CONCEPTUAL FINE ARTS

Benedetto Antelami: elogio della gravità

Silvia Tomasi

Nella pietra più pesante, Benedetto Antelami scolpisce l’arte più spirituale, ossessionata dal divino e dalle forze demoniache

La figura di Benedetto Antelami risuona nelle parole di Rodolfo il Glabro, monaco e “cronista” dell’XI secolo, che non crede assolutamente alla fine del mondo nell’anno Mille, anzi vede una grande rinascita nei territori dell’Impero cristiano per quella smania di costruire, di aprire cantieri, tanto da esclamare che “un candido manto di chiese”, anzi una “crociata di Cattedrali” si distende sull’Impero cristiano. Architettura e scultura sono le due vere arti nel cuore del Medioevo. Ci sono le cattedrali di Chartes, Notre-Dame e di Le Mans e Bourges, c’è il duomo di Modena, quello di Ferrara, di Piacenza e Fidenza, e poi Pisa, Cremona, Parma e Como, con le loro cattedrali e Battisteri: il senso del divino viene dato dal materiale più pesante, il marmo. [Qui il link allo studio che abbiamo dedicato all’architettura medievale comasca. Ndr]

Antelami. Novembre
Benedetto Antelami, Series of the Months, “November”, marble, XII-XIII century, Parma, Baptistery © Amoretti

Nella pietra più sprofondata e terrestre si scolpisce l’arte più spirituale, ossessionata dal divino e dalle forze demoniache. Il medioevo è una composizione dei contrari. A un faccia a faccia con questa antinomia ci guida appunto lo scultore Benedetto Antelami (1150 ca – 1230 ca). Il percorso parte dal battistero di Parma con dodici altorilievi dei Mesi e le due sculture delle Stagioni di Antelami, ora temporaneamente calati sul pavimento, spostati dalla prima galleria interna posta a sette metri e mezzo d’altezza. La prima domanda che sorge è: ma cosa ci facevano in un Battistero, tempio di Dio e della spiritualità, sculture così profane? Dal contadino che cava le rape (rappresentazione del mese di Novembre), al sodo bubulco ricciuto con la vanga del mese di Febbraio… E poi, perché queste sculture si accompagnavano ai segni dello zodiaco? Nella formella dell’Acquario compare addirittura una cucina medievale dove si può sentire il profumo della preparazione di salami e salsicce, antenati di quei culatelli e strolghini per cui Parma è nota nel mondo.

Antelami. Settembre
Benedetto Antelami, Series of the Months, “September”, detail, marble, XII-XIII century, Parma, Baptistery © Amoretti

Si è di fronte a una presa diretta e non ambigua con la realtà, e tutto questo sembrerebbe teoricamente in contrasto con l’ambiente religioso in cui sono collocate le opere. Ma questo contrasto non esisteva per il sentire dell’uomo medioevale, che con semplicità riteneva che la vita avesse un doppio significato. “Vedrà ogni carne la salvezza di Dio”, afferma Luca nel Vangelo, e così il popolo analfabeta che entrava nel battistero o nella cattedrale “leggeva” prima le sculture che si dispiegavano sulla facciata, sui tre portali: le narrazioni bibliche di Salomone e la regina di Saba, di Barlaam e le api, la storia di Salomé… Con le sue lusinghe, il mondo esterno era un luogo di minaccia, di menzogna; ma poi ecco il Cristo e il Battista, pronti a redimere i peccati con il loro sacrificio. Le sculture costituivano una lunga concatenazione di informazioni salienti, highlights diremmo oggi. Poi c’era l’emozione di entrare dal Portale della Vita del Battistero per ricevere il battesimo e osservare le sculture dei Mesi, dove c’è la rappresentazione del lavoro in funzione di edificazione morale. In Antelami non c’è più la condanna biblica cui Dio aveva destinato Adamo, “ti guadagnerai il pane con il sudore della fronte”. Il lavoro è utile e redime l’uomo nel sogno d’un rinnovato paradiso terrestre.

Antelami. Primavera
Benedetto Antelami, “Spring”, marble, XII-XIII century, Parma, Baptistery © Amoretti

L’anno a Parma iniziava con la primavera, come nell’antica Roma: qui la stagione inaugurale è una bellissima fanciulla che ci si mostra di fronte con una tunica raffinata di impianto classico e una corona regale di sole primule. “Nel medioevo c’era una grande differenza fra la figure frontali che inviano un messaggio simbolico e quelle ritratte di profilo, che vivono all’interno del loro spazio, narrano la loro storia”, precisa la medievalista Chiara Frugoni. Primavera e Inverno guardano in faccia lo spettatore, esprimono in modo immediato il contenuto simbolico dell’incarnazione del Cristo, avvenuta in primavera con l’annuncio dell’arcangelo a Maria, e alludono alla sua morte e rinascita. L’inverno è rappresentato da un gran vecchio con la barba dall’abbigliamento stravagante, mezzo nudo e mezzo vestito. Gennaio mostra due volti come il bifronte Giano romano.

Antelami. Gennaio
Benedetto Antelami, Series of the Months, “January”, marble, XII-XIII century, Parma, Baptistery © Amoretti

Negli altorilievi di Marzo, Aprile, Maggio l’iconografia rappresenta nobili. Sono figure di giovani con i ricci ed è questa una novità antelamica che si confronta con le statue dell’antichità romana. Il cavaliere del mese di maggio con il falcetto in mano non faceva certo lavori agricoli, ma aveva il diritto di tagliare l’avena per il suo corsiero. Nelle sculture degli altri mesi arrivano i contadini che lavorano in campagna. Ardita è la costruzione prospettica di luglio con le alte spighe che fanno da piedistallo ai cavalli. Poi il contadino indossa la cuffia a settembre per tagliar i grappoli: con ottobre appaiono le scarpe e i contadini hanno la barba, l’anno invecchia e l’energia si spegne.

Antelami. Maggio
Benedetto Antelami, Series of the Months, “May”, marble, XII-XIII century, Parma, Baptistery © Amoretti

Avrebbe il sapore di una bella storia medievale chiudere qui il percorso sui Mesi di Antelami del Battistero di Parma. Ma Benedetto Antelami è esistito per davvero? Ci sono due autografi che confermano la sua presenza, il primo è sul portale nord del Battistero: “Nell’anno 1196 iniziò questa opera lo scultore chiamato Benedetto”. Il secondo è sulla lastra di una Deposizione iconograficamente rivoluzionaria, murata nella Cattedrale di Parma: “Nell’anno 1178 secondo mese lo scultore compì (l’opera), questo scultore fu Benedetto detto Antelami”. E già qui, dove la sua opera è autografata e datata, cominciano le difficoltà di interpretazione.

Antelami. Deposizione
Benedetto Antelami, “The Deposition from the Cross”, marble, 1178, Cathedral of Parma © Amoretti

Antelami è solo lo scultore o anche l’architetto di tutto il Battistero? L’aggiunta di Antelami al nome Benedetto era usata per famiglie di costruttori provenienti dalla Val d’ Intelvi, che lavoravano come maestranze a Genova, ma nessun indizio può far affermare che Benedetto venisse dalla Liguria. Se così vaghe son le certezze anche là dove tutto sembra documentato, figurarsi cosa succede per le ipotesi sulla disparità notevole di stile dei Mesi e sulla loro collocazione nel Battistero. In origine, non erano posizionati dove ora noi li vediamo oggi, anche se questa distribuzione è molto antica (1216), di poco successiva al cantiere di Antelami, come ha rivelato il restauro di Bruno Zanardi. Secondo Chiara Frugoni il ciclo era composto di 16 statue (12 mesi e 4 stagioni) per ognuno dei lati interni del Battistero. Diversa l‘ipotesi critica dello storico dell’arte Arturo Carlo Quintavalle, che vede la formazione di Benedetto nell’Ile-de- France. Secondo lo storico, i Mesi dovevano costituire gli altorilievi previsti per un portale progettato per la facciata della cattedrale e mai completato, mentre la grande lastra della Deposizione oggi murata doveva far parte di un Pulpito mai sorto.

Tutto è dibattuto, ma questa è la forza del Medioevo, che non è una storia antica già fissata e precisa, un tempo distante da noi a lungo, definito e buio, ma un’epoca d’incredibile forza sorgiva, la cui influenza perdura. Le figure di Antelami sono di un’arte plastica difficile da etichettare; hanno una possanza terrestre che le dice figlie del romanico; alcune di esse, come Giugno o Novembre, sono alterate da un senso aereo di finezza che le spinge verso il gotico, ma in tutte scorre un assoluto desiderio di far rinascere il classico. Per questo le figure di Benedetto Antelami sono il tramando ininterrotto fra il romanico Wiligelmo e i rinascimentali Nicolò Pisano e Arnolfo da Cambio.

Antelami. Giugno
Benedetto Antelami, Series of the Months, “June”, XII-XIII century, Parma, Baptistery © Amoretti

La portata dell’innovazione antelamica è tale che il suo linguaggio si allarga a pioggia: dai rilievi dei Mesi per il portale della Basilica di San Marco a Venezia (1240 circa), alla Lunetta dei Magi in San Mercuriale a Forli, al ciclo del Maestro dei Mesi per il Duomo di Ferrara. E poi si snoda una serie di influenze dalla Deposizione di Antelami che fulmina per bellezza. La figura di Cristo al centro, mentre umanamente si accascia, staccato sulla sinistra dalla croce, forma un arco cui si contrappone, come in architettura un arco rampante, la figura di Nicodemo che lo sorregge: con un’inclinazione alla quale corrisponde, dall’altra parte, Giuseppe d’Arimatea che schioda l’altra mano. Due onde di movimento partono da questo contrapporsi architettonico di forze: una più debole percorre il corteo delle pie donne a sinistra; l’altra, più forte, investe la fila a destra, fa perno sullo scudo rotondo, si conclude con i soldati romani che tirano a sorte la tunica di Gesù. È un movimento che non scatta da gesti, ma nasce da uno spostamento di assi, da un mutamento del ritmo lineare, attraverso un fraseggio di pesi e contrappesi fra delicatezza e violenza. Al centro si eleva la croce, unico elemento che emerge simbolicamente dalla squadratura della lastra.

melotti antelami
Fausto Melotti, “Deposition”, bronze, 1933 – Copyright and Courtesy Fondazione Fausto Melotti.

Se ne possono vedere esempi nel portale del Duomo di Ferrara del Maestro dei Mesi. e poi l’ influenza di Antelami scende in Toscana e nel Lazio, nelle deposizioni lignee del duomo di Volterra e di quello di Tivoli. E quella stessa energia di contrasti tra scuro e chiaro del bronzo, quell’addensarsi d’ombre sul volto del Cristo e la luce sulle braccia in diagonale che trattengono così umanamente quel corpo così pesante si possono vedere ancora in Fausto Melotti, nella sua Deposizione in bronzo del 1933. C’è una poesia della materia che freme, della verità quotidiana di una morte che si fa lirica e commossa, e il muoversi di una linea che agisce direttamente sulla massa, la percorre, la solca con i suoi segmenti di tensione, che conduce la luce, lungo i piani sdruccioli, dove un nodo del ritmo si serra in emblema sacro.

October 6, 2020