loading...

Mike Winkelmann alias Beeple non è Roger Federer

Stefano Pirovano

Mike Winkelmann alias Beeple è il primo artista ad aver venduto in una grande casa d’asta un’opera d’arte basata su blockchain. Ma è solo un file jpeg

Premessa (ex post)

Abbiamo scritto e pubblicato quello che leggerete di seguito una settimana prima che l’opera di Beeple in questione, ovvero Everydays: the first 5000 days, fosse battuta da Christie’s per USD 69,346,250, rendendo il suo autore – Mike Winkelmann – il terzo artista vivente più pagato di sempre, senza mai aver esposto in un museo. Il nome del collezionista non è ancora stato rivelato, ma come forse era prevedibile il mercato dell’arte non fa che parlare d’altro ed è comprensibile. Il prezzo, dopo tutto, è l’informazione più penetrante, la più rapida, la più semplice. Alle riflessioni che abbiamo fatto vogliamo solo aggiungere una frase che abbiamo letto qualche anno fa sulla porta della toilette del KW Institute di Berlino, durante la Biennale. La frase era questa: In una società che ha abolito qualsiasi avventura, l’unica avventura possibile è abolire quella società. Buona fortuna ai cripto-avventurieri dunque.

Beeple the first

Se la vendita all’asta dell’opera di Mike Winkelmann alisas Beeple dal titolo Everydays: the first 5000 days dovesse chiudersi ora questa passerebbe di mano per 3.2 milioni di dollari. Ma visto che mancano ancora 8 giorni alla fine dell’asta è ragionevole pensare che il prezzo per aggiudicarsi la prima opera d’arte basata su blockchain battuta da una delle due principali casa d’asta della nostra epoca, Christie’s in questo caso, sarà ancora più alto. Perciò, se possedete abbastanza Ether – l’unica valuta con cui è possibile pagare -, e se magari state accarezzando l’idea di aggiudicarvi qualcosa che senza dubbio passerà alla storia (ma quale storia?), allora speriamo che le considerazioni che seguono vi aiutino a metterne a fuoco l’effettivo il valore ‘artistico’, cioè l’unico fondamentale a cui è possibile riferirsi.

   

Beeple
Beeple,“Everydays — The First 5000 Days,” 2007/2021, non-fungible token (jpg) 21,069 x 21,069 pixels (319,168,313 bytes) Minted on 16 February 2021. Courtesy Christie’S Images Ltd.

Si può parlare di cripto-arte così come si parla di moneta digitale?

La prima cosa da sapere è che il ‘supporto’ primario a cui l’opera in questione è affidata è un Non-Fungible Token, ovvero un ‘gettone’ crittografico unico e non intercambiabile. Mike Winkelmann alisas Beeple ha infatti affidato a questo strumento digitale tutte le informazioni relative all’opera e al possesso della stessa, incluso, per esempio, l’obbligo di riconoscere all’autore il 10% del valore della transazione a ogni successivo passaggio di portafoglio (digitale) del suo NFT – il che rappresenta di fatto una sorta di diritto di seguito. La natura dell’opera è quella di un file jpg di circa 21mila pixels per lato, per quasi 320 megabytes di ‘peso’ (si consideri che le migliori macchine fotografiche in commercio arrivano al massimo a scattare immagini da 100 megabytes). L’immagine è a sua volta il mosaico di 5000 immagini ‘tessera’ prodotte da Mike Winkelmann alisas Beeple in altrettanti giorni, a partire dal 1 maggio 2007. Le immagini sono state postate sul profilo Instagram dell’artista, che nel frattempo, ovvero in 14 anni, è arrivato ad avere due milioni di followers, interamente ottenuti – come Beeple stesso ha dichiarato a The Verge – in modo organico. Fatte queste premesse, è dunque corretto parlare di cripto-arte? No, non lo è. L’NFT non può e non dovrebbe essere considerato un medium artistico – nemmeno Beeple lo ritiene tale (Fitc, Amsterdam, 2020). Piuttosto, è l’involucro entro cui le informazioni essenziali al possesso dell’opera sono contenute, inclusa la firma del suo autore. Possedere l’opera, e dunque poterla vendere, significa possedere questo ‘gettone’ digitale, che come abbiamo detto in genere è acquistabile solo con una cripto valuta (l’Ether in questo caso).

Mike Winkelmann
Beeple, Everydays: The First 5000 Days, 2007/2021, detail, non-fungible token (jpg) 21,069 x 21,069 pixels (319,168,313 bytes). Minted on 16 February 2021. Courtesy Christie’s Images Ltd.

È arte anche quella estranea al modo dell’arte?

Perché un’opera d’arte venga alla luce bastano due cose. Serve qualcuno che si definisca artista e che produca qualcosa che lui considera un’opera d’arte (anche qualcosa di immateriale); e serve che a un certo punto qualcun’altro riconosca questa come un’opera d’arte scambiando un valore per garantirsi il possesso della stessa. A questo punto però nasce la complessa questione del valore dell’opera e di come si forma. Quello artistico è determinato dal consenso che l’opera riesce a generare nel tempo, al quale nulla sfugge. Il valore economico dipende dal mercato, che come l’Intelligent Investor ben sa, nella logica di domanda e offerta tende a sottostimare o sovrastimare temporaneamente in base a fattori che solo parzialmente hanno a che fare con i fondamentali dell’opera. La risposta alla nostra domanda è perciò affermativa.

Ciò detto, per capire se il prezzo che stiamo parlando è corretto non si può che tornare a valutare i fondamentali dell’opera, ovvero i fattori che determinano il suo valore nel tempo. A questo riguardo è difficile prescindere dal giudizio delle istituzioni, delle gallerie, dei critici, dei collezionisti di provata esperienza, perché il consenso da essi derivante è l’effetto di un processo evolutivo lungo e complesso. Per quanto importante, una casa d’asta, ovvero il puro mercato, in questo caso non può essere una condizione sufficiente. Al contrario, il consenso durevole viene dalla convergenza di una molteplicità di posizioni eterogenee tra loro. Chi può mettere in discussione Mozart o Leonardo da Vinci?

Beeple
Beeple, Everydays: The First 5000 Days, 2007/2021, detail, non-fungible token (jpg) 21,069 x 21,069 pixels (319,168,313 bytes). Minted on 16 February 2021. Courtesy Christie’s Images Ltd.

Mike Winkelmann alisas Beeple è dunque un bravo artista?

Nemmeno il giudizio estetico meglio argomentato può far luce sulla questione. Si può dire che a Mike Winkelmann alisas Beeple manca il riconoscimento museale, o quello delle gallerie d’arte, ma non si può dire che non sia stato in grado di lavorare con grandi committenti. La lista dei clienti che si sono avvalsi della sua ‘arte’ include Nike, Apple, Louis Vuitton, Coca-Cola e non mancano collaborazioni con musicisti affermati come Justin Bieber, Eminem, Janet Jackson. Probabilmente Mike Winkelmann alisas Beeple è un buon artista. Oltretutto, allo stato attuale, non è nemmeno possibile escludere che il MoMA e il Centre Pompidou, o magari l’M+ di Hong Kong e lo Zeitz Museum di cape Town [qui il link alla nostro primo incontro con il museo africano. Ndr], acquisiranno sue opere in un futuro. Quello che al momento si può escludere è invece che Everydays: the first 5000 days sia in sé un’opera rivoluzionaria, o magari lo siano quelli che Mike Winkelmann alisas Beeple sul proprio sito definisce Short Films – ovvero la parte che abbiamo preferito del suo lavoro. Il prodotto è ben confezionato, come una canzone di Lady gaga. Ma proprio come non ci sentiremmo di paragonare Lady Gaga a Mozart, così non ci sentiamo di avvicinare Beeple a Da Vinci – ma nemmeno a Picasso, a Marcel Duchamp, Damien Hirst o Wade Guyton, a cui le aggiudicazioni astronomiche delle opere di Beeple sulla piattaforma Nifty Gateway inviterebbero a pensare. Perché? Perché mentre il riconoscimento di ognuno di questi artisti è partito dal giudizio che ne hanno dato in primis i loro stessi colleghi – da Verrocchio [qui si chiarisce come funzionava la sua bottega. Ndr] agli YBA, lo stesso non possiamo dire di Mike Winkelmann alisas Beeple, la cui fama è tale in sistemi sostanzialmente estranei – non diremmo alternativi – a quelli dell’arte. Proviamo a spiegarci meglio con una domanda retorica: vi pare possibile che al mondo esista un tennista migliore di Roger Federer che però non ha mai giocato, e dunque non ha mai vinto, un torneo del grande slam? Similmente, è invece possibile anche se improbabile che un giorno un campione di paddle tennis, che al tennis tradizionale assomiglia, abbia un successo sportivo paragonabile a quello del campione Svizzero, con guadagni simili.

Mike Winkelmann
Beeple, Everydays — The First 5000 Days, 2007/2021, detail, non-fungible token (jpg) 21,069 x 21,069 pixels (319,168,313 bytes). Minted on 16 February 2021. Courtesy Christie’s Images Ltd.

Conclusioni

Alla luce di quanto detto sopra osserviamo che: 1) La cripto-arte in sé non esiste, perciò Mike Winkelmann alisas Beeple non è un cripto-artista; 2) Everydays: the first 5000 days è un’immagine digitale in formato jpg, ancorché unica; 3) Come tutti i mercati, anche quello dell’arte può esprimere prezzi che si discostano molto dai valori fondamentali dell’opera. È perciò importante capire il rischio che si corre; 4) Nessuno può prevedere il futuro, nemmeno le case d’asta e i loro proprietari; 5) Probabilmente Mike Winkelmann alisas Beeple non è un artista peggiore di molti degli artisti che il sistema dell’arte riconosce. Ma come è altamente probabile che pochissimi di questi supereranno il giudizio del tempo, così è altamente improbabile che Beeple sopravvivrà al tempo senza aver prima ottenuto il consenso del sistema dell’arte; 6) Arte e mercato dell’arte sono comunque due cose ben distinte, come nel lontano 2014 ci ha ricordato Wade Guyton.

March 11, 2021