CONCEPTUAL FINE ARTS

Global Cows 2020

Organizzata in collaborazione con Damien & The Love Guru, Global Cow è la trasposizione digitale di dipinto eseguito da cinque artiste: Vanessa Disler, Tiziana La Melia, Nina Royle, Lucy Stein e Charlott Weise. La mostra è accompagnata da un testo di Sonia D’Alto.

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[Visualizzabile solo su computer]

(…) and I awoke (as I thought) to find myself
lying on a strip of wayside waste by an oak copse
just outside a country village (…)

William Morris

(…) there are times of urgencies that need stories
Donna Haraway

If the Sun and Moon should ever doubt,
they’d immediately go out.

William Blake

Il Tramonto e il Sogno

Al tramonto, sotto una quercia, cinque donne danzavano in cerchio. Durante il pellegrinaggio avevano incontrato Pan, divinità greca che suonava il flauto. Avevano pennelli e colori ai loro piedi. Fogli di poesia erano sparsi sull’erba. Il paesaggio era bucolico. Avevano condiviso il loro tempo con mandrie di bovini, rovi e spaventapasseri infestati dalle intemperie. Sembrava un sogno, o un’eco che lasciava trapelare una visione. Forse era un’unione spirituale, un reincanto dialettico tra l’uomo e la natura. Si annunciava una negoziazione con l’invisibile nel tempo e nello spazio. Il tempo lineare non funzionava più. Si sbriciolava nella danza circolare delle cinque donne. Quanto allo spazio, non c’erano più confini. Tutto si proiettava nella visione, trasformatasi in uno schermo dove lacrime di farfalle monarca si univano a legami ipertestuali. La rivelazione, degna di una catastrofe storica, annunciava la speranza di salvezza. Gradualmente, il sogno diveniva meno evanescente, rivelando l’identità delle cinque donne: Vanessa Disler, Tiziana La Melia, Nina Royle, Lucy Stein e Charlott Weise. Insieme avevano lavorato a una grande pittura a secco, dove raccontavano di storie antiche e remote, di un passato pagano, di forme mitiche che si erano diffuse globalmente e con significati divergenti.

La Notte e l’Invisibile

Ecate, la grande dea del tempo circolare e degli spiriti, aveva iniziato le artiste al regno invisibile della notte. Vecchi saperi tremavano e suggerivano nuove alleanze. “Cambiare il mondo il prima possibile, prima che anche gli animali periscano”, suggeriva Ecate. L’arcaico avrebbe dovuto convivere con il presente. E le storie fondate sul progresso andavano cancellate per fabbricare nuovi racconti e nuovi raccolti. Dimenticare miti consumistici. Andava abbandonato l’edonismo del culto personale. Bisognava invece ricorrere a risorse subalterne per una “cultura della differenza”. Ecate, dunque, proteggeva le artiste con un incantesimo di invisibilità e di nascondimento, ai limiti dell’anonimato. L’anonimato qui si concentrava sul gesto impersonale di mani gentili e sulla condivisione della proprietà artistica, al fine di rivendicare un’altra forma di identità. Si trattava di trasgredire il dogma dell’individualismo, per un atto di parentela e di simpoiesi, riattivando la consapevolezza dell’interdipendenza per creare paesaggio rinnovato. Un’alleanza segreta, con  solidarietà planetaria, era resa palpabile sullo schermo, nel disegno collettivo. Solo così poteva compiersi il miracolo. Solo nella potenza di un’invisibile personale. Il vero trucco era scomparire.

Il Giorno e il Parassita

Perseverando un senso di appartenenza reciproca, questo bizzarro concilio di artiste aveva deciso di usare insieme risorse ed elementi materiali in condivisione con il pianeta. La danza circolare si disegnava nel ciclo della natura e nella solidarietà tra le specie. L’incantesimo utilizzava la bacchetta del pennello condiviso – le rendeva invisibili. Un’energia interattiva si era riversata nelle costellazioni notturne e ora era la volta del cielo diurno. Un sole caldo e a tratti materno distillava raggi e fertilizzava il linguaggio delle artiste. La pittura a secco si mescolava a nuovi disegni ricavati dal tratto della penna a sfera e disposti in modo interattivo sullo schermo. Un corpo collettivo, nutrito di sostanza affettiva, di intromissioni ed estromissioni, di beata collaborazione e consapevolezza di interdipendenza, si rivolgeva a un’assoluta libertà nutrita di coesistenza e reversibilità. Condividere il dono creativo era un atto di ospitalità. Cicli e strutture dell’opera delle artiste si moltiplicavano. Erano fagocitati da autopoietici parassitismi virtuali. Una simbiosi tra elementi formali, connessioni intertestuali e rapporti intersoggettivi parassitavano quella che ormai era un’altra modalità di vivere. In una catena di parassiti, un corpo è un ospite di un altro. Il parassita era una grande bestia tentacolare e neoliberale. Bisognava abitarla dall’interno, per poter afferrare i propri tentacoli. “[…] andiamo direttamente nel ventre di un parassita, […] dove il regno animale naturale ha trovato il suo campo di battaglia di unione, l’origine della fusione più vicina, l’organo che collega le varie specie animali”. (Marx in Timofeeva, 2016).

L’Eclisse e i Confini

Il nascondimento accadeva in maniera astrale, con un’eclissi che allineava tre corpi celesti. Il fenomeno dell’eclissi distillava gocce di luna e raggi solari sulla terra. Essi si propagavano sul terreno, in una flora dal carattere anomalo. Era la ginestra, un fiore che aveva ispirato poeti e antiche leggende. Si raccontava che le sue ceneri contenessero oro. Del resto, la natura, seguendo e alimentando il suo andamento cosmico da sempre produceva grandi cose. E da sempre le distruggeva. Nel frattempo l’umanità aveva iniziato a sfidare sempre più slealmente la natura. Nel suo processo di creazione quanto in quello di distruzione. Credendo nell’illusione della coltivazione, aveva dimenticato il miracolo della ginestra. Con indifferenza il miracolo della ginestra era entrato nel sottobosco, in attesa di essere riconosciuto di nuovo. All’ignaro di ciò, la ginestra scompariva e rifioriva. Ora tra i suoi rami e fra i suoi fiori, mandrie si muovevano liberamente. Gli unici confini tracciati erano proprio quei fiori gialli. Tutto fluiva in modo misterioso e autonomo, in una reazione simpatetica. C’era qualcosa di più della semplice vita tra le rovine e della fragilità dei vivi “mentre il miracolo si ripete, e la natura continua a rispondere al suo subdolo parassita con un silenzioso sì”, le artiste continuavano a danzare e a collaborare nel disegno di una solidarietà e collaborazione tra le specie. (Timofeeva, 2016, p. 105).

Il Cosmo e la Luna Nuova in Toro

Un pellegrinaggio di speranza globale iniziava a dissolversi in necessità planetaria. Questa visione cosmica emanava un principio di inghiottimento e di generazione, germoglio per un nuovo rapporto tra le specie e per un sincretismo pacificato. Lo schermo restituiva un’immagine complessa, moltiplicata, composta di più strati. Sembrava un palinsesto, a cui immagini preesistenti creavano resistenza all’intromissione di nuove. Era come un’istantanea di ricordi e di frammenti onirici. Sullo schermo compariva una mandorla della tradizione vescica piscis, simbolo antico di tradizione indiana e mesopotamica, poi recuperato dal Cristianesimo. La mandorla alludeva a un seme. Alludeva a una membrana planetaria che interseca la complessità delle nostre vite: l’interno dall’esterno, il reale dal virtuale, il giorno dalla notte, l’umano  dalla natura. Emetteva un pulviscolo cosmico e rizomatico che abbracciava e intrecciava relazioni e anatomie umane e non umane.  Similmente, in maniera non dogmatica e con spirito libero, l’accumulazione delle energie e il lavoro delle artiste erano confluiti in una visione stratificata di disegni, piccole icone, tracce audio, e costellazioni di note che componevano un affresco virtuale. Il loro disegno era in affinità con il cosmo e sotto il disincanto della costellazione del toro. Lacrime di farfalla monarca collegavano i sogni planetari delle artiste agli occhi ormai alleati del curioso visitatore. Anche il loro sogno, nelle notti a venire, sarà quello di “una creatura fatta per la simpoiesi: per il con-divenire e con-fare insieme a una variopinta covata di altri esseri della terra”. (Haraway 2016, p. 137).

Bibliografia

De Martino, Ernesto. La fine del Mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali. Nuova edizione a cura di Giordana Charuty, Daniel Fabre, Marcello Massenzio, Einaudi, Torino, 2019.

Haraway, Donna J. Staying with the Trouble, Making Kin in the Chthulucene. Duke University Press, Durham and London, 2016.

Morris,William, The Pilgrims of Hope, Lawrence& Wishart, London, 1968, (originally published in 1899).

Timofeeva, Oxana. Living in a Parasite: Marx, Serres, Platonov, and the Animal Kingdom, in Rethink Marxism, Routledge, New York, 2016.

Còlophon

Global Cows 2020 è una mostra online di Vanessa Disler, Tiziana La Melia, Nina Royle, Lucy Stein e Charlott Weise. Testi: Sonia D’Alto. Organizzazione: Damien & The Love Guru e da Piero Bisello, direttore editoriale di Conceptual Fine Arts. Il sound design: di Adam Asnan. Supporto tecnico: Micr.io, Marcel Duin e Mauro Fioravanzi.

July 28, 2020