{"id":95430,"date":"2018-06-27T13:00:51","date_gmt":"2018-06-27T11:00:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?p=14655"},"modified":"2021-06-22T12:39:30","modified_gmt":"2021-06-22T10:39:30","slug":"lucien-bilinelli-collezionista","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2018\/06\/27\/lucien-bilinelli-collezionista\/","title":{"rendered":"L&#8217;arte contemporanea soffre di neofilia?"},"content":{"rendered":"\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 33%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-95430 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2018\/06\/27\/lucien-bilinelli-interview\/dsc07424\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2018\/06\/DSC07424-480x480.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2018\/06\/27\/lucien-bilinelli-interview\/dsc07384\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2018\/06\/DSC07384-480x480.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-92950\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-92950'>\n\t\t\t\tPierre Bodo, Untitled, 1992, detail.\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2018\/06\/27\/lucien-bilinelli-interview\/whatsapp-image-2017-09-14-at-14-13-101\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"113\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2017\/09\/WhatsApp-Image-2017-09-14-at-14.13.101-360x480.jpeg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"Cheri Samba\" aria-describedby=\"gallery-1-14658\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-14658'>\n\t\t\t\tCheri Samba, La double visage de X, 2002.\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl><br style=\"clear: both\" \/><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2018\/06\/27\/lucien-bilinelli-interview\/dsc07363-2\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2018\/06\/DSC07363-1-480x480.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-92948\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-92948'>\n\t\t\t\tBodo, Lieu de tourment pour les mechantes, 1992.\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl>\n\t\t\t<br style='clear: both' \/>\n\t\t<\/div>\n\n<p>Quella che pubblichiamo di seguito \u00e8 la prima versione in italiano di un dialogo originariamente pubblicato in francese nel 1996 nel catalogo della mostra intitolata Bomoi Mobimba &#8211; che significa Tutta la vita. La mostra ha avuto luogo al Palais des Beaux-Arts di Charleroi in Belgio e ha esposto per la prima volta in Europa le opere di sette artisti popolari congolesi. Sono Pierre Bodo, Bodys Isek Kingelez, Cheik Ledy, Cheri Samba, Moke, Maitre Syms, Vuza Ntoko. Allora sconosciuti ai pi\u00f9, oggi molti di questi artisti sono diventati per musei e mercato costosi maestri da riscoprire; musei come il nuovo <a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2018\/10\/08\/zeitz-mocaa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Zeitz MOCAA<\/a> di Citt\u00e0 del Capo o come il MoMa di New York, che&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.moma.org\/calendar\/exhibitions\/3889\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">sta dedicando una personale a Kingelez<\/a>. Dietro l&#8217;alias Monsignor K, intervistato dal regista Stefan Liberski, c&#8217;\u00e8 il collezionista Lucien Bilinelli, a cui si deve la raccolta allora esposta. Quel che a un ventennio di distanza appare straordinario del suo pensiero \u00e8 la lucidit\u00e0 con cui Bilinelli ha intuito problematiche e temi che il mondo dell&#8217;arte non sembra aver ancora superato. E, tra i molti spunti che il testo offre, \u00e8 forse questo il pi\u00f9 importante. Quella stessa rincorsa al nuovo che gli psicologi chiamano neofilia e che \u00e8 anche ripetitiva rincorsa all&#8217;eterno presente, potrebbe nel frattempo aver assunto i tratti di una patologia, una patologia diffusa e radicata che finisce per impedire che qualcosa di davvero nuovo emerga.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p><em>Monsignore, mi sembra di capire che la pittura congolese vi interessi da molto tempo.<\/em><\/p>\n<p>Diciamo che sono soprattutto interessato alla pittura congolese post-coloniale. Pi\u00f9 precisamente, mi interessano i pittori popolari di Kinshasa.<\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 una differenza netta fra questi pittori e i loro predecessori? Artisti come Pili-Pili, Bela, o Mwenze, giusto per citare i pi\u00f9 famosi?<\/em><\/p>\n<p>Sentite, sono lontano dall&#8217;essere uno specialista. Mi sembra per\u00f2 che i pittori di cui volete parlare provengano da un sistema accademico coloniale. I pittori popolari di Kin, come Cheri Samba, Moke, Maitre Syms, Vuza N&#8217;Tokim ecc, non hanno nulla a che vedere con loro.<\/p>\n<p><em>Sono prima di tutto \u201cpittori di strada\u201d, non \u00e8 vero?<\/em><\/p>\n<p>Potremmo dire cosi. In ogni caso si tratta di artisti la cui professione in origine era quella di creare insegne pubblicitarie, o ritratti su commissione. Alcuni, come Cheri Samba, hanno iniziato disegnando fumetti.<\/p>\n<p><em>Quando, e dove, avete scoperto questi artisti?<\/em><\/p>\n<p>A Bruxelles, in occasione di una mostra organizzata in uno di quegli orribili centri commerciali di cui la citt\u00e0 ne \u00e8 ormai piena. Non mi ricordo in quale, e quando la mostra ebbe luogo. Doveva essere agli inizi degli anni 80.<\/p>\n<p><em>Ci pu\u00f2 dire cosa vi ha attirato di questa pittura?<\/em><\/p>\n<p>Sapete, non \u00e8 affatto facile spiegare le sensazioni che si provano a un primo incontro. Che dire? Non avevo mai visto nulla del genere. Ridevo da solo. Ero entusiasta. Avrei voluto possedere una o l&#8217;altra delle tele esposte. O addirittura averle dipinte io stesso. Vedete? MI interessa questo genere di cose assurde.<\/p>\n<p><em>Capisco. E Poi?<\/em><\/p>\n<p>Se volessi spiegare l&#8217;interesse che ho poi sviluppato seguendo degli artisti come quelli radunati al Palais des Beaux-Arts di Charleroi dovrei farlo paragonando il loro lavoro al contesto artistico occidentale.<\/p>\n<p><em>E dunque?<\/em><\/p>\n<p>Diciamo che allora trovavo questo contesto \u2013 ma lo trovo tutt&#8217;oggi \u2013 molto assopito, tetro, quasi inesistente. Questa pittura \u00e8 stata per me come un risveglio, forse piccolo, ma comunque un risveglio.<\/p>\n<p><em>Inesistente? Ma insomma Monsignore! Mai prima d&#8217;ora ci sono stati cosi tanti musei, mostre, gallerie, artisti! Mai altrettanti spettacoli, concerti, festival, teatri e performance&#8230; insomma, tanta cultura. Accade sempre qualcosa! Pensate al dinamismo del balletto, per esempio. Soltanto questo!<\/em><\/p>\n<p>Poco fa ho parlato con l&#8217;abate F. Mi ha confidato che quando si occupava delle attivit\u00e0 culturali della parrocchia, la domanda principale che sorgeva tra i parrocchiani in vista di uno spettacolo o di una mostra \u00e8 quando si sarebbe mangiato, se prima o dopo.<\/p>\n<p><em>Suvvia, si tratta certamente di un aneddoto! Non mi dite che ne avete tratto delle conclusioni!<\/em><\/p>\n<p>Un giorno, in Vietnam, il mio amico Serge Daney mi ha spiegato molto bene come in qualche decennio siamo passati dall&#8217;arte alla cultura, e poi da quest&#8217;ultima al turismo culturale, e per finire al turismo tout court. Ecco dove siamo, figlio mio: al turismo! &#8230;Guardate, se apro questo giornale, che per puro caso si trova qui davanti noi \u2013 tutto \u00e8 spesso a portata di mano, sapete \u2013 leggo nel supplemento di un importante quotidiano Italiano&#8230;<\/p>\n<p><em>Precisiamo, per i nostri lettori, che stiamo avendo questa conversazione in Italia&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Si, le mie funzioni mi obbligano a trascorrere del tempo in questo paese, la cui stampa mi delizia. Dunque, leggo in questa rivista, tra i consigli di Claudia Schiffer sull&#8217;abbronzatura senza rischi, e un reportage sull&#8217;Irlanda tra natura e magia, che quest&#8217;estate la citt\u00e0 di Perugia ci invita a un&#8217;estate tutta Joseph Beuys! Vi rendete conto? Come l&#8217;Irlanda e Claudia Schiffer, Joseph Beuys \u00e8 anch&#8217;egli un prodotto turistico.<\/p>\n<p><em>Ma andiamo! E&#8217; quello che abbiamo fatto! E&#8217; quello che facciamo con tutti d&#8217;altra parte! Mozart, Vermeer, C\u00e9zanne! Nessuno sfugge! Ma l&#8217;arte contemporanea&#8230;<\/em><\/p>\n<p>&#8230;non si \u00e8 anch&#8217;essa conformata alle esigenze del marketing? E&#8217; questo ci\u00f2 che volete dire? Sono d&#8217;accordo con voi.<\/p>\n<p><em>No, no! Questa \u00e8 la vostra opinione, Monsignor! E, oltretutto. di quale arte contemporanea state parlando? \u00c8 cosi ricca, cosi varia!<\/em><\/p>\n<p>Trovate? \u00c8 curioso! Io la trovo di una monotonia desolante. Sto parlando certamente dell&#8217;arte contemporanea ufficiale, quella delle Biennali, dei Gr\u00f6sse Kunstbazaar, e degli Spazi d&#8217;Arte Contemporanea. Infine, di colei che vacilla in una sorta di rottura perpetua, e che mi annoia da morire. Tutt&#8217;al pi\u00f9 le riconosco la qualit\u00e0 di una buona pubblicit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Intendete dire: le qualit\u00e0 di un annuncio pubblicitario?<\/em><\/p>\n<p>Esatto! Mi sembra paralizzata da vincoli.<\/p>\n<p><em>Vincoli?<\/em><\/p>\n<p>Si, esatto. Vincoli commerciali, vincoli narcisisti. Mi sembra che gli artisti siano tormentati da problemi di originalit\u00e0, dal cercare di far emergere dal lotto la loro \u201cfirma\u201d, dalla necessit\u00e0 di apportare una loro piccola differenza nella Grande Tendenza, dall&#8217;essere, infine, un artista come si deve. Dietro una falsa idea di libert\u00e0, vedo la costrizione pi\u00f9 assoluta. Pu\u00f2 darsi che mai nella storia dell&#8217;arte il conformismo sia stato cosi pesante, l&#8217;accademismo cosi rigido, e la libert\u00e0 cosi sorvegliata.<\/p>\n<p><em>Monsignore! La smetta di esprimere delle opinioni cosi reazionarie sull&#8217;arte contemporanea. Cosi, diventa irritante.<\/em><\/p>\n<p>Sentite, non sono io, ma Baudrillard che sospetta l&#8217;arte contemporanea di essere un complotto.<\/p>\n<p><em>Un complotto! Questa \u00e8 pura e semplice paranoia!<\/em><\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere, ma gli do ragione. Secondo me al giorno d&#8217;oggi, l&#8217;oggetto \u201cd&#8217;arte\u201d \u00e8 da collocarsi tra i santini e i titoli bancari. E&#8217; diventato un oggetto di speculazione con una parvenza culturale. E in qualche modo, gli artisti, le gallerie, i critici, i giornalisti fanno tutti parte di questo complotto, soffiando uno dopo l&#8217;altro nello stesso pallone. Guardate: \u00e8 commovente leggere nello stesso numero della rivista che tengo in mano, nella rubrica \u201copinioni\u201d le dichiarazioni di un collezionista che si mette in mostra per persuadersi della sensatezza dei suoi acquisti.<\/p>\n<p><em>In breve, se vi sto seguendo correttamente Monsignore, questa pittura congolese, alla quale deriderei ritornassimo, assume tutto il suo valore in una cornice occidentale?<\/em><\/p>\n<p>Non solo, ma effettivamente si allontana da questo cedimento culturale generalizzato che noi tutti conosciamo, e con esso il sentimento che la storia balbetti. \u00c8 su questo sottofondo di eterna contorsione dell&#8217;Essere, sempre pi\u00f9 irrisorio, che il lavoro degli artisti congolesi spicca.<\/p>\n<p><em>Bene. Ma cosi state parlando fra le righe! Al contrario, se posso permettermi, di quando parlate di ci\u00f2 che denigrate.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 vero che parlo molto meglio di ci\u00f2 che non mi piace. Sapete cosa diceva Baltasar Graci\u00e1n \u201c &#8230;le cose del Mondo, per vederle nel modo che sono, conviene mirarle al rovescio \u201d. Mi sembra un bel modo per esprimerlo, non \u00e8 cosi?<\/p>\n<p><em>Cerchiamo di procedere. Ci sono altre cose che guardate al rovescio?<\/em><\/p>\n<p>Si, la pittura congolese mi interessa proprio perch\u00e9 nata in Congo.<\/p>\n<p><em>Andiamo bene. Dove volete arrivare?<\/em><\/p>\n<p>Mi sembra di avervi gi\u00e0 detto che questa pittura risalta sullo sfondo della nostra miseria culturale che sta dilagando.<\/p>\n<p><em>Potremmo discutere di quest&#8217;ultimo punto.<\/em><\/p>\n<p>Sono d&#8217;accordo. Ma non possiamo certo negare che la pittura congolese abbia luogo nella miseria reale, materiale, del Terzo Mondo. Anche questo per me crea contrasto. \u00c8 piuttosto inaspettato, non credete?<\/p>\n<p><em>La pittura \u00e8 sempre un accidente, dice Philippe Sollers.<\/em><\/p>\n<p>Ah davvero? L&#8217;ho incrociato qualche volta nella Santa Sede. \u00c8 molto divertente. Ci siamo fatti delle gran risate insieme! Per\u00f2 non so cosa intenda dire con quella frase. Si riferisce forse all&#8217;atto di dipingere? Glielo chieder\u00f2. Alla fine per\u00f2, con delle risorse irrisorie, su delle tele scarse (spesso sacchi di farina degli aiuti alimentari), con vernici per auto, ecco degli artisti che, in un paese tetro dove non ci si aspetta pi\u00f9 nulla, elaborano un&#8217;opera che ci tocca profondamente. Non so se si tratti di un accidente, ma di sicuro deve sorprenderci.<\/p>\n<p><em>E non vi sorprende?<\/em><\/p>\n<p>Si e no. Credo infatti che il Terzo Mondo abbia molto da insegnarci.<\/p>\n<p><em>Se vogliamo parlare di questi pittori, non si pu\u00f2 non parlare del Terzo Mondo&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 non, come dite voi. Ma sapete, il Terzo Mondo non serve soltanto ad alimentare la cattiva coscienze del Nord. Questo Nord che ama cosi tanto piangere su ci\u00f2 che distrugge. Distrugge tutto ci\u00f2 che non \u00e8 se stesso, e poi si prende anche il lusso di piangerci sopra. \u00c8 stravagante, non trovate?<\/p>\n<p><em>Avete viaggiato molto nel Terzo Mondo, Monsignore?<\/em><\/p>\n<p>Si. Le mie funzioni sacerdotali mi hanno spesso portato laggi\u00f9. Del resto, consiglio a tutti di visitare il Terzo Mondo, almeno una volta. \u00c8 interessante.<\/p>\n<p><em>Cosa vi interessa del Terzo Mondo, e in particolare del Congo?<\/em><\/p>\n<p>Prima di tutto, l\u00ec si incontrano i dannati della terra. I miseri della miseria. Il Congo, figlio mio, \u00e8 il sud del Sud. Credo sia necessario vedere con i proprio occhi quanto il nostro benessere materiale costi al mondo.<\/p>\n<p><em>Non vi sembra una visione delle cose piuttosto semplicistica?<\/em><\/p>\n<p>Sapete che se il resto del mondo dovesse consumare la stessa quantit\u00e0 di carta utilizzata in Occidente, il pianete sarebbe disboscato in qualche settimana?<\/p>\n<p><em>No, non lo sapevo.<\/em><\/p>\n<p>Il Terzo mondo \u00e8 il nostro mondo, ma in negativo. Ed \u00e8 questo ci\u00f2 che lo rende insopportabile. Rivela ci\u00f2 che di negativo c&#8217;\u00e8 nella nostra societ\u00e0 industrializzata, che noi cerchiamo cosi tanto di rimuovere. Guardate bene. E vedrete.<\/p>\n<p><em>Aspettate, Monsignore. Non riesco a seguirvi.<\/em><\/p>\n<p>Laggi\u00f9 tutto \u00e8 cosi crudele, figlio mio, cosi apparente. Milizie private proteggono I ricchi nascosti dietro alte mure sormontate da filo spinato. Un&#8217;incredibile massa di persone lasciano tutto per venire ad assaggiare la nostra vita-rivista che vendiamo loro come essere il Paradiso. Poveri loro! Si ammucchiano nella miseria delle grandi citt\u00e0, e la vergogna gli impedisce di ritornare ai loro villaggi a mani vuote. Lo scacco sarebbe troppo pesante. Tutto ci\u00f2 \u00e8 pietoso, irrisorio. Ma \u00e8 uno specchio!<\/p>\n<p><em>Il nostro specchio?<\/em><\/p>\n<p>Esatto. Uno specchio al rovescio, lo specchio di Graci\u00e0n. I modelli che abbiamo importato laggi\u00f9 non reggono, seppure facciano delle stragi. Plasmano sogni, ma si rigirano come guanti.<\/p>\n<p><em>Devo ammettere, Monsignore, che mi sto perdendo. Potrebbe precisare il suo pensiero?<\/em><\/p>\n<p>Ascoltate, tutti oggigiorno vorrebbero essere in un film! In Congo, cosi come altrove. Nello stesso film! Con le stesse immagini! Grazie al cielo, gli abitanti del Terzo Mondo recitano male. Esagerano, e cosi facendo la stupidit\u00e0 dei nostri copioni diventa troppo apparente.<\/p>\n<p><em>Cosa diventa apparente per esempio?<\/em><\/p>\n<p>Ma non lo so io! Tutto! La mediocrit\u00e0 dei telefoni cellulari, per esempio! Laggi\u00f9, credetemi, con il caos totale sullo sfondo, salta subito agli occhi! Non il telefono in s\u00e9, certamente, ma il simbolo di apparenza che rappresenta. Qui, ci sforziamo di non vederlo. Per rispetto del denaro, senza dubbio, togliamo lo sguardo vergognosamente quando veniamo sorpassati da una Mercedes a pieno gas sull&#8217;autostrada, il conducente in camicia blu e cravatta a righe, il volante in una mano, e il telefono nell&#8217;altra. In Congo \u00e8 impossibile ignorare questi uomini d&#8217;affari ricalcati sui nostri, questi ciccioni in abiti troppo stretti per loro, mentre ostentano i loro telefoni cellulari. Sono imbarazzanti. Recitano male. Si nota il loro orgoglio assurdo. Eppure, il loro modo di scimmiottare \u201ci nostri segni esteriori di ricchezza\u201d diventa cosi sovversivo. In questo modo, si proteggono dal disprezzo e dallo scherno dei bianchi.<\/p>\n<p><em>Il vostro modo di pensare \u00e8 piuttosto curioso, Monsignore. Non sono sicura di capirvi<\/em>.<\/p>\n<p>Conoscete la danza dei \u201csapeurs\u201d (Nota 1)?<\/p>\n<p><em>No, non la conosco.<\/em><\/p>\n<p>Questa danza congolese, in cui si mettono in mostra i propri vestiti? No? Ah, dovete vederla!&#8230;Ora ve la spiego: I ballerini a turno prendono posto in centro a un cerchio, un po&#8217; come nella bamba, e un commentatore, microfono alla mano, descrive dettagliatamente l&#8217;abbigliamento di ognuno, citando le marche, e il prezzo dei vari capi d&#8217;abito. \u201cCamicia Yamamoto, 40.000! &#8230;Giacca Gianni Versace, 55.000! &#8230;Scarpe Winston\u201d<\/p>\n<p><em>Weston, Monsignore.<\/em><\/p>\n<p>E sia. \u201cPantoloni Jean-Pierre Hautier, 30.000!&#8230; \u201d<\/p>\n<p><em>Jean-Paul Gaultier, Monsignore.<\/em><\/p>\n<p>S\u00ec, s\u00ec, certo. Ciascun candidato balla e muove le anche per mostrare al pubblico (che applaude i capi pi\u00f9 belli) le etichette della propria mise. \u00c8 ridicolo, naturalmente. Ma non vi sembra che questo riveli al meglio la nostra volgarit\u00e0 commerciale? Non \u00e8 questo che dovrebbe lasciare senza parole I nostri elegantoni? Sono tutti ugualmente ridicoli come i sapeurs, soltanto che quest&#8217;ultimi sono pi\u00f9 ingenui, pi\u00f9 immediati. Vanno dritti al punto. Ci\u00f2 che conta \u00e8 l&#8217;etichetta, il prezzo. Sono loro che fanno la mise. E no, non so quale sia il pretesto stancante da capire: \u201c\u00e8 un bel colore, facile da indossare, ben tagliato\u201d. Alla persone non interessa questo. Ci\u00f2 che conta \u00e8 il nome, ma non bisogna farlo sapere. I sapeurs, invece lo dicono. Sono candidi. E il loro candore \u00e8 una vera gioia.<\/p>\n<p><em>Ho capito! State dicendo che questo candore scapsula le nostre scimmiottature. Torniamo per\u00f2 ai nostri pittori congolesi.<\/em><\/p>\n<p>Ma non li abbiamo mai lasciati! Questo candore \u00e8 infatti alla base di tutte le loro tele. L&#8217;arte di Cheri Samba o di Ma\u00eetre Syms hanno per me la stessa efficacia. La loro pittura \u00e8 straordinariamente sincera, e di un&#8217;immediata familiarit\u00e0. E soprattutto \u00e8 rinfrescante.<\/p>\n<p><em>Vi stavo per chiedere della cosiddetta &#8216;ingenuit\u00e0&#8217; di queste opere, ma credo che mi abbiate appena risposto.<\/em><\/p>\n<p>In effetti.<\/p>\n<p><em>Queste opere rappresentano tuttavia una testimonianza sorprendente sul Congo stesso.<\/em><\/p>\n<p>Si, lo sono. Raccontano tutto, non \u00e8 vero? Il quotidiano, le miserie, le gioie, le comicit\u00e0, gli sbrogli, le peripezie della tirannia. Raccontano fatti diversi, denunciano i complotti, analizzano la politica, constatano I problemi. Sono dei reportage, ritratti, pagine di diario, pamphlet, allegorie, considerazioni morali o religiose. Non si pu\u00f2 negare che queste tele ci diano informazioni sul Congo. Anzi, direi proprio che ci informano al meglio su questo paese. Personalmente, sono colpito dalla verit\u00e0 di queste immagini. Una verit\u00e0 che da noi \u00e8 sempre pi\u00f9 rara.<\/p>\n<p><em>Cosa volete dire?<\/em><\/p>\n<p>La cosa non ci stupisce all&#8217;interno di una dittatura. Ma anche qui, sapete, al contrario di ci\u00f2 che vogliono farci credere, l&#8217;informazione sta scomparendo. Ci\u00f2 che leggete nei giornali o vedete alla televisione non \u00e8 altro che della comunicazione. Ciascuna istituzione politica, militare, economica, cultura (persino religiosa, devo ammettere), possiede oggigiorno un&#8217;agenzia che distilla ai media ci\u00f2 che l&#8217;istituzione stessa vuole comunicare al pubblico. E guai se i media non le obbediscono! Farebbe il modo di tagliar loro la pubblicit\u00e0 o quell&#8217;importante presentatore.<\/p>\n<p><em>Degli esempi?<\/em><\/p>\n<p>Ce ne sono moltissimi! Sostengo per esempio che non sappiamo davvero nulla di ci\u00f2 che \u00e8 realmente accaduto durante la crisi del Golfo. E&#8217; possibile che la Guerra del Golfo non sia mai avvenuta. Che non sia stata soltanto un artificio per farsi pagare il trasporto di una grande scorta di armi custodite in Europa verso l&#8217;Arabia Saudita.<\/p>\n<p><em>Monsignore, non credo sia questo il luogo per discutere di certe questioni&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Sostengo che Madame Mitterand non abbia mai scritto il libro sul marito, dal quale dopotutto era separata da pi\u00f9 di vent&#8217;anni.<\/p>\n<p><em>Monsignore, smettetela&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Sostengo che le pagine piene di pubblicit\u00e0 che hanno infiorato tutti i giornali dall&#8217;uscita del libro mentivano dicendo che fosse gi\u00e0 un bestseller. Al giorno d&#8217;oggi, prima ancora che un libro o un film escano, sono di gi\u00e0 dei bestseller. Sbancano i botteghini. Sono delle tecniche di vendita, figlio mio. Il mondo \u00e8 puro marketing.<\/p>\n<p><em>Se posso permettermi, Monsignore, questi pittori mi ricordano leggermente i Guignols.<\/em> (Nota 2)<\/p>\n<p>Molto bene! Sostengo che i Guignols siano pi\u00f9 seguiti dei telegiornali, senza dubbio perch\u00e9 sono pi\u00f9 divertenti, ma anche perch\u00e9 pi\u00f9 veri!<\/p>\n<p><em>Considerando ci\u00f2 che abbiamo appena detto, si potrebbe criticare il fatto che questa pittura assomigli pi\u00f9 a delle vignette\/illustrazioni&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Perch\u00e9 dite ci\u00f2?<\/p>\n<p><em>Non saprei&#8230; diciamo che \u00e8 il genere di commento che di solito si fa quando si esprime un giudizio sulla pittura&#8230;.<\/em><\/p>\n<p>Capisco&#8230; Intendete dire che si tratta di una pittura realista?<\/p>\n<p><em>Si&#8230; No&#8230; Insomma&#8230;<\/em><\/p>\n<p>La trovate decorativa? Pensate che questi pittori dipingano solo per per bellezza?<\/p>\n<p><em>No, non \u00e8 quello che sto dicendo, per\u00f2&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Trovate forse che ci\u00f2 che raccontano non sia sufficientemente deformato? &#8230;Non rientra in un sistema di coerente di deformazione?<\/p>\n<p><em>A dir la verit\u00e0&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Non vi seguo.<\/p>\n<p><em>Si tratta questa di Grande Pittura? Era questo il senso della mia domanda.<\/em><\/p>\n<p>Ascoltate, eccetto Picasso, se parliamo del nostro secolo, c&#8217;\u00e8 qualche altro pittore di cui si pu\u00f2 dire a colpo sicuro che sia \u201cgrande\u201d?<\/p>\n<p><em>Uh&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Mi \u00e8 appena venuto in mente, tutto a un tratto, il caso di Stato che si \u00e8 fatto su Pollock&#8230; Ora molti non vedono in lui che un vecchio merletto&#8230;<\/p>\n<p><em>Vale a dire&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Lasciamo stare, figlio mio. Non saremo pi\u00f9 di questo mondo quando Dio riconoscer\u00e0 i suoi&#8230;<\/p>\n<p><em>Gi\u00e0. Ritorniamo alla pittura congolese&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Vi stavo appunto dicendo, sebbene voi riteniate che la qualit\u00e0 dei colori di alcune di queste tele sia piuttosto mediocre, o che sono a volte di maldestra fattura, questi lavori hanno per me una forza che trascende tutti questi difetti, e cio\u00e8 quello di essere stati dipinti nel loro tempo. Capite? Sono testimonianza di un azione sul loro tempo, se si vuole lavori \u201cimpegnati\u201d. Ecco chi mi cambia dal nostro balbettamento culturale.<\/p>\n<p><em>Avete gi\u00e0 evocato poco fa quest&#8217;idea di una storia paralizzata. Intendete dire che la nostra storia \u00e8 immobile e che si nutre di pseudo-novit\u00e0?<\/em><\/p>\n<p>La storia non \u00e8 immobile! La storia si svolge a un livello al quale voi non avete pi\u00f9 accesso. Mentre \u00e8 il mondo dello spettacolo che \u00e8 paralizzato in un falso svolgersi, fatto di notizie false, tendenze false, novit\u00e0 false&#8230; Ascoltate, il trucco \u00e8 sempre pi\u00f9 visibile &#8211; e ci\u00f2 non lo trattiene comunque dal funzionare. \u201cLe nuove tendenze\u201d fanno tre piccoli giri, se ne vanno, e poi ritornano. Ciascuna stagione porta la sua raccolta di articoli di fondo. Ogni settimana \u00e8 illustrata da divi intercambiabili (che la chirurgia, al bisogno, si incarica di conformare al modello standard). Ogni giorno i politici si schiacciano l&#8217;uno sull&#8217;altro: solo grazie alle loro caricature si riescono ancora a distinguere! Avete menzionato i Guignols. \u00c8 in effetti un piccolo mondo di Guignols che recitano sulla scena dei media un strano presente perpetuo, nel mentre che 385 commercianti possiedono gi\u00e0 la met\u00e0 del reddito del pianeta (e tutto sembra indicare che non si fermeranno di certo nel loro cammino).<\/p>\n<p><em>Ma, Monsignore, la pittura congolese&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Persino la negazione dello spettacolo diventa oggigiorno uno spettacolo di per se. Questa mattina ho letto sull&#8217;Unit\u00e0 (vi ho gi\u00e0 detto che la stampa Italiana mi delizia), dunque ho letto: Addio politica spettacolo! Grande titolo per un articolo importante, nel quale acuti commentatori annunciano in anteprima la fine del marketing politico, e della superiorit\u00e0 dell&#8217;immagine. Ci sembra di sognare. Tutto l&#8217;interesse dell&#8217;articolo \u00e8 certamente quello di colpire nel segno essendo stati i primi a predire questa notizia. Ci\u00f2 che conta non \u00e8 l&#8217;osservazione, la riflessione, ma l&#8217;annuncio del pseudo-nuovo, pseudo-paradossale, pseudo-inatteso. All&#8217;occorrenza la fine della dittatura dell&#8217;audience, per guadagnare cosi qualche punto in pi\u00f9 di share. \u00c8 cosi che non avrete mai pi\u00f9 delle accuse che non conoscano la loro riabilitazione. Ne dei preconcetti che non ricevano in premio la loro colonna sul giornale. Sembrerebbe che sia proprio questa la democrazia.<\/p>\n<p><em>Monsignore, si calmi! Non voglio ascoltare una vostra parola di pi\u00f9 sulla democrazia!<\/em><\/p>\n<p>Questa dimensione di presente perpetuo entro la quale si svolge la storia contemporanea prende a volte delle forme allucinatorie, sapete! Esistono nella stampa italiana (della quale vado pazzo) due o tre settimanali che da anni si consacrano a mostrare la vita delle celebrit\u00e0, nudi sui loro yacht or sulle loro spiagge private. Ogni benedetta settimana ci viene cosi data la possibilit\u00e0 di intravedere il grande didietro bianchiccio di quel tal principe della finanza, o i seni morbidi di una o dell&#8217;altra dama dello spettacolo. Come se il pubblico non si stancasse mai di verificare che ne hanno due, ne di rassicurarsi che i miliardari hanno i fianchi grassi.<\/p>\n<p><em>Monsignore!<\/em><\/p>\n<p>Lo spettatore non esperto non riesce a distinguere un numero dall&#8217;altro, tanto sono simili. Quello \u00e8 forse un esempio estremo, ma la maggior parte dei giornali non sfugge a questo balbettamento. Tutto avviene come se esistesse una parola d&#8217;ordine: \u201cTanto pi\u00f9 che niente si muova\u201d. Parola d&#8217;ordine venuta non si sa da quale istanza, espressione strutturale di un sistema ormai ben maturo.<\/p>\n<p><em>Mi fate pensare, \u00e8 il colmo, a Guy Debord, il quale afferma che mai sistema di governo sia stato pi\u00f9 perfetto, e che tutti coloro che aspirano a governare vogliono farlo seguendo le medesime procedure.<\/em><\/p>\n<p>In effetti. Credo che al giorno d&#8217;oggi il ruolo dei media, insieme a quello della cultura, sia di mantenere un sentimento di frustrazione permanente, di far s\u00ec che lo spettatore si senta sempre un pochino pi\u00f9 indietro in questo presente perpetuo. \u00c8 una ritardo che da una parte maschera immobilit\u00e0 e dall&#8217;altra contribuisce a crearla. Qualsiasi cosa accada, non si \u00e8, o non pi\u00f9 esclusi da una storia che viene vissuta in leggera differita. Abbiamo gi\u00e0 perso il treno. Non abbiamo il tempo di finire qualcosa che succede gi\u00e0 qualcos&#8217;altro. Sempre in ritardo sui trend attuali, sul gusto, su un libro, una moda che sempre ci precede, e che sempre va seguita, ma che poi gira in tondo. E&#8217; dunque cosi che la neofilia \u2013 passione per la novit\u00e0 -, carota eterna per l&#8217;asino, priva l&#8217;umanit\u00e0 della sua storia, della sua memoria, e della sua realt\u00e0.<\/p>\n<p><em>Monsignore, forse stiamo andando un pochino fuori strada&#8230;<\/em><\/p>\n<p>La cultura con la C maiuscola si nutre di ci\u00f2 che &#8216;si tende a dimenticare&#8217;. Straordinario \u00e8 il numero di opere che nascono dall&#8217;idea di &#8216;ci\u00f2 che si dimentica&#8217;. L&#8217;ultimo libro che mi \u00e8 capitato di sfogliare in libreria \u00e8 quello di Luce Irigaray, &#8216;L&#8217;oblio dell&#8217;aria&#8217;. Ci dimentichiamo di respirare, cosi parrebbe. L&#8217;arte, come il resto, ha perso contatto con la realt\u00e0. Si svolge nel pi\u00f9 assoluto isolamento che \u00e8 il &#8216;mondo della cultura&#8217;. Rivela niente pi\u00f9 che quei sintomi che prevalgono nelle nostre societ\u00e0: \u00e8 la realt\u00e0 ridotta a brandelli.<\/p>\n<p><em>Come pittura che si scrosta&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Se vuole.<\/p>\n<p><em>Da come parla sembra che questi dipinti saranno per noi l&#8217;occasione per ritrovare il senso della realt\u00e0, quello della verit\u00e0, dell&#8217;impegno e Dio solo sa cos&#8217;altro. Non vi sembra di stare esagerando un pochino, Monsignore?<\/em><\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 mai sapere. Si tratta di una pittura &#8216;iniziale&#8217;? O forse si tratta dell&#8217;ultimo scintillio, dell&#8217;ultimo riflesso rossastro di un territorio bruciato, verso il quale gettiamo un ultimo sguardo disinteressato, nella speranza di risvegliare almeno un po&#8217; della nostra curiosit\u00e0 di un tempo? Lo scopriremo. E molto in fretta, a mio avviso.<\/p>\n<p><em>Mi sembra che ad un tratto siate diventato molto solenne. In ogni caso, questi dipinti non sono mai tristi!<\/em><\/p>\n<p>\u00c8&nbsp;molto vero!&nbsp;\u00c8 impressionante! A eccezione di alcune tele di Bodo, quelle di Moke, Samba, N&#8217;Toko, Syms o di Ledy, mi colpiscono tutte per la loro allegria.<\/p>\n<p><em>A volte queste opere sono violente&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Si, lo sono. Mai lamentose, per\u00f2. Talvolta parlano di sofferenze, e nonostante ci\u00f2 sono sempre allegre.<\/p>\n<p><em>Sono ricche di umorismo&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Oh si! Vedete, che il soggetto sia serio, drammatico, o malizioso, si tratta sempre di un&#8217;affermazione di gioia. Sempre! Date un&#8217;occhiata, per esempio, a &#8216;La Libert\u00e9 de la presse \u00e9touff\u00e9e&#8217; di Ma\u00eetre Syms. Sebbene il soggetto sia grave Syms sembra ugualmente divertisti a mostrarci che i pantaloni del ragazzo che consegna i giornali sono strappati al cavallo. Prendete le tele pi\u00f9 tetre di N&#8217;Toko, penso a quelle che ha dipinto in esilio, lontano da sua moglie e dai suoi bambini. Sono colorate, vive, divertenti. La vita sembra sempre pronta a ricominciare la festa. Quando si vuole. O ancora, in &#8216;Le Pasteur Monyato&#8217;, dove Ma\u00eetre Syms denuncia le pratiche losche dei dottori dell&#8217;anima. Si capisce che anche questo \u00e8 un pretesto per mostrare delle chiappe, gambe, seni, mutandine.<\/p>\n<p><em>Monsignore!<\/em><\/p>\n<p>Qualcosa di pi\u00f9 forte di loro oltrepassa i soggetti che trattano. L&#8217;umorismo, l&#8217;erotismo, la festa, la vita.&nbsp;\u00c8 il &#8216;messaggio gioioso&#8217; di Nietzsche, se vogliamo. In fondo a tutte queste opere, c&#8217;\u00e8 un pensiero che afferma la vita, la fiducia nella vita. Se ci fermano, \u00e8 perch\u00e9 non appartengono al nichilismo contemporaneo. All&#8217;arte sinistra e ai suoi invariabili commenti sinistri: &#8216;L&#8217;arte \u00e8 sinistra, perch\u00e9 il mondo \u00e8 sinistro, angosciante ecc.&#8217;<\/p>\n<p><em>La risata dei congolesi \u00e8 celebre!<\/em><\/p>\n<p>\u00c8&nbsp;vero! E la si sente, in queste tele. Anche in quelle di Bodo, che ancora una volta mi sembra diverso, pi\u00f9 tormentato, pi\u00f9 toccato dal nichilismo cristiano. Pi\u00f9 infagottato nell&#8217;educazione dei Padri Bianchi.<\/p>\n<p>Si posso permettermi, Monsignore, ho come l&#8217;impressione che le tele di Bodo siano cariche di magia&#8230;<\/p>\n<p><em>Trovate?<\/em><\/p>\n<p>Si. Hanno la presenza inquietante degli antichi feticci. Quelli dell&#8217;accumulazione, per esempio. Sapete, quelle statuette ricoperte di centinaia di chiodi.<\/p>\n<p><em>Dovete avere ragione. A me ci\u00f2 che interessa \u00e8 che intravedo in lui come in un antico stato della cristianit\u00e0, un antico strato delle nostre tecniche di proselitismo. Le sue tele sono per me una sorta di Jurassic Park della fede, oserei dire! Ma i suoi diavoletti, me ne scuso in anticipo, mi fanno ben ridere.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;universo di Bodo \u00e8 piuttosto opprimente.<\/em><\/p>\n<p>Si, lo so; \u00e8 quella della Colpa\/Fallo\/Errore. Perci\u00f2, sia che egli parli di antiche credenze, oppure ci mostri stregoni in azione, o che si occupi dei danni della sigaretta (tema che sembra tormentarlo molto), noterete che non manca mai, nemmeno lui, di dipingerci un paio di natiche ben arcuate, quelle natiche delle Africane che tendono i tessuti dei pagne e che&#8230;<\/p>\n<p><em>Monsignore!&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Si, si. Ma vedete, mio caro signore, quella gente l\u00e0, Dio sia lodato, non si prende sul serio. Ed \u00e8 quello che cerco di fare anche io, almeno un pochino, seguendo il loro esempio. Evadere da questo senso di pesantezza. La risata dei Congolesi \u00e8 libert\u00e0.<\/p>\n<p><em>\u00c8 curioso, menzionate spesso la libert\u00e0 a proposito di queste opere.<\/em><\/p>\n<p>Ascolti, le voglio dire una cosa&#8230;&nbsp;\u00c8 difficilmente spiegabile&#8230; Come descrivere quel sentimento di libert\u00e0 che a volte ti capita di provare quando ti trovi in un paese del Terzo Mondo? L&#8217;ho conosciuto qualche volta. Per quanto miserabili, per quanto sfasciati siano questi paesi&#8230;&nbsp;\u00c8 strano, ma laggi\u00f9 regna, a tratti&#8230; Che cosa? \u2026 Una fuga dal Calcolo?&#8230; Dalla Tecnica?&#8230; Dal Controllo Assoluto?&#8230; Dall&#8217;ideale ascetico di Profitto, quel dio feroce, mai soddisfatto, che da noi regna supremo? Laggi\u00f9 esistono ancora delle zone sfocate, dei confini permeabili, del tempo non sfruttato. Una capacit\u00e0 (scusate il cristiano che parla in me) d&#8217;amore. E in Congo, specialmente, un&#8217;allegria di cui non avete idea.<\/p>\n<p><em>Monsignore, non si tratta questo di un facile lirismo intorno al diseredato? \u201cBeati gli ultimi, poich\u00e9&nbsp;saranno i primi\u201d ecc.<\/em><\/p>\n<p>Oh no! Semplicemente, sto cercando di condividere con voi un sentimento che ho provato laggi\u00f9, e che non posso davvero comprendere se non parlando di libert\u00e0. Insolita, certo, ma ugualmente libert\u00e0. Ve lo ripeto, questo \u00e8 ci\u00f2 che la pittura di cui parliamo mi fa provare. Una ventata di libert\u00e0.<\/p>\n<p><em>Parlate della libert\u00e0 che provate durante i vostri viaggi nel Terzo Mondo&#8230; Non \u00e8 vero che vi trovate dalla parte dei &#8216;padroni&#8217;? Come tutti i Bianchi che si recano laggi\u00f9? Spero, Monsignore, di non offendervi nel chiedervi ci\u00f2.<\/em><\/p>\n<p>No, no! Avete ragione! Non \u00e8 assolutamente questa la libert\u00e0 della quale vi ho parlato, ma \u00e8 incontestabile che il vivere laggi\u00f9 mantenga ancora una traccia dell&#8217;Antico Regime. Credo che fu una delle grandi attrattive della colonizzazione, e non \u00e8 mai davvero scomparso. Bisogna dire che laggi\u00f9 noi siamo molto ricchi, non \u00e8 vero? Molto ricchi nel mezzo di tanti poveri che non hanno nulla. Per esempio, li si trovano domestici a palate. Sapete mio caro, laggi\u00f9, non avrete bisogno di alzare nemmeno un dito. Avrete al vostro servizio cuoco, lavandaio, domestica a ore, cameriere. Persino un custode che sorveglia la casa giorno e notte. La notte, dormir\u00e0 sulla soglia, per terra, con il suo machete. Non gli verrebbe nemmeno in mente di richiedere una cuccia, per cosi dire! Tutti trovano che questo sia normale. Soprattutto i Bianchi. Soprattutto coloro che, nei nostri paesi, sono sempre pronti a commuoversi delle ingiustizie fatte alle infermiere, o a piangere davanti a T\u00e9l\u00e9thon..<\/p>\n<p><em>Quello che state dicendo \u00e8 terribilmente scioccante, Monsignore&#8230;<\/em><\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 sempre molto scioccante, figlio mio. Ve la dico io la verit\u00e0. Sapete, ho sondato molti animi nel corso del mio santo ministero. Ebbene, non sono sicuro che abbiamo veramente abbandonato l&#8217;idea che un Nero non valga quanto un Bianco.<\/p>\n<p><em>Monsignore! Qui state esagerando! Non posso lasciarvi dire ci\u00f2!<\/em><\/p>\n<p>Non vi ricordate, l&#8217;indomani del massacro in Rwanda? La premura che si \u00e8 messa ai Tutsi e agli Hutus di stringersi la mano?&nbsp;\u00c8 stato qualcosa di osceno. &#8216;Suvvia! E&#8217; finita! Fate la pace ora!&#8217; Sembrava di essere in cortile durante la ricreazione. Un genocidio era appena accaduto. Una tale attitudine non pu\u00f2 procedere se non che nel disprezzo pi\u00f9 assoluto.<\/p>\n<p><em>Stiamo completamente abbandonando il nostro soggetto. Ritorniamo ai nostri pittori, vi prego! Avete detto, Monsignore, che le loro opere vi donano un sentimento di libert\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Quelle tele l\u00e0 sono state per la maggior parte dipinte sotto un regime di terrore, in una dittatura dove l&#8217;esercito taglieggia le persone per strada, alla luce del sole, e le uccide, all&#8217;occorrenza. Ci\u00f2 mi lascia di sasso. Ancora una volta, vi ho trovato una salute, un vigore, e soprattutto, si, una libert\u00e0 estetica straordinaria.<\/p>\n<p><em>Giustamente. La pittura pu\u00f2 liberarsi da altro se non che dai propri codici? Ha un altro campo di applicazione se non essa stessa?<\/em><\/p>\n<p>Credo che la pittura porti in se una vera potenza di libert\u00e0. Che sia un&#8217;efficace metafora di libert\u00e0, e che nel contesto dove si svolge, rappresenti \u2013 non certo &#8216;un immenso messaggio di speranza&#8217;, non siamo ridicoli -, ma una fuga, una via di passaggio&#8230; ha il potere di sbloccare certi comportamenti. Pu\u00f2 avvenire ci\u00f2. Non soltanto per i Congolesi, ma anche per noi, spettatori del qui e ora.<\/p>\n<p><em>Intendete dire per i nostri artisti? O per noi?<\/em><\/p>\n<p>La rarefazione della libert\u00e0 non \u00e8 un fenomeno riservato soltanto all&#8217;arte contemporanea o al Congo. Lontano da l\u00e0. Voi lo sapete come me, che i paesi democratici del Nord, ormai ingovernabili, sono retti da nient&#8217;altro che dal Capitale e dalla Merce. Ebbene, mi colpisce lo stato di schiavit\u00f9 volontaria nella quale questo stato di cose ha immerso l&#8217;uomo occidentale.<\/p>\n<p><em>Trovate sia una condizione di schiavit\u00f9?<\/em><\/p>\n<p>Certamente! Guardatelo fare tutto ci\u00f2 che gli viene detto di fare! Comprare ci\u00f2 che gli viene detto di comprare, vedere ci\u00f2 che gli viene detto di vedere, votare per chi i sondaggi dicono lui di votare! Guardate l&#8217;entusiasmo stravagante che mette nel diventare la macchina delle sue macchine! Guardatelo prestare il suo corpo alle Grandi Marche! Come si offre di essere un supporto pubblicitario, sfoggiando sulla sua maglietta, sulle sue scarpe, sul suo berretto, il nome delle divinit\u00e0 commerciali di oggigiorno! Cosa si \u00e8 guadagnato in cambio, gettando il nostro buon Dio alle ortiche? Ve lo chiedo di sfuggita.<\/p>\n<p><em>Cosa volete dire? Che il Terzo Mondo vive in una schiavit\u00f9 reale, mentre la nostra sarebbe immaginaria?<\/em><\/p>\n<p>No, no. La nostra schiavit\u00f9 \u00e8 ben reale, sebbene sia volontaria.<\/p>\n<p><em>Questi pittori che cosa ci vedono l\u00e0 dentro?<\/em><\/p>\n<p>Quello che volete, figlio mio. Al di l\u00e0 di un certo punto, nemmeno la Chiesa pu\u00f2 pi\u00f9 niente per voi.<\/p>\n<p><em>Ehm&#8230; Come pensate questi pittori possano essere accolti?<\/em><\/p>\n<p>Oh molto bene, rassicuratevi! Credo che il filone sia gi\u00e0 stato sfruttato al meglio, e che lo sar\u00e0 ancora di pi\u00f9.<\/p>\n<p><em>Sempre la nostra neofilia?<\/em><\/p>\n<p>\u00c8&nbsp;evidente. Bisogna scagliarsi contro tutto ci\u00f2 che si muove, non \u00e8 vero? Impossessarsene, collegarsi alla sua fonte, accattivarsene i prodotti, lanciarli sul mercato delle gallerie, dei musei, dei Kunstbazaar. Bisogner\u00e0 pure consumarlo come il resto, fino all&#8217;osso, fino alla feccia, fino a che non si muova pi\u00f9.&nbsp;\u00c8 il nostro destino. Biasimate uno squalo di essere uno squalo? Non c&#8217;\u00e8 molto altro da fare. Questi artisti e le loro opere saranno senza dubbio una vera manna, la prospettiva di qualche miniera d&#8217;oro, l&#8217;occasione di diversi vantaggi narcisistici.<\/p>\n<p><em>Conosco un pochino il collezionista che ha radunato queste opere, e posso affermare che le ama veramente!<\/em><\/p>\n<p>Volete che vi benedica?<\/p>\n<p><em>Credo che non sia stata una faccenda da poco riunire tutto ci\u00f2.<\/em><\/p>\n<p>Vi benedico. Andate in pace.<\/p>\n<p><em>Non avete veramente risposto alla mia domanda, Monsignore. Come saranno accolte?<\/em><\/p>\n<p>Ma molto bene, ve l&#8217;ho detto! Capite, \u00e8 insperato! Che il Congo si muova ancora! Che non \u00e8 ancora completamente consumato, succhiato, sfinito, spremuto! Vi rimane un piccolo moncone di carne laggi\u00f9, che malgrado tutto dipinge, e che gioiosamente afferma che vive! Vi rendete conto? Dunque per la neofilia e per il cinismo commerciale, queste tele offrono molti vantaggi. Originalit\u00e0, stili diversi e riconoscibili, aneddoti gustosi e dolorosi, esotismo, erotismo, testi integrati nell&#8217;immagine, effetto poetico di un mezzo-Francese malmenato, di un mezzo-Lingala oscuro. Senza parlare dell&#8217;autenticit\u00e0. Per quanto ne so, non ci sono ancora dei falsi Moke, n\u00e9 dei falsi Bodo. Anche se non tarderanno. Chi ha orecchie per intendere, intenda. E infine, last but not least, &#8216;dei-grandi-musei-americani-se-li-contendon&#8217;\u201d! Cosa chiedere di pi\u00f9?<\/p>\n<p><em>Siete terribile, Monsignore.<\/em><\/p>\n<p>Ma no!<\/p>\n<p><em>Monsignore, sono turbato. Non \u00e8 di cattivo gusto tutto ci\u00f2?<\/em><\/p>\n<p>Che cosa dunque, figlio mio?<\/p>\n<p><em>Ebbene, la nostra conversazione! Vi parlo di pittura, mi rispondete merce, cinismo, schiavit\u00f9, disinformazione, razzismo, chiss\u00e0 cosa altro ancora? Per una mostra d&#8217;arte! Veramente!<\/em><\/p>\n<p>\u00c8&nbsp;l&#8217;arte al di fuori di tutto ci\u00f2?&nbsp;\u00c8 il rifugio del sublime eterno?&nbsp;\u00c8 questo? S\u00ec! Vedo che \u00e8 questo ci\u00f2 che state pensando! Tanto peggio! Quanto al cattivo gusto&#8230;Pu\u00f2 essere! Sebbene per me, sapete, il colmo del cattivo gusto \u00e8 credere e affermare che ne possediamo di buono!<\/p>\n<p><em>Si ma insomma! Che rapporto con queste tele?<\/em><\/p>\n<p>Forse la libert\u00e0 che mi sono preso nel parlarvi di ci\u00f2 che mi sembrava importante, qui ora, nel momento stesso in cui vi parlo.&nbsp;\u00c8 quello il rapporto: la libert\u00e0.<\/p>\n<p><em>Monsignore, siamo arrivati al termine di questa conversazione. Mi sembrate molto pessimista quanto allo stato della nostra civilt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Trovate? Tuttavia ci siamo fatti delle belle risate, qua e l\u00e0. E poi sapete, in altro modo, ci\u00f2 che mi colpisce \u00e8 che tutto \u00e8 l\u00e0, non \u00e8 vero? Tutto \u00e8 l\u00e0 per essere letto, pensato, distrutto.&nbsp; \u00c8&nbsp;l&#8217;ironia suprema del Sistema? Secerne sempre i propri anticorpi. Tutto \u00e8 a portata di mano. Supponiamo che state cercando il Rub\u00e1iy\u00e1t di Omar Khayy\u00e1m? Bene, sono l\u00e0. Vi aspettano su uno scaffale in una libreria. Francis Bacon diceva che la pittura si era liberata, ma che nessuno sembrava sapere cosa farsene di questa libert\u00e0. I pittori congolesi, a loro modo, hanno saputo cosa farne. Come noi, in fondo, in questa conversazione della quale vi ringrazio.<\/p>\n<p><em>Leggete Omar Khayy\u00e1m, Monsignore?<\/em><\/p>\n<p>Perch\u00e9 no?<\/p>\n<p>Senza vino e senza coppiere, la vita non \u00e8 nulla.<br \/>\nNulla senza la melodia di un liuto iracheno.<br \/>\nPi\u00f9 osservo lo stato del mondo,<br \/>\nPi\u00f9 sono convinto che al di l\u00e0 del piacere<br \/>\nquel che resta \u00e8 nulla.<\/p>\n<p>Grazie Monsignore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr>\n<p>Note:<\/p>\n<p>1.&nbsp;I sapeur sono i membri della Sape (Soci\u00e9t\u00e9 des Ambianceurs et des Personnes \u00c9l\u00e9gantes) movimento tipico soprattutto di Kinshasa e Brazzaville.<\/p>\n<p>2. Les Guignols de l&#8217;info, (Les Guignols), \u00e8 un&nbsp;programma televisivo&nbsp;satirico&nbsp;francese, in onda su&nbsp;Canal+&nbsp;dal&nbsp;1988, consistente in uno pseudotelegiornale i cui protagonisti sono marionette che imitano personaggi del mondo politico e volti noti in genere<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vent&#8217;anni fa il collezionista Lucien Bilinelli diagnosticava quello che oggi sembra il principale problema dell&#8217;arte contemporanea. 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