{"id":122944,"date":"2024-05-30T10:40:31","date_gmt":"2024-05-30T08:40:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=122944"},"modified":"2024-05-31T19:07:00","modified_gmt":"2024-05-31T17:07:00","slug":"art-weekend-zurigo-2024","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2024\/05\/30\/art-weekend-zurigo-2024\/","title":{"rendered":"Zurigo capitale dell&#8217;Art Weekend"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Quella dove si tiene l&#8217;<em>Art Weekend<\/em> pi\u00f9 importante del calendario artistico, insieme a quello di Berlino, \u00e8 una citt\u00e0 grigia e ingessata (borghese per vocazione, dai modi castigati e dedita religiosamente al \u201cvile denaro\u201d) a cui fa da specchio con effetti curiosi una seconda nebulosa urbana: assai pi\u00f9 vitale se non irrequieta, ricca di pulsioni creative, anticonformista e pure sregolata. La narrazione di Zurigo alla stregua di una creatura bifronte placidamente adagiata ai piedi delle Alpi ha assunto i tratti di un vero topos letterario: non c\u2019\u00e8 articolo, approfondimento o reportage che sia riuscito a sfuggire alla trappola retorica di farne l\u2019innesco del proprio racconto. L\u2019escamotage poteva andare bene dieci, vent\u2019anni fa; ora siamo davvero fuori tempo massimo. L\u2019altra Zurigo \u2013 chiamiamola cos\u00ec \u2013 non ha pi\u00f9 bisogno di essere enfatizzata: pulsa per tradizione \u2013 assecondando il <em>genius loci<\/em> \u2013 e si manifesta per quello che \u00e8, talvolta anche istituzionalizzandosi e intrecciando proficue interlocuzioni con la controparte \u201cufficiale\u201d, con evidente beneficio per la comunit\u00e0 locale tutta e per la capacit\u00e0 attrattiva esercitata sul palcoscenico internazionale. Che poi \u2013 sia buona regola sottolinearlo \u2013 nulla viene per caso, e basterebbe avere la voglia di voltare lo sguardo all\u2019indietro per ricordarsi che l\u2019attualit\u00e0 affonda sempre le radici nel passato e per comprendere come, in questa fattispecie zurighese, il diffuso \u201ceffetto sorpresa\u201d di cui sopra sia solo il cascame di una certa scarsa consapevolezza. Presi dalla smania di approfondire, toccherebbe fare un balzo di cinque secoli e tornare all\u2019epoca di Ulrico Zwingli (1484-1531), teologo e militare, fondatore della Chiesa riformata svizzera: sulle sponde del Zurichsee, Zwingli fece rimuovere le immagini ritraenti la Madonna e i santi, ne proib\u00ec il culto, ordin\u00f2 di pronunciare le prediche in lingua volgare, chiuse i monasteri e abol\u00ec il celibato ecclesiastico; e in mezzo a tutti questi scombussolamenti, apr\u00ec le braccia ai protestanti perseguitati dal cattolicesimo dando cos\u00ec il via a quella tradizione di tollerante ospitalit\u00e0 che \u00e8 un po\u2019 la specialit\u00e0 imperitura della casa, \u201ccasa\u201d in cui, nella prima met\u00e0 del Novecento, si accomodarono intellettuali, pacifisti e rivoluzionari provenienti da tutta Europa. Compreso \u2013 com\u2019\u00e8 noto \u2013 il bolscevico Lenin, che dal 1916 al 1917 visse nella tranquilla Spiegelgasse, al civico 14. Prima di prendere il treno piombato che lo riport\u00f2 in patria, il fondatore dell\u2019Urss sedeva nella Zentralbibliothek per leggere i giornali gratis, mangiava tortellini alla mensa della Societ\u00e0 Cooperativa Italiana di Strassburgerstrasse e frequentava l\u2019Odeon, inaugurato nel 1911 in Bellevue Platz, celebre caff\u00e8 d\u2019ispirazione viennese in stile liberty bazzicato da James Joyce, Albert Einstein, Stefan Zweig, Hans Arp, Thomas Mann e tanti altri. Perch\u00e9 nel resto del continente imperversava il primo conflitto mondiale, e furono in molti \u2013 tra artisti, pensatori ed esponenti della galassia culturale \u2013 a rifugiarsi qui, nella neutrale Svizzera.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"3071\" height=\"1898\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2024\/05\/Zurich_-_Spiegelgasse_14_-_Lenin_IMG_1325-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-122950\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Zurigo era l\u2019epicentro dell\u2019avanguardia europea, di cui massima e anarcoide vetrina fu il luogo di ritrovo fondato nel febbraio del \u201916 da Hugo Ball e dalla futura moglie Emmy Hennings al numero 1 della gi\u00e0 citata Spiegelgasse, proprio a pochi passi \u2013 ma tu guarda il caso \u2013 dall\u2019abitazione di Lenin, che, disturbato da quel chiasso diventato abituale, pare non esitasse a chiamare la polizia. L\u2019aura che avvolge il Cabaret Voltaire e il movimento Dada a cui fece da culla non smette di affascinare. Rimase aperto solo cinque mesi, ma tanto bast\u00f2. In seguito, il posto avrebbe cambiato intestazione pi\u00f9 volte. Negli ultimi decenni era diventato il Castel Pub, poi il Nachtcaf\u00e9, per finire vuoto e malridotto. Fino al febbraio 2022, quando un collettivo di artisti e agitatori costituitosi spontaneamente prese possesso dell\u2019edificio, rianimandolo nel ricordo dei fermenti di un tempo: \u00abDeploriamo che all\u2019ultimo cambio di propriet\u00e0 la citt\u00e0 di Zurigo non abbia acquistato l\u2019edificio per ristrutturarlo e ridare al Dadaismo lo spazio che merita\u00bb, mettevano a verbale gli idealisti-squatter. La loro protesta ebbe successo. Oggi il Cabaret \u00e8 un posto vivo. Degli ambienti originari \u00e8 rimasta soltanto la colonna nella parte anteriore della sala, ma sul lato sinistro c\u2019\u00e8 ancora un piccolo palco di legno dove si continuano a inscenare azioni sperimentali. \u00abIl Cabaret Voltaire era e rimane un luogo aperto alla critica onesta e allo scambio interdisciplinare, muovendo da istanze che hanno la stessa urgenza di quando venivano espresse per la prima volta nel 1916\u00bb, dicono i suoi animatori. E il resto del panorama zurighese? Com\u2019\u00e8 cambiato nel volgere dei decenni?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2304\" height=\"4096\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2024\/05\/IMG20230609185737.jpg\" alt=\"Zurich Art Weekend\" class=\"wp-image-122947\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Monster Chetwynd at Cabaret Voltaire, Zurich Art Weekend, 2023.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Tra i momenti di svolta, Daniel Baumann, direttore dal 2014 della Kunsthalle Z\u00fcrich, accende i riflettori sulla fine degli Anni 70, con il suo carico di agitazioni contro-culturali. Ci spiega: \u00abA quel tempo emerse una nuova generazione di artisti, attivisti, curatori ed editori che reclamava (e talvolta occupava) spazi espositivi e luoghi per la musica, il teatro, le performance. Era un\u2019epoca di impegno culturale, attivismo politico e azioni dimostrative di \u201cguerriglia\u201d. Tra questi c&#8217;erano Bice Curiger (tra l\u2019altro cofondatrice della rivista Parkett, dal 2013 direttrice artistica della Fondation Van Gogh di Arles e autrice della cronologia del movimento punk a Zurigo che abbiamo pubblicato qualche tempo fa \u2013 <a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2020\/11\/25\/sketches-of-revolution-back-to-zurichs-strauhof-in-the-1970s\/\">link<\/a>, ndr), gli artisti Peter Fischli, Klaudia Schifferle e David Weiss, i futuri editori Patrick Frey e Walter Keller \u2013 e molti, molti altri. Ricordiamo anche Harald Szeemann, che sorprese il pubblico con le sue mostre al Kunsthaus Z\u00fcrich negli Anni 80 e 90\u00bb. \u00c8 un contesto a cui si sovrappone l\u2019operato di una rete di gallerie molto dinamiche: \u00abGi\u00e0 negli Anni 70 esisteva una scena internazionale con Gimpel &amp; Hanover Galerie, Galerie Maeght e Marlborough Galerie; a queste vanno aggiunte le iniziative di Annemaire Verna, Ren\u00e9e e Maurice Ziegler, Bruno Bischofberger e Pablo St\u00e4hli, con programmi d&#8217;avanguardia di alto profilo. Ne nacque una comunit\u00e0 di collezionisti aperta alle novit\u00e0, attiva ancora oggi\u00bb. La scena ha continuato a evolversi: \u00abA met\u00e0 degli Anni 80 venne fondata la Kunsthalle Z\u00fcrich, c&#8217;erano due scuole d&#8217;arte molto attive e buoni giornali con critici ambiziosi \u2013 e c&#8217;era il segreto bancario svizzero, che attirava e permetteva di nascondere molti soldi\u00bb. Il boom delle gallerie e del collezionismo colto (come quello dell\u2019editore Michael Ringier) si registra intorno alla met\u00e0 degli Anni Novanta, \u00abcon Eva Presenhuber, Hauser &amp; Wirth, Peter Kilchmann e Mai 36, solo per citarne alcune; e poi sono arrivati \u200b\u200bgli Anni Duemila, con i \u201cBonus Boys\u201d e l\u2019idea che l\u2019arte contemporanea fosse \u201ccool\u201d e quindi andava acquistata\u00bb. Conclude Baumann: \u00abQui, i politici, la popolazione, l\u2019intera citt\u00e0 ama e promuove la cultura contemporanea: l\u2019arte, ma anche il teatro, la musica, la letteratura, il design\u2026 \u00c8 parte di uno specifico lifestyle. Zurigo era ed \u00e8 ancora relativamente piccola: le persone si conoscono, si incontrano, discutono, bevono qualcosa e visitano mostre ed eventi. \u00c8 un panorama vivace fatto di brevi distanze, amicizie e network, ma non cos\u00ec grande da essere autosufficiente. Le persone vanno e vengono, riportano idee o le esportano, c&#8217;\u00e8 molto scambio con altri luoghi. Ed \u00e8 questo il motivo per cui continua a prosperare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2304\" height=\"4096\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2024\/05\/IMG20230610144416.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-122948\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Ringier Collection, Zurich, 2023.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Quanto questa metropoli small sia \u201cprospera\u201d l\u2019ha confermato da pochissimo la settima edizione \u2013 dal 9 all\u201911 giugno \u2013 di <em>Zurich Art Weekend<\/em>, rampa di lancio di uno degli snodi centrali dell\u2019intero sistema dell\u2019arte contemporanea: \u00abZurigo \u00e8 l\u2019aeroporto di Art Basel\u00bb, raccontava in un\u2019intervista Charlotte von Stotzingen, che della kermesse \u00e8 <em>Founding Director<\/em>, \u00abe abbiamo iniziato nel 2018 chiedendoci come trarne vantaggio. Basilea \u00e8 una fiera che ha saputo sviluppare al meglio il suo focus commerciale, in parte sacrificando gli spazi di incontro e dialogo; il nostro fine settimana dell\u2019arte, invece, fonda la sua esistenza sulle opportunit\u00e0 di incontro. Siamo un\u2019organizzazione non profit, l\u2019evoluzione della rassegna passa dalla capacit\u00e0 di fare rete con tanti soggetti diversi, e ci rivolgiamo anche a pubblici differenti. Ai nostri eventi si ritrova un patchwork di persone, tra artisti affermati ed emergenti, creativi, ricercatori, scienziati, collezionisti, giornalisti e critici. Funzioniamo da \u201cpreview\u201d di Art Basel e riflettiamo la vivacit\u00e0 dell\u2019ecosistema zurighese\u00bb. Continuava poi von Stotzingen: \u00abIl nostro obiettivo \u00e8 quello di rendere accessibile a tutti il meglio della produzione artistica, attraverso piccoli eventi a dimensione d\u2019uomo che aiutano a godere a pieno dell\u2019esperienza. Zurigo \u00e8 una citt\u00e0 concretamente internazionale e questo ci permette di coltivare molte relazioni con l\u2019estero che vengono successivamente incanalate nell\u2019Art Weekend. Ma la manifestazione in questi anni ha anche aiutato la scena locale a crescere, perch\u00e9 ha messo in comunicazione le diverse realt\u00e0 \u2013 gallerie, fondazioni, musei, \u201coff space\u201d, universit\u00e0 \u2013 alleandole tra loro\u00bb. Insomma: un weekend molto internazionale, democratico e multidisciplinare. Niente male, come biglietto da visita del <em>genius loci<\/em> che abita da queste parti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Serve conoscere Zurigo per capire come mai il suo Art Weekend \u00e8 molto di pi\u00f9 che la pi\u00f9 intelligente prefazione ad Art Basel<\/p>\n","protected":false},"featured_media":122986,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1796],"tags":[],"class_list":["post-122944","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-mapping-the-artscape"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/122944","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/122944\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/122986"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=122944"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=122944"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=122944"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}