{"id":99923,"date":"2020-06-29T23:05:33","date_gmt":"2020-06-29T21:05:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=99923"},"modified":"2020-06-30T00:24:46","modified_gmt":"2020-06-29T22:24:46","slug":"van-der-kelen-logelain","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/06\/29\/van-der-kelen-logelain\/","title":{"rendered":"Neo-artigiani: pittura decorativa alla scuola Van der Kelen Logelain"},"content":{"rendered":"\n<p>Il complesso rapporto tra arte antica e arte contemporanea trova verifica nell&#8217;altrettanto complesso rapporto tra arte e artigianato. La dequalificazione e la smaterializzazione del XX secolo sono evidenziate dai loro opposti, del passato e del presente; il vecchio maestro, abile manualmente, incontra l\u2019allievo di oggi grazie alle tecniche tradizionali. Una parte alimenta l&#8217;altra. Ma invece di indugiare nelle dissertazioni che potrebbero muovere dal constatare che Marcel Duchamp era anche un abile pittore, preferiamo affrontare questo tema raccontando la storia della scuola di pittura decorativa di Van der Kelen Logelain a Bruxelles. Anche perch\u00e9, come vedremo, questa \u00e8 una delle poche scuole d&#8217;arte applicata popolare anche tra gli artisti contemporanei.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/IMG_1138-2-1024x846.jpg\" alt=\"people paiting\" class=\"wp-image-99896\"\/><figcaption>Students at work at the Van der Kelen school of decorative painting, Brussels. Early 20th century. Courtesy Van der Kelen Logelain &#8211; Archives de l\u2019institut Van der Kelen<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nata in due momenti, da due scuole separate, nel 1882 e nel 1892, l&#8217;attuale Van der Kelen Logelain \u00e8 la fusione di queste due esperienze e la somma della loro tradizione. Oggi la scuola offre un unico percorso di formazione, che dura sei mesi, durante il quale gli studenti sono impegnati per 12 ore al giorno, sette giorni su sette. Imparare non \u00e8 mai facile, ma alla Van der Kelen Logelain c&#8217;\u00e8 un senso quasi religioso del sacrificio necessario per ottenere il prezioso dono della tecnica, alla stregua di quanto accade nella musica classica o nella danza.<\/p>\n\n\n\n<p>Per dipingere un quadro pi\u00f9 chiaro di questa scuola, oltre a riprendere il confronto tra arte e artigianato, abbiamo parlato con studenti e insegnanti, cominciando da Sylvie e Denise Van der Kelen, discendenti dei fondatori e attualmente direttrici dell\u2019istituto, che ci hanno spiegato i modelli che ogni studente deve praticare per imparare le oltre 60 tecniche per l&#8217;imitazione di legni e marmi che la Van der Kelen Logelain insegna. E abbiamo presto imparato che, pur essendo radicato nella tradizione, questo catalogo di modelli viene costantemente aggiornato. Dice Sylvie Van der Kelen:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>Ogni anno lavoriamo con un designer per creare un nuovo modello, con nuove forme di presentazione; guardando i nostri vecchi pannelli avvertiamo l&#8217;influenza del XIX secolo e di ogni decennio del XX secolo. Dobbiamo continuare a cercare di lavorare con il nostro tempo. Diciamo agli studenti che il lavoro decorativo risale a pi\u00f9 di 3000 anni prima di Cristo, e da allora \u00e8 in continua evoluzione; ogni giorno nascono nuove tipologie, nuovi materiali, nuove tecniche.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"882\" height=\"1367\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/vanderkelenfacade.jpg\" alt=\"the facade of an old building in Brussels\" class=\"wp-image-99899\"\/><figcaption>Facade of the Van der Kelen Logelain school of decorative painting, Brussels. Courtesy Van der Kelen Logelain<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Lo studio delle nuove forme offre all&#8217;arte del presente un punto di accesso. La stessa Sylvie Van der Kelen collabora con artisti e architetti alla creazione di nuovi disegni. Le nuove generazioni di studenti portano nuovi input, spingendo il confine tra decorazione e arte oltre la tradizione. Il limite di et\u00e0 che la scuola si \u00e8 data &#8211; non la pu\u00f2 frequentare chi a pi\u00f9 di cinquant\u2019anni &#8211; \u00e8 per\u00f2 solo parzialmente legato a questo aspetto. A pesare \u00e8 anche Il duro carico di lavoro assegnato durante i corsi e la fisicit\u00e0 necessaria per lavorare in luoghi scomodi come possono esserlo, per esempio, i soffitti pi\u00f9 alti. Per quanto riguarda l&#8217;equilibrio tra i sessi, Sylvie Van der Kelen dice:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>All&#8217;inizio c&#8217;erano solo uomini. La prima donna \u00e8 arrivata dopo la seconda guerra mondiale. Negli anni &#8217;80 e &#8217;90 le due componenti sono state paritarie, poi per un certo periodo le donne sono state addirittura pi\u00f9 degli uomini. Ora siamo tornati in equilibrio. Anche l\u2019utenza nel tempo \u00e8 cambiata. All\u2019inizio gli studenti erano soprattutto artigiani della pittura d\u2019abitazione, che alla nostra scuola si rivolgevano per aumentare le loro competenze. Poi, durante gli anni &#8217;80, abbiamo avuto molte ragazze provenienti dalle famiglie borghesi. Ora la componente \u00e8 pi\u00f9 varia: ci sono artigiani, ma anche architetti, artisti, restauratori. Pi\u00f9 in generale, ci pare che ci siano sempre pi\u00f9 persone istruite che desiderano imparare a lavorare con le loro mani. Dopo lunghi studi accademici, in molti sentono la necessit\u00e0 di imparare una pratica manuale.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Arte contemporanea<\/h2>\n\n\n\n<p>Se il mondo dell&#8217;arte contemporanea ha sentito parlare della Van der Kelen Logelain probabilmente \u00e8 grazie a Lucy McKenzie [qui il <a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2015\/12\/09\/i-have-zero-interest-in-being-part-of-good-taste-culture-an-interview-with-lucy-mckenzie\/\">link<\/a> alla nostra intervista con lei; ndr]. L&#8217;artista scozzese, che abita a Bruxelles, ha studiato qui una diecina anni fa e, come vedremo, ha portato altri artisti a fare altrettanto. La scelta \u00e8 venuta da una situazione di stallo che si era venuta a creare nel suo lavoro; le abbiamo perci\u00f2 chiesto come la scuola l\u2019abbia aiutata a superare quel momento:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>All&#8217;epoca avevo gi\u00e0 in un ritmo piuttosto regolare di mostre, tra gallerie, istituzioni, e progetti indipendenti. Se da un lato mi sentivo molto fortunata ad avere queste opportunit\u00e0, da un altro continuare era come navigare sottocosta, senza attriti, se niente mi disturbava dall&#8217;esterno &#8211; un po&#8217; come il calendario della moda, che \u00e8 abitudine. Inoltre, avevo raggiunto i limiti delle mie conoscenze e delle mie capacit\u00e0 nella pittura decorativa, perch\u00e9 volevo padroneggiare quello stile, non solo usarlo in modo &#8220;artistico&#8221;. Mentre studiavo ho continuato a fare mostre. Ma appena mi sono sentita in grado di spingere la pittura pi\u00f9 in l\u00e0 le mostre sono diventate occasioni preziose, momenti per emergere dallo studio e cristallizzare qualcosa.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/ART-BA1-1024x576.jpg\" alt=\"a painted interior\" class=\"wp-image-99889\"\/><figcaption>Lucy McKenzie, Fountain and Portrait of Mannequin, oil on canvas. Courtesy of the artist and Cabinet.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Molti, se non la maggior parte degli artisti contemporanei, subappalterebbero lavori altamente qualificati come quello insegnato alla Van der Kelen Logelain; non Lucy McKenzie. Ci possono essere molte ragioni per andare controcorrente. La pi\u00f9 importante sta probabilmente nel piacere che si prova facendo manualmente qualcosa, per noi stessi. Nel caso di Lucy McKenzie il lavoro manuale \u00e8 parte di una decisione. Dice infatti:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>Gli artisti che delegano il lavoro non mi disturbano affatto, lo faccio anch&#8217;io in certi casi. Penso solo che la struttura gerarchica che guida questo rapporto debba essere esaminata &#8211; anche perch\u00e9 non colloco l&#8217;arte su un piano artistico superiore a quello delle arti applicate. Gestisco un&#8217;etichetta di moda con la un\u2019amica, Beca Lipscombe &#8211; si chiama Atelier E.B. &#8211; dove tutto \u00e8 subappaltato ai produttori; ma questi processi per funzionare devono essere negoziati con attenzione.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>Imparare un mestiere e intraprendere personalmente il lavoro che molti artisti nella mia posizione affiderebbero a qualcun\u2019altro \u00e8 stata certo una dichiarazione d\u2019intento. Ma oggi esternalizzo sempre di pi\u00f9 quel tipo di lavoro pittorico &#8211; perch\u00e9 ci\u00f2 su cui prospero sono, invece, la scoperta e l&#8217;apprendimento, dunque non solo il lavoro in s\u00e9 come prova di valore; il lavoro manuale pu\u00f2 diventare una trappola. Cos\u00ec imparo e vado avanti, mi adeguo e faccio riferimenti incrociati. Durante la quarantena ho imparato a fare il merletto a tombolo da una guida; mi interessano le strutture e i processi. Sto anche cercando di capire la narrativa romanza, le sue formule e il suo ecosistema. Quando guardo qualcosa che mi incuriosisce, il sapere com&#8217;\u00e8 fatto per me significa che posso apprezzarlo ancor di pi\u00f9. Con il merletto a tombolo volevo sapere, quando guardavo un pezzo di pizzo, quanto lavoro c&#8217;\u00e8 dentro; volevo apprezzare appieno ci\u00f2 che lo rende speciale &#8211; e per farlo ho sempre bisogno di provare con me stessa.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/BUCHHOLZ290519_010-1024x859.jpg\" alt=\"a painting with a fake door\" class=\"wp-image-99891\"\/><figcaption>Lucy McKenzie, Rivera (just the Capitalists, just the Women, in Lanvin and Ferragamo), oil on canvas. 2019. Courtesy the artist and Galerie Buchholz<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Tornando alla Van der Kelen Logelain, Lucy McKenzie parla anche di efficienza del lavoro e di tradizione, argomenti che l&#8217;educazione artistica contemporanea difficilmente tocca:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>Durante i miei studi alla Van der Kelen Logelain ho imparato molto sulla capacit\u00e0 di lavorare e su cosa \u00e8 giusto chiedere a se stessi in termini di disciplina e di analisi. Ho imparato molte cose pratiche sui materiali e sugli strumenti tradizionali, sulla preparazione delle superfici, sull&#8217;efficienza. Ho imparato a fare del tempo uno strumento. Ma la cosa pi\u00f9 importante che ho imparato sono state le tecniche &#8211; che ho affinato nel corso di tanti anni, conoscendo a fondo i materiali, gli strumenti, i metodi. Insomma, \u00e8 un\u2019educazione come si deve. Questa scuola dovrebbe essere protetta dall&#8217;Unesco.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/lcmk_-1024x777.jpg\" alt=\"fake sky on the ceiling\" class=\"wp-image-99898\"\/><figcaption>Lucy McKenzie, Untitled, oil on canvas, 2010. Courtesy of the artist.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Arti applicate<\/h2>\n\n\n\n<p>Tra gli studenti Van der Kelen Logelain che hanno poi deciso di lavorare come pittori decoratori ci sone le tre fondatrici dello Studio Pettirosso (attivo a Milano e a Londra), ovvero Beatrice Girardi Boschetti, Valentina Bonato e Cristina Perletti. Tutte hanno studiato alla Van der Kelen Logelain, ma in anni diversi. Beatrice Girardi Boschetti \u00e8 stata la prima a venir a sapere della scuola e ha deciso di iscriversi dopo aver visto una superficie finta marmorizzata in un cantiere a cui stava lavorando lo studio di architettura della madre. Di formazione umanistica, Beatrice Girardi Boschetti non aveva alcuna esperienza nel settore delle arti applicate. Eppure ha imparato in fretta. Colpite dal suo lavoro Valentina Bonato e Cristina Perletti hanno poi seguito i suoi passi, frequentando la scuola qualche anno dopo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"908\" height=\"1360\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/DSC_3181.jpg\" alt=\"an interior view with a fake fireplace\" class=\"wp-image-99893\"\/><figcaption>Studio Pettirosso, Milan law firm, pen on board trompe l\u2019oeil frame on verre eglomise. 2019. Courtesy Studio Pettirosso<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>In merito alle differenze tra l&#8217;educazione pittorica in Italia e alla Van der Kelen Logelain, Beatrice Girardi Boschetti mette a confronto dell&#8217;uso della pittura a olio nella tradizione belga con la pittura ad acqua italiana. Il realismo e l&#8217;intensit\u00e0 della prima non \u00e8 paragonabile alla seconda. Eppure tutti i membri dello Studio Pettirosso che le tecniche devono essere adattate al contesto architettonico: non esiste una soluzione sempre vincente.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo Studio Pettirosso non si occupa solo di decorazione. Lavora anche con gli artisti contemporanei, offrendo quelle stesse competenze a cui Lucy McKenzie si riferiva poc&#8217;anzi. \u00c8 stato il caso di Francesco Vezzoli &#8211; per esempio, ricordate la mostra sulla RAI alla Fondazione Prada? Ed \u00e8 il caso della Casa di Fantasia di Gio Ponti, venduta all&#8217;asta qualche mese fa e ora bisognosa di interventi che certamente lasceranno spazio all&#8217;interpretazione delle esecutrici. Per quanto riguarda il rapporto con gli artisti contemporanei le fondatrici dello Studio Pettirosso cos\u00ec l\u2019intendono:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>Lavorare con un artista contemporaneo \u00e8 qualcosa di speciale. \u00c8 molto stimolante perch\u00e9 ti costringe a sfidare te stesso e a spingerti pi\u00f9 in l\u00e0, per dar vita alle sue idee. Le nostre tecniche sono un punto di partenza necessario, che per\u00f2 deve essere attualizzato e adattato alle esigenze dell&#8217;artista. In questo senso, padroneggiare la tradizione \u00e8 fondamentale per interpretare le idee dell&#8217;artista e per dar loro vita. Vezzoli \u00e8 al momento l&#8217;unico artista contemporaneo vivente con cui abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di lavorare. \u00c8 stata una benedizione entrare in contatto con lui, le sue idee sono semplicemente sorprendenti. Finora il nostro rapporto ha funzionato benissimo e questo, devo dire, accade con qualsiasi cliente, non solo con gli artisti. Un cliente &#8220;convenzionale&#8221;, per esempio, ci chiederebbe di ripensare le pareti o i soffitti della propria casa. \u00c8 dunque molto importante riuscire creare un &#8220;contatto&#8221;, cercando di capire sentimenti e gusti, che possono essere molto diversi dai nostri. Direi che ogni lavoro, in effetti, ci spinge a trovare la soluzione migliore alle richieste del cliente. Per esempio, abbiamo prodotto uno specchio che doveva essere montato sopra un caminetto barocco di marmo nero del Belgio, o il bagno di Lazard a Milano, o una riproduzione di Klimt che un cliente ha voluto avere nella propria doccia\u2026<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/ALLESTIMENTO-25-1024x686.jpg\" alt=\"paintings on the wall\" class=\"wp-image-99888\"\/><figcaption>Studio Pettirosso, Trompe l\u2019 Oeil of 24 frames from famous masterpieces for the exhibition Museo Museion of Francesco Vezzoli at Museion, Bolzano. 2016. Courtesy Studio Pettirosso. Photo: Massimiliano Pescio<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Arti applicate applicate all\u2019arte<\/h2>\n\n\n\n<p>Abbiamo infine parlato con l&#8217;artista svizzera Sarah Margnetti, che pure vive a Bruxelles e si \u00e8 diplomata alla Van der Kelen Logelain (nel 2016). L\u2019artista si \u00e8 inizialmente interessata alla scuola per poter sostenere la sua pratica artistica, e dopo aver scoperto il lavoro di Lucy McKenzie durante i suoi studi universitari, ha deciso di iscriversi. E infatti la sua esperienza \u00e8 in sintonia con quanto abbiamo sentito dire dagli altri: l&#8217;intensit\u00e0 del programma breve insegna al tempo stesso tecnica e disciplina. Sarah Margnetti nota inoltre che, grazie alla Van der Kelen Logelain, non ha pi\u00f9 paura di lavorare su larga scala: se si impara a dipingere senza sosta per sei mesi, si \u00e8 certo in grado di farlo per una trentina di giorni, non \u00e8 cos\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"912\" height=\"1196\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/DSC03827.jpg\" alt=\"movable scaffolding\" class=\"wp-image-99895\"\/><figcaption>Sarah Margnetti, the making of Nicolas Party&#8217;s exhibition Sottobosco at Hauser &amp; Wirth Los Angeles, 2020.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Oggi la pratica di Sarah Margnetti si divide tra il suo lavoro artistico e quello come assistente di maestri del presente come Nicolas Party e Haris Epaminonda. Per Party, ad esempio, \u00e8 responsabile dei grandi ambienti di finti materiali e decorazioni in cui l\u2019artista svizzero \u00e8 solito collocare i suoi dipinti [qui il <a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2015\/09\/16\/interview-nicolas-party-who-meets-giotto-before-his-solo-at-kaufman-repetto\/\">link<\/a> alla nostra intervista con Nicolas Party; ndr]. \u00c8 interessante notare che Sarah Margnetti non dimostri di amare la propria pratica di artistica pi\u00f9 di quanto non ami il lavoro su commissione. Parlare con lei ci ha infatti ricordato che l&#8217;arte \u00e8 stata uno sforzo collettivo per molto pi\u00f9 tempo di quanto non sia stata espressione del concetto di paternit\u00e0 &#8211; si pensi ai cantieri medievali, per esempio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/06\/inner_circle-1024x682.jpg\" alt=\"painting of a hand paining on fake wood\" class=\"wp-image-99897\"\/><figcaption>Sarah Margnetti, Inner Circle, oil on canvas, 2019. Courtesy of the artist.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Tornando al dibattito tra arte e artigianato, grazie alla nostra visita alla Van der Kelen Logelain, e agli scambi che in seguito abbiamo avuto a riguardo, abbiamo rafforzato la convinzione che arte e artigianato non si escludono a vicenda, soprattutto in Europa. Come abbiamo scritto qualche tempo fa a questo riguardo in un articolo che a lungo \u00e8 stato in vetta alla classifica delle nostre pagine pi\u00f9 lette (<a href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/2017\/11\/02\/traditional-techniques-new-trend\/\">link<\/a>), potrebbe non essere pi\u00f9 questo il momento della smaterializzazione e della dequalificazione dell\u2019opera, senza che per questo si finisca a celebrare il virtuosismo. Non si tratta di riprendere il discorso sull&#8217;arte contemporanea che hanno fatto gli anni Settanta o i Novanta, e nemmeno quello che si \u00e8 fatto nel Settecento. Probabilmente la sperimentazione vive oggi in un fertile terra di mezzo tra questi due estremi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parliamo della scuola di pittura decorativa Van der Kelen Logelain di Bruxelles, premessa al successo di artisti contemporanei, e di artisti applicati.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":99894,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1796],"tags":[],"class_list":["post-99923","cfa_translations","type-cfa_translations","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-mapping-the-artscape"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/99923","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cfa_translations"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/cfa_translations\/99923\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media\/99894"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=99923"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=99923"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=99923"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}