{"id":121049,"date":"2023-10-18T17:27:44","date_gmt":"2023-10-18T15:27:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=121049"},"modified":"2023-10-31T10:14:17","modified_gmt":"2023-10-31T09:14:17","slug":"in-viaggio-per-il-maestro-del-crocifisso-corsi","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2023\/10\/18\/in-viaggio-per-il-maestro-del-crocifisso-corsi\/","title":{"rendered":"In viaggio per il Maestro del Crocifisso Corsi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Alla volta di Firenze. Nella citt\u00e0 gigliata infatti, ha riaperto i battenti Palazzo Davanzati, con le sue rampicanti tubature a vista e i Trionfi petrarcheschi di Giovanni di Ser Giovanni, detto Lo Scheggia, fratello  dalla spiccata vena narrativa di Masaccio. E cos\u00ec pure il Museo Horne, che custodisce il Santo Stefano in dalmatica di Giotto, forte e delicato insieme, di un bianco perlaceo a ombre azzurrognole sfumate, capolavoro di calibrata opulenza. Ma soprattutto, all\u2019Accademia \u00e8 tornato il Maestro del Crocifisso Corsi. Tornato s\u00ec, perch\u00e9 il museo che aveva ospitato fino al 2019 una croce dell\u2019artista traslata poi agli Uffizi, ne era rimasto orfano.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2045\" height=\"2367\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/10\/4-Maestro-del-Crocifisso-Corsi-Uffizi.jpg\" alt=\"maestro del crocifisso corsi\" class=\"wp-image-121051\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><br>Master of the Corsi Crucifixion, 1310-1315, tempera on board, 308 x 229 cm, Courtesy of MiBACT<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Lo scorso 11 settembre, l\u2019annuncio: nella sala dedicata al Trecento \u00e8 comparso un altro crocifisso dipinto che, guarda caso, \u00e8 proprio quello che ha dato il nome al pittore! Per alcuni, a onor del vero, la tavola non \u00e8 una novit\u00e0. Chi l\u2019anno scorso ha visitato la Biennale di Antiquariato, non potr\u00e0 non esserne rimasto folgorato presso l\u2019antiquario Fabrizio Moretti. Ed \u00e8 in quell\u2019occasione che l\u2019incantesimo ha sedotto la direttrice dell\u2019Accademia Cecilie Hollberg, la quale, senza indugi, ha pensato che l\u2019autore dovesse essere \u201crestituito\u201d al museo. Il Crocifisso, gi\u00e0 appartenuto a un grande mercante del secolo scorso, Carlo de Carlo, \u00e8 stato acquistato da Moretti a Milano una quindicina di anni fa. Ma chi \u00e8 il Maestro? Si tratta di un anonimo fiorentino, individuato nel 1931 da Richard Offner nella raccolta Corsi grazie a questa tavola e definito dallo studioso \u201cun pittore dal talento drammatico\u201d (1). Ma siamo a Firenze, e qualsiasi emozione, anche la pi\u00f9 espressiva, soggiace al controllo della ragione. Al bando sono le esasperazioni, contenute dai disciplinati argini dell\u2019intelletto: per dirla con Luciano Bellosi \u201cnon si tratta della messa in scena di un dramma ma semmai, della silenziosa contemplazione di un dramma\u201d. Accostato di volta in volta al Maestro di Santa Cecilia e a Buffalmacco (2), la sua attivit\u00e0 \u00e8 con verosimiglianza da collocarsi alla met\u00e0 del secondo decennio del Trecento (3).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1916\" height=\"2400\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/10\/crocifisso-corsi.jpg\" alt=\"Maestro del Crocifisso Corsi\" class=\"wp-image-121050\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Master of the Corsi Crucifixion (Firenze 1300-1325 c.), tempera on board, cm 152 x 128, Gallerie dell&#8217;Accademia, Firenze<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 mancato chi, pi\u00f9 di recente, ha avvicinato l&#8217;artista al Maestro dei Velluti (4); ma ogni tentativo di identificazione \u00e8 da prendersi con la dovuta cautela e il Nostro, ad oggi, mantiene caparbiamente l\u2019anonimato. Veniamo all\u2019opera, che misura 152 x 128 centimetri ed \u00e8 quindi pi\u00f9 piccola rispetto a quella degli Uffizi, riconosciuta della stessa mano. Utile \u00e8 un confronto con quest\u2019ultima per ipotizzare la forma della croce che appare mutila delle espansioni laterali e del braccio superiore con cimasa. Ai margini dobbiamo immaginare i dolenti, la Vergine e il San Giovanni Evangelista a mezza figura. Nel 1984, in una raccolta privata, viene individuato il terminale sinistro, quello della madre dolente, scoperta che ha consentito una ricostruzione parziale (5). Rispetto alla Vergine degli Uffizi, questa denota una maggiore fluidit\u00e0 ritmica delle linee di contorno e un\u2019accentuata morbidezza, fattori che sembrerebbero avvalorare la collocazione cronologica del nostro crocifisso di poco successiva all\u2019altro. E\u2019 interessante notare che le mani sono congiunte e che in questo gesto si passa dal repertorio orientale all\u2019influsso, pi\u00f9 largo e pi\u00f9 libero, delle mosse occidentali. In alto invece, nella cimasa appunto, con ogni probabilit\u00e0 stava il pellicano nell\u2019atto di squarciarsi il petto per nutrire i suoi piccoli. Quello del pellicano mistico \u00e8 un motivo forse importato a sua volta dall\u2019Oriente e colto dai pittori di croci del Trecento (6): simboleggia l\u2019abnegazione di Dio che si sacrifica per i suoi figli; lo troviamo in un\u2019altra opera che l\u2019Offner ha attribuito alla bottega del Maestro del Crocifisso Corsi, quella dell\u2019Allen Memorial Art Museum di Oberlin (7).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"3589\" height=\"4870\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/10\/Oberlin.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-121061\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Workshop of the Master of the Corsi Crucifixion (?), ca. 1330, tempera on panel, 238.8 \u00d7 176.5 \u00d7 7.5 cm, Allen Memorial Art Museum, Oberlin, USA <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Le tre opere fino a qui menzionate, Accademia, Uffizi e Oberlin, condividono un altro aspetto sul fronte della carpenteria che, chi scrive, non ha rilevato nelle fonti consultate. Si tratta dei segmenti diagonali, in alto e in basso (per la croce di Oberlin, solo in basso) che congiungono l\u2019asse trasversale a quella verticale. Un dettaglio questo, forse non dirimente, ma pur sempre comune al gruppo di opere considerate del Maestro che tende a privilegiare questa sagoma (la ritroviamo nel crocifisso n. 1655 di bottega giottesca al Louvre, in quello di Bernardo Daddi all\u2019Accademia, dipinto circa vent\u2019anni dopo e nel crocifisso di Giovanni del Biondo esposto da Robilant + Voena in occasione della Biennale sopracitata).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2694\" height=\"3513\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/10\/4366a8d2f4af09d45df87a0060ab3c13j.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-121071\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giovanni del Biondo, 1360, tempera on panel, 184.5 x 141.5 cm, Private collection, Courtesy of Robilant+Voena <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Veniamo al soggetto principale: al centro \u00e8 il Christus Patiens, con gli occhi chiusi, iconografia che predomina dopo il 1250, e che scalza progressivamente e in modo definitivo quella inverosimile, artificiosa e soprannaturale del Christus Triumphans, vivo, con gli occhi spalancati. Questa \u00e8 l\u2019apoteosi del Dio Uomo, moribondo, sofferente, disfatto, il Cristo predicato dal Poverello d\u2019Assisi. Alla \u201ccurva bizantina\u201d, iniziata da Giunta ed esasperata da Cimabue, il Trecento risponde con un\u2019importante innovazione che il Maestro del Crocifisso Corsi adotta sulla scia di Giotto e di altri artisti coevi: il Cristo appeso assume un atteggiamento pi\u00f9 naturale, composto, estetico. Il corpo, dicevamo, non \u00e8 pi\u00f9 teso ad arco ma cade in riposo con i muscoli rilasciati contro l\u2019albero della croce. Il tronco, pi\u00f9 greve, appoggia contro il legno; le braccia, tirate gi\u00f9 dal peso, lasciano la posizione orizzontale per accomodarsi a questa nuova posa abbassata del corpo cadente a movimento verticale; le ginocchia sono sporgenti, alzate, ripiegate (8). I piedi sono ora sovrapposti e inchiodati insieme (fino alla fine del Duecento erano separati) (9). Le mani lasciano per sempre la posa bizantina, aperta, piatta, per assumere una gestualit\u00e0 pi\u00f9 naturale, rattratta. Il perizoma, di stoffa leggera, trasparente, impreziosito da bordure dorate appartiene al nuovo modello trecentesco: l\u2019annodatura \u00e8 infatti scomparsa; il lembo ora viene avvolto attorno alla vita del Crocifisso e, nelle sue poche pieghe, modella bene il corpo sottostante. Il Cristo, come d\u2019avorio, \u00e8 maculato di cenerino nelle ombre pi\u00f9 leggere, mentre lo scuro si addensa improvvisamente tornendo il costato fino a farlo staccare sulle geometrie del fondo. Il tappeto variopinto di origine giuntesca, decorato a motivi mediterranei di gusto islamico, \u00e8 un altro elemento che accomuna non solo i crocifissi del Maestro Corsi, ma anche quelli a lui pi\u00f9 vicini nella scansione formale, come i crocifissi di San Felice in Piazza e di Santa Maria Novella. E ancora la croce del Tempio Malatestiano di Rimini e quella di Giotto che una volta sormontava l&#8217;iconostasi della cappella padovana, esempio sommo e gi\u00e0 pienamente maturato del nuovo tipo, nel quale si accendono a un&#8217;inedita vita spirituale il lirismo svanito di Giunta e il realismo di Cimabue.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"3147\" height=\"4209\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2023\/10\/Giotto-Padova.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-121062\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giotto, 1303-1305, tempera on panel.\t223\u00d7164 cm, Courtesy of Musei degli Eremitani, Padova<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p> Da queste croci dipinte tuttavia, il nostro Maestro si scosta per un certo naturalismo aspro e anticlassico (10). La buona condizione degli strati pittorici ha permesso di documentare gli originali dettagli tecnici, come la rara qualit\u00e0 del cinabro velato a lacca rossa in rilievo e il decoro del tabellone in lamina d\u2019argento. La pittura \u00e8 stesa a velature su un disegno ombreggiato: la tempera \u00e8 talmente sottile e delicata da far emergere lungo il corpo di Cristo le lamine sottostanti. Il Maestro del Crocifisso Corsi segue i giotteschi solo parzialmente ma li ricorda per quanto riguarda il motivo con elementi a intreccio che profila l\u2019albero della croce. Si tratta di un tema decorativo diffuso a partire dalla prima met\u00e0 del Duecento che compare gi\u00e0 in quella dipinta della galleria degli uffizi (inv. 1890, n. 434) (11) e, pressoch\u00e9 identico, nel crocifisso Oberlin gi\u00e0 citato. Questa \u00e8 un\u2019opera potente e magnetica: impone una compartecipazione visiva, spirituale ed emotiva da parte dell\u2019osservatore, in grado com&#8217;\u00e8 di imprimersi sulla retina pi\u00f9 atea e annoiata. Dopo centinaia di anni, il Cristo si protende ancora verso un mondo che non ha preso forma, con la vertigine, la mancanza di appoggi, il volto a tratti tirato di chi \u00e8 sospeso sopra un abisso. Eppure, in tutta la sua fragilit\u00e0, appare invulnerabile: un\u2019immensa figura di meraviglia crudele, nella santit\u00e0 di un prodigio e di uno spettacolo non meno sadici che sublimi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-1 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:200%\">\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.google.com\/maps\/d\/u\/1\/embed?mid=1Rvx1bDidwuAHqm1qQB-CIX8zHwJQqZo&amp;ehbc=2E312F\" width=\"100%\" height=\"480\"><\/iframe>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">1. Richard Offner, \u201cA Critical and Historical Corpus of Florentine Painting\u201d, Sec. III, vol. I, New York 1931, pp. 56-57 (Maestro del Crocifisso Corsi)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">2. F. Zeri, Un\u2019ipotesi per Buffalmacco, in \u201cDiari di lavoro 1\u201d, Torino 1971, 2a ed., 1983, pp. 3-5<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">3. M. Boskovits, The Painters of the miniaturist tendency, \u201cCorpus of Florentine Painting\u201d, Sec. III, vol. IX, Firenze 1984, pp. 21-23 e 149; A. Tartuferi, Moretti, Maestro del Crocifisso Corsi, ed. Polistampa, p. 10<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">4. A. Tartuferi, Moretti, Maestro del Crocifisso Corsi, ed. Polistampa, p. 13<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">5. Cfr. sopra nota 3<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">6. E. Sandberg Vaval\u00e0, La Croce dipinta italiana, Multigrafica Editrice, Roma, ristampa 1985, p. 89; per il simbolo del pellicano cfr. l\u2019evangelario n. 5 della raccolta Sevadjian a Parigi (Macler, Documents, tav. XXIII, 52)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">7. Scheda 5042, Fototeca Zeri, come anonimo fiorentino XIV sec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">8. Michele Bacci e Caterina Bay, Giunta Pisano e la tecnica pittorica del Duecento, Edifir ed, 2020, p. 81<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">9. E. Sandberg Vaval\u00e0, Uffizi Studies The Development of the Florentine School of Painting, Leo S. Oslchki, Firenze, 1948, pag. 3 nota 3<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">10. Miklos Boskovits e Angelo Tartuferi, Dipinti dal Duecento a Giovanni da Milano, vol. 1, p. 144, Ed. Giunti<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">11. A. Tartuferi, Il Maestro del Bigallo e la pittura della prima met\u00e0 del Duecento agli Uffizi\u201d, Firenze 2007, pp. 41-45; per il motivo decorativo, cfr. F. Pasut, Ornamental Painting in Italy (1250-1310), An Illustrated Index in \u201cA Critical and Historical Corpus of Florentine Painting\u201d, Firenze 2003, p. 81, 83<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un itinerario che parte dal Maestro del Crocifisso Corsi e porta a un&#8217;importante serie di crocifissi giotteschi <\/p>\n","protected":false},"featured_media":121096,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2385],"tags":[],"class_list":["post-121049","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-latest-art-history"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/121049","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/121049\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/121096"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=121049"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=121049"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=121049"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}