{"id":118291,"date":"2023-01-09T16:28:39","date_gmt":"2023-01-09T15:28:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=118291"},"modified":"2023-01-09T16:28:45","modified_gmt":"2023-01-09T15:28:45","slug":"roger-edgar-gillet-artista","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2023\/01\/09\/roger-edgar-gillet-artista\/","title":{"rendered":"Roger-Edgar Gillet: tragico contemporaneo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Certi autori del Novecento ai quali oggi si torna a guardare restituiscono allo storico, al critico, allo spettatore, un senso di familiarit\u00e0 col tragico. Rivolgersi a loro \u00e8 come tornare a casa, anche laddove la casa sia rotta e disperata. Studiare questi artisti \u00e8 bello, anche perch\u00e9 spesso nei loro percorsi sono stati pi\u00f9 importanti i passi indietro di quelli fatti in avanti, in una maniera ormai non pi\u00f9 rintracciabile nella produzione artistica attuale, dove la diacronia &#8211; il divenire nel tempo di soluzioni, stili, tematiche, movimenti \u2013 \u00e8 stata soppiantata da una frenetica parzialit\u00e0. Spaziando tra geografie e decenni, rincuora trovare il senso di Derain che torna alle terre, la rabbia di Guston nell&#8217;abbandonare l&#8217;astrazione, il tremore di H\u00e9lion nel cominciare a dipingere zucche. Con Roger-Edgar Gillet ci addentriamo in una di queste storie, per arrivare a comprendere che \u00e8 proprio in virt\u00f9 della sua fedelt\u00e0 a un sentire tragico radicato nel passato che la sua arte parla al pubblico giovane, riverberando in quella di alcuni artisti emergenti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1925\" height=\"1500\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2022\/12\/FG-342-LES-BINCHES-hst-114x146-1968-@Yves-Guigon-.jpg\" alt=\"Roger-Edgar Gillet\" class=\"wp-image-118282\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Roger-Edgar Gillet, <em>Les Binches<\/em>, 1968, 114 x 146 cm. Photo credit: Yves Guigon. Courtesy Fonds Roger-Edgar Gillet &amp; rodolphe janssen, Brussels.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Siamo nella Parigi dell\u2019immediato dopoguerra; a Saint-Germain-des-Pr\u00e9s le gallerie espongono le mostre germinali dell\u2019Art Informel. Nel 1948 muore Antonin Artaud, al cui funerale presenzia il giovane Gillet, al tempo incisore, insegnante, attore, scenografo e pittore, a proprio dire influenzato da Bonnard. Nel 1952, quindi a soli ventott\u2019anni, Gillet \u00e8 incluso nel celebre libro del critico Michel Tapi\u00e9, <em>Un art autre<\/em>; in quel breve lasso di tempo ha gi\u00e0 avuto modo di esporre in collettive con coetanei quali Georges Mathieu e Jean-Paul Riopelle. La sua prima mostra personale, nel 1953, alla galleria di John Craven, ha larga risonanza, tanto che a seguire alcuni suoi quadri sono esposti in Belgio con opere di esponenti del gruppo Cobra. In seguito si lega anche al critico rivale di Tapi\u00e9, Charles Estienne, allargando ulteriormente il proprio pubblico e vincendo premi prestigiosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine degli anni Cinquanta Gillet \u00e8 un astrattista austero con una predilezione per le terre; sin da subito ha combattuto con numerosi compagni le battaglie culturali del proprio tempo, ma d&#8217;un tratto qualcosa si rompe e il pittore imbocca solitario la strada della figurazione.&nbsp;Elencare le influenze storiche e contemporanee a Gillet che si raccolgono in ogni sua opera successiva alla fine degli anni Cinquanta sarebbe un esercizio fine a se stesso. Gillet ha visto tutto e a tutto accenna: Rembrandt, Goya, Ensor, infiniti ritratti di fanciulla tardo-ottocentesca <em>dans le tub<\/em>, Jean Fautrier, Alberto Burri&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Per comprendere quello che Gillet stesso cerca in un quadro \u00e8 invece utile risalire a un viaggio negli States che l&#8217;artista intraprende nel 1955, a trentun anni. Al MET di New York il giovane Gillet s&#8217;imbatte nell&#8217;Inquisitore <a href=\"https:\/\/www.metmuseum.org\/es\/art\/collection\/search\/436573\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Don Fernando Ni\u00f1o de Guevara<\/a> ritratto da El Greco e si sente ri-guardato. Questa del sentirsi ri-guardato, dello \u201csguardo che penetra nel corpo\u201d dice Gillet, \u00e8 una sensazione forse comune per un amante dell&#8217;arte, ma rara e peculiare per un artista, che tra gli occhi e il cuore ha sempre lo schermo della propria pratica. Quando succede c&#8217;\u00e8 da tenerne conto: a Gillet accade con un ritratto del figlio di C\u00e9zanne e con questo inquisitore occhialuto, paradossalmente bonario nello sguardo ma mefistofelico nel dettaglio di un dito mignolo curvo in uno spasmo. Quello di El Greco \u00e8 un quadro accartocciato: le aree della veste sembrano fogli di carta, fluttuanti ma graficamente duri; l&#8217;incarnato del viso \u00e8 posticcio, cos\u00ec diverso da quello delle mani da sembrare cipria apposta su un corpo morto; gli occhiali raggrumano le caratteristiche somatiche creando un fastidioso <em>punctum<\/em> in questo capolavoro spettrale e disarmonico. La figura, insomma, \u00e8 gi\u00e0 quella che Gillet analizzer\u00e0 in innumerevoli opere: una testa centripeta cucita a un corpo verticaleggiante posto al centro di una composizione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1215\" height=\"1600\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2022\/12\/REG-22_015.jpg\" alt=\"Roger-Edgar Gillet\" class=\"wp-image-118283\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Roger-Edgar Gillet, <em>Sur canape<\/em>, 1968, oil on canvas, 45 3\/4 x 32 inches, 116.2 x 81.3 cm. Courtesy of the artist and Petzel, New York.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Dagli anni Sessanta fino alla morte, Gillet dedicher\u00e0 una parte della sua produzione a ritratti di grottesche creature, devastate e al contempo in grado di generare simpatia e affetto nello spettatore. Personaggi scorticati, schiacciati, dilaniati; si pensi a la <em>Femme assise<\/em> del 1966, cos\u00ec archetipicamente simile a tanti ritratti di donne anziane da Giorgione a <em>I vecchi che mangiano<\/em> della Quinta del Sordo, o a <em>Sur Canape <\/em>del 1968, dove un corpo semi cancellato simile a quello di una rana o a una muffosa spatolata riesce comunque a risultare, in virt\u00f9 della posa plastica, spavaldo e divertito quanto quello di un&#8217;attrice di Bertolucci. Nei decenni Gillet rimane molto fedele a questa chiave figurativa, tanto che saltando verso un dipinto del 1996, <em>La Dame au houla hoop<\/em>, non si incontrano grandi differenze formali e il pittore sembra ancora intendersela con il gusto di Goya per la temperatura umana dell&#8217;aberrazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1945 all&#8217;et\u00e0 di 19 anni Gillet era stato chiamato a servire per l&#8217;esercito francese, ma nel giro di pochi giorni gli era stata diagnosticata la poliomelite. La sindrome post-poliomelitica, che si pu\u00f2 manifestare anche dopo 40 anni dall&#8217;infezione, si presenta come debolezza muscolare progressiva e forte affaticamento. Sicuramente questo spettro e quello della guerra rimangono presenze costanti nei personaggi di Gillet che urlano, si stropicciano, si ammassano e si degradano tra i bruni e le paste d&#8217;ocra, senza mai decidere di esistere, senza mai acquisire una forma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella prima delle conferenze tenute nel 1946, lo psichiatra sopravvissuto ai lager Viktor E. Frankl dice: \u201cTutto si era ridotto alla nuda esistenza. Reso incandescente dal dolore, tutto l&#8217;inessenziale si era fuso riducendo l&#8217;essere umano a ci\u00f2 che, in ultima analisi, era: o uno qualunque nella massa, cio\u00e8 nessuno di reale &#8211; cio\u00e8 in realt\u00e0 nessuno -, l&#8217;anonimo, l&#8217;elemento senza nome che era diventato, nient&#8217;altro che il numero di matricola di un prigioniero; oppure riducendolo al suo s\u00e9. C&#8217;era stato, dunque, qualcosa di simile a una decisione? Non ci meraviglia; perch\u00e9 \u00abl&#8217;esistenza\u00bb &#8211; alla cui nudit\u00e0 e inermit\u00e0 l&#8217;uomo era stato ricondotto \u2013 non \u00e8 altro che questo: decisione\u201d.&nbsp;[1]<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1314\" height=\"1600\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2022\/12\/REG-22_027.jpg\" alt=\"Roger-Edgar Gillet\" class=\"wp-image-118284\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Roger-Edgar Gillet, <em>La Dame au houla hoop<\/em>, 1996, oil on canvas. 39 1\/2 x 31 3\/4 inches, 100 x 81 cm. Courtesy of the artist and Petzel, New York.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Per esistere \u00e8 necessario decidere di esistere e questa decisione pertiene sempre all&#8217;individuo, anche qualora la societ\u00e0 cerchi di annichilirlo. Se decidere di non esistere equivale a togliersi la vita, potremmo dire che il nostro tempo abbia svicolato dalla febbrile tragicit\u00e0 del binomio vita\/morte per imboccare una terza strada, pi\u00f9 spalmata, grigia e anche pi\u00f9 lunga, quella del non-decidere di esistere, che oggi raccogliamo sotto il vaporoso spettro della parola depressione. Penso che parte del fascino di Gillet, che ne determina oggi una riscoperta da parte di un pubblico pi\u00f9 giovane, sia da ricondurre al fatto che l\u2019artista \u00e8 arrivato al nuovo millennio portandosi dietro la tragicit\u00e0 degli anni della sua giovinezza, senza indulgere in alcun post-moderno spianamento o volatizzazione del dolore. La grottesca, accartocciata ritrattistica di Gillet raccoglie un senso di tumida anonimit\u00e0, di caos grasso e sovrabbondante che sembra non aver conosciuto benessere n\u00e9 sollievo, e tantomeno la seduzione dei colori della moda, delle comunicazioni, della Pop Art; insomma: impermeabile al nuovo mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2020\" height=\"1293\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2022\/12\/REGI014.jpg\" alt=\"Roger-Edgar Gillet\" class=\"wp-image-118286\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Roger-Edgar Gillet, <em>La Maison de fous<\/em>, 1997, oil on canvas, 114.3 x 194.9 cm, 45 x 76 3\/4 in. Photo credit: HV photography. Courtesy Fonds Roger-Edgar Gillet &amp; rodolphe janssen, Brussels.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>A livello storico-artistico, la grottesca tragicit\u00e0 insita in Gillet, come d&#8217;altronde quella del suo collega Eug\u00e8ne Leroy, \u00e8 un coacervo di possibilit\u00e0, un pozzo di latenza dove tra frattaglie e scarti di ruggine vivono, o forse muoiono, boccheggiano, si sciolgono nell&#8217;acido, alcune speranze del modernismo. Nonostante sia esponente di una cultura pittorica molto pi\u00f9 <em>oblique <\/em>di quella del francesissimo Gillet, il pittore anglo-tedesco Frank Auerbach torna utile per un raffronto: entrambi gli artisti cercarono di risolvere l\u2019interrogativo della figurazione martoriando i volti di figure centrali alla composizione, come se l&#8217;insolvibile tensione tra il dipinto che veicola uno sguardo e il dipinto che veicola se stesso, tra l&#8217;apostrofare e l\u2019avere una risposta, tra l&#8217;espressione e la riflessione, fosse da risolvere in quei centimetri quadrati di volto in cui El Greco aveva ironicamente dipinto degli irritanti, sgraziatissimi, occhialetti da inquisitore. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">[1] Frankl V. E., 2022, <em>Sul senso della vita<\/em>, Mondadori, Milano, p.9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;autoesilio di Roger-Edgar Gillet dall&#8217;Art Informel per inseguire una figurazione intrisa di tragico \u00e8 ci\u00f2 che lo rende contemporaneo oggi<\/p>\n","protected":false},"featured_media":118287,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2385],"tags":[],"class_list":["post-118291","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-latest-art-history"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/118291","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/118291\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/118287"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=118291"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=118291"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=118291"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}