CONCEPTUAL FINE ARTS

Andrea Romano, Potsherds of Gazes (il secondo libro)

Stefano Pirovano

L’ultimo capitolo del lavoro che Andrea Romano ha dedicato al modo in cui il potere si manifesta nelle relazioni sociali è un libro, in tredici disegni.

Il disegno è spesso qualcosa da cui si parte per arrivare a qualcos’altro, ossia uno strumento progettuale che serve a organizzare idee che si preciseranno altrove, in un momento successivo, e con altri medium. Appunti, schizzi, bozze, tracce, preparazioni. Invece, per Andrea Romano il disegno è una pratica in sé conclusa. Il ‘lavoro’ sta nel punto di contatto tra la punta della matita e il foglio di carta, quando l’idea prende forma dall’incontro tra due superfici, l’una che sfrega sull’altra consumandosi per lasciare traccia di sé. Da qui si può partire per ripercorrere la strada che dai tredici disegni raccolti nel libro intitolato Potsherds of Gazes (edito nel 2020, mentre i disegni sono stati eseguiti nel 2019) riconduce ai primi tratti con cui Andrea Romano ha riportato, inizialmente su legno, certi dettagli di una serie animata che proprio nel 2020 compie 60 anni di vita e che negli Stati Uniti è la più longeva dopo i Simpson.

Andrea Romano
Andrea Romano, Sugar, Coffe, Lemonade, Tea, Rum, Boom!”, (In collaboration with Annatina Caprez). 2012-2017. Mahogany, acrilic. Five elements. Cm 40 x 40 x 50 each. Courtesy of Vistamare/Vistamarestudio, Pescara/Milano. Photos by Andrea Rossetti.

Si tratta dei Flintstones, efficace parodia della società americana disegnata da William Hanna e Joseph Barbera, andata in onda per la prima volta il 30 settembre del 1960 sulla rete ABC. La serie è inizialmente indirizzata a un pubblico adulto, e per questo sponsorizzata da una marca di sigarette (le Winston) che in un memorabile episodio Fred a Barney fumano insieme, per rilassarsi. Negli anni la carica comica del cartone si è via via affievolita, un po’ per naturale invecchiamento, un po’ perché la società che Fred, Wilma, Barney e Betty rappresentavano oggi non esiste più. Restano invece intatte le dinamiche relazionali che la serie mette in scena, forse formulate sul cliché teatrale di Stanlio e Ollio, ovvero su un rapporto di potere tra due opposti destinati a un eterno cambio di segno, dove chi riesce ad affermarsi finisce un istante dopo per soccombere, per poi risorgere di nuovo, in un ciclo che si ripete all’infinito uguale a sé stesso.

Come già è stato per un altro disegnatore ‘puro’, Pierre Klossowski, il disegno è per Andrea Romano soprattutto un modo per indagare i rapporti di potere che esistono tra le persone, ovvero le gerarchie sociali e le loro sottilissime dinamiche simboliche. Ma se per Klossowski il punto di partenza è la scrittura – la sua ci ha regalato opere assolute come La moneta vivente, Il Bafometto, o la trilogia dedicata alla moglie Robert, tutte in qualche modo espressione del suo profondissimo interesse per il potere – per Andrea Romano, tutto parte e si risolve in un’intuizione, proiettata nell’estrazione, da un cartone animato, del punto di contatto dei corpi in scena. In questo modo Andrea Romano frequenta un tema carissimo non solo a Klossowski, ma anche al sociologo americano Erwing Goffman, che proprio nel 1959, ovvero l’anno prima che i Flintstones entrassero nelle case dei telespettatori di tutto il mondo, pubblicava ‘La vita quotidiana come rappresentazione’, incardinando alla metafora del teatro i suoi studi sul modo in cui gli uomini interagiscono tra loro nello spazio pubblico. Per Goffman siamo dunque attori che si adattano a seconda della scena e degli altri personaggi sul palco, destinati a rappresentare noi stessi con tutti i mezzi possibili (inclusi trucco e costume), proprio come oggi accade nella dimensione digitale dei social network, anche se in modo molto più complesso.

andrea romano
Andrea Romano, Study of Potsherds and Gazes, 2014. Graphite on cotton paper. Cm 80×60 Courtesy Fluxia, Milan. Photos by Andrea Rossetti.

Nei capitoli XI, XII e XIII dei Promessi Sposi Alessandro Manzoni racconta i tumulti della rivolta del pane attraverso l’occhio ingenuo di Renzo. Nell’intento di descrivere la natura della folla Manzoni fa riferimento alle categorie del bene e del male. Nel romanzo c’è una rappresentazione del potere nella sua ambiguità morale e linguistica, dagli atti di violenza alla perfidia manipolatoria celata nei gesti apparentemente più amabili. Si tratta della rappresentazione di un sistema forte con i deboli e debole con i forti. Un dettaglio di un’illustrazione di Francesco Gonin, guidata direttamente da Manzoni, mi ricordava il dettaglio isolato di una fotografia nella quale un industriale faceva rientrare i lavoratori di una fabbrica in sciopero con un gesto apparentemente gentile…

L’idea di lavorare sul punto di contatto nasce quindi nel 2012 dalle riflessioni fatte in preparazione di due mostre collettive: Io, tu, lui lei, alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e Sotto la strada, la spiaggia alla Fondazione Sandretto Re Rebudengo di Torino, riflessioni nell’ambito delle quali, tra l’altro, Andrea Romano rilegge il passaggio di Alessandro Manzoni sopra citato. I primi dettagli di contatto tratti dai Flintstones sono incisi su alcuni sgabelli di legno – il contatto dovrebbe anche essere quello che si ha appoggiandosi sullo sgabello. Gli sgabelli – che si intitolano Sugar, Coffee, Lemonade, Tea, Rum, Boom! – esposti per la prima volta alla Fondazione Bevilacqua la Masa e cinque anni dopo, nel 2017, in una collettiva alla Galerie Steinek di Vienna. I primi disegni di questa serie compaiono invece nel 2013, in occasione della personale di Andrea Romano da Fluxia. I disegni sono in formato orizzontale, e si accompagnano ad altri gruppi di lavori, con i quali articolano il concetto di Doorkijkje, che dà titolo alla mostra, e che si riferisce agli sfondi prospettici inseriti nei quadri fiamminghi oltre porte o finestre per accentuarne la profondità. A questo momento risale anche l’idea di trasformare le linee di disegno in file vettoriali, sulla base dei quali produrre linee in forma di neon colorati. Il tratto si fa elemento architettonico. I neon vengono esposti per la prima volta nel 2015 alla Triennale di Milano, e poi a Parigi, nella personale di Andrea Romano da Gaudel de Stampa, e saranno nuovamente presentati nel 2017 in occasione della personale da Vistamare. Nel 2015 esce anche un primo libro intitolato Potsherds and Gazes (edito da Rawraw). Nel 2020 nasce un secondo libro intitolato Potsherds of Gazes. È stampato in 100 copie e contiene tdeiredici disegni inediti, questa volta di formato verticale. Gli originali sono stati presentati alla galleria Pio Pico di Los Angeles, insieme a due fotografie, che costituiscono l’ultimo atto del lavoro. 

Note dell’autore

Il mio interesse si è focalizzato solo i punti di contatto fisico tra umani e dinosauri presenti nelle scene. Come una sorta di tecnica censoria ho isolato le azioni di stringere, strozzare, tirare, accarezzare, infilare, calpestare, con lo scopo di costruire un vocabolario di segni che, a un passo dall’astrazione, alludono a gesti tanti frivoli e sensuali quanto violenti.

Il titolo della serie rimanda alla frammentazione, al ritrovamento e alla ricostruzione di un certo reperto attraverso la vista. O meglio, attraverso quel modo di guardare che passa attraverso la nostra memoria, la nostra cultura, o le nostre sensazioni.

Dopo una serie di disegni su carta, eseguiti come studi compositivi di questi segni, ho voluto tradurre il tema del contatto in qualità spaziale con i neon. Il libro edito da Rawraw sancisce il passaggio dal disegno su carta al neon.

Negli ultimi disegni ho ripreso le scene originali dalle quali ho estratto i dettagli mostrando quasi per intero le azioni tra gli umani e i dinosauri. Sono immagini che contengono una narrazione predeterminata e per questo si prestano a figurare più pensieri. Questi lavori vogliono essere una sorta di copertina, o poster, e rimandano al rapporto tra disegno e scrittura, ai diversi valori semantici dei due linguaggi.

Il rapporto tra dettaglio e insieme, e quello tra astratto e figurativo, sono due modi che cercano di sabotarsi a vicenda, e di imporsi l’uno sull’altro.

Andrea Romano
Andrea Romano, Potsherds and Gazes (I), 2015. Neon, mm 100 x 90. Courtesy of Vistamare/Vistamarestudio, Pescara/Milano. Photo by Andrea Rossetti.

Inaccessibilità del segno

Al perimetro che abbiamo provato a tracciare intorno a questo ciclo di lavori manca ora un ultimo elemento, che lasciamo alla fine perché è lo snodo che collega Potsherds of Gazes a tutte le altre opere di Andrea Romano. Questo elemento è l’idea di perfezione, qui intesa come controllo formale di ogni dettaglio e non come risposta a un canone preesistente (che, nel suo caso, sarebbe eventualmente parente di quello indicato da Raffaello nella celebre lettera a Baldassarre Castiglione). Dal punto di vista formale il segno è parte di un atteggiamento che è psicologico, prima che formale. Se le persone sono attori, lo stesso non si può dire delle loro opere. Queste, al contrario delle persone, sono immutabili e intoccabili. Il segno è in qualche modo sempre protetto da uno schermo, che rendendolo inaccessibile ne stabilisce la monumentale assolutezza. Cornici marmoree, plexiglas, vetri, sono parte del segno stesso, non accessori sostituibili. Il controllo è in qualche modo programmato per attraversare il tempo e lo spazio.

Andrea Romano, Potsherds of Gazes (1/2), 2019. Inkjet print on cotton paper. Cm 56 x 42. Courtesy of Vistamare/Vistamarestudio, Pescara/Milano. Photo by Andrea Rossetti.
Andrea Romano, Potsherds of Gazes (1), 2019. Inkjet print on cotton paper. Cm 56 x 42. Courtesy of Vistamare/Vistamarestudio, Pescara/Milano. Photo by Andrea Rossetti.

October 13, 2020