{"id":99946,"date":"2020-07-08T17:04:55","date_gmt":"2020-07-08T15:04:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/?post_type=cfa_translations&#038;p=99946"},"modified":"2020-07-10T12:43:03","modified_gmt":"2020-07-10T10:43:03","slug":"la-corda-uninesauribile-metafora-pulp","status":"publish","type":"cfa_translations","link":"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/07\/08\/la-corda-uninesauribile-metafora-pulp\/","title":{"rendered":"La corda, un&#8217;inesauribile metafora Pulp"},"content":{"rendered":"\n<p>Sursum corda! In alto i cuori! Il termine latino <em>corda<\/em> \u00e8 il neutro plurale di <em>cor cordis<\/em>, il cuore. Ma che cosa c\u2019entra la corda con il cuore? Il vivo cuore e il ruvido oggetto di corda sembrano due elementi in contrasto. Se si pensa al cuore, subito si \u00e8 investiti da un tuffo di sentimenti, affetti; se ci si figura una corda, affiorano immagini di scarpe e insaccati, tende e cappi, violini e contrabbassi. In realt\u00e0 il legame c\u2019\u00e8 ed \u00e8 il fremito: etimologicamente <em>corda<\/em> e <em>cuore<\/em> sono strettamente accordati nella radice indoeuropea <em>kerd<\/em>, da cui <em>correre, corrente , scorrere<\/em>, ma anche <em>volgere in giro, avvolgere<\/em> e <em>saltellare<\/em>, insomma tra <em>cardia <\/em>e <em>corda<\/em> l\u2019incrocio c\u2019\u00e8, ed \u00e8 la vibrazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cuori di corda che odiano gli uomini<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Occorre osservare il particolare della corda annodata del <em>San Gerolamo penitente con aureola<\/em> di Georges de La Tour, che cristallizza e non risparmia una ruga o una strisciata di sangue. Siamo in presenza di effetti straordinari e inquieti di un\u2019anima che si purifica a colpi di corda. Siamo in un teatro della crudelt\u00e0. Ma quanti mart\u00ecri e tormenti sono stati raffigurati nei secoli\u2026 Basta solo qualche esempio per vedere come la corda sia l\u2019indisturbata artefice di tormento e morte. Si prenda il caso emblematico del Cristo fustigato alla colonna.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/16_Cristo-alla-Colonna_bramante-courtesy-Brera-1024x1553.jpg\" alt=\"Bramante Brera\" class=\"wp-image-99951\"\/><figcaption>Donato Bramante, \u201cChrist at the Column\u201d, 1490, Pinacoteca di Brera, Milan &#8211; Courtesy of Pinacoteca di Brera, Milan <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/Antonello_da_Messina_-_Christ_at_the_Column-1024x1451.jpg\" alt=\"Antonello Cristo alla colonna\" class=\"wp-image-99950\"\/><figcaption>Antonello da Messina, \u201cChrist on the Column\u201d, 1476-78, oil on panel, Louvre Museum, Paris<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>[<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/it\/2020\/04\/06\/antonello-da-messina-san-sebastiano\/\" target=\"_blank\">Qui il nostro testo su alcuni simboli nascosti nell&#8217;opera di Antonello da Messina<\/a>,<em> ndr<\/em>.]<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La santa corda dell\u2019impiccato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eduard Manet ha sempre tenuto nel proprio atelier, fino alla sua morte, il ritratto di un ragazzino biondissimo dalle labbra sugose, gli occhi ridenti, il piglio irriverente, con un gran cesto di vogliose ciliegie davanti a lui. \u00c8 <em><a href=\"https:\/\/gulbenkian.pt\/museu\/en\/works_museu\/boy-with-cherries\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Il ragazzo con le ciliegie<\/a><\/em>, un olio su tela del 1859 ora alla fondazione Gulbenkian a Lisbona. Tutto nell\u2019opera sprizza di rosso: il fez del ragazzino, il carminio delle ciliegie. Tutta questa luce, questo vivo piacere della vita che sgorga si tinger\u00e0 drammaticamente di morte \u201cper corda\u201d. La storia tragica di Alexander, questo era il nome del ragazzino-modello di Manet, viene scandita da Baudelaire in una prosa quasi cantilenante, onirica, intitolata proprio <em>La corda<\/em> e inserita nella raccolta <em>Lo spleen di Parigi<\/em> pubblicata alla fine degli anni Sessanta dell\u2019Ottocento.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u201c<em>Nel quartiere remoto dove vivo e dove vasti spazi erbosi separano ancora gli edifici, ho spesso osservato un bambino la cui ardente e maliziosa fisionomia, pi\u00f9 di tutti gli altri, mi ha sedotto prima. Ha posato pi\u00f9 di una volta per me, e l&#8217;ho trasformato a volte in una piccola zingara, a volte in un angelo, a volte in amore mitologico. Gli ho fatto indossare il violino del vagabondo, la corona di spine e le unghie della passione e la torcia dell&#8217;eros\u201d.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Figlio di genitori poverissimi che lo cedono al pittore, ben presto il ragazzino cade nel vizio dell\u2019ebbrezza alcolica. L\u2019artista ne \u00e8 sconsolato e lo lascia per giorni da solo nello studio. Quando rientra, una corda sottile trattiene a un palmo da terra il corpo del ragazzino, come un informe burattino disarticolato, appeso a un chiodo conficcato nell\u2019anta di un grosso armadio.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u201c<em>Il piccolo mostro aveva usato uno spago molto sottile che era penetrato in profondit\u00e0 nella carne ed era necessario ora cercare di tagliare la corda tra i due gonfiori del gonfiore<strong>, <\/strong>per liberare il collo\u201d.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>I genitori, informati del lutto, non spendono una lacrima per quel figlio che secondo loro un po\u2019 di vita se l\u2019era goduta; ma poi la madre, apparentemente piegata dal dolore, chiede all\u2019artista di vedere il luogo dove suo figlio si \u00e8 tolto la vita.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u201c<em>E in quella stanza c\u2019era ancora la corda dell\u2019impiccato. E lei disse di lasciarle quello strumento di morte. Afferr\u00f2 la corda e il chiodo. Il giorno dopo ricevetti un mazzo di lettere dei miei coinquilini. Tutti volevano ottenere un pezzo della beatificata corda\u201d.<\/em><\/p><p>Charles Baudelaire, \u201cLe Spleen de Paris\u201d, pubblicato postumo nel 1869<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><strong>Gli appesi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una compromissione fra anima e corpo, secondo lo spaventoso corteo di dogmi religiosi della trionfante fede difesa dagli inquisitori durante il medioevo, e poi dai tribunali dell\u2019Inquisizione istituiti a partire dal 1542 per combattere, dopo il Concilio di Trento, la riforma protestante. Affinch\u00e9 ogni peccato supposto e \u201conestamente\u201d dissimulato venga estirpato, queste corti usano uno strumento di confessione specifico: il tratto-di-corda che non si ritiene tortura, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 spargimento di sangue. Questa pratica rimarr\u00e0 in uso fin dentro all\u2019Ottocento.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/Magnasco-dal-Kunsthistorisches-Museum-citare-museo-1024x499.jpg\" alt=\"Magnasco\" class=\"wp-image-99954\"\/><figcaption>Alessandro Magnasco, \u201cThe Inquisition or interrogation in a prison\u201d, oil on canvas, 1710-20, Kunsthistorisches Museum,&nbsp;Vienna  <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>C&#8217; \u00e8 un gusto da Pulp Fiction in un grande artista come Alessandro Magnasco (1667\u20131749), esperto di tormenti e scene carcerarie; quadri bui, pennellate cariche, dense, quasi materiche dove prevalgono le terre scure, il color antro. Non c\u2019\u00e8 n\u00e9 piet\u00e0 n\u00e9 pietismo nelle sue grandi scene di interrogatori e martiri, come in <em>L&#8217;Inquisizione<\/em> <em>in una prigione<\/em> realizzato fra il 1710 e il 1720, ora al Kunsthistorisches Museum di Vienna.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa maggior parte della rappresentazione di corpi martoriati o mutilati \u2013 scrive Susan Sontag in <em>Davanti al dolore degli altri<\/em> del 2003 &#8211; suscita un interesse pruriginoso. Solo <em>I disastri della guerra<\/em> (1814) di Goya costituiscono una significativa eccezione: non si possono guardare con occhio lascivo. Non indugiano sulla bellezza del corpo umano: i corpi sono pesanti e infagottati dagli abiti&#8221;. Lo si vede nella numero 39, intitolata <em>Grande haza\u00f1a! Con muertos!<\/em>, e nella numero 36 intitolata <em>Tampoco<\/em>, dove l\u2019ussaro napoleonico &#8211; analogamente agli inquisitori di Magnasco- osserva con un\u2019imperturbabile aria soddisfatta il corpo che penzola dalla corda con quelle brache afflosciate da chi in maniera cos\u00ec umana se l\u2019\u00e8 fatta sotto dalla paura.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/Prado_-_Los_Desastres_de_la_Guerra_-_No._39_-_Grande_haza\u00f1a_con_muertos-1024x774.jpg\" alt=\"goya\" class=\"wp-image-99967\"\/><figcaption>Francisco de Goya y Lucientes, Plate 39 from \u201cThe Disasters of War\u201d (\u201cLos Desastres de La Guerra\u201d): \u201cAn heroic feat! With dead men!&#8217;\u201d (\u201cGrande haza\u00f1a! Con muertos!\u201d)1810 (published 1863), etching, lavis and drypoint, Metropolitan Museum of Art, New York <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Great Deeds Against the Dead<\/em>, \u00e8 la versione tridimensionale dell\u2019incisione <em>La grande impresa! Con i morti! <\/em>di Goya, realizzata negli anni Novanta del secolo scorso dai fratelli Jake e Dinos Chapman, artisti inglesi di origine greca noti per le loro opere scabrose. Si tratta di un\u2019opera a dimensione naturale che esibisce corpi evirati di cui uno fatto a pezzi e appeso con le corde su un albero: un lavoro drammatico, impressionante. Qui lo shock \u00e8 maggiore rispetto alla citazione colta dell\u2019incisione di Goya; gli occhi scappano via, seppure attratti in una sorta di tira e molla fra la curiosa avidit\u00e0 di orrore e l\u2019inaccettabile sadismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019opera dei fratelli Chapman cade quel senso di allibito filtro davanti all\u2019orrore, che Goya utilizzava assieme alla sua profondit\u00e0 disincantata e morale davanti all\u2019abbrutimento causato dalla guerra. Nei suoi <em>Disastri della guerra<\/em> c\u2019\u00e8 quell\u2019urlo del Cristo abbandonato sulla croce, che offre il proprio cadavere come gesto d\u2019amore verso gli umani. Nell\u2019opera dei Chapman \u00e8 il vouyerismo a predominare, in una accensione della passione per l\u2019atrocit\u00e0 che lo sguardo calamita fra emozione e malessere.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/after-goya2-1024x1247.jpg\" alt=\"Jake e Dinos Chapman2\" data-id=\"100006\" data-full-url=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/after-goya2.jpg\" data-link=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/after-goya2\/\" class=\"wp-image-100006\"\/><figcaption class=\"blocks-gallery-item__caption\">Jake e Dinos Chapman, \u201cGreat Deeds Against the Dead\u201d, 1994 mannequin and mixed media \u2013 Photo: courtesy of the artists<\/figcaption><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/after-goya3-1024x1277.jpg\" alt=\"Jake e Dinos Chapman2\" data-id=\"100010\" data-full-url=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/after-goya3.jpg\" data-link=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/after-goya3\/\" class=\"wp-image-100010\"\/><figcaption class=\"blocks-gallery-item__caption\">Jake e Dinos Chapman, \u201cGreat Deeds Against the Dead\u201d, 1994 mannequin and mixed media \u2013 Photo: courtesy of the artists<\/figcaption><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Sacrificio con corda nella body art<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni artisti si sono proposti come sostituti del capro espiatorio. Aprile 1978, galleria H-Humanic di Graz. Completamente nudo, Ulay, l\u2019allora compagno della Abramovi\u0107, \u00e8 strettamente legato a una banda elastica fissata al muro. La performance inizia con le sue corse disperate verso il centro della galleria, quindi scivola nella direzione opposta. Trascinato dalla corda elastica che lo risucchia con forza verso il muro; Ulay ricomincia ossessivamente, continuamente queste corse di libert\u00e0 dalle corde, destinate a insuccesso. Intanto Marina Abramovi\u0107 \u00e8 in piedi, vestita di tutto punto, silente, totalmente indifferente come i giudici di Magnasco, o l\u2019ussaro dell\u2019incisione di Goya, agli sforzi di Ulay. Il contrasto tra i due non potrebbe essere maggiore. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"736\" height=\"552\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/ulay-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-99956\"\/><figcaption>Marina Abramovi\u0107 and Ulay &#8211; Performances, 1978<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"736\" height=\"552\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/ulay.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-99957\"\/><figcaption>Marina Abramovi\u0107 and Ulay &#8211; Performances, 1978<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ulay si infligge molto dolore quando l&#8217;elastico lo fa rimbalzare, mentre Abramovi\u0107 non fa nulla, limitandosi a osservare in modo asettico e indifferente lo sforzo del compagno. All&#8217;improvviso un uomo esce dal pubblico e aggredisce Abramovi\u0107 con un colpo di karate. Questo terzo personaggio fa parte dell&#8217;esibizione, ma gli spettatori non lo sanno. Il pubblico assume quindi un ruolo psicologicamente ambiguo: da un lato, l\u2019aggressore sembra farne parte, ma nessuno vuole identificarsi con lui. D&#8217;altro canto, nello spazio di 42 minuti di corsa disperata e rimbalzi sempre pi\u00f9 tragici contro il muro per quella corda elastica che lo vince, Ulay \u00e8 diventato un capro espiatorio; mentre Marina Abramovi\u0107, che attira sentimenti di odio da parte del pubblico per la sua indifferenza iniziale, non si ribella quando infine stramazza per il colpo di karate. Il pubblico \u00e8 interdetto: allora, chi \u00e8 il colpevole?<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle<em> Vite<\/em> del Vasari, Andrea del Castagno viene elogiato per una particolare abilit\u00e0 che \u201cpiacque a tutta la citt\u00e0 e particolarmente agl\u2019intendenti delle cose di pittura, e fu cagione che da quella in poi non pi\u00f9 Andrea del Castagno ma Andrea degl\u2019Impiccati fusse chiamato\u201d. Correva l\u2019anno 1478, quando in seguito alla fallita congiura ordita dai Pazzi, dove venne ucciso in Santa Maria del Fiore Giuliano de\u2019 Medici e ferito Lorenzo, il futuro Magnifico, &#8220;fu deliberato dalla Signoria che tutti quelli della congiura fussino come traditori dipinti nella facciata del palagio del Podest\u00e0&#8221;. I congiurati catturati furono impiccati e il loro cadaveri gettati sulla piazza. L\u2019incarico dei loro \u201critratti infamanti\u201d venne dato probabilmente, oltre che ad Andrea del Castagno, anche a Botticelli; secondo uno studio di Alessandro Cecchi sull\u2019artista , lo testimonia un acquarello di Filippino Lippi (al Louvre) da attribuirsi ad un originale dell\u2019autore della <em>Nascita di Venere<\/em>, che ritrae impiccato a testa in gi\u00f9 Napoleone Franzesi, uno degli animatori della congiura.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio questa posa con l\u2019arto piegato a croce innover\u00e0 la carta dei tarocchi detta nei mazzi pi\u00f9 antichi il Traditore, in cui la figura appesa all\u2019ingi\u00f9 era tenuta legata per entrambi i piedi. Forse proprio ispirata alle raffigurazioni di Andrea del Castagno, ma anche ad Andrea Del Sarto che realizza fra il 1528-1530 un <em>Ritratto d\u2019Infamia<\/em>. La carta del Tarocco diventa l\u2019Appeso o l\u2019Impiccato , con la gamba scivolata gi\u00f9 ad angolo di 90\u00b0gradi.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un artista che ha costruito la sua fama internazionale con i &#8220;dipinti capovolti&#8221;, lavori in cui i soggetti sono rappresentati al contrario, testa all&#8217;ingi\u00f9 e piedi per aria, come una simbolica visione dei mondi alla rovescia. \u00c8 il tedesco Georg Baselitz, che ha cominciato ad eseguirli alla fine degli anni &#8217;60 del Novecento con una creativit\u00e0 spiazzante e tragica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/baselitz2-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-99960\"\/><figcaption>Georg Baselitz, &#8220;Avignon ade&#8221;<em>,<\/em> 2017<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni Baselitz ha realizzato giganteschi autoritratti capovolti, dove l\u2019artista si ritrae nudo, rappresentando ed enfatizzando i segni dell\u2019et\u00e0 che la sua carne ha collezionato nel corso della vita, reali e simboliche cicatrici delle esperienze vissute<strong>: <\/strong>macchie, reti di vene, grinze e cicatrici in un corpo da extraterrestre, quasi un\u2019informe e lattea massa i cui contorni si confondono, lacerati dalla potenza espressionista di una pittura in dissoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando i ricordi cominciano a essere lontani e flebili e la realt\u00e0 deride i miti, ecco la caduta libera degli idoli di Giulio Paolini. <em>Aria <\/em>\u00e8 il titolo di una sua opera degli anni Ottanta, dove una sorta di \u201cIcaro involato\u201d penzola appeso per un piede sopra ad una lastra di vetro in frantumi (esistono altre varianti di questo lavoro che si differenziano proprio per la lastra posta sotto la scultura). Anche questa creatura, come i condannati ai tratti di corda di Magnasco, sembra aver sub\u00ecto una di quelle cadute libere, uno squasso, per precipitare a terra sul vetro andato in mille pezzi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/Aria_Originale_Parigi-1985--1024x1041.jpg\" alt=\"paolini\" class=\"wp-image-99962\"\/><figcaption>Giulio Paolini, \u201cAria\u201d, 1983-84, Mus\u00e9e d\u2019art contemporain de la Haute-Vienne \u2013 Ch\u00e2teau de Rochechouart, Rochechouart. Photographic collage mounted between plexiglas silhouettes, bay leaves, photographic fragments, plexiglas plate, steel cable. Suspended element 210 x 190 cm, plexiglas sheet 100 x 100 cm. \u00a9 Giulio Paolini. Photo Michel Nguyen. Courtesy Giulio and Anna Paolini Foundation, Turin.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Questo angelo capovolto \u00e8 costruito con un collage fotografico tratto da opere del pi\u00f9 neoclassico degli artisti italiani, Canova, racchiuse fra due lastre di plexigas. Questo Icaro che precipita verso un abisso piatto di vetro \u00e8 una sorta di ibrido nato dall\u2019unione del corpo del <em>Genio funebre<\/em>, scultura canoviana sul Sepolcro di Clemente XIII (1787-92), corredato da ali arbitrarie, inserite a collage e costituite da due copie identiche di un\u2019ala del <em>Genio funebre<\/em> a destra nel Cenotafio degli Stuart (1817-19). L\u2019operazione di Paolini appare sadica. L\u2019artista ha preso gli elementi pi\u00f9 struggentemente cimiteriali di Canova, due geni funebri, angeli che accompagnano malinconicamente il defunto nell\u2019aldil\u00e0, e li ha stampati, appiattendo quel \u201ccarnale\u201d pieno della lavorazione in marmo di Canova. Il tutto chiuso in teche di plexiglas e appeso all\u2019ingi\u00f9. Cade con squassi verso il basso, l\u2019eternit\u00e0 classica, che subisce il maremoto del tempo; la sua eterna giovinezza muore impiccata a una corda, diventa flatus vocis, <em>Aria<\/em>. Una prece, amen.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1936 Man Ray prende e lega con un lungo laccio il torso della <em>Venere di Milo<\/em>, &#8220;la pi\u00f9 riuscita rappresentazione della bellezza, la pi\u00f9 perfetta rappresentazione dell\u2019eterno femminino&#8221; aveva scritto a met\u00e0 Ottocento Th\u00e9ophile Gautier. C\u2019\u00e8 un gusto dissacratorio, umoristico, nello strizzare le splendide carni di quel busto di marmo, anzi di volgare gesso (Man Ray utilizza un calco della dea creato per esser esposto nei giardini). La statua greca viene detronizzata, perde tutto il valore iconico di ideale classico, per diventare un semplice oggetto plastico deperibile, un ready-made. Il gesto di Man Ray per la sua <em>V\u00e9nus restaur\u00e9<\/em> del 1936-\u201971 non \u00e8 lontano dal gesto spiazzante di Duchamp di elevare il famoso orinatoio a \u201copera d\u2019arte\u201d. Ma la scelta di Ray, pur trasformando Venere in puro corpo fragile, carni prive di difesa sottoposte a spietati tratti di corda &#8211; con quei seni che sbucano dai lacci, il pube sfregato dalla corda &#8211; crea un senso di angoscia dotato di potere seduttivo. La sordit\u00e0 al classico ha per assurdit\u00e0 creato un corpo di carne da bramare?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/man-ray-1024x582.jpg\" alt=\"man ray\" class=\"wp-image-99958\"\/><figcaption>Man Ray, \u201cVenus Restauree\u201d (\u201cRestored Venus\u201d), Gelatin silver print, 1936, J. Paul Getty Museum, Los Angeles \u2013 Digital image courtesy of the Getty\u2019s Open Content Program <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Legare i corpi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Legare i corpi \u00e8 in Giappone una pratica antichissima, veniva utilizzata dai samurai gi\u00e0 dal XV secolo al fine d\u2019immobilizzare i prigionieri, e tale uso rimase fino al XVIII secolo; cos\u00ec, spesso, i detenuti non venivano incarcerati ma immobilizzati da una corda.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019Ottocento lo <em>shibari<\/em> diventa <em>kinbaku<\/em> , la tecnica dei nodi passa nel mondo dell\u2019arte e dell\u2019eros (fino all\u2019odierna pratica del bondage). L\u2019intreccio tra corda e corpo femminile ha spinto gli artisti a rintracciare linee e punti di vista inusuali. Si pu\u00f2 dire che si sfiori il paradosso: il contenuto di queste opere \u00e8 fortemente erotico, mentre l\u2019estetica, le pose astratte e le calibrate geometrie del corpo, la loro bellezza manifestano la ricerca di una composizione perfetta, non lontane come procedimento dall\u2019ikebana, l\u2019arte giapponese per disporre boccioli e rami in modo cos\u00ec esemplare da creare una superiore armonia ed equilibrio pur nella vulnerabilit\u00e0 e deperibilit\u00e0 di un fiore. Lo <em>shibari<\/em> diventa l\u2019arte della composizione corporale, di tutti quei riti e gesti perch\u00e9 un corpo, spinto al limite tra fragilit\u00e0 e vigore tramite una corda che lo annoda in complesse volute, regali bellezza, grazia e vitalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Seiu Ito (1882-1968) \u00e8 considerato il padre del kinbaku. L\u2019artista, che venne molto censurato dal governo giapponese negli anni 30 del secolo scorso, riabilitato negli anni 60, usava molto spesso la sua seconda moglie come modella. \u00c8 noto l\u2019episodio di quando l\u2019artista la leg\u00f2 in avanzato stato di gravidanza, a testa in gi\u00f9, per ritrovare le pose estreme dei torturati durante il periodo Edo. Per dirla all\u2019occidentale, nelle sue opere il pi\u00f9 sfrenato dionisismo e il pi\u00f9 lucido senso apollineo si uniscono creando una unit\u00e0 tra disinibizione e austerit\u00e0, oscenit\u00e0 e purezza, follia e disciplina.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 ritorna in una Lady Gaga appesa a testa in gi\u00f9, completamente nuda, mentre una fune la avvolge in spire, e ne verga righe scavandole nella carne. La gamba sinistra, piegata come nell\u2019Appeso dei Tarocchi, \u00e8 stretta in pi\u00f9 giri e nodi di corda per renderne pi\u00f9 rabbrividente l\u2019innaturalezza, quasi la mutilazione. Le braccia sono bloccate dietro la schiena. La fune \u00e8 stretta sulle mammelle che si deformano, schiacciandole da un lato, dall\u2019altro facendone schizzare fuori i capezzoli. E Lady Gaga dondola masticando frasi del marchese De Sade. <em>Flying <\/em>si intitola il video della performance girato da Robert Wilson che ne riprende in un secchissimo bianco e nero i dondolii. Il video era esposto fra il 2016 e il \u201917 a Varese, nella Villa Panza di Biumo, per la rassegna <em>Tales<\/em>,composta da 34 video di Wilson che rileggono i classici. Il nucleo pi\u00f9 nutrito di questi \u201ctableau vivant\u201d aveva proprio come soggetto Lady Gaga: il volto della cantante si fonde con quello di <em>Mademoseille Rivi\u00e8re<\/em>, ritratta da Jean-Auguste Dominique Ingres nel 1806 o con la testa di <em>Giovanni Battista<\/em> offerta su un vassoio nella rappresentazione di Andrea Solari del 1507, o ancora con il corpo di Marat nella <em>Morte di Marat<\/em> di Jacques-Louis David del 1793, fino ad arrivare all\u2019erotico video<em> Flying<\/em>, dove lady Gaga si \u00e8 sottoposta alla schiavit\u00f9 della legatura secondo la tecnica dello <em>shibari<\/em> giapponese.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"922\" height=\"565\" src=\"https:\/\/www.conceptualfinearts.com\/cfa\/CFA-content\/uploads\/2020\/07\/16_Bob-Wilson.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-99963\"\/><figcaption>&#8220;Flying&#8221;, Performance: Lady Gaga, Concept and Direction: Robert Wilson<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Lady Gaga si \u00e8 presa il carico di farsi interprete dell\u2019arte altrui, come una divinit\u00e0 cristologica alternativa beve l\u2019amaro calice di una morte in effige per lasciarsi attraversare dalle fila e dai fili delle anime degli artisti che l\u2019hanno preceduta. La sua legatura \u00e8 la sua resa sessuale, il suo giardino dei Getsemani, dove l\u2019 espiazione nella sofferenza fra nodi e sospensioni le permette di essere perdente e per questo prevalere, facendosi carico dei suoi mostri e portandoli in giro per il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo all\u2019antico topos dell\u2019artista che \u00e8 \u201calter deus\u201d, in fondo Picasso l\u2019ha detto chiaramente: \u201cDio, in verit\u00e0, \u00e8 semplicemente un altro artista\u201d. Ma anche questa mimesi cristologica non \u00e8 che una <em>mise-en abyme <\/em>perpetrata da Bob Wilson sul filo sterminato delle analogie, in un infinito srotolarsi della corda pazza che lega per un attimo eterno in una somiglianza illusoria pulsioni di sesso e di morte, di abiezione ed espiazione, nel segno eterno e fuggevole di un\u2019arte sempre da reinventare come fosse la prima volta, in un concorde e accorato <em>sursum corda<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Gioacchino Barbera, <em>Antonello da Messina<\/em>, Electa, Milano, 1997<\/li><li>Jean Starobinski<em>, Ritratto dell<\/em>&#8216;<em>artista da saltimbanco, <\/em>Bollati Boringhieri, Torino, 1998<\/li><li>Tzvetan Todorov, <em>Goya,<\/em> Garzanti, Milano, 2013<\/li><li>Midori, <em>La seducente arte del bondage giapponese<\/em>, Airone Editrice, Roma 2002<\/li><li>David Cordingly, <em>Storia della pirateria<\/em>, Mondadori, Milano, 2017<\/li><li>Corrado Costa, <em>Inferno provvisorio, <\/em>Feltrinelli, Milano, 1970<\/li><li><em>AA. VV., Alessandro Magnasco<\/em>, Electa, Milano, 1996<\/li><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa lega Bramante, Antonello da Messina, Goya, Man Ray, Giulio Paolini, Georg Baselitz, Jake e Dinos Chapman? 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