{"id":123023,"date":"2024-06-19T17:02:00","date_gmt":"2024-06-19T15:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=123023"},"modified":"2024-06-20T09:03:55","modified_gmt":"2024-06-20T07:03:55","slug":"bernardo-zenale-e-jacopino-de-mottis","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2024\/06\/19\/bernardo-zenale-e-jacopino-de-mottis\/","title":{"rendered":"Milano 1487: Bernardo Zenale e Jacopino de Mottis"},"content":{"rendered":"\n<p>Il recente restauro della vetrata con <em>Storie di san Giovanni Damasceno<\/em>, realizzata nel Duomo di Milano su commissione del Paratico degli Speziali, che ottenne il 7 maggio 1478 a questo scopo una finestra vicino all\u2019altare dei Notai (fin. IX), \u00e8 stato l\u2019occasione per tornare a riflettere su un tema molto complesso e nell\u2019insieme ancora non del tutto chiarito, come \u00e8 quello del rapporto tra maestri vetrai e autori dei cartoni nel cantiere quattrocentesco del Duomo di Milano. <\/p>\n\n\n\n<p>Nello specifico della vetrata in questione bisogner\u00e0 ricordare brevemente le notizie nelle fonti: il 16 febbraio 1479 il vetraio Nicol\u00f2 da Varallo viene incaricato dalla corporazione de gli Speziali della realizzazione di una vetrata e a questo scopo nell\u2019ottobre i Deputati acqui stano 395 libbre di vetro (corrispondenti a circa 22-23 antelli). Il 25 maggio del 1480 Nicol\u00f2 ottiene dalla Fabbrica un ambiente da adibire a laboratorio, che dovr\u00e0 essere lasciato libero quando il maestro non sar\u00e0 impegnato per questo lavoro. Negli anni seguenti Nicol\u00f2 risulta documentato anche su altri fronti, sia in Duomo che altrove (in particolare a Lodi tra 1484 e 1486), fino agli ultimi pagamenti della Veneranda Fabbrica dell\u2019agosto 1489, con note di bia simo, che a tutt\u2019oggi costituiscono la sua ultima attestazione. Il 1 ottobre 1498 tuttavia la ve trata risulta non conclusa e ancora nel settembre del 1516 ci sono forniture di vetri \u201ciuxta so litum\u201d. Infine nel 1539 viene registrato un pagamento \u201cpro aptari faciendi\u201d la vetrata in que stione, che \u00e8 stato messo in relazione, credo correttamente, con il suo spostamento dal fine strone IX al XXV, dove si conserva attualmente, in occasione della collocazione nel transetto sud della tomba di Gian Giacomo Medici voluta da papa Pio IV.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2448\" height=\"3264\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2024\/06\/fig.-1.jpg\" alt=\"Nicol\u00f2 da Varallo su cartone di Vincenzo Foppa, Nascita di San Giovanni di Damasco, particolare delle levatrici. Milano, Duomo, finestrone XXV.\" class=\"wp-image-123115\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"> Nicol\u00f2 da Varallo su cartone di Vincenzo Foppa, Nascita di San Giovanni di Damasco, particolare delle levatrici. Milano, Duomo, finestrone XXV.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il soggetto della vetrata scelto dal Paratico degli Speziali, la vita di san Giovanni di Damasco, \u00e8 piuttosto inconsueto e fu probabilmente veicolato dal desiderio di inserire nella ricca iconografia del Duomo questo santo della chiesa orientale che aveva difeso strenuamente nei suoi scritti il culto delle immagini. Le scene della vita raffigurate sono tratte dallo <em>Speculum Historialis<\/em> di Vincenzo di Beauvais, un testo piuttosto sintetico di XIII secolo, che risulta alla base anche dell\u2019unica altra sequenza dedicata a questo personaggio rintracciabile in Lombardia, realizzata nel XIV secolo ad affresco su un sott\u2019arco della chiesa di San Francesco a Lodi. La rilettura del testo della <em>Vita <\/em>ha consentito di identificare con precisione i vari episodi e di propor re il rimontaggio degli antelli in una posizione pi\u00f9 rispondente a quella che doveva essere la sequenza originaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista dello stile l\u2019osservazione ravvicinata degli antelli in occasione del restauro consente di proporre qualche ulteriore considerazione sia sull\u2019entit\u00e0 dell\u2019intervento di Nicol\u00f2, che sulla possibile paternit\u00e0 degli autori dei cartoni per la vetrata. Si notano infatti all\u2019incirca tre macro-gruppi, chiaramente distinguibili sia per quanto riguarda l\u2019impostazione generale del le composizioni, la resa delle figure e dei dettagli, sia per i dati tecnici, che inducono a ritenere che ci sia stato un avvicendamento non solo tra i vetrai, ma anche tra i realizzatori dei cartoni. Infatti le prime scene (dalla <em>Nascita<\/em> attraverso la <em>Monacazione<\/em>, fino a <em>Giovanni che insegna<\/em> <em>al figlio del Califfo<\/em>) mostrano tratti di stile piuttosto omogenei, che risultano ben confrontabili con diverse opere di Vincenzo Foppa: i rimandi pi\u00f9 pertinenti sono in particolare con la <em>Presentazione al tempio <\/em>gi\u00e0 in collezione Gerli (Milano, Pinacoteca di Brera), dove si trovano confronti convincenti per le donne della Nascita e lo stesso Giovanni infante (ma anche per la Madonna col Bambino che appare al giovane santo in preghiera). Le figure maschili trovano dei precedenti negli affreschi della Cappella Portinari, dove gli Apostoli  che assistono all\u2019<em>Assunzione della Vergine <\/em>sono parenti degli astanti che assistono alla lezione di Giovanni dodicenne, solo un po\u2019 pi\u00f9 massicci nella volumetria; il giovane santo che prega la Vergine \u00e8 una rielaborazione del <em>San Cristoforo<\/em> (Denver, Art Museum), mentre possiamo leggere la scena del <em>Fanciullo che scrive la falsa lettera <\/em>arrivando a ritroso fino al <em>Fanciullo che legge Cicerone <\/em>(ci\u00f2 che resta degli affreschi per il Banco Mediceo, 1462 circa) e alle ambientazioni spaziali della Cappella Portinari (si veda il Miracolo del piede risanato). Ancora, i giovani allievi nella parte sinistra de<em> Il monaco Cosma che fa lezione<\/em>, con i visi di notevole naturalismo e volumetria, i morbidi capel li che sfuggono dai berretti, possono ben confrontarsi con l\u2019angelo musico accanto alla <em>Madonna col Bambino<\/em> (Firenze, Gallerie degli Uffizi), mentre i visi pi\u00f9 larghi dei monaci della <em>Vestizione<\/em> paiono in debito con la volumetria pi\u00f9 massiccia del santo Stefano nella Pala Bottigella (Pavia, Pinacoteca Malaspina).<\/p>\n\n\n\n<p>Se consideriamo che analoghi riferimenti stilistici si trovano nei primi antelli delle <em>Scene del Nuovo Testamento <\/em>e nella vetrata con <em>Storie di sant\u2019Eligio<\/em>, che risultano realizzate su cartoni di Vincenzo Foppa, dietro commissione dell\u201911 marzo 1482 del Paratico degli Orefici, possiamo avere conferma della paternit\u00e0 di Foppa per i cartoni di questa parte della vetrata. Sempre ad un disegno di Foppa dovrebbero spettare i sei <em>Angeli <\/em>vestiti alla greca, con le braccia incrociate al petto, che ornano a coppie il poco spazio ai lati delle guglie degli strafori a met\u00e0 finestra, che, seppure molto interpolati dai restauri, risultano ben confrontabili con gli Angeli reggi-stemma nelle vele della Cappella Portinari.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"641\" height=\"1197\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2024\/06\/fig.-5.jpg\" alt=\"Vincenzo Foppa, Presentazione al tempio Gerli, particolare del chierico. Milano, Pinacoteca di Brera.\" class=\"wp-image-123118\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Vincenzo Foppa, Presentazione al tempio Gerli, particolare del chierico. Milano, Pinacoteca di Brera.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista tecnico si nota l\u2019uso di vetri molto trasparenti (nei volti c\u2019\u00e8 il vetro bianco), con la grisaglia data in tratti sottili, piuttosto raffinati, a sottolineare in maniera calligrafica volti e panneggi; vetri rossi e prugna di magnifiche tonalit\u00e0; l\u2019utilizzo abbondante del giallo d\u2019argento, per sottolineare alcuni dettagli delle figure (es. capelli), ma soprattutto per particolari architettonici (capitelli, cornici); l\u2019uso di vetro damascato nel pannello in finto tessuto che fa da testiera al letto della puerpera; un colore molto inusuale (tipo terra rossa) usato in cottura per ravvivare sulle guance gli incarnati e in un caso \u2013 la scena di<em> Giovanni che comunica ai genitori la sua vocazione <\/em>\u2013 per l\u2019intero mantello del padre. In queste caratteristiche tecniche dobbiamo probabilmente riconoscere l\u2019intervento di Nicol\u00f2 da Varallo. <\/p>\n\n\n\n<p>Dopo queste scene, che arrivano all\u2019incirca all\u2019altezza degli strafori a met\u00e0 finestra, si nota una cesura e con gli antelli del<em> Supplizio del santo <\/em>e <em>La mano appesa alla porta della citt\u00e0 <\/em>si riconosce con chiarezza la mano del pittore e maestro di vetrate Pietro da Velate, la cui personalit\u00e0 \u00e8 stata recentemente ricostruita in maniera efficace: il suo intervento, che si caratterizza per l\u2019utilizzo di una grisaglia lavorata \u2018a risparmio\u2019 (cio\u00e8 asportando con un legnetto o il retro del pennello la grisaglia dopo averla stesa) deve risalire ad un momento tra il 1519 e il 1523, quando ricevette vari pagamenti \u201cpro aptando\u201d e \u201cpingendo\u201d vetrate in Duomo: ne consegue che le due scene vennero introdotte probabilmente al momento del montaggio finale della vetrata.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019antello con la <em>Cattura<\/em> non \u00e8 facilmente giudicabile, poich\u00e9 interessato probabilmente gi\u00e0 da restauri e sostituzioni antiche (in particolare nella parte destra). Spicca tuttavia la testa frontale di uno degli sgherri, di marcata volumetria e grande forza, di notevole influenza bramantesca, ben confrontabile con le teste dei carnefici di san Sebastiano nel <em>Martirio del santo<\/em> (Milano, Pinacoteca di Brera) di Vincenzo Foppa proveniente da Santa Maria di Brera, generalmente collocato verso il 1487, ma anche con il <em>Re Davide<\/em> affrescato da Bernardo Zenale sulla volta della navata centrale della chiesa della Certosa di Pavia, nel corso degli anni novanta del XV secolo. Anche la resa tecnica della grisaglia \u00e8 diversa sia dal primo gruppo di antelli, che da quelli di Pietro da Velate.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli antelli seguenti risultano molto interpolati a causa di restauri antichi e dei rifacimenti ottocenteschi dei Bertini (che utilizzarono vetri poco trasparenti), evidentemente intervenuti in maniera massiccia a seguito di un degrado maggiore, dovuto con ogni probabilit\u00e0 ad una resa tecnica di qualit\u00e0 inferiore &#8211; anche se \u00e8 gi\u00e0 stato notato per altri casi che i Bertini in genere sono molto rispettosi delle linee originali della composizione e delle fisionomie dei volti. In molte delle parti antiche sopravvissute la grisaglia originale \u00e8 caduta. Si riconoscono tuttavia ancora diverse porzioni antiche di grande bellezza, oltre alle impostazioni generali delle composizioni, e ci\u00f2 consente di trarre alcune osservazioni di carattere generale. Tralasciando rari casi dove ricorrono ancora evidenti tratti foppeschi, siamo di fronte a personaggi resi per ampi piani, dalle grandi teste rotonde, una certa semplificazione, architetture meno complesse, ma soprattutto un diverso uso dello spazio a disposizione, come appare evidente nella scelta di riservare gli ultimi due registri della vetrata a due soli episodi, che unificano l\u2019ambiente entro cui si svolge la scena. Un\u2019impaginazione molto simile si ritrova nella coeva pittura su tavola, ad esempio nel trittico eseguito da Bernardo Zenale intorno al 1490, forse per la chiesa di Ognissanti di Monza, oggi diviso tra le Gallerie degli Uffizi e il Museum of Art di Lawrence (Kansas). Qui si trovano confronti puntuali anche per la bella testa del monaco a mani giunte che accoglie Giovanni nella scena con l\u2019<em>Imperatore dona a Giovanni un monastero<\/em>, parente stretto del santo abate del pannello destro (Firenze, Uffizi). <\/p>\n\n\n\n<p>Un riferimento molto stringente per l\u2019analogo trattamento delle volumetrie e dei panneggi ricorre anche nei laterali del polittico francescano, eseguito sempre da Zenale, diviso tra la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, una collezione privata e il Museo di Grenoble, che dovrebbe risalire agli stessi anni, cos\u00ec come nei laterali del pi\u00f9 tardo polittico per la Cappella dell&#8217;Immacolata in S. Francesco a Cant\u00f9 (divisi tra il Museo Bagatti Valsecchi e il Museo Poldi Pezzoli di Milano), per il quale ricorre un pagamento artista nel 1502.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2313\" height=\"5160\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2024\/06\/fig.-20-Zenale-Ambrosiana.jpg\" alt=\"Bernardo Zenale, San Ludovico di Tolosa. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana.\" class=\"wp-image-123119\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Bernardo Zenale, San Ludovico di Tolosa. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Si consideri ora che l\u201911 settembre 1487 Bernardo Zenale e Jacopino de Mottis affittano per tre anni un laboratorio nella parrocchia di San Giovanni Laterano a Milano da Giuliano da Sondrio, con lo scopo di cooperare per lavori fino ad oggi non individuati. Jacopino risulta poi pagato nel 1488 e nel 1489 per vetrate e affreschi nella chiesa della Certosa di Pavia con \u201ccompagni pittori\u201d e tra questi Stefania Buganza ha gi\u00e0 da tempo correttamente proposto di identificare Bernardo Zenale, riconoscendo la mano del trevigliese in due <em>Santi monaci certosini<\/em> sulla volta della terza cappella sinistra. Ulteriori pagamenti a questa compagnia si hanno nel 1491 relativamente a tre cappelle sul lato destro, dove Jacopino \u00e8 stato riconosciuto nelle figure di <em>Profeti<\/em> (volta della terza cappella), <em>Patriarchi<\/em> (volta della quinta cappella) e in due <em>Monaci<\/em> <em>conversi<\/em> sulla volta della prima cappella, mentre gli altri due sono appunto di Zenale, a cui spettano anche alcune figure affrescate (probabilmente gi\u00e0 nella seconda met\u00e0 degli anni novanta) sulle volte della navata centrale, come <em>Re Davide<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full is-style-CFA-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1433\" height=\"2121\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2024\/06\/fig.-23-Avicena.jpg\" alt=\"Jacopino de Mottis, Avicenna. Milano, Duomo, fin. XXV.\" class=\"wp-image-123122\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Jacopino de Mottis, Avicenna. Milano, Duomo, fin. XXV.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Se si considera che i ritratti dei sei medici famosi dell\u2019antichit\u00e0 (<em>Dioscoride, Galeno, Mesue, Avicenna, Ipocrate, Serapione<\/em>), che ancora ornano gli strafori collocati a met\u00e0 della finestra XXV in Duomo, risultano gemelli (nelle fisionomie, nello stile per piani semplificati, nelle mani piccole e nervose, nel panneggio un po\u2019 metallico e strizzato) dei personaggi affrescati da Jacopino de Mottis sulle volte delle cappelle della Certosa di Pavia (soprattutto i <em>Patriarchi<\/em> e i <em>Profeti<\/em>) abbiamo un forte grado di probabilit\u00e0 che il documento del 1487, che sott\u2019intende una collaborazione tra i due artisti a Milano, possa riferirsi anche alla realizzazione dei cartoni per la parte alta della vetrata, la cui realizzazione fu poi procrastinata nel tempo fino all\u2019intervento di vetrai di minori capacit\u00e0 tecniche, come testimonia l\u2019estremo degrado della grisaglia e la perdita di gran parte dei vetri originari nella parte alta della finestra, dove ricorrono le figure dei monaci dai larghi volti, i tratti fisionomici un po\u2019 caricati, e alla conclusione di Pietro da Velate. <\/p>\n\n\n\n<p>Da ultimo, ragionando sulla figura di Zenale come autore di cartoni per vetrate e vista la sua presenza Pavia gi\u00e0 nel 1477 e il fatto che nel 1488-1489, in qualit\u00e0 di compagno di Jacopino, risulta documentato per vetrate e affreschi in Certosa, con grande prudenza si potrebbe proporre che proprio alla sua mano sia da ricondurre il cartone per il <em>San Michele arcangelo<\/em> firmato da Antonio da Pandino, per il quale l\u2019unico termine di confronto proponibile resta il santo omonimo di Zenale gi\u00e0 in collezione Contini Bonacossi, oggi alle Gallerie degli Uffizi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nuova attribuzione per Bernardo Zenale e Jacopino de&#8217; Mottis, che affittano insieme una bottega per lavorare al Duomo<\/p>\n","protected":false},"featured_media":123122,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2385,2388],"tags":[],"class_list":["post-123023","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-latest-art-history","category-nuovi-studi"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/123023","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/123023\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/123122"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=123023"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=123023"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=123023"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}