{"id":95449,"date":"2018-10-08T16:08:58","date_gmt":"2018-10-08T14:08:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?p=93227"},"modified":"2021-06-22T12:42:30","modified_gmt":"2021-06-22T10:42:30","slug":"zeitz-mocaa-cape-town","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2018\/10\/08\/zeitz-mocaa-cape-town\/","title":{"rendered":"Zeitz MOCAA: nel mezzo del caos c&#8217;\u00e8 un&#8217;opportunit\u00e0"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_93248\" class=\"wp-caption alignnone\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-93248\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2018\/10\/Cyrus-Kabiru_Macho-Nne-12_Vietnamese-Mask_2015_Pigment-Ink-on-HP-Premium-Satin-Photographic-Paper_150-x-120-cm-640x806.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"806\"><p class=\"wp-caption-text\">Cyrus Kabiru, Macho Nne, Vatican Mask 2015.<\/p><\/div>\n<p>Nonostante le emozioni contrastanti che attraversano lo <a href=\"https:\/\/zeitzmocaa.museum\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Zeitz Museum of Contemporary Art Africa (MOCAA)<\/a>,<em> Lightening Bird: Iimpundulu Zonke Ziyandilandela<\/em> (2011), ultima personale dell&#8217;artista Sud Africano Nicholas Hlobo, seduce i visitatori per le sue dimensioni notevoli e l&#8217;imponente presenza, convincendoli a visitarla.<\/p>\n<p>La creatura immaginaria che ispirandosi al mito di Xhosa Hlobo ha partorito per la 54sima Biennale di Venezia si libra in volo dal soffitto vitreo. Come la leggenda vuole che la creatura appaia a tratti bestia alata e a tratti bellissimo uomo, cosi anche lo Zeitz MOCAA pu\u00f2 generare impressioni contrastanti, a secondo dell&#8217;angolazione da cui uno lo osserva. Da un punto di vista architettonico, la trasformazione di una struttura nata come impianto di conservazione del grano in un museo \u00e8 stata senz&#8217;altro una atto maestoso. Ma cosa dire, invece, dell&#8217;arte appesa alle pareti?<\/p>\n<p>Per un appassionato vedere in carne e ossa un pezzo di El Anatsui pu\u00f2 addirittura rappresentare un&#8217;esperienza catartica. L&#8217;arazzo tessuto con tappi di bottiglia e intitolato <em>Dissolving continents<\/em> (2017) risplende da un&#8217;enorme parete, evocando nell&#8217;osservatore una serie di emozioni che variano dall&#8217;orgoglio, all&#8217;ammirazione (per la sua bellezza), al gusto di condividerne il significato, che induce a riflettere sull&#8217;importanza, o non importanza, dei confini. Similmente, la video installazione di William Kentridge &#8211; <em>More sweetly play the dance<\/em> (2015) -, la cui sostanza \u00e8 fatta di musica ballabile e immagini eccentriche, ti coinvolge in un&#8217;indagine sulla storia delle processioni e su quell&#8217; istinto che da sempre spinge gli uomini ad aggregarsi. Le opere nello Zeitz MOCAA ti fanno pensare, e ancora pensare.<\/p>\n<p>Ma dopo l&#8217;euforia iniziale, e dopo la sensazione di privilegio che si pu\u00f2 avvertire nel vedere dal vivo un collage di Njideka Akunyili Crosby come <em>Sunday morning (Predecessors #3)<\/em> del 2014, ti cominci a chiedere come mai il museo abbia scelto proprio questo lavoro e non un altro. Se conosci Akunyili Crosby sei stato rapito da quell&#8217;intimo contatto interculturale che l&#8217;artista di origine nigeriana riesce a trasmettere. Nigeriana, ma attiva negli Stati Uniti, Njideka Akunyili Crosby scava a fondo nella sua esperienza personale per comprendere meglio le varie sfumature dell&#8217;identit\u00e0 della diaspora africana. I suoi collage non sono soltanto attraenti; riescono a convincerti.<\/p>\n<p>Sunday Morning, in mostra nella Galleria Permanente, racconta un&#8217;atmosfera familiare. Il ritratto alla parete sulla quale \u00e8 addossato il divano rappresenta infatti Njideka Akunyili Crosby tra la sorella e la madre defunta, che, forse vale la pena di ricordare, \u00e8 stata un figura politica di spicco in Nigeria. Lo sguardo dell&#8217;osservatore rimbalza tra la foto di famiglia e l&#8217;attrezzatura che si trova sul tavolo, che \u00e8 poi quella della cucina della nonna dell&#8217;artista. Sunday morning \u00e8 parte di una serie dedicata all&#8217;eredit\u00e0 e alla storia familiare (Predecessor), e si focalizza sulla generazione precedente a quella a cui appartiene l&#8217;artista. L&#8217;opera parla perci\u00f2 dei genitori di Akunyili Crosby e di come, in Nigeria, siano vissuti a cavallo fra citt\u00e0 e campagna, un po&#8217; come oggi l&#8217;artista, che vive fra il suo paese di origine e gli States.<\/p>\n<p>Sunday Morning non \u00e8 solo un quadro sentimentale; \u00e8 senza dubbio un pezzo significativo anche nel contesto pi\u00f9 ampio delle opere di Akunyili Crosby. \u00c8 un collage straordinario creato utilizzando una rara combinazione di photo transfer, carboncino, pastello e pittura. Ci\u00f2 nonostante gli ammiratori di Akunyili Crosby allo Zeitz MOCAA potrebbero lasciare il museo insoddisfatti. Esiste un potenziale per desiderare qualcosa di pi\u00f9; Per esempio, qualcuno potrebbe volere un&#8217;immagine, magari provocatoria, che rappresenti i parametri culturali dei soggetti che l&#8217;artista ha deciso di esplorare. Ma a questo punto iniziano a emergere questioni pi\u00f9 profonde. Il collage \u00e8 rappresentativo dei concetti che Akunyili Crosby analizza? Pu\u00f2 esserlo? Qual \u00e8 stato il dibattito all&#8217;interno del comitato di acquisizione? Un solo dipinto di Njideka Akunyili Crosby \u00e8 sufficiente in un museo di questo tipo? Improvvisamente si diventa consapevoli delle responsabilit\u00e0 che lo Zeitz ha e delle considerazioni che dovrebbe avere nel scegliere ilavori da esporre.<\/p>\n<p>Ma quello riguardo a Njideka Akunyili Crosby \u00e8 solo uno dei tanti sentimenti inquietanti che emergono visitando la Galleria Permanente dello Zeitz MOCAA. Sono molte le domande che i visitatori, forse intimiditi, non avranno coraggio di chiedere. Pi\u00f9 probabile, invece, che i loro dubbi prendano il volto dell&#8217;autocritica: &#8216;Forse non ne so abbastanza di arte africana contemporanea&#8230;\u201d Capisci intuitivamente che qualcosa qui non va. La lunga lista di artisti Americani sarebbe solo una delle cose su cui prendersi un momento per riflettere e contestualizzare. E quando lo fai inizi anche a chiederti se le scelte sono state fatte nell&#8217;interesse di creare un museo responsabile, in grado di canonizzare e riflettere l&#8217;arte Africana contemporanea, oppure se la Galleria Permanente allo Zeitz MOCAA non \u00e8 piuttosto una raffinata collezione personale presentata sotto pseudonimo.<\/p>\n<p>Le nostre risposte avrebbe potuto morire qui se il comitato di acquisizione ci avesse messo a parte delle motivazioni dietro le sue scelte. Questo comitato, di solito, comprende una costellazione di curatori, manager di collezioni, critici, storici dell&#8217;arte, collezionisti, e altri intellettuali. Molte figure dovrebbero contribuire al processo decisionale e alla crescita di un&#8217;istituzione museale di questo tipo. Invece, ci si scontra con un muro di mattoni quanto si scopre che <a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2017\/06\/30\/mark-coetzee-interview\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">l&#8217;ex Capo Curatore e Direttore Esecutivo, Mark Coetzee<\/a> \u2013 che, oltretutto, si \u00e8 dimesso all&#8217;inizio di quest&#8217;anno dopo le scomode accuse mosse alla sua condotta professionale -, \u00e8 stato di fatto l&#8217;unico responsabile della scelta delle opere.<\/p>\n<p>Essendo Coetzee il solo a sventolare la bacchetta magica, ci sono conseguenze che fanno riflettere. I lavori e gli artisti selezionati per l&#8217;apertura non sono quindi passati al vaglio di un comitato di esperti, che avrebbe certamente dato priorit\u00e0 alla pluralit\u00e0. Ci\u00f2 assume un significato ancora pi\u00f9 profondo in un paese gi\u00e0 segnato dalla segregazione razziale. Avere un solo marinaio che porta la grande nave va contro gli standard della pratica museale, oltre che il buon senso. Non \u00e8 possibile affidare a una sola persona il compito di determinare la nozione di &#8216;arte africana contemporanea&#8217;. L&#8217;individuo che intraprende questa impresa colpir\u00e0 nel segno una volta, ma molto probabilmente mancher\u00e0 la successiva. E il risultato porta danni. Prendiamo, per esempio, il caso dell&#8217;arte keniota. Infatti, se \u00e8 chiaro perch\u00e9 sia stata scelta la video istallazione di Wangechi Mutu (<em>The End of Carrying All<\/em>, 2015); altrettanto non si pu\u00f2 dire per quanto riguarda la scelta delle <em>Macho Nne series<\/em> (1-25) di Cyrus Kabiru. Mentre quella di Mutu \u00e8 un&#8217;analisi psicologica che interroga gli effetti del capitalismo, Kabiru porta semplicemente con s\u00e9 uno spettacolo visivo.<\/p>\n<p>Wangechi Mutu \u00e8 nata a Nairobi, in Kenya, ma vive e lavora a New York, dove negli ultimi vent&#8217;anni ha prodotto un imponente corpus di lavori. Conosciuta e acclamata a livello internazionale, l&#8217;artista \u00e8 impegnata nelle discussioni riguardo il corpo femminile, la costruzione della sessualit\u00e0, il colonialismo, il concetto di identit\u00e0. Dipinti, collages, sculture, performance e video sono stati esposti nei pi\u00f9 importanti musei di tutto il mondo, dal Brooklyn Museum, al Guggenheim di Berlino, alla Biennale di Venezia (ovviamente quella curata da Okwui Enwezor). Mutu \u00e8 un&#8217;artista rispettata in tutto il mondo, che esplora concetti importanti e produce opere d&#8217;arte di grande profondit\u00e0. \u00c8 solo frutto del buonsenso se il suo lavoro \u00e8 di casa in quasi tutti i musei d&#8217;arte contemporanea africana.<\/p>\n<p>La video installazione di Mutu allo Zeitz MOCAA, <em>The End of Carrying All<\/em> (2015), occupa tre grandi schermi. Il significato del lavoro \u00e8 diretto. Fa riflettere sulle difficolt\u00e0 che il genere femminile deve affrontare, la resilienza dell&#8217;individuo, i corollari del capitalismo, gli effetti disumanizzanti della globalizzazione. Una spettacolare montagna che si staglia su un un cielo rosa, erba alta e alberi di palma creano il suo sfondo africano. Una donna trasporta un cesto sulla testa contenente i suoi unici averi, cio\u00e8 quasi nulla. Lungo la salita gli oggetti nel cesto diventano via via pi\u00f9 pesanti e pi\u00f9 evidenti. Riconosciamo una ruota di bicicletta, un satellite, un condominio. La donna inizia a piegarsi sotto questo peso, che la porta sempre pi\u00f9 in basso; \u00e8 stremata dalla fatica eppure continua ad avanzare, e lotta contro uccelli, cavallette e fenicotteri. Tanto gli oggetti si ingrossano, quanto diventano ingombranti. La notte scende, e la donna si sforza di mantenere in equilibrio il suo carico, di tenerlo insieme, improvvisamente viene trasformata dal suo stesso dolore. La donna diventa cos\u00ec una massa informe che si contorce e che alla fine la terra ingerisce in un estremo epilogo.<\/p>\n<p>L&#8217;opera di Mutu \u00e8 struggente e meravigliosa allo stesso tempo. \u00c8 un viaggio emotivo che rivela ci\u00f2 che difficolt\u00e0, angosce, rifiuti e trasferimenti forzati ci portano a essere. Sentiamo anche noi il peso del mondo sulle nostre spalle, e talvolta cadiamo sotto il suo peso. Il film di Mutu \u00e8 cosi potente che non hai bisogno di chiederti perch\u00e9 si trovi li. Anzi, ti porta a prendere in considerazione la possibilit\u00e0 che il consumismo si stia avvicinando a una fine apocalittica.<\/p>\n<p>Nella parte opposta della stanza, c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra installazione di Mutu &#8211; <em>Poems by my great grandmother (Root Skull)<\/em> del 2017 &#8211; , che ruota lentamente sotto un riflettore. Fatta con radici e corna animali, l&#8217;opera ha in s\u00e9 qualcosa di wud\u00f9 e teatrale, e ricorda un teschio di mucca. Insieme a una pentola di alluminio \u2013 una pentola familiare a tutti i kenioti \u2013, il pezzo rievoca la saggezza del passato. Entrambi i lavoro di Mutu esposti nella Galleria Permanente sono in prestito dall&#8217;artista e dalla galleria Victoria Miro.<\/p>\n<p>Poi, si diceva, c&#8217;\u00e8 Cyrus Kabiru, che ha partecipato al programma di Residenza d&#8217;Artista dello Zeitz MOCAA nel Maggio 2018. Nella lista degli artisti all&#8217;ingresso della Galleria Permanente il suo nome \u00e8 l&#8217;unico dove il paese di provenienza dell&#8217;artista (il Kenya, appunto) non \u00e8 menzionato. Ma nonostante la svista Kabiru ha un&#8217;intera stanza a lui dedicata. Ci sono grandi fotografie che lo ritraggono mentre sfoggia i suoi famosi occhiali da sole. L&#8217;allestimento mette in risalto la vivace immaginazione di Kabiru e la sua abilit\u00e0 nel combinare materiali di recupero per ottenere effetti di intensa drammaticit\u00e0.<\/p>\n<p>Kabiru ha preso parte alla sezione &#8216;The Young, The Gifted, The Undiscovered&#8217; di TED, negli Stati Uniti. Il suo lavoro \u00e8 stato presentato in istituzioni celebri, dalla SMAC Gallery di Johannesburg e Citt\u00e0 del Capo allo Studio Museum di Harlem, al Guggenheim Museum a Bilbao (come parte di una mostra in tre tappe intitolata<em> Making Africa \u2013 A Continent of Contemporary Design<\/em>). Di certo il lavoro di Kabiru ha un posto sulla scena dell&#8217;arte contemporanea Africana, ma non si pu\u00f2 dire quale sar\u00e0 il suo impatto. Non tutte le opere d&#8217;arte devono essere politiche o rivoluzionarie, e ci sono senza dubbio aspetti stimolanti nel lavoro di Kabiru. Ma le due figure che dovrebbero rappresentare il Kenya sono poli troppo distanti tra loro, e non c&#8217;\u00e8 nessuno che riempa il vuoto che rimane in mezzo.<\/p>\n<p>Per esempio, Shabu Mwangi, pure lui keniota, usa la pittura per esplorare il problema dell&#8217;apolidia e di come ci si senta nel trovarsi in un luogo che non riconosce la tua umanit\u00e0. Oppure, ci sarebbero le figure amorfe di Beatrice Wanjiku, che investigano invece mortalit\u00e0, perdita e crisi nella condizione umana. Michael Soi mette allo specchio il clima politico e sociale del Kenya, focalizzandosi sulla presenza cinese in Africa. E la lista di artisti kenioti che producono lavori convincenti potrebbe continuare. Oltre a Wangechi Mutu, per ci\u00f2 che nel riflettere una pluralit\u00e0 c&#8217;\u00e8 di buono, sarebbe stato importante considerare altri artisti del Kenya, e magari sarebbe stato bene scegliere tra loro quello pi\u00f9 impegnati nei tanti discorsi critici che oggi riguardano l&#8217;Africa, e che implorano attenzione.<\/p>\n<p>Spostando l&#8217;attenzione sull&#8217;arte del Sud Africa, poi, anche un non esperto \u00e8 in grado di cogliere lo schema che persegue la Galleria Permanente dello Zeitz MOCAA. Ma \u00e8 poco chiaro se questo schema sia nato per riflettere le posizioni che realmente hanno un impatto sull&#8217;arte sudafricana o, piuttosto, non sia invece solo l&#8217;effetto dei gusti dell&#8217;ex capo curatore del museo. Le fotografie di Athi-Patra Ruga e Thania Petersen sono definite da una scarica di colore luminoso e da combinazione piuttosto singolare di elementi naturali e non. Dai collant rosa fluorescenti indossati dalla figura ricoperta di palloncini colorati nella serie di Ruga intitolata<em><span style=\"font-size: 1.8rem;\">&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 1.8rem;\">The Knight of the Long Knives,<\/span><\/em><span style=\"font-size: 1.8rem;\">&nbsp;per arrivare ai rumorosi uccelli rosa di Petersen in <em>Flamingo<\/em>&nbsp;(2017), ci si chiede se la scelta di quelle palette cromatiche, cariche di rosa e rosso, sia davvero funzionale. Entrambi gli artisti giustappongono il naturale, l&#8217;antico e l&#8217;Africano, con il nuovo, l&#8217;inorganico e l&#8217;Occidentale. Che si tratti della zebra triste di Ruga, catturata in un mondo folle, o delle belle ragazze di Peterson, ossessionate dai selfie, in posa senza pudore e vestite di abiti alla moda, le composizione possono sembrare chiassose e sgradevoli. Ma, va detto, sono rivestite di molte sfaccettature, e<\/span><span style=\"font-size: 1.8rem;\">&nbsp;qualcuno certo potr\u00e0 avere verso di loro sentimenti diversi dai nostri.<\/span><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una moda passeggera alla Galleria Permanente, fatta di colori intensi e figure vanagloriose. La sua influenza ti spinge in un mondo che \u00e8 superficie. Se si considera Cape Town e la nuova onda del consumismo, gonfiata dal glamour della cultura del lusso, vien da pensare che sia proprio questo il contesto in cui si sviluppano le opere di artisti come Ruga e Petersen, artisti che hanno sapientemente catturato il sentimento di trovarsi intrappolati fra il nuovo e il vecchio. Il loro lavoro sembra soprattutto efficacie nell&#8217;interrogarsi su quale sia il posto di ciascuno in questo mondo spaventoso: da dove veniamo, noi, in questo momento? Anche Frances Goodman affronta il tema della finzione, e lo fa attraverso l&#8217;opera <em>Ophiophillia<\/em>&nbsp;(2014), un&#8217;accattivante installazione che rappresenta un covo di serpenti raggomitolati, che hanno unghie di acrilico al posto delle squame. Goodman guarda direttamente l&#8217;industria cosmetica, l&#8217;oggettivazione delle donne e gli standard impossibili di bellezza che il marketing propone. Insieme questi artisti enfatizzano la bellezza superficiale e l&#8217;apparenza alterata, e sebbene questo fatto possa aver parlato al lato fashionista di Coetzee, le loro pratiche riflettono certe trasformazioni assai reali, ma provvisorie, che stanno accadendo nelle citt\u00e0 metropolitane del Sud Africa.<\/p>\n<p>Pur con tutte le tendenze e le parzialit\u00e0 che circondano le opere nella Galleria Permanente, lo Zeitz MOCAA occupa una struttura straordinaria &#8211; trasformata dallo Studio Heatherwick. All&#8217;interno dei suoi muri, mossi ma resistenti, ci sono molte opere che portano a considerare e riconsiderare le proprie convinzioni. A questo punto va detto che aiuta poter fare fotografie e, per tutti i cittadini Africani, ogni mercoled\u00ec l&#8217;entrata al museo \u00e8 gratuita. I visitatori possono aspettarsi quindi di vivere un ampio spettro di emozioni che vanno dall&#8217;entusiasmo allo sgomento. Ma per coloro che sanno dove si trovano, va detto che lo Zeitz MOCAA presenta la rara, almeno per ora, opportunit\u00e0 di incontrare di personalit\u00e0 artisti come Kehinde Wiley, Chris Ofili, o Cheri Samba.<\/p>\n<p>Invece, per tutto ci\u00f2 che di incerto ora avvolge il museo \u2013 incluso il nuovo board curatoriale \u2013, una cosa \u00e8 sicura. Lo Zeitz MOCAA ha senza dubbio attivato una discussione riguardo a come l&#8217;arte contemporanea Africana venga rappresentata, e il miglior consiglio che si pu\u00f2 dare ai visitatori \u00e8 quello di seguire il titolo della scultura-installazione a grandezza naturale di Mary Sibande: <em>In&nbsp;the midst of the chaos there is opportunity<\/em>&nbsp;(nel mezzo del caos sta un&#8217;opportunit\u00e0, ndt).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 ormai passato un anno dall&#8217;apertura dello Zeitz MOCAA. Siamo stati a visitarlo. Queste le impressioni che abbiamo avuto sulla collezione, da una prospettiva keniota.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":93248,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1796],"tags":[],"class_list":["post-95449","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-mapping-the-artscape"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/95449","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/95449\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/93248"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=95449"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=95449"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=95449"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}