{"id":125053,"date":"2025-09-03T18:01:27","date_gmt":"2025-09-03T16:01:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=125053"},"modified":"2025-09-03T18:01:28","modified_gmt":"2025-09-03T16:01:28","slug":"florence-carr","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2025\/09\/03\/florence-carr\/","title":{"rendered":"Florence Carr: sentimento e simmetria"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Da qualche parte tra le pagine 196 e 226 del primo volume delle &#8220;Gesammelte Werke&#8221; di Freud si pu\u00f2 trovare il racconto di un paziente \u2013 una donna, come nella maggior parte dei suoi casi clinici \u2013 che si dice sia passata dall&#8217;enumerare compulsivamente le sue fantasticherie erotiche al contare, con uguale fissazione, i listelli del pavimento di legno di casa sua. Potrebbe trattarsi solo di una diceria, diffusa da una nota a pi\u00e8 di pagina in un remoto articolo. Non riuscendo a trovare una traduzione del libro, scoraggiata dalla mia scarsa conoscenza del tedesco, mi \u00e8 rimasto solo l&#8217;aneddoto. Eppure a volte mi chiedo ancora, che aspetto avevano quei listelli?<\/p>\n\n\n\n<p>Graffiati, un po&#8217; danneggiati dal tempo, dal passare dei giorni, dai passi. Alcuni hanno una tonalit\u00e0 diversa, una leggera variazione di colore. Sono irregolari, specifici: uniformi nelle dimensioni ma singolari nelle crepe, con le loro venature che scricchiolano attraverso il legno. Sembra che ogni listello abbia una sua storia. Gli assemblaggi di parquet di Florence Carr funzionano secondo una logica interna che svela una piastrella dopo l&#8217;altra, scomponendo e ricostruendo la loro forma da pavimenti di recupero, poi riorganizzati con nostalgia geometrica. Nascono da unit\u00e0 singolari, interrompendo un terreno comune, dividendolo in sezioni che si disperdono e si riecheggiano a vicenda: un patchwork a strisce che opera attraverso la sineddoche, ogni segmento punta verso l&#8217;altrove di una casa, un&#8217;abitazione, un cantiere che non esiste pi\u00f9 e che pu\u00f2 essere rintracciato solo attraverso frammenti. Sembra essere all&#8217;opera qualcosa di simile alla formula di Hanne Darboven per la creazione di sistemi distruzione-struttura-costruzione (1). Un&#8217;aritmetica di decomposizione e ricreazione; una trasfigurazione; lacerti di parete provenienti da pavimenti diversi, arazzi di legno che coniugano tempo e spazio, bilanciando il sentimento con la simmetria. In questo modo, l&#8217;arte di Florence Carr di conservare, ridimensionare e compilare fa eco ai processi della memoria stessa. Anche la reminiscenza pu\u00f2 essere tecnica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"8688\" height=\"5792\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2025\/07\/Petrine_Paris_Florence_Carr_Dog_Rose_15.jpg\" alt=\"Florence Carr\" class=\"wp-image-125033\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Queste opere riflettono e al tempo stesso si rivolgono alla nostra tendenza a &#8220;colmare i vuoti&#8221;, mi dice Florence Carr, e lo fanno con una esplicita provocazione. Le sue opere sono interdette dai pezzi mancanti; una lacuna resa ancor pi\u00f9 evidente da un&#8217;uniformit\u00e0 di dimensioni che richiede di essere colmata. Assenze; ingressi &#8211; fungono da entrambi, i loro contorni delineano piccole finestre che invitano a sbirciare. Carr scolpisce forme simili a dispositivi di scrutinio; qualcosa attraverso cui spiare che si apre come un buco della serratura (Spatterdock, 2024), alludendo all&#8217;impulso scopofilico attraverso una grammatica visiva di ripetizione e trattenuta. Eppure qui la nostra vista \u00e8 bloccata, ostacolata da tessuti tirati come tende. L&#8217;occhio \u00e8 catturato da un modulo, \u201cocchio bloccato nella griglia\u201d (2), un motivo floreale o <em>jacquard<\/em>, che scruta attraverso l&#8217;armatura esterna nella morbida architettura (3) del domestico. Gli interstizi del legno e del tessuto evocano una memoria materiale che \u00e8 essa stessa intrecciata in reti sistemiche: \u00e8 storica ed \u00e8 anche legata al genere. Questo contrasto nelle tecniche artigianali parla di una scala di valori, ponendo al centro dell&#8217;attenzione, o al centro della scena, questioni a lungo considerate minori perch\u00e9 codificate come \u201cfemminili\u201d. Carr sovverte discretamente questo concetto attraverso un&#8217;operazione di inversione; spoglia gli ornamenti dal livello superficiale per collocarli in profondit\u00e0, dove il decorativo funge da spina dorsale e struttura dell&#8217;opera, che a sua volta veste la stanza, ne abbraccia i contorni, proteggendo la parete e i suoi angoli (Fall, 2023). E questo sottile arricchimento dello spazio sembra ancora una volta riecheggiare lo spessore della memoria, poich\u00e9 anche la memoria si accumula in strati, strati di ricordi e affetti sovrapposti in modo da proteggere.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"9055\" height=\"6038\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2025\/07\/FlorenceCarr_Ref-6103.jpg\" alt=\"Florence Carr\" class=\"wp-image-125032\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Florence Carr, Spatterdock, 2024, powder-coated steel, Jacquard ribbon, cm. 14.3 x 41. Courtesy the artist and Petrine, Paris &amp; D\u00fcsseldorf. Ph: Jack Elliot Edwards<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"6000\" height=\"4000\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2025\/07\/Petrine_Ref-6491.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-125006\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Florence Carr, Spatterdock (detail view), 2024. Courtesy the artist and Petrine, Paris &amp; D\u00fcsseldorf. Ph: Jack Elliot Edwards<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Una parte importante delle opere di Florence Carr prende quindi in prestito dal palinsesto, rivelando frammenti di un testo precedente nascosto sotto la superficie finale. Sono private, in qualche modo codificate; trasmettono un atteggiamento che parla al nostro gusto per la decifrazione e l&#8217;intrigo. C&#8217;\u00e8 un senso di gioco in queste tele che ricordano il Kapla, \u201csistemi che posso vedere ma non analizzare\u201d (4), le cui lacune fungono da indovinello da risolvere, da segreto da svelare. \u201cRiempire gli spazi vuoti\u201d diventa quindi una provocazione, un incentivo a riempire, a completare attraverso l&#8217;esame o la libera associazione. Di fronte agli assemblaggi di Carr, la mia mente torna alla paziente freudiana e al suo parquet; penso alle sue curve, ai suoi graffi, alla sua potenziale sensualit\u00e0. Comincio a contare ogni tessera come lei contava i suoi desideri. Penso a questa frase della poetessa Lisa Robertson: \u201cOgni sarta vorr\u00e0 toccare con mano le espressioni interiori delle cuciture\u201d (5). Di donne di cui una volta ho letto le storie ma di cui non ricordo bene i nomi: sarte-spie che tessono messaggi in codice Morse da leggere tra i fili, usando la loro facciata femminile come camuffamento.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"6989\" height=\"9318\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2025\/07\/Petrine_Paris_Maresfield-Gardens_3-1.jpg\" alt=\"Florence Carr\" class=\"wp-image-125011\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Florence Carr, Continuum (Day), 2025, leather, cm. 73 x 73. Courtesy the artist and Petrine, Paris &amp; D\u00fcsseldorf. Ph: Thomas Lannes. <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Accanto alle immagini e alle citazioni che emergono in forma frammentaria, esiste questa tensione nel cercare di dare un senso a tutto ci\u00f2, nell&#8217;intrecciare la paziente e la sarta nella trama di un testo, attraverso una logica esplicativa che non lasci alcun vuoto. Mi sembra che il lavoro di Florence Carr risponda a questo bisogno di dare un senso; ci\u00f2 che l&#8217;artista definisce anche \u201cchiusura\u201d, un concetto della teoria della Gestalt che indica la tendenza del cervello a percepire un insieme anche quando mancano delle parti. Il lavoro di Carr risuona come un esercizio di sintassi. Un tentativo di formalizzazione. Dare una forma, ci ricordano i suoi assemblaggi, \u00e8 un&#8217;operazione attraverso la quale si modella e si creano contorni \u2013 ed \u00e8 cos\u00ec che funziona anche il linguaggio: ogni parola definisce attraverso dei limiti, creando un&#8217;architettura grafica e fonica, una rete in cui ci\u00f2 che \u00e8 sfocato viene reso nitido attraverso una serie di segni. Eppure queste opere non cedono al desiderio di coerenza narrativa. Funzionano piuttosto attraverso il frammentario \u2013 ci\u00f2 che \u00e8 tagliato, punteggiato. L&#8217;artista crea un&#8217;erotica dello sguardo e del ricordo che funziona attraverso le sue parti mancanti, che ammette di essere sempre parcellizzata, incompleta, interrotta. Questo forse si riflette anche nel modo in cui Carr concepisce l&#8217;incontro con l&#8217;opera d&#8217;arte nello spazio espositivo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"9113\" height=\"6835\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2025\/07\/Copy-of-Petrine_Paris_Maresfield-Gardens_2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-125005\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Florence Carr, Continuum (Night), 2025, leather in artist\u2019s frame, cm. 105 x 130 x 6. Courtesy the artist and Petrine, Paris &amp; D\u00fcsseldorf. Ph: Thomas Lannes.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un fattore temporale nella sua scelta dei materiali; l&#8217;artista seleziona in base a ci\u00f2 che assorbir\u00e0 e registrer\u00e0 il passare del tempo, la luce che frammenta uno spazio &#8211; una patina fatta di \u201ctracce lasciate su oggetti e spazi e che fungono da forma di informazione grafica\u201d, come mi scrive. Entrare nello spazio espositivo assume cos\u00ec l&#8217;aspetto di un&#8217;irruzione, un&#8217;improvvisa intrusione nello spazio, un tuffo in <em>medias res<\/em> (per usare un&#8217;altra analogia letteraria) nel ciclo di vita frammentato della materia. I lavori recenti approfondiscono questo impegno con il linguaggio e il testo, isolando i riferimenti letterari che interferiscono con il flusso narrativo. Impresso sulla pelle, il termine <em>continu-um<\/em> \u00e8 ironicamente scritto con il trattino in Continuum (day), mentre Continuum (night) sembra raffigurare una costellazione, che \u00e8 anche un dinkus o asterisco, ovvero simboli tipografici composti da tre stelle che segnalano una pausa o un&#8217;ellissi all&#8217;interno di un testo. Esprimendo questo concetto direttamente nel titolo, si estendono, sempre sulla pelle, una serie di parentesi che non contengono alcun contenuto; e in questa vicinanza compositiva, in questa assenza di interferenze, potremmo anche riconoscere un paio di lune crescenti, o la forma di un occhio, che discretamente ci fa l&#8217;occhiolino.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;arte di Florence Carr di custodire, ridimensionare e compilare riecheggia i processi della memoria stessa. 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