{"id":95878,"date":"2019-10-30T21:22:29","date_gmt":"2019-10-30T20:22:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?p=95523"},"modified":"2022-11-16T17:59:03","modified_gmt":"2022-11-16T16:59:03","slug":"albert-lutz-restituzione-beni-artistici","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2019\/10\/30\/albert-lutz-restituzione-beni-artistici\/","title":{"rendered":"Albert Lutz, direttore del Reitberg, parla di restituzione di beni artistici"},"content":{"rendered":"\n<p>Il tema della restituzione di beni artistici non \u00e8 nuovo per musei e istituzioni. Ma il dibattito ha fatto un deciso passo avanti nel 2018, quando il presidente francese Emmanuel Macron ha reso pubblico il report dal titolo \u201cRestituer le Patrimoine Africain\u201d, che affronta il tema spinoso delle acquisizioni europee durante il periodo coloniale. Gli autori, ovvero l\u2019economista senegalese Felwine Sarr e la storica francese B\u00e9n\u00e9dicte Savoy, si sono espressi a favore di una restituzione permanente ai Paesi d\u2019origine degli oggetti che sono stati presi all\u2019Africa durante il Colonialismo. Dietro a questo processo si cela la questione complessa della provenienza, problema che apre uno scenario ben pi\u00f9 ampio di quanto la restituzione delle opere d&#8217;arte sia in s\u00e9. Ne abbiamo parlato con il direttore del museo Rietberg di Zurigo, Albert Lutz, che termina il suo mandato in questi giorni. Dopo 21 anni alla guida del museo, lascia il posto a Annette Bhagwati. Lo ha affiancato, durante la nostra conversazione, Esther Tisa Francini, responsabile per il Museo delle ricerche sulla provenienza, ruolo introdotto a suo tempo dallo stesso Lutz. Come Albert Lutz spiega nella nostra intervista, il museo Rietberg \u2013 un gioiello immerso in un parco all\u2019inglese di oltre 70mila metri quadrati \u2013 \u00e8 il solo in Svizzera a essere dedicato all\u2019arte non europea. Ma rappresenta anche, a livello internazionale, un punto di vista progressista che sorpassa le tradizionali divisioni tra arte e manufatto etnografico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignnone size-large size-medium wp-image-95527\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2019\/10\/0000_DSC_1522-2.jpg\" alt=\"Museum Reitberg, Zurich.\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Villa Wesendonck, Museum Rietberg \u00a9 Foto: Museum Rietberg.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignnone size-large size-medium wp-image-95533\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2019\/10\/000_Rb-112.jpg\" alt=\"Museum Reitberg\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Historical view of the Villa Wesendonck, first collection institution, 1952 \u00a9 Museum Rietberg Zurich.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-storia-di-una-collezione\">Storia di una collezione.<\/h3>\n\n\n\n<p>Dottor Lutz, a fine novembre saluter\u00e0 il museo Rietberg, che ha diretto dal 1998. Che museo era al suo arrivo?<\/p>\n\n\n\n<p>Albert Lutz: <em>Sono qui da 36 anni, ho cominciato nel dipartimento di arte cinese. Allora il Rietberg era l\u2019unico museo in Svizzera dedicato all\u2019arte non europea; e lo \u00e8 tuttora, con un patrimonio di 37.000 fotografie e 23.000 oggetti (sculture, dipinti, ceramiche, tessili) provenienti da Asia, Africa, Americhe e Oceania. La collezione su cui il Museo Reitberg \u00e8 stato fondato apparteneva al Barone Eduard von der Heydt, il collezionista che aveva comperato il Monte Verit\u00e0, ad Ascona. L\u00ec teneva molti dei beni artistici che poi don\u00f2 alla citt\u00e0 di Zurigo nel 1946. Le opere furono trasferite al Rietberg solo dopo un referendum, in cui venne chiesto ai cittadini se volessero trasformare la villa <\/em> <em>Wesendonck, gi\u00e0 di propriet\u00e0 municipale, in un museo. Accadde un fatto curioso: il partito comunista, allora in carica, si oppose strenuamente dicendo che l\u2019arte \u00e8 cosa per le \u00e9lite. Ma gli abitanti di Zurigo votarono contro, e nel 1952 la collezione fu traslocata a villa  Wesendonck.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta della villa nota per aver ospitato Richard Wagner, che qui scrisse \u201cTristano e Isotta\u201d. Ma da allora il museo \u00e8 cresciuto, ed \u00e8 stato proprio lei, a un certo punto, a far costruire un nuovo edificio, che ha poi permesso di sviluppare le attivit\u00e0 culturali.<\/p>\n\n\n\n<p>Albert Lutz: <em>S\u00ec, infatti. La collezione era gi\u00e0 molto cresciuta (tra donazioni e prestiti permanenti, oltre che attraverso acquisti mirati) e si era reso necessario utilizzare gli altri antichi edifici nel parco. Nel 2007 si \u00e8 comunque deciso di costruire un nuovo edificio, che \u00e8 quello che ci ha permesso di organizzare le mostre temporanee. Anche l\u2019attuale display della collezione permanente risale a 12 anni fa. L\u2019introduzione delle mostre temporanee (come l\u2019ultima che ho curato, \u201cSpecchio: il riflesso dell\u2019Io\u201d, o i \u201cGiardini del mondo\u201d) ci ha permesso di collocare la nostra stessa collezione all&#8217;interno di nuovi contesti, e ci ha permesso di vederla da altri punti di vista. Abbiamo introdotto cos\u00ec anche l\u2019arte contemporanea. Ne sono nate riflessioni su come una collezione dovrebbe essere esposta. Le mostre sono state una calamita per il pubblico, che \u00e8 duplicato. Questi esperimenti potrebbero contribuire a cambiare un giorno la maniera in cui presentiamo la collezione, ma vogliamo che questa evoluzione avvenga lentamente, rimanendo fedeli all&#8217;identit\u00e0 del museo. (<a rel=\"noopener noreferrer\" href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2017\/02\/17\/is-him-the-best-living-archeologist-frank-goddio-an-interview\/\" target=\"_blank\">Qui il link al nostro scritto sul protagonista di una delle mostre pi\u00f9 visitate che il Rietberg ha ospitato, quella dedicata al lavoro dell&#8217;archeologo Frank Goddio<\/a>).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cosa intende dire?<\/p>\n\n\n\n<p>Albert Lutz: <em>Il museo \u00e8 stato fondato sull\u2019idea di \u201cars una\u201d \u2013 una nozione elaborata in origine da William Cohn \u2013 che ha determinato la maniera in cui l\u2019arte \u00e8 esposta. Il Barone von Heydt da una parte voleva che l\u2019arte fosse accessibile a tutti, dall&#8217;altra auspicava che tutta l\u2019arte fosse trattata con la stessa dignit\u00e0, cio\u00e8 venisse considerata in virt\u00f9 delle qualit\u00e0 plastiche ed estetiche, non confinata a esser manufatto etnico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un tema che in effetti oggi \u00e8 diventato cruciale. Il Barone era un viaggiatore?<\/p>\n\n\n\n<p>Esther Tisa Francini: <em>Non lo era. Ma era conosciuto come un ottimo cliente nelle migliori gallerie di Londra, Parigi, Amsterdam e New York. Aveva una casa a Berlino e significative risorse finanziare che prefer\u00ec investire in arte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignnone size-large size-medium wp-image-95529\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2019\/10\/000_Congo-Fiction_Museum-Rietberg_KONGO_13a_MRZ_HH-21a_rosa.jpg\" alt=\"art restitution\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mask with woman&#8217;s face kambanda. Artist of the Pende region, Congo, before 1939. Wood, plant fibre, brass nails, 32 x 35 x 30 cm \u00a9 Museum Rietberg Zurich, gift Barbara and Eberhard Fischer<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-restituzione-di-beni-artistici-l-importanza-delle-ricerche-sulla-provenienza\">Restituzione di beni artistici: l\u2019importanza delle ricerche sulla provenienza.<\/h3>\n\n\n\n<p>Quali sono le linee guida per le nuove acquisizioni della collezione?<\/p>\n\n\n\n<p>Albert Lutz: <em>Ogni volta che decidiamo di espandere le nostre collezioni, partiamo da quelle esistenti. Si pu\u00f2 trattare di chiudere un buco. O di espandersi da un punto di vista geografico, o tematico. Non molto tempo fa, per esempio, abbiamo provato ad acquisire un pezzo che era appartenuto alla collezione di Hans Himmelheber prima di passare a Marceau Rivi\u00e8re, le cui propriet\u00e0 sono andate all&#8217;asta la scorsa estate. Abbiamo gi\u00e0 un\u2019importante collezione di Himmelheber, grazie ai suoi eredi che ci hanno donato 15.000 sue fotografie e 750 oggetti con cui Himmelheber negli anni Trenta era tornato dall\u2019Africa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Esther Tisa Francini: <em>Himmelheber, che era appunto un collezionista, era stato in Africa Occidentale e Centrale 14 volte \u2013 come scienziato, etnologo e gallerista. Aveva acquistato per s\u00e9 e anche per i suoi clienti, oltre che per istituzioni pubbliche. Il lavoro di documentazione che \u00e8 riuscito a mettere insieme a quel tempo \u00e8 un\u2019opera eccezionale. Attraverso le interviste che fece nei laboratori, agli artisti, li ha fatti uscire dall&#8217;anonimato. Il suo \u00e8 un lavoro molto prezioso, oggi, per ricostruire una prima storia dell\u2019arte africana.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignnone size-large size-medium wp-image-95530\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2019\/10\/000_kongo-fiktion_Museum_Rietberg_KONGO_10b_MRZ-FHH_190-37.jpg\" alt=\"art restitution\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mask and car. Hans Himmelheber, Congo, 1938. SW negative \u00a9 Museum Rietberg, Geschenk Erbengemeinschaft Hans Himmelheber.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignnone size-large size-medium wp-image-95536\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2019\/10\/Museum_Rietberg_KONGO_10a_MRZ-HH19.jpg\" alt=\"art restitution\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Maske mit H\u00f6rnern. K\u00fcnstler der Pende-Region, Kongo, vor 1939. Holz, bemalt, Pflanzenfasern, 67 x 29 x 36 cm \u00a9 Museum Rietberg Z\u00fcrich, Geschenk Barbara und Eberhard Fischer.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Quale oggetto di Himmelheber \u00e8 poi andato in vendita con l\u2019asta di Marceau Rivi\u00e8re?<\/p>\n\n\n\n<p>Albert Lutz: <em>L\u2019oracolo Baule, una scatola divinatoria con una figurina antropomorfa intagliata sul lato. Purtroppo \u00e8 stato venduto per una cifra che ha superato di molto le stime, una cifra che non ci siamo potuti permettere. Certo, in questo caso la provenienza era lampante e per noi di grande interesse; ma prima di ogni acquisizione bisogna accertarsi della provenienza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In questo tipo di ricerche il Rietberg \u00e8 all\u2019avanguardia, non \u00e8 cos\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<p>Albert Lutz: <em>Ho spinto molto perch\u00e9 si cominciasse a fare un approfondito lavoro di documentazione sulle opere; non solo per le nuove acquisizioni, ma anche per il patrimonio preesistente, che include, quando possibile, la verifica delle origini e degli artisti che lo hanno prodotto. Significa che la descrizione degli oggetti dovrebbe includere il racconto delle circostanze in cui il lavoro \u00e8 stato prodotto, venduto, e come \u00e8 poi entrato nella collezione del Rietberg.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-restituzione-di-beni-artistici-tra-nazismo-e-colonie\">Restituzione di beni artistici tra nazismo e colonie.<\/h3>\n\n\n\n<p>Dopo le dichiarazioni di Macron a Ouagandou (Burkina Faso) risalenti a Dicembre 2017 \u2013 quando il Presidente si \u00e8 detto intenzionato a restituire i manufatti africani passati alla Francia in era coloniale \u2013 il dibattito pubblico sulla restituzione si \u00e8 infiammato.<\/p>\n\n\n\n<p>Esther Tisa Francini: <em>\u00c8 cos\u00ec, ma per quel che ci riguarda, la questione della restituzione ci ha toccato gi\u00e0 prima che si accendesse il dibattito sull\u2019arte coloniale. La nostra ricerca sulle provenienze \u00e8 infatti iniziata 10 anni fa: 10 anni dopo che il trattato di Washington \u201cPrinciples on Nazi-Confiscated Art\u201d \u00e8 stato siglato. Abbiamo voluto far chiarezza sulle acquisizioni di Eduard von der Heydt e abbiamo rintracciato quattro pezzi della collezione, vasi cinesi entrati in possesso del Barone nel 1935, che erano stati confiscati durante il periodo nazista. A quel punto ci siamo messi sulle tracce degli eredi, scoprendo per\u00f2 che non erano interessati alla restituzione. Cos\u00ec abbiamo fatto valutare i pezzi \u2013 da Sotheby\u2019s e Christie\u2019s &#8211; in modo da essere in grado di ripagare la famiglia con il valore di mercato corrispondente. Mentre i vasi sono rimasti con noi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignnone size-large size-medium wp-image-95532\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2019\/10\/000_Museum_Rietberg_KONGO_HH_25.jpg\" alt=\"Museum Reitberg\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mask &#8220;kifwebe&#8221;. Artist of the Songye region, before 1939, wood, pigments, 45,5 \u00d7 22,5 \u00d7 20,5 cm. Museum Rietberg Zurich, gift by Barbara and Eberhard Fischer, acquired by Hans Himmelheber.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Per l\u2019anno 2021 \u00e8 prevista la conclusione dei lavori del Museo Reale del Benin, in Nigeria. Il Paese africano sta reclamando a gran voce le sue propriet\u00e0 trafugate. Avete pezzi che giungono dall\u2019ex Benin che vi sono stati richiesti?<\/p>\n\n\n\n<p>Esther Tisa Francini: <em>A essere investiti dai reclami per la restituzione sono stati soprattutto i musei che posseggono grosse collezioni di arte africana. Ci \u00e8 sembrato giusto comunque condurre la nostra ricerca, e ne \u00e8 emerso che tre dei sedici pezzi del Benin al Rietberg risalgono effettivamente al periodo dell\u2019attacco al palazzo reale di Benin City, passato alla storia come \u201cLa spedizione punitiva\u201d. Una \u00e8 una maschera che riporta il numero di William Webster, un mercante molto attivo a Londra nell&#8217;immettere sul mercato le opere rubate in Benin. C\u2019\u00e8 poi una zanna in avorio che era accompagnata da una fattura molto rivelatoria: \u201cDel periodo 1897\u201d, l\u2019anno della spedizione punitiva. C\u2019\u00e8 infine un altro pezzo in avorio intagliato, un bracciale, che abbiamo scoperto essere appartenuto al generale Henry Rawson, uno dei militari direttamente coinvolti nella spedizione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sono diverse le opinioni in tema di restituzione: per esempio St\u00e9phane Martin, direttore del Mus\u00e9e du Quai Branly-Jacques Chirac, ha detto di prediligere la circolazione rispetto alla restituzione. Qual \u00e8 la vostra posizione a riguardo?<\/p>\n\n\n\n<p>Albert Lutz: <em>\u00c8 un problema che non ha una risposta univoca, e dovrebbe essere considerato caso per caso. Ci sembra opportuno considerare sia la restituzione sia i prestiti a lungo termine; ma occorre rendersi conto che tutto questo rappresenta solo una parte del processo di fare ammenda delle ingiustizie della storia. Non sono per forza di cose le soluzioni pi\u00f9 adatte. Per questo un dialogo internazionale \u00e8 essenziale, al fine di porre le basi per una vera collaborazione transculturale. Infatti, non dobbiamo perdere di vista un punto: la produzione di conoscenza \u00e8 un processo condiviso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Esther Tisa Francini: <em>\u00c8 importante assicurare la trasparenza. Anche se oggi le ricerche sulla provenienza sono la norma, \u00e8 questo un fatto abbastanza nuovo e, per questo, pi\u00f9 macchinoso. Qui abbiamo cominciato un po&#8217; in anticipo: 10 anni fa abbiamo reso pubblici i nostri magazzini. L\u2019accesso non \u00e8 riservato ai soli studiosi, ma a chiunque sia interessato. E si pu\u00f2 vedere tutta la collezione in archivio, a eccezione di ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere esposto per ragioni di conservazione (come dipinti, fotografie o tessili). Abbiamo anche iniziato a mettere online la collezione, che \u00e8 accessibile, attualmente, da gran parte del mondo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Intanto, con la mostra dell\u2019anno scorso &#8211; \u201cLast stop Nirvana\u201d &#8211; avete dimostrato che l\u2019arte pu\u00f2 essere un eccellente strumento di diplomazia\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Albert Lutz: <em>In quel frangente abbiamo avuto l\u2019occasione unica di esporre la scultura del Buddha che appartiene al museo di Peshawar, e con lei \u00e8 arrivata una delegazione dal Pakistan. Siamo il solo museo che ha firmato con la nazione asiatica un memorandum d\u2019intesa che serve per porre le basi future di una cooperazione internazionale, che comprende, tra le altre cose, la possibilit\u00e0 di invitare artisti pachistani. Ma costruire ponti \u00e8 la base del nostro modo di operare: significa stabilire una cooperazione con altri Paesi per la conservazione dei beni culturali, la documentazione e la ricerca, lo scambio di informazioni. Per la mostra \u201cCongo as fiction\u201d (visitabile fino al 22 Marzo 2020) abbiamo invitato 13 artisti dal Paese africano. \u00c8 un dettaglio che ci riporta all\u2019idea di modificare la nostra prospettiva eurocentrica e misurarla in nuovi contesti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dott. Lutz, di quali esperienze ha fatto tesoro in questi anni al Rietberg?<\/p>\n\n\n\n<p>Albert Lutz: <em>Fin dai primi giorni come curatore del dipartimento cinese sono stato coinvolto anche nelle attivit\u00e0 e nelle decisioni che si prendevano negli altri dipartimenti. Questa apertura al confronto, assieme alla fortuna di aver incontrato persone da tutto il mondo, credo siano state esperienze che mi hanno arricchito moltissimo.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Acquisizioni, provenienza, restituzioni di opere d&#8217;arte: ne abbiamo discusso con Albert Lutz, direttore uscente dell\u2019unico museo in Svizzera dedicato all&#8217;arte non-Europea.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":95619,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1797],"tags":[],"class_list":["post-95878","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-in-dialogue-with"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/95878","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/95878\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/95619"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=95878"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=95878"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=95878"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}