio 1925 (n\u00b0 88594).<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 difficile ipotizzare in origine che aspetto avesse questo trittico; probabilmente era un dipinto di forma cuspidata con al centro l\u2019immagine della Madonna col Bambino o la Crocifissione, i soggetti iconografici pi\u00f9 tradizionali e ai lati due sportelli con le immagini dei santi che, quando erano chiusi, mostravano le insegne gentilizie dei committenti. Oppure poteva essere un retablo, suddiviso in tre scomparti, con ai lati i Santi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>San Michele<\/em> nel 1993 si trovava sul mercato antiquario inglese (cfr. appunto manoscritto sul retro della fotografia del dipinto PI 0013\/5\/2 n\u00b0 29189 conservate nella Fototeca Zeri), mentre insieme al <em>San Raffaele e Tobiolo<\/em>, l\u2019anno successivo era nella Galleria di Giovanni Sarti a Paris (com. or. Mikl\u00f3s Boskovits), quindi si tratta di due delle ultime opere acquistate da Carlo De Carlo. Attribuite ad anonimo emiliano da Federico Zeri (cfr. appunto manoscritto sul retro delle fotografie dei dipinti conservate nella Fototeca Zeri nella scatola di Piacenza, Reggio Emilia, Modena; PI 00113\/5\/3 n\u00b0 29190 per l\u2019altro dipinto) le due tavolette sono state riferite alla cerchia di Giovanni da Modena nei cataloghi d\u2019asta dell\u2019eredit\u00e0 di Carlo De Carlo (Firenze, 11 giugno 2003, cat. n\u00b0 9 e Venezia, 17 aprile 2005, cat. n\u00b0 31, pp. 78 \u2013 79) in cui viene ipotizzato che in origine esse facessero parte della predella di un polittico poi smembrato. Angelo Tartuferi (2007) nota nel dipinto l\u2019influsso di Barnaba da Modena e una sensibile propensione neotrecentesca mentre Daniele Benati (com. or.) lo riferisce ad un pittore bolognese e coglie echi di Orazio di Jacopo e della produzione giovanile di Michele di Matteo. Il <em>San Nicola<\/em>, invece, nel catalogo dell\u2019asta Christie\u2019s del 1991 \u00e8 stato genericamente riferito a Scuola Bolognese, con una datazione intorno al 1430.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stile dei dipinti \u00e8 tipicamente emiliano per la carica espressiva delle figure, che a tratti sfiora il caricaturale e il vivo interesse naturalistico col quale viene descritto il demonio oppure il pesce nell\u2019altra tavoletta; questi elementi, insieme ai colori carichi, come il rosso vino della veste del San Michele e le capigliature gonfianti, richiamano alla mente un pittore come Giovanni da Modena, in particolare le figure del <em>Dio Padre<\/em> della cimasa e dei <em>Dolenti<\/em> dei tabelloni della <em>Croce <\/em>della Pinacoteca Nazionale di Bologna (cfr. Benati 2004, p. 174 cat. 59), eseguita nella seconda met\u00e0 del secondo decennio del XV secolo. Il timbro umoristico dell\u2019espressioni pu\u00f2 rievocare anche il pittore bolognese Orazio di Jacopo, in particolare una sua inedita tavoletta frammentaria raffigurante <em>San Pietro<\/em>, gi\u00e0 in collezione privata e attualmente presso l\u2019antiquario Grassi di New York. Le masse espanse e le vesti costruite con grande senso di appiombo del San Raffaele, invece ricordano il dittico suddiviso tra la Fondazione Longhi (cfr. Benati in Gom\u00e9z 1998, pp. 65 tav. 6, 155 cat. 6) e una collezione privata (ma gi\u00e0 Lyon, coll. Aynard; cfr. <em>Coll\u00e9ction Aynard<\/em> 1913, tav. 31) di Stefano da Ferrara, databile verso la met\u00e0 degli anni Venti pertanto, in base a tali analogie stilistiche, \u00e8 possibile collocare l\u2019esecuzione delle tavolette nel terzo decennio del XV secolo. Nei dipinti sembra di cogliere anche l\u2019influsso della pittura piacentina: l\u2019impaginazione e la cornice a bande rosse, bianche e verdi infatti, sono simili alle ante di un trittico \u2013 reliquiario dei Musei Civici di Piacenza, eseguito nell\u2019ultimo decennio del Trecento (cfr. De Marchi 1998 in <em>Il Gotico a Piacenza<\/em> 1998, pp. 100 \u2013 101, 175 \u2013 176 cat. n\u00b0 18). La condotta pittorica morbida e pastosa e la preferenza per accordi cromatici che alternano colori pastello a tinte brillanti, insieme alla linea di contorno che evidenzia la consistenza plastica delle figure, invece, rivelano affinit\u00e0 stilistiche con le opere di Antonio de Carro; in particolare il <em>San Nicola<\/em> gi\u00e0 New York, Christie\u2019s 1991 mostra somiglianze fisiognomiche con quello del <em>Sant\u2019Agostino in trono tra due angeli <\/em>(Parma, coll. privata; cfr. Gorni in <em>Il Gotico a Piacenza<\/em> 1998, pp. 109, 192 \u2013 193 cat. n\u00b0 26), databile in base ad una documentazione perduta, al 1397. Ma allo stato attuale delle nostre conoscenze non \u00e8 possibile arrivare ad un nome preciso per l\u2019autore di questi due dipinti che hanno un notevole fascino per la raffinatezza e l\u2019eleganza dell\u2019esecuzione, curata fin nei minimi dettagli, tanto che \u00e8 possibile pensare che quest\u2019artista fosse anche un miniatore: si veda ad esempio la pelliccia del diavolo, delineata pelo per pelo con sottili e delicate lumettature, la lenticolare descrizione delle fasce dorate della tunica del San Raffaele, l\u2019incresparsi della stola del piviale di San Nicola e soprattutto le splendide masse gonfianti dei capelli degli arcangeli, impreziosite da un nastro, e di gran sciccheria, quasi come se fossero appena usciti dal parrucchiere, e il modo di rendere le ombreggiature attraverso delicati passaggi tonali. Tale attenzione verso una rappresentazione analitica si nota anche nella descrizione delle vesti eleganti e all\u2019ultima moda: San Michele indossa una corta vestezola maschile caratteristica del \u2019400 (p. 314 fig. 145) molto attillata e decorata con girali d\u2019acanto e una partizione che ricorda corazza, gambiere e calzari di ferro a punta mentre nell\u2019altra tavoletta il Tobiolo ha una gonnella infantile e delle calze solate, corte a mezza gamba, con l\u2019orlo accuratamente arrotolato (Ibidem, pp. 313 fig. 144, 314 fig. 145 e 370 \u2013 371). Anche l\u2019esecuzione tecnica \u00e8 molto raffinata: splendido \u00e8 il particolare della ali direttamente sgraffite sull\u2019oro e poi punzonate nella parte superiore per farle acquistare una volumetria. I movimenti del San Michele sono gentili ed insieme energici come l\u2019avvitamento del braccio sinistro nel tentativo di allontanare la bilancia da Satana oppure la posizione delle gambe, una protesa per bloccare il demonio mentre l\u2019altra piegata per controbilancia il peso del copro. In conclusione, si tratta di due opere davvero suggestive e di estrema qualit\u00e0 e raffinatezza, realizzate da un pittore ancora ignoto, ma dotato di una forte personalit\u00e0 artistica che, data la provenienza del complesso, in passato (2007) ho indicato con la denominazione provvisoria di Maestro del Trittico Demidoff.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">A. Lenza, in <em>Le opere del ricordo. Opere d\u2019arte dal XIV al XVI secolo appartenute a Carlo De Carlo, presen- tate dalla figlia Lisa, <\/em>ed. A. Tartuferi, Firenze 2007, pp. 32-37<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">A. Lenza, in <em>The Middle Ages and Early Renaissance. Paintings and Sculptures from the Carlo De Carlo Collection and other provenance<\/em>, Firenze 2011, pp.142-151<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Analisi, storia collezionistica e ipotesi attributive riguardo a un vibrante trittico il cui misterioso autore oggi altri non \u00e8 che il Maestro del Trittico Demidoff<\/p>\n","protected":false},"featured_media":117943,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2385],"tags":[],"class_list":["post-117953","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-latest-art-history"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/117953","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/117953\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/117943"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=117953"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=117953"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=117953"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}