CONCEPTUAL FINE ARTS

Andrea del Verrocchio e la sua bottega: una lezione per il presente


Stefano Pirovano  -  Maggio 27, 2019

‘Verrocchio maestro di Leonardo’, ovvero la prima monografica dedicata all’artista che ha educato il genio di Vinci (e molti altri), ripropone un tema senza tempo: l’arte si studia o si impara?

Andrea del Verrocchio, SaintJeromec. 1465–70, tempera on paper applied to panel, 40 x 26 cm. Florence, Galleria degli Uffizi.

Andrea del Verrocchio, Saint Jeromec. 1465–70, tempera on paper applied to panel, 40 x 26 cm. Florence, Galleria degli Uffizi.

È difficile, dopo aver visitato la prima mostra monografica su Andrea del Verrocchio mai allestita, resistere alla tentazione di proiettare l’artista nel nostro presente. In ossequio al famoso detto di Oscar Wilde quindi cederemo, e proveremo per giunta a capire se Andrea del Verrocchio, ovvero Andrea di Michele di Francesco di Cioni, non possa rappresentare un modello di ruolo a cui guardare. Forse la risposta che tutti stiamo cercando sta proprio nelle ragioni della tecnica e nel microcosmo della bottega.

Verrochio nasce a Firenze nel 1435. Lorenzo de’ Medici sale al potere nel 1469 che ha solo vent’anni. Morirà nel 1492, tre anni dopo Verrocchio. Ma mentre il Magnifico muore nella villa di Careggi circondato dalla persone a lui care, tra cui Pico della Mirandola e Poliziano, Verrocchio muore a Venezia, mentre lavora al bronzo equestre dedicato a un altro personaggio fondamentale dell’epoca, il condottiero bergamasco Bartolomeo Colleoni, Capitano Generale della Repubblica di Venezia dal 1455 al 1475. Molti storici dell’arte, a partire da Federico Zeri, hanno notato come ci fosse un preciso intento, da parte di Lorenzo il Magnifico, di usare gli artisti cresciuti sotto l’ala benefica della sua signoria come strumenti per penetrare culturalmente le potenze straniere – un po’ come Hollywood nel Novecento, o Google ai giorni nostri. Anche per questo Verrocchio è a Venezia, il Pollaiolo a Roma, Leonardo da Vinci parte per Milano per lavorare per un altro condottiero, Francesco Sforza. Lorenzo mirava a costruire un immaginario introno Firenze, esattamente come oggi fanno con il loro marchi le industrie del lusso, che non a caso sono decisamente le più attive nel modo dell’arte – mentre altri collezionisti, altrettanto facoltosi e con grandi aziende alla spalle, trovano più opportuno mantenere la loro passione nella sfera personale – come Michael Hilti per esempio (link alla la nostra intervista con Hilti).

Andrea del Verrocchio, Bartolomeo Colleoni

Andrea del Verrocchio, Bartolomeo Colleoni, 1480-1488, bronze (Alessandro Leopardi), Campo Santi Giovanni e Paolo, Venice.

Strumenti di penetrazione culturale.

Secondo la ‘Cronica’ elaborata da Benedetto Dei nel 1473 in quel momento a Firenze ci sono 40 botteghe artistiche, 44 orafi, più di cinquanta maestri intagliatori, 80 legnaioli. La politica del Magnifico si riflette direttamente sull’economia reale, e se da una parte si può vedere il disegno di cui parlavamo prima, dall’altra è ragionevole pensare che la richiesta di prodotti fiorentini fosse soltanto la naturale conseguenza della loro qualità. Gli artisti di Firenze vanno all’estero semplicemente perché sono i migliori in circolazione. A questo riguardo è emblematico il caso del monumento a Colleoni, non fuso da Verrocchio – che purtroppo lascia il mondo terreno quando l’opera è ancora un modello di cera –, ma dal veneziano Alessandro Leopardi, imposto dalla Serenissima per la fusione in bronzo, quando invece Verrocchio aveva dato indicazioni che il monumento fosse portato a termine da uno dei suoi migliori allievi, Lorenzo Credi. La storiografia concorda che sul piano dei dettagli i risultati non sono all’altezza delle migliori opere di Verrocchio (L’incredulità di San Tommaso, il David, il Putto con delfino), e questo a prescindere dal fatto che Venezia volesse ridimensionare le ambizioni post mortem di Colleoni – il monumento, fabbricato a sue spese, fu infatti installato in Campo Santi Giovanni e Paolo invece che in piazza San Marco, come il condottiero aveva indicato nel proprio testamento.

Andrea del Verrocchio, Winged Boy with Dolphin, c. 1470–5, bronze, 70.3 x 50.5 x 35 cm. Florence, Musei Civici Fiorentini – Museo di Palazzo Vecchio, Florence. Ph. CFA.

Andrea del Verrocchio, David Victorious, 1468-1470, detail, bronze with traces of gilding, 122 x 60 x 58 cm (maximum depth). Florence, Museo Nazionale del Bargello,

Andrea del Verrocchio, David Victorious, 1468-1470, detail, bronze with traces of gilding, 122 x 60 x 58 cm (maximum depth). Florence, Museo Nazionale del Bargello. Ph. CFA.

Botteghe multidisciplinari.

Oltretutto, Lorenzo Credi era noto come pittore, più che come scultore, ed è questo un elemento importante per capire il ruolo dell’artista e il funzionamento della bottega – Verrocchio a Credi affida una commissione importante come la Madonna di Piazza, per l’omonima cappella del Duomo di Pistoia. Da questa prospettiva Verrocchio è molto più simile a Olafur Eliasson (link alla nostra intervista con Eliasson) di quando si potrebbe pensare, e nell’occasione Lorenzo Credi potrebbe essere interpretato Tomas Saraceno, ovvero un allievo eccellente a cui il maestro chiede di interpretare la propria ‘mentalità’ artistica. Nella bottega di Verrocchio, infatti, tutti fanno tutto, secondo il proprio talento, – e i discepoli del maestro ‘non furon pochi’ ci ricorda Vasari. Qui Leonardo da Vinci impara a disegnare, a modellare la creata, a dipingere, e probabilmente anche a fondere il bronzo. Spesso più artisti lavorano alla stessa opera, sovrapponendosi. Lo stesso Leonardo, ancora giovanissimo, partecipa alla stesura della Battesimo di Cristo che Verrocchio dipinge per il monastero vallombrosano di San Salvi (esegue l’angelo che regge le vesti, e probabilmente parte dello lo sfondo). Il celebre Putto col delfino, elemento di una fontana per la villa medicea di Careggi andata perduta, è stato per molto tempo ritenuto di Leonardo. La marmorea Dama col mazzolino di Verrocchio (ora in mostra a Palazzo Strozzi) e il ritratto di Ginevra de’ Benci di Leonardo (venduto dal principe del Liechtenstein nel 1968 al museo di Washington per 7.5 milioni di dollari! – link alla nostra fondamentale intervista con il Principe Hans Adam II) hanno moltissimi punti di contatto, sopratutto se tra loro si mette lo studio di mani che molti, tra cui Pietro Marani, hanno ritenuto Leonardo abbia eseguito in preparazione del ritratto della nobildonna fiorentina – ma che Francesco Caglioti, autore della scheda nel catalogo della mostra a Palazzo Strozzi, ritiene fossero state invece disegnate per il ritratto di Cecilia Gallerani, ossia la celebre Dama con l’Ermellino. Il disegno, proveniente dalle raccolte reali inglesi, è ora esposto a Palazzo Strozzi vicino alla Dama col mazzolino. Ginevra de’ Benci aveva le mani, ma poi la tela è stata tagliata nella parte inferiore. Lo stesso Verrocchio, più abile come sculture, a un certo punto decide di concentrarsi sulla pittura. E le caratteristiche che cerca nell’immagine, ovvero la mentalità che ne sottende la formulazione, è la stessa da cui partono Leonardo, sopratutto, ma anche Perugino, Bartolomeo della Gatta, Lorenzo di Credi, o Domenico Ghirlandaio, tutti attivi nella bottega di Verrocchio. Ovvero: studio della realtà e cura dei dettagli, ricchezza decorativa, e quella nitidezza atmosferica che poi Leonardo abbandonerà in favore di volumi più sfumati ed elementi in continuità tra loro – visto che, oggi possiamo dire con più certezza, siamo parte di uno stesso tessuto cosmico. Il David fuso da Verrocchio tra il 1468 e il 1470 racchiude in sé tutti questi elementi, e ad essi aggiunge una dolcezza formale di straordinaria efficacia psicologica. Lo stesso vale per il suo capolavoro, il gruppo che rappresenta l’incredulità di San Tommaso, eseguito tra il 1467 e il 1483 per il più importante dei tabernacoli esterni della chiesa di Orsanmichele, dove le corporazione fiorentine rendevano onore ai loro santi patroni e dove Verrocchio lavorò al fianco del suo maestro, Donatello, che per la chiesa aveva scolpito Sam Marco e San Giorgio.

Leonardo da Vinci (Vinci, 1452–Amboise, 1519) Woman’s Armsand Hands; a Small Man’s Head in Profile c. 1474–86, silverpoint and metalpoint, highlighted with brush and white gouache, with later overdrawing of outlines in soft, grayish black chalk, on pinkish-buff prepared paper, 215 x 150 mm. Windsor Castle, Royal Library, The Royal Collection Trust, inv. RCIN 912558 (lent by Her Majesty Queen Elizabeth II). Royal Collection Trust.

Leonardo da Vinci (Vinci, 1452–Amboise, 1519) Woman’s Arms and Hands; a Small Man’s Head in Profile c. 1474–86, silverpoint and metalpoint, highlighted with brush and white gouache, with later overdrawing of outlines in soft, grayish black chalk, on pinkish-buff prepared paper, 215 x 150 mm. Windsor Castle, Royal Library, The Royal Collection Trust, inv. RCIN 912558 (lent by Her Majesty Queen Elizabeth II). Royal Collection Trust.

Leonardo da Vinci, Portrait of Ginerva de’ Benci. 1474-1478, oil on board, National Gallery of Art, Washington.

Studenti e apprendisti.

Il salto storico è ardito, ma promettente. Se infatti non è difficile accostare il disegno culturale di Lorenzo de’ Medici alle strategie delle aziende del lusso – che nella società delle diseguaglianze possono appropriarsi, sopratutto in Europa, di uno spazio colpevolmente non più presidiato dalle istituzioni democratiche -, è invece difficile trovare nel presente modelli paragonabili a Verrocchio e alla sua bottega. Raramente i maestri del nostro tempo producono allievi. Non ci sono scuole. Non c’è una ‘maniera’, e quindi, nonostante la neofilia di cui il sistema è infetto (come qui spiega qui il collezionista Lucien Bilinelli), non c’è possibilità di superamento – come invece a un certo punto avviene, dopo Verrocchio, con la ‘maniera moderna’ (minuziosamente raccontata da un’altra straordinaria mostra dell’attuale corso di Palazzo Strozzi, Il Cinquecento a Firenze, qui il link alla nostra recensione). L’eterna aspettativa del domani di cui vive l’arte contemporanea implica che non si è mai davvero con i piedi nel presente. Nel nostro tempo la formazione degli artisti è affidata alle Accademie e alle Università, che se da un parte possono condividere con la bottega rinascimentale l’essere multi-disciplinari, dall’altra non possono offrire il grado di ‘confidenza’ che solo l’esperienza lavorativa diretta può offrire. Così finiamo per avere migliaia di studenti più o meno educati, ma nessun vero apprendista che a un certo punto possa sperare, col il talento, di superare il maestro. O, almeno, di andare oltre di lui.

Andrea del Verrocchio, Sleeping youth, 1465-1475, terracotta with traces of polychromy, Berlin Staatliche Museen.

Andrea del Verrocchio, Sleeping youth, 1465-1475, terracotta with traces of polychromy, Berlin Staatliche Museen. Ph. CFA.