CONCEPTUAL FINE ARTS

Nora Turato: intervista con postfazione

Abbiamo incontrato Nora Turato, che da graphic designer è diventata artista, e performer, per indagare le informazioni a cui si espone.

Quando la raggiungiamo Nora Turato è alle isole Svalbard, dove sta lavorando a un progetto ancora top secret. Normalmente vive ad Amsterdam. Usa poco lo studio. Preferisce stare fuori, con i propri cani, e lavorare (con lo smartphone) dove più le piace. I grandi pannelli metallici presentati da Gregor Staiger, la scrittura su parete, così come i poster su carta – che il collezionista acquista come pezzo unico, ma replicabile a suo piacimento, dato che l’artista cede con l’opera anche i diritti a essa connessi – necessitano di manifatture artigiane per essere eseguiti, piuttosto che di mani d’artista. Lo studio, in effetti, serve ancora meno del laptop. Nei monologhi Nora Turato è medium di sé stessa. Le opere bi-dimensionali sono, di fatto, supporti. Probabilmente la vera sorgente a cui guardare, ovvero il soggetto non dichiarato dei suoi lavori, è l’informazione che tutto circonda e avvolge. E che ogni tanto si posa per acquisire materialità.

nora turato
Nora Turato performing at Galerie Gregor Staiger in Zurich on 28 August 2019. Ph. Conceptual Fine Arts.

Come artista, qual è il tuo soggetto preferito?

Nora Turato: I soggetti intorno a cui gravitò sono quelli in cui incappo ricercando, o nel tempo che dedico ai miei interessi personali. Sono quindi soggetti casuali, che finiscono per avere in comune solo il mio interesse verso di loro. Il nuoto, Netflix, Lululemon, la voce umana, la politica in Antartide, i cani, la pubblicità… giusto per citarne qualcuno. Non importa quanto siano casuali. Ma la maggior parte può catalizzarsi intorno a qualcosa di più politico e significativo, che può interessare un pubblico non necessariamente interessato a soggetti in sé.

Si tratta di qualcosa di simile a quello che Kathy Acker fa col culturismo, rendendolo una sorta di interesse/ossessione, per poi trovare il modo di pensare e scriverne in termini linguistici. Il culturismo diventa l’esempio di come un interesse può diventare uno strumento per discutere d’altro, anche con un pubblico che non è interessato al culturismo, ovvero il pubblico interessato alla politica del linguaggio. Credo che questo sia ciò che mi interessa davvero; ovvero verificare come interessi ordinari e personali possano essere letti in un quadro più ampio.

Credi nell’astrazione?

Nora Turato: Mi ritrovo a studiare le qualità acustiche del linguaggio, piuttosto che il suo senso, o significato. Ma liberarsi del significato è molto difficile… e forse anche fuori moda [ride]. Si potrebbe dire che ciò che faccio è una sorta di astrazione fallita, oppure un tentativo di comprimere qualcosa. E questo credo significhi, in qualche modo, credere nell’astrazione.

Qual è il luogo che più ti ispira?

Nora Turato: Il mio letto, il divano, I parchi per cani, la piscina. Se mai dovessi scrivere un romanzo credo ruoterebbe intorno alla squadra di nuoto di un piccolo paese di campagna, in un certo periodo prima della crisi finanziaria del 2008, al quale seguirebbe il ritiro dall’agonismo degli atleti. Sarebbe il confronto tra l’abitudine di allenarsi in acqua 4 ore al giorno, più due ore di treno per raggiungere la piscina, e la vita che viene dopo, quando smetti. Ovvero, la scelta di passare gli anni più formativi della tua vita nuotando. È, di nuovo, qualcosa che viene da un mio personale interesse, ma che credo possa riflettere questioni più ampie.

Non credo che questo romanzo vedrà mai la luce, è solo una fantasia.

In sostanza, quel che più mi ispira sono le informazioni a cui mi espongo attraverso la lettura e il cinema. La mia vita potrebbe risultare noiosa. Se guardo cosa faccio durante la giornata, non posso dire ci sia nulla che possa ispirare, almeno in senso tradizionale. Dopotutto, mi ha sempre disturbato vedere i creativi esporsi a esperienze provanti, con il fine più o meno dichiarato di trarne ispirazione.

Ci sono andata vicino qualche tempo fa, entrando negli uffici di PWC senza essere invitata, per bere un frullato nella loro mensa… questo è il genere di cose che faccio per ‘ricerca’.

Nora Turato
Nora Turato performing at Galerie Gregor Staiger in Zurich on 28 August 2019. Ph. Conceptual Fine Arts.

Che qualità preferisci trovare in un gallerista?

Nora Turato: Professionalità, con un tocco di amicizia. Il mio gallerista ideale è qualcuno il cui buon senso incontra l’idea che ho di buon senso, che in realtà è poco convenzionale.

Quale in un collezionista?

Nora Turato: Ci sono qualità che gratificano istantaneamente, come l’astenersi dal chiedere sconti, pagare con puntualità, mostrare le opere, conservarle, essere amichevoli. Ma, se devo essere sincera, non ho molti rapporti con i collezionisti, né esperienza sufficiente per parlarne con cognizione di causa. Potrò rispondere tra una ventina d’anni, e qualche asta.

Ci sono forme o colori che non ti piacciono?

Nora Turato: Come ogni millennial raffinato, mi disturbano le forme triangolari… quelle che ricordano il design degli oggetti di Hay… Riguardo all’arte, non mi piacciono le forme antropomorfe usate in scultura. Le trovo molto problematiche. Sono forme semplici da risolvere, anche più semplici del cerchio, perché portano sempre con sé l’alibi di rappresentare più di quel che sono. Ma poi non è così.

Cosa trasforma un’idea in un’opera d’arte?

Nora Turato: Sono contro le idee! Tutte le volte che me ne è venuta una e ho cercato di fare qualcosa partendo da lì è stato un fiasco. Il momento in cui cerco di far accadere un’idea è anche quello in cui il progetto va a rotoli. È qualcosa di personale; ci sono pochi grandi artisti in grado di basare il proprio lavoro su un’idea. Nutro invidia per loro. Come per quei performer che riescono a sviluppare una performance intorno a un unico concetto, che poi eseguono in forma di performance. Queste cose non fanno per me. Fatte da me risultano pretenziose e piene di sé.

Cosa avresti fatto se non fossi stata un’artista?

Nora Turato: Ci penso tutti i giorni. Mi dico artista solo da tre anni, e ho cominciato a considerarmi tale solo per evitare di confondere le persone. È diventato il modo per evitare di essere vista come un’impaziente accoltellatrice.

Sono un graphic designer ultra formato, e come graphic designer ho lavorato per qualche anno – devo dire che trovo rassicurante sapere che posso sempre trovare un lavoro fuori dal mondo dell’arte, un lavoro che per altro mi piace moltissimo.

Graphic designer, artista… queste sono le cose che sono, o sono stata. Se dovessi scegliere qualcosa di nuovo credo che vorrei essere un veterinario.

Nora Turato
Nora Turato performing at Galerie Gregor Staiger in Zurich on 28 August 2019. Ph. Conceptual Fine Arts.

Nora Turato ha studiato graphic design alla Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam, dove qualcuno le ha detto che era meglio non facesse l’artista. “Ero una sorta di nerd irrazionale, dissociato dalle proprie idee” ricorda. Ma poi ha continuato con un master alla Werkplaats Typografie di Arnhem – più simile, suo dire, a una residenza per artisti, data la libertà che viene concessa agli studenti. E da lì è passata alla Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam, dove è rimasta dal 2017 alla scorsa estate. In questo periodo il graphic designer ha di fatto iniziato a considerarsi un artista (qui il link al nostro scritto su Karel Martens, fondatore di Werkplaats Typografie e maestro graphic designer che pure ha coltivato una propria personalità artistica).

Nora Turato è nata a Zagabria, ed è cresciuta tra qui e Spalto. I suoi genitori sono entrambi architetti, ma lavorano su fronti opposti. Il padre costruisce arditi edifici contemporanei, la madre è specializzata nella conservazione di quelli storici. Creatività e cultura, a casa Turato, sono intese come funzioni precise.

Nora Turato
Nora Turato performing at Galerie Gregor Staiger in Zurich on 28 August 2019. Ph. Conceptual Fine Arts.

Da dove nasce l’impetuoso fiume di frasi più o meno scollegate che Nora Turato scrive, e poi interpreta da consumata attrice teatrale nei suoi monologhi? L’ultimo ha avuto luogo alla galleria Gregor Staiger di Zurigo lo scorso 31 di Agosto. Prima si sono stai, tra l’altro, il Bielefelder Kunstverein, il Kunstmuseum Liechtenstein, Manifesta 12, il Museu Serralves di Porto. Prossimamente Nora Turato sarà Centre Pompidou, nell’ambito di Move 2020. Diremmo dunque che quel flusso deriva dalla lettura, e dal modo in cui l’artista (almeno per ora) si abbevera, esplora, interroga, l’inesauribile fonte delle rete.

Nora Turato usa molto Twitter, Reddit e Kindle, soprattutto, che ha in forma di applicazione sul proprio smartphone. Dice di usare il computer solo per mandare gli ‘invoice’. Anche questo significa far parte di una generazione che, a suo dire, ‘sta uccidendo gli hotel, i centri commerciali, le catene di ristoranti, l’industria dell’auto, quella dei diamanti, quella dei fazzoletti di carta, la proprietà immobiliare, il matrimonio, i citofoni, le motociclette, gli ammorbidenti, le pensioni, (is killing hotels, department stores, chain restaurants, car industry, diamond industry, napkin industry, home ownership, marriage, door bells, motorcycles, fabric softeners, wealthy programs, serendipity …art balls with no massages inside’) (citamo un passaggio del testo recitato nella performance al Bielefelder Kunstverein del 2018). I monologhi di Nora Turato sono infatti saldamente ancorati al presente, che restituiscono al pubblico dal punto di visto di Nora Turato stessa, spostando a piacimento il confine tra arte e vita.

November 12, 2019