{"id":97965,"date":"2020-04-06T20:17:41","date_gmt":"2020-04-06T18:17:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=97965"},"modified":"2022-11-17T09:21:57","modified_gmt":"2022-11-17T08:21:57","slug":"antonello-da-messina-san-sebastiano","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/04\/06\/antonello-da-messina-san-sebastiano\/","title":{"rendered":"Il messaggio di Antonello da Messina per Mantegna \u00e8 nell&#8217;ombelico"},"content":{"rendered":"\n<p>Se si dovesse scegliere oggi un soggetto dell&#8217;arte antica adatto per i giorni che stiamo vivendo, ci si potrebbe sbizzarrire tra le tante visioni apocalittiche che hanno occupato (e ancora occupano) pareti affrescate, tavole e tele dipinte sparse per il mondo &#8211; come, per esempio, il <em>Trionfo della morte<\/em> dipinto da Buonamico Buffalmacco per il Camposanto di Pisa tra il 1338 e il 1341. Ed \u00e8 opportuno fare questo esempio non solo per la straordinaria espressivit\u00e0 dell&#8217;opera, ma anche per \u00e8 il fatto che, com&#8217;\u00e8 noto, Buffalmacco verr\u00e0 citato da Giovanni Boccaccio nel suo <em>Decamerone<\/em>, opera idealmente scritta, vale la pena di ricordare, proprio durante una quarantena &#8211;  <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2014\/02\/15\/the-cemetery-is-being-reborn-in-pisa\/\" target=\"_blank\">qui il link al nostro scritto riguardo all&#8217;eccezionale restauro degli affreschi del Camposanto di Pisa, ricollocati nel 2018<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/IMG_20180830_135346-768x1024.jpg\" alt=\"Buonamico Buffalmacco\" data-id=\"98013\" data-full-url=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/IMG_20180830_135346.jpg\" data-link=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?attachment_id=98013\" class=\"wp-image-98013\"\/><figcaption class=\"blocks-gallery-item__caption\">Buonamico Buffalmacco, Triumph of the death, 1338\/1341, detail, Camposanto di Pisa.<\/figcaption><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/IMG_20180830_140117-768x1024.jpg\" alt=\"\" data-id=\"98014\" data-full-url=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/IMG_20180830_140117.jpg\" data-link=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?attachment_id=98014\" class=\"wp-image-98014\"\/><figcaption class=\"blocks-gallery-item__caption\">Camposanto di Pisa, Italy.<\/figcaption><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"1600\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2014\/02\/DSC01785.jpg\" alt=\"Frescoes by Buonamico Buffalmacco (&quot;Stories of anachorets&quot;, detail, Monumental Cemetery of Pisa) made between 1340 and 1343.\" data-id=\"4929\" data-full-url=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2014\/02\/DSC01785.jpg\" data-link=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2014\/02\/15\/the-cemetery-is-being-reborn-in-pisa\/dsc01785\/\" class=\"wp-image-4929\"\/><figcaption class=\"blocks-gallery-item__caption\">Frescoes by Buonamico Buffalmacco (&#8220;Stories of anachorets&#8221;, detail, Monumental Cemetery of Pisa) made between 1340 and 1343.<\/figcaption><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p>Invece, abbiamo voluto scegliere un soggetto positivo: San Sebastiano, considerato il protettore contro ogni epidemia. Per questo suo attualissimo valore simbolico, abbiamo deciso di dedicare al soggetto un approfondimento, puntando l&#8217;attenzione su uno dei dipinti pi\u00f9 belli che gli siano mai stati dedicati: quello eseguito da Antonello da Messina nel 1478 e oggi conservato alle <a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Gem\u00e4ldegalerie di Dresda (opens in a new tab)\" href=\"https:\/\/gemaeldegalerie.skd.museum\/en\/\" target=\"_blank\">Gem\u00e4ldegalerie di Dresda<\/a>. Il nostro viaggio parte da una piccola scoperta in questo dipinto e arriva, forse, un a intercettare messaggio cifrato.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"497\" height=\"1000\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/bb3c55ee-6b86-4a02-91ef-cd94f6da57f0.jpg\" alt=\"Antonello da Messina Saint Sebastian\" class=\"wp-image-98001\"\/><figcaption>Antonello da Messina, Saint Sebastian, 1478, oil on board transferred on canvas, Dresden, Gem\u00e4ldegalerie.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;ombelico\ne l&#8217;occhio<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Osservando il dipinto, \u00e8 difficile non notarne la maestria d&#8217;esecuzione e di composizione, con la mirabile costruzione prospettica, con l&#8217;idea della figura umana che fa da scudo alla citt\u00e0 sullo sfondo, e con le frecce che sembrano scoccate dal punto di vista dell&#8217;osservatore, fortemente ribassato rispetto all&#8217;asse mediano &#8211; un restauro condotto tra 1999 e 2004 ha consentito di individuare l&#8217;esatto punto di fuga prospettico, posto dietro al polpaccio destro. Ma guardando il quadro potrebbe sfuggire un particolare di cui si \u00e8 accorto Daniel Arasse, storico dell&#8217;arte scomparso nel 2003.<\/p>\n\n\n\n<p>In uno dei suoi  saggi (uscito postumo nel 2004), Daniel Arasse ha raccontato che a un certo punto della sua carriera aveva cominciato a scattare fotografie alle opere che vedeva dal vero senza sapere necessariamente che cosa fotografasse: &#8220;<em>poich\u00e9 si trova sempre ci\u00f2 che si cerca. Anche quando non si sa che cosa si stia cercando, forse si ha la fortuna di trovare qualcosa di inatteso<\/em>\u201d. Cos\u00ec, dopo aver visto e fotografato, senza pensarci troppo, il <em>San Sebastiano<\/em> di Dresda, una volta tornato a casa, Arasse ha proiettato le diapositive dei dettagli su una parete bianca, e ha avuto la sorpresa di scoprire che l&#8217;ombelico di San Sebastiano era disegnato esattamente come un occhio: \u201cN<em>on che somigliasse a un occhio<\/em> &#8211; scrive Daniel Arasse &#8211; <em>era un occhio<\/em>\u201d.  <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/tumblr_n5y3yvZeNs1twlropo1_1280-1024x682.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98007\"\/><figcaption>Antonello da Messina, Saint Sebastian, 1478, detail.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma Arasse not\u00f2 anche un altro particolare insolito. L&#8217;ombelico era posto in una posizione laterale rispetto all&#8217;asse mediano del corpo di San Sebastiano, mentre ovviamente avrebbe dovuto occupare una posizione centrale. Eppure, nel dipinto, l&#8217;asse mediano verticale del corpo \u00e8 ben individuato, sottolineato da una forte ombreggiatura. Allora perch\u00e9 mettere l&#8217;ombelico al lato dell&#8217;asse e non al centro? Mentre si faceva questa domanda, Arasse notava anche che \u201c<em>se l&#8217;ombelico-occhio era a fianco dell&#8217;asse centrale, dall&#8217;altra parte di questo asse c&#8217;era una freccia piantata parallelamente, che avrebbe in qualche modo accecato il secondo occhio<\/em>\u201d.  <\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 Antonello avrebbe messo due occhi sul corpo del suo San Sebastiano, uno dei quali accecato da una freccia? Arasse non d\u00e0 una risposta. Si limita a raccontare di aver prestato, da allora in poi, grande attenzione agli ombelichi nei dipinti, e di aver trovato altri occhi, da Crivelli fino al XVI secolo fiammingo. Ma un conto \u00e8 fare un ombelico come un occhio, altro \u00e8 invece immaginare &#8211; come fa Antonello &#8211; due occhi di cui uno \u00e8 trafitto. Come si spiega questa aggiunta di crudelt\u00e0 su un soggetto gi\u00e0 vittima di un martirio? Per provare a rispondere a questa domanda \u00e8 necessario entrare un po&#8217; di pi\u00f9 nella storia di questo quadro di Antonello, che \u2013 tanto per cominciare \u2013 non \u00e8 sempre stato ritenuto opera sua.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>La\nnascita del quadro e le diverse attribuzioni<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>La commissione dell&#8217;opera era stata fatta nel 1478 dalla Scuola di San Rocco a Venezia, fondata proprio quell&#8217;anno, quando la citt\u00e0 fu colpita da una forte epidemia di peste che cost\u00f2 la vita al 15 per cento della popolazione. L&#8217;autore lo dipinge in tempi brevissimi, nei mesi che vanno dalla fondazione della Scuola (giugno) fino alla sua morte, avvenuta nel 1479 (questa \u00e8 oggi la datazione pi\u00f9 accreditata tra gli studiosi).<\/p>\n\n\n\n<p>Sorvolando sui tanti passaggi del dipinto di collezione in collezione, la vicenda moderna di questo San Sebastiano inizia con l&#8217;esposizione universale di Vienna del 1873, dove fu esposto come opera di Giovani Bellini &#8211; <a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2018\/09\/19\/mantegna-and-bellini-at-the-ng-sparks-debate-in-italy\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui il link al nostro scritto riguardo ai rapporti tra Bellini e Mantegna, indagati dalla mostra della National Gallery di Londra<\/a>. L&#8217;attribuzione gi\u00e0 allora fu fonte di accese polemiche. Qualcuno lo assegnava a Francesco Bonsignori, altri a Pietro da Messina, qualcun altro addirittura a Lorenzo Lotto, finch\u00e9 Crowe e Cavalcaselle indirizzarono l&#8217;opera ad Antonello. Vale la pena ricordare che Giovanni Morelli non manc\u00f2 di irridere l&#8217;attribuzione ad Antonello, salvo poi, anni dopo, farla propria e sottolinearla con grande convinzione (<a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"qui uno nostro ritratto biografico di Giovanni Morelli (opens in a new tab)\" href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/02\/18\/giovanni-morelli-connoisseur-pionieristico-e-controverso\/\" target=\"_blank\">qui uno nostro ritratto biografico di Giovanni Morelli<\/a>).  <\/p>\n\n\n\n<p>Oggi l&#8217;opera \u00e8 intesa pressoch\u00e9 all&#8217;unanimit\u00e0 come ascrivibile al catalogo di Antonello. Ci\u00f2 di cui invece non tutti sono persuasi \u00e8 il debito diretto che questo dipinto avrebbe nei confronti di Andrea M<span class=\"has-inline-color has-very-dark-gray-color\">antegna (ecco che si spiega il nostro riferimento ai rapporti tra Bellini e Mantegna). E<\/span>d \u00e8 qui che potrebbe tornare utile prendere in considerazione l&#8217;occhio-ombelico visto da Daniel Arasse.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un\ndebito verso Mantegna<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Il San Sebastiano di Antonello \u00e8 stato messo in relazione con  un capolavoro del Rinascimento italiano:<span class=\"has-inline-color has-very-dark-gray-color\"> la distrutta e poi resuscitata decorazione d<\/span>ella cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani a Padova (<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/eremitani.beniculturali.unipd.it\/\" target=\"_blank\">qui il link al sito dedicato al Complesso degli Eremitani dall&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Padova<\/a>), di Andrea Mantegna. Se si guarda in particolare la scena del <em>Martirio e il trasporto del corpo di San Cristoforo, <\/em>affrescata tra il 1454 e il 1457, si notano almeno tre similitudini con il San Sebastiano di Antonello da Messina ora a Dresda. La prima \u00e8 nell&#8217;impostazione prospettica risolta tramite il ricorso  alle forme del cerchio e del quadrato. La seconda \u00e8 riscontrabile nelle architetture di fondo, assai simili nelle due opere. La terza \u00e8 rappresentata da due figure affini: il soldato morto, disteso sul fondo a sinistra, nell&#8217;opera di Antonello, e il cadavere decollato di San Cristoforo, ugualmente supino nell&#8217;affresco di Mantegna.  <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/67589108_153292865746845_4552971677430624233_n-819x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98005\"\/><figcaption>Andrea Mantegna, \u201cMartyrdom and transport of Saint Christopher\u201d (at the bottom), 1454 &#8211; 1457, fresco, Ovetari chapel, Eremitani church, Padua. <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/mm1-1024x1015.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98009\"\/><figcaption>Andrea Mantegna, Martyrdom and transport of Saint Christopher, detail, 1454-1457, Ovetari chapel, Eremitani church, Padua. <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Messe insieme queste tre componenti sembrano pi\u00f9 che semplici coincidenze. Potrebbero anzi essere &#8216;debiti&#8217; di Antonello da Messina nei confronti di un artista che, in quel periodo, era considerato il pi\u00f9 all&#8217;avanguardia della regione. Tuttavia, non tutti gli storici dell&#8217;arte sono propensi a ritenere che Antonello avesse realmente visto di persona gli affreschi di Padova. Ma a questo punto si potrebbero aggiungere ai tre indizi anche l&#8217;occhio-ombelico visto da Daniel Arasse e la freccia conficcata nell&#8217;altro ipotetico occhio.  <\/p>\n\n\n\n<p>Nella parte sinistra dell&#8217;affresco di Mantegna, infatti, quello con la scena del martirio, si mette in immagini il testo della <em>Legenda Aurea <\/em>di Jacopo da Vragine che descrive i vari supplizi del santo, il quale  \u2013 tra altre crudelt\u00e0 \u2013 fu legato a una colonna e colpito con frecce, proprio come San Sebastiano. Nella scena di sinistra dell&#8217;affresco del Mantegna si vedono due frecce; una rimane a mezz&#8217;aria vicino al santo (il brano \u00e8 oggi illeggibile, ma si vede bene in una copia custodita al Museo Jacquemart-Andr\u00e9 di Parigi); l&#8217;altra  freccia, invece, torna indietro verso il tiranno che aveva ordinato l&#8217;uccisione del santo, e s&#8217;infila prodigiosamente nel suo occhio, in una scena che \u00e8 l&#8217;immagine pi\u00f9 iconica e tutt&#8217;oggi pi\u00f9 riprodotta del ciclo padovano. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/mm2-892x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98010\"\/><figcaption>Andrea Mantegna, Martyrdom and transport of Saint Christopher, detail, 1454-1457, Ovetari chapel, Eremitani church, Padua. <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Una freccia in un occhio per Antonello, dunque, e una in Mantegna. A questo punto le coincidenze potrebbero non essere pi\u00f9 solo frutto del caso, della moda, delle inevitabili somiglianze tra maestri. E i due occhi sulla pancia di San Sebastiano potrebbero essere la dichiarazione &#8216;esplicita&#8217; del debito di Antonello, una sorta di messaggio in codice lasciato dal pittore per gli amanti degli enigmi.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il\nvalore simbolico dell&#8217;iconografia <\/strong>\n<\/h4>\n\n\n\n<p>Il San Sebastiano di Antonello influenz\u00f2 molto la pittura veneziana, e basterebbe citare soggetti analoghi di Bartolomeo Vivarini (nel polittico Melzi d&#8217;Eril oggi alla pinacoteca Ambrosiana di Milano) e di Liberale da Verona (oggi alla pinacoteca di Brera a Milano; eseguito attorno al 1490 per la chiesa di San Domenico ad Ancona, ma con ambientazione veneziana), entrambi di evidente derivazione per il tipo di postura e nel secondo caso anche in parte per l&#8217;idea di ambientazione.  <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/vivarini-part-polittico-melzi-580x1024.jpg\" alt=\"vivarini part polittico melzi\" class=\"wp-image-97963\"\/><figcaption>Bartolomeo Vivarini, \u201cSaint Sebastian\u201d (detail of Melzi d&#8217;Eril polyptych), 1486, oil on board,  Pinacoteca Ambrosiana, Milan<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 in generale, nella Venezia del Quattrocento, dipinti con questo soggetto furono spesso messi in posizione principale sugli altari, a dimostrazione di quanto le epidemie fossero davvero temute dalla popolazione (con il termine &#8220;peste&#8221; si indicava qualunque epidemia mortale, non soltanto la peste in senso stretto). Ma il soggetto era gi\u00e0 ricorrente nel Trecento (ricordiamo la peste del 1<span class=\"has-inline-color has-very-dark-gray-color\">348, quella che avrebbe ispirato il Decamerone, durante la quale morirono anche i pittori Pietro e Ambrogio Lorenzetti) <\/span>e la sua fortuna non si arrest\u00f2 nei secoli. Nel corso delle diverse epoche, le sfumature di significato attribuite al soggetto sono cambiate, a volte in funzione dello spirito dei tempi, altre volte in chiave teologica, altre volte ancora per le ragioni dei committenti.  <\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, il significato del San Sebastiano non ha mai perso la sua impronta primaria e resta fondamentalmente legato al santo cui si attribu\u00ec la fine della terribile peste del 680 d.C. Fu in quell&#8217;anno, infatti, che il santo fu adorato per la prima volta a Roma come protettore contro l&#8217;epidemia. Come racconta Paolo Diacono nella sua <em>Historia Langobardorum<\/em>, quando le reliquie del santo furono portate nella basilica di San Pietro, la peste fin\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>Tunc cuidam per revelationem dictum est, quod pestis ipsa prius non quiesceret, quam in basilica beati Petri quae ad Vincula dicitur sancti Sebastiani martyris altarium poneretur. Factumque est, et delatis ab urbe Roma beati Sebastiani martyris reliquiis, mox ut in iam dicta basilica altarium constitutum est, pestis ipsa quievit.<\/em><\/p><p>Paolo Diacono, Libro VI  <\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Da un punto di vista simbolico e iconografico, il potere di far \u201ctornare alla vita\u201d \u00e8 anche intimamente connesso a una fase del suo martirio, che non coincide per\u00f2 con la sua morte. La diffusione del soggetto di San Sebastiano nell&#8217;iconografia di un uomo trafitto da frecce pu\u00f2 indurci a pensare che egli sia morto cos\u00ec.  Invece, come racconta sempre Jacopo da Varagine, a quella prima condanna ordinata dall&#8217;imperatore Diocleziano, Sebastiano sopravvisse, \u201ctorn\u00f2 alla vita\u201d. E pochi giorni dopo si present\u00f2 nuovamente dall&#8217;imperatore per accusarlo di crimini contro i cristiani. Fu allora che Diocleziano ordin\u00f2 una seconda condanna, alla quale il santo non scamp\u00f2 (fu ucciso a bastonate).  <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/St_Sebastian_Liberale_da_Verona-517x1024.jpg\" alt=\"St_Sebastian_(Liberale_da_Verona)\" class=\"wp-image-97964\"\/><figcaption>Liberale da Verona, \u201cSaint Sebastian\u201d, 1490, oil on board, Pinacoteca di Brera, Milan<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I motivi del male e della malattia che si propagano veloci nell&#8217;aria come una freccia si ritrovano in molte fonti antiche, da Omero alla Bibbia. Ed \u00e8 per via di questa valenza simbolica della freccia se in tutta la storia dell&#8217;arte troviamo San Sebastiano raffigurato con questa iconografia (non invece con quella relativa alla sua morte).<\/p>\n\n\n\n<p>San Sebastiano con il proprio corpo ferma le frecce del male e impedisce che queste colpiscano altri: un&#8217;immagine di formidabile forza e sintesi, che interesser\u00e0 persino autori del Novecento, come Egon Schiele, in un&#8217;epoca dove la nuova peste avrebbe assunto il volto della Grande Guerra, e artisti contemporanei, come Damien Hirst, in una riflessione pi\u00f9 ampia sul mistero della vita e della morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Bibliografia<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><em>Histories de peintures<\/em>, Daniel Arasse, 2004, Paris<\/li><li><em>Antonello da Messina, l&#8217;opera completa<\/em>, AA. VV., a cura di Mauro Lucco, 2006, Milano<\/li><li><em>Mantegna<\/em>, Mauro Lucco, 2013, Milano<\/li><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonello da Messina ha dipinto San Sebastiano per scongiurare l&#8217;epidemia di peste. E gli ha nascosto un mistero nell&#8217;ombelico.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":98001,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1793],"tags":[],"class_list":["post-97965","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-to-be-discovered"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/97965","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/97965\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/98001"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=97965"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=97965"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=97965"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}