{"id":97188,"date":"2020-02-13T10:34:14","date_gmt":"2020-02-13T09:34:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=97188"},"modified":"2021-06-22T13:17:33","modified_gmt":"2021-06-22T11:17:33","slug":"michael-callies-dependance-intervista","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/02\/13\/michael-callies-dependance-intervista\/","title":{"rendered":"Michael Callies, fondatore di d\u00e9pendance (un&#8217;intervista)"},"content":{"rendered":"\n<p>Sono passati ormai quasi vent\u2019anni da quando <a href=\"http:\/\/www.dependance.be\/\">d\u00e9pendance<\/a> ha aperto, a Bruxelles. Qui la galleria ha saputo marcare il proprio territorio, presentando artisti straordinari, ma senza per questo mai assumere toni da superpotenza del mercato. Abbiamo incontrato il fondatore di d\u00e9pendance, Michael Callies, per parlare con lui della storia della galleria e capire meglio il suo approccio al mercato. Ci\u00f2 che pi\u00f9 ci ha colpito della sua storia \u00e8 il senso di fiducia che Michael Callies \u00e8 riuscito a stabilire con gli artisti che espone. Se \u00e8 vero che esistono gli \u2018artisti degli artisti\u2019 (per un esempio, <a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2018\/03\/06\/philippe-van-snick-interview\/\">qui<\/a> la nostra intervista con Philippe van Snick), ovvero quegli artisti che gli artisti stessi pi\u00f9 amano, di certo d\u00e9pendance avrebbe molte carte in regola per essere la loro galleria d\u2019elezione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/02\/Michael-Callies-with-Josef-Strau-1024x1024.jpeg\" alt=\"Michael Callies\" class=\"wp-image-97106\"\/><figcaption>Michael Callies con Josef Strau.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>All\u2019inizio non voleva fare il gallerista ma l&#8217;artista, giusto?<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Michael Callies: Ho studiato per insegnare educazione fisica, ma non sono riuscito a finire l&#8217;universit\u00e0. Tutto era troppo grande, troppo affollato. \u00c8 stato un trauma. Poi, nel 1990, Martin Kippenberger \u00e8 venuto a insegnare alla St\u00e4delschule di Francoforte, insieme con Michael Krebber. Gi\u00e0 lo conoscevo, e mi piaceva il suo lavoro. Avvicinai il suo assistente e gli chiesi se potevo essere uno studente \u2018ospite\u2019. Loro acconsentirono. Dopo due semestri il corso di Kippenberger \u00e8 finito, e io ho iniziato a studiare grafica a Offenbach. Ma l\u2019anno dopo ho lasciato la scuola e sono tornato alla St\u00e4delschule, che ho completato nella classe di Georg Herold e Thomas Bayrle. Lavoro ancora con alcune delle persone che ho incontrato allora, come Thilo Heinzmann, Sergej Jensen o Haegue Yang per esempio. Come artista non sono stato molto produttivo. Qualche mostra minore, nulla di che. Ho sempre pensato che qualcuno prima o poi sarebbe venuto a chiedere di chiesto di esporre i miei lavori; ma non \u00e8 mai successo. Oltretutto, non ero un pittore. Il mio lavoro era concettuale, e un po&#8217; sarcastico. Non avevo progetti per il futuro, a differenza di alcuni artisti che conoscevo all&#8217;epoca e che avevano gi\u00e0 le idee molto chiare. A un certo punto un amico curatore ha organizzato una mostra collettiva, invitando tutti gli altri miei amici artisti. Io non sono stato invitato. Questo \u00e8 stato il momento in cui ho deciso di fermarmi.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>A quel punto ha saltato il fosso&#8230;<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Michael Callies: Per pi\u00f9 di un decennio ho fatto avanti e indietro tra Francoforte e il Belgio, mentre mia moglie lavorava qui, a Bruxelles. Passavo il tempo nelle librerie e al mercato delle pulci, libero di esplorare e comprendere la scena artistica locale. Attraverso un amico alla fine ho incontrato Stephan Jaax, che era un collezionista d&#8217;arte ed ex banchiere di qui. A un certo punto abbiamo deciso di fare qualcosa insieme. Abbiamo messo dei soldi nel progetto e abbiamo organizzato il nostro primo evento: una mostra di Sergej Jensen. Abbiamo calcolato che, mantenendo i costi al minimo, avremmo potuto tenere aperta la nostra galleria per un paio d&#8217;anni, anche senza vendere nulla. Abbiamo ricevuto una lista di possibili collezionisti da qualcuno, ma poi abbiamo capito che la lista non era affatto aggiornata. Non avevamo idea dell&#8217;attivit\u00e0 che avevamo appena iniziato..<br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/02\/DSCF0241-768x1024.jpg\" alt=\"Michael Callies\" class=\"wp-image-97167\"\/><figcaption>Michael Krebber: <em>Unfinished Too Soon<\/em>. 2011. Installazione con Michael Krebber, d\u00e9pendance, Brussels.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Come avete scelto riguardo alle mostre successive?<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Michael Callies: Dopo Sergej, che era un amico e lavorava gi\u00e0 con la Galerie Neu, la lista \u00e8 cresciuta invitando amici, e amici di amici.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>E come siete arrivati gli artisti con cui lavorate oggi?<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Michael Callies: Posso fare degli esempi. Qualche tempo fa mi trovava in una fiera d&#8217;arte ad Atene, dove sono stato invitato insieme ad altre dieci gallerie da Isabella Bortolozzi. Stavo installando lo stand e avevo bisogno di un trapano. L\u2019ho chiesto in prestito a qualcuno che ne stava usando uno accanto a me. Era Oscar Tuazon. Ha cominciato a spiegarmi cosa stava facendo, e mi sono piaciuti sia lui che il suo lavoro. Gli ho chiesto spontaneamente se voleva mostrare un paio di pezzi in alcune mostre future che stavo organizzando. Ha detto di s\u00ec, ed \u00e8 cos\u00ec che \u00e8 iniziata la nostra collaborazione. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/02\/2013_01_OscarTuazon_047-1024x683.jpg\" alt=\"Oscar Tuazon\" class=\"wp-image-97165\"\/><figcaption>Oscar Tuazon: <em>d\u00e9pendance<\/em>, 2013. Installazione a d\u00e9pendance, Brussels. Courtesy the artist and d\u00e9pendance, Brussels. Photo credit \u00a9 Sven Laurent<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Un&#8217;altra volta mi trovavo a Statements, a Basilea, dove Bortolami aveva lo stand di fronte al nostro ed esponeva opere di Richard Aldrich. Ricordo di aver detto a me stesso che i suoi quadri stavano diventando sempre pi\u00f9 belli e poi, dopo una settimana trascorsa l\u00ec, i quadri hanno cominciato a piacermi molto. Volevo chiedergli se sarebbe stato interessato a lavorare con noi, ma qualcuno mi ha detto che era gi\u00e0 stato invitato da una galleria pi\u00f9 grande. Alla fine, per fortuna, ha deciso per noi. Credo che si sia sentito pi\u00f9 vicino al nostro programma, che includeva artisti come Michael Krebber. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel caso di Ed Atkins, conoscevo il suo lavoro ma non l&#8217;avevo mai incontrato. Una sera abbiamo tenuto una cena in onore di Jana Euler a Zurigo. Ero a un tavolo con Martin McGovern, gli ho detto che avrei voluto mostrare Ed Atkins. Cos\u00ec ho scoperto che Ed era seduto accanto a me.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>In un&#8217;intervista con Alan Jones e Laura de Coppet, Ileana Sonnabend si \u00e8 definita una &#8220;dilettante&#8221;, pi\u00f9 che una vera gallerista; cio\u00e8 una persona che \u00e8 amante dell&#8217;arte (dilettante o \u201camateur\u201d in francese indica anche anche una persona che ama), ma che \u00e8 anche molto istintiva nel vendere arte. Si sente vicino a questo atteggiamento?<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Michael Callies: Non proprio. Credo che nel mio caso la galleria sia pi\u00f9 vicina a ci\u00f2 che facevo come artista. Soprattutto all&#8217;inizio, sono sempre stato molto pi\u00f9 nervoso degli artisti che ho poi esposto. Mi sono sempre molto impegnato nella produzione delle mostre, anche perch\u00e9 non c&#8217;era un budget per fare altrimenti. Per esempio, con Nora Schultz abbiamo scelto e reperito insieme i materiali che poi l\u2019artista ha usato. Nel tempo ho instaurato un rapporto di fiducia con gli artisti, che credo sia stato possibile perch\u00e9 probabilmente ritenevano che avessi qualche buona idea. Proprio come se fossi loro amico; mi ascoltavano sul modo in cui pensavo avrebbero dovuto installare le loro mostre. Anche se non ero pi\u00f9 uno di loro, dovevo comunque trovare un modo per creare; e il modo era la galleria.<br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"624\" height=\"936\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/02\/view_02-EDITED.jpg\" alt=\"Michael Callies\" class=\"wp-image-97166\"\/><figcaption>Nora Schultz, Nicholas Byrne: <em>Faces<\/em>, 2011. Installazione, d\u00e9pendance, Brussels. Courtesy the artists and d\u00e9pendance, Brussels.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Quali sono le ragioni professionali che vi hanno fatto scegliere di stare a Bruxelles e non altrove?<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Michael Callies: La domanda si pone solo ipoteticamente, visto che sono venuto a Bruxelles per motivi personali e non professionali. Ma quello che ho potuto fare con una galleria qui non avrei potuto farlo in citt\u00e0 come Berlino o Londra, perch\u00e9 alcuni degli artisti avevano gi\u00e0 delle gallerie l\u00e0. Bruxelles si sentiva come un&#8217;isola.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217; &#8220;affaticamento da fiera&#8221; \u00e8 un fenomeno che interessa sia i visitatori che gli espositori delle fiere d&#8217;arte. Il calendario \u00e8 diventato travolgente, tanto che alcune gallerie hanno deciso di uscire da questo sistema per concentrarsi di pi\u00f9 sul proprio spazio. Pensa che le fiere d&#8217;arte saranno sempre una condizione necessaria al successo di una galleria?<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Michael Callies: Le fiere sono sempre state importanti. \u00c8 successo molto presto a Colonia e Basilea, pi\u00f9 tardi anche a Londra e Parigi. Solo New York era sempre un po&#8217; pi\u00f9 difficile. Ci sono diversi motivi per partecipare alle fiere. Uno di questi \u00e8 sicuramente di carattere meramente commerciale, ed \u00e8 questo un semplice calcolo. Ma non \u00e8 questo l&#8217;unico motivo. Alle fiere si incontrano tante persone. Se stai a casa non hai le stesse possibilit\u00e0. Si incontrano persone solo se si esce per una festa, e poi magari parli con qualcuno che ti fa pensare a qualcosa a cui non avevi mai pensato prima.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Facendo molte fiere non si rischia di trascurare il programma della galleria?<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Michael Callies: No, non credo di esser mai sceso a compromessi sul programma della mia galleria perch\u00e9 ero impegnato a far fiere.<br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/02\/Michael-Callies-with-Jana-Euler-1024x1024.jpeg\" alt=\"Jana Euler\" class=\"wp-image-97170\"\/><figcaption>Michael Callies con un&#8217;opera di Jana Euler e una di Cosima von Bonin.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Riguardo alle collettive, qual \u00e8 il suo approccio quando ha bisogno di includere diversi artisti nella stessa mostra? Lavora con i curatori?<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Michael Callies: In realt\u00e0, siamo i curatori di noi stessi. C&#8217;\u00e8 un&#8217;idea e poi si pensa a chi potrebbe essere adatto. Poi si chiede agli artisti. L&#8217;installazione della mostra \u00e8 come in fiera, alla fine dovrebbe essere bella.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali sono le differenze tra il modo in cui \u00e8 cresciuto come gallerista, e il modo in cui, oggi, si fa galleria?<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Michael Callies: All\u2019inizio non avevamo esperienza, siamo perci\u00f2 cresciuti tra mille inversioni di rotta. Penso che le giovani gallerie oggi abbiano un piano di crescita molto pi\u00f9 chiaro. E devono averlo, perch\u00e9 quello che stiamo vivendo \u00e8 un periodo molto pi\u00f9 difficile. Per noi era importante che nelle mostre gli artisti potessero sempre fare quello che volevano, senza pensare al successo commerciale. Questo pu\u00f2 essere cambiato un po&#8217;, ma non pi\u00f9 di tanto.<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo incontrato Michael Callies, fondatore di d\u00e9pendance a Bruxelles, per ripercorrere il suo percorso di artista e gallerista.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":97106,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1797],"tags":[],"class_list":["post-97188","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-in-dialogue-with"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/97188","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/97188\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/97106"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=97188"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=97188"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=97188"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}