{"id":98167,"date":"2020-04-20T10:55:21","date_gmt":"2020-04-20T08:55:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=98167"},"modified":"2022-11-16T17:52:18","modified_gmt":"2022-11-16T16:52:18","slug":"lucy-stein-artista","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/04\/20\/lucy-stein-artista\/","title":{"rendered":"Lucy Stein: Digitalis purpurea, una re(in)trospettiva"},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:60px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<!--begin kunstmatrix--> <iframe loading=\"lazy\" allowfullscreen=\"true\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\" src=\"https:\/\/art.kunstmatrix.com\/apps\/artspaces\/index.html?external=true&amp;splashscreen=true&amp;language=en&amp;uid=10609&amp;exhibition=596647\" width=\"100%\" height=\"600\"><\/iframe><!--end kunstmatrix-->\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Maria, ricordo quella greve sera.<br>L\u2019aria soffiava luce di baleni<br>silenz\u00efosi. M\u2019inoltrai leggiera,<\/p>\n\n\n\n<p>cauta, su per i molli terrapieni<br>erbosi. I piedi mi tenea la folta<br>erba. Sorridi? E dirmi sentia, Vieni!<\/p>\n\n\n\n<p>Vieni! E fu molta la dolcezza! molta!<br>tanta, che, vedi\u2026 (l\u2019altra lo stupore<br>alza degli occhi, e vede ora, ed ascolta<\/p>\n\n\n\n<p>con un suo lungo brivido\u2026) si muore!\u201e<\/p>\n\n\n\n<p>da&nbsp;<em>Digitale Purpurea<\/em>, by Giovanni Pascoli<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-i-fantasmi-non-sono-sempre-innocui\">I fantasmi non sono sempre innocui<\/h2>\n\n\n\n<p>Veniamo da un periodo in cui c\u2019\u00e8 stata molta attenzione nei confronti della pittura \u2018iconica\u2019. L\u2019onda \u2018figurativa\u2019 \u00e8 iniziata nel 2015, dopo lo scoppio della bolla alimentata dalle aste dei baby artisti. Questi dipingevano quasi sempre quadri \u2018aniconici\u2019 ed ecco che la prevedibile reazione \u00e8 stata quella, dopo la sbornia, di tornare con i piedi per terra. In quel periodo <strong>Lucy Stein<\/strong> era gi\u00e0 sulla scena da qualche tempo, dopo aver studiato alla Glasgow School of Arts (tra il 2001 e il 2004), ed essersi perfezionata a De Ateliers di Amsterdam (2004-2006). Gi\u00e0 dipingeva persone, animali e oggetti, per parlare di ci\u00f2 che che vedeva dentro s\u00e9 stessa, nel modo che sentiva pi\u00f9 adatto al proprio bisogno di esprimere l\u2019<em>esperienza<\/em>. Su questo sostantivo, cos\u00ec fondamentale per l&#8217;epoca in cui ci troviamo, torneremo a breve. Prima occorre chiarire un\u2019altra questione qui fondamentale. Le arti visive sono molto diverse dalla musica, ma a volte l\u2019una pi\u00f9 aiutare a comprendere l\u2019altra. Nella musica ci sono i generi. Rock, jazz, classica, folk, e via dicendo. Il jazz appartiene alla seconda met\u00e0 del Novecento, ma nulla impedisce che oggi si possa scrivere uno straordinario brano jazz. Nulla impedisce nemmeno che questo brano, pur non essendo il jazz la musica del momento, riesca a conquistarsi un posto nella storia della musica. Qualcosa del genere vale per la pittura e per certe sue categorie. L\u2019espressionismo non \u00e8 un fatto che inizia e finisce con i pittori di Die Brucke o con i Fauve, con Emile Nolde o Paula Modersohn-Becker, tutti movimenti e autori a cui il lavoro di Lucy Stein potrebbe essere ricondotto (<a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2017\/12\/07\/last-caravaggio\/\">qui spiego come anche qui si possa parlare di effetto <em>anchoring<\/em><\/a>). Questi sono i padri fondatori della categoria, cos\u00ec come Charlie Parker, Miles Davis, o Duke Ellington lo sono per il jazz. Lo stesso Picasso, non \u00e8 forse stato per tutta la vita un raffinatissimo pittore espressionista?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"744\" height=\"976\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/2011_Gambas-al-Pil-Pil.jpg\" alt=\"Lucy Stein\" class=\"wp-image-98812\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein, Gambas al Pil-Pil, 2011; oil on canvas, inch 35.1 x 47. Courtesy Private Collection, Switzerland.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La prima mostra personale di Lucy Stein da Gregor Staiger a Zurigo risale all\u2019autunno del 2011. Si intitola <em>The last Bohemian on the Costa Blanca<\/em>. L\u2019estate prima l&#8217;artista cura una mostra a Jesus Pobre, un villaggio nella provincia di Alicante dove dalla fine degli anni Sessanta la famiglia Stein ha una casa di vacanza. Questa mostra si intitola <em>The Invincible summer within<\/em>. Tra gli artisti invitati ci sono Marlene Dumas, Shana Moulton, France Lise McGurn, Andrew Kerton, Henry Guy, Habima Fuchs, Alex Neilson. La mostra di Zurigo \u00e8 una risposta \u2018viscerale\u2019 (Stein) a quell\u2019esperienza, intrisa di spirito comunitario e gioia estiva. Il dipinto intitolato<strong> <\/strong><strong><em>Gambas al Pil-Pil<\/em><\/strong> ne \u00e8 parte, e viene scelto per illustrare la recensione che della mostra Quinn Laimer scrive per il numero di dicembre di Art Forum. Lucy Stein, che \u00e8 nata a Oxford, ha 32 anni in quel momento. La galleria Staiger ha aperto l\u2019anno prima. Una figura femminile in costume da bagno si china su un enorme gambero rosso, che sembra pesantissimo (oppure \u00e8 leggero perch\u00e9 \u00e8 un gonfiabile?). Il Pil-Pil \u00e8 un intruglio Andaluso a base di chili, peperoni, prezzemolo e aglio con cui si condiscono i gamberi. L\u2019immagine \u00e8 enigmatica ed evocativa al tempo stesso. Guarda all\u2019estate in riviera con colori saturi e marcate linee nere di chiara matrice espressionista; ma l\u2019artista potrebbe volersi riferire alle aragoste gonfiabili di Jeff Koons (2003). O, come queste, potrebbe rispondere a Salvador Dal\u00ed, che chiama da Port Lligat, solo un po\u2019 pi\u00f9 a nord. La figura femminile domina il gambero come se invece che un gambero si trattasse di un toro. Dopotutto nel viso e nel piede destro della donna &#8211; che l\u2019occhio nero del crostaceo fissa stupidamente &#8211; potrebbe esserci una Demoiselle d\u2019Avignon.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anno successivo Lucy Stein espone a Londra da Gimpel Fils, che come \u00e8 consuetudine nella sua galleria le chiede di portare con s\u00e9 un secondo artista. La mostra si intitola <em>Manderley<\/em>, come la casa \u2018spiritata\u2019 intorno alla quale si svolge la vicenda raccontata in <em>Rebecca<\/em> dalla scrittrice Daphne du Maurier, nume tutelare della mostra. Stein sceglie di lavorare con Carole Gibbons, che come lei \u00e8 di Glasgow, ma che rispetto a lei \u00e8 quasi cinquant&#8217;anni pi\u00f9 vecchia. Stein ha conosciuto l\u2019artista anni prima in Spagna, frequentando suo figlio, Henry Guy &#8211; che poi non manca di invitare alla mostra di Jesus Pobre. Gibbons gode di fama locale, ma in lei Stein trova un punto di riferimento antropologico, culturale, figurativo &#8211; <a href=\"https:\/\/mapmagazine.co.uk\/lucy-stein-and-manuela-gernedel-carole-gibbons-ins\">qui il link a uno scritto di Lucy Stein a questo riguardo<\/a>. Carol Gibbons e Daphne du Maurier sono per Lucy Stein modelli di ruolo, che la aiutano a tracciare il perimetro della propria identit\u00e0 artistica e dei propri interessi. L\u2019esperienza vissuta nella realt\u00e0 si affianca a quella immaginata attraverso la letteratura femminile modernista, punto fermo della sua formazione. La femminilit\u00e0 \u00e8 un vessillo che spesso si risolve nel tema della dualit\u00e0. La Cornovaglia e la cultura celtica sono quindi una logica conseguenza di questo approccio, come ben si intravede in altre due opere di quel periodo, <strong><em>Where the Celts go to die<\/em><\/strong> (2011) e il bellissimo <strong><em>The Curse<\/em><\/strong>. Il primo \u00e8 parte di una serie dedicata alle donne bretoni e segna il momento in cui Lucy Stein comincia ad aprirsi un tema \u2018locale\u2019 che ha ispirato moltissimi artisti, a partire da Paul Gauguin.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"998\" data-id=\"98271\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/2011_wheretheceltsgo2diestein_l_08-1.jpg\" alt=\"Lucy Stein\" class=\"wp-image-98271\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein, Where the Celts go to die,\noil on panel, 50.0 x 50.0 x 3.0 cm. Courtesy Private Collection, Switzerland.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2048\" height=\"2039\" data-id=\"98814\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/2012_The-Curse-GF13497.jpg\" alt=\"Lucy Stein\" class=\"wp-image-98814\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein,\nThe curse, 2012; oil on panel, cm 50 x 50. Courtesy Collection Jackie Haliday, London.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2048\" height=\"2045\" data-id=\"98830\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/2012_psyche.jpg\" alt=\"Lucy Stein\" class=\"wp-image-98830\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein, Psyche, 2012; oil on panel, cm 50 x 50. <\/figcaption><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p>Paesaggio e figura sono parte dello stesso livello compositivo, si compenetrano. Compare il tema della dualit\u00e0, che l\u2019artista declina, al femminile, anche in <em>The Curse<\/em>. Le due figure hanno la medesima pettinatura, sono parte della stessa persona. L\u2019una possiede l\u2019altra. Si noti la somiglianza formale tra la gamba destra della donna bretone e il braccio destro della figura a sinistra di <em>The Curse<\/em>. La spiritualit\u00e0 ancestrale e mistica dell\u2019antica civilt\u00e0 celtica diventa presto uno strumento di indagine interiore, un\u2019indagine che continua nel solitario Canada, dove Lucy Stein si reca nel 2012 per prendere parte a una residenza per artisti presso il <em>Centre for arts and creativity<\/em> di Banff, vicino a Calgary. <strong><em>Psyche<\/em><\/strong> \u00e8 frutto di questa esperienza, dove ai prati e alla pietre primitive si sostituiscono le montagne. In Canada Lucy Stein conosce la pittrice canadese Vanessa Disler, con la quale molto collaborer\u00e0 negli anni successivi. La figura dipinta tiene la luna nel proprio braccio. La sua posizione \u00e8 una sintesi tra il personaggio dipinto in <em>Gambas al Pil-Pi<\/em>, la donna bretone di <em>Where the Celts go to die <\/em>e le due figure di<em> The Curse.<\/em> Si noti l\u2019uso di dipingere una parte del corpo come se appartenesse a un altro dipinto, con luce diversa. In <em>Psyche<\/em> compare anche l\u2019elemento astrale che ritorna nel piccolo <strong><em>Berries<\/em><\/strong>, dipinto l\u2019anno successivo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/2013_Berries-1024x1024.jpg\" alt=\"lucy sten\" class=\"wp-image-98275\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein, Berries, 2013; oil, oil stick and pencil on gessoed panel, cm 50 x 50. Note: Death Shanties used this painting as a cover for the album titled &#8216;Crabs&#8217;, from 2014. Courtesy Private Collection, Italy.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019architettura rossa inquadra una figura che qui sembra confrontarsi con la propria maschera. Il 2013 \u00e8 l\u2019anno della seconda mostra di Lucy Stein da Gregor Staiger. L\u2019artista comincia a interessarsi al tema della fertilit\u00e0 e ai rituali agresti ad essa dedicati. I riferimenti al modernismo si fanno meno puntuali, a fronte di una pittura pi\u00f9 istintiva e solare. <strong><em>Breath of God<\/em><\/strong> \u00e8 parte di un gruppo di lavori ispirati al mito di Leda e il cigno e alla versione che alla met\u00e0 del Settecento ne da Francois Boucher. La pittura di Lucy Stein \u00e8 cambiata. La posizione del becco del cigno \u00e8 sfrontata, la figura femminile si offre, come si offriva la donna bretone (ma non quelle di <em>Gambas al Pil-Pil<\/em> e <em>Psyche<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2017\/02\/2013_BreathofGod.jpg\" alt=\"lucy stein\" class=\"wp-image-98261\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein, Breath of God, 2013; oil, oil stick, spray paint and pencil on gessoed panel, cm 50 x 50. Courtesy Private Collection, Milan.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"760\" height=\"707\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2017\/02\/2013_utopiantubes.jpg\" alt=\"Lucy Stein\" class=\"wp-image-98074\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein, Utopian Tubes, 2013; mixed media on linen, cm 170 x 160. Courtesy Sammlung Migros Museum f\u00fcr Gegenwartskunst.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il bordo della piscina di colore azzurro dove la scena ha luogo porta tracce decorative simili a quelle che si vedono in <em>Berries,<\/em> di cui <em>Breath of God<\/em> condivide anche la cornice architettonica entro cui \u00e8 inscritta la scena &#8211; l\u2019artista in questo periodo si interessa all\u2019universo di motivi delle arts and crafts inglesi ottocentesche, e ai bordi decorati di ricami e arazzi. Il tema della fecondazione di trova anche in <strong><em>O!<\/em><\/strong>, incluso come anche <em>Breath of God<\/em> nella seconda personale da Staiger. In questo caso per\u00f2 l\u2019uovo aperto fa da testa a un personaggio maschile, sofferente su un sof\u00e0 e capace appena di tenere in mano una foglia. \u00c8 un Humpty Dumpty disarmato, svuotato, che nessuno pu\u00f2 rimettere insieme. Come il personaggio della filastrocca inglese anche quello dipinto da Stein \u00e8 invadente e fragile. Una donna sullo sfondo lo veglia, ieratica come un santo medievale. Il tema torna, con nuova luminosit\u00e0 cromatica, in <strong><em>Utopian Tubes<\/em><\/strong>, pure del 2013. Due enormi cigni, che rappresentano l\u2019organo femminile a cui il titolo fa riferimento, sovrastano un corpo supino, nudo dalla vita in gi\u00f9, su cui un\u2019altra figura veglia. I cigni sono maestosamente simmetrici, leggeri e dinamici, separati in corrispondenza del petto da due elementi astronomici, gli stessi pianeti antropomorfi comparsi in <em>Psyche<\/em>, e poi visti in <em>Berries<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2048\" height=\"1840\" data-id=\"98273\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/2015_under_a_ginger_moon.jpg\" alt=\"Lucy Stein\" class=\"wp-image-98273\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein, Under a ginger moon,\noil on canvas, 180.0 x 160.0 x 3.0 cm. Courtesy Private Collection, Zurich.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1104\" height=\"975\" data-id=\"98815\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/Bee-cumming-2016.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98815\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein,\nBee Cumming at Boscawen\u2019Un, 2017;\noil, oil stick, pastel, spray paint and magic marker on canvas, cm 180 x 160.<\/figcaption><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p>La pittura di Lucy Stein \u00e8 ormai diventata un linguaggio che ha strutture e tematiche ricorrenti. Il grifone alato che compare sulla sinistra di <strong><em>Under a Ginger Moon<\/em><\/strong>, dipinto nel 2015, ricompare l\u2019anno successivo in <strong><em>Bee Cumming at Boscawen\u2019Un<\/em><\/strong>. La sorgente di questo elemento \u00e8 un manoscritto medievale, che diventa fonte di esperienza, alla stregua delle altre incontrate finora. Tra queste la cultura celtica e la letteratura femminile modernista continuano a occupare un ruolo privilegiato. Le autrici che segnano il percorso di Lucy Stein sono Jean Rhys, Doris Lessing, Clarice Lispector, Djuna Barnes, Sylvia Plath, Virginia Woolf. A quest&#8217;ultima Lucy Stein dedica una serie di lavori che poi partecipano alla collettiva <em>Virginia Woolf &#8211; An exhibition inspired by her writings<\/em> (Tate St. Ives, Pallant House, the Fitzwilliam Museum, 2018). Nel caso di <em>Under a Ginger Moon<\/em>, uno dei rari monocromi dipinti dall\u2019artista, va notata la parte di sinistra del dipinto, giocata sull\u2019ambiguit\u00e0 tra quella che potrebbe essere una galleria (anatomica pi\u00f9 che architettonica) oppure un grande occhio &#8211; magari quello dell\u2019arcigno grifone che tiene nel becco la testa sognante? Sullo sfondo c\u2019\u00e8 <em>The Wise Wound<\/em>, libro dedicato ai molti aspetti del ciclo mestruale, scritto da Penelope Shuttle e dal marito Peter Redgrove nel 1978. Il libro \u00e8 alla base della costellazione di suggestioni da cui nasce la terza personale da Gregor Steiger (<em>Moonblood\/Bloodmoon<\/em>, 2015) e presta il titolo a una performance presso i Porthmeor Studios di St. Ives, dove Lucy Stein \u00e8 parte del <a href=\"https:\/\/www.tate.org.uk\/about-us\/projects\/tate-st-ives-artists-programme-0\"><em>Tate St Ives Artist Programme<\/em><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"931\" height=\"824\" data-id=\"98816\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/2017female_knight_of_the_realm.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98816\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein, Female knight of the realm leading the red squirrel to certain extinction amongst the English bluebells, 2017;\noil, charcoal, oil stick and pencil on canvas, cm 180 x 160. Credit Suisse Collection.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1428\" height=\"1267\" data-id=\"98286\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/2017DIgitalis-1.jpg\" alt=\"Lucy Stein\" class=\"wp-image-98286\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein, Digitalis pussy juices, 2017, oil, oil stick, pastel and charcoal on canvas 160 x 180 cm. Courtesy the artist and Galerie Gregor Staiger, Zurich.\n<\/figcaption><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p>Il senso comunitario da cui era nata la prima collettiva a Jesus Pobre porta ora Lucy Stein a guardare oltre la pittura, nella musica free jazz e folk, per esempio, con la band <em>Death Shanties<\/em>. Per quanto riguarda la musica folk, Lucy Stein \u00e8 interessata soprattutto al modo in cui le canzoni tradizionali vengono tramandate e modificate dagli autori che le interpretano. Le piacciono cantanti come Shirley Collins, Anne Briggs, Sandy Denny. Altra figura ricorrente nei dipinti di questo periodo \u00e8 quella del marinaio. Compare a destra di <strong><em>Digitalis pussy juices<\/em><\/strong> e a sinistra di <strong><em>Female knight of the realm<\/em><\/strong> (entrambi del 2017). Il personaggio, virile ed effeminato al tempo stesso, \u00e8 tratto dalla celebrazione nella cittadina di Padstow, sulla costa nord della Cornovaglia, del May Day, che \u00e8 soprattutto un richiamo, per gli abitanti di questo paese di marinai e pescatori, verso le proprie origini, diremmo, antropologiche. In <em>Female knight of the realm<\/em> compaiono altri due elementi interessanti. Il primo sono le piccole piastrelle bicrome, che dal 2015 vengono introdotte nel lavoro dell\u2019artista come \u2018archivi di simboli personali\u2019 (Stein), che possono stare fuori, oppure dentro al dipinto. Nell\u2019opera in questione se ne trovano tre; la loro origine va cercata nel paesino di Manises, in Spagna, dove l\u2019artista ha studiato ceramica. L\u2019altro elemento vernacolare, nella parte alta del dipinto in corrispondenza della fronte del marinaio, \u00e8 l\u2019allineamento circolare di pietre di Boscawen&#8217;Un, presso St Buryan, nell\u2019ovest della Cornovaglia. La fascinazione per questo luogo torna in <em>Bee Cumming at Boscawen\u2019Un<\/em>, dipinto pensato per raccontare l\u2019esperienza mistica di stare a mezzogiorno al centro di questo cerchio magico, attraversato da energie erotiche, esoteriche, folkloristiche, con il grifone che tiene nel suo becco la testa di una figura femminile di fianco alla quale \u00e8 rappresentata una divinit\u00e0 femminile pagana.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1842\" height=\"2048\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/STEI_P_165.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98819\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein, Cosmic knockers, 2018; oil, oil sticks, charcoal on canvas, cm 160 x 180. Courtesy the artist and Galerie Gregor Staiger, Zurich.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 questa visione, che in altre epoche avrebbe chiamato immediatamente in campo le mille porte della percezione e le loro chiavi, che ci permette di tornare alla questione che abbiamo posto all\u2019inizio guardando a <strong><em>Cosmic Knockers<\/em><\/strong> &#8211; opera guida della quarta personale da Steiger, nel 2018. Il lavoro di Lucy Stein \u00e8 soprattutto un discorso sull\u2019identit\u00e0 culturale, che finisce per parlare dell\u2019importanza per l\u2019individuo e per la comunit\u00e0 a cui appartiene delle \u2018radici\u2019, quelle stesse radici a cui \u00e8 dedicato, per esempio, il Castello Errante di Hayao Miyazaki, altro artista \u2018insulare\u2019. Questa identit\u00e0 si forma nell&#8217;esperienza personale, ovvero la materia grezza che poi l\u2019artista lavora. Ma cosa succede quando l&#8217;esclusivit\u00e0 di questa esperienza \u00e8 saccheggiata da un\u2019entit\u00e0 estranea e interessata a trarne vantaggio? Cosa rimane dell\u2019individuo e del messaggio che solo a lui prima apparteneva? Pu\u00f2 il saccheggio delle informazioni personali finire per privarci della necessit\u00e0 di esprimerle ad arte? Ecco che potremmo presto aver bisogno di quei battenti cosmici. I fantasmi potrebbero cominciare a esistere davvero, ma secondo molti studiosi &#8211; tra cui, giusto per citarne alcuni, John Bellamy Fosters, Julie E. Choen, Joseph Turow o Shoshana Zuboff &#8211; non sarebbero affatto innocue come quelle delle leggende inglesi. Nota dell\u2019artista: \u201c<em>Per me i fantasmi non sono sempre innocui &#8211; sono presagi di pericolo e di sventura, e dobbiamo navigare vicino a loro, e prendere nota dei loro messaggi per poterci muovere in realt\u00e0 psicologiche e biologiche in continuo mutamento!<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1536\" height=\"2048\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/2015_zennor_crowley_wynter_house.jpg\" alt=\"lucy stein\" class=\"wp-image-98247\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein near Alesteir Crowley\/ Bryan Wynter house, Zennor, 2015.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-lucy-stein-un-intervista\">Lucy Stein, un&#8217;intervista<\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Come artista, cosa pensi di aver raggiunto e cosa invece pensi invece di dover ancora ottenere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lucy Stein:<em> Rispondo a questa domanda in circostanze cos\u00ec particolari e al tempo stesso inaspettatamente globali. Ovvero in \u201cisolamento&#8221; a causa del Coronavirus, con un bambino appena nato e un bimbo piccolo, entrambi in costante bisogno di cure materne. In un momento come questo mi \u00e8 difficile descrivere chi sono come artista, per quanto ci\u00f2 non si possa distinguere da chi sono come genitore, moglie di un collega artista, come persona che si deve occupare della casa in cui vive. Fare arte in questo momento non \u00e8 esattamente all&#8217;ordine del giorno; eppure il pensare all\u2019arte, o il pensare attraverso di essa, \u00e8 sempre stato un caposaldo della nostra casa e sta alla base del nostro stile di vita.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sarebbe facile congratularmi con me stessa anche solo per il semplice fatto di essere ancora sulla scena. ma ho sempre sentito l\u2019essere artista come una vocazione; perci\u00f2, in un certo senso, ogni mossa che ho fatto per superare l&#8217;autocompiacimento mi sembra gi\u00e0 un successo in s\u00e9. Intendo dire che ho dovuto riconoscere le condizioni privilegiate che mi hanno permesso di nutrire quel sentimento di vocazione e di non fermarmi al cosiddetto &#8220;talento&#8221;; perch\u00e9 il talento pu\u00f2 seriamente minacciare il potenziale artistico di un giovane. Allo stesso tempo, ho anche dovuto lavorare sodo per non diventare una &#8220;mediocre custode&#8221; del mio talento &#8211; come direbbe F. Scott Fitzgerald.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Da studente d&#8217;arte avevo difficolt\u00e0 ad accettare gli insegnamenti. Nonostante il lavoro mi desse una grande carica emotiva sono riuscita piuttosto presto a raggiungere la mia zona di comfort, che mi ha poi fornito un cuscinetto contro qualunque cosa mi intimidisse. Solo pochi tutor riuscivano a comunicare con me. Alcuni dei miei primi lavori erano pigramente personali, nonostante gli riconoscessi una certa onest\u00e0 emotiva. Alcuni di essi erano buoni. Andare oltre me stessa e quella mia zona di comfort \u00e8 stato quindi un bel risultato, cos\u00ec come l\u2019essere rimasta fedele e legata a quella carica profonda, o oscura. C&#8217;\u00e8 una qualit\u00e0 quotidiana, che si potrebbe chiamare &#8220;meschinit\u00e0&#8221; del privato, che ho cercato di mantenere, anche se mi sento pi\u00f9 a mio agio a dipingere opere che contengono il sentimento dell&#8217;arte e dell&#8217;universale. Lo reputo un approccio femminista alla pittura che va oltre il soggetto\/oggetto e si estende al disordine dei lati dei miei quadri. I miei lavori sono logorati e coperti da impronte digitali sporche (anche se non sempre nelle immagini digitali lo si riesce a vedere). Suppongo che un risultato sia che, al loro meglio, i miei dipinti possono dimostrare un pensiero paradossale in movimento. C&#8217;\u00e8 quindi ancora molto da fare. Sono molto compulsiva come artista e devo migliorare nella fase compositiva. Vorrei lasciare un corpus coerente di quadri, testi, gentilezze, esempi positivi in grado di trasmettere vita ai vivi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2048\" height=\"1365\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/JO5A2527x.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98908\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Nina Royle and Lucy Stein at Tregeseal stone circle 2017, photographed by Daisy Rickman.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Com&#8217;\u00e8 cambiato il soggetto delle tue opere nel corso degli anni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lucy Stein: <em>Ho sempre dipinto la donna, la forma femminile, e in qualche misura la bellezza femminile. Come molte altre artiste, ho cercato di proporre uno sguardo femminile, spesso dalla privilegiata posizione in cui la trova la musa. La mia interpretazione \u00e8 stata quella di suggerire l&#8217;ambivalenza, la paura e la vergogna che deriva dall&#8217;incarnare il dualismo corpo\/mente. Ho usato metafore e tecniche pittoriche per descrivere atmosfere psicologiche complicate, spesso disturbate. Il che non \u00e8 insolito, visto che la pittura come disciplina e come medium si presta molto bene a ritrarle. I miei dipinti hanno rappresentato ci\u00f2 che \u00e8 successo nella mia vita. A volte si riferivano a mia madre, o almeno erano matrilineari, letteralmente o secondo il modo in cui Virginia Woolf pensa attraverso le nostre madri. Spesso le mie figure sono state ambientate in un paesaggio, ma il carattere letterario, o anche narrativo di questa relazione, \u00e8 stato per me pi\u00f9 importante dell&#8217;indagine figurativa\/pittorica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il mio punto di inizio \u00e8 cambiato nel corso degli anni. Prima dipingevo molto partendo dalla mia testa, o dalla mia vita interiore; ora sono finalmente arrivata al punto in cui posso usare fotografie, perfino un proiettore, e le mie opere hanno ancora una qualit\u00e0 potente che per me funziona. Ora sono finalmente in grado di effettuare un&#8217;appropriazione diretta. Nel 2010 ho avuto quella che chiamo pomposamente la mia \u2018epifania celtica\u2019, quando mi sono trasferita sulla costa occidentale dell&#8217;Irlanda, e da allora sono stata posseduta dalle fantasie del mondo celtico, con il suo folklore, il misticismo, e il suo potenziale di trasformazione mitica. Mi si \u00e8 aperto un mondo di possibilit\u00e0. Partendo da questa ricerca ho dipinto opere per un decennio, durante il quale mi sono pienamente inserita nel mondo del fantastico, vivendo e lavorando a St Just, nella Cornovaglia dell\u2019est, per almeno cinque anni. Ho anche fatto per quasi cinque anni un percorso di psicoanalisi intensiva che mi ha permesso di districarmi con maggiore agilit\u00e0 tra i miei sogni e le mie ossessioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Oltre a rappresentare la mia vita ordinaria, considero il mio tempo vissuto qui, a St Just, come un&#8217;indagine incarnata nella cultura esoterica autoctona. Con il procedere della vita\/progetto mi sono interessata a ci\u00f2 che spinge le donne a ricorrere alla pratica magica e al gesto rituale. Questo risale al mio precedente lavoro, che riguardava il ricorso di una ragazza all&#8217;automedicazione, che pu\u00f2 anche esser vista anche come una forma di espressione rituale.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 un artista la cui vita ti ha ispirato o ti ispira ancora?<\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lucy Stein: Carole Gibbons di Glasgow \u00e8 una grande pittrice, un personaggio vivido e ispiratore e, per come \u00e8 stata lasciata fuori dal sistema dell\u2019arte, un racconto ammonitore.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1095\" height=\"821\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/Carole-Gibbons-White-Horse-in-Landscape-c-dot-1987-oil-on-canvas-56-x-56-in-142-x-142-cm.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98274\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Carole Gibbons, White Horse in Landscape,1987, oil on canvas,142-x-142-cm.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Come descriveresti il tuo studio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lucy Stein: <em>Lavoro a Newlyn, che \u00e8 a sei miglia di macchina attraverso una landa da casa mia, a St Just. Lavoro in una vecchia scuola elementare, situata su una ripida collina vicino a uno dei porti di pesca pi\u00f9 trafficati della Gran Bretagna. \u00c8 una citt\u00e0 molto suggestiva, dove pittura e pesca convivono da secoli. Ho rilevato lo studio circa tre anni fa dalla pittrice Rose Hilton, vedova del pittore Roger Hilton. Purtroppo \u00e8 scomparsa l&#8217;anno scorso. Prima che ci fosse Rose lo studio era del pittore iraniano Partou Zia. Faccio parte di una forte stirpe di pittrici figurative. Mi sento custode di questo grande spazio, mi sento molto a mio agio qui. Di solito mi sento cos\u00ec negli studi; quando funzionano diventano come un&#8217;altra pelle. Quando non funzionano, li distruggo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Le finestre occupano due lati dell\u2019immensa stanza, che ha un soffitto molto alto. Un lato guarda verso il mare, anche se per vederlo dovrei stare in piedi sul tavolo. Le altre finestre si affacciano sugli atelier di due miei cari amici e collaboratori, gli artisti Nina Royle e Simon Bayliss, che attualmente vivono a casa della mamma di Nina, Dominique. Nina ha vissuto con noi per alcuni anni. L&#8217;artista turco Ilker Cinarel lavora dall&#8217;altra parte del corridoio. Siamo tutti buoni amici.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lo studio \u00e8 molto bello. C&#8217;\u00e8 un bruciatore a legna e un grande magazzino che la proprietaria mi ha dato un anno fa. C&#8217;\u00e8 un divano con una coperta gallese che mi ha regalato mia madre. Ci ho dormito molto all&#8217;inizio e alla fine di entrambe le mie gravidanze. Una volta alla settimana Jarvis viene a pulire e mi aiuta a tenere tutto in ordine. Jarvis \u00e8 apparso dal nulla circa un anno e mezzo fa ed \u00e8 un dono del cielo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Da quando ho avuto Mary May, nel 2018, di solito mi precipito in studio, lavoro senza sosta, e poi scappo via. Da quando ho avuto Sylvia, che ha solo poche settimane, non ci sono pi\u00f9 entrata&#8230; ma tanto siamo in isolamento. Lochi e isolamento&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non ascolto granch\u00e9 ora, a parte Radio 4 della BBC e qualche audiolibro. Ascoltavo sempre musica folk, ma al momento \u00e8 troppo triste. Non so cosa ascoltare adesso. Il Krautrock pu\u00f2 essere ideale in studio, ma al momento preferisco il silenzio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1061\" height=\"1500\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/IMG_7318.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98910\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Cornwall Living Dead tea towel featuring Bliss (Lucy Stein and Simon Bayliss) produced with their film &#8220;Regression&#8221; for Kingsgate Workshops, London, 2016.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>In che modo performance, musica e video entrano in relazione con la tua pratica pittorica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lucy Stein: <em>Le mie performance sono occasionali e molto ispirate! Possono accadere solo se ho intense relazioni con altri artisti e mi \u00e8 stata data l&#8217;opportunit\u00e0 di spaziare in qualcosa che abbia soldi e sostegno, e le variabili specifiche implorano di essere attivate. Cerco di non metterle in scena solo per il gusto di farlo, per integrare una mostra o per far s\u00ec che la gente venga per \u2018qualcosa\u2019. Al momento sono totalmente presa dai miei bambini e il tipo di performance che mi piace fare \u00e8 inimmaginabile, perch\u00e9 oscuro e un po&#8217; folle. Potrebbe spaventarli. Detto questo, ultimamente ho visto molti spettacoli dei Cbeebies &#8220;In the night garden&#8221; (Nel giardino notturno) e &#8220;Teletubbies&#8221;&#8230; \u00e8 puro genio, e piuttosto inquietante. I bambini sono davvero sofisticati.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Alcune delle performance degli ultimi cinque anni sono state legate alle stagioni, direttamente o per celia. Con il mio amico Mark Harwood, ad esempio, ho organizzato ad agosto qualcosa al Cafe Oto di Londra, nel caldo rovente che si tesseva intorno alla suggestione di una depressione natalizia. Cerco spesso di reinterpretare le tradizioni agricole popolari, \u00e8 un modo per produrre e \u2018mietere\u2019 atmosfere complesse. Nelle performance e nei dipinti spero di trasmettere una carica emotiva, uno sfaldamento degli strati della realt\u00e0, un senso inquietante del contesto storico, un riconoscimento della saggezza ricevuta come reazione intima e viceversa&#8230; in definitiva, una rivelazione dell&#8217;essere umano come soggetto a una moltitudine di forze che si prendono gioco di noi in una sola volta. Idealmente, \u00e8 uno strappo del velo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>I video che ho prodotto, Polventon con Shana Moulton e Regression con Simon Bayliss, sono stati l\u2019unica via per poter lavorare su cose che non potevano essere compiute in nessun altro modo. Sono lavori sono pieni di idee. Per l\u2019opera Regression, con l\u2019aiuto di un ipnoterapista, siamo regrediti alla vita passata in un \u2018fougou\u2019, che \u00e8 una camera sotterranea preistorica. Mi sono sentita come se avessi preso degli acidi, cadendo poi in grave depressione per le sei settimane successive. Molte idee mi vengono mentre sogno; uno dei primi motivi per produrre Polventon \u00e8 stato un sogno in cui un ragazza \u2018gotica\u2019 di nome Gethsemane mi parlava nel soggiorno della casa che mio nonno ha costruito e nel quale si \u00e8 suicidato, che si chiama appunto Polventon e che si trova a monte della costa nord della Cornovaglia. La Cornovaglia \u00e8 sinonimo di psiche per molte persone. \u00c8 inevitabile, come lo \u00e8 un genitore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1337\" height=\"2048\" data-id=\"98912\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/Lucy_Stein_Pale_Fire-TestTransparentBlock.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98912\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Cover of the Museum of Witchcraft and Magic journal, 2020.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1647\" height=\"2048\" data-id=\"98913\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/Pale-Fire.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98913\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucy Stein, Pale fire, 2019; glazed biscuit ceramic tiles, cm 75 x 60. Courtesy the artist and Galerie Gregor Staiger, Zurich.<\/figcaption><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Collabori ancora con il gruppo dei Death Shanties? Questo lato del tuo lavoro come si \u00e8 evoluto nel corso degli anni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lucy Stein: <em>No, non lo faccio pi\u00f9. Ho alcune idee per opere su acetato e light box per un progetto a cui sto lavorando con Sarah Hartnett nel quale viaggiamo lungo la Mary ley Line che attraversa il sud dell&#8217;Inghilterra. Una ley line pu\u00f2 essere molte cose per molte persone; per noi rappresenta canali energetici dove \u00e8 pi\u00f9 facile sollevare il velo. Molto del materiale che ho usato per gli spettacoli dei Death Shanties proviene da un viaggio attraverso il Regno Unito, durante il quale ho visitato antichi siti, vecchie chiese, case di campagna, giardini, ecc. Ho stampato moltissimi utensili etnografici su acetato, e poi con questo materiale ho eseguito dal vivo collage e dipinti su light box. In questo nostro viaggio lungo la ley line, Sarah ed io raccogliamo anche cianfrusaglie, che confluiranno in dipinti e performance che faremo in varie istituzioni lungo il percorso, per finire a Great Yarmouth l&#8217;8 maggio 2022 (se siamo ancora vivi). Tutti i miei progetti si alimentano a vicenda.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che ruolo credi abbia la pittura nella nostra societ\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lucy Stein: <em>Il mio rapporto con la pittura ha sempre avuto un elemento di arte-terapia, che credo vada bene, purch\u00e9 non sia solo questo. Pensare attraverso la pittura da qui in Cornovaglia Occidentale in questo periodo della mia vita \u00e8 molto diverso da com\u2019\u00e8 stato in altri momenti, quando vivevo ad Amsterdam, Berlino, Glasgow o Londra. Per non parlare del contesto attuale &#8211; le emergenze pubbliche del virus e private dei bambini. Non lo si poteva immaginare: il nostro neo eletto Primo Ministro thatcherista che malato dal suo letto proclama che, dopotutto, esiste una cosa come la societ\u00e0. Credo che la ragione per cui fatico a rispondere a questa domanda sia perch\u00e9 non riesco a capire cosa sia o possa essere la societ\u00e0 in questo momento.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 pi\u00f9 facile parlare di culture. Qui in Cornovaglia Occidentale c&#8217;\u00e8 una cultura di devozione alla pittura (e alla scultura) modernista britannica, con Tate St Ives come luogo di culto.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 sia ridicolosamente antiquato \u2013 vecchietti dalla pelle bianca e i capelli bianchi sotto i loro berretti, signore con gonne e sciarpe di velluto fluenti e occhi marcatamente truccati \u2013, sia totalmente ammirevole e stimolante. L&#8217;effetto palliativo di un oggetto portatile, amato perch\u00e9 dipinto, assume una nuova dimensione in un momento in cui questa generazione dei baschi muore in solitudine negli ospedali in cui ci sono solo cose inanimate a confortarli. C&#8217;\u00e8 anche questa selvaggia cultura esoterica, in cui la pittura convive con la pratica rituale, e ci sono alcuni pittori molto raffinati che fanno biglietti d&#8217;auguri e libri di magia illustrati. L&#8217;idea di un orgoglio regionale o parrocchiale nella pittura \u00e8 importante per me, forse perch\u00e9 sono cresciuta a Oxford, luogo letterario senza una storia della pittura di cui parlare; ma ho sempre avuto quest\u2019affabile connessione con la Cornovaglia. Qui in Cornovaglia Occidentale, come a Glasgow, mi trovo immersa in quello che pu\u00f2 sconfinare in un nazionalismo etnico ostile; ma qui essere un pittore o un artista di qualsiasi tipo ti d\u00e0 il passaporto di appartenenza, perfino con i contadini e i pescatori. \u00c8 semplicemente quello che la gente fa qui. Ma non ha alcuna attinenza con la societ\u00e0, per quanto ne so. Le vecchiette con gli occhi marcatamente truccati ritirano ancora la posta all&#8217;ufficio postale e continuano a votare per il nostro folletto creazionista conservatore Derek Thomas.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Leggo Isabella Graw o Barry Schwabsky che spiegano tramite una molteplicit\u00e0 di punti di vista e di ragioni del perch\u00e9 la pittura \u00e8 un mezzo vincente, e si sentono sia acutamente pertinenti che leggermente smorzati.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Isabelle Graw parla di vitalismo, un\u2019interessante lente attraverso cui vedere queste prese di posizione sulla pittura. Tuttavia, illustrare con successo la meccanica della societ\u00e0 non \u00e8 la stessa cosa che avere un ruolo in essa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La verit\u00e0 \u00e8 che pochissimi pittori contemporanei mi parlano in modo significativo e la maggior parte delle volte rimango delusa quando vedo le cose dal vivo. Personalmente mi interessano la superficie, il lirismo, l&#8217;arguzia sottile, il pathos, la sagacia nell&#8217;affrontare l&#8217;ignoto, i tratti contro-intuitivi, l&#8217;atemporalit\u00e0, qualunque cosa significhi&#8230;&nbsp; Amo il lavoro di Elizabeth McIntosh, Carole Gibbons, Rita Ackermann&#8230; (Sono consapevole che sto usando molti puntini di sospensione in quest\u2019intervista, ma i puntini di sospensione sembrano un certo tipo di tempo).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nella mia societ\u00e0 ideale, le persone sarebbero sensibili a queste qualit\u00e0 e a questa alfabetizzazione pittorica, ma forse intendo solo introdurvi cos\u00ec al mio personale gusto e alla mia sensibilit\u00e0. Penso che ci sia stato un atteggiamento alla &#8220;se non puoi batterli, unisciti a loro&#8221; tra gli artisti e altre persone sensibili, ma forse ora questo cambier\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2048\" height=\"1536\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/IMG_2683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98911\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Procession Mayday Padstow, 2017.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Se potessi, quale sarebbe la prima cosa che cambieresti nel sistema dell&#8217;arte?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lucy Stein: <em>Nel Regno Unito \u00e8 molto semplice. Riporterei di nuovo le lezioni di arte nelle scuole, dato che sono state relegate a un&#8217;attivit\u00e0 secondaria. Mi sbarazzerei delle tasse scolastiche e introdurrei nuovamente le borse di studio. De-privatizzerei le universit\u00e0 e le scuole d&#8217;arte. L&#8217;ultimo decennio ha scatenato l&#8217;inferno tra gli studenti e i tutor delle scuole d&#8217;arte del Regno Unito. La totalizzante nobilitazione della mente \u00e8 stata raggiunta con un ulteriore paranoia, di tipo non particolarmente interessante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci sono un colore o una forma che, come pittrice, non ami?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lucy Stein: <em>In effetti il viola cattolico profondo. Una decina di anni fa ho vissuto con l&#8217;artista Nicolas Party a Glasgow e ricordo che una volta mi ha chiesto perch\u00e9 dipingevo sempre con questo viola; effettivamente non me ne ero resa conto, ma aveva ragione, il viola cattolico \u00e8 brutto da morire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vieni! 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