{"id":119795,"date":"2023-06-06T18:41:19","date_gmt":"2023-06-06T16:41:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=119795"},"modified":"2023-06-06T18:56:43","modified_gmt":"2023-06-06T16:56:43","slug":"legnaino-belisario-palazzo-carignano","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2023\/06\/06\/legnaino-belisario-palazzo-carignano\/","title":{"rendered":"Il Belisario ritrovato: un Legnanino per il Principe di Carignano"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Dormiva sotto una coltre di polvere centenaria e con il roboante nome di Luca Giordano la tela di Stefano Maria Legnani detto il Legnanino (Milano 1661 &#8211; 1713) che qui si vuole per la prima volta presentare (208 x 195 cm). Il pittore fu artista poliedrico poich\u00e9 seppe adempiere commissioni di grande prestigio e respiro con una pittura innovativa, pienamente barocca, connessa con i grandi modelli classici del passato ma rinnovata da un gusto alla moda. Autonomo nello stile fin dai suoi albori, risulta tutt\u2019oggi pittore di immediata riconoscibilit\u00e0 e, per dirla con le parole di Marina Dell\u2019Omo alla quale si deve la prima monografia, egli gioca \u201cun ruolo d\u2019innovatore nell\u2019ambiente pittorico lombardo, negli anni che precedono l\u2019arrivo di Tiepolo e la moda della grande decorazione dell\u2019affresco settecentesco\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2792\" height=\"2520\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/06\/27-05-21_10004-1.jpg\" alt=\"legnanino\" class=\"wp-image-119826\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Stefano Maria Legnani detto Il Legnanino, Belisario, collezione privata<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Osservando la tela del Belisario comprendiamo l\u2019\u2018errore intelligente\u2019 che venne tramandato per generazioni nella famiglia che lo custodiva: il quadro dovette far certamente fantasticare l\u2019ignoto attribuzionista della fine dell\u2019Ottocento che, osservando forse la freschezza della pennellata, il chiarore venetisant dell\u2019insieme e l\u2019acribia pittorica per la ricerca dei dettagli sofisticati, ebbe l\u2019ardire di proporre la tela come opera di Luca Giordano (attribuzione rimasta tale fino al riconoscimento attuale).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera \u00e8 concepita con una grande composizione in cui viene dispiegata teatralmente la vicenda, rarissima nel campo delle arti figurative e sulla quale ci si soffermer\u00e0 pi\u00f9 avanti, di uno dei pi\u00f9 importanti condottieri romani dell\u2019Impero d\u2019Oriente caduto in disgrazia e costretto a chiedere l\u2019elemosina. Gli attori vengono posti in due gruppi da tre personaggi, le campiture sono larghe, le pennellate velocissime e espressioniste in alcuni punti, una pittura di trasparenze come spesso il Legnanino ci ha abituato a cavallo dei due secoli, lampi di luce percorrono le zone pi\u00f9 in ombra mentre sulla sinistra il cielo schiarisce insieme ai colori pastello dei personaggi annunciando in questo modo la venuta del nuovo secolo. Si parlava di \u2018errore intelligente\u2019 riguardo l\u2019antica attribuzione poich\u00e9 nei pi\u00f9 recenti contributi critici dedicati al Legnanino, pittore la cui importanza e portata storica \u00e8 stata riscoperta all\u2019incirca negli ultimi venti anni, il nome di Giordano \u00e8 stato accostato al milanese proprio per alcune caratteristiche sopra espresse.<\/p>\n\n\n\n<p>La riscoperta critica del pittore trova origine agli inizi degli anni novanta del Novecento nei saggi puntuali di Simonetta Coppa, di Marina Dell\u2019Omo e di altre voci: gli studiosi non solo hanno ordinato in maniera organica la sua attivit\u00e0 nelle grandi commissioni lombarde, piemontesi e genovesi, ma hanno anche riportato alla luce importanti documenti, eccezionali prove pittoriche e il clima culturale in cui Legnanino oper\u00f2. Pi\u00f9 di recente nuove scoperte hanno incrementato la conoscenza di questo artista. Tra le pi\u00f9 significative la testimonianza del suo apprendistato bolognese e romano grazie al ritrovamento di uno scambio epistolare riguardante la \u2018raccomandazione\u2019 per il giovane artista dell\u2019illustre committente e mecenate Vitaliano VI Borromeo di Isola Bella.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come Monferrini e Dell\u2019Omo hanno messo a fuoco, lo scambio epistolare permette di ipotizzare la frequentazione della villa, di primaria importanza per le suggestioni artistiche ivi contenute e meta di tutti gli artisti lombardi, inoltre la certezza che nel 1682 (anno in cui \u00e8 datata la missiva) il Legnanino si trovava a lavorare a Bologna presso importanti famiglie quali il marchese Cesare Tanari (che inizialmente lo ospit\u00f2), il conte Pepoli (probabilmente Ercole) e il signor Pizalli (referente bolognese per i Borromeo). La famiglia Pepoli aveva legami con i Borromeo per vincoli di parentela, inoltre \u00e8 significativo il ricevimento di Ercole Pepoli nel febbraio del 1679 alla corte di Torino, conoscenze che vennero mantenute nel tempo anche in rapporto alla nobilt\u00e0 che vi gravitava. La figura del Pizalli, come \u00e8 stato dimostrato da Monferrini, \u00e8 da tenere in gran conto poich\u00e9 lui stesso era possessore di una collezione d\u2019arte invidiabile, incentrata sui grandi pittori bolognesi, veneti e centro italiani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Appare ulteriormente significativo per il nostro studio, che ci condurr\u00e0 tramite il Belisario alla corte piemontese, sottolineare il contatto che il Pizalli ebbe nel 1686 con il Principe di Carignano quale intermediario per l\u2019invio di due quadri di Antonio Francesco Peruzzini da Bologna a Torino. Il Principe soggiorn\u00f2 a Bologna per cinque mesi (dal 13 dicembre del 1684) a causa di un esilio imposto da Luigi XIV re di Francia: Emanuele Filiberto Amedeo di Savoia-Carignano (Moutiers 1628 &#8211; Torino 1709) si spos\u00f2 con Maria Caterina d\u2019Este mentre il regnante francese avrebbe preferito una nobile francese per avere ovviamente pi\u00f9 influenza nella corte torinese. A causa di questa disubbidienza, il principe di Carignano fu bandito dalla citt\u00e0 di Torino trovando dimora a Bologna. Filiberto riusc\u00ec a far rientro a Torino tramite una missiva di chiarimento e conferma della sua fedelt\u00e0: in questo breve periodo ebbe modo di conoscere l\u2019aristocrazia locale frequentando nuovamente i Pepoli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c9 stato dimostrato da Marina Dell\u2019Omo che il principe e Legnanino non poterono incontrarsi in questa occasione poich\u00e9 il Legnani rimase a Bologna sino alla primavera del 1684, data in cui scrive una lettera al suo mecenate Vitaliano nella quale asserisce \u201cdi aver compito in parte alle opere cominciate\u201d e di volersi trasferire a Roma \u201ca studiare le cose insigne\u201d 8 . Questo importante indizio sulla formazione romana dell\u2019artista, da sempre ipotizzata dagli studiosi, pu\u00f2 definirsi uno dei tasselli importanti per la matrice che guider\u00e0 le sorti stilistiche del Legnani. L\u2019artista rimase a Roma fino alla seconda met\u00e0 del 1685. Gli importanti contatti che s\u2019intrecciarono tra i nobili felsinei e piemontesi e la relazione con i primi da parte di Legnanino furono la culla per la futura chiamata dell\u2019artista alla corte piemontese. Se osserviamo brevemente l\u2019ascesa artistica del Legnani appare evidente l\u2019attenzione successiva che ebbe per lui la nobilt\u00e0 e la corte torinese da sempre interessata a pittori con formazione accademica e orbitanti tra Bologna e Roma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A Milano lo Scaramuccia pot\u00e9 infervorare la mente dell\u2019artista agli albori della carriera indirizzandolo verso il classicismo bolognese, tanto da far gravitare il pittore dapprima su quella citt\u00e0, in seguito a Roma ove, al momento, registriamo soltanto la pala raffigurante la Sacra famiglia con la Santissima Trinit\u00e0 conservata nella chiesa di San Francesco a Ripa. Su questa commissione si \u00e8 soffermato Paolo Coen che ha evidenziato la figura importantissima di Olimpia Ludovisi e la datazione in cui si pu\u00f2 circoscrivere l\u2019esecuzione della pala d\u2019altare (la tela \u00e8 databile tramite i recenti ritrovamenti tra il 1684 e il 1685) tenendo conto della costruzione della cappella di San Giuseppe presso cui doveva essere collocata. Il pittore dovette interessare Olimpia per la sua formazione nella citt\u00e0 felsinea (1682-84) a contatto con pittori del calibro di Carlo Cignani e Domenico Maria Canuti: i Ludovisi furono dediti al collezionismo di un certo tipo di classicismo di marca bolognese. La teoria di Coen, riguardante i motivi della scelta artistica di Olimpia, trova le ragioni nella suggestiva annotazione che la pala del Legnanino veniva a supportare il classicismo delle pale del Cavalier d\u2019Arpino con il San Francesco in estasi e di Annibale Carracci con la Deposizione in netto contrasto con la Beata Ludovica Albertoni del Bernini e la rispettiva pala d\u2019altare del Gaulli poste nella medesima chiesa. Il Titi, sottolinea Coen, menziona anche la costruzione della cappella di San Giovanni da Capestrano che doveva essere decorata con opere di Ciro Ferri e di Carlo Maratta: in questo modo veniva precisandosi la sfida al barocco di Bernini e Gaulli da parte dell\u2019Accademia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il fascino degli artisti bolognesi del versante classicista incise fortemente sull\u2019estro del Legnanino: egli dovette ricercare e studiare attentamente i lavori dei grandi maestri emiliani nell\u2019Urbe per comprendere come avevano innestato il loro stile nell\u2019ambiente romano. Prove delle suggestioni di queste ricerche si possono ritrovare puntuali in molteplici dipinti del Legnani: nelle quattro tele con le Storie di Bacco e Arianna (Comune di Saronno, gi\u00e0 in Palazzo Calderara a Milano) compaiono alcune figure derivate direttamente dalla volta Farnese di Annibale Carracci. Ad esempio la donna sulla sinistra che porta seminuda il cesto di vimini in testa corrisponde esattamente a quella di Annibale. Allo stesso modo nell\u2019altra tela del medesimo ciclo il Sileno a cavallo del somaro sorretto da due satiri ricalca il gruppo carraccesco.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1604\" height=\"1288\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/06\/Saronno1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-119804\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Stefano Maria Legnani known as Il Legnanino, Stories of Bacchus and Ariadne, detail, Saronno, Town Hall (formerly Milan, Palazzo Calderara)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2194\" height=\"1697\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/06\/Saronno2.jpg\" alt=\"legnanino\" class=\"wp-image-119805\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Stefano Maria Legnani known as Il Legnanino, Stories of Bacchus and Ariadne, detail. Saronno, Town Hall (formerly Milan, Palazzo Calderara)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"3784\" height=\"5024\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/06\/Annibale1.jpg\" alt=\"Annibale Carracci\" class=\"wp-image-119807\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Annibale Carracci, Bacco e Arianna, particolare. Roma, Palazzo Farnese, Galleria dei Carracci<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La volta dovette impressionare talmente Legnanino che nel corso della sua carriera riprese queste figure pi\u00f9 volte: la donna con il cesto ritorna nella Pala detta della Vittoria ovvero della Nativit\u00e0 della Vergine (chiesa di San Massimo, Torino) nella figura sulla estrema sinistra questa volta abbigliata in maniera pi\u00f9 consona ad un soggetto religioso. La donna che suona i cembali dell\u2019estrema sinistra dell\u2019affresco di Annibale torna molto simile in uno dei peducci degli affreschi di <a href=\"https:\/\/www.palazzocarignano.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Palazzo Carignano<\/a>. Il carro della Notte (purtroppo non ben leggibile a causa di uno stato conservativo non eccellente) dell\u2019Appartamento detto di Mezzanotte nella \u2018camera longa\u2019 al pian terreno di Palazzo Carignano riprende l\u2019Aurora Ludovisi del Guercino. Bisogna considerare che nell\u2019Inventario dei beni del pittore sono citati due mazzi di stampe da 300 e 400 pezzi e di conseguenza non ci sorprenderemmo vi fossero le incisioni di Pasqualini dalla volta Ludovisi di Guercino (datate 1621) e quelle di Pietro Aquila dalla volta Farnese (datate 1670-1679).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2016\" height=\"3855\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/06\/NAtivita.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-119809\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Stefano Maria Legnani known as Il Legnanino, Nativity of the Virgin (Victory Altarpiece), Turin, San Massimo<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Solo chi ha visto di persona l\u2019affresco pu\u00f2 tuttavia interpretarlo nel modo corretto e riproporlo con intelligenti variazioni iconografiche, ma mantenendo quell\u2019effetto di movimento e di sfondato architettonico che rappresentano il vero dato interessante della composizione. Egli dovette trascorrere il suo tempo romano armato di fogli e lapis per disegnare dal vivo tutto ci\u00f2 che potesse essere utile mescolando i suoi interessi tra gli autori classici, gli ardimentosi scorci di sotto in su di carattere scenografico e le novit\u00e0 pi\u00f9 alla moda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I lavori del Legnani una volta rientrato a Milano si estendono ben presto oltre i confini cittadini, \u00e8 chiamato infatti a Novara e al Sacro Monte di Orta, a Lodi e a Monza. Il 1694 \u00e8 per\u00f2 l\u2019anno di svolta del pittore poich\u00e9 \u00e8 richiesto dalla corte torinese in cui viene messo alla prova con vaste superfici: egli lavora in contemporanea alla Cappella dei Banchieri e dei Mercanti (con la commissione di Padre Provana di Druent) e al Palazzo Provana di Druent (ora Palazzo Barolo). Su questi fondamentali lavori si preparava lo sfondo per il suo impegno pi\u00f9 importante eseguito per i principi di Carignano. Si pu\u00f2 al momento soltanto supporre che tramite lettere di raccomandazione dei Pepoli e dei Provana sia stato presentato a corte, tenendo presente che personalit\u00e0 legate al contesto felsineo ebbero un ruolo di primo piano nella commissione di questo lavoro, in particolare nella figura Ercole Agostino Ber\u00f2 con il suo programma predisposto per il salone del piano nobile (l\u2019apparato iconografico \u00e8 stato attuato per\u00f2 con riferimenti generici nell\u2019appartamento meridionale a piano terra). Il palazzo fu costruito su disegno di Guarino Guarini e pu\u00f2 essere considerato l\u2019ultimo grande progetto prima della sua morte, mentre l\u2019iniziativa della costruzione pu\u00f2 datarsi negli anni settanta del Seicento da parte del principe (il palazzo fu terminato gi\u00e0 nel 1684).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il principe Filiberto aveva avuto un\u2019infanzia difficile: sordo, dovette imparare con metodi duri a leggere e scrivere in pi\u00f9 lingue e a far valere sul campo le doti di cavaliere emergendo in molteplici campagne militari. Seppe resistere agli intrighi di corte e ai giochi di potere per la successione al trono sino a quando Vittorio Amedeo II non avesse avuto eredi. Nel 1682 il principe Tommaso aveva sposato una borghese francese e quindi a Torino era necessario trovare una sposa per Filiberto per assicurarsi che la linea ereditaria andasse ad una coppia di sangue nobile (Tommaso nel frattempo venne diseredato).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Contro i voleri di Luigi XIV Filiberto scelse, come detto, Angela Maria Caterina d\u2019Este, figlia di Borso d\u2019Este. La reazione del regnate francese fu durissima poich\u00e9 chiese a Vittorio Amedeo II di annullare il matrimonio o di esiliare il principe. La seconda opzione era quella pi\u00f9 fattibile essendo i due innamorati sposatisi regolarmente. Le campagne militari filo-francesi a cui il principe aveva preso parte e l\u2019esilio che sentiva ingiusto fecero nascere nella mente di Filiberto, aiutato parzialmente dal Ber\u00f2 e probabilmente da altri letterati, l\u2019attento programma per una decorazione del palazzo guariniano ricca di un\u2019iconografia specifica e atta alla glorificazione dei Carignano (pi\u00f9 avanti si spiegher\u00e0 le strette connessioni tra l\u2019esilio del principe e le scelte iconografiche).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec che l\u2019impresa nel Palazzo Carignano di Legnanino si svolse in una dozzina di camere tra il 1695 e il 1703 con un ritorno nel 1707. La prima serie di affreschi ha un piano iconografico che vuole da un lato glorificare il Principe, in veste di Ercole, portandolo al cospetto di tutti gli dei, dall\u2019altro lo si vuole celebrare nelle sue virt\u00f9 intellettuali e etiche. Al secondo piano invece il principe \u00e8 descritto come glorioso guerriero e viene presentato all\u2019Olimpo; sono affrescati inoltre i continenti, le arti liberali e le quattro parti della notte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La sua sensibilit\u00e0 decorativa a Palazzo Carignano non \u00e8 lontana da quella di Daniel Seiter (chiamato a corte anch\u2019egli dopo un\u2019esperienza romana), tuttavia i loro stili e le radici della loro cultura, pur avendo matrici comuni, si differenziano. Legnanino dovette arricchirsi a Torino osservando i pittori genovesi ivi operanti, apprezzando le loro caratteristiche di leggerezza compositiva. I due artisti per\u00f2 dovettero osservarsi e insieme promossero, seppur in competizione e attraverso due vie parallele, una nuova lettura della luce e del fasto barocco giocando di anticipo sulle innovazioni di Sebastiano Galeotti al Castello di Rivoli e sulle novit\u00e0 dei veneti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Legnanino e Seiter furono inoltre una guida per i nuovi pittori che nacquero o transitarono a Torino a cavallo dei due secoli e forse anche oltre. Essi rappresentavano infatti la grande pittura che la corte avrebbe ricercato negli anni successivi: un\u2019arte aulica e solenne di matrice classica che unisse le accademie di Bologna e di Roma. Le sale da loro affrescate vennero studiate ad esempio sia da Beaumont e allievi, sia da Francesco De Mura e Corrado Giaquinto, questi ultimi transitati molto giovani per Torino nel terzo decennio del Settecento. Tramite i documenti si pu\u00f2 ipotizzare l\u2019esecuzione di tre tele eseguite dal Legnani per Palazzo Carignano: il ritratto di Filiberto (tuttora non identificato), la tela raffigurante Belisario e forse una terza che potrebbe essere identificata in quella Venere incoronata da Amore che si ritrova inventariata a Parigi insieme al Belisario e di cui si dir\u00e0 pi\u00f9 avanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il recupero del Belisario e la storia personale del principe sopra riassunta rendono chiare le intenzioni: da un lato il ritratto ufficiale probabilmente in abiti cerimoniali, dall\u2019altro il suo alter ego Belisario (rappresentato spesso, come in questo caso, cieco a chiedere l\u2019elemosina), fiero generale romano la cui storia fu in seguito romanzata per essere caduto pi\u00f9 volte in disgrazia sotto Giustiniano. Iconografia rarissima (nel Seicento si ricorda il Belisario di Mattia Preti, Museum Boijmans Van Beuningen), pi\u00f9 diffusa con il Neoclassicismo, come illustra le tela famosa di Jacques-Louis David, la scena riassume esattamente il sentimento che Filiberto dovette provare durante il suo esilio: un senso di ingiustizia rispetto ai rapporti di potere. Non \u00e8 da escludere che un ulteriore riferimento personale sia da riconoscere nella relazione tra l\u2019handicap del generale, acciecato in una delle punizioni subite, e la sordit\u00e0 del principe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La tela, per le strette attinenze sopra descritte, potrebbe essere stata pensata direttamente da Filiberto, conoscitore della storia romana grazie al contributo formativo di Emanuele Tesauro, letterato e storico alla corte Savoia. La sede d\u2019origine del Belisario, come dimostrano i documenti di spesa, era Palazzo Carignano. Il dipinto fu eseguito contemporaneamente agli affreschi, se ne ha infatti menzione nei pagamenti del 16 agosto1697 in cui Legnanino riscuote 7.500 lire, cifra da suddividere con i compagni (probabilmente i quadraturisti e suo fratello Tommaso), per un \u201cquadro grande ad olio rappresentante Belisario\u201d e per gli affreschi dell\u2019appartamento a piano terra verso mezzanotte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019Inventario del 1710, redatto in occasione della morte del Principe Emanuele Filiberto Amedeo, la tela \u00e8 registrata nella stanza di piano terra verso la piazza e verso ponente \u201cin cui si teneva il letto del Sig. Principe\u201d, citandola come \u201cun quadro grande di Belisario con cinque altre figure con li quattro angoli a circoli con cornice grande intagliata e dorata\u201d con una stima ammontante a 525 lire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il dipinto, particolarmente caro alla famiglia Carignano per le virt\u00f9 e il simbolismo espresso, ebbe una sorte collezionistica che lo port\u00f2 per un periodo imprecisato fuori d\u2019Italia. Alla morte di Emanuele Filiberto il figlio Vittorio Amedeo (Torino 1690 &#8211; Parigi 1741) eredit\u00f2 e subentr\u00f2 a palazzo. Nel 1714 spos\u00f2 Vittoria Francesca di Savoia, figlia legittimata dal re Vittorio Amedeo II e della sua amante, Jeanne-Baptiste d\u2019Albert de Luynes, la contessa di Verrua. Riallestendo le stanze un tempo abitate da Emanuele Filiberto, i due sposi si stabilirono definitivamente nel loro appartamento di Palazzo, tuttavia Vittorio Amedeo nel 1718 dovette organizzare una fuga da Torino verso Parigi a causa dei creditori che lo assediavano: il principe infatti aveva inclinazioni per una vita dispendiosa, il gioco e l\u2019azzardo che gli fecero dilapidare un ingente patrimonio e contrarre molti debiti. Si stabilirono all\u2019H\u00f4tel de Soissons, il palazzo di famiglia da parte della nonna, Maria di Borbone Soissons, nei pressi della chiesa di Saint-Eustache e gi\u00e0 residenza di Caterina de\u2019 Medici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni successivi i due coniugi furono accusati in biografie e memorie contemporanee di una vita dissoluta, senza riguardo alle modalit\u00e0 e alle quantit\u00e0 delle spese e di comportamenti immorali. La collezione di Vittorio Amedeo si accrebbe enormemente, partendo di certo da un piccolo nucleo portato con s\u00e9 da Torino, ma alla sua morte si dovette organizzare un\u2019asta dei beni per far fronte ai debiti. La storiografia recente, in particolare Giuseppe Dardanello nel 2012, ha messo in luce la consistenza di questa collezione parigina, sulla base dell\u2019inventario in mortem del 1741, del catalogo d\u2019asta del 1743 e degli elenchi di opere andate cedute a differenti compratori al di fuori della vendita all\u2019incanto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La grande tela del Legnanino raffigurante Belisario qui in esame figura in quegli elenchi dimostrando che il Principe volle riunire a Parigi un piccolo gruppo di opere di grande pregio gi\u00e0 in suo possesso a Torino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre al Legnanino, Vittorio Amedeo port\u00f2 con s\u00e9 le Quattro stagioni di Marcantonio Franceschini (due delle quali si conservano oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna), poich\u00e9 commissionate nel 1716 (come rivela il libro dei conti del pittore), e l\u2019Assemblea degli Dei di Charles Dauphin. \u00c9 importante osservare che al n. 252 dell\u2019Inventario parigino figuri una Venere incoronata da Amore del Legnanino (ancora non identificata) posta nella medesima stanza delle Quattro Stagioni del Franceschini. Come poco sopra ricordato, appare suggestivo ipotizzare che il quadro del Legnanino raffigurante la Venere potrebbe essere identificato con quel dipinto non precisato negli inventari del Palazzo Carignano per il quale il pittore dovette far ritorno nel 1707 \u201cper far il disegno, e prender le misure \/ del quadro della camera della serenissima Principessa\u201d. In questo caso quindi possiamo in questa sede gi\u00e0 raggruppare un numero di opere che il Principe port\u00f2 con s\u00e9 da Torino, tuttavia si deve rilevare la scarsit\u00e0 di notizie che purtroppo incombe sulla tela del Belisario, poich\u00e9 dopo la ricostruzione storica della commissione e del suo successivo spostamento a Parigi, dopo la vendita del 1743 non siamo in grado, allo stato odierno degli studi, di trovare traccia di essa fino al momento attuale del suo ritrovamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La residenza parigina dei Carignano fu rinnovata dal raffinato architetto Germain Boffrand, dedito a progetti di residenze eleganti ma allo stesso tempo comode e funzionali. Il giardino pensato per l\u2019H\u00f4tel era enorme, la spericolata lottizzazione dei terreni per la nuova casa fu anche uno dei motivi per cui il principe si trov\u00f2 nei successivi vent\u2019anni sempre in affanno. Per migliorare la propria residenza Vittorio Amedeo coinvolger\u00e0 nel 1732 finanche l\u2019architetto di corte Filippo Juvarra, il quale fornir\u00e0 un disegno \u201cdel teatro con palazzo dell\u2019H\u00f4tel de Soissons in Parigi per il Serenissimo Principe di Savoia Carignano\u201d 20. Il Palazzo e l\u2019enorme giardino saranno sacrificati nel 1748 da Luigi XV per realizzarvi Les Halles au bl\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni sala aveva il suo tema e i suoi plafond, la tela del Legnanino si trovava a seguito di \u201cun petit passage a guache de la salle d\u2019entr\u00e9e\u201d affiancato ad un dipinto raffigurante L\u2019educazione di Amore di Charle Van Loo (stimato per la vendita 200 Luigi e assai minore di dimensioni, 89,3 x 121,8 cm). La collezione era davvero sconfinata, comprendeva porcellane alla \u201cChina\u201d e svariate altre di genere differente (giapponesi, delle Indie, di Meissen e francesi) disposte in una ventina di ambienti, bronzi (tra cui alcuni di Ladatte) e mobilio di lusso. Il principe fece acquisti importanti una volta arrivato a Parigi per quanto concerne i dipinti: una Madonna con il Bambino di Andrea Solario (Parigi, Louvre), un Ritratto femminile di Jacopo Bassano, un\u2019Adorazione dei pastori di Tintoretto, quattro dipinti dell\u2019Albani, due concerti di Valentin e la Distruzione del tempio di Gerusalemme di Poussin (Gerusalemme, The Israel Museum), tutti provenienti dalle collezioni degli eredi di Mazarino.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri pezzi, di medesima qualit\u00e0 rispetto ai primi acquisti, entrarono in collezione successivamente: basti citare un Venere e Adone e un Ritratto di cavaliere di Malta di Tiziano (quest\u2019ultimo conservato a Kassel, Staatliche Museen) e un Marte e Venere di Poussin, oltre a dipinti del Veronese, Domenichino, due Castiglione provenienti da collezioni fiamminghe (selezionati successivamente dal mercante De Brais per il re di Polonia per la considerevole cifra di 12.000 lire e ora uno al Louvre e uno a Dresda), tele di Jacques Courtois (ora al Louvre), Il giardino dell\u2019Amore di Rubens di provenienza della contessa di Verrua (Dresda, Gem\u00e4ldegalerie) e del medesimo autore Loth e la sua famiglia lasciano la citt\u00e0 di Sodoma e Paesaggio con castello e torneo medievale (ora al Louvre), la Giovane donna che legge una lettera davanti alla finestra di Vermeer acquistato come Rembrandt dal commerciante De Brais.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come fa capire questo elenco, buona parte della collezione del Principe di Carignano \u00e8 tuttora visibile sparpagliata tra i pi\u00f9 grandi musei del mondo: da Parigi (Louvre) a Dresda (Gem\u00e4ldegalerie), da Kassel (Staatliche Museen) a Bologna (Pinacoteca Nazionale) e Torino (Galleria Sabauda). Dalle descrizioni del palazzo si evince quanto sfarzo e raffinato collezionismo veniva profuso dal principe. La tela del Legnanino si trov\u00f2 dunque a gareggiare con antichi e moderni pittori: forse lo stesso artista non si sarebbe aspettato di doversi \u201cconfrontare\u201d idealmente con una platea cos\u00ec variegata e impegnativa di colleghi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le tela del Belisario concentra quanto stava realizzando il Legnani negli affreschi delle sale di Palazzo Carignano. Pur rimanendo fedele a s\u00e9 stesso stilisticamente, egli crea una pittura di luce, iridescente, contrastata nei toni schiariti e immaginifici di un Settecento che ancora deve arrivare. I sei personaggi sono calati in un ambiente creato con intelligenza, da un lato infatti vi \u00e8 la quinta teatrale del muro che serve per dare maggior contrasto e rilievo alla figura centrale, il Belisario, e ai due soldati che lo riconoscono stupiti. D\u2019altro canto a sinistra si apre un paesaggio di una Roma schiarita dalla luce desunta in primis da Correggio, aggiornandola per\u00f2 con stesure veloci e repentine, schiarite tramite la corretta lettura di Canuti e del miglior Gaulli romano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non si deve per\u00f2 dimenticare l\u2019influsso dei pittori genovesi operanti alla corte torinese che, tramite le loro iridescenze, crearono interessanti suggestioni pittoriche. I soldati sulla destra, costruiti con pennellate gagliarde e contrastate, possono rievocare i migliori dipinti di Paolo Pagani, con forti ascendenze venete, che il Legnani riusc\u00ec vedere a Milano, mantenendo per\u00f2 una vena classica, retorica nelle pose e nei gesti, desunta dalla pittura romana. Le figure, concepite con un solido studio accademico, mostrano molteplici piccoli pentimenti in virt\u00f9 di miglioramenti posturali e gestuali, quelle della donna, del bambino e del soldato all\u2019estrema destra, ricorrono molto spesso in altre tele del Legnani. Le pitture che pi\u00f9 rispecchiano questa vena creativa sono gli affreschi di poco precedenti del Sacro Monte di Orta e due pale d\u2019altare: La predica di san Sebastiano della basilica di Sant\u2019Ambrogio a Milano e le Nozze di Cana della chiesa di San Rocco di Miasino. Nella Predica di san Sebastiano, di poco successiva al Belisario (1703 circa), ritroviamo non solo l\u2019ambientazione, ma tutta l\u2019impostazione scenica e i raggruppamenti dei personaggi; molto similari sono anche il trattamento delle luci e la cadenza dei panneggi. Nella tela di Miasino (anch\u2019essa da datarsi al 1703 circa) la figura del ricco signore in primo piano ha la medesima posa del soldato all\u2019estrema destra del Belisario. La figura di quest\u2019ultimo trova la giusta corrispondenza proprio in due lunette della sala detta \u2018prima anticamera\u2019 di Palazzo Carignano raffiguranti la Continenza di Scipione e Scipione poeta: nella prima il protagonista, oltre a esibire la medesima impostazione, ha alle spalle un tendone scuro che contribuisce a far risaltare la figura dallo sfondo. Nella seconda, oltre a ricalcare la posa della tela del Belisario, mostra nella spada in basso a destra l\u2019elsa decorata con il becco d\u2019aquila proprio come quella tenuta alla vita dal soldato in piedi all\u2019estrema destra del Belisario. Nelle medesime lunette della decorazione del palazzo, come ad esempio in quella raffigurante il Trasporto dei buoi, si intravedono vestigia di monumenti antichi trasfigurati da una luce chiarissima.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2696\" height=\"3800\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/06\/Miasino.jpg\" alt=\"legnanino\" class=\"wp-image-119810\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Stefano Maria Legnani known as Il Legnanino, Wedding at Cana, Miasino, San Rocco<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La tela pu\u00f2 essere apprezzata nel suo insieme leggendola con le caratteristiche sopra espresse, ma solo osservandola dal vero si colgono le qualit\u00e0 pregevoli della sua lavorazione, poich\u00e9 la pasta pittorica si mescola e si addensa negli incarnati e nelle cromie dei tessuti dei soldati e del generale, si increspa nell\u2019elsa di spada dorata sulla destra, si contrae e diventa un gorgo denso di ombre nei panneggi, diventa pura luce nello scintillio della corazza. Di colpo invece sulla sinistra si espande e schiarisce, diventa liquida e persino vicina al carattere del bozzetto, come ad esempio nel personaggio del vecchio completamente vestito di un giallo di Napoli, dal cappello buffo e rapidamente descritto, proprio come la sua barba e gli occhi accigliati, virgole di colore senza disegno. La donna sulla sinistra indica fuori dallo spazio teatrale, alludendo forse al luogo lontano, Costantinopoli, da cui proviene il nostro Belisario ormai cieco e povero, ma l\u2019interpretazione che noi oggi potremmo leggere \u00e8 allusiva al futuro incombente, ovvero l\u2019evolversi della pittura che questa tela presagisce e finanche il suo destino che l\u2019ha portata lontano dal luogo per cui era stata pensata. Una storia e un girovagare che fortunatamente abbiamo potuto parzialmente scoprire e riscrivere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una dipinto di Stefano Maria Legnani (detto il Legnanino) \u00e8 stato recentemente scoperto a Palazzo Carignano, a Torino<\/p>\n","protected":false},"featured_media":119828,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2388],"tags":[],"class_list":["post-119795","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-nuovi-studi"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/119795","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/119795\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/119828"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=119795"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=119795"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=119795"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}