{"id":118108,"date":"2022-12-06T09:32:45","date_gmt":"2022-12-06T08:32:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=118108"},"modified":"2023-01-26T11:41:58","modified_gmt":"2023-01-26T10:41:58","slug":"un-poeta-fedele-boltraffio-e-lallegoria-di-girolamo-casio","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2022\/12\/06\/un-poeta-fedele-boltraffio-e-lallegoria-di-girolamo-casio\/","title":{"rendered":"Il poeta fedele: Boltraffio e l&#8217;allegoria di Girolamo Casio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">L\u2019<em>Allegoria di Girolamo Casio <\/em>della collezione del Duca di Devonshire a <a href=\"https:\/\/www.chatsworth.org\/visit-chatsworth\/chatsworth-estate\/history-of-chatsworth\/21st-century\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Chatsworth<\/a> (Bakewell, Derbyshire), dipinta da Giovanni Antonio Boltraffio (1465-1516) a Bologna, all\u2019apertura del Cinquecento, deve parte del suo fascino all\u2019apparente ambiguit\u00e0 del soggetto. La tavola raffigura da un lato un elegante giovane androgino con le iniziali \u201cC B\u201d ricamate in oro sul bavero, dall\u2019altro un teschio in una nicchia con l\u2019iscrizione \u201cinsigne svM ieronyMi cAsii\u201d. Il soggetto del <em>recto <\/em>nel tempo \u00e8 stato visto anche come figura o ritratto femminile, come immagine idealizzata dello stesso Casio (<em>alias <\/em>Girolamo Pandolfi 1464-1533) o come archetipo di bellezza portatore di messaggi di amore o di amicizia fra uomini che dovevano essere comprensibili in ambienti colti e cortigiani.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1326\" height=\"1776\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2022\/12\/fig.-1__.jpg\" alt=\"boltraffio\" class=\"wp-image-118056\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giovanni Antonio Boltraffio, &#8220;Allegory of Girolamo Casio&#8221;. Duke of Devonshire Collection, Chatsworth House.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019interpretazione in chiave amorosa e poetica \u00e8 centrata sulla familiarit\u00e0 di Boltraffio con gli ambienti intellettuali delle corti padane al volgere del secolo e sulla figura di Casio autore di poesie che trattavano di amore e (soprattutto) di morte, oltre che sull\u2019epitaffio da lui dedicato all\u2019artista: \u201cL\u2019unico elievo dl Vinci Leonardo, Beltraffio\/ Che co\u2019l Stile &amp; co\u2019l pennello \/ Di Natura facea ogni huom pi\u00f9 bello\/ Mor\u00ec ch\u2019l Ciel non fu a rapirlo tardo\u201d. Il penultimo verso, infatti, \u00e8 stato letto talvolta non in relazione al tema del <em>paragone <\/em>fra natura e pittura<em>, <\/em>ma come testimonianza di una produzione di ritratti che avrebbero sublimato gli effigiati in immagini ideali. A questa lettura hanno contribuito la mano destra sul cuore del giovanetto, che pare alludere alla ferita inferta dallo sguardo della persona amata secondo un <em>topos <\/em>petrarchesco, i suoi occhi che cercano quelli dello spettatore e la stretta somiglianza con i cosiddetti <em>Giovani in veste di san Sebastiano <\/em>dello stesso Boltraffio del Museo P\u016dskin di Mosca (circa 1496) e del Timken Museum of Art di San Diego (circa 1500-1501). Questi raffigurano il santo in un aspetto insolitamente adolescenziale, secondo una rara formula nata a Milano in ambiente leonardesco nell\u2019ultimo decennio del Quattrocento, nota da pochi esemplari per lo pi\u00f9 dovuti a Giovanni Antonio stesso e a Marco d\u2019Oggiono. A loro volta infatti, i \u2018giovani con la freccia\u2019, in qualche caso privi di aureola, sono stati considerati immagini sensuali o sentimentali dalle valenze neoplatoniche e i dardi che impugnano sono stati collegati al tema petrarchesco dello strale d\u2019amore, corrente nella lirica del tempo e nella produzione dello stesso Casio. Per la loro somiglianza con l\u2019<em>Allegoria <\/em>sono stati anch\u2019essi riferiti alla committenza di quest\u2019ultimo e talvolta ritenuti suoi ritratti idealizzati, senza tuttavia che se ne conoscano committenza e destinazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Altro dipinto di Boltraffio che ha interferito fino a poco tempo fa in questa vicenda critica \u00e8 il <em>Ritratto di giovane con un teschio <\/em>della Pinacoteca di Brera, proveniente dall\u2019Archiginnasio di Bologna. Questo, in realt\u00e0, \u00e8 stato trasformato in ritratto di Girolamo Casio dall\u2019aggiunta di una corona d\u2019alloro sul cappello e dei versi tratti dalla <em>Clementina <\/em>che celebrano l\u2019investitura d parte di Clemente VII a poeta laureato e a cavaliere aurato (titolo nobilitante) a coprire una scritta preesistente sul cartiglio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1414\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2022\/12\/fig.-2-1024x1414.jpg\" alt=\"boltraffio\" class=\"wp-image-118057\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giovanni Antonio Boltraffio, &#8220;Allegory of Girolamo Casio&#8221; (back of the painting). Duke of Devonshire Collection, Chatsworth House.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il significato del quadro di Chatsworth continuerebbe a essere misterioso e a suggerire com- plesse chiavi di lettura senza un documento recentemente scoperto, decisivo per ricostruirne quasi per intero la storia collezionistica e per circoscrivere le ipotesi sulla destinazione. Si tratta di una testimonianza rinvenuta da Luca Boschetto, che molto generosamente mi ha permesso di pubblicarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Il manoscritto in quattro volumi <em>Delle casate et famiglie fiorentine <\/em>della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze rientra nella categoria fiorentina dei prioristi \u2018a famiglie\u2019 ed \u00e8 stato scritto fra l\u2019ultimo decennio del Cinque e il primo del Seicento da Giuliano Ricci (1543-1606), nipote di Niccol\u00f2 Machiavelli. Dedicato ai Medici, esso \u00e8 una dettagliata storia dei casati di Firenze, suddivisi nei quattro quartieri cittadini. Nella parte riguardante gli stessi Medici, in una pagina che tratta di Leone X e di Clemente VII (vol. IV, f. 189v), Ricci ha inserito questa nota, nella quale si riconosce immediatamente l\u2019<em>Allegoria di Girolamo Casio <\/em>di Boltraffio e si trova la notizia inedita di un <em>coperto <\/em>perduto:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>Non mi pare fuor di proposito il fare menzione di un quadro che di donna bellissima ritratta al naturale di mano di raffaello da urbino pittore eccellentissimo si ritruova hoggi nel 1602 in casa di successori di m. piero turini da Pescia uno d[e\u2019] quali turini fu cameriere di papa leone et si vede che il quadro fu fatto ad instantia di d[e]c[t]o papa leone, o, di altri di quelli tempi q[uest]a figura ha li capelli sparsi fatti con tanta diligentia et accuratezza che si scambiano da veri et si conteriano a uno a uno e da un curioso per vedere se vi erano posti veri, o, se pure erano finti furono co[n] ferro tentati e scortecciati 12 de e a foggia di una spera da una parte nel rovescio e un teschio di morto ritratto da[l] naturale co[n] q[uest]e parole insigne sum hieronimi casii dall\u2019altra parte nell\u2019assicella che la cuopre vi e l\u2019arme de medici antica con un motto. Ricordasi assai chi ben serve e tace.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Nel 1602, dunque, il dipinto si trovava presso i discendenti di Piero Turini, figlio di Giulio e nipote di Andrea (1473-1550), che era stato figura eminente della nobilt\u00e0 pesciatina e della cerchia medicea, medico di Clemente VII, di Caterina de Medici e del re di Francia Francesco I, poi di papa Paolo III 13. Baldassarre (1486-1543), uno dei fratelli di Andrea, fu amministra- tore del ducato di Urbino per Lorenzo de\u2019 Medici e dal 1519 datario di Leone X e poi chierico di camera di Paolo III ed \u00e8 noto per la sue relazioni con gli ambienti artistici toscani e romani del tempo 14. Amico di Raffaello, del quale gest\u00ec le finanze e fu esecutore testamentario, segu\u00ec la realizzazione de parte di Giuliano da Sangallo il Giovane e Baccio Bandinelli delle tombe di Leone X e Clemente VII in Santa Maria sopra Minerva. A Roma si fece costruire da Giulio Romano la villa (poi Lante) al Gianicolo con affreschi per lo pi\u00f9 di Polidoro da Caravaggio, a Pescia fece ristrutturare il palazzo di famiglia e fra il 1534 e il 1542 affid\u00f2 a Baccio d\u2019Agnolo e al figlio Giuliano la cappella nel Duomo destinata a ospitare il monumento funebre dello zio Baldassarre <em>senior <\/em>e il proprio, scolpiti rispettivamente da Raffaello da Montelupo e da Pierino da Vinci (nipote di Leonardo), e la <em>Madonna del baldacchino <\/em>lasciata incompiuta da Raffaello in Santo Spirito a Firenze.<\/p>\n\n\n\n<p>La nota in <em>Delle casate et famiglie fiorentine <\/em>permette di rendersi conto che sia Giorgio Vasari sia Raffaello Borghini menzionano il quadro in casa Turini a Pescia, riferendolo a Leonardo e identificandone il soggetto come un giovinetto. Il primo, infatti, riferisce:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>[Leonardo] Fece in questo tempo per M. Baldassarre Turini da Pescia che era datario di Leone: un quadretto di N. Donna con il figliuolo in braccio con infinita diligentia e arte. Ma, o sia per colpa di chi lo ingess\u00f2, o pur per quelle sue tante, e capricciose misture delle mestiche e de colori, \u00e8 hoggi molto guasto. Et in un altro quadretto ritrasse un fanciulletto, che \u00e8 bello a guardare a maraviglia, che oggi sono tutti e due in Pescia appresso a messer Giulio Turini.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>La stessa notizia ritorna in Borghini:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>[Leonardo] \u201cDipinse in un quadretto una Nostradonna col figliuolo in collo, &amp; in un altro quadretto ritrasse un fanciullo che \u00e8 bello a maraviglia, i quali quadri non da molto tempo erano in casa i Turini di Pescia, e peraventura ancora vi sono.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Nessuno dei due fa parola del <em>verso <\/em>con il teschio e l\u2019iscrizione con il nome di Casio, n\u00e9 del <em>coperto <\/em>con l\u2019arma medicea. Forse non conoscevano l\u2019opera dal vero, forse ai loro tempi essa era esposta sul lato pi\u00f9 accattivante, mentre non erano visibili quello con il <em>memento mori <\/em>e la tavoletta di copertura.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1022\" height=\"1424\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2022\/12\/fig.-4.jpg\" alt=\"Boltraffio\" class=\"wp-image-118058\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giovanni Antonio Boltraffio, Portrait of a Youth Holding an Arrow. Timken Museum, San Diego, CA, US.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>In <em>Delle casate et famiglie fiorentine <\/em>non si trova cenno alle loro attribuzioni a Leonardo. Giuliano Ricci, che condivideva gli studi di storia e filologia con Borghini e che detestava Vasari e ne criticava gli errori storici nelle <em>Vite <\/em>e le origini non nobili, riferiva l\u2019opera a Raffaello. Il resto della storia dell\u2019<em>Allegoria di Girolamo Casio <\/em>\u00e8 noto. Il 30 gennaio 1636 la tavola arriv\u00f2 a Londra, parte di un ingente dono di dipinti da tempo promesso al re Carlo I e alla regina Enrietta da Francesco Barberini, potente <em>cardinal nepote <\/em>di Urbano VIII: un omaggio politico, volto a rendere la politica dell\u2019Inghilterra favorevole al cattolicesimo. L\u2019<em>Allegoria<\/em>, creduta un ritratto di donna e ormai priva del suo <em>coperto<\/em>, fu particolarmente apprezzata dai reali e da Inigo Jones, architetto della corona. Quest\u2019ultimo, scriveva l\u2019agente papale Gregorio Panzani al Barberini, \u201c[&#8230;] crede che il Quadro del Vinzi sia il ritratto d\u2019una tal Ginevra Benzi venetiana, e lo raccoglie da G. e B. che ha sul petto, e questo suo concetto, come che \u00e8 huomo vanissimo, e molto vantatore, lo replica spesso per mostrare la sua gran pratica di Pitture\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1761 il dipinto era passato nella collezione dei duchi di Devonshire, si trovava nella loro residenza londinese a Piccadilly sotto il nome di Leonardo da Vinci ed era ritenuto un ritratto del duca di Braganza. Ancora a Devonshire House lo segnala Johan David Passavant, il primo a orientarlo su Boltraffio, mentre Waagen lo descrive a Chartsworth e ipotizza che sia un ritratto di Boltraffio dipinto da Leonardo e che le iniziali fossero in origine \u201cG.B\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>[<a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2019\/09\/11\/collezionista-duca-devonshire-intervista\/\">Qui<\/a> la nostra intervista con Peregrine Cavendish, 12\u00b0 Duca di Devonshire. Ndr.]<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Giuliano Ricci era consapevole che il quadro non era stato eseguito per i Turini ma per qualcuno di casa Medici. La mancata menzione del cappello cardinalizio sul perduto coperchio con \u201cl\u2019arme dei medici antica\u201d potrebbe indurre a escludere Giovanni de\u2019 Medici (1475-1521), il futuro Leone X, a favore del fratello Giuliano (1479-1516), dal 1515 duca di Nemours. L\u2019<em>Allegoria di Girolamo Casio<\/em>, in ogni modo \u00e8 strettamente legata alle tormentate vicende dei Medici durante la repubblica fiorentina, e al ruolo nella causa medicea rivendicato da Casio stesso, la cui fedelt\u00e0 fu gratificata con cariche e onori da Leone X, da Giuliano e da Clemente VII (Giulio de\u2019 Medici).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<em>Allegoria <\/em>appartiene alla fase stilistica della pala del Louvre che nel 1500 Girolamo fece eseguire a Botraffio per la cappella di famiglia in Santa Maria della Misericordia a Bologna. In questo momento l\u2019artista, che alla caduta del Moro a fine 1499 deve essersi recato a Venezia con Leonardo venendo a conoscenza delle opere di Giovanni Bellini e incrociando il percorso di Giorgione, mostra anche la conoscenza del classicismo precoce di Lorenzo Costa e di Francesco Francia. Nell\u2019ottobre 1502 Boltraffio era di nuovo a Milano e riceveva la commissione della <em>Santa Barbara <\/em>della Gem\u00e4ldegalerie di Berlino per Santa Maria presso San Satiro.<\/p>\n\n\n\n<p>Dai <em>Diari <\/em>di Marin Sanudo si sa che fra il 1497 e il 1504 Giuliano de\u2019 Medici risiedette principalmente a Bologna, la prima citt\u00e0 alla quale si erano rivolti i figli di Lorenzo il Magnifico in fuga da Firenze; dall\u2019autobiografia inserita da Casio nella <em>Clementina <\/em>(1523) si apprende che nel 1501 il poeta ospit\u00f2 in casa sua il futuro duca di Nemours, allora impegnato a coinvolgere Cesare Borgia in un progetto di restaurazione dei Medici a Firenze. La loro familiarit\u00e0 appare duratura. Nell\u2019agosto 1510 \u201cil magnifico Iuliano\u201d, che viveva allora alla corte di Francesco Maria Della Rovere, fece arrivare a Federico Gonzaga a Urbino dieci braccia di taffet\u00e0 per conto di Girolamo, in quel momento coinvolto nelle vicende di un ritratto del marchese di Mantova commissionato a Francesco Francia da sua madre, Isabella d\u2019Este. Nel 1514 Giuliano ricompens\u00f2 la fedelt\u00e0 di Casio concedendogli di aggiungere il cognome Medici al proprio, come riferisce un tetrastico della <em>Clementina<\/em>; negli <em>Epitaffi <\/em>un altro tetrastico e un sonetto lo celebrano dopo la morte avvenuta nel 1516.<\/p>\n\n\n\n<p>Vissuto muovendosi fra le corti durante l\u2019esilio dei Medici da Firenze e dotato di una statura politica recentemente rivalutata, Giuliano era poeta e bibliofilo (possedeva il manoscritto Hamilton 90 del <em>Decameron <\/em>di Boccaccio della Staatsbibliothek di Berlino) ed \u00e8 evocato fra gli interlocutori del <em>Cortegiano <\/em>da Baldassarre Castiglione e fra quelli delle <em>Prose della volgar lingua <\/em>da Pietro Bembo, conosciuto a Venezia durante l\u2019esilio. Quando Leone X, all\u2019inizio del pontificato, progettava di creargli uno stato dinastico, \u00e8 possibile che Niccol\u00f2 Machiavelli, con il quale Giuliano era in ottimi rapporti, gli volesse dedicare <em>Il Principe<\/em>. Alla stessa epoca, a Roma, egli ebbe al suo servizio Leonardo e fu immortalato da Raffaello e bottega nel <em>Ritratto <\/em>del Metropolitan Museum di New York.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuliano de\u2019 Medici sembra un buon candidato per essere stato all\u2019inizio del secolo il destinatario dell\u2019elaborato dono del Pandolfi. Egli doveva essere in grado di apprezzare la pittura di Boltraffio, che verosimilmente aveva conosciuto nella cerchia di Leonardo a Milano, dove visse fra il 1495 e il 1498 alla corte di Ludovico il Moro, abitando nel palazzo che era stato del Banco Mediceo. La fama del pittore, inoltre, poteva essergli giunta da Mantova, dove Giovanni Antonio era stato inviato nel 1498 da Isabella d\u2019Aragona per copiare un ritratto di suo fratello Ferrante appartenente ai Gonzaga, o da Venezia, dove si ritiene si sia recato nel 1499 con Leonardo e Luca Pacioli.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1355\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2022\/12\/Fig.-5-1024x1355.jpg\" alt=\"Boltraffio\" class=\"wp-image-118059\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giovanni Antonio Boltraffio, Portrait of a Young Man. Pinacoteca di Brera, Milan, IT.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il quadro di Chatsworth, ora inserito in una cornice seicentesca di pietre dure, era latore di un messaggio preciso. Si pu\u00f2 supporre che aprendo il <em>coperto <\/em>con lo stemma mediceo e la frase \u201cRicordasi assai chi ben serve e tace\u201d si vedesse l\u2019enigmatico adolescente con le iniziali \u201cC B\u201d sul bavero, sciolte in \u201cCasius Bononiensis\u201d da Wilhelm Suida. Girando la tavola sarebbe quindi apparso il teschio in una nicchia. L\u2019iscrizione \u201cInsigne sum Hieronimi Casii\u201d (\u201csono l\u2019emblema di Girolamo Casio\u201d) chiariva di chi colui che riceveva il dono si sarebbe dovuto ricordare, per i suoi servigi e la sua discrezione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il perduto <em>coperto <\/em>descritto da Giuliano Ricci rimette in discussione i significati finora attribuiti all\u2019opera. L\u2019<em>Allegoria <\/em>\u00e8 pi\u00f9 che altro un <em>memento mori<\/em>, costruito contrapponendo un\u2019immagine di avvenenza giovanile a una di morte: un <em>memento mori<\/em>, ma associato a una dichiarazione di fedelt\u00e0 e a una richiesta di gratitudine per niente velata. Non \u00e8 obbligatorio vedere nel ragazzo androgino sul <em>recto <\/em>un\u2019immagine idealizzata del trentaseienne poeta, le cui vere fattezze sono tramandate dalla pala ora al Louvre. Si tratta, piuttosto, di una formula leonardesca di bellezza adolescenziale, impiegata da Boltraffio anche nei <em>Giovani in veste di san Sebastiano <\/em>di Mosca e di San Diego senza che questo comporti che il committente fosse lo stesso e che essi trasfigurino l\u2019immagine di un personaggio reale. Come dipinto a due facce dal significato simile si pu\u00f2 richiamare l\u2019esemplare di Andrea Previtali del Museo Poldi Pezzoli di Milano, databile all\u2019incirca fra il 1502 e il 1506, dove il <em>recto <\/em>\u00e8 un vero ritratto di giovane e sul <em>verso <\/em>si legge la firma dell\u2019artista accanto a un teschio e un cartiglio con la scritta \u201cHIC DECOR H[A]EC FOR- MA MANET H[A]EC LEX OMNIBUS UNA\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ha evidenziato Elena Rama, il tema della <em>vanitas <\/em>\u00e8 in linea con quella che sarebbe divenuta una specialit\u00e0 della lirica di Casio: gli epitaffi. Come egli confessa candidamente nelle <em>Vite dei santi<\/em>, sarebbe stato poi lo stesso Leone X a incoraggiarlo a praticare questo genere, data la concorrenza troppo spietata nel campo della poesia d\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p>Per gli studi di storia dell\u2019arte Girolamo, \u201cmercante e zoielliero\u201d che \u201ccon Appol\u2019 hebbe la mente unita\u201d, \u00e8 figura di estremo interesse, come committente (di Fra Bartolomeo, Giuliano Bugiardini, Ludovico Mazzolino, Giacomo Francia oltre che di Boltraffio), come collezionista di antichit\u00e0 (quando mor\u00ec la sua collezione fu acquistata da Primaticcio per il re di Francia) e come tramite fra artisti e committenti in grado nei primi anni del Cinquecento di orientare il gusto delle corti padane. La <em>Cronica <\/em>contiene versi dedicati a numerosi artisti (emerge un particolare legame con Francesco Francia) e a collezionisti e committenti di Bologna, e componimenti su opere alcune delle quali altrimenti ignote.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono meno indagati il suo ruolo politico \u2014 Casio era legato ai Bentivoglio e ai Gonzaga ed era consulente per acquisti e commissioni di Isabella d\u2019Este \u2014 e le sue benemerenze nei con- fronti dei Medici. Benemerenze che comportano anche un ruolo diplomatico. Nella <em>Clementina <\/em>subito dopo avere ricordato l\u2019ospitalit\u00e0 offerta a Giuliano de\u2019 Medici egli passa a elencare i propri meriti di quegli anni: si attribuisce la liberazione degli ambasciatori felsinei Angelo Ranucci e Giovanni Marsili fatti prigionieri da Vitellozzo Vitelli nel 1501 durante l\u2019assedio di Imola e nel 1503, oratore di Bologna presso Cesare Borgia, il progetto della spedizione dei bolognesi e della Chiesa per restaurare i Medici a Firenze, poi lasciato cadere dal Valentino dietro compenso della citt\u00e0. Afferma anche di avere combinato le nozze senza dote fra Ermes Bentivoglio e Giacoma Orsini (figlia di Giacomo capitano del Valentino), unione strategica nelle relazioni fra Bologna e il Borgia celebrata nel 1504. Rivolto a Leone X, rivendica una cieca fedelt\u00e0 ai Medici nei tempi bui e ricorda di avergli donato a Roma un cappello con un pendente di agata (\u201cpietra di Giove che benevolenza acquista\u201d) raffigurante lo Spirito Santo, pronosticandogli l\u2019ascesa al soglio pontificio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sebbene Leone X si circondasse di poeti e letterati di livello assai ineguale, gli onori con cui i Medici ricompensarono il Pandolfi appaiono sproporzionati rispetto alle doti poetiche, segno che i loro debiti di riconoscenza nei suoi confronti non dovevano essere da poco. Nel 1513 il neoeletto Leone X inser\u00ec Girolamo tra i Quaranta del Reggimento di Bologna, carica presto decaduta per la contrariet\u00e0 del senato a causa delle umili origini, seguirono nel 1514 il titolo di cavaliere e, da parte di Giuliano, la concessione del cognome Medici. Nel 1523 la proclamazione da parte di Clemente VII a cavaliere aurato e poeta laureato furono il culmine del <em>cursus honorum <\/em>di Girolamo, ma diventarono presto facile argomento di scherno per i suoi detrattori, fa i quali l\u2019Aretino e Paolo Giovio.<\/p>\n\n\n\n<p>Bersaglio di Francesco Berni nel <em>Dialogo contra i poeti <\/em>(1526) come incarnazione del poeta vaniloquente, adulatore e perennemente in cerca di protezioni e uffici, Casio nella <em>Clementina <\/em>dedica vari componimenti ai figli di Lorenzo il Magnifico. Alcuni sonetti parlano degli omaggi di oggetti preziosi (non di quadri) a Leone X \u2014 il pendente da cappello ricordato prima, un piatto di diaspro con la testa del Battista, una scultura di legno raffigurante un cavaliere (allusione alla concessione di un cavalierato) \u2014 e di un anello regalato a Clemente VII. Nei versi indirizzati a Leone X il poeta auspica ripetutamente segni di gratitudine al proprio fedele servizio. Nella <em>Gonzaga <\/em>tale attitudine e tale condizione sono dichiarate nel <em>Sonetto ai lettori<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>Se dato \u00e8 dal destin, Sorte o Natura, <br>Servir, o dominar per fin a morte,<br>Quel laudo, che\u2019l servir mi diede in Sorte, <br>Io servo e al ben servir mai sempre ho cura <br>Senza esso mancaria la mia natura<br>Qual senza cibo ogni Animal ben forte, <br>Per\u00f2 a quei lochi vado, e a quelle porte <br>Ove penso gradir mia fede pura.<br>Non avendo fin qui del sparso seme<br>Altro che ingratitudine raccolto<br>Mancar al mio servir dovria la speme. <br>Non manca, no, anci pi\u00f9 intento, e sciolto <br>Di voglia servo (e sol c\u2019habbia mi preme) <br>Per Morte dal servir esser disciolto.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Un simile atteggiamento anima, gi\u00e0 all\u2019inizio del secolo, il dono del quadro di Boltraffio.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei fatti il ricordo dell\u2019omaggio di Girolamo Casio a un Medici, forse Giuliano, svan\u00ec dopo poco tempo. Presto il dipinto, del quale nessuno capiva pi\u00f9 il significato, pass\u00f2 ad Andrea o a Baldassarre Turini, membri di spicco della cerchia medicea. Celebre nelle corti padane al volge- re del secolo e cantato come eccezionale ritrattista da Marcello Filosseno, Lancino Curzio e dallo stesso Casio, Boltraffio non era famoso in Toscana. Vasari si limita a nominarlo al termine della <em>Vita di Leonardo <\/em>come suo allievo, nella Torrentiniana non ne ricorda alcuna opera, nella Giuntina menziona solo la pala Casio e non i dipinti lombardi. Il suo nome fu dimenticato e in casa Turini l\u2019<em>Allegoria<\/em>, forse per accrescerne il valore, era riferita a Leonardo o a Raffaello.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza Giuliano Ricci la memoria del <em>coperto<\/em>, che non \u00e8 arrivato fino a noi, sarebbe andata perduta. Essa restituisce al quadro di Botraffio un senso pi\u00f9 prosaico di quanto si potesse immaginare, legandolo alle vicende dei Medici durante l\u2019esilio da Firenze e al \u201cben servir\u201d di Girolamo Casio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una nuova analisi dell&#8217;Allegoria di Girolamo Casio dipinta da Boltraffio, opera che plaude la devozione del poeta per i Medici<\/p>\n","protected":false},"featured_media":118056,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2385,2388],"tags":[],"class_list":["post-118108","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-latest-art-history","category-nuovi-studi"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/118108","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/118108\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/118056"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=118108"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=118108"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=118108"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}