{"id":95459,"date":"2018-12-03T18:28:36","date_gmt":"2018-12-03T17:28:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?p=93451"},"modified":"2022-01-18T16:37:01","modified_gmt":"2022-01-18T15:37:01","slug":"colelzionare-arte","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2018\/12\/03\/colelzionare-arte\/","title":{"rendered":"Come scegliamo quando vogliamo un&#8217;opera d&#8217;arte per noi?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">John Berger ha scritto che quando guardiamo un&#8217;opera non guardiamo mai solo all&#8217;oggetto che abbiamo di fronte. Guardiamo anche alla relazione tra noi e l&#8217;oggetto, ed \u00e8 in questa relazione, aggiungiamo noi, che incontriamo noi stessi e &#8216;scegliamo&#8217; l&#8217;opera. Ma se quello che la nostra mente cerca di capire quando guardiamo l&#8217;opera fosse, invece dell&#8217;oggetto materiale o del concetto in s\u00e9, proprio l&#8217;identit\u00e0 del suo artefice? Allora forse la modalit\u00e0 del nostro giudizio si chiarirebbe davvero, perch\u00e9 non si tratterebbe pi\u00f9 di &#8216;scegliere&#8217; in base a una certa risposta cognitiva rispetto a un certo stimolo visivo; non parleremmo di bello o brutto nel senso in cui ne parlano, per esempio, psicologia e neuroscienze. Parleremmo invece della nostra capacit\u00e0 di riconoscere un&#8217;affinit\u00e0 e, per questo, del tendere verso di essa. Ci chiederemmo qual \u00e8 la personalit\u00e0 che l&#8217;opera &#8216;presuppone&#8217;, similmente a quando avviene quando incontriamo una persona. Valutando il modo in cui si rappresenta, osservando come si comporta, ascoltando quello che dice, cerchiamo di capire chi \u00e8. E non \u00e8 forse vero che il &#8216;giudicare&#8217; l&#8217;altro, e dunque noi stessi, \u00e8 la misura di ogni giudizio umano?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignnone size-full size-medium wp-image-93469\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2976\" height=\"3968\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2018\/12\/IMG_20161119_123749.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-93469\"\/><figcaption>Buonamico Buffalmacco, Triumph of the death, 1338\/1341, detail, Camposanto di Pisa.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Facciamo un passo laterale e proviamo a osservare cosa avviene quando ascoltiamo un brano musicale esageratamente drammatico, o ironico, o sdolcinato, o ridondante, o solenne, e cos\u00ec via. Evidentemente il problema non sta nel dramma, nell&#8217;ironia o nella dolcezza, ma nella capacit\u00e0 di colui che &#8216;sente&#8217; l&#8217;opera di riconoscere in tali elementi un&#8217;esagerazione, ovvero una difformit\u00e0 da quello che riconosce invece come equilibrato; e, potremmo addirittura dire, ritiene antropologicamente efficiente. Se avviene il contrario, se dunque siamo &#8216;attratti&#8217;, allora tendiamo verso l&#8217;opera, la scegliamo, e poi ci proiettiamo in essa. E questo avviene quando nei suoi elementi ci riconosciamo, o anche quando nell&#8217;opera riconosciamo semplicemente quello che vorremmo essere. Dopotutto il punto non \u00e8 la sequenza di accordi di un certo brano musicale, o l&#8217;andamento di una melodia. Quel che davvero interessa il nostro giudizio \u00e8 piuttosto l&#8217;identit\u00e0 umana che quel brano \u00e8 impronta ovvero l&#8217;identit\u00e0 del suo autore, che diventa lui stesso messaggio! Sulla maglietta c&#8217;\u00e8 quasi sempre il nome della nostra band preferita, non il titolo di una singola canzone. \u00c8 nei musicisti che in realt\u00e0 ci identifichiamo e definiamo, non gi\u00e0 nelle loro opere (da qui, anche, passa la funzione dei &#8216;modelli di ruolo&#8217; di cui parla John Waters). Non scegliamo mai la forma in s\u00e9, ma la nostra risposta &#8216;relazionale&#8217; a una determinata forma, che visivamente pu\u00f2 essere anche negativa, ma che non pu\u00f2 essere negativa riguardo al suo autore. I quadri di George Bush junior sono &#8216;di Bush&#8217; prima di essere quadri.<\/p>\n\n\n\n<p>Il concetto appare anche pi\u00f9 chiaro se dalla musica passiamo alla letteratura. Al di l\u00e0 della forma e di quel che essa esprime, a convincerci \u00e8 l&#8217;autore in quanto persona, anche nel caso dei cos\u00ec detti cattivi maestri. Capita che ci &#8216;uniamo&#8217; a un singolo libro. Ma pi\u00f9 spesso avviene che sposiamo l&#8217;autore secondo l&#8217;idea che di lui ci siamo fatti attraverso il suo racconto, al quale sempre poi si affianca il racconto che altri hanno fatto di lui. I personaggi e le loro scelte sono in fin dei conti ininfluenti, perch\u00e9 per quanto l&#8217;autore possa tenersi lontano dal suo mondo questo verr\u00e0 comunque &#8216;antropologicamente&#8217; letto come una proiezione dell&#8217;autore stesso, ed \u00e8 questa una proiezione in cui l&#8217;autore non pu\u00f2 mentire, perch\u00e9 egli \u00e8 quello che \u00e8. Come il DNA si trasmette dai genitori ai figli, cos\u00ec l&#8217;opera, figlia biologica di un pensiero, di quel pensiero reca l&#8217;impronta ineludibile. \u00c8 con quell&#8217;impronta che il lettore si confronta, accogliendola, e dunque trasferendo in essa una sorta di energia vitale, oppure negandogliela.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornado all&#8217;epicentro del nostro discorso, la questione non \u00e8 differente per quelle che, per non complicarci la vita, qui ci accontenteremo di chiamare arti visive. Da Mark Rothko a Pierre Klossowski, da Joseph Beuys a Tony Cragg e, verrebbe da dire, da Michelangelo a Bernini, il nostro giudizio pi\u00f9 profondo \u00e8 in ultima analisi non gi\u00e0 quello dell&#8217;opera in s\u00e9, ma dell&#8217;autore di cui l&#8217;opera imprigiona il tessuto vitale, l\u00e0 dove tra fisica e metafisica non c&#8217;\u00e8 soluzione di continuit\u00e0 (secondo il modello proposto dall&#8217;entaglement quantistico). La nube di pensiero che nell&#8217;opera si \u00e8 materializzata \u00e8 ci\u00f2 a cui vogliamo unirci in un atto di possesso che vale anche se solo potenziale (sulla questione dell&#8217;unirsi si pensi alla Moneta Vivente e al Baffometto di Pierre Klossowski).<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto per\u00f2 sorgono una serie di domande. Se fosse vero che non &#8216;compriamo&#8217; \u2013 a questo punto il valore che diamo a questo verbo dovrebbe esser chiaro &#8211; l&#8217;opera in s\u00e9, ma scegliamo piuttosto il suo autore in base a quello che a suo riguardo l&#8217;opera trasmette, dunque, qual \u00e8 il principio che guida la nostra decisione? Sappiamo che parlare di efficienza antropologica pu\u00f2 essere ingannevole, dopotutto nemmeno gli economisti decidono come gli economisti dovrebbero fare (<a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2017\/01\/10\/daniel-kahneman-visual-arts\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">D. Kahneman, 2011<\/a>). Ma basta allora parlare di semplice affinit\u00e0, oppure si tratta di qualcosa pi\u00f9 complesso? Non \u00e8 infatti in gioco la semplice risposta visiva, ma quello che la nostra scelta ci porta a fare per &#8216;possedere&#8217;, o farci possedere dall&#8217;opera. Possiamo sacrificare denaro, o una qualsiasi altra moneta, incluso il tempo stesso, che \u00e8 una moneta fondamentale per il mondo dell&#8217;arte. Se poniamo la scelta in una prospettiva storica, e se scegliamo, per esempio, Leonardo, e non una delle sue opere, non significa forse alimentare la sopravvivenza dell&#8217;identit\u00e0 di Leonardo diventandone in certa misura portatori e in questo modo migliorare il nostro esistere. Il codice Da Vinci \u00e8 Da Vinci. Lo stesso discorso varrebbe sia coloro che hanno dato a Leonardo la possibilit\u00e0 di esprimersi e attraverso il suo genio si sono espressi, sia per quelli che oggi danno agli artisti loro contemporanei la possibilit\u00e0 di esistere e attraverso di loro esistono a loro volta. Se mossa dal piacere, sensoriale e intellettuale, l&#8217;esperienza dell&#8217;arte (visiva, e non solo) deve perci\u00f2 avere una qualche convenienza ancora ignota, magari connessa alla conservazione del pensiero che si \u00e8 fatto oggetto \u2013 pi\u00f9 che dell&#8217;oggetto in s\u00e9. Dopotutto, anche Dio \u00e8 un&#8217;informazione, non \u00e8 forse cos\u00ec?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;occhio \u00e8 fondamentale, ma non sufficiente. Acquisire un&#8217;opera d&#8217;arte comporta un atto cognitivo complesso il cui vero obiettivo \u00e8, in realt\u00e0, l&#8217;artista stesso.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":93469,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1796],"tags":[],"class_list":["post-95459","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-mapping-the-artscape"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/95459","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/95459\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/93469"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=95459"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=95459"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=95459"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}