{"id":98833,"date":"2020-05-11T15:26:58","date_gmt":"2020-05-11T13:26:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=98833"},"modified":"2020-05-12T11:45:09","modified_gmt":"2020-05-12T09:45:09","slug":"sylvain-bellenger-parla-del-futuro-online-dei-musei","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/05\/11\/sylvain-bellenger-parla-del-futuro-online-dei-musei\/","title":{"rendered":"Sylvain Bellenger parla del futuro (online) dei musei"},"content":{"rendered":"\n<p>Sylvain Bellenger, gi\u00e0 direttore delle collezioni storiche dell&#8217;Art Institute di Chicago, \u00e8 arrivato al Museo di Capodimonte di Napoli nel 2015, grazie alla riforma Franceschini, quella che ha aperto agli stranieri la direzione dei pi\u00f9 importanti musei italiani (qui il <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2015\/08\/18\/20-italian-top-museums-new-directors-announced-where-is-the-bug\/\" target=\"_blank\">link<\/a> al nostro commento a riguardo). La sua \u00e8 stata una piccola rivoluzione, che \u00e8 riuscita a ridare a Capodimonte respiro internazionale partendo dall&#8217;eredit\u00e0 intellettuale lasciata da una figura fondamentale per il museo, il soprintendente Raffaele Causa (scomparso nel 1984), a cui Bellenger si \u00e8 ispirato. \u201c<em>Come Causa disse nel 1978 in occasione della presentazione del grande cretto commissionato ad Alberto Burri per Capodimonte<\/em> &#8211; ricorda Bellenger &#8211; <em>non c\u2019\u00e8 differenza tra Masaccio e Guido Reni, o tra Caravaggio e Burri. Si tratta della stessa storia della mente umana<\/em>\u201d. Cos\u00ec Capodimonte &#8211; che oltre a capolavori di Masaccio, Raffaello, Rosso Fiorentino, Caravaggio, Artemisia Gentileschi, Tiziano, Luca Giordano \u00e8 uno dei pochi musei d\u2019arte antica italiani a poter contare anche su una collezione d\u2019arte moderna di alto livello &#8211; \u00e8 tornato a essere un museo che dialoga con il presente; come nel 2018 ha dimostrato la mostra \u2018<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.museocapodimonte.beniculturali.it\/portfolio_page\/carta-bianca-capodimonte-imaginaire-12-dicembre-2017-11-novembre-2018\/\" target=\"_blank\">Carta Bianca A Capodimonte<\/a>\u2019 (che ha messo insieme 10 curatori d\u2019eccezione, tra cui Riccardo Muti e il paesaggista Paolo Pejrone), o come ha provato il recupero del Bosco Reale e della piccola chiesa di San Gennaro, che ospiter\u00e0 un intervento (reversibile) di Santiago Calatrava. Ecco quindi come Capodimonte ha vissuto la quarantena e come si prepara ad affrontare le tante sfide che lo attendono. Gi\u00e0, perch\u00e9 come dice Bellenger: \u201c<em>L\u2019errore peggiore che potremmo compiere sarebbe quello di pensare di poter tornare alla normalit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/19_VEZZOLI_Metamorfosi-1024x1499.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98888\"\/><figcaption>Francesco Vezzoli, Metamorfosi (Self-portrait as Apollo killing satyr Marsia), 2015. Figure of satyr playing the flute from the Roman imperial age, 1st century A.D. ca. with restoration works from the 18th century marble. The set was part of the show &#8216;Carta Bianca. Capodimonte Imaginaire&#8217;, Museo di Capodimonte, 2018. Photo: Sebastiano Pellion di Persano.\n<\/figcaption><\/figure>\n<\/div><\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p>Come direttore di museo, cos\u2019ha imparato negli ultimi due mesi?<\/p>\n\n\n\n<p>Sylvain Bellenger: <em>Di cosa \u00e8 stato ne parleremo in futuro. Per il momento abbiamo imparato che quando siamo confinati a casa, e quando la banalit\u00e0 della vita di tutti i giorni improvvisamente non \u00e8 pi\u00f9 accessibile, il nostro rapporto con l\u2019informazione, con la cultura, con il divertimento, cambia in maniera sostanziale. Non \u00e8 un caso che in questo periodo tutte le istituzioni culturali, non solo i musei, abbiano sentito il bisogno di comunicare riguardo al senso dell\u2019arte di cui sono espressione. Al tempo stesso, la richiesta pubblica di senso culturale \u00e8 aumenta esponenzialmente e le persone sono andate a cercare questo senso soprattutto online. Le viste sul sito del Museo di Capodimonte sono pi\u00f9 che raddoppiate. Credo che alla fine le mostre virtuali abbiamo anche avuto pi\u00f9 visitatori di quelli che avrebbero avuto nel mondo della realt\u00e0 materiale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Premesso che oggi pi\u00f9 che mai \u00e8 impossibile prevedere il nostro futuro, si pi\u00f9 dire che in questi anni siamo diventati bravissimi a fare mostre, ma sono ancora pochissimi nel mondo i musei che hanno seriamente investito sulla loro presenza online, sfruttando davvero le potenzialit\u00e0 del medium [questo il <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2020\/03\/03\/do-i-still-have-to-call-it-art-magazine\/\" target=\"_blank\">link<\/a> alla nostra recente indagine sul tema, ndr].&nbsp;Crede che l&#8217;esperienza che stiamo vivendo porter\u00e0 un cambio di atteggiamento?<\/p>\n\n\n\n<p>Sylvain Bellenger: <em>Riguardo all\u2019Italia, non sono del tutto d\u2019accordo sull\u2019uso superlativo assoluto. Credo che si facciano meno mostre che in altri paesi, e sono mostre che il pi\u00f9 delle volte non hanno l&#8217;obiettivo di aggiungere qualcosa alla storia dell\u2019arte. Si \u00e8 interessati alla forma pi\u00f9 che alla sostanza. Riguardo alla presenza online delle istituzioni culturali &#8211; che non sono solo i musei &#8211;&nbsp; invece sono d\u2019accordo. La crisi ha accelerato quello che era processo gi\u00e0 in corso, e credo sia una questione su cui c\u2019\u00e8 molto da riflettere. Magari partendo dal principio che il virtuale non \u00e8 un sostituto della realt\u00e0, ma piuttosto una dimensione a s\u00e9. Non si tratta di produrre la caricatura della mostra di Van Gogh, o della musica di Bach. Online c\u2019\u00e8 un mondo molto pi\u00f9 interessante e sofisticato. Il digitale ha gi\u00e0 cambiato lo statuto dell\u2019immagine.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In quale dei mille modi possibili?<\/p>\n\n\n\n<p>Sylvain Bellenger: <em>Faccio un esempio. Di recente, al Getty Museum di Los Angeles, mi \u00e8 capitato di vedere una mostra dei<\/em><a href=\"https:\/\/www.teylersmuseum.nl\/en\/collection\/art-overview\/michelangelo\"><em> disegni di Michelangelo che sono conservati al Teylers Museum di Haarlem<\/em><\/a><em>, in Olanda. Sono disegni piccoli, che si guardano con grande curiosit\u00e0 e che per la maggior parte preparano grandi opere, scultoree, pittoriche o architettoniche. Il curatore della mostra (Julian Brooks, ed.) li ha voluti allargare digitalmente alla dimensione dell\u2019oggetto definitivo. Solo grazie a queste immagini ingigantite digitalmente credo di aver capito davvero cosa volesse dire, in quell&#8217;epoca, lavorare a una grande commissione. A questo esempio aggiungerei un&#8217;ulteriore riflessione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Prego, proceda pura.<\/p>\n\n\n\n<p>Sylvain Bellenger: <em>Il nostro occhio cambia con la tecnologia. Oggi saremmo incapaci di vedere la pittura di Poussin o Caravaggio con l\u2019illuminazione di quel tempo. Il nostro sguardo sarebbe cieco. La storia dell\u2019arte e la scienza attributiva si basano sulla fotografia. Essa ha cambiato il nostro rapporto con l\u2019opera d\u2019arte. Con la comparsa della fotografia digitale abbiamo potuto guardare in modo ancora diverso, direi persino migliore. Pensiamo ai dettagli, per esempio, a cui la fotografia digitale permette a chiunque di arrivare con facilit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/sala-Pejrone-2_Carta-Bianca_ph-Francesco-Squeglia-1024x682.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98839\"\/><figcaption>\nCarta Bianca. Capodimonte Imaginaire, Paolo Pejrone&#8217;s room, insallation view, 2018. Ph: Francesco Squeglia.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ci permettiamo di aggiungere alla sua riflessione la seguente osservazione: le tecnologie sono molte, e la rete \u00e8 un medium in s\u00e9. In questo caso, pi\u00f9 che dire che il medium \u00e8 il messaggio, vale dire che ogni medium \u00e8 un linguaggio in s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Sylvain Bellenger: <em>Questo \u00e8 vero, e oltretutto, la natura del linguaggio cambia non solo la natura del messaggio, ma anche la sua coscienza. \u00c8 chiaro che non vedremo pi\u00f9 come prima del digitale. Faccio un altro esempio. In questi giorni sto provando a scrivere su un dipinto di Matteo di Giovanni, Il massacro degli Innocenti, un\u2019opera eseguita per una chiesa di Napoli. Sto studiando l\u2019opera a casa, con una fotografia ad alta definizione, e sto scoprendo elementi che sarebbe stato molto difficile vedere in altro modo. La cosa da notare \u00e8 che questa possibilit\u00e0 di vedere diversamente porta a scoprire un senso voluto dal pittore, e forse dal committente. Il bello \u00e8 che si tratta di un senso non inteso per essere visto da tutti, nel contesto della chiesa per cui l\u2019opera era stata dipinta. Non dimentichiamo quindi che il rapporto tra visibile e visuale pu\u00f2 cambiare con la fede, o con il contesto, ma anche grazie alla tecnologia. Un&#8217;opera d\u2019arte che si trova in una chiesa appartiene a un discorso diverso da quello che si fa all&#8217;interno di un museo, oppure in rete.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/sala-Muti_Carta-Bianca_ph-Francesco-Squeglia-1024x1539.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98843\"\/><figcaption>Carta Bianca. Capodimonte Imaginaire, Riccardo Muti&#8217;s room (Masaccio, Cruxifiction), installation view, 2018. Ph: Francesco Squeglia.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Quali sono le piattaforme online dei musei a cui guardare? Non parliamo di semplici siti, che rispetto a quello che stiamo dicendo potrebbe risultare fuorviante.<\/p>\n\n\n\n<p>Sylvain Bellenger: <em>Per rispondere a questa domanda partirei da ci\u00f2 che mi aspetto da un museo, che non \u00e8 semplice intrattenimento. Dal museo cerco piuttosto l\u2019opera d\u2019arte, e la possibilit\u00e0 di \u2018entrarvici\u2019, anche attraverso l\u2019immagine digitale e le informazioni ad essa relative. D\u2019altra parte, la cosa peggiore accade quanto un museo intimidisce il visitatore, perch\u00e9 lo fa sentire incapace di \u2018vedere\u2019. Il digitale dovrebbe servire a dare un\u2019opportunit\u00e0 anche al pubblico che non ha gli strumenti intellettuali o l\u2019esperienza necessaria per vedere, e quindi emozionarsi. A volte \u00e8 sufficiente offrire qualche chiave di lettura. Pi\u00f9 in generale, direi quindi che la dimensione online di un museo funziona quando ti permette di andare oltre il museo stesso. Poi, pi\u00f9 sei andato oltre, e pi\u00f9 hai voglia di tornare al museo.<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/Caravaggio_Flagellazione_1607_10752-1024x1388.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98838\"\/><figcaption>Caravaggio, Flagellazione, 1607, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Eppure in questi anni si sono investite grandi risorse nei cataloghi cartacei, che costano, ma sono inefficienti da tutti di vista, non ultimo quello ambientale. La cultura che non \u00e8 reperibile non passa alla nuove generazioni, che ormai si informano (o disinformano) quasi esclusivamente online. Ha ancora senso affidare la conoscenza a un mezzo tanto inaccessibile ed elitario?<\/p>\n\n\n\n<p>Sylvain Bellenger: <em>Quella del Conservatorio di Musica San Pietro a Majella a Napoli \u00e8 la pi\u00f9 grande biblioteca musicale al mondo. Ma se non venisse digitalizza pochissimi potrebbero accedere al sapere che essa conserva. E, oltretutto, basterebbe un banale incendio per perderlo per sempre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 dunque il momento di tornare a puntare alla funzione didattica dei musei, invece che intenderli come luoghi di intrattenimento, come spesso si finisce per fare?<\/p>\n\n\n\n<p>Sylvain Bellenger: <em>I musei non devono fare l\u2019errore di pensare di essere, o dover diventare, un squadra di calcio. Non \u00e8 quello il pubblico a cui ci riferiamo, non \u00e8 quello che dobbiamo fare per perseguire il nostro scopo. Ma dobbiamo anche cercare di raggiungere pi\u00f9 persone possibile, senza per questo abbassare il livello del discorso o tradire il messaggio che ci \u00e8 stato affidato. Certi musei &#8211; e Capodimonte \u00e8 tra questi &#8211; hanno certamente anche una responsabilit\u00e0 educativa e morale. I musei non sono dunque solo luoghi di conservazione, ma possono diventare anche luoghi di pensiero e di dibattito. In questo senso internet pu\u00f2 essere uno strumento straordinario.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A Capodimonte la responsabilit\u00e0 di cui parla \u00e8 poi anche maggiore, visto che del museo \u00e8 parte il Bosco Reale, un enorme parco urbano che con la struttura museale dialoga e interagisce.  <\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 proprio questa la sfida del nostro secolo, un secolo che avr\u00e0 la pi\u00f9 grande responsabilit\u00e0 della storia umana, ovvero quella di proteggere il nostro rapporto con la Natura e con il pianeta. Come ha scritto Foucault, Il giardino \u00e8 il pi\u00f9 piccolo dei mondi, ma \u00e8 tutto il mondo, perch\u00e9 racchiude in s\u00e9 il nostro modo di vivere insieme, e il nostro rapporto con la natura.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Sylvain Bellenger, direttore di Capodimonte, che fa il punto sulla situazione attuale e prova a immaginare il futuro digitale dei musei.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":98888,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1797],"tags":[],"class_list":["post-98833","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-in-dialogue-with"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/98833","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/98833\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/98888"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=98833"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=98833"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=98833"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}