{"id":118429,"date":"2023-01-18T16:22:17","date_gmt":"2023-01-18T15:22:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=118429"},"modified":"2023-01-18T16:34:03","modified_gmt":"2023-01-18T15:34:03","slug":"raffaele-mattioli-comit","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2023\/01\/18\/raffaele-mattioli-comit\/","title":{"rendered":"Raffaele Mattioli,\u00a0promotore di cultura umanistica"},"content":{"rendered":"\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-right\"><em>\u201c\u2026mi aveva ricordato uno di quei vecchi senza tempo che vivono negli affreschi di Michelangelo. Mi resi conto di essere in presenza di un patriarca del Rinascimento offerto temporaneamente in prestito al ventesimo secolo\u201d<\/em> -- Joseph Wechsberg<\/pre>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">\u201cMa egli non fu mecenate perch\u00e9 non chiese mai contropartite all\u2019arte e alla cultura, ma le spron\u00f2 sempre alla ricerca, all\u2019approfondimento, e tese a liberarle d\u2019ogni forma di servilismo\u201d: cos\u00ec Giulio Einaudi, commemorando nel 1975 l\u2019amico banchiere, coglieva uno dei tratti distintivi dell\u2019approccio di Raffaele Mattioli ai diversi ambiti culturali nei quali esplic\u00f2 la sua azione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sostenere le espressioni pi\u00f9 eminenti della nostra cultura era per lui, principalmente, un impegno civile attraverso il quale contribuire nel modo pi\u00f9 \u201calto\u201d allo sviluppo del paese. E in quanto espressione della \u201ccultura\u201d in senso ampio, al pari della letteratura e della musica, Raffaele Mattioli apprezzava l\u2019opera d\u2019arte non solo dal punto di vista estetico ma anche e soprattutto per i valori e il contenuto che essa rappresentava, testimonianza del mondo e della cultura che l\u2019aveva prodotta, e in questo senso andava, prima di tutto, letta. Cos\u00ec essa diventava un tramite per \u201cdialogare\u201d con i suoi autori, con i grandi del passato, e per far proprio il loro insegnamento, eredit\u00e0 da cui l\u2019uomo moderno non pu\u00f2 prescindere nel proprio cammino di crescita e di progresso. Per questo il rapporto con le opere d\u2019arte e le varie espressioni della cultura va rinnovato e ravvivato di continuo, \u201cper rendersi conto di come si sta, di dove si \u00e8, e di dove si va\u201d, cos\u00ec da tenere bene la rotta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"14440\" height=\"11144\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/01\/06_Mattioli_Bacchelli_1966.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-118430\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Raffaele Mattioli nella biblioteca della sua abitazione con Riccardo Bacchelli, Milano, novembre 1969. Fotografia di Giovanna Borgese; Archivio Storico Intesa Sanpaolo<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>In tale prospettiva l\u2019opera d\u2019arte per Raffaele Mattioli \u00e8 un bene che trascende il suo puro valore materiale. Si spiega cos\u00ec come il suo approccio alle arti visive non fosse quello del collezionista, mosso dal desiderio dell\u2019esclusivo possesso fisico, ma dello \u201cstudioso\u201d, del conoscitore che si adopera per la salvaguardia, la conoscenza e l\u2019incremento del patrimonio artistico. \u00c8 un principio, questo, alla base di tutta l\u2019azione di Mattioli, tanto in ambito economico, quanto in ambito culturale in senso lato, e in particolare in quello letterario. Nella sua nota attivit\u00e0 di editore, con la casa editrice Riccardo Ricciardi (da lui acquistata nel 1938) si mosse sempre affinch\u00e9 i titoli validi uscissero, anche a costo di cederli a un altro editore, per dare la possibilit\u00e0 a studiosi promettenti di compiere i primi passi nella ricerca. Anche la sua passione per i libri fu innanzitutto guidata dal suo desiderio di conoscenza e di sapere \u2013 i libri, prima di essere collezionati, vanno letti \u2013 che spesso si tradusse in donazioni e arricchimenti di biblioteche pubbliche e universitarie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-il-cenacolo-mattioli-e-le-notti-di-via-bigli\">Il cenacolo Mattioli e le notti di via Bigli<\/h3>\n\n\n\n<p>Sin dal suo trasferimento a Milano nel 1920, e durante la prima met\u00e0 degli anni venti del Novecento, all\u2019epoca delle esperienze alla \u201cRivista Bancaria\u201d, alla Bocconi e alla Camera di Commercio, prima dell\u2019assunzione alla Banca Commerciale Italiana (1925), Raffaele Mattioli frequent\u00f2, insieme a intellettuali e studiosi di diversi orientamenti e provenienze, alcuni giovani esponenti del mondo delle arti. Costoro entrarono a far parte del suo ristretto, ma variegato <em>entourage boh\u00e9mien<\/em>..<\/p>\n\n\n\n<p>Fra questi si pu\u00f2 ricordare, in primo luogo, il trentino Gigiotti Zanini, pittore e architetto distintosi per i paesaggi dai tratti primitivistici; il critico d\u2019arte e scrittore, nonch\u00e9 pittore, Benso Becca; il gallerista Enrico Somar\u00e9, fondatore del periodico \u201cL\u2019Esame. Rivista mensile di Coltura e d\u2019Arte\u201d, dove pubblicarono Soffici e Carr\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Si aggiunsero poi l\u2019architetto e urbanista Giuseppe de Finetti, uno dei pi\u00f9 interessanti e singolari della prima met\u00e0 del Novecento italiano, attivo nel \u201cclub degli urbanisti\u201d in opposizione al gusto dominante sotto il fascismo e, in posizioni pi\u00f9 defilate, l\u2019incisore, pittore e scrittore Anselmo Bucci, uno dei fondatori del gruppo Novecento, e il pittore e scenografo Mario Vellani Marchi, allievo di Pio Semeghini e amico dello scrittore Riccardo Bacchelli, a sua volta uno dei pi\u00f9 intimi amici di Raffaele Mattioli. Oltre a loro non si pu\u00f2 non menzionare Sergio Solmi, collaboratore di Mattioli nell\u2019ambito del servizio legale della Comit e futuro capo dello stesso, che allora incominciava a muovere i suoi primi passi come critico d\u2019arte, oltre che come critico letterario.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"3402\" height=\"2150\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/01\/02_NOTTI-DI-VIA-BIGLI_1934.jpg\" alt=\"raffaele mattioli\" class=\"wp-image-118431\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">\u201cNotti di via Bigli\u201d, casa Mattioli, Milano 1934. Da sinistra: Raffaele Mattioli, Arrigo Cajumi, Gino Scarpa, Sergio Solmi, Antonio Pescarzoli e, in primo piano, Antonello Gerbi e Lucia Mattioli\nFotografia con autoscatto di Antonello Gerbi\nArchivio Storico Intesa Sanpaolo<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo \u201ccenacolo\u201d si accrebbe negli anni successivi, dando vita alle cosiddette \u201cNotti di via Bigli\u201d, i \u201cnotturni convegni amichevoli in casa di Raffaele Mattioli\u201d, come scrisse Riccardo Bacchelli, uno dei pochi punti d\u2019incontro, discussione e riflessione liberi nella pesante atmosfera dell\u2019Italia fascista.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio tali frequentazioni avvicinarono dunque Raffaele Mattioli al mondo delle arti, con il costante coinvolgimento nelle animate dissertazioni in tema dei suoi amici \u201cartisti\u201d. Mattioli stimol\u00f2 la loro attivit\u00e0, oltre a garantirne i mezzi di sostentamento, con commissioni spesso legate alla Comit, di cui nel frattempo, nel 1933, era diventato amministratore delegato (carica che manterr\u00e0 sino al 1960, per poi assumere quella di presidente fino al 1972). Cos\u00ec negli anni trenta affid\u00f2 a de Finetti e a Zanini la ristrutturazione di vari immobili della banca, tra cui la sede della direzione centrale in piazza Scala a Milano, oltre che del proprio appartamento in via Bigli 11. Compr\u00f2 anche alcune loro opere, come nel caso di Zanini e di Bucci, quest\u2019ultimo coinvolto inoltre in imprese editoriali sostenute da Mattioli, per la stesura delle tavole nei volumi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Guttuso, Morandi, Manz\u00f9<\/h3>\n\n\n\n<p>Con la fine della Seconda guerra mondiale, le relazioni di Raffaele Mattioli si allargarono ulteriormente ed egli giunse, tramite amicizie comuni, a entrare in contatto con alcuni dei maggiori esponenti delle arti visive italiane della seconda met\u00e0 del Novecento: basti menzionare i nomi di Renato Guttuso, Giacomo Manz\u00f9 e Giorgio Morandi. In tutti e tre i casi si trattava di personalit\u00e0 gi\u00e0 affermate, o che si stavano affermando; nonostante ci\u00f2, anche nei loro confronti il banchiere svolse un\u2019azione di stimolo e compartecipazione alla loro creativit\u00e0, oltre che di pronto appoggio, sia materiale che morale, in caso di bisogno (ad esempio introducendoli ad altri possibili committenti). Ci\u00f2 vale per Manz\u00f9 e Guttuso. Il rapporto con Morandi sembra invece limitarsi a quello pi\u00f9 tradizionale tra artista e committente: le testimonianze archivistiche conservatesi attestano un vivo e profondo apprezzamento dei quadri del pittore bolognese da parte del banchiere, che ne acquist\u00f2 alcuni esemplari. Mancano per\u00f2 totalmente le tracce di possibili sviluppi di tale relazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"3316\" height=\"4360\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/01\/07_MORANDI-A-MATTIOLI_1948.jpeg\" alt=\"raffaele mattioli\" class=\"wp-image-118433\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lettera autografa di Giorgio Morandi a Raffaele Mattioli, Bologna, 28 dicembre 1948;\nArchivio Storico Intesa Sanpaolo<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Se questi sono i \u201cgrandi\u201d dell\u2019arte contemporanea che portarono ad affermare, in un articolo uscito su \u201cIl Popolo\u201d il giorno seguente la scomparsa del banchiere, che \u201cmolti dei nomi pi\u00f9 illustri delle arti figurative italiane sono sbocciati all\u2019ombra di questo grande mecenate\u201d, l\u2019orizzonte dei suoi interessi e contatti comprese anche altri autori, meno noti e significativi, ma pur sempre parte del c\u00f4t\u00e9 artistico dell\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un sguardo organico, tra presente e passato<\/h3>\n\n\n\n<p>Negli anni sessanta Raffaele Mattioli, che pure era molto lontano dalle nuove correnti artistiche, avall\u00f2 il progetto di Vittorio Corna, capo del personale e responsabile delle collezioni d\u2019arte della banca, di una collezione di opere di artisti italiani contemporanei dagli anni cinquanta in avanti, divenuta nel corso dei decenni uno degli elementi identitari della collezione d\u2019arte della Commerciale.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto, e parallelamente, all\u2019attenzione per il presente egli propugn\u00f2 un\u2019azione di tutela e di studio delle opere d\u2019arte del passato, indispensabili all\u2019orientamento del paese e della societ\u00e0, secondo quell\u2019impostazione di ampio respiro di cui si \u00e8 detto sopra: \u201cconservare l\u2019Italia, conservare i classici e i monumenti, conservare la tradizione; essere uomo di tradizione per essere innovatore\u201d, come efficacemente sintetizzato da Piero Treves. Cos\u00ec, lungo tutto l\u2019arco della sua vita, Raffaele Mattioli si adoper\u00f2 per il loro salvataggio e la conservazione in musei e istituzioni culturali ove fossero accessibili al numero pi\u00f9 ampio possibile di fruitori, perch\u00e9, come scrisse Roberto Longhi in un saggio dedicato a Mattioli per i suoi settantacinque anni, \u201cle opere d\u2019arte appartengono a tutti, sono bene comune dei cittadini di tutto il mondo\u201d, con vantaggio per gli stessi musei, in tal modo \u201cpi\u00f9 vivi e in continuo accrescimento\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L\u2019opera appartiene al suo contesto<\/h3>\n\n\n\n<p>Egli battagli\u00f2, altres\u00ec, affinch\u00e9 alcune opere non venissero strappate ai luoghi a cui erano legate o, viceversa, a essi potessero ritornare. Era questo per lui un principio fondamentale: l\u2019opera nasce in un contesto, vi si relaziona, diventandone parte inseparabile e in esso va conservata. Gi\u00e0 nel 1937 la Comit, sotto la guida di Raffaele Mattioli, donava l\u2019<a href=\"https:\/\/pinacotecabrera.org\/en\/collezione-online\/opere\/adorazione-dei-magi-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Adorazione dei Magi <\/em>di Gaetano Previati alla Pinacoteca di Brera<\/a>, su proposta dell\u2019allora presidente della banca Ettore Conti, a capo dell\u2019Associazione degli Amici di Brera. Il caso pi\u00f9 emblematico e noto di questo tipo di interventi rimane per\u00f2 quello della <em>Piet\u00e0 Rondanini<\/em> di Michelangelo, ora conservata al Castello Sforzesco di Milano, di cui Mattioli nel 1952 contribu\u00ec, in modo sostanziale, quanto defilato, a evitare la vendita e l\u2019espatrio negli Stati Uniti, reggendo le fila di una raccolta di fondi per il suo acquisto, a favore del Comune di Milano.<\/p>\n\n\n\n<p>Tanti altri sono gli episodi simili riconducibili al banchiere, che riguardano ogni angolo d\u2019Italia. Sempre a Milano, Raffaele Mattioli riusc\u00ec a far arrivare nel 1970 alla Pinacoteca di Brera il dipinto <a href=\"http:\/\/catalogo.fondazionezeri.unibo.it\/scheda\/opera\/3154\/Giovanni%20da%20Milano%2C%20Cristo%20in%20trono%20adorato%20dagli%20angeli\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Cristo in trono adorato dagli angeli <\/em>di Giovanni da Milano<\/a>, rilevato, con un suo \u201cdeterminante interessamento\u201d, dal conte Alessandro Augusto Contini-Bonacossi, che lo possedeva. Una attenzione tutta particolare venne inoltre da lui riservata al patrimonio della citt\u00e0 di Napoli, alla quale era affettivamente legato: ne \u00e8 testimonianza il dono, nel 1959, alla Galleria dell\u2019800 del Museo di Capodimonte, del bronzo di Vincenzo Gemito <em>Fanciulla napoletana<\/em>, di propriet\u00e0 della Comit dal 1956.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mancarono casi in cui Raffaele Mattioli indirizz\u00f2 alla banca i capolavori destinati alla dispersione: il suo primo atto in tal senso, in qualit\u00e0 di amministratore delegato della Comit, fu il rilievo nel 1933 del <a href=\"https:\/\/gallerieditalia.com\/it\/musei-online\/opere\/ritratto_di_fattori_nel_suo_studio-3113\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Ritratto di Fattori<\/em> di Giovanni Boldini<\/a> \u2013 esposto in questa mostra \u2013 dalla raccolta Gualino, allora in liquidazione. Un altro esempio \u00e8 offerto dal quadro di <em>Largo di Palazzo<\/em> a Napoli, del pittore olandese Gaspar van Wittel o Gaspare degli Occhiali, anch\u2019esso in mostra. Oggetto di attente ricerche da parte di Mattioli, una volta individuato e acquistato per conto della banca, venne da lui custodito nel proprio ufficio alla rappresentanza di Roma, non senza averne favorito la conoscenza con la pubblicazione di un accurato studio del suo amico letterato e storico, allora soprintendente alle Gallerie e Opere d\u2019Arte della Campania, Gino Doria.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"5509\" height=\"3582\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/01\/ok-03_MATTIOLI_ROMA_VAN-WITTEL_1966.jpg\" alt=\"Raffaele Mattioli \" class=\"wp-image-118434\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Raffaele Mattioli ritratto nel suo ufficio alla Rappresentanza di Roma della Banca Commerciale Italiana, 1966. Alle spalle, il quadro \u201cIl largo di Palazzo a Napoli\u201d di Gaspar van Wittel,  Fotografia di Franco Pinna; Archivio Storico Intesa Sanpaolo<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Tale lavoro di salvaguardia avrebbe potuto essere edificato su solide fondamenta solo se fosse stato accompagnato da una puntuale mappatura di base dei beni artistici, ovvero da quella \u201cerudizione che le d\u00e0 corpulenza concreta\u201d, secondo l\u2019efficace definizione di Leo Valiani. Per questo Raffaele Mattioli, all\u2019inizio degli anni settanta, si fece promotore della catalogazione scientifica dei beni dei musei e delle gallerie di Milano, di cui non si aveva un quadro completo. Si sarebbe cos\u00ec creata anche una solida base per lo sviluppo degli studi di storia dell\u2019arte, aspetto a cui Mattioli riservava pure grande importanza.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Raffaele Mattioli e il rapporto con gli studiosi<\/h3>\n\n\n\n<p>Come si \u00e8 accennato sopra, il banchiere infatti sin dalla giovinezza era stato in contatto con critici d\u2019arte, e nel corso degli anni successivi risulta legato ai suoi massimi esponenti, quali Bernard Berenson, Lionello Venturi, Roberto Longhi, Paola Barocchi e Lamberto Vitali; nei loro confronti fu \u201csempre sollecito assertore d\u2019ogni nostra pi\u00f9 seria esigenza culturale\u201d, secondo le parole dello stesso Longhi nella dedica a Raffaele Mattioli del proprio saggio nel volume collettaneo per i settantacinque anni del banchiere. A Venturi assegn\u00f2 il saggio sulla \u201cstoria dell\u2019arte\u201d nell\u2019opera <em>Cinquant\u2019anni di vita intellettuale italiana 1896-1946<\/em>, il consuntivo sugli studi italiani nell\u2019ultimo cinquantennio, curato da Mattioli e da Carlo Antoni per gli ottant\u2019anni di Benedetto Croce. Di Berenson rese possibile l\u2019uscita nel 1961, in traduzione italiana, della fondamentale opera, <em>I disegni dei pittori fiorentini<\/em>, con Electa, oltre a perpetuarne la memoria con la pubblicazione presso la propria casa editrice Riccardo Ricciardi dell\u2019edizione italiana del volume <em>Berenson. A biography<\/em>, di Sylvia Sprigge. In virt\u00f9 della sua sensibilit\u00e0 storica e della sua attenzione filologica, coinvolse invece Paola Barocchi nell\u2019attivit\u00e0 della Ricciardi, per la quale la studiosa cur\u00f2 nel 1962 la poderosa opera di Giorgio Vasari <em>La vita di Michelangelo nelle redazioni del 1550 e del 1568<\/em> (pubblicata nella collana \u201cDocumenti di Filologia\u201d) e successivamente, all\u2019inizio degli anni settanta, per \u201cLa Letteratura Italiana. Storia e Testi\u201d, <em>Scritti d\u2019arte del Cinquecento<\/em>, il cui secondo tomo vide la luce proprio nell\u2019anno della morte del banchiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli ultimi atti della sua vita, con sguardo lungimirante, Raffaele Mattioli pens\u00f2 ad assicurare le nuove leve per tali ricerche con la costituzione di una alta scuola di perfezionamento, la Fondazione di Studi di Storia dell\u2019Arte Roberto Longhi, la cui nascita fu da lui fortemente voluta insieme allo stesso Longhi. Scomparso quest\u2019ultimo, fece in modo che il progetto potesse trovare attuazione e cos\u00ec, sotto la sua presidenza e con il saldo ausilio della biblioteca e della fototeca dello studioso, incominciarono a essere allevate le nuove generazioni di storici dell\u2019arte, sul modello dell\u2019Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-wide\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">Nota dell&#8217;autrice: &nbsp;si ringraziano Francesca Gaido per il fondamentale supporto alla ricerca e Gianni Antonini per la generosit\u00e0 con cui ha condiviso i suoi personali ricordi, aiutandomi a rispondere ai molti quesiti ai quali le fonti d\u2019archivio non riuscivano a dare risposta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">Nota di redazione: il presente testo \u00e8 stato estratto dal catalogo della mostra &#8220;<a href=\"https:\/\/gallerieditalia.com\/it\/milano\/mostre-e-iniziative\/mostre\/2022\/11\/18\/dai-medici-ai-rothschild-mecenati-collezionisti-filantropi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Dai Medici ai Rothschild. Mecenati, collezionisti, filantropi&#8221;<\/a>, presso Gallerie d&#8217;Italia, Milano, dal 18 novembre 2022 al 26 marzo 2023.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una mostra alle Gallerie d&#8217;Italia ripercorre il collezionismo dei grandi banchieri, dai Medici ai Rotschild, passando da Raffaele Mattioli <\/p>\n","protected":false},"featured_media":118446,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2385],"tags":[],"class_list":["post-118429","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-latest-art-history"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/118429","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/118429\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/118446"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=118429"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=118429"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=118429"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}