{"id":95443,"date":"2018-08-14T17:23:46","date_gmt":"2018-08-14T15:23:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?p=93067"},"modified":"2021-06-22T12:40:46","modified_gmt":"2021-06-22T10:40:46","slug":"robert-zehil-liberty-collezionista","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2018\/08\/14\/robert-zehil-liberty-collezionista\/","title":{"rendered":"E se l&#8217;Art Nouveau rifiorisse in Cina? Un&#8217;intervista con Robert Zehil"},"content":{"rendered":"\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 33%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-95443 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2018\/08\/14\/robert-zehil-interview\/6q8a6225-1-p1ckseu2q8l5lmev1qb145pqnj-1\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"114\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2018\/08\/6Q8A6225-1-p1ckseu2q8l5lmev1qb145pqnj-1-364x480.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-93069\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-93069'>\n\t\t\t\tRobert Zehil, 2018.\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2018\/08\/14\/robert-zehil-interview\/dsc06764\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"113\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2018\/08\/DSC06764-360x480.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-93079\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-93079'>\n\t\t\t\tDetail from Robert Zehil Gallery&#8217;s booth at Design Miami\/Basel 2018.\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl>\n\t\t\t<br style='clear: both' \/>\n\t\t<\/div>\n\n<p>Robert Zehil \u00e8 nato in Libano ed \u00e8 emigrato in Inghilterra quando aveva vent&#8217;anni. Ne aveva 37, invece, quando ha aperto la sua prima galleria d&#8217;arte, a Los Angeles, in societ\u00e0 con Victor Arwas, a quel tempo gi\u00e0 gallerista ed esperto di Art Nouveau di fama internazionale. Era il 1982. Oggi Zehil ha una galleria nel <a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2018\/05\/04\/art-monte-carlo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Principato di Monaco<\/a> e una collezione di Art Nouveau di oltre 2500 pezzi, la pi\u00f9 importante al mondo in mani private. &#8216;Parlare di Art Nouveau vuol dire parlare di un intero universo&#8217; ci ha detto qualche tempo fa a Milano, quando l&#8217;abbiamo incontrato. &#8216;Letteratura, simbolismo, teatro, tessuti&#8230; Art Nouveau vuol dire amore per la natura, per la donna, per il sogno. \u00c8 qualcosa capace di proiettarti in un&#8217;altra dimensione&#8217;. La riscoperta dell&#8217;Art Nouveau \u00e8 stato inizialmente un fenomeno europeo. Gianni Agnelli, per esempio, \u00e8 stato un grande collezionista, e come lui Pierre Cardin, Karl Lagerfeld, i Beatles, o Elton John, il quale, per altro, \u00e8 stato un affezionato cliente del signor Zehil. Poi il revival si \u00e8 spostato negli Stati Uniti, a New York, dove tra i collezionisti pi\u00f9 in vista c&#8217;era una come Barbara Streisand. Da l\u00ec il fenomeno si \u00e8 spostato in Giappone, seguendo l&#8217;onda del boom economico. I giapponesi sono stati forti compratori di vetri, ma non di ceramiche, perch\u00e9 consideravano migliori le loro. E nemmeno compravano mobili, troppo grandi per le loro case. A un certo punto per\u00f2 l\u00ec \u00e8 arrivata la crisi finanziaria, nel 1991, e anche il mercato dell&#8217;Art Nouveau \u00e8 crollato. &#8216;Prima c&#8217;erano gallerie ovunque ti giravi&#8217; ricorda Zehil. &#8216;Poi da un giorno all&#8217;altro sono sparite tutte, perfino a Parigi&#8217;. Oggi le gallerie di riferimento sono due. Una \u00e8 quella di Zehil, nel Principato di Monaco. L&#8217;altra \u00e8 Macklowe Gallery di New York, che tratta soprattutto lampade Tiffany e gioielli. Tuttavia, piuttosto che come inequivocabile segno del tempo, o di un deciso cambio del gusto, preferiamo leggere questo fenomeno come un&#8217;opportunit\u00e0 piuttosto rara, sopratutto se la si guarda in prospettiva storica. Anche perch\u00e9 la Cina per ora non sa molto di questo ricchissimo tesoro culturale di cui, secondo Zehil, \u00e8 stata in qualche modo ispiratrice.<\/p>\n<p>Come ha iniziato a collezionare Art Nouveau?<\/p>\n<p>\u00c8 capitato per caso. Le antichit\u00e0 non mi interessavano. I miei genitori erano collezionisti timidi. Forse \u00e8 esagerato chiamarli collezionisti. Quando viaggiavano compravano oggetti da mettersi in casa, e questo era tutto. Di certo non avevo alcun interesse nelle opere d&#8217;arte quando ho iniziato la mia prima attivit\u00e0 imprenditoriale.<\/p>\n<p>Che lavoro faceva?<\/p>\n<p>A ventun anni esportavo tessuti e abiti da Londra in Medio Oriente, da dove provengo. Conosco l&#8217;arabo, non ci \u00e8 voluto molto per avere successo. Dopo pochi anni la mia azienda aveva gi\u00e0 una sede a Milano e un ufficio a Parigi. Ero molto impegnato e non avevo certo tempo per occuparmi d&#8217;arte. Nel 1975 \u00e8 scoppiata la guerra civile in Libano. Portai la mia famiglia fuori dal paese. Mia madre, mio padre, e le mie due sorelle. Mio padre venne a lavorare per me, perch\u00e9 non poteva accettare che suo figlio gli passasse soldi per vivere.<\/p>\n<p>Quindi, come ha incontrato l&#8217;arte?<\/p>\n<p>Mio madre al contrario di mio padre non lavorava per me. Un giorno stava passeggiando per Londra e capit\u00f2 da Sotheby&#8217;s in Bond Street. Quando torn\u00f2 a casa mi disse: &#8216;vieni come me, andiamo a fare un giro da Sotheby&#8217;s. Stai guadagnando molto, ma vedi dove vivi? La tua casa \u00e8 terribile. Non hai mobili, n\u00e9 quadri. Hai carta da parati economica alle pareti. L\u00ec per l\u00ec le risposi di lasciami in pace perch\u00e9 ero occupato, ma qualche tempo dopo andai con lei da Sotheby&#8217;s. C&#8217;era un asta di pittura. I quadri in offerta erano stati messi sui cavalletti, e splendevano sotto le luci. Comprai il catalogo e presi posto in sala. Tutte le volte che mia madre esprimeva gradimento per un dipinto io alzavo la mano. Conservo ancora la prima opera che ho comprato. Anni dopo quell&#8217;asta l&#8217;ho regalata a lei, che l&#8217; ha tenuta nel suo appartamento fino allo scorso dicembre, quando \u00e8 morta. Allora ho ripreso l&#8217;opera. \u00c8 stata l&#8217;unica cosa che ho tenuto per me del suo appartamento.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 questo ad aver fatto di lei un mercante, non \u00e8 cos\u00ec?<\/p>\n<p>No, infatti. Qualche anno dopo, era il 1979, comprai un appartamento di cinque stanze a Londra. Avevo bisogno di arredarlo ma non sapevo da dove partire. Ricordo che ero a Parigi, e stavo visitando il Louvre des Antiquaires, che aveva appena aperto \u2013 ora \u00e8 chiuso, e questo basta a dare l&#8217;idea di dove il mercato sia finito quarant&#8217;anni dopo. Entrai in un piccolo negozio dove avevo visto qualcosa che mi piaceva. La proprietaria mi chiese da dove venivo. Gli dissi che abitavo a Londra. &#8216;Sa che il pezzo che le piace \u00e8 pubblicato in un libro di Vixtor Arwas?&#8217;. &#8216;No \u2013 risposi -, ma la ringrazio di avermelo fatto notare&#8217;.<\/p>\n<p>Quindi?<\/p>\n<p>Una volta tornato a Londra pensai che volevo conoscere quell&#8217; uomo, e decisi di andare a fargli visita. Aveva una galleria dalle parti di Bond Street. Era un uomo imponente, egiziano di origine. Diventammo amici. Arwas era uno specialista di Art Nouveau e Art Deco. Aveva scritto molti libri a questo riguardo. Io avevo ancora la mia azienda, guadagnavo molto, e inizia a comprare opere, in galleria e in asta. Ero scapolo, e sempre pi\u00f9 interessato alla materia. Un giorno andai da Arwas e gli dissi: &#8216;Voglio cambiare mestiere. Voglio diventare un mercante d&#8217;arte. Ci mettiamo in societ\u00e0?&#8217;. Mi rispose che per lui si poteva fare, se volevo. &#8216;Quando iniziamo?&#8217; gli chiesi. &#8216;Prima dobbiamo trovare una posizione migliore&#8217;. &#8216;Ma sei gi\u00e0 vicino a Bond Street&#8217; risposi. &#8216;Ci vuole qualcosa di meglio. Dobbiamo essere pi\u00f9 vicini a Sotheby&#8217;s e Christie&#8217;s&#8217;.<\/p>\n<p>Avete trovato un nuovo negozio?<\/p>\n<p>Uscii dalla sua galleria, girai a destra, e mi trovai su Bond Street. Mi fermai, con Sotheby&#8217;s alle mie spalle, e appresi da un cartello appeso alla porta d&#8217;ingresso che il negozio davanti a me cercava un affittuario. Tornai di corsa da Arwas e gli dissi &#8216;Ho trovato il posto, andiamo!&#8217;. Si trattava di una vecchia farmacia, che conservava ancora gli arredi originali. Ma sfortunatamente il proprietario ci disse di essere gi\u00e0 in parola con Ralph Lauren, che il giorno dopo conferm\u00f2 la sua intenzione di prenderlo in affitto. Il negozio dello stilista \u00e8 ancora l\u00e0, quasi quarant&#8217;anni dopo.<\/p>\n<p>Avete trovato altro?<\/p>\n<p>No, ed ero molto contrariato. Pensai di lasciar perdere. Ma Arwas se ne venne fuori con una nuova idea. &#8216;Perch\u00e9 non apriamo in un&#8217;altra citt\u00e0? Possiamo andare dove ci pare, tranne che a New York. Ho degli amici l\u00e0, e non voglio interferire nei loro affari&#8217;. Propose di andare a Los Angeles, disse che il mercato era molto buono laggi\u00f9. Cos\u00ec andai a Los Angeles e trovai un negozio in Rodeo Drive, a Beverly Hills. Telefonai ad Arwas e gli dissi di raggiungermi. Per il negozio firmai un leasing decennale. Sapevo che a un certo punto avrei voluto tornare in Europa.<\/p>\n<p>Avete avuto successo?<\/p>\n<p>I primi due anni sono stati molto difficili. Non avevo esperienza, chiamavo Arwas ogni giorno. Ho imparato molto, ripetevo come un pappagallo le sue idee. Ma avevamo un accordo. Per i primi sei mesi spettava a me pagare i conti della galleria. Dopo un anno e mezzo andai da lui e dissi: &#8216;Victor, qui le cose stanno diventando costose, e non stiamo guadagnando nulla&#8217;. Sciogliemmo la societ\u00e0, pur rimanendo buoni amici. E lo siamo stati fino alla sua morte. Ma non volevo rinunciare alla galleria, e cos\u00ec mantenni la posizione.<\/p>\n<p>Aveva ancora la sua azienda a Londra?<\/p>\n<p>No. A quel tempo avevo gi\u00e0 lasciato le chiavi ai dipendenti. Il mio socio in Italia tenne la sede di Milano, mentre mio fratello si prese l&#8217;ufficio di Parigi. La galleria era la mia unica fonte di guadagno. Il gioco si era fatto pericoloso. Ma non mi diedi per vinto.<\/p>\n<p>Come ne \u00e8 venuto a capo?<\/p>\n<p>Il mercato giapponese aveva iniziato a tirare. Ho avuto la fortuna di incontrare il principale mercante del paese, la galleria Belle des Belles. Sono stato nella posizione di comprare intere collezioni, per il mercato giapponese. Lavoravo sia con i collezionisti privati che con clienti istituzionali. Prima di allora nessuno aveva fatto una cosa del genere nel settore dell&#8217;Art Nouveau.<\/p>\n<p>Quali crede siano state le sue doti principali?<\/p>\n<p>Ero un buon giocatore, e sapevo calcolare i rischi.<\/p>\n<p>Cosa intende dire?<\/p>\n<p>Prima di aprire a Monte Carlo, per esempio, ho visitato Daum per proporre loro di scrivere un libro sull&#8217;azienda. Hanno accettato e mi hanno permesso di accedere al loro archivio. Cos\u00ec mi sono dotato di una macchina fotografica, per i pezzi, e di una fotocopiatrice, per i documenti. Avevano un magazzino pieno di materiale, ed io potevo studiarlo. Un giorno mi capit\u00f2 di pranzare con il proprietario e a un certo punto decisi di provare: &#8216;Posso farle una domanda?&#8217; dissi. &#8216;Se intende comprare qualche pezzo non siamo interessati. Ma se intende acquisire l&#8217;intero archivio o una consistente parte di questo allora possiamo discuterne&#8217;. Era esattamente quello che volevo sentirmi dire. Il corpus era gi\u00e0 stato valutato da un esperto. &#8216;Se la sua offerta sar\u00e0 pari o superiore alla valutazione che abbiamo l&#8217;archivio \u00e8 suo&#8217;. Quella volta comprai 800 pezzi in un sol colpo.<\/p>\n<p>\u00c8 stata la sua acquisizione pi\u00f9 importante?<\/p>\n<p>Nel 2000 un mercante Parigi mi chiam\u00f2 al telefono: &#8216;Saresti interessato a comprare un&#8217;importante collezione di ceramiche Dalpayrat?&#8217;. Andai in Svizzera, probabilmente si trattava della collezione di ceramiche Dalpayrat pi\u00f9 grande al mondo. Di nuovo, la comprai per intero e ancora oggi ne conservo qualche pezzo. Qualche anno dopo, grazie a un broker, ho comprato una collezione di 350 pate de verre di Argy Rousseau, conservata nel porto franco di Ginevra. I mercanti in genere non comprano pi\u00f9 di un paio di pezzi all&#8217;anno, quando sono in grado di trovarli. Quella volta ne ho comprati 350 in una mattina. Ma contrariamente a quanto uno potrebbe pensare non credo sia questione di soldi. Piuttosto, al momento buono bisogna esser capaci di dire &#8216;Ok, lo compro&#8217;.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 stato il suo ultimo acquisto?<\/p>\n<p>Un paio di anni fa una mia cliente \u00e8 andata in pensione. Aveva una casa piena di opere, e l&#8217;aveva lasciata alla figlia, che era decisa a liberarsi di tutti quegli oggetti. Senza esitare ho ricomprato cose che avevo venduto trent&#8217;anni prima. Servono coraggio, competenza e&#8230; fegato.<\/p>\n<p>Ma se non cadi non impari, \u00e8 cos\u00ec?<\/p>\n<p>Ci sono due modi per imparare questo mestiere. Puoi leggere libri, visitare i musei, viaggiare in giro per il mondo. Oppure puoi firmare assegni. Mi capita di comprare pezzi in asta, o da colleghi, e poi di sentirmi dire: &#8216;Perch\u00e9 mai ha pagato tutti quei soldi per quel pezzo?&#8217;. La mia risposta \u00e8 sempre la stessa: &#8216;Ora che lo possiedo inizier\u00f2 a pensare una risposta per questa domanda&#8217;. Se compri la cosa giusta, non puoi sbagliare.<\/p>\n<p>Ha mai incontrato<a href=\"https:\/\/www.causeiq.com\/organizations\/benedict-silverman-foundation,261441980\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> Benedict Silverman<\/a>?<\/p>\n<p>S\u00ec, certo. \u00c8 stato un collezionista grandioso. Ricordo di averlo chiamato al telefono un giorno. &#8216;Signor Silverman?&#8217;. &#8216;S\u00ec. &#8216;Parla Robert Zehil, sono un mercante d&#8217;arte&#8217;. &#8216;Cosa posso fare per lei?&#8217;. &#8216;Sarebbe interessato a vendere la sua collezione di vasi Gall\u00e8?&#8217;. &#8216;Oh. Venga da me, possiamo parlarne&#8217;. Cos\u00ec volai a New York per incontrarlo. Era un uomo ricco, piacevole, con un bellissimo appartamento, arredato con gusto. Aveva 12 vasi Gall\u00e8 di qualit\u00e0 museale. &#8216;Quanto vuole?&#8217;. &#8216;Quattro milioni di franchi svizzeri&#8217;. &#8216;Posso chiederle perch\u00e9 franchi svizzeri e non dollari?&#8217;. &#8216;Perch\u00e9 voglio depositare il denaro in Svizzera&#8217;. &#8216;Ha gi\u00e0 un conto bancario l\u00e0?&#8217;. &#8216;No&#8217;. &#8216;Mi permette di fare una chiamata?&#8217;. Eravamo nella sua cucina, era il 1987, ricordo che il telefono stava appeso al muro. Feci la mia chiamata e riagganciai. &#8216;Questo \u00e8 il suo nuovo numero di conto. Avr\u00e0 il denaro in 48 ore&#8217;. &#8216;Dice sul serio?&#8217;. &#8216;S\u00ec, certo&#8217;. A quel punto chiamai i miei clienti in Giappone, che in men che non si dica volarono a New York per ritirare le opere. Io ebbi una commissione del 5%.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un consiglio che darebbe a qualcuno che volesse iniziare a collezionare arte?<\/p>\n<p>Lillian Nassau \u00e8 stata la prima a vendere Art Nouveau a New York. Ha iniziato negli anni 50 con lampade Tiffany che commerciava per poche centinaia di dollari. Una volta mi disse che ci sono due modi per collezionare. Il primo \u00e8 partire dal basso, e poi migliorare la collezione strada facendo. Il secondo \u00e8 quello di partire subito dai pezzi pi\u00f9 importanti. Se si hanno risorse a disposizione \u00e8 inutile perdere tempo. Lillian diceva anche che tutto quello che sapeva l&#8217;aveva imparato dai suoi clienti. Ma oggi, purtroppo, non potrei dire lo stesso.<\/p>\n<p>Perch\u00e9?<\/p>\n<p>All&#8217;inizio era una scoperta continua. Pezzi importanti comparivano sul mercato ogni giorno. Ora \u00e8 rimasto poco.<\/p>\n<p>Come descriverebbe il mercato dell&#8217;Art Nouveau oggi?<\/p>\n<p>Il problema principale \u00e8 che l&#8217;Art Nouveau non \u00e8 pi\u00f9 nouveau. Ha pi\u00f9 di cento anni ormai, \u00e8 diventata antiquariato, mentre negli anni Sessanta era qualcosa di nuovo e molto seducente. Ancora negli anni Ottanta era motivo di orgoglio avere una sala da pranzo di Majorelle, o qualche vaso Gall\u00e9. Barbara Streisand, i Beatles, o Elton John collezionavano questo genere di oggetti. Ora la moda \u00e8 passata. Ci sono ancora collezionisti professionali in giro, e sono persone non influenzate dalle mode. A loro interessa l&#8217;Art Nouveau e la qualit\u00e0 del pezzo.<\/p>\n<p>Che piani ha per il futuro?<\/p>\n<p>Esporremo in Russia il prossimo mese, a <a href=\"http:\/\/jw-fairs.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Le Salon Art &amp; Jewels: Art and Jewels From the World<\/a>, e sto lavorando a una mostra in un museo in Cina, dove l&#8217;Art Nouveau \u00e8 ancora poco conosciuta. Sarebbe un grande traguardo per me riuscire a penetrare il mercato cinese. Dopotutto credo che l&#8217;Art Nouveau abbia molto in comune con l&#8217;arte orientale del passato. La Cina \u00e8 stata senz&#8217;altro un&#8217;importante fonte di ispirazione per l&#8217;Art Nouveau.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Robert Zehil ha aperto la sua prima galleria nel 1982, a Los Angeles, quando l&#8217;Art Nouveau era voga e i ricchi di tutto il mondo arredavano le proprie case con lampade Tiffany, vasi Gall\u00e8 e mobili Majorelle. A 37 anni di distanza abbiamo incontrato Zehil a MIlano, per provare a immaginarne il futuro della sua eccezionale carriera. <\/p>\n","protected":false},"featured_media":93079,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1797],"tags":[],"class_list":["post-95443","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-in-dialogue-with"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/95443","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/95443\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/93079"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=95443"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=95443"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=95443"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}