{"id":95429,"date":"2018-05-21T17:43:56","date_gmt":"2018-05-21T15:43:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?p=92719"},"modified":"2025-11-03T16:10:23","modified_gmt":"2025-11-03T15:10:23","slug":"adam-gordons-artista","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2018\/05\/21\/adam-gordons-artista\/","title":{"rendered":"Brilla una luce nelle tenebre di Adam Gordon"},"content":{"rendered":"\n<p>&#8216;Non mi interessano gli ambienti pienamente immersivi, sebbene ci siano elementi nel mio lavoro che si riferisco a quest&#8217;idea di spazio&#8217; ci ha detto poco tempo fa Adam Gordon. L&#8217;abbiamo incontrato alla <a href=\"http:\/\/powerstationdallas.com\/projects\/adam-gordon\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Power Station<\/a> di Dallas, dove la sua ultima installazione \u00e8 attualmente in mostra. Poi ha aggiunto: &#8216;mi interessa molto di pi\u00f9 portare un certo tipo di ambiente nella cornice trasparente, o sul piedistallo, della galleria&#8217;.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo pochi giorno dopo l&#8217;apertura dell&#8217;enigmatica &#8220;Stanza grigia&#8221; in mostra presso lo spazio texano, di fronte a un piccolo gruppo di critici e curatori, Gordon ha spiegato come, trasformando lo spazio, egli persegua scopi psicologici piuttosto che estetici. La cruda architettura dell&#8217;ex centrale elettrica costruita negli anni Venti appare dunque un setting perfetto per l&#8217;inquietante intervento del 33enne artista di Minneapolis.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1920\" height=\"1280\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2018\/05\/unnamed-12.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-92724\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Adam Gordon, The Grey Room, 2018. Installation view at The Power Station, Dallas. All images Courtesy of The Power Station, Dallas and Adam Gordon. Photography by Kevin Todora.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Noto per essere autore di ambienti arditi, che sfidano le aspettative dell&#8217;osservatore, Adam Gordon ha gi\u00e0 prodotto installazioni per la Night Gallery di Los Angeles, per <a href=\"http:\/\/chapter-ny.com\/artists\/adam-gordon\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Chapter NY<\/a> e, pi\u00f9 di recente, per la <a href=\"http:\/\/galleriazero.it\/en\/node\/584\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Galleria ZERO<\/a> di Milano. Spingendo il gioco oltre il suo limite, lo scorso dicembre, nello stand di Chapter ad Art Basel Miami Beach, Gordon ha installato una misteriosa stanza con muri macchiati, una perdita di liquido sporco sul pavimento, e una tenda a penzolar dal soffitto. Priva di alcuna apparente attivit\u00e0, la stanza era chiusa al pubblico da un muro di plexiglas, e veniva illuminata con lampi di luce dall&#8217;esterno da un&#8217;inquietante figura femminile che appariva all&#8217;improvviso, per poi svanire silenziosamente.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8216;C&#8217;\u00e8 un&#8217;idea di distanza nel lavoro, come se si trattasse di una specie veduta su qualcosa&#8217; dice Adam Gordon. &#8216;Sono anche un pittore, per questo non posso fare a meno di creare immagini anche quanto lavoro nello spazio tridimensionale. Il muro di plexiglas era un modo per generare un&#8217;immagine da uno spazio che di fatto era scultoreo. Ed era un&#8217;immagine molto controllata. Per questo motivo sono sempre stato interessato a &#8220;\u00c9tant donn\u00e9s&#8221; di Marchel Duchamp, un&#8217;opera tanto controllata da risultar addirittura maniacale.&#8217;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1067\" height=\"1600\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2018\/05\/unnamed-9.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-92723\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Adam Gordon, The Grey Room, 2018. Installation view at The Power Station, Dallas. All images Courtesy of The Power Station, Dallas and Adam Gordon. Photography by Kevin Todora.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Entrando nella &#8220;Stanza grigia&#8221;, al piano superiore della mostra, lo spettatore incontra un galleria in penombra, vuota, che l&#8217;artista equipara a un liquido pulitore, o a una scenografia pensata per rilassare. Scendendo per una piccola scala ci si trova in un ambiente angusto e cupo, che assomiglia a un scantinato ed \u00e8 pieno di materiali da costruzione abbandonati. Oltre la tenda, lo spazio successivo \u00e8 ancor pi\u00f9 scuro, illuminato solo da una piccola lampadina piazzata alla fine della stanza. C&#8217;\u00e8 odore di umido e un suono disorientante. E&#8217; come un mormorio sommesso, ma prima che i tuoi occhi si adeguino all&#8217;oscurit\u00e0 cerchi di trovare la via appoggiandoti ai muri appiccicosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine di questo corridoio dalla forma uterina incontri un grande muro di legno che ti impedisce di andare oltre. Un sottile senso di panico ti sfiora mentre, ancora al buio, cerchi di trovare un&#8217;uscita oltre il muro, oppure tornando indietro. Ma se tasti con le dita trovi una maniglia che apre la porta di un ulteriore ambiente, piccolo come un armadio, dentro al quale c&#8217;\u00e8 l&#8217;umidificatore responsabile di quel suono in sottofondo. Oltre un&#8217;ulteriore tenda c&#8217;\u00e8 una stanza luminosa pi\u00f9 ampia, scandita da muri umidi e sporchi. Una testa con lunghi capelli avvolta in un cellophane sta sul pavimento di una parte della stanza, mentre un nastro teso ti impedisce di raggiungere l&#8217;altra parte, dove vedi solo un cavo elettrico spuntare dal muro e un pezzo di stoffa penzolare senza vita da soffitto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8216;Mi sono sempre interessato di architettura. Il processo, ovvero il modo in cui si entra in uno spazio e poi si passa allo spazio successivo \u00e8 per me molto importante&#8217; dice Adam Gordon. &#8216;Al contrario, non mi interessa la pura superficie visiva del lavoro, la sua epidermide. Ci sono cose oltre i muri e cose che non si possono vedere che suscitano reazioni inconsce, o subliminali. Nel mio lavoro credo ci siano anche elementi voyeuristici, sessualit\u00e0, e tracce di violenza&#8217;.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1092\" height=\"1600\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2018\/05\/unnamed-5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-92722\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Adam Gordon, The Grey Room, 2018. Installation view at The Power Station, Dallas. All images Courtesy of The Power Station, Dallas and Adam Gordon. Photography by Kevin Todora.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Gordon considera ogni spazio la stazione di un tour. Il primo di questi \u00e8, appunto, la &#8220;Stanza grigia&#8221;. Poi vengono lo scantinato, che \u00e8 il &#8220;Nido d&#8217;amore&#8221;, la stanza buia \u00e8 la &#8220;Segreta&#8221;, l&#8217;armadio \u00e8 &#8220;l&#8217;Ultimo Buco&#8221; e l&#8217;ultima galleria, che \u00e8 il doppio dello spazio d&#8217;entrata, \u00e8 chiamata &#8220;Hardcore&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni stanza ha un suo profumo, che l&#8217;artista stesso ha creato con l&#8217;aiuto di un profumiere. L&#8217;odore non intende attrarre, ma piuttosto respingere. Gordon ha anche chiesto l&#8217;aiuto di uno scenografo per far s\u00ec che l&#8217;effetto fosse il pi\u00f9 realistico possibile, senza che per\u00f2 l&#8217;installazione risulti in alcun modo teatrale o narrativa. Gordon vuole che il lavoro sia visto in un contesto artistico, sebbene faccia emergere l&#8217;esperienza della vita reale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1067\" height=\"1600\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2018\/05\/unnamed-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-92721\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Adam Gordon, The Grey Room, 2018. Installation view at The Power Station, Dallas. All images Courtesy of The Power Station, Dallas and Adam Gordon. Photography by Kevin Todora.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>In riferimento all&#8217;opera di Gordon, oltre all&#8217;enigmatica installazione di Duchamp del Philadelphia Museum of Art di cui si diceva sopra, si potrebbe citare la memorabile mostra intitolata &#8216;La sp\u00e9cialisation de la sensibilit\u00e9 \u00e0 l\u2019\u00e9tat mati\u00e8re premi\u00e8re en sensibilit\u00e9 picturale stabilis\u00e9e, Le Vide&#8217; di Yves Klein, dove l&#8217;artista aveva svuotato la galleria di Iris Clert per non produrre altro che un&#8217;atmosfera (Parigi, 1958). Oppure, si potrebbe citare &#8220;Hello Meth Lab in the Sun&#8221;, installazione creata per la Ballroom Marfa (Texas) da Justin Lowe, Jonah Freeman e Alexandre Singh nel 2008. Dopo una processione paranoica attraverso una serie di stanze decrepite, l\u00ec uscivi dal percorso attraverso un frigorifero.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8216;S\u00ec, c&#8217;\u00e8 una componente uterina nel mio lavoro \u2013 dice Gordon. Ma questa pu\u00f2 passare da qualcosa di totalmente innocente a qualcosa che invece connota violenza, insolazione, confinamento, o sentimento di alienazione. Dopo tutto credo ci sia una ragione per cui voglio che le persone sperimentino le mie opere sole con i loro pensieri&#8217;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Adam Gordon incrocia pittura, fotografia e raffinati ambienti installativi, ma non \u00e8 il medium quello che davvero lo interessa. Oscurit\u00e0 e psicologia vengono prima.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":92721,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1793],"tags":[],"class_list":["post-95429","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-to-be-discovered"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/95429","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/95429\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":125338,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/95429\/revisions\/125338"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/92721"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=95429"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=95429"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=95429"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}