{"id":124101,"date":"2024-12-19T16:03:16","date_gmt":"2024-12-19T15:03:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=124101"},"modified":"2024-12-19T16:05:27","modified_gmt":"2024-12-19T15:05:27","slug":"arredare-larte-isabella-stewart-gardner-katherine-sofie-dreier-colette-allendy-hester-diamond","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2024\/12\/19\/arredare-larte-isabella-stewart-gardner-katherine-sofie-dreier-colette-allendy-hester-diamond\/","title":{"rendered":"Arredare l&#8217;arte: Isabella Stewart Gardner, Katherine Sofie Dreier, Colette Allendy, Hester Diamond"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Abbinare un quadro a un divano non si fa. Anzi, una dichiarazione del genere equivale a un\u2019eterna&nbsp;<em>damnatio memoriae<\/em>&nbsp;senza possibilit\u00e0 di riabilitazione. Perlomeno alle orecchie di chi, puritano per credo modernista sulla scia di Freud secondo cui l\u2019uomo pensante \u00e8 per antonomasia eretto e non seduto, ritiene che l\u2019arte sia sacra i s\u00e9 e in quanto tale inadatta a calarsi nell\u2019ordinaria banalit\u00e0 delle nostre esistenze (1). Cuore, cervello e lombi dell\u2019osservatore, meglio tenerli distinti. D\u2019altro canto, questo \u00e8 un requisito della cultura consumistica che richiede soggetti e corpi in azione e in transito. Come dire, un mecenate assiso non promette grandi elargizioni e allora al bando poltrone e chaise longue (2). Figuriamoci poi contestualizzare l\u2019arte, riducendola cos\u00ec a mero complemento d\u2019arredo che, sempre nell\u2019ottica di quel rigore sotto naftalina, ne comprometterebbe il messaggio. Eppure, quadri e sculture potrebbero un giorno fare il loro ingresso in una dimensione che, con la galleria o il museo, ossia i silenziosi santuari deputati per eccellenza a farne bella mostra, non ha nulla a che vedere perch\u00e9 diversi sono i meccanismi di visibilit\u00e0 e i protocolli che distinguono la sfera pubblica da quella del privato.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa succede quando le opere d\u2019arte entrano in casa? Viceversa, \u00e8 lecito che l\u2019arredamento alloggi in un museo o in una galleria? La giornalista Holly Peterson, intervistata nel documentario \u201cThe Price of Everything\u201d (2018), descrive l\u2019atteggiamento insicuro e nevrotico di alcuni collezionisti che, nel medesimo edificio newyorkese di Park Avenue, al sesto, ottavo e decimo piano, \u201cpossiedono gli stessi quadri e gli stessi artisti appesi sulle stesse pareti\u201d. Immaginiamo quindi, un po\u2019 come nel romanzo di George Perec \u201cLa vita, istruzioni per l\u2019uso\u201d, di scoperchiare la facciata di un palazzo e di trovarci di fronte a una casa di bambole dove ogni stanza \u00e8 uguale all\u2019altra. Mais, qu\u2019horreur! Il modo peggiore per godersi un\u2019opera d\u2019arte. D\u2019altra parte, come correttamente nota Amy Cappellazzo, socio fondatore di Art Intelligence Global, esistono tre tipi di collezionisti \u201cquelli che vedono, quelli che vedono quando viene loro mostrato e quelli che non vedono\u201d. Ma passiamo oltre, non curiamoci di questi ultimi se non auspicando una loro parziale redenzione e consideriamo il caso di chi non solo ha dimostrato di avere occhio ma ha attuato, in modo pi\u00f9 o meno temerario, una visione complessiva e provocatoria, che incorporasse opere d\u2019arte da un lato e loro ambientazione dall\u2019altro, al di l\u00e0 di frusti e intransigenti diktat predicati spesso da chi dell\u2019arte conosce il prezzo o poco pi\u00f9. Di esempi la storia ne offre davvero molti.<\/p>\n\n\n\n<p> A Boston, al volgere del secolo scorso, <strong>Isabella Stewart Gardner<\/strong>, fece edificare Fenway Court, un palazzo di gusto italiano, destinato alla sua incredibile collezione. Isabella, amica di Berenson, esord\u00ec acquisendo nientemeno che i manoscritti originali di Dante Alighieri. Trascorreva le giornate creando libere associazioni tra i suoi gingilli museali, rivestendo ora il ruolo di collezionista, ora quello di curatrice e arredatrice, senza ricorrere a consulenti d\u2019arte e d\u2019interni, chiss\u00e0 poi fino a che punto davvero informati e affidabili ma oggi vanno per la maggiore, se non fosse che poi il cliente si dimentica il nome di chi ha dipinto il quadro sopra il catafalco king-size. Isabella fece affidamento solo sul suo istinto e dimostr\u00f2 che le opere esposte con gusto e personalit\u00e0, possono toccare anche i sensi oltre all\u2019intelletto. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1167\" height=\"833\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2024\/12\/010236.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-124098\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Blue Room, Isabella Stewart Gardner Museum, Boston. Photo: Sean Dungan<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>E\u2019 il caso di&nbsp;<em>Europa<\/em>&nbsp;dipinta da Tiziano di cui la mecenate attese trepidante la consegna, come scrisse all\u2019amico (3), mentre la tela attraversava l\u2019Atlantico e che venne appesa in una stanza interamente foderata di seta rossa bordata di pizzo bianco, retaggio della precedente dimora; sotto il quadro, un inserto di tessuto ricavato da un abito di Worth, \u00e8 un\u2019allusione alla proprietaria, quasi Isabella creasse un ponte diretto tra s\u00e9 e il soggetto del quadro; il motivo ricamato riprende le corna di Zeus sotto forma di toro mentre le gambe della poltroncina cabriolet appoggiata alla parete, sottolineano le voluttuose curve della donna rapita. L\u2019intensit\u00e0, o meglio la focosit\u00e0 del racconto di Ovidio, viene cos\u00ec amplificata, il mito si sovrappone e si intreccia con la personalit\u00e0 della fortunata proprietaria. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.gazzettantiquaria.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Isabella-Stewart-Gardner-Museum-Fenway-Court-Boston-MA-vintage-photo-28.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6636\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Isabella Stewart Gardner Museum. Fenway Court. Boston, MA. Vintage photo, 1903-1920\n<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.gazzettantiquaria.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Tizian_085.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6601\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tiziano Vecellio, The Rape of Europa, 1560-62, oil on canvas, cm. 178 x 205, Isabella Stewart Gardner Museum, Boston.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Dopo di lei, ecco <strong>Katherine Sofie Dreier<\/strong> che adorava i quadri di Wassily Kandisnky e amava Marcel Duchamp. Nel 1926 organizz\u00f2 la prima esposizione di arte moderna, la International Exhibition of Modern Art. L\u2019obiettivo era persuadere il pubblico che questa non cozzava con la vita domestica e cos\u00ec allest\u00ec la mostra al Brooklyn Museum come se fosse una casa fornita di salotto, sala da pranzo e camera da letto che avrebbe consentito al visitatore di \u201cinteriorizzare\u201d l\u2019esperienza artistica. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.gazzettantiquaria.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Screenshot-2024-12-13-170150-e1734105809554-1024x840.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6605\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Portrait of Katherine and Duchamp with The Large Glass (1915\u201323) at \u201cThe Haven,\u201d Katherine\u2019s house in Connecticut, summer 1936. Photo: Leslie E. Bowman, Yale University Art Gallery.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 arriv\u00f2 Alfred Barr, primo direttore del Museum of Modern Art, che, sulle orme di Henrich Tessenow, uno degli architetti di Hitler, e di Alexander Dorner, colui che impose di appendere i quadri ad altezza occhio, fece da apripista a contesti museali neutralizzati e a gallerie intonacate di bianco, severe e imparziali, pi\u00f9 sfornite che arredate, come ricorda la gallerista Betty Parson che afferm\u00f2 \u201cin galleria, non c\u2019era nulla, fatta eccezione per una sedia o una panca\u201d (4).<\/p>\n\n\n\n<p>Controtendenza, seppur non rinunciando a un certo calvinismo, fu il mercante Leo Castelli, che trasform\u00f2 nel 1957 il proprio appartamento di Manhattan in galleria, e ospit\u00f2 le prime mostre di Jasper Johns e Robert Rauschenberg. \u201cCi vivevamo. C\u2019era un cucinotto nell\u2019ingresso che tenevamo sempre chiuso. Altre due stanze nel retro, in una stavo io, nell\u2019altra Ileana (Sonnabend) senza salotto, sala da pranzo, nient\u2019altro. Era adatto per la prima colazione, lo stile di vita che conducevamo era decisamente boh\u00e9mien\u201d (5). Figure ibride di intellettuali, collezionisti e mercanti, capaci di calamitare a s\u00e9, se non addirittura creare, movimenti artistici e di piantare pilastri nella storia dell\u2019arte e del mercato.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.gazzettantiquaria.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/fin-ghislain-en-1983-rue-beaubourg-copie-1800x.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6613\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Ghislain Mollet-Vi\u00e9ville in his apartment at 26 rue Beaubourg in Paris (3rd arrondissement), 1983. In the foreground, two Incomplete Open Cubes by Sol LeWitt (1974); in the midground on the floor, Enamelled Metal Sculpture by Sol LeWitt (1967); in the background on the left, Toile \u00e0 l&#8217;unit\u00e9 (1973) by Claude Rutault; in the center background, Titled (Art as Idea as Idea), Water (1966) by Joseph Kosuth. Photograph published in L\u2019Express, September 23\u201329, 1983. \u00a9 Unglee<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Oltreoceano, in Francia, <strong>Colette Allendy<\/strong>, soprannominata&nbsp;<em>bonne dame<\/em>&nbsp;da Pierre Restany, era la proprietaria di un h\u00f4tel particulier al 67 di rue de l\u2019Assomption che divenne il crocevia prediletto dagli astrattisti verso la fine degli anni Cinquanta: tra tavolini, sedie e caminetti, esposero Picabia, Hartung e Tapi\u00e9 (6) e, sempre a Parigi, ma negli anni Settanta, incontriamo Ghislain Mollet-Vi\u00e9ville, il promotore dell\u2019arte Concettuale e Minimale. Caso curioso quello di <strong>Mollet-Vi\u00e9ville<\/strong> che si autoproclamava agente d\u2019arte ed era al tempo stesso produttore, curatore e cliente delle opere esposte. L\u2019appartamento, non distante dal Pompidou allora in costruzione, prevedeva di essere modificato sulla base dei lavori proposti, sfumando i confini tra produzione, spettacolo e ricezione; un luogo votato allo scambio privato tra opera d\u2019arte e osservatore che, occasionalmente, fungeva anche da studio fotografico per servizi di moda (7). Oggi, l\u2019appartamento e il suo contenuto con opere di Carl Andre, Sol Lewitt, On Kawara e via di questo passo, sono stati ceduti in blocco al Museo di arte moderna di Ginevra, con la clausola che l\u2019interno sia ciclicamente rinnovato. In un articolo apparso di recente sul&nbsp;<em>New York Times<\/em>, Kin Woo sostiene che, all\u2019inizio del XX secolo, con il diffondersi dell\u2019arte astratta, il mondo dell\u2019arte abbia progressivamente privilegiato ambienti spogli, spersonalizzati, per meglio elevare le opere estrapolandole dal vissuto ma che oggi, una nuova generazione di galleristi specializzati in arte o design d\u2019interni come Michael Bargo, Jonathan Pessin, Florence Lopez e Tiwa Select, sulla scia dei pionieri di cui sopra, optino sempre pi\u00f9 spesso per soluzioni domestiche. <\/p>\n\n\n\n<p>Tra le cagioni, gli affitti stellari, ma emerge anche il desiderio accogliere i clienti in contesti famigliari \u201cche creino una prossimit\u00e0 pi\u00f9 personale con i collezionisti\u201d come dichiara Emanuela Campoli, il cui appartamento in Foro Bonaparte a Milano ha ospitato per sei mesi la mostra di La\u00ebtitia Badaut-Haussman, invitata a reinventare lo spazio, accanto a lavori di Cinzia Ruggeri ed Emily Sundblad. Ecco allora che lo scenario viene a comporsi di case che filtrano nei musei, case che diventano musei e appartamenti convertiti in gallerie in un adirivieni dinamico che abbatte rigide separazioni tra spazi in precedenza categoricamente definiti. Certo, esistono diversi approcci ma il gioco diventa pi\u00f9 interessante quando il direttore, il mercante e il collezionista danno libero sfogo al proprio estro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.gazzettantiquaria.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Hester-Diamond-art-collection-auction.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6622\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">An image of Diamond\u2019s living room. Credit: Derek Parsons\/Sotheby\u2019s.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.gazzettantiquaria.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Screenshot-2024-12-16-180720-1024x678.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6654\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">An image of Diamond\u2019s living room. Credit: Raise Media.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>E all\u2019apice di un\u2019estrosit\u00e0 magistralmente condotta, chiudiamo la rassegna con la leggendaria <strong>Hester Diamond<\/strong>. La simpatica e arzilla mamma di Mike D, ex Beastie Boys, \u00e8 scomparsa qualche anno fa e la sua impressionante collezione che includeva una scultura di Bernini e dipinti di Dosso Dossi, \u00e8 stata battuta all&#8217;asta da Sotheby&#8217;s. Ma al di l\u00e0 dell\u2019impeccabile criterio selettivo della Diamond, quello che ci preme sottolineare qui \u00e8 la portata estetica della sua sperimentazione domestica. Con una drastica inversione di rotta, decise di liberarsi della collezione di arte moderna che includeva Brancusi e L\u00e9ger, solo per citarne un paio,&nbsp;&nbsp;e di avvicinarsi ai grandi maestri del rinascimento italiano e fiammingo, con incursioni nel barocco. Ma anzich\u00e9 optare per accostamenti filologici sulle orme degli anglofiorentini di qualche decade prima come Herbert Percy Horne, Mason Perkins e lo stesso Berenson di Villa I Tatti, l\u2019energica signora scelse una palette cromatica audace e cacofonica di gialli azzurri e rosa, esasperata da complementi d\u2019arredo postmoderni firmati Philippe Starck, Patricia Urquiola e Costantin Grcic. In questo modo la Diamond, non solo diede espressione alla sua vena creativa ma dimostr\u00f2 che dipinti e sculture realizzati secoli fa potevano benissimo convivere con un arredamento iper contemporaneo e anzi, creare inaspettate e sorprendenti narrative. \u201cIl difetto di originalit\u00e0 dappertutto\u201d notava Dostoevskij scrivendo&nbsp;<em>L\u2019idiota<\/em>, \u201c(\u2026) fu sempre considerato come il primo requisito e la migliore raccomandazione dell\u2019uomo attivo, fattivo e pratico, e almeno il novantanove per cento degli uomini (questo proprio come minimo) sono sempre stati di quest\u2019avviso, e forse solo l\u2019uno per cento l\u2019ha pensata e la pensa altrimenti\u201d. D\u2019arte e d\u2019interni, meglio pensarla altrimenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">1. Sigmund Freud,&nbsp;<em>Il disagio della civilt\u00e0<\/em>, Universale Economica Feltrinelli, capitolo IV, 2021<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">2. Johanna Burton, Lynne Cooke e Josiah McElheny,&nbsp;<em>Interiors<\/em>, Sternberg Press, 2012, p. 14 e p. 75<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">3. Bernard Berenson,&nbsp;<em>The Letters of Bernard Berenson and Isabella Stewart Gardner<\/em>&nbsp;<em>1887-1924,&nbsp;<\/em>ed. Rollin van N. Hadley, 1987, p. 64<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">4. Richard Meyer,&nbsp;<em>Big Middle-Class Modernism<\/em>, October, n. 131 (Inverno 2010), p. 69-115; Laura de Coppet e Alan Jones,&nbsp;<em>The Art Dealers: The Powers behind the Scene Tell How the Art World Really Works<\/em>, C. N. Porter, 1984, p. 23 Bernard Berenson,&nbsp;<em>The Letters of Bernard Berenson and Isabella Stewart Gardner<\/em>&nbsp;<em>1887-1924,&nbsp;<\/em>ed. Rollin van N. Hadley, 1987, p. 64<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">5. Leo Castelli intervistato da Paul Cummings, 14 Maggio, 1969-8 Giugno, 1973, Archives of American Art, Smithsonian Institute&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">6. Michel Seuphor,&nbsp;<em>Chez Colette Allendy<\/em>&nbsp;in&nbsp;<em>Art d\u2019Aujourd\u2019hui 2<\/em>, no. 7, Luglio 1951, p. 34<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">7. Elisabeth Lebovici,&nbsp;<em>Ghislain Mollet-Vieville, des corps dans le d\u00e9cor<\/em>, Public, no. 3, 1985, p. 41<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">8. F\u00ebdor Dostoevskij,&nbsp;<em>L\u2019idiota<\/em>, ET Classici, 2014, p. 322<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contro l&#8217;idea che l&#8217;arte debba ridursi a complemento d&#8217;arredo, ecco una selezione di collezionisti che hanno fatto della propria raccolta una questione identitaria.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":124105,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2385],"tags":[],"class_list":["post-124101","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-latest-art-history"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/124101","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/124101\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":124109,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/124101\/revisions\/124109"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/124105"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=124101"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=124101"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=124101"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}