{"id":125891,"date":"2026-06-12T21:37:53","date_gmt":"2026-06-12T19:37:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=125891"},"modified":"2026-07-02T17:20:24","modified_gmt":"2026-07-02T15:20:24","slug":"zurich-art-weeknd-e-biennale-di-venezia-2026","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2026\/06\/12\/zurich-art-weeknd-e-biennale-di-venezia-2026\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 lo Zurich Art Weekend \u00e8 un caso virtuoso (e la Biennale di Venezia va riformata)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Fondato nell&#8217;ormai lontano 2018, lo <a href=\"https:\/\/zurichartweekend.com\/weekends\/2026\/june\" type=\"link\" id=\"https:\/\/zurichartweekend.com\/weekends\/2026\/june\">Zurich Art Weekend<\/a> compie nove anni e gode di ottima salute. Si potrebbe notare che l\u2019edizione 2026 conta 70 sedi, 75 mostre e 150 eventi, ma questo non sarebbe sufficiente a spiegare perch\u00e9 questo bambino di nove anni \u00e8 cos\u00ec promettente. Bisogna invece entrare nel merito dei singoli eventi, delle mostre, delle personalit\u00e0 coinvolte, per capire quale grado di qualit\u00e0 culturale la citt\u00e0 svizzera da cui sono passati Zwingli e Lenin, dove \u00e8 nato il Dadaismo, dove hanno trovato terreno fertile i movimenti di protesta che hanno portato le donne svizzere a votare, tra le ultime in Europa, riesce oggi a esprimere, in un format senz&#8217;altro pi\u00f9 culturalmente funzionale, aperto ed economicamente razionale di qualsiasi altra manifestazione intorno alla quale la comunit\u00e0 artistica internazionale oggi si raccolga.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1920\" height=\"1080\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2026\/06\/ZAW25_DJ-Set-with-Yamuna_UrsWestermann_Courtesy-of-Zurich-Art-Weekend-2025.jpg\" alt=\"Zurich Art Weekend\" class=\"wp-image-125893\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">ZAW25, DJ Set with Yamuna Urs Westermann. Courtesy of Zurich Art Weekend 2025<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Qualche esperto di marketing potrebbe opinare che la dicitura \u201cArt Weekend\u201d \u00e8 poco attraente, non identificativa, inespressiva. Vero, ma \u00e8 il termine \u201cZurigo\u201d a fare la differenza. Gi\u00e0, perch\u00e9 se \u00e8 vero che ci voleva la vita di C\u00e9zanne per dipingere come C\u00e9zanne (M. Merleau-Ponty, <em>Il dubbio di C\u00e9zanne<\/em>, 1945), allora possiamo dire che serve Zurigo per avere un Gallery Weekend di questo livello, cos\u00ec come serve Venezia per avere una Biennale. Zurigo pu\u00f2 permettersi uno sfavillante weekend dell\u2019arte perch\u00e9 rispetto al numero degli abitanti (440.000) ha pi\u00f9 gallerie d\u2019arte contemporanea pro capite di capitali come Londra o Parigi; perch\u00e9 ci sono musei storici straordinariamente evoluti e connessi al presente come il <strong>Rietberg<\/strong> e il <strong>Kunsthaus Museum<\/strong> (<a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2025\/06\/10\/ann-demeester-interview\/\">qui<\/a> la nostra intervista con la sua direttrice, Ann Demeester); perch\u00e9 intorno a Zurigo gravitano collezionisti facoltosi, ma soprattutto appassionati e competenti &#8211; <strong>Maja Hoffman<\/strong>, <strong>Ellen e Michael Ringier<\/strong>, <strong>Thomas Bechtler<\/strong>, il giovane <strong>Tobias van Gils<\/strong> e <strong>Nicola Erni <\/strong>(<a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2025\/09\/25\/the-way-of-nicola-erni-to-fashion-photography-is-art-collecting-an-interview\/\">qui<\/a> la nostra intervista); perch\u00e9 Zurigo ha un\u2019amministrazione pubblica abbastanza onesta e lungimirante da capire che investire in cultura serve a proiettare la citt\u00e0 fuori da s\u00e9 stessa, non a offrire alla politica l\u2019occasione per l\u2019ennesimo palcoscenico elettorale &#8211; come invece \u00e8 successo quest\u2019anno a Venezia, per esempio, dove la stampa generalista ha parlato pi\u00f9 di ministri, direttori, presidenti che dei reali protagonisti, ossia gli artisti.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo proposito, passiamo subito dal contenitore al contenuto. A Zurigo quest\u2019anno si va per la personale di <strong>Mickael Marman<\/strong> da Damien &amp; The Love Guru, una delle pochissime gallerie d\u2019arte emergente che ha saputo meglio proteggere la propria natura libera e sperimentale dalla dittatura delle fiere. Da Gregor Staiger c\u2019\u00e8 <strong>Raphaela Vogel<\/strong>, con una nuova serie di lavori, mentre Oskar Weiss presenta <strong>Laura Langer<\/strong>, che alla mostra personale accompagna la pubblicazione del libro catalogo <em>Why am I me?<\/em>, con introduzione di Kristian Vistrup Madsen. Nella drawing room della galleria compare invece una nuova serie di lavori su carta di <strong>Daniele Milvio<\/strong>, che in quest\u2019occasione si dedica allo sviluppo creativo del teorema di Pitagora. Da Karma International si vedono <strong>Valie Export <\/strong>e <strong>Katerina Lysovenzo<\/strong>, che a Venezia \u00e8 stata parte della consueta collettiva organizzata dal PinchukArtCentre a Palazzo Contarini Polignac e che a Zurigo apre la seconda personale con la galleria. E poi, maestri del contemporaneo come <strong>Karen Kilimnik<\/strong> e <strong>Valentin Carron <\/strong>da Eva Presenhuber; <strong>Francis Al\u00ffs<\/strong> da Peter Kilchmann, con una mostra dedicata alle sue animazioni;<strong> Hana Mileti\u0107<\/strong> da Tschudi; <strong>Avery Singer<\/strong>, <strong>Henry Taylor<\/strong> e <strong>James Jarvaise<\/strong> da Hauser &amp; Wirth.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"3750\" height=\"2500\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2026\/06\/MM_Damien_5-web.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-125902\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mickael Marman, K.I.R, 2026, mixed media on canvas, cm. 140\u00d7190. Courtesy of Damien &amp; the Love Guru.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il viaggio si fa volentieri, a prescindere dalla settimana di Basilea, che il weekend di Zurigo annuncia. Non c\u2019\u00e8 un tema \u201ccuratoriale\u201d, e non c\u2019\u00e8 un curatore a concentrare su di s\u00e9 l&#8217;attenzione della stampa generalista, e del pubblico meno esperto, o solamente pi\u00f9 pigro, che piuttosto di affrontare l\u2019arduo compito di individuare tra centinaia di artisti quello con il quale vale la pena connettersi &#8211; di solito senza un preciso motivo -, prende la via pi\u00f9 breve e impara il primo nome a disposizione, quello che tutti continuano a ripetere, quello che ostinatamente compare sui titoli della stampa generalista, che spera cos\u00ec di farsi leggere. E inconsciamente comincia a fare di quel nome il punto di riferimento di tutto ci\u00f2 che vede. La psicologia comportamentale chiama questo fenomeno <em>anchoring<\/em>. Se quel giorno nella tal citt\u00e0 cinque persone muoiono in un attentato tutti ci affrettiamo a prendere le precauzioni pi\u00f9 assurde. Ma di certo in quel mese in quella stessa citt\u00e0 sono morte pi\u00f9 persone di cancro, per malattie cardio vascolari, o per un incidente stradale, cause che per\u00f2 non occupano le pagine dei quotidiani. Tra memorizzare il nome di un curatore o quello dei duecento artisti che il curatore ha messo in mostra il nostro cervello tender\u00e0 sempre a scegliere di memorizzare quello del curatore, e probabilmente gli si accompagneranno i nomi della manciata di artisti che conosceva gi\u00e0 &#8211; e che senz&#8217;altro ci diremo essere bravissimi, eccezionali, imprescindibili&#8230; Nel frattempo, come forse qualcuno di voi avr\u00e0 colto, siamo passati dalla ridente Zurigo a Venezia, dove quest\u2019anno la madre di tutte le Biennali ha mostrato tutte le sue debolezze, e non \u00e8 certo stata colpa della Russia, o della prematura scomparsa della curatrice &#8211; della quale, per altro, avevamo parlato in tempi non sospetti (<a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2025\/05\/03\/ashleigh-mclean-co-founder-of-whatiftheworld-an-interview\/\">link<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"3072\" height=\"4096\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2026\/06\/IMG20260506144130.jpg\" alt=\"Zurich Art Weekend\" class=\"wp-image-125903\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Maja Malou Lyse. installation view, Danish Pavilion at 61\u00b0 Venice Biennale, 2026.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Per certi versi la <strong>Biennale di Venezia<\/strong>, e l\u2019arte contemporanea in senso pi\u00f9 ampio, assomiglia alla Formula 1. Come osservano J. Robinson e J. Clegg in <em>The Formula. How Rogues, Geniuses, and Speed Freaks Reengineerd F1 into the World&#8217;s Fastest Growing Sport<\/em> (2024), al contrario di sport come il tennis, il golf, il basket o il calcio, dove le regole sono grossomodo le stesse da sempre, parte del fascino della maggior competizione motoristica al mondo sta proprio nel fatto che il suo sistema di regole \u00e8 in continua ridefinizione, perch\u00e9 chi riesce a imporsi in genere lo fa in ragione di un spiraglio che gli ingegneri sono riusciti a trovare nel regolamento; e in quel pertugio, in quella sottile apertura, sono riusciti a inserire una piccola innovazione che ha permesso di ottenere il vantaggio necessario a imporsi. Poi gli altri ci arrivano, le regole vengono aggiornate, il gap azzerato, ma intanto qualcun altro ha trovato un nuovo spiraglio, ed \u00e8 riuscito a prendere slancio. Ogni paragone ha i suoi limiti, quindi \u00e8 meglio fermarsi qui. Ma se la Biennale non vuole sprofondare nelle retrovie, o continuare a tenere testa alle istituzioni private che a Venezia ormai la fanno da padrone, come in tutte le altre capitali modiali dell&#8217;arrte del resto, sarebbe meglio che si cominciasse ad aprire profonda riflessione, magari partendo da questi due punti strettamente connessi tra loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Primo punto: se \u00e8 vero che gran parte del budget della Biennale arriva da finanziamenti privati, vale a dire gallerie e collezionisti, non sarebbe pi\u00f9 corretto e trasparente dare agli interessi che inevitabilmente e giustamente ne conseguono un corretto e possibilmente efficiente punto di caduta? Ricordo che dal 1895 al 1973 la Biennale ha avuto un Ufficio Vendite, guidato negli ultimi trentanni di attivit\u00e0 da Ettore Gian Ferrari, e chiuso perch\u00e9 la sensibilit\u00e0 di quegli anni considerava il mercato nemico della libert\u00e0 creativa (chiss\u00e0 cosa direbbero oggi quei contestatori vedendo come sono andate le cose!). Di qui il secondo punto: nel mondo iper-connesso in cui le informazioni sono a disposizione di tutti, ha ancora senso affidarsi a un curatore con lo stesso spirito con cui a cavallo tra i due secoli ci si affid\u00f2 ad Harald Szeemann, per esempio? Oggi tutti vediamo le stesse cose, seguiamo gli stessi account su Instagram, troviamo in rete le stesse fonti. Cos&#8217;\u00e8 rimasto di quella figura di curatore, titolare di una conoscenza unica ed elitaria? Rimane una qualche idea di poetica? Ma quello non \u00e8 il territorio degli artisti? O pi\u00f9 spesso il curatore \u00e8 solo qualcuno che pu\u00f2 garantire l\u2019afflusso ordinato delle risorse economiche necessarie a far funzionare la macchina? E cosa succede nel momento in cui, come ben si \u00e8 visto quest\u2019anno, i privati decidono di destinare le risorse alle proprie istituzioni, ossia fuori dai Giardini e dall&#8217;indigeribile Arsenale?<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo Zurich Art Weekend compie nove anni; ed \u00e8 qualcosa a cui la Biennale di Venezia potrebbe guardare, per tornare nel presente.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":125894,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1796],"tags":[],"class_list":["post-125891","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-mapping-the-artscape"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/125891","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/125891\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":126120,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/125891\/revisions\/126120"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/125894"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=125891"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=125891"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=125891"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}