{"id":99744,"date":"2020-06-24T12:08:05","date_gmt":"2020-06-24T10:08:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=99744"},"modified":"2020-07-27T09:51:12","modified_gmt":"2020-07-27T07:51:12","slug":"francesco-clemente-iconologia-di-il-mio-corpo-e-rosso-per-formaggio","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/06\/24\/francesco-clemente-iconologia-di-il-mio-corpo-e-rosso-per-formaggio\/","title":{"rendered":"Francesco Clemente, iconologia di &#8216;Il mio corpo \u00e8 rosso per formaggio&#8217;"},"content":{"rendered":"\n<p>Lo scritto che segue analizza <em>Il mio corpo \u00e8 rosso per formaggio<\/em>, opera del 1980 attualmente parte della <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.collezionemaramotti.org\" target=\"_blank\">Collezione Maramotti<\/a> di Reggio Emilia, dove \u00e8 esposto al pubblico. L\u2019opera, alta due metri e lunga pi\u00f9 di quattro, \u00e8 stata eseguita su tessuto sintetico applicato su tela, usando pittura acrilica e pennarello. Nel 1982 \u00e8 stata parte della mostra <em>Transavaguardia: Italia \/ America<\/em>, presso la Galleria Civica di Modena e presso il Comune di Pisa. Tra il 2002 e il 2003 l&#8217;opera \u00e8 stata inclusa nelle mostra <em>Transavanguardia<\/em> al Castello di Rivoli di Torino.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nota: \u00e8 possibile navigare l&#8217;immagine interattiva qui sotto cliccando sui bottoni sovrimpressi. Quelli rossi portano ad approfondire le varie parti del dipinto. I bottoni verdi aprono citazioni a suo riguardo, degli storici e dell&#8217;artista stesso. Consigliamo di navigare l&#8217;immagine a schermo intero.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/micr.io\/i\/BFhdO\/\" width=\"600\" height=\"400\" allow=\"autoplay; fullscreen\" class=\"alignfull\"><\/iframe>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Per Francesco Clemente il 1980, cio\u00e8 quando <em>Il mio corpo \u00e8 rosso per formaggio<\/em> sarebbe stato dipinto secondo l\u2019attuale datazione, \u00e8 un anno cruciale da molti punti di vista. Stando alla dettagliata cronologia a cura di Rene Ricard pubblicata nel catalogo della retrospettiva dedicata a Clemente dal Guggenheim Museum di New York &#8211; la mostra andata in scena nel cono di Wright tra la fine del vecchio millennio e l\u2019inizio di quello nuovo &#8211; \u00e8 proprio nel 1980 che l\u2019artista, nato a Napoli nel 1952, mette le basi perch\u00e9 la Grande Mela diventi la sua patria d\u2019adozione, con tutto ci\u00f2 che ne segue per uno che fa il suo \u2018mestiere\u2019. In autunno, infatti, Gian Enzo Sperone (la galleria allora si chiama Sperone Westwater Fischer) lo espone per la prima volta negli Stati Uniti, in una collettiva a cui partecipano anche Sandro Chia ed Enzo Cucchi. Nel mese di dicembre Annina Nosei espone alcuni disegni di Francesco Clemente in una mostra personale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viatico a queste due mostre \u00e8 la Biennale di Venezia, a cui Clemente partecipa nella sezione \u2018Aperto 80\u2019, curata da Achille Bonito Oliva e Harald Szeemann (qui il <a href=\"https:\/\/www.labiennale.org\/it\/storia-della-biennale-arte\">link<\/a> alla storia della Biennale di quegli anni). E prima della Biennale Clemente partecipa a diverse collettive in Germania, e a una collettiva alla Kunsthalle di Basilea, il cui catalogo raccoglie testi di Jean-Christophe Amman e Bonito Oliva. Insomma, per Clemente il 1980 rappresenta l\u2019anno in cui la ruota della fortuna gira finalmente a suo favore.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/244816d3679686a641a9a24910879c4b-1024x747.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-99756\"\/><figcaption>The burning man, directd by Ravi Chopra, 1980, India, movie billboard.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La prima cosa che si nota vedendo l\u2019impianto compositivo di <em>Il mio corpo \u00e8 rosso per formaggio<\/em> \u00e8 la struttura compositiva, che ricorda molto pi\u00f9 di altre opere dello stesso periodo quella dei grandi cartelloni cinematografici di Bollywood, spesso dipinti a mano da artisti specializzati, riconosciuti dalla critica come una delle fonti visuali dell\u2019artista. Sappiamo che nel 1978 a Madras Francesco Clemente, la moglie Alba e la piccola Chiara, nata il 12 agosto dell\u2019anno prima a Piacenza, contraggono l\u2019epatite, che colpisce soprattutto Francesco. Ma questo non gli impedisce di esporre, nel mese di luglio, alla galleria Art and Project di Amsterdam (per farsi un\u2019idea, qui il <a href=\"https:\/\/www.moma.org\/calendar\/exhibitions\/980\">link<\/a> alla mostra dedicata dal MoMA ai bollettini della galleria pubblicati tra il 1968 e il 1989).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"509\" height=\"800\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/1788-509x800-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-99751\"\/><figcaption>Francesco Clemente and Alighiero Boetti, Afghanistan, 1974; courtesy of Francesco Clemente.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Clemente, per cui l\u2019autoritratto \u00e8 gi\u00e0 diventato un campo di ricerca &#8211; come del resto lo \u00e8 stato per l\u2019amico Alighiero Boetti, che nel 1974 Clemente raggiunge in Afghanistan in un viaggio che ha segnato un\u2019epoca -, Clemente, dicevamo, si dipinge come protagonista eroe. Un rivolo di sangue &#8211; o di sugo &#8211; macchia il lato sinistro del labbro, gli occhi guardano fuori dalla tela, sprezzanti. La cravatta, stretta e gialla come la banda di colore che illumina la scena dal lato destro della tela, \u00e8 un accessorio chic che in questi anni indossano anche Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat &#8211; nel 1982 Warhol dipinge un triplice ritratto di Clemente in giacca e cravatta, e lo stesso far\u00e0 Mapplethorpe nel 1985.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/ar00152_10-1024x1027.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-99753\"\/><figcaption>Robert Mapplethorpe, Francesco Clemente, 1985. Courtesy of Tate London.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Gli altri personaggi della storia sono una grande lisca di pesce, un tale che si \u00e8 appena sparato nelle gambe &#8211; ma che sembra riflettere sul fatto pi\u00f9 che soffrirne &#8211; e quindici forme di formaggio (coi \u2018buchi\u2019, o pori), che non possono non ricordare un videogame di straordinario successo come Pac-Man, lanciato proprio nel 1980 dall&#8217;azienda Giapponese Namco (qui il <a href=\"https:\/\/www.pacman.com\/en\/\">link<\/a> al sito ufficiale del gioco). Il videogame esce il 29 giugno in Giappone, che Clemente visita nel mese di gennaio del 1980, e arriva negli Stati Uniti nel mese di ottobre; entro la fine dell\u2019anno se ne sono gi\u00e0 venduti 100.000 pezzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la linea che stiamo percorrendo \u00e8 corretta, allora <em>Il mio corpo \u00e8 rosso formaggio<\/em> sarebbe il titolo di una narrazione non scritta, ispirata alla biografia dell\u2019autore e di tono auto-parodistico. I due telefoni alla sinistra del viso sono la traccia dell\u2019internazionalismo di cui Clemente, gi\u00e0 grande viaggiatore, si fa interprete in un senso simile a quello che Bruce Chatwin avrebbe dato al viaggio nei i suoi romanzi (<em>In Patagonia<\/em> esce nel 1977). Il telefono, magari di fortuna, \u00e8 stato il mezzo attraverso cui l\u2019internazionalismo si \u00e8 compiuto. Una telefonata importante in quegli anni \u00e8 ancora una specie di epifania.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Riguardo agli elementi presenti sulla tempia sinistra e sul petto della figura, valga l\u2019idea di \u2018frammentazione\u2019 della realt\u00e0 di cui spesso l\u2019autore ha parlato nel corso degli anni. Non c\u2019\u00e8 gerarchia, e dunque non c\u2019\u00e8 un ordine da seguire. Ogni oggetto vale per s\u00e9, e ogni relazione tra i frammenti vale per il tutto. L\u2019elefante sugli sci, il doppio amo (che forse \u00e8 servito a pescare il pesce), le forbici, i ciucci e, sotto, le due croci, il cuore sul pattino, la bocca con la scritta X12, il fulmini con le ruote, le due figure simmetriche, l\u2019una di fronte all&#8217;altra, fumettistiche e medievali al tempo stesso. Francesco Clemente suggerisce; ma poi sta allo spettatore tessere la narrativa di cui dicevamo, proiettandola sul fondale che l\u2019autore ha previsto, con piglio poetico pi\u00f9 che didascalico. Come il viaggiatore differisce dal turista cos\u00ec quello di Clemente \u00e8 un invito all&#8217;interpretazione, piuttosto che un rebus da risolvere correttamente. A destra del volto, il martello, la radio, l\u2019orologio con schermo a cristalli liquidi &#8211; altro segno dei tempi per lo pi\u00f9 legato a brand giapponesi come Seiko, che aveva lanciato il primo modello di questo tipo nel 1973. I concetti intorno a cui ruota questo gruppo di oggetti sono quelli di tempo e lavoro.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte, il tema della malattia e quello della sofferenza psicologica che a essa si accompagna tornano in due opere, pure del 1980, come <em>Sun<\/em> (nella collezione del Philadelphia Museum of Art, qui il <a href=\"https:\/\/philamuseum.org\/collections\/permanent\/76598.html?mulR=1252828458%7C4\">link<\/a> al scheda del lavoro) e <em>Moon<\/em>, oggi di propriet\u00e0 del MoMA di New York (qui il <a href=\"https:\/\/www.moma.org\/collection\/works\/155064\">link<\/a> alla scheda dell\u2019opera). Al contrario di questi due dipinti, da cui molto differisce non solo dal punto di vista formale ma anche da quello tecnico, <em>Il mio corpo \u00e8 rosso per formaggio<\/em> non \u00e8 stato incluso nella retrospettiva del Guggenheim. Alla mostra partecipa invece un altro lavoro datato 1980, simile a quello in questione per dimensione, per struttura formale, per intonazione, e per la presenza di una scritta \u2018boettiana\u2019 che lo attraversa. La scritta, pure in stampatello, recita: \u2018La ruota della virt\u00f9 la ruota della fortuna\u2019.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/059060f995f6fa970f5d4cf0ba117d51-1024x1097.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-99754\"\/><figcaption>Francesco Clemente, Moon, 1980, gouache on twelve sheets of handmade Pondicherry paper, joined with handwoven cotton strips, 245,7 x 231,1 cm). Private Collection, Courtesy of Sperone Westwater, New York.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Anche in questo caso Clemente si ritrae sulla sinistra del dipinto. Fiotti di sangue escono dall&#8217;orecchio sinistro, dai pantaloni dell\u2019artista ne sbuca il pene eretto, che trova riscontro nelle forme allusive che popolano la parte destra della tela. Gli altri elementi sono un letto, che nella parte centrale rinforza il riferimento all&#8217;orecchio ferito di <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2014\/07\/27\/today-in-1890-vincent-van-vogh-shot-himself-in-the-wheat-fields-behind-the-chateau-in-auvers\/\" target=\"_blank\">Van Gogh<\/a>, e un ciclista stilizzato che indica vittoria con le dita della mano sinistra. Il ciclista sta in una grande vescica \u2018onirica\u2019. Clemente la buca; ne escono delle goccioline in forma di cristallo. Il dipinto di cui parliamo si intitola <em>Fortune and virtue<\/em>. Rispetto a <em>Il mio corpo \u00e8 rosso per formaggio<\/em> il rapporto con i manifesti cinematografici \u00e8 decisamente meno accentuato. Al tempo della retrospettiva al Guggenheim <em>Fortune and Virtue<\/em> era parte di una collezione privata svizzera, dove ancora dovrebbe trovarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto ne sappiamo scritte del tipo di quelle viste nei due dipinti di cui stiamo parlando non sono pi\u00f9 comparse nel lavoro successivo di Clemente, e lo stesso si potrebbe dire per il tipo di composizione, alla Cy Twombly. Controllando i passaggi in asta si scoprono tuttavia almeno tre disegni datati 1979 che recano scritte di simile foggia: uno si intitola <em>Pane<\/em> e rappresenta una baguette sotto la quale c\u2019\u00e8 la scritta \u2018cane\u2019 (Christie\u2019s, NY, 1989); il secondo \u00e8 senza titolo, ma rappresenta un righello sopra il quale campeggia la scritta \u2018vetta\u2019 (Christie\u2019s, NY, 1988); il terzo rappresenta una neonata &#8211; forse la piccola Chiara? &#8211; posata anch&#8217;essa sulla sinistra del foglio, in mezzo alla parole \u2018una\u2019 e \u2018solo\u2019, che danno titolo all\u2019opera (Phillips, Londra, 1988). Alla luce di quella che \u00e8 stata la produzione di Clemente prima del 1980, dei temi trattati, e di quello che Clemente ha fatto nel 1980 e negli anni a seguire, viene il dubbio che sia <em>Il mio corpo \u00e8 rosso per formaggio<\/em> sia <em>Fortune and virtue<\/em> possano essere stati iniziati prima del 1980, in un contesto biografico e in un momento stilistico che sembrerebbe pi\u00f9 coerente ai temi trattati nei due dipinti. Interrogato sulla questione l\u2019artista dichiara che un buona ipotesi, ma non pu\u00f2 confermare.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 1980 \u00e8 un anno cruciale per Francesco Clemente, come dimostra &#8216;Il mio corpo \u00e8 rosso per formaggio&#8217; (che potrebbe essere stato dipinto prima).<\/p>\n","protected":false},"featured_media":100321,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2381],"tags":[],"class_list":["post-99744","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-online-exhibitions"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/99744","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/99744\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/100321"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=99744"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=99744"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=99744"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}