CONCEPTUAL FINE ARTS

Zoe Williams, dal Tunnel Riva alla fantasia domenicale


Stefano Pirovano  -  Maggio 30, 2019

Un nuovo film porta Zoe Williams a esplorare fantasie recondite e desideri dimenticati. Ma il punto di gravità rimangono le mani dell’artista e la loro capacità di plasmare l’immaginazione.

Zoe Williams, Sunday Fantasy, 2019; A film by Zoe Williams and Amy Gwatkin, Starring Nadja Voorham and Deniz Unal. Soundtrack by David Aird. Duration: 31'24 minutes. Commissioned by Mimosa House Gallery. Supported using public funding by the National Lottery through Arts Council England. Courtesy the Artist and Antoine Levi, Paris,

Zoe Williams, Sunday Fantasy, 2019; A film by Zoe Williams and Amy Gwatkin, Starring Nadja Voorham and Deniz Unal. Soundtrack by David Aird. Duration: 31’24 minutes. Commissioned by Mimosa House Gallery. Supported using public funding by the National Lottery through Arts Council England. Courtesy the Artist and Antoine Levi, Paris.

Anche dopo ‘Sunday fantasy’, il film che Zoe Williams ha presentato qualche settimana fa alla Mimosa House di Londra, pare che il miglior posto dove guardare per cogliere la poetica dell’artista inglese (Salisbury, 1983) sia la mostra personale a lei dedicata da Antoine Levi lo scorso anno. Nella serie di disegni esposti in ‘The unruly glove, the green bum and the sickly trickle gloves‘ ci sono già quasi tutti gli elementi intorno a cui ruotano sia il nuovo ‘Sunday fantasy’, sia ‘Ruffles’, ovvero la toccante messa in scena allestita dall’artista al Riva Tunnel di Monte Carlo la sera in cui ha inaugurato l’ultima edizione di Art Monaco. Quei disegni, eseguiti usando il pastello (qui diluito in acqua), ovvero lo stesso medium scelto nel secolo scorso da un gigante come Pierre Klossowski per esprimere l’inafferrabilità delle idee e dalle loro energie, sono un compendio formale sorprendentemente preciso e affidabile: i colori acidi della tavola imbandita intorno a cui si è consumata la libagione al Tunnel Riva, che poi sono gli stessi che colorano le sue raffinatissime ceramiche invetriate; la linea sinuosa e serpeggiante, pure caratteristica delle ceramiche ed evocata in ‘Sunday fantasy’ dalle anguille (invetriate per natura) che nuotano nella vasca blu; il rito della torta spiaccicata a colpi di vulva, eseguito per la prima volta nel video ‘Ceremony of the void’ presentato nel 2017 alla David Roberts Foundation di Londra, e riproposto Monaco – il disegno di riferimento in questo caso si intitola, appunto, Sunday fantasy; la fantasia del massaggio a più mani, già presente in un disegno intitolato Flying gloves fantasy (in assorted colours) e in Studies for scenes (Mishaps with Fist etc). Potremmo continuare, ma questo basta a dimostrare come Zoe Williams pensi per scene, e abbia sviluppato un lessico formale molto definito. E a questo proposito va forse precisato che l’artista nel 2015 ha vinto la Troy Town Art Pottery Residency, nell’East End di Londra, un programma a cui hanno preso parte talenti come Anthea Hamilton, Steven Claydon, Nicole Wermers, Nicolas Deshayes, Allison Katz, o Ian Law. Nonostante video, film e performace l’opera di Zoe Williams è saldamente radicata nell’oggetto artistico più tradizionalmente inteso, eseguito in prima persona.

Zoe Williams, Studies for scenes (Mishaps with Fist etc), 2018. Pencil and watercolours crayon on paper, in artist’s tinted walnut burr frame. Cm. 33 x 45 Private Collection, Monte-Carlo.

Zoe Williams, Studies for scenes (Mishaps with Fist etc), 2018. Pencil and watercolours crayon on paper, in artist’s tinted walnut burr frame. Cm. 33 x 45 Private Collection, Monte-Carlo.

Zoe Williams, Sunday Fantasy, 2018. Pencil and watercolours, crayon on paper, in artist’s tinted walnut burr frame. Cm. 33 x 45. Courtesy the Artist and Antoine Levi, Paris.

Zoe Williams, Sunday Fantasy, 2018. Pencil and watercolours, crayon on paper, in artist’s tinted walnut burr frame. Cm. 33 x 45. Courtesy the Artist and Antoine Levi, Paris.

Zoe Williams, Ruffles, 2019. Performative soirée at Riva Tunnel (Monte-Carlo) on the occasion of artmonte-carlo, April 2019. Courtesy the Artist and Antoine Levi, Paris. Photographs: Manon Boyer.

Zoe Williams, Ruffles, 2019. Performative soirée at Riva Tunnel (Monte-Carlo) on the occasion of artmonte-carlo, April 2019. Courtesy the Artist and Antoine Levi, Paris. Photographs: Manon Boyer.

Zoe Williams, una dichiarazione quasi politica.

Detto ciò, va ora affrontato il tema per cui abbiamo scomodato Monsieur K. Le messe in scena di Zoe Williams, così come il suo primo film – che, per altro, è stato costruito insieme alle interpreti, ovvero Amy Gwatkin, Deniz Unal e Nadja Voorham – sono opere che attengono senza dubbio alla sfera dell’erotismo, e che in questo senso vanno lette. Le ‘fantasie domenicali’ sono quelle della protagonista Veronica Malaise, a turno interpretata dalle tre attrici, e dall’artista stessa. Veronica trova una antica ampolla di vetro a forma di conchiglia, che è posseduta dallo spirito della sua proprietaria originale, una sacerdotessa lesbica vissuta ai tempi dell’Impero Romano – ricordate le Dame Romane di Klossowski e il potere del matriarcato? La sacerdotessa utilizzava la boccetta e il fluido in essa contenuto per dare vita alle proprie fantasie erotiche. Ecco come il sogno diventa una realtà cinematografica sostanzialmente omosessuale, queer (link alla nostra intervista con Walter Pfeiffer, pioniere della queer photography), vagamente drammatica, sottilmente ironica, ma fondamentalmente rispettosa. Come già le performance, condotte sul parallelismo tra cibo e sessualità, anche Sunday fantasy non ha nulla di dissacrante, non cerca di impressionare. Invece di spingersi più in là, Williams preferisce indagare l’oggetto del suo interesse espressivo all’interno di limiti socialmente convenienti. Il che, dopotutto, è profondamente coerente con la scelta di imparare l’arte ceramica, o esprimersi attraverso il disegno – si tratta di evolvere un discorso, invece di distruggere quel che c’è per il gusto ripartire da zero o imporre la propria visione. Ma per una società che, al contrario di quella in cui ha vissuto Klossowski, la pornografia è un problema strumentale prima che morale, ecco che la scelta di rimanere nell’ambito dell’erotismo ha la valenza di una dichiarazione politica. Mentre la pornografia ci riduce ad animali (e in quanto tali ci rende vulnerabili alle peggiori forme di manipolazione), l’erotismo parla alla più alta facoltà dell’essere umano, cioè la sua immaginazione. In qualche modo Williams va collocata sul binario opposto a quello che stanno percorrendo i molti ‘they’ emersi di recente sulla scena.

Zoe Williams, Rotten peach heel, 2019. Fissured hand glazed ceramic with black lustre, creme éclair Cm. 9 x 8 x 25. Courtesy the Artist and Antoine Levi, Paris.

Zoe Williams, Rotten peach heel, 2019. Fissured hand glazed ceramic with black lustre, creme éclair Cm. 9 x 8 x 25. Courtesy the Artist and Antoine Levi, Paris.

Zoe Williams, Green fingers, 2019. Hand glazed ceramic with metallic lustre Cm. 46 x 23 x 5. Courtesy the Artist and Antoine Levi, Paris.

Zoe Williams, Green fingers, 2019. Hand glazed ceramic with metallic lustre Cm. 46 x 23 x 5. Courtesy the Artist and Antoine Levi, Paris.

Empatia e manufatto.

A questo punto resta da analizzare il rapporto tra manufatto e immaginario, ovvero tra oggetto (mobile) e immagine, in movimento. Più che Matthew Barney, un’artista che di fatto ha risolto solo nella dimensione installativa la cruciale dualità tra scena e oggetti di scena (lo si veda, per esempio, allo Schaulager di Basilea), qui uno dei possibili prototipi a cui guardare potrebbe il Francesco Vezzoli dei primi tempi, quando dichiarava di essere un regista ricamatore: ‘il ricamo serve a tirare i fili di quello che è già stato fatto, per tenere insieme immagini e personaggi diversi e dargli una forma nuova’ (in F. Vezzoli, Trilogia della morte, cat., Fondazione Prada, 2004). Immagine movimento e manufatto sono per Zoe Williams percorsi di una stessa ricerca. Il loro incontro è occasionale invece che funzionale. Le ceramiche sono sulla tavola e compaiono nel film, ma il loro ruolo rimane, appunto, quello di comparse. Oppure, parafrasando quel che dice a un certo punto la voce fuori campo di Sunday fantasies, oggetti e immagini sono come occhi, ovvero due strade che portano alla stessa sorgente di piacere. Da una parte le immagini sfruttano il meccanismo empatico provocando reazioni celebrali attraverso elementi che ricorrono nelle immagini in movimento di Williams come le pellicce animali, le sostanze spalmabili, i fluidi, gli insetti – mettendo così al lavoro i nostri neuroni specchio, che ricreano la sensazione percettiva dentro di noi (G. Rizzolati, 1992). Dall’altra le opere d’arte si nutrono di questa narrazione parallela congelandone fotograficamente il ricordo. Da una parte il tempo si srotola, dall’altra si cristallizza. Quando lo scorso anno abbiamo incontrato Zoe Williams, in un bistrot di Parigi, a un certo punto abbiamo avvertito la chiara sensazione di trovarci di fronte a una persona tanto impenetrabile quanto curiosa. Quasi come se il desiderio di esplorare l’altro sospendesse la disponibilità a lasciarsi esplorare.

Zoe Williams, Ceremony of the Void, 2017. Installation and performance in DRAF Studio, 7 Sept 2017. Thanks to Rochester Square for supporting in kind the production of ceramic works. Costumes by H Y D R A. Courtesy the Artist and Antoine Levi, Paris. Photographs: Dan Weill.

Zoe Williams, Ceremony of the Void, 2017. Installation and performance in DRAF Studio, 7 Sept 2017. Thanks to Rochester Square for supporting in kind the production of ceramic works. Costumes by H Y D R A. Courtesy the Artist and Antoine Levi, Paris. Photographs: Dan Weill.