CONCEPTUAL FINE ARTS

Peregrine Cavendish, 12° Duca di Devonshire: un’intervista


Paul Laster  -  September 11, 2019

Il 12° Duca di Devonshire parla della collezione della sua famiglia, di Chatsworth House, e della mostra dedicata alla Devonshire Collection da Sotheby’s a New York.

Duchess and Duke of Devonshire

Photo by Simon Broadhead, © Chatsworth House Trust.

Per celebrare il suo 275° anniversario, e per mostrare i suoi nuovi spazi espositivi di New York, Sotheby’s ha organizzato Treasures from Chatsworth, una mostra pubblica, rara per negli Stati Uniti, di opere della leggendaria collezione del Duca di Devonshire (la Devonshire Collection), conservata presso la storica Chatsworth House, nel Regno Unito. A New York sono arrivate più di 40 opere, che coprono gli ultimi 500 anni di storia dell’arte. Tra queste ci sono un disegno di Leonardo da Vinci (Leda e il cigno), ritratti di Thomas Gainsborough e Lucian Freud, la magica Vergine Velata di Raffaelle Monti, Canaletto, Rembrandt, oltre a una selezione di costumi, ceramiche, e gioielli di famiglia. Abbiamo dunque incontrato il dodicesimo Duca di Devonshire, da Sotheby’s, per discutere della collezione, e di chi, come lui, ha la responsabilità di accrescerla e conservarla.

Collezionare secondo il Duca del Devonshire.

Cosa rappresenta per lei il collezionismo d’arte?

Alcuni membri della mia famiglia hanno collezionato in modo consapevole, in particolare il secondo Duca del Devonshire, con i disegni degli Old Masters, e Lord Burlington, con le arti decorative, pittura e scultura. Il più attivo sul piano delle acquisizioni è stato probabilmente il sesto Duca, anche se non aveva un’educazione artistica specifica. Mio padre era più interessato all’arte contemporanea, ma aveva una buona conoscenza dell’intera collezione. Mia madre aveva un approccio più eclettico, era molto informata su alcuni pezzi, ma sapeva molto poco di altri. Nemmeno io e mia moglie Amanda abbiamo avuto un’educazione artistica specifica, anche se, durante gli studi, ho passato molto tempo a guardare opere d’arte, grazie a un insegnante che per un anno, quasi ogni fine settimana, era solito portare un gruppo di suoi studenti a visitare musei e gallerie. La madre di Amanda era autodidatta, ma molto esperta di arte contemporanea. Quindi entrambi provenivamo da contesti in cui c’era arte contemporanea, ma spesso c’erano anche cose che né i miei genitori e né gli amici dei suoi genitori non gradivano; come il ritratto di mia madre di Lucien Freud, che ha fatto arrabbiare un certo numero di persone. Questo ci ha insegnato, sia prima che dopo il matrimonio, che non ci si deve preoccupare troppo di quello che pensano gli altri. E questo ha continuato a determinare il nostro collezionismo.

Ricorda la prima opera d’arte che hai acquistato?

Come fanno molte persone abbiamo iniziato collezionando poster e stampe. Penso che la prima cosa che ho comprato, quando avevo circa 15 anni, è stata una riproduzione tutt’altro che eccellente di un quadro Corot, in un negozio d’arte sulla strada dove si trovava la scuola che frequentavo. La posseggo ancora. È un oggetto adorabile. Non vale nulla, ma non ho mai pensato di collezionare solo in base al valore economico delle opere. So che alcune persone ci riescono molto bene, ma io, semplicemente, non lo capisco. Vorrei, col senno di poi, che ci fosse stato un corso di storia dell’arte a scuola – che non credo ci fosse, a Oxford, quando ci sono andato.

Quando la sua famiglia ha iniziato a collezionare oggetti d’arte e di design? (Qui il link al nostro scritto su un’altra antichissima collezione aristocratica, quella del Principe del Liechtenstein)

Da subito, ovvero da quando Bess di Hardwick ha costruito le sue case, case molto grandi perché era molto ricca e voleva mettersi in mostra. Se hai intenzione di costruire una casa grande devi avere grandi cose al suo interno – faceva tutto parte del suo disegno. Quando la casa elisabettiana di Chatsworths fu abbattuta e il primo duca la ricostruì nello stile del tempo, voleva anche mostrarsi. Rivestì tutto d’oro. Non voleva luoghi riservati. Voleva che la gente vedesse quanto fosse ricco e potente. E naturalmente aveva quel che serve, come si dice, sia all’interno che all’esterno. I tempi poi sono cambiati, ma possiamo ancora celebrare questi gioielli. Più che alle persone, oggi si bada più agli oggetti, all’architettura, e al paesaggio – di questi tre il paesaggio è il più importante. Oggi non siamo così importanti, ma loro lo erano, ai quei tempi, anche sul piano politico. E’ un ciclo chiuso. Siamo molto fortunati. Anche se la collezione non è intatta, l’insieme è invece intatto; e il paesaggio è molto ben conservato. E’ una sorta di grande pezzo unico di land art.

Come è riuscita la sua famiglia ad acquisire la sua grande collezione di disegni antichi?

Il secondo duca era collezionista avido e colto. All’epoca i mercanti lo cercavano, non c’era la concorrenza di oggi. Riuscì a soffiare la collezione Flinck a un diplomatico francese. Questo è più diventato il nocciolo della collezione di disegni, intorno al quale ha poi continuato a comprare. Poi suo figlio ha aggiunto delle parti.

Studiosi e artisti posso accedere alla collezione?

Sì, la collezione è aperta a studiosi e artisti che abbiano ragioni di ricerca. I disegni sono conservati in armadi scuri, ma ne mostriamo circa dodici alla volta; su appuntamento le persone possono venire e vedere i disegni. Abbiamo iniziato a digitalizzare l’archivio in modo che ci sia meno stress oggetti reali, e meno pressione per il team di accoglienza. Spero di avere tutto online al più presto.

Perché, com’è capitato in certi casi, ha venduto opere della collezione?

Perché avevamo bisogno di soldi, nella maggior parte dei casi per prendersi cura di Chatsworth. Di recente abbiamo speso più di 40 milioni di dollari per restaurarla, e parte dei fondi necessari sono stati raccolti vendendo un disegno di Raphael per 48 milioni di dollari, da Sotheby’s nel 2012. C’è stata un’altra grande vendita, da Christie’s nel 1984, in parte per Chatsworth e in parte per altre proprietà. Mantenere le case grandi costa un sacco di soldi. Per la storia arte la vendita più grande è accaduta nei primi anni ’50, quando abbiamo dovuto pagare un’imposta di successione dell’80% su tutto il nostro patrimonio. Le otto opere migliori sono andate al governo britannico, insieme a Hardwick House e ai suoi contenuti. Sarebbe bello avere ancora alcuni di quegli otto oggetti, ma sono in ottime mani, e vendere Hardwick – o regalarlo, comunque lo si veda – è stata una scelta corretta, presa mio padre. Non voleva due case enormi. Sono troppo costose e non si può passare del tempo in entrambe. La mia famiglia aveva sei o sette case, e tutto intorno a queste case girava. Non mi piacerebbe vivere così. Abbiamo bisogno di un solo posto dove stare.

Abbiamo venduto opere importanti, ma ci sono stati buoni rimpiazzi, come quello di Lucien Freud – anche se la maggior parte delle cose che abbiamo comprato valgono solo un quarto di quello che le abbiamo pagate. Questo è il modo in cui funziona il mercato dell’arte. Ci sono un paio di cose, anche se non sono preziose, che penso interesseranno le generazioni future. Ma non possiamo saperlo. I nostri sono pregiudizi. Dato che abbiamo comprato certe opere pensiamo che siano meravigliose, ma questo non basta.

Duke of Devonshire

Rembrandt van Rijn, Portrait of an Old Man, 1651. © Chatsworth House Trust.

Chatsworth e gli Old masters.

Nella collezione ci sono anche dipinti antichi di maestri come Rembrandt van Rijn, Anthony van Dyck e Jan van der Vaardt. Uno dei pezzi più famosi di Chatsworth è il Violino di Van der Vaardt, un trompe l’oeil che raffigura un violino appeso alla porta della stanza della musica. Quale ruolo gioca la presentazione di quest’opera, che si trova dietro a un’altra porta chiusa, nella risposta del pubblico? (Qui il link al nostro scritto a proposito dell’acquisizione di due opere di Rembrandt van Rijn da parte dei governi di Francia e Olanda).

Penso che giochi un ruolo importante, in particolare nel modo in cui i visitatori vedono quella stanza. Lo vedono prima di tutto da lontano. C’è un vera e propria maniglia d’ottone con un nastro blu che sporge appena sopra il violino, il che aggiunge l’illusione che il violino sia tridimensionale. È un’opera d’arte memorabile, perché quando si è catturati da qualcosa, poi lo si ricorda. La gente lo crede un violino reale, ma poi vede che è solo il dipinto di un violino, che si appiccica ai loro pensieri. Per rispondere alla tua domanda, penso che il modo in cui è esposto sia molto importante. La Vergine velata di Raffaelle Monti, che sfida il marmo, e il ritratto digitale di Lady Burlington di Michael Craig Martin, che cambia colore in modo casuale, sono altre due opere particolarmente memorabili. Nel caso della Vergine velata, la gente crede che non possa essere un pezzo di pietra, e invece lo è. C’è un artista contemporaneo di nome Barry X. Ball che fa qualcosa di simile. Amo il suo lavoro. La prima volta che l’ho visto – anni fa ormai – mi ha colpito, innocentemente.

Devonshire Collection

Raffaele Monti, the Veiled Vestal, 1846 © Devonshire Collection. Reproduced by permission of Chatsworth Settlement Trustees.

Devonshire Collection

Canaletto, Venice: A View of The Doge’s Palace and The Riva Degli Schiavoni from The Piazzetta. © Devonshire Collection. Reproduced by permission of Chatsworth Settlement Trustees.

Perché ha prestato alla mostra da Sotheby’s i due preziosi dipinti di Canaletto e il meraviglioso disegno di Leda e il Cigno di Leonardo da Vinci, ma L’Endimione dormiente di Canova?

Endimione sarebbe stato un pezzo molto grande da spedire e non sappiamo se ci siano o meno crepe all’interno. Sarebbe stato davvero azzardato spostarlo. Un giorno faremo una radiografia. Sarebbe stato bello averlo in mostra, certo, ma abbiamo preferito muovere oggetti più trasportabili. L’Endimione addormentato è Canova al suo meglio. L’artista ha completato la scultura solo un anno e mezzo prima di morire. Non è uno dei suoi grandi capolavori, ma è bellissimo. Mi sarebbe piaciuto molto portarlo, ma ho dovuto fare una scelta.

Come l’opera è entrata in collezione?

Fu commissionata dal sesto Duca, che nacque nel 1790 ed ereditò nel 1811, quando aveva 21 anni. Il padre aveva sposato la sua amante dopo la morte di sua moglie. Il Duca non andava d’accordo con la matrigna, ma dopo la morte del marito andò a vivere a Roma. Lì conobbe persone influenti e attraverso il cardinale vaticano Ercole Consalvi incontrò anche diversi artisti. Abbiamo un busto di Consalvi di Canova nella Galleria delle sculture di Chatsworth. A un certo punto il sesto Duca, che era un grand’uomo, fece pace con la matrigna e andò a trovarla a Roma, dove si innamorò della scultura romana.

Il Duca scrisse nel suo diario di aver sperato di acquistare sculture antiche, ma tutte quelle buone erano già sparite. Invece era attratto da Canova, che era la stella del momento. Il Duca lo conobbe e gli chiese di fare qualcosa per lui. Gli diede una grossa somma di denaro, senza specificare quello che voleva. Ha corso il rischio, e l’Endimione è quel che è successo. È una storia a lieto fine. Comprò anche una grande testa di Napoleone, e una scultura a grandezza naturale della madre dell’Imperatore francese. Erano passati solo sette o otto anni dalla battaglia di Waterloo, il che potrebbe far sembrare il fatto un po’ strano. Napoleone era molto popolare in Inghilterra, anche se era un nemico nazionale.

Fu una commissione anche lo splendido ritratto della duchessa Georgiana di Thomas Gainsborough?

No, quella pittura non è arrivata a Chatsworth fino a tempi più recenti. Non so chi l’ha commissionato, ma in origine era un ritratto a figura intera. Chi lo possedeva a un certo punto non aveva spazio, quindi ha pensato di tagliare il dipinto, come spesso accadeva nel XVIII secolo. Poi l’opera fu venduta da Christie’s per 10.000 sterline, che era a quell’epoca fu il prezzo più alto pagato per un’opera d’arte. Venne comprata da Thomas Agnew & Sons e messa nella vetrina della galleria, dove però fu rubata da un uomo di nome Adam Worth. Per 25 anni il ladro ha tenuto l’opera con sé, cercando di venderla. L’agenzia Pinkerton a un certo punto lo ha scoperto, e ha trovato il dipinto in fondo a un baule. Fu restituito ad Agnew’s e in seguito acquisita da J.P. Morgan. Rimase nella collezione della sua famiglia fino al 1994, quando mio padre lo comprò per il Chatsworth House Trust. In un certo senso il ritratto non è tornato a casa… perché non era mai stato a casa. Ma ora è al posto giusto. È un’immagine incredibile. Mia madre originariamente non credeva che fosse Georgiana perché non aveva un viso così grasso; ma alla fine si è convinta.

Il disegno di Leonardo da Vinci ha pure una storia interessante, non è così?

Nel 1938 si tenne a Milano una mostra su di Da Vinci. A mio nonno fu chiesto di prestare il disegno. Lui rifiutò per paura della guerra, che stava arrivando. Ma poi venne a sapere che il re era deciso a prestare la sua collezione di opere di Da Vinci alla mostra, così mio nonno sentì obbligato a mandare anche la nostra. Arrivò la guerra, e i disegni furono spostati al Castel Sant’Angelo, a Roma, per esser custodito. Quando il disegno fu finalmente restituito nel 1948 c’erano un po’ di danni, tra cui un piccolo punto bianco sul ventre di Leda.

Mi è stato detto che, in seguito, qualcuno consigliò a mio padre di farlo restaurare. Ma lui pensava che il punto bianco fosse un segno del coraggio mostrato da mio nonno. Siccome alla fine il disegno era tornato a casa, disse che non voleva farlo restaurare. Voleva ricordare a sé stesso quell’avventura, che così si aggiunge agli strati della vicenda. (Qui il link al nostro scritto su Rodolfo Siviero, il referente degli inglesi a Firenze durante la Seconda Guerra mondiale)

Il Duca del Devonshire e Lucian Freud.

Come hanno fatto i suoi genitori a commissionare a Lucian Freud i loro ritratti e i ritratti degli altri membri della famiglia?

Accadde subito dopo la guerra. Mio padre aveva due sorelle più piccole e loro conobbero Freud. Entrambe hanno posato per lui, ma non a condizione di acquistare i quadri, che. Per altro, sarebbero costati molto poco. Mio padre si presentò a Freud e lo conobbe. Avevano un interesse comune e condiviso per il gioco d’azzardo, che sarebbe stato illegale fino al 1961. Andavano insieme alle corse dei cavalli. A Freud piaceva molto il gioco d’azzardo, quando era povero. Un giorno mio padre visitò lo studio di Freud, vide le foto delle sorelle e le comprò.

A un certo punto incaricò Freud di dipingere mia madre, e poi sua madre. Poi, nel 1971, commissionò a Freud di dipingere il suo ritratto. Comprò uno o due quadri in più, e la House Trust ha poi acquisito Skewbald Mare, che rappresenta la parte posteriore di un cavallo. Mia madre aveva visto per la prima volta il quadro nel suo studio e le piaceva moltissimo. Io ho comprato alcune acqueforti da Freud. Amava i contanti. Ho posato per lui durante le vacanze estive e lui ha fatto uno schizzo ad olio su di me, come una sorta di regalo per mio padre.

Devonshire Collection

Lucian Freud, Portrait of a man Andrew Cavendish, 11th Duke of Devonshire. © Devonshire Collection. Reproduced by permission of Chatsworth Settlement Trustees.

I miei genitori andavano molto d’accordo con lui. È stato ovviamente molto gratificante per mio padre quando Freud è stato riconosciuto, il suo lavoro gli è sempre piaciuto. Freud era decisamente sottovalutato quando si sono incontrati per la prima volta.

Che cosa sa dell’amicizia di sua madre e Freud, e della seduta di posa per il ritratto?

Per quanto mi ricordo, ci sono voluti due o tre anni. Molto spesso dipingeva qualcosa, per esempio il suo occhio sinistro, in una seduta di tre ore. Poi verso la fine della seduta lo strofinava via. E questo poteva accadere anche per tre giorni consecutivi. Ecco perché ci è voluto così tanto tempo. Ma sono diventati ottimi amici, e sono rimasti buoni amici fino alla sua morte. Si sono visti molto. Lei gli portava sempre le uova dalla fattoria di casa. Una volta le diede un quadro della grandezza di una cartolina che rappresentava tre uova di gallina. Mia madre l’ha lasciato alle mie sorelle e loro hanno deciso di venderlo, cosa che avevano il diritto di fare.

I miei genitori avevano una lunga amicizia con Freud. Venne a soggiornare a Chatsworth e fu la prima persona a firmare il documento del visitatore. Scrisse a matita, come era uso fare. Credo che non abbia mai usato una penna.

Devonshire Collection

Lucian Freud, Woman in a white shirt Deborah Cavendish, Duchess of Devonshire. © Devonshire Collection. Reproduced by permission of Chatsworth Settlement Trustees.

Come ricorda, invece, la seduta di posa per il suo ritratto?

È stato fantastico. Era davvero divertente. Era molto cattivo. Avevo solo 18 anni e non ero abituato a persone come lui. Aveva uno studio con grandi vetrate rivolte a nord. Era uno studio orribile, abbastanza sporco, con il suo letto in un angolo e un bagno condiviso giù per le scale. Tutti i contatori – elettricità, acqua e gas – erano nella stanza con catene e serrature intorno a loro. A volte il campanello suonava e lui guardava fuori dalla finestra e indicava, il che significava che ci si doveva mettere in piedi con le spalle al muro tra le due finestre, perché era l’uomo del gas che veniva a tagliare la fornitura.

Lucien aveva sempre cinque o sei sterline in tasca, il che avrebbe pagato facilmente il conto; ma aveva un cavallo da sostenere nel pomeriggio, quindi non avrebbe pagato il gas. A volte stavamo lì per mezz’ora fino a quando l’uomo se ne andava furiosamente altrove. Quello era un mondo nuovo per me. Era divertente, era molto divertente. Mi sono seduto per altre persone e ho trovato davvero difficile stare sveglio. Ma con Freud è sempre stato emozionante.

Arte contemporanea.

Lei e sua moglie avete anche commissionato opere ad artisti, chiedendo di eseguire lavori per la Devonshire Collection. Come l’enorme installazione in ceramica di Jacob van der Beugel, che riempie una stanza intera. È stato coinvolto nella produzione dell’opera?

Sì, siamo stati molto coinvolti. L’artista ha riprodotto visivamente il DNA della nostra famiglia su più di 600 pannelli in ceramica. Tutto è iniziato per via di una stanza al secondo piano, rivolta a sud, perciò non adatta a mostrare opere d’arte – sicuramente non opere su carta, e probabilmente nemmeno dipinti, visto che c’è troppa luce. Avevamo spostato molte delle vetrine fuori dalle stanze, quindi la nostra curatrice della ceramica era sempre più frustrata, perché non si trovava più posto per mostrare la collezione di ceramiche storiche. Abbiamo detto: ‘bene, le mettiamo qui in questa stanza’; poi quasi per scherzo per scherzo lei ha suggerito di trasformate l’intera stanza in una galleria di ceramica. Ci è parsa una buona idea. Così abbiamo intervistato cinque artisti e siamo andati nei loro studi, ma non siamo andati da Jacob in quell’occasione. L’abbiamo scelto in seguito, ci interessava quello che stava per fare. L’abbiamo incontrato e poi gli abbiamo chiesto di tornare da noi tre mesi dopo, e dirci perché credesse di essere migliore degli altri – è una domanda davvero banale, ma funziona sempre. Lui l’ha fatto, e ci ha convinti.

Ci sono tre diverse installazioni di ceramica contemporanea a Chatsworth. La prima del 2007 è di Edmund de Waal, che è una serie di vasi in vetro bianco che vengono collocati nei caminetti. Il secondo lavoro è stata l’interpretazione di Jacob del nostro DNA, che ha richiesto quattro anni per essere completata. La terza è un’installazione di Natacha Daintry. Si tratta di una serie di vasi dai colori vivaci che partono molto piccoli e vengono gradualmente aumentati di misura seguendo la sequenza di Fibonacci.

Mi sono interessato alla ceramica quando un ex collega di Sotheby’s, un banditore d’asta di nome Henry Wyndham, mi ha regalato una piccola ciotola, bianca all’esterno e azzurra dentro, di John Spearman. Sul fondo dell’oggetto Henry dimenticò il cartellino con il prezzo, che era di 65 sterline. Ho pensato, ‘come si può ottenere qualcosa di così incredibile per 65 sterline – ho davvero bisogno di saperne di più su di esso’. È così che è iniziato. Ho comprato altri pezzi di John Spearman e ho conosciuto alcuni dei sui mercanti; da lì è cresciuto.

Mi piace l’aspetto scultoreo della ceramica. Fondamentalmente mi piacciono solo le cose più semplici; non solo, ma soprattutto. Mi piacciono molti i lavori di Pippin Drysdale, ma per me ora è qualcosa di diverso. Il successo ha reso l’artista meno accessibile. Edmund de Waal ha ancora più successo, ma per fortuna l’abbiamo trovato molto tempo fa. Mi piacerebbe poter tornare a comprare altre sue opere.

Devonshire collection

Pippin Drysdale and Lucien Freud, installation view of Treasures from Chatsworth at Sotheby’s New York, 28 June – 13 September, 2019. Julian Cassady Photography LTD.

Suo figlio, Lord Burlington, è stato attivo anche nell’aggiungere opere contemporanee alla collezione, tra cui una serie di fotografie di artisti scattata da Jorge Lewinski, e il ritratto digitale di sua moglie, Lady Burlington, di Michael Craig-Martin. Che cosa aggiungono queste acquisizioni alla collezione?

Ho già menzionato l’opera Michael Craig-Martin, che è stata commissionata dopo il matrimonio di William e Laura. Credo aggiorni l’idea di ritrattistica nella collezione. Mentra l’acquisizione di Lewinski è avvenuta per caso. William era alla ricerca di qualcosa da fare, e un mio grande amico conosceva Lewinski. In quel momento insegnava solo a cinque persone alla volta, e aveva appena preso un nuovo studio. Il mio amico sapeva che a William piaceva scattare fotografie e gliene parlò. William andò a trovare il fotografo, e andarono d’accordo. Così è diventato un fotografo professionista, per alcuni anni, e quando Lewinski ha deciso di vendere il suo archivio, che era per lo più composto da ritratti di artisti scattati nei loro studi, l’abbiamo acquisito. Anche la Tate lo stava cercando, ma William ha parlato con Lewinski, dicendo che ci saremmo occupati di lui e che avremmo tenuto sempre alcune foto in mostra. Lewinski ha deciso di vendere le sue foto a Chatsworth piuttosto che alla Tate, che se ne sarebbe presa cura ma non poteva promettere che avrebbe tenuto le foto in mostra. Noi invece le esponiamo, e di solito sono i ritratti degli artisti che fanno parte della collezione, come Lucien Freud, David Hockney o Michael Craig-Martin.

Dato che fa parte del consiglio di amministrazione di Sotheby’s, e che è cresciuto in una famiglia di collezionisti, cosa suggerisce a chi intende iniziare una collezione?

La prima regola è, che devi comprare ciò che ti piace. Non dovresti preoccuparti di quello che pensano gli altri. Non andare con altre persone a guardare le cose. È molto meglio remare il proprio… di qualunque imbarcazione si tratti! Segui il tuo percorso. E non provare mai a comprare le opere perché pensi che cresceranno di valore. Questo sarebbe completamente ridicolo. Conosco alcune persone che sono brave a farlo, ed è divertente; ma è una cosa diversa. Se compri delle opere per piacere, compri delle opere. Se per comprare quello che ti piace devi spendere cento dollari in più, fallo, perché ci si pente sempre delle cose che sono sfuggite. La maggior parte delle persone diventano un po’ più ricche man mano che invecchiano, ma anche l’arte diventa sempre più costosa, e meno alla portata. Lo ricordo sempre pensando a Milton Avery. Non ho mai comprato un quadro di Milton Avery perché mi sembrava sempre troppo costoso; ma avrei dovuto comprarlo quando potevo. Non l’ho fatto quando potevo, e ora non posso.

È fantastico quando si possono conoscere gli artisti e parlare con loro; anche se a volte non è facile, perché gli artisti non sono persone facili. Ma puoi parlare con i mercanti, che pure possono essere di grande aiuto. Per quanto mi riguarda, è più cosa viscerale che intellettuale. E non me ne vergogno.

La Devonshire Collection in mostra da Sotheby’s.

Compra anche in asta e alle fiere d’arte?

Certo, compriamo da entrambe. Sono stato ad Amsterdam per tre giorni, e tra qualche settimana sarò a Copenhagen, per vedere la ceramica. Mi piace andare alle fiere. Vado regolarmente a Masterpiece e ho frequento TEFAF, sia a New York che a Maastricht.

Il design per la mostra di Sotheby’s è potente nel modo in cui mostra l’ampiezza e la grandezza della collezione, anche se poi è solo la punta dell’iceberg. Ha lavorato a stretto contatto con l’exhibition designer David Korins?

È venuto a stare da noi per tre giorni; solo lui, Amanda ed io. L’abbiamo ospitato nell’ala privata della casa. È stato molto interessante parlare con lui. Ci ha insegnato molto su Chatsworth. L’ha guardato con occhi nuovi. Stava seduto a guardare e riflettere, a volte per ore. È ovviamente un uomo molto intelligente. Ha fatto il suo progetto. Questo è ciò in cui è lui bravo, non noi. Ma abbiamo parlato molto, e penso che gli sia stato utile. Con lui siamo stati reattivi, e di supporto.

Alcuni delle parti più teatrali sono quelle che presentano i gioielli di famiglia, tra cui una tiara di diamanti scintillante e la Devonshire Parure, che consiste di sette pezzi di gioielleria ricavati da precedenti gioielli della collezione di famiglia. Questi gioielli dovrebbero essere valutati per i loro materiali preziosi, o per il loro design?

Penso entrambi credo; anche se non sono sicuro di quale sia a questo punto, il vero valore. Sono strani. La gente non porta più i diademi del genere; ma sono cose belle. Amanda ha indossato il diadema per il nostro matrimonio; nostra figlia l’ha indossato; e nostra nipote ha chiesto se poteva indossarlo.

Gli arazzi Mortlake di Chatsworth sono stati recentemente restaurati dopo essere stati nella collezione per secoli. Che ruolo hanno la conservazione delle opere d’arte, il restauro della casa e dei giardini nella missione del trust?

È un ruolo piuttosto centrale. Dobbiamo occuparci delle cose. Penso che ci prendiamo cura di loro meglio di quanto non sia stato fatto in precedenza. Stiamo molto attenti ai danni creati dalla luce, dalla polvere, o dalla sporcizia. Facciamo del nostro meglio per evitarli; ma è un sottile equilibrio, perché vogliamo anche che le persone possano godere della collezione. In un certo senso, il modo migliore di conservare sarebbe quello di chiudere tutto in una scatola nera, landola in un ambiente a temperatura costante. Ma non avrebbe senso, perché gli oggetti sono fatti per essere esposti. Detto questo, la conservazione è assolutamente cruciale, e c’è ancora molto da fare.

Dato che questa è stata una mostra costosa da produrre, ma le opere non erano in vendita, qual è il reale vantaggio per Sotheby’s e per il Chatsworth House Trust?

Sotheby’s, che ha 275 anni, si è ristrutturata in modo spettacolare. Penso che volessero qualcosa per dimostrare ai clienti, o ai potenziali clienti, che collezionare è molto divertente. Il collezionismo è stravagante, è insolito, può trasformare lo shopping in qualcosa di miracoloso. Da noi hanno trovato una collezione con materiali antichi e contemporanei, e questo è ideale per Sotheby’s.

Dal nostro punto di vista, volevamo raccontare Chatsworth al pubblico statunitense. Eravamo curiosi di vedere la risposta, avere nuove intuizioni, e stare vedere cosa succede. Abbiamo lavorato molto, ma non è stata la prima volta. Abbiamo mandato altre mostre in America in passato. Mio padre ha inviato una grande mostra nel 2002, distribuita in sette o otto luoghi espositivi non commerciali. Una volta – poco prima di morire – ha detto che lo ha fatto perché voleva ringraziare gli americani per quello che hanno fatto durante la guerra, un cosa di cui la gente della mia generazione è ancora molto sensibile.