{"id":98351,"date":"2020-05-03T18:13:33","date_gmt":"2020-05-03T16:13:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=98351"},"modified":"2020-05-15T18:54:43","modified_gmt":"2020-05-15T16:54:43","slug":"strane-ombre-sul-rinascimento","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/05\/03\/strane-ombre-sul-rinascimento\/","title":{"rendered":"Strane ombre sul Rinascimento"},"content":{"rendered":"\n<p>Le collezioni online dei musei d&#8217;arte antica, anche se non sostituiranno mai l&#8217;esperienza diretta delle opere d&#8217;arte, possono comunque condurci attraverso nuovi percorsi di scoperta. Per esempio, ci permettono di tralasciare i capolavori pi\u00f9 celebrati e di prendere invece \u2013 con pi\u00f9 tempo e meno fatica &#8211; vie laterali e altrettanto affascinanti nella storia dell&#8217;arte antica; possono consentirci di fermare l&#8217;attenzione su dipinti che forse non avremmo considerato in una visita dal vero, oppure su opere inaccessibili perch\u00e9 nei depositi o in prestito ad altre istituzioni. Inoltre, le collezioni digitali possono aiutarci a smontare una visione troppo schematica della storia dell&#8217;arte, facendoci rivalutare autori ottimi ma poco noti al grande pubblico. Uno dei modi per fare tutto questo \u00e8 mettersi a osservare i dettagli nei quadri. Una visita in un museo, infatti, potrebbe reggersi anche soltanto sull&#8217;attenzione a un particolare, e rivelare aspetti che vanno ben oltre quel singolo dettaglio. Inseguire le ombre nei dipinti \u00e8 uno di questi percorsi possibili. Ed \u00e8 proprio questo l&#8217;itinerario che faremo, nella Pinacoteca di Brera di Milano, subito dopo aver premesso come il tema delle ombre, nel Rinascimento italiano, sia tutt&#8217;altro che scontato.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/Francesco-del-Cossa-san-pietro-particolare-1024x988.jpg\" alt=\"Francesco-del-Cossa particolare\" class=\"wp-image-98355\"\/><figcaption>Francesco del Cossa, \u201cSaint Peter\u201d (detail), 1472 &#8211; 1473, Tempera on wood, 112 x 55 cm, Pinacoteca di Brera, Milan &#8211; Courtesy: Pinacoteca di Brera, Milan<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un Rinascimento con poche ombre<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Sebbene tutti noi siamo abituati a vedere opere dei grandi maestri dove i drappeggi sono contrastati da zone di luce e di ombra, non \u00e8 del tutto automatico che tutti i pittori del Quattro e Cinquecento ritenessero utile rappresentare correttamente e sistematicamente le cosiddette \u201combre portate\u201d, ovvero quelle forme perfettamente stagliate sulle superfici, con le relative variazioni di colore, che si verificano in ragione delle leggi dell&#8217;ottica. Questo \u00e8 un aspetto centrale. Come chiunque sa, infatti, le ombre possono influenzare profondamente il modo in cui ci appaiono le cose nella realt\u00e0; e allo stesso modo, in un dipinto, esse hanno il potere di determinare il senso generale dell&#8217;atmosfera, dunque della forma che percepiamo e necessariamente il messaggio che ne deriva.<\/p>\n\n\n\n<p>Diverse culture hanno fatto a meno delle ombre nelle arti visive: non ci sono nella pittura tradizionale cinese, per esempio; sono assenti nelle rappresentazioni dell&#8217;antico Egitto. Improvvisamente per\u00f2 compaiono in alcuni mosaici romani del II secolo d. C. L&#8217;introduzione delle ombre nelle arti visive spetta infatti all&#8217;Occidente. Ma come ha scritto Ernst H. Gombrich, anche alcuni artisti tra i pi\u00f9 attenti alla rappresentazione del dato naturale \u201csembrano aver deliberatamente evitato l&#8217;ombra portata\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"658\" height=\"545\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/Genga-particolare-1.jpg\" alt=\"Genga particolare\" class=\"wp-image-98354\"\/><figcaption>Girolamo Genga, \u201cDispute on the Immaculate Conception\u201d (detail), 1516 &#8211; 1518, Oil on board, 438 \u00d7 290 cm, Pinacoteca di Brera, Milan &#8211; Courtesy: Pinacoteca di Brera, Milan<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo fatto \u00e8 immediatamente evidente, e forse comprensibile, in secoli come il XIII e il XIV, quando i pittori erano ancora alla ricerca di un&#8217;efficace soluzione al problema di rappresentare volumi e proporzioni nello spazio, oppure \u2013 legittimamente &#8211; non erano interessati a quel tipo di ricerca. Ci\u00f2 che non ci si aspetterebbe, invece, \u00e8 che l&#8217;attenzione al tema delle ombre abbia avuto vicende alterne nel Quattrocento, ovvero nel secolo della prospettiva, e dunque nel secolo dei volumi e della chiara evidenza delle cose nello spazio.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso Leonardo da Vinci, il cui \u201csfumato\u201d ha fatto scorrere fiumi d&#8217;inchiostro da parte della critica, aveva con le ombre un rapporto tutt&#8217;altro che lineare. Riteneva anzi che le ombre nette, in presenza di una forte illuminazione naturale, fossero un elemento di disturbo all&#8217;armonia del dipinto; lo dice chiaramente in alcune pagine del suo <em>Trattato della pittura<\/em>. Si spiega anche cos\u00ec la leggera foschia che ammorbidisce i suoi dipinti, utilizzata come un artificio per attenuare la violenza del dato naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>[<em>Si veda <a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2017\/11\/25\/leonardo-salvator-mundi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a> la nostra pagina dedicata ai recenti restauri e alle analisi scientifiche sulle opere di Leonardo da Vinci. Ndr.<\/em>]<\/p>\n\n\n\n<p>Come Leonardo, evidentemente, la maggior parte degli artisti del Quattrocento doveva considerare le ombre un elemento inessenziale, quando non addirittura di ingombrante disturbo. Gi\u00e0 agli inizi del secolo \u2013 salvo l&#8217;eccezione di pochi grandi nomi, come Masaccio \u2013 \u00e8 difficile imbattersi in dipinti ricchi di potenti \u201combre portate\u201d. Quando si tratta delle ombre dei corpi e degli oggetti, spesso si hanno poco pi\u00f9 che notazioni sintetiche, quasi simboliche. Bisogner\u00e0 aspettare Caravaggio perch\u00e9 le ombre prendano la piena cittadinanza nel microcosmo pittorico, e diventino anzi strumenti per aumentare la brillantezza di ci\u00f2 che in ombra non \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra Masaccio e Caravaggio, per\u00f2, corrono quasi due secoli, e in questo lasso di tempo ci sono diversi casi in cui l&#8217;ombra \u00e8 considerata in maniera pi\u00f9 o meno significativa, nonostante la generale trascuratezza del periodo. Sono questi i casi che adesso andremo a cercare. Eccoci allora pronti per il nostro itinerario nelle ombre in un Rinascimento meno conosciuto. Approfittiamo dunque della ricca collezione online della pinacoteca di Brera. Trascuriamo volutamente gli artisti pi\u00f9 noti, come Piero della Francesca, Andrea Mantegna, Giovanni Bellini, Raffello (tutti comunque ben consapevoli del tema delle ombre). E puntiamo l&#8217;attenzione su cinque dipinti realizzati tra la met\u00e0 del Quattrocento e il primo ventennio del Cinquecento: pi\u00f9 o meno gli anni in cui \u00e8 vissuto Leonardo.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un percorso in cinque opere<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><strong>Il San Giovanni di Donato de Bardi<\/strong>. Scorrendo in ordine cronologico le opere della pinacoteca di Brera, bisogna passarne in rassegna almeno una trentina prima di trovare un&#8217;ombra degna di questo nome. Nel percorso espositivo reale la si troverebbe infatti nella sala X: nel <em>San Giovanni Battista<\/em> attribuito a Donato de Bardi, un pittore di cui si hanno notizie in Liguria tra la met\u00e0 degli anni 20 del Quattrocento e il 1450 circa. Si tratta di un olio su tavola datato al 1445-50, ed \u00e8 il frammento di opera, parte di un pi\u00f9 ampio polittico oggi smembrato. Trattandosi di un fondo oro, \u00e8 impensabile aspettarsi la proiezione dell&#8217;ombra del santo sullo sfondo. Tuttavia, il fatto che il personaggio abbia la parte sinistra (destra per chi guarda) avvolta da toni scuri, sia con le ombreggiature sul volto sia con la scelta di lasciare in ombra \u2013 completamente e senza esitazioni &#8211; la parte sinistra della veste, aumenta l&#8217;intensit\u00e0 e la monumentalit\u00e0 della figura, gi\u00e0 aiutata dalla precisa resa anatomica del volto e del petto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/Donato-de-Bardi-tagliato-1024x1238.jpg\" alt=\"Donato de Bardi\" class=\"wp-image-98346\"\/><figcaption>Donato de Bardi, \u201cSaint John the Baptist\u201d, 1445 &#8211; 1450, Oil on board, 39.4x 32 cm, Pinacoteca di Brera, Milan &#8211; Courtesy: Pinacoteca di Brera, Milan<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Una cos\u00ec marcata presenza dell&#8217;ombra non si ritrova in altre sue opere note; una, per esempio, di poco precedente, \u00e8 al Metropolitan Museum di New York: la <em>Madonna dell&#8217;Umilt\u00e0 tra i santi Filippo e Agnese <\/em>del 1440 circa. Ma se \u00e8 una sorpresa trovare in Donato de Bardi un&#8217;ombra degna di Masaccio, va detto comunque che non \u00e8 secondaria in questo pittore l&#8217;attenzione ai problemi di luce. Nella Liguria nel XV secolo, infatti, erano assai possibili i contatti con la cultura fiamminga, nella quale la luce radente non era certo un tab\u00f9. E Donato aveva fatto tesoro di quella lezione, armonizzandola con la cultura tardogotica della sua formazione e con quella rinascimentale della sua produzione matura. L&#8217;ombra, qui, \u00e8 dunque la spia di una cultura raffinatissima, ricca di stimoli diversi che si fondono in un originalissimo stile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il San Pietro di Francesco del Cossa<\/strong>. Forse meno noto al grande pubblico rispetto agli altri due grandi protagonisti della pittura ferrarese quattrocentesca (Cosm\u00e9 Tura ed Ercole de Roberti), Francesco del Cossa \u00e8 stato un pittore assai significativo nel secondo XV secolo, e con il <em>San Pietro <\/em>di Brera mostra una cultura consapevole delle pi\u00f9 avanzate conquiste della sua epoca, da Piero della Francesca a Mantegna. In quest&#8217;opera il pittore dimostra un utilizzo delle ombre come strumento essenziale di tutta la composizione. Esse compaiono non soltanto sulla figura, dall&#8217;incarnato al panneggio, ma sono ben definite anche in particolari che l&#8217;occhio dello spettatore dell&#8217;epoca non avrebbe colto da una visione a distanza; l&#8217;opera infatti \u00e8 parte di un polittico che era stato realizzato con Ercole de Roberti per la basilica di San Petronio a Bologna, e che dunque era posto in altezza su un altare (altre parti del polittico sono oggi in musei come la National Gallery di Londra, quella di Washington; i musei vaticani).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/Francesco-del-Cossa-san-pietro-1024x1995.jpg\" alt=\"Francesco-del-Cossa\" class=\"wp-image-98347\"\/><figcaption>Francesco del Cossa, \u201cSaint Peter\u201d, 1472 &#8211; 1473, Tempera on wood, 112 x 55 cm, Pinacoteca di Brera, Milan &#8211; Courtesy: Pinacoteca di Brera, Milan<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Tra queste ombre \u201cinvisibili\u201d, notevolissime sono quelle che proiettano alcuni dettagli minimi, come i sassi sulla superficie irregolare del basamento, quelle dell&#8217;architettura retrostante il personaggio e persino le ombre che si riflettono nelle piccole sfere di vetro dell&#8217;esile festone dietro il santo. Le attenzioni luministiche di quest&#8217;opera non sono un caso isolato nella pratica di questo artista. In un&#8217;altra sua tavola, il <em>San Giovanni Battista<\/em>, parte dello stesso polittico, sempre a Brera (non esposta), persino il bastone del santo e la testolina della lucertola ai suoi piedi proiettano le loro piccole ma ben definite e precisissime ombre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Galla Placidia di Niccol\u00f2 Rondinelli<\/strong>. Misterioso artista di cui si sa pochissimo, Niccol\u00f2 Rondinelli \u00e8 documentato come collaboratore di Giovanni Bellini a Venezia nel 1495; si sa che \u00e8 stato a Ravenna nel 1502 e che la sua unica opera certa \u00e8 un <em>San Sebastiano<\/em> realizzato per il duomo di Forl\u00ec. Diverse sono per\u00f2 le opere a lui attribuite, come questa: <em>San Giovanni Evangelista appare a Galla Placidia<\/em> (opera non esposta nel percorso della pinacoteca). La consapevolezza luministica, in questo dipinto, \u00e8 espressa in ogni aspetto della composizione. \u00c8 presente nei magnifici panneggi, si vede nelle ombreggiature della Madonna con bambino che compare come quadro nel quadro (e dove \u00e8 sottolineata persino l&#8217;ombra interna della finta cornice), ma \u00e8 notevole soprattutto nella parte bassa della tavola.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"771\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/Rondinelli-san-giovanni-evangelista-appare-a-Galla-Placidia-2.jpg\" alt=\"Rondinelli\" class=\"wp-image-98348\"\/><figcaption>Niccol\u00f2 Rondinelli, \u201cSaint John the Evangelist appears to Galla Placidia\u201d, 1490 &#8211; 1510, Oil on board, 175 x 175 cm, Pinacoteca di Brera, Milan &#8211; Courtesy: Pinacoteca di Brera, Milan<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 in questa zona che l&#8217;abilit\u00e0 del pittore e il dato di realt\u00e0 si fondono nella corretta individuazione delle ombre proiettate dal piede dell&#8217;angelo a sinistra e dal manto di Galla Placidia sugli scalini e sul basamento stesso. La pinacoteca di Brera conserva un&#8217;altra opera dello stesso autore (anche questa non \u00e8 esposta): una <em>Madonna con Bambino in trono tra San Nicola, San Pietro, San Bartolomeo e Sant\u2019Agostino<\/em>, datata al 1502, nella quale la critica ha ravvisato l&#8217;intervento massiccio di collaboratori; qui per\u00f2 le ombre sono risolte per lo pi\u00f9 nei panneggi, mentre una certa indifferenza \u00e8 riservata a quelle proiettate dalla figure dei protagonisti e dei santi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La Sant&#8217;Orsola di Giovanni Martini da Udine<\/strong>. Pi\u00f9 o meno dello stesso periodo della <em>Galla Placidia<\/em> di Niccol\u00f2 Rondinelli \u00e8 l&#8217;olio su tela che raffigura <em>Sant\u2019Orsola tra le Vergini<\/em>, dipinto datato tra il 1503 e il 1507 e realizzato da Giovanni Martini da Udine (l&#8217;opera non \u00e8 esposta). L&#8217;artista \u00e8 autore di diverse opere sparse nei pi\u00f9 grandi musei al mondo, dal museo Correr di Venezia alla National Gallery di Londra all&#8217;Ermitage; egli realizz\u00f2 infatti dipinti importanti, ma lasci\u00f2 presto la pratica della pittura per dedicarsi a quella dell&#8217;intaglio, e forse proprio questo cambio d&#8217;interesse gli ha impedito di portare la sua pittura a piena maturit\u00e0. La sua <em>Sant&#8217;Orsola,<\/em> nel nostro itinerario, \u00e8 interessante almeno per un dettaglio: la presenza del cartiglio alla base del trono, un piccolo ma riuscitissimo artificio retorico che proietta ombre vere e insistite, un compiacimento quasi fiammingo che ricorre anche nella sostanza metallica delle vesti della santa e delle vergini.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"835\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/Giovanni-Martini-da-Udine-SantOrsola-tra-le-vergini.jpg\" alt=\"Giovanni-Martini-da-Udine\" class=\"wp-image-98349\"\/><figcaption>Giovanni Martini da Udine, \u201cSaint Ursula and the Virgins\u201d, 1503 &#8211; 1507, Oil on Canvas, 185 x 220 cm, Pinacoteca di Brera, Milan &#8211; Courtesy: Pinacoteca di Brera, Milan<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>La Disputa di Girolamo Genga<\/strong>. La <em>Disputa sull&#8217;Immacolata concezione<\/em> di Girolamo Genga, dipinta presumibilmente tra il 1516 e il 1518, \u00e8 un vero manuale delle ombre. Vi compare quello sfumato leonardesco che ammorbidisce i contorni della figure, ci sono le ombreggiature pi\u00f9 nette che si diffondono per tutta la composizione, e ci sono infine le nettissime silhouette dei putti con cartiglio alla base dell&#8217;opera (ombre, queste ultime, che Leonardo non avrebbe approvato). Circa 160 anni pi\u00f9 tardi, Filippo Baldinucci avrebbe teorizzato queste tre tipologie di ombra nel suo <em>Vocabolario toscano dell&#8217;arte del disegno<\/em>, pubblicato nel 1681. Baldinucci parlava infatti di \u201combra\u201d, intendendo quella che rappresenta le parti di una figura sulle quali non arriva la luce; \u201cmezzombra\u201d, ovvero una sorta di caldo sfumato; e \u201csbattimento\u201d, cio\u00e8 la proiezione di s\u00e9 che un corpo getta su una superficie. Girolamo Genga \u00e8 davvero una figura pionieristica e originalissima nel panorama del primo Cinquecento, ed \u00e8 storicamente considerato dalla critica una delle personalit\u00e0 pi\u00f9 interessanti del Ducato di Urbino nella prima parte del XVI secolo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"677\" height=\"1019\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/04\/50_Disputa_Genga_Girolamo.jpg\" alt=\"Genga_Girolamo\" class=\"wp-image-98350\"\/><figcaption>Girolamo Genga, \u201cDispute on the Immaculate Conception\u201d, 1516 &#8211; 1518, Oil on board, 438 \u00d7 290 cm, Pinacoteca di Brera, Milan &#8211; Courtesy: Pinacoteca di Brera, Milan<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Gli storici dell&#8217;arte hanno faticato non poco per ricostruire il suo percorso biografico e artistico. La sua personalit\u00e0 risulta inafferrabile anche per i suoi tanti spostamenti tra Urbino, Siena, Firenze, Roma e diversi altri luoghi. Di sicuro, \u00e8 riscontrabile nelle sue opere l&#8217;influsso di Luca Signorelli, che fu suo maestro e con il quale collabor\u00f2 a Loreto, Cortona, Monteoliveto, Siena e Orvieto. La sua <em>Disputa sull&#8217;Immacolata concezione<\/em>, parte di un polittico realizzato per l&#8217;altare di Sant&#8217;Agostiono a Cesena (poi smembrato tra varie collezioni in seguito alle requisizioni napoleoniche) \u00e8 considerata il suo capolavoro assoluto, e lo \u00e8 anche per quella che \u00e8 stata definita una \u201cspiritata interpretazione dei modi michelangioleschi\u201d, una definizione azzeccata, che fa di Girolamo Genga una sorta di manierista <em>ante-litteram<\/em>. Un anno dopo la realizzazione di questo dipinto, moriva Leonardo da Vinci. Un&#8217;epoca nuova dell&#8217;arte era gi\u00e0 iniziata, con moltissime ombre.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p><em>Officina ferrarese<\/em>, R. Longhi, Roma, 1934.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pittura a Pavia dal romanico al settecento<\/em>, Mina Gregori (a cura di ), Milano, 1988.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Italian pictures of the Renaissance, I, Venetian School<\/em>, B. Berenson, London 1957.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Bellini and his collaborators<\/em>, A. Tempestini, in <em>The Cambridge companion to Giovanni Bellini<\/em>, a cura di P. Humfrey, Cambridge, 2004.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Girolamo Genga e l&#8217;altare di Sant&#8217;Agostino a Cesena<\/em>, di A. Colombi Ferretti, Bologna, 1985.<\/p>\n\n\n\n<p><em>The Heritage of Apelles<\/em>, E. Gombrich, Oxford, 1976.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Shadows. The depiction of Cast Shadows in Westwern Art<\/em>, E. Gombrich, London, 1995.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;evoluzione del linguaggio pittorico nel Rinascimento si pu\u00f2 capire anche inseguendo le ombre. Un itinerario tra cinque artisti ingiustamente poco noti.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":98355,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1796],"tags":[],"class_list":["post-98351","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-mapping-the-artscape"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/98351","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/98351\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/98355"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=98351"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=98351"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=98351"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}