{"id":119695,"date":"2023-05-30T10:10:37","date_gmt":"2023-05-30T08:10:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=119695"},"modified":"2023-09-04T09:40:27","modified_gmt":"2023-09-04T07:40:27","slug":"negoziazioni-istituzionali-nellopera-di-daniel-de-paula","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2023\/05\/30\/negoziazioni-istituzionali-nellopera-di-daniel-de-paula\/","title":{"rendered":"Negoziazioni istituzionali nell&#8217;opera di Daniel de Paula"},"content":{"rendered":"\n<p>Le prime opere di Daniel de Paula (Boston USA, 1987) risalgono al primo decennio del XXI secolo. In questo periodo l&#8217;influenza degli artisti delle generazioni precedenti era piuttosto visibile e persino esplicita, ma gi\u00e0 si intravedevano con forza quei campi di tensione in cui si sarebbe sviluppato in seguito il suo lavoro. Per esempio, un\u2019opera matura come <em>Untitled (to Charlotte Posenenske)<\/em>, del 2014, consiste nella traduzione e nella messa a disposizione del pubblico del manifesto pubblicato nel 1967 da Charlotte Posenenske su Art International (VII\/5), nel quale l\u2019artista tedesca, pochi mesi prima di smettere definitivamente di produrre arte, afferma: &#8220;it is difficult for me to come to terms with the fact that art can contribute nothing to solving urgent social problems\u201d. Anche de Paula si interroga sul reale valore politico e sociale dell&#8217;arte, e l&#8217;omaggio a una figura tanto radicale e imprescindibile in questa discussione \u00e8, evidentemente, sintomatica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full is-style-CFA-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/05\/02-0E4A1335-prensa.jpg\" alt=\"daniel de paula\" class=\"wp-image-119600\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Installation view of &#8220;inalienable, imprescriptible e inembargable&#8221;, Daniel De Paula&#8217;s solo exhibition at Labor, Mexico City. Courtesy of the gallery and the artist.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Le opere di de Paula esplorano con frequenza gli interstizi della societ\u00e0 contemporanea, interrogando il modo in cui i flussi delle merci e delle risorse, tangibili e fisici, o al contrario, eterei e invisibili, regolano e organizzano globalmente il territorio e la vita degli esseri umani e non. Il processo di negoziazione (nelle sfere accademiche, politiche, sociali, industriali o burocratiche, secondo il contesto e particolarit\u00e0 di ogni progetto) \u00e8 a tal punto essenziale nella produzione dell\u2019opera da essere spesso inclusa nella descrizione dei &#8220;materiali&#8221; di cui l\u2019opera \u00e8 fatta. Un lavoro come <em>apari\u00e7\u00e3o<\/em> (2011), per esempio, ha reso necessaria una trattativa tra la societ\u00e0 responsabile per l&#8217;illuminazione pubblica della citt\u00e0 di San Paolo e il Centro Culturale di San Paolo, anch&#8217;esso dipendente dalla municipalit\u00e0, per trasferire un palo della luce in disuso all&#8217;interno dello spazio espositivo, mettendo cos\u00ec in discussione i concetti di propriet\u00e0 privata, di pubblica utilit\u00e0 e di autorialit\u00e0. Oltre dieci anni dopo, in occasione della partecipazione di Daniel de Paula alla Biennale di Lione del 2022, l\u2019artista concepiva una grande installazione multimediale nell&#8217;edificio, oggi abbandonato, che ospita il Mus\u00e9e Guimet. Nella stessa ha incluso una maschera funeraria marmorea di epoca romana, che nei secoli \u00e8 stata usata come elemento di completamento di un marciapiede cittadina e che oggi appartiene alla collezione del Lugdunum, museo di storia della civilizzazione gallo-romana di Lione. \u00c8 evidente come l&#8217;analisi del modo in cui l&#8217;uso di spazi e oggetti finisce per essere determinato da complesse relazioni di potere abbia ricoperto un posto centrale nell&#8217;opera di Daniel de Paula.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1606\" height=\"2406\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/05\/DSC0448.jpg\" alt=\"daniel de paula\" class=\"wp-image-119598\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Daniel de Paula, &#8220;deposi\u00e7\u00e3o&#8221;, 2020. Courtesy of Galeria Jaqueline Martins and the artist. <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Sintetizzando vari punti nevralgici di riflessione e ricerca dell&#8217;artista, l\u2019opera intitolata <em>deposi\u00e7\u00e3o<\/em> (2020), sviluppata in collaborazione con gli artisti nordamericani Marissa Benedict e David Rueter &#8211; e presentata per la prima volta alla 34\u00b0 Biennale di San Paolo (a mia cura) -, \u00e8 da considerarsi emblematica. Nel 2018 gli artisti sono riusciti a riscattare dal Chicago Board of Trade un <em>trading pit<\/em> utilizzato per decenni nelle negoziazioni di cereali e granaglie (poi abbandonato nel passaggio alle transazioni digitali). La struttura, una specie di arena ottagonale di circa 12 metri per 12, \u00e8 allo stesso tempo un anti-monumento e una piattaforma per incontri pubblici volti a discutere ed enfatizzare il clima di condivisione e confronto che la struttura stessa suggerisce. Per il <em>pit<\/em> gli artisti prevedono un ciclo di presentazioni istituzionali, con l&#8217;obiettivo di incentivare discussioni e dibattiti sulle varie e diverse visioni politiche, sociali, artistiche e filosofiche che l&#8217;oggetto pu\u00f2 rappresentare. Enfatizzando la dimensione performativa e discorsiva, accanto a quella scultorea e simbolica, <em>deposi\u00e7\u00e3o<\/em>, \u00e8 una delle opere in cui questi due aspetti convivono in modo pi\u00f9 esplicito; ma per quando sia invisibile, il momento dello scambio di informazioni e conoscenze del confronto (essenziali in tutti i processi di negoziazioni di cui si parlava prima) \u00e8 sempre presente nella pratica di Daniel de Paula.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2036\" height=\"1376\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/05\/DSC9887.jpg\" alt=\"daniel de paula\" class=\"wp-image-119599\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Daniel De Paula, &#8220;a forma condutora de fluxos dominantes&#8221;, exhibition view, Galeria Jaqueline Martins, S\u00e3o Paulo, 2017. Photo: Jos\u00e9 Pelegrini<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Offre un esempio anche l\u2019installazione <em>Lastro<\/em> (2017), ispirata a un&#8217;indagine sulle pietre utilizzate per dare stabilit\u00e0 alle navi che partivano dall&#8217;Europa per raccogliere le ricchezze delle colonie. Queste pietre venivano poi scaricate in Brasile e utilizzate nelle costruzioni di chiese e fortezze militari edificate dell&#8217;Impero Portoghese. In questo caso, oltre alla negoziazione istituzionale necessaria affinch\u00e9 potesse essere inclusa nell\u2019installazione anche la zavorra recuperata dalla Marina Brasiliana durante una spedizione subacquea volta a recuperare una nave affondata nell&#8217;Oceano Atlantico, Daniel de Paula ha anche esplicitato la ricerca su cui si basa attraverso un video nel quale lo storico di economia Jos\u00e8 Jobson de Andrade Arruda spiega il modo in cui queste pietre calcaree condensano la complessa asimmetria del potere coloniale, lo sfruttamento violento di uomini e terre, il flusso incessante di merci e ricchezze. Oltre a esimi accademici come lo stesso Andrade Arruda o la sociologa olandese Saskia Sassen, l&#8217;istanza dialogica del lavoro include in tanti casi anche personaggi meno conosciuti e forse, proprio per questa ragione, pi\u00f9 emblematici dell\u2019aspirazione silenziosa del lavoro di Daniel de Paula, cio\u00e8 l\u2019operare di fatto in una scala collettiva e sociale nel senso pi\u00f9 ampio che questi termini possono avere.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1659\" height=\"2487\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/05\/2021_GRAYSC_JMartin_18x24-42.jpg\" alt=\"daniel de paula\" class=\"wp-image-119602\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Daniel De Paula, fetiche-feiti\u00e7o, 1865-ongoing. Technique: Shadow (of engraved copperplate utilized for indirect printing on ceramic previously in use at the Petrus Regout &amp; Co. porcelain and glass factory in 1865 during speculated visit of philosopher Karl Marx to the factory facilities (currently kept at the Centre C\u00e9ramique, located at Avenue C\u00e9ramique 50, Maastricht, NL); title to which shall pass to Collector through Sale Documents. Courtesy of the artist and Galerie Jaqueline Martins. Photo: GRAYSC<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 significativo, in questo senso, che negli ultimi anni l&#8217;interesse dell&#8217;artista si sia rivolto con maggior enfasi verso il lato fugace, mobile e intangibile delle cose, dalla circolazione invisibile dei capitali e della pura speculazione finanziaria, svincolata da qualsiasi relazione con prodotti reali, fino alle ombre di oggetti e persone. Nella sua ultima mostra presso la <a href=\"https:\/\/galeriajaquelinemartins.com.br\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Galeria Jaqueline Martins<\/a> (a Bruxelles), Daniel de Paula ha esposto e messo in vendita l&#8217;ombra di una placca di rame utilizzata nella produzione di ceramiche della fabbrica Petrus Regoud &amp; Co. and Royal Sphinx, probabilmente visitata da Karl Marx nel 1865 durante la stesura di <em>Das Kapital<\/em>. Se l&#8217;oggetto condensa ed esplicita, almeno da un punto di vista simbolico, la violenza del sistema capitalista che avrebbe portato Marx a concepire una societ\u00e0 ontologicamente diversa, il gesto di de Paula (ossia mettere in vendita un\u2019ombra) sottolinea quanto il potere del sistema capitalista trascenda la sfera di quello che pu\u00f2 essere di fatto toccato e sentito, permeando tutti gli aspetti della vita contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2085\" height=\"1364\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/05\/5.jpg\" alt=\"daniel de paula\" class=\"wp-image-119601\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Daniel de Paula, &#8220;dispossession-(self-portrait)&#8221;, 2023, Shadow of the artist Daniel de Paula (located adjacent to the artist\u2019s physical body), title to which shall pass to Collector through Sale Documents. Unfathomable dimensions. 1987- ongoing \u00a9 Daniel de Paula<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il pi\u00f9 recente risultato di questa riflessione \u00e8 un\u2019opera prodotta per la prima mostra di de Paula da <a href=\"https:\/\/labor.org.mx\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Labor<\/a>, a Citt\u00e0 del Messico, in cui l\u2019artista mette in vendita la propria ombra, dichiarando la sua appartenenza come artista, e prima ancora come essere umano, a una societ\u00e0 in cui tutto \u00e8 in vendita. L&#8217;intangibilit\u00e0 dell&#8217;ombra, e il fatto che de Paula la porti con s\u00e9, senza dunque doverla consegnare al collezionista che eventualmente decida di acquistarla, non rende la proposta meno reale o inquietante. Al contrario, proietta il lavoro in una dimensione quasi mitica, nonostante l&#8217;importanza degli aspetti pratici e dei dettagli giuridici della transazione. Come gi\u00e0 afferm\u00f2 Sol Lewitt nella prima delle sue celebri frasi sull&#8217;arte concettuale: \u201cgli artisti concettuali sono pi\u00f9 propriamente mistici che razionali. Essi arrivano a conclusioni a cui la logica non pu\u00f2 arrivare\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le prime opere di Daniel de Paula (Boston USA, 1987) risalgono al primo decennio del XXI secolo. 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