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Cosima zu Knyphausen dagli scheletri imperfetti

Piero Bisello

I dipinti di Cosima zu Knyphausen portano a chiedersi cosa li circonda, creando motivi e atmosfere sottili, e annullando lo stile

Dobbiamo innanzitutto precisare che l’espressione poetica contenuta nel titolo dello scritto che il lettore si appresta a leggere non è di nostra invenzione. Durante una recente visita allo suo studio di Cosima zu Knyphausen presso la residenza per artisti di Fern a Bruxelles, l’artista, che è nata nel 1988 e di solito residente a Berlino, ci ha colpito con tale inconsueta espressione. Per descrivere ciò che circonda la propria pratica artistica ha infatti parlato di “scheletri imprecisi”. La metafora ha poi lavorato per noi; quello che avevamo provato osservando i dipinti di Cosima si è fatto più limpido. E abbiamo oltretutto capito che in questa ponderata analogia l’imprecisione non conta affatto.

Non ci sono leggi che dicono che l’arte debba parlare di qualcosa – e a questo riguardo non ce ne voglia il defunto Arthur Danto. Siamo pertanto liberi di dire che della pittura di Cosima zu Knyphausen ci interessa l’atmosfera che ogni quadro è in grado di creare, piuttosto che il suo messaggio. Attenzione, non significa che i suoi dipinti siano muti, o asintomatici. Come vedremo più avanti, lo “scheletro” nell’equazione è lì, inteso come un sistema di riferimenti, motivi e specifici interessi iconologici e iconografici.

Cosima zu Knyphausen, The well of loneliness, 2018. Oil on canvas. Courtesy of the artist. Photo: Nick Ash.

Ora, prima di passare ai soggetti, è infatti essenziale precisare come anche la pratica di Cosima zu Knyphausen, come già quelle di Jana Euler o Laura Owens, provi che non è necessario per un pittore del nostro secolo avere una propria cifra stilistica. I quadri possono essere trattati individualmente. Possono essere momenti indipendenti piuttosto che pezzi che compongono una certa identità formale. Oppure, se i tratti formali si ripresentano, lo fanno per dimostrare l’opposto, ossia il distacco dalla pittura figurativa; si vedano, per esempio, certe caratteristiche pennellate sfocate, lo spazio vuoto lasciato intenzionalmente intorno alla figura, l’intrusione della materia reale nello spazio pittorico, sotto forma di graffetta, guscio d’uovo e coccio mescolate a pittura, oppure come inquadratura segnata da colori particolarmente audaci. Ci svegliamo dall’illusione della pittura figurativa per trovarci nello stato d’animo di ogni singolo quadro.

[Qui il link alla nostra intervista con Laura Owens; Ndr]

Immagini di riferimento

Dopo essersi diplomata alla scuola d’arte, dove era sicura che sarebbe diventata “tutt’altro che una pittrice”, Cosima zu Knyphausen ha trovato una scusa per diventare tale, in fin dei conti, occupandosi del Cile, ossia del suo paese nativo. Due mostre, entrambe nel 2017, una al Sattler & Pötzsch di Lipsia, l’altra al Die Ecke di Santiago, hanno presentato una serie di quadri la cui iconografia attingeva direttamente alle romantiche vedute cilene del pittore tedesco Johann Moritz Rugendas (1802-1852). Nonostante l’esotismo che può ispirare la vicenda di un uomo di Augusta trapiantato nell’America Latina del 1800, le sue riflessioni pittoriche su quello che sarebbe diventato quel territorio trovarono terreno fertile nel movimento nazionalista e divennero de-facto patrimonio nazionale cileno; ed è questo un aneddoto cruciale per Cosima zu Knyphausen, che si è interessata, in questo caso, ai modi in cui i motivi iconici penetrano attraverso l’arte nella cultura condivisa. Non diversamente dal Buddha in TV di Nam June Paik, questa serie di dipinti riguarda tanto la genesi delle immagini iconiche quanto la rappresentazione in sé. Come ha scritto di recente Anna Mirzayan, il Buddha di Paik riflette l’ideologia dell’odierna Silicon Valley in un modo che per noi è simile a ciò che accade quando le ideologie nazionalistiche si appropriano di certe immagini.

Cosima zu Knyphause, Araucanos, 2016. Oil on canvas. Courtesy of the artist. Photo: graysc.de

Eppure, ridurre le opere di Cosima zu Knyphausen a semplici atmosfere abbozzate sulla tela sarebbe sbagliato. Per provarlo chiamiamo in causa un episodio nel mercato delle opere di Rugendas. Tempo fa alcuni dei suoi quadri raffiguranti Lima, Santiago e Valparaiso sono stati messi all’asta a Londra. Un imprenditore peruviano ha cercato di acquistarli per collocarli dove pensava che dovessero stare, ossia la terra peruviana, per lo stato del Perù. Ma il valore delle opere è schizzato alle stelle e il piano è fallito. A impossessarsi dei dipinti è stato un rivale cileno. Così, in forma di chiosa a ciò che alcuni avrebbero avuto ragione di liquidare come sciocchezza nazionalistica, Knyphausen ha reinterpretato le opere di Rugendas andate in asta. Certi motivi ripetuti sono stati ripetuti in forme diverse, suggerendo che la pittura di Knyphausen è comunque qualcosa di più sofisticato; ma qui si è capito come, per assestarsi nella memoria collettiva, le immagini hanno bisogno di essere ripetute più a lungo di quanto si creda.

Cosima zu Knyphausen, Topographical Pictures (CKS12248_150), 2017. Oil on canvas. Courtesy of the artist. Photo: graysc.de

Una stanza che non è tutta per sé

C’è un famoso studiolo nel palazzo ducale di Gubbio che fu progettato dal duca Federico Da Montefeltro nel XV secolo. L’hanno costruito i migliori artigiani dell’epoca, producendo straordinarie tarsie lignee. L’erudizione e la contemplazione nell’isolamento di una stanza preziosa, lontana dagli affari e dal brusio della corte, era un privilegio degli uomini potenti. Cosima zu Knyphausen sposta il tema dello studio (o studiolo) sulla questione femminile e su personalità meno roboanti di un machiavellico sovrano rinascimentale con straordinarie risorse.

Cosima zu Knyphausen, Dara I, 2019, oil on linen. Courtesy of the artist. Photo: Nick Ash.

Le sue donne che leggono, donne che Cosima zu Knyphausen ha recentemente esposto da Weiss Falk a Basilea e a Piloto Pardo a Londra, sono pensatrici semi-dimenticate del passato europeo. Ma sono anche personaggi che appartengono alla biografia dell’artista. Cosima conferma che la poetessa medievale Christine de Pizan l’ha ispirata per molto tempo, soprattutto per quegli sguardi sulla alla quotidianità di 600 anni fa che i suoi scritti sanno offrire – come Christine che esce dallo studio mentre la mamma la chiama per la cena. Si tratta di uno dei dipinti di Cosima, ed è un omaggio all’intimo quotidiano di cui l’intellettuale medievale è testimone.

Cosima zu Knyphausen
Cosima zu Knyphausen, Christine de Pizan leaving the studio as mother calls for supper, 2021. Aluminium foil and vinyl paint on linen. Courtesy of Weiss Falk, Basel and the Artist Photos: Flavio Karrer.
Cosima zu Knyphausen
Cosima zu Knyphausen, My mother, 2021, fabric, pastel, vinyl paint, and oil on linen. Courtesy of Piloto Pardo and the artist.

Nel far riemergere dalle profondità del passato figure come quella di Christine de Pizan c’è ovviamente una consapevole dose di femminismo. Eppure l’atteggiamento di Cosima zu Kynphausen si mantiene lontano dalla militanza in senso stretto. Di nuovo, lo scheletro dei riferimenti è piuttosto imperfetto. L’artista stessa dice che questi motivi non sono altro che scuse per dipingere. Ciononostante, la critica alle immagini e ai modi di dipingere del passato, cioè lo sguardo maschile sulle donne che leggono (in spazi privati), emerge. Gli esempi possono essere la Donna che legge una lettera, di Veermer, oppure la rappresentazione un po’ goffa di Caterina da Siena di Rutilio di Lorenzo Manetti, o la più moderna e ancor più goffa Ragazza allo specchio di Norman Rockwell. Impressiona dunque la scelta di Knyphausen di dipingere un preciso momento privato, mescolato a un messaggio politico, reso nelle atmosfere che la caratterizzano.

An illumination from “Livre de chasse du roi Modus” (1455), attributed to Henri de Ferrers.

Durante il suo ultimo viaggio a Bruxelles Cosima zu Knyphausen ha visitato la Biblioteca Reale Belga, che ospita preziosi manoscritti di Christine de Pizan, ma anche antiche miniature la cui qualità fumettistica deve aver colto l’attenzione di un’artista che, da giovane, aspirava a entrare nel mondo del graphic novel. L’illustrazione medievale che l’artista ci ha inviato in questa occasione vibra del medesimo carattere atmosferico di certi suoi dipinti. La sua residenza a Fern e la collaborazione con Frizbee ceramics culmineranno in nuovi lavori, che già incuriosiscono riguardo al modo in cui Knyphausen tradurrà nella ceramica la sua fortunata attitudine pittorica.

January 18, 2022