{"id":98965,"date":"2020-05-13T19:57:40","date_gmt":"2020-05-13T17:57:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=98965"},"modified":"2020-05-14T10:03:55","modified_gmt":"2020-05-14T08:03:55","slug":"come-la-pop-art-ha-ucciso-la-critica-che-poi-si-e-fatta-racconto","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/05\/13\/come-la-pop-art-ha-ucciso-la-critica-che-poi-si-e-fatta-racconto\/","title":{"rendered":"Come la Pop Art ha ucciso la critica, che poi si \u00e8 fatta racconto"},"content":{"rendered":"\n<p>C&#8217;era un tempo in cui gli art writer davano i voti. Li chiamavamo critici d&#8217;arte. Un voto massimo dato da una certa autorit\u00e0 poteva spianare a un artista la strada del successo. Un brutto voto, consegnarlo al fallimento. A certo punto per\u00f2 nella cassetta degli attrezzi dell&#8217;art writer i racconti hanno preso il posto dei voti.  Come e per quale motivo questo sia accaduto sono domande a cui dovrebbero preoccuparsi di rispondere esperti e storici dell&#8217;arte di oggi. Qui cerchiamo di assumere entrambi i ruoli, utilizzando un pacchetto di documenti sulla Pop Art in cui abbiamo avuto la fortuna di imbatterci, per provare a ripensare, radicalmente, la professione dello scrittore d&#8217;arte. Parleremo anche dei narratori nati dalle ceneri del modernismo &#8211; i critici che danno i voti sono ancora vivi! -, e di quanto questi debbano agli artisti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"796\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/1.jpg\" alt=\"A black and white of critic Clement Greenberg raising his eyebrows\" class=\"wp-image-98954\"\/><figcaption>Clement Greenberg photographed by Phillipe Halsman, 1959.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Radi l&#8217;intellettuale<\/h4>\n\n\n\n<p>Negli anni Cinquanta del secolo scorso, a New York, il critico d&#8217;arte &#8211; intellettuale e autoritario &#8211; era un re. La preminenza di intere correnti artistiche, in particolare dell&#8217;Espressionismo astratto, dipendeva dal gradimento di individui dotati di enormi capacit\u00e0 intellettuali. Con loro regnava la competenza. Che si trattasse di un pestaggio (verbale) o di un elogio, il loro dovere era giudicare. Per gli art writer dell&#8217;epoca sospendere la propria fede non era un&#8217;opzione; tanto che i critici dei critici scrissero interi libri sull&#8217;argomento &#8211; si veda, per esempio, The Painted Word di Tom Wolfe, scritto 15 anni dopo il periodo in questione; secondo Wolf l&#8217;arte era addirittura diventata illustrazione delle teorie del critico, pi\u00f9 che un&#8217;espressione propria dell&#8217;artista. In questo contesto, la relazione critico-artista-pubblico era molto tesa. Scrive Lisa Phillips:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>Diversi critici sono emersi facendosi interpreti verbosi e potenti della nuova avanguardia americana [e] per la prima volta scrittori con credenziali letterarie pubblicavano saggi <em>per un pubblico illuminato<\/em><\/em> <em>sull&#8217;arte americana pi\u00f9 all&#8217;avanguardia. I loro pronunciamenti divennero sempre pi\u00f9 assertivi, escludenti e dogmatici.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Tanto per fare un esempio, il critico per eccellenza, Clement Greenberg, diceva: &#8220;quando non ti piace qualcosa, le parole vengono pi\u00f9 facilmente&#8221;. Mentre Donald Judd, critico e artista, scriveva commenti di questo tipo: &#8220;Questi dipinti sono momentaneamente piacevoli, ma poi diventano sconcertanti e irritanti&#8221;. Era il 1960, le opere oggetto della stroncatura erano quelle di Charles Alston.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi l&#8217;era del critico-re \u00e8 finita. L&#8217;intellighenzia del mondo dell&#8217;arte che si esprimeva negli scrittori non poteva avere cittadinanza negli Stati Uniti liberali, dove, diversamente da quel che accade oggi, gli atteggiamenti autoritari e paternalistici erano incompatibili con la promessa di libert\u00e0  che faceva da sfondo al sogno americano. Non c&#8217;era spazio per la scolarizzazione costante, e l&#8217;approccio &#8216;dal basso&#8217; doveva prevalere anche nel campo della fruizione artistica. La Pop Art ha guidato questo cambiamento. La classificazione si ferma, comincia la narrazione.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Padrini arrabbiati<\/h4>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/3-1024x793.png\" alt=\"some crates are discharged off a US military plane\" class=\"wp-image-98956\"\/><figcaption>US Air Force unloading artworks at Aviano for the 1964 Venice Biennale. Courtesy of the Alan R. Solomon Archive, Archives of American Art, Smithsonian Institution.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Prima di passare al modo in cui grazie alla Pop Art il critico si \u00e8 trasformato in narratore va detto che gli atteggiamenti degli art writer in Europa non erano diversi da quelli di cui abbiamo parlato finora. Le voci autoritarie che albergavano nelle pagine culturali dei giornali erano attive da ancor pi\u00f9 tempo dei loro colleghi americani, e forse sono state per questi un modello di riferimento. Tuttavia, la critica europea aveva assunto precise posizioni politiche che andavano al di sopra della critica artistica stessa. Per esempio, rendendosi conto di come Parigi avesse dovuto cedere il passo a New York nella corsa all&#8217;egemonia sul mondo dell&#8217;arte, i critici francesi reagirono con rabbia. A volte la loro scrittura finiva per tralasciare le asserzioni estetiche o teoriche sull&#8217;arte, facendosi invece commento politico, che poteva addirittura assumere i toni della sfuriata oltraggiosa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/2-1024x1268.png\" alt=\"A satiric cartoon in a 1964 French newspaper of Superman bringing dollars and art to venice\" class=\"wp-image-98955\"\/><figcaption>A page from the French newspaper France Observateur in 1964 with a review of the Venice Biennale. The cartoon satirizes Robert Rauschenberg winning the first prize. Courtesy of the Alan R. Solomon Archive, Archives of American Art, Smithsonian Institution.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Dopo l&#8217;incoronazione europea dell&#8217;arte americana come nuova avanguardia, avvenuta alla Biennale di Venezia del 1964 (alla quale le opere americane arrivarono a bordo di un volo miliare atterrato ad Aviano), un critico francese non meglio identificato, dalle colonne dell&#8217;<em>France Observateur<\/em> fece appello alla totale mancanza in questa di quello spirito rivoluzionario che invece aveva caratterizzato le avanguardie europee precedenti alla Seconda Guerra Mondiale. Il misterioso critico scriveva anche che l&#8217;arrivo dell&#8217;arte americana era una campagna di marketing sostenuta dagli ingenti capitali delle gallerie e dei collezionisti di New York. Nonostante i toni fossero accesi, molta critica ancora oscillava tra giudizio estetico e politica, cosa che non avveniva pi\u00f9, per esempio, negli attacchi strettamente politici e razzisti del critico d&#8217;arte francese Pierre Cabanne. Come ricorda Liam Considine:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>Il titolo della recensione di Pierre Cabanne della Biennale di Venezia del 1964 trasmette la viscerale reazione della critica francese: &#8220;A Venezia l&#8217;America proclama la fine della scuola di Parigi e lancia la Pop Art per colonizzare l&#8217;Europa&#8221; [\u2026] Cabanne scaten\u00f2 l&#8217;ansia francese per gli impatti dell&#8217;americanizzazione, scendendo purtroppo in una scioccante tirata xenofobica e razzista che spostava l&#8217;ansia decoloniale sulla Pop Art: &#8220;Gli americani ci hanno trattato come poveri negri arretrati, buoni solo per la colonizzazione. Il primo commando \u00e8 arrivato: si chiama &#8220;Pop art&#8221;.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">A chi importa?<\/h4>\n\n\n\n<p>Tra l&#8217;altro, ci\u00f2 che \u00e8 ancora colpisce della Pop Art \u00e8 come sia riuscita a soverchiare la critica. Non solo ha innervosito i francesi, che hanno perso il loro trono geopolitico, ma ha anche fatto arrabbiare l&#8217;establishment della scrittura artistica americana. Scrive Lisa Phillips:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>Gli artisti pop sono stati messi sotto i riflettori e sono stati immediatamente abbracciati da commercianti, collezionisti, istituzioni e media. Le riviste patinate coprivano questo nuovo fenomeno, i collezionisti nouveau riche lo reclamavano a gran voce, e alle persone che non sapevano molto d&#8217;arte il pop piaceva perch\u00e9 rappresentava qualcosa di familiare, qualcosa che conoscevano. Ma un gruppo che non \u00e8 salito sul carro dei vincitori \u00e8 stato quello dei critici d&#8217;arte. Il pop era un affronto a tutti coloro che avevano sostenuto i valori umanistici dell&#8217;Espressionismo astratto. [\u2026] I critici vedevano il pop come decadente, immorale, anti-umanista e persino nichilista.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/4-1024x1099.png\" alt=\"a can of spam meat flying below a huge written word &quot;spam&quot;\" class=\"wp-image-98957\"\/><figcaption>Ed Ruscha, Actual Size, oil on canvas, 1962. Source: Wikiart.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il successo commerciale e di pubblico della Pop Art, nonostante la critica le fosse avversa, ha portato alla fine dei voti. L&#8217;irrilevanza della scrittura artistica come la gente l&#8217;aveva conosciuta era ormai imminente. Gli artisti avevano capito che la fama, il riconoscimento e il denaro potevano essere ottenuti indipendentemente da quello che una recensione sgarbata avrebbe potuto dire di loro e del loro lavoro. Oltretutto, grazie ai miglioramenti tecnologici, le immagini delle opere d&#8217;arte circolavano pi\u00f9 facilmente di prima, rendendo piuttosto inutili le descrizioni scritte a parole nelle recensioni. All&#8217;improvviso gli art writer si sono trovati spogliati del loro potere e del loro ruolo. Dovevano reinventarsi.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Ognuno \u00e8 un artista, soprattutto gli artisti<\/h4>\n\n\n\n<p>Il successo della Pop Art \u00e8 probabilmente anche merito dell&#8217;alfabetizzazione &#8216;mediatica&#8217; degli artisti. Tuttavia, come esemplificato da Andy Warhol, la solida conoscenza dei codici della comunicazione di massa non era una condizione sufficiente. La capacit\u00e0 di produrre contenuti spiazzanti restava fondamentale. Bisognava trovare il difficile equilibrio tra la convenzione e il suo opposto; e alcuni di questi &#8216;ricercatori&#8217; erano particolarmente acuti. Una lezione era chiara per l&#8217;art writer: il tempo delle competenze accademiche era finito, almeno al di fuori del mondo accademico. Gli argomenti razionali e l&#8217;inquadratura storica dovevano essere abbandonati a favore di un approccio, nel contesto liberale, che si era dimostrato molto pi\u00f9 funzionale, ovvero quello che avevano avuto artisti stessi. La scrittura sull&#8217;arte doveva diventare scrittura artistica. Gli art writer hanno dovuto abbandonare la scienza per la fantascienza; dai voti alla narrazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Come abbiamo detti, questo cambiamento nella scrittura artistica \u00e8 una speculazione all&#8217;interno della storia dell&#8217;arte. I documenti che abbiamo presentato provengono dal passato. Tuttavia, ci sembra che gli approcci creativi e narrativi propri di quella scrittura artistica, che ha avuto origine negli anni Sessanta, siano ancora oggi utili, almeno per le pubblicazioni non accademiche. Creare o ampliare un racconto su un&#8217;opera d&#8217;arte pu\u00f2 ancora essere il compito pi\u00f9 importante per gli art writer. Ci sono teorie filosofiche che giustificano questa convinzione. Da un lato, si possono chiamare in causa Arthur Danto e il suo modo intendere l&#8217;arte termini di &#8220;aboutness&#8221;, ovvero come un oggetto la cui stessa natura \u00e8 quella di consentire narrazioni non necessariamente sperimentabili nell&#8217;oggetto stesso; dall&#8217;altro, si pu\u00f2 verificare la posizione pi\u00f9 recente delle filosofie speculative, secondo cui l&#8217;arte dovrebbe funzionare come un linguaggio metaforico per cogliere una realt\u00e0 &#8216;fugace&#8217; e &#8211; <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2014\/12\/15\/is-philosopher-graham-harmans-speculative-realism-really-inspiring-a-new-art-critique\/\" target=\"_blank\">come abbiamo detto in un nostro precedente scritto<\/a> &#8211; cos\u00ec dovrebbe fare la scrittura d&#8217;arte, per cogliere l&#8217;arte stessa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/05\/5-1024x777.png\" alt=\"a sewing machine that slightly resembles a gun\" class=\"wp-image-98960\"\/><figcaption>Andy Warhol, Sewing Machine, pen on paper, circa 1956.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Epilogo con domanda<\/h4>\n\n\n\n<p>A questo punto dovremmo chiederci se la scomparsa dello scrittore d&#8217;arte come classificatore abbia migliorato o meno il mondo dell&#8217;arte. I testi con giudizi di valore espliciti, un linguaggio accademico fermo, opinioni politiche schiette e descrizioni dirette sono migliori per l&#8217;argomento rispetto alle loro controparti creative e narrative? Questa \u00e8 una domanda difficile per il critico del critico, per l&#8217;art writer che parala dell&#8217;art writing. Dedicheremo uno scritto a questo aspetto. Nel frattempo, possiamo comunque cercare di fare un&#8217;ultima osservazione, che riguarda pi\u00f9 in generale l&#8217;importanza per l&#8217;arte del testo scritto. L&#8217;arte contemporanea non \u00e8 musica, non \u00e8 un film hollywoodiano, non \u00e8 pittura di paesaggio. Le qualit\u00e0 formali dell&#8217;opera d&#8217;arte contemporanea non sono in s\u00e9 sufficienti alla sua esistenza. Fin dalle avanguardie storiche, l&#8217;arte dipende dalle istituzioni che la legittimano, e il linguaggio \u00e8 la prima tra queste.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;estinzione della critica modernista h dato origine alle specie dei curatori, che ha spopolato negli ultimi due decenni. Soprattutto all&#8217;inizio della loro era, i curatori sono stati i nuovi custodi della scrittura artistica, e pi\u00f9 tardi di quel giudizio di valore che, in arte, era momentaneamente scomparso. Ma c&#8217;\u00e8 una fregatura. Laddove i critici esprimevano il loro parere negativo per iscritto, talvolta paradossalmente finendo per fare la fortuna di un arista (bene o male, purch\u00e9 se ne parli), i curatori contemporanei esprimono la loro antipatia attraverso il silenzio. Il lavori non graditi si fanno scomparire non mostrandoli, e non parlandone. La non-scrittura \u00e8 ora lo strumento attraverso cui si esegue la condanna. Ma cosa avviene se questo atteggiamento finisce per essere assunto anche dall&#8217;art writer, che oggi lavora con la narrazione invece che con il giudizio?<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Bibliografia<\/h4>\n\n\n\n<p>Considine, Liam.&nbsp;<em>American Pop Art in France: Politics of the Transatlantic Image<\/em>. 2019. Routledge<\/p>\n\n\n\n<p>Judd, Donald.&nbsp;<em>Complete Writings 1959-1975<\/em>. Judd Foundation<\/p>\n\n\n\n<p>Phillips, Lisa.&nbsp;<em>The American Century<\/em>. 1999. Whitney Museum of American Art&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Wolfe, Tom.<em>&nbsp;The Painted Word<\/em>. 1975. Farrar, Straus &amp; Giroux<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Breve storia di come la Pop Art ha cambiato gli art writer, trasformando i critici in costruttori di senso, per opere che prescindono dal giudizio.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":98957,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1796],"tags":[],"class_list":["post-98965","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-mapping-the-artscape"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/98965","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/98965\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/98957"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=98965"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=98965"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=98965"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}